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La Bibbia per bambini

 

Questa pagina è dedicata a tutti i genitori che vogliono avvicinare i propri figli alla Bibbia. Non vuol essere un riassunto ma semplicemente una lettura piacevole, affascinante, ricca d'insegnamenti. Amore, fiducia, promesse infrante e mantenute, soccorso nelle difficoltà, commettere errori ed essere perdonati sono concetti chiave che la Bibbia ci racconta e ci trasmette.

Antico Testamento

L'arca di Noè

Noè era un contadino che visse tanto tempo fa. Con lui vivevano la moglie e tre figli. Noè lavorava molto e coltivava il cibo per la sua famiglia. Faceva sempre ciò che Dio gli ordinava.

Un giorno Dio parlò a Noè e gli disse: "Gli uomini sono malvagi. Inonderò la Terra per distruggerli tutti, ma permetterò a te di salvarti. Noè devi costruire un'arca. Ti spiegherò come fare e con quella salverai anche tutti gli animali del mondo."

Noè si mise al lavoro e i suoi figli lo aiutarono. Disegnarono la sagoma dell'arca sul terreno e poi tagliarono gli alberi per costruirla. Noè e i suoi figli lavorarono senza fermarsi. Costruirono una struttura in legno e poi la ricoprirono di catrame per renderla impermeabile.

L'arca fu terminata e Noè e i suoi figli vi caricarono una gran quantità di provviste, per le loro famiglie e per tutti gli animali.

Poi arrivarono gli animali. Ce n'erano due per ogni specie.

Noè li osservò stupito e disse: "Non credevo che ce ne fossero così tanti!" E tutti entrarono nell'arca.

"Dio aveva ragione", disse Noè, "l'arca che mi ha ordinato di costruire è grande a sufficienza per tutti."

Fu allora che iniziò a piovere. Piovve per quaranta giorni e quaranta notti. L'arca si sollevò da terra e galleggiò: tutti i suoi ospiti furono al sicuro.

Il diluvio durò per mesi ed un giorno Noè disse ad un coro: "Vai in cerca di terre asciutte."

Il corvo volò via, ma ben presto tornò all'arca. Poi Noè mandò una colomba.

Ritornò con un rametto nel becco e Noè disse: "Il diluvio è cessato, finalmente, e tutto ricomincia a crescere."

Noè aprì la porta dell'arca. La sua famiglia e gli animali si precipitarono fuori. Il sole splendeva e la terra era finalmente asciutta.

"Andate e createvi una famiglia. Distribuitevi su tutta la Terra", disse Dio agli animali.

"Noè, anche la tua famiglia deve fare lo stesso."

Dio fece apparire un arcobaleno in cielo e disse: "Questo è il mio segno e prometto che non inonderò mai più tutta la Terra."

"Ti ringrazio", rispose Noè.

 

Giuseppe e i suoi fratelli

Giuseppe, figlio di Giacobbe, era un ragazzo e aveva undici fratelli. Giuseppe era il figlio preferito e i fratelli erano gelosi e lo odiavano.

Un giorno Giuseppe ricevette un magnifico vestito in regalo dal padre Giacobbe.

Giuseppe era bellissimo con il vestito nuovo ed i fratelli s'ingelosirono a tal punto che uno di loro disse: "Uccidiamolo!"

Ma un altro fratello disse: "No, vendiamolo come schiavo."

I fratelli di Giuseppe gli tolsero il vestito, lo macchiarono di sangue e lo portarono al padre.

"Questo è il vestito di Giuseppe", dissero.

Giacobbe pensò quindi che Giuseppe fosse morto.

Giuseppe fu portato in Egitto per essere venduto.

"Lo compro io", disse Potifar, il capitano delle guardie del faraone, "così potrà badare alla mia casa."

La moglie di Potifar mise Giuseppe nei guai.

"Mi ha offeso", disse la donna al marito.

Non era vero ma Potifar fece imprigionare Giuseppe.

Un giorno il faraone fece un sogno strano. Sognò sette vacche grasse che uscivano dal Nilo e poi sette vacche magre.

"Cosa significa?", chiese il faraone ai saggi.

Nessuno lo sapeva ed uno di loro disse: "Giuseppe sa interpretare i sogni."

"Portate qui Giuseppe", disse il faraone.

Giuseppe fu portato davanti al faraone e gli disse: "Il sogno significa che ci saranno buoni raccolti per sette anni e poi seguiranno sette anni di carestia."

Giuseppe fu incaricato dei raccolti. Durante i sette anni buoni mise da parte molte provviste. Poi arrivarono sette ani di carestia.

Giacobbe mandò i figli a far scorte di cibo dal faraone e fu allora che Giuseppe li vide.

"Questi sono i miei fratelli", pensò, "ma non mi hanno riconosciuto."

I fratelli portarono a casa il cibo, ma lungo la strada le guardie li fermarono. In un sacco c'era una coppa d'oro e ce l'aveva nascosta Giuseppe.

I fratelli vennero portati da Giuseppe.

"Potete tornare a casa, ma dovete lasciare qui vostro fratello Beniamino, il più piccolo", disse Giuseppe.

"No, ti preghiamo! Tieni noi ma fai tornare a casa Beniamino o a nostro padre si spezzerà il cuore", dissero i fratelli.

Giuseppe capì che i fratelli erano cambiati e non erano più malvagi.

"Sono vostro fratello Giuseppe", disse loro.

"Andate a prendere nostro padre Giacobbe e vivremo tutti insieme in Egitto."

 

Mosè salvato dalle acque

Mosè nacque in Egitto tanto tempo fa da genitori ebrei. Gli egiziani costringevano gli ebrei a lavorare per la costruzione di città e di templi.

Il faraone era un uomo crudele e temeva che gli ebrei si ribellassero al popolo egiziano, così decise che tutti i figli maschi dovessero morire.

La madre di Mosè, allora, nascose suo figlio che aveva appena tre mesi.

"Ti prego non piangere", gli disse.

Aveva paura che i soldati egiziani lo trovassero o lo uccidessero. Portò il bambino al fiume, si sedette sulla riva del Nilo e tagliando dei giunchi fece una bella cesta. Posò Mosè nella cesta, lo baciò e mise la cesta nel fiume che si allontanò lentamente.

Mosè dormiva nella cesta quando passò accanto figlia del faraone che faceva il bagno nel fiume con le sue ancelle.

La principessa vide la cesta e disse: "Che cos'è quella? Portatela qui!"

Una delle ancelle raccolse la cesta e la portò alla principessa.

"Che bel bambino! Dev'essere un bambino ebreo", disse la principessa.

Nel frattempo la sorella di Mosè entrò a palazzo.

"Volete una balia ebrea per il bambino?", disse alla principessa.

"Sì, mandala qui", le rispose.

La sorella di Mosè chiamò la mamma.

"Occupati di questo bambino", disse la principessa, "ti pagherò bene."

La mamma di Mosè se lo portò a casa. Ora era salvo e crebbe con la sua famiglia.

Quando fu grande abbastanza, la mamma lo riportò alla principessa.

"Ora è mio figlio", disse la principessa.

Mosè visse a corte come un principe egiziano, ma non dimenticò mai di essere ebreo.

 

Davide e Golia

Davide era un ragazzo che visse tanto tempo fa in Israele. Badava alle pecore del padre ed era molto coraggioso. Difendeva le pecore dagli attacchi dei leoni e degli orsi.

Un giorno il padre gli chiese di portare delle provviste ai tre fratelli che erano soldati dell'esercito di re Saul.

All'accampamento i soldati guardarono dall'altra parte della valle e videro i propri nemici, i filistei.

Uno dei soldati era un gigante e si chiamava Golia. Era enorme e fortissimo e come armi aveva una lancia e una spada.

Ogni giorno lanciava una sfida.

"Mandate qualcuno a combattere con me", gridava.

Ma i soldati del re avevano troppa paura per affrontarlo.

"Ci vado io", disse Davide.

"Sei solo un ragazzo", disse re Saul.

"Dio mi ha aiutato a uccidere orsi e leoni, mi aiuterà anche questa volta."

"Puoi andare", disse re Saul, "ma devi prendere la mia corazza e le armi."

Davide le prese, ma erano troppo grandi e pesanti per lui.

Davide posò quindi la corazza e le armi e raccolse cinque piccole pietre per la fionda. Poi attraversò la valle per incontrare Golia.

Golia, quando lo vide, rise di lui.

"Fatti avanti ragazzo, che ti ammazzo!", disse il gigante.

Davide mise una pietra nella fionda, la fece roteare sempre più velocemente e quindi scagliò la piccola pietra che colpì Golia.

Lo colpì proprio in mezzo alla fronte ed il gigante cadde a terra. Davide corse da Golia che giaceva immobile. Lo aveva ucciso.

L'esercito di re Saul esultò. I soldati filistei, spaventati, cominciarono a fuggire e i soldati di re Saul li rincorsero.

Davide aveva vinto e la gente d'Israele esultò per la vittoria.

 

Daniele e i leoni

Daniele visse tanto tempo fa a Gerusalemme. Quando era bambino, la città venne occupata dall'esercito nemico e fu portato in Babilonia. Viveva con altri bambini, mangiava, andava a scuola e pregava Dio ogni giorno. Daniele diventò molto saggio. Viveva nel palazzo del re di Babilonia ed era molto bravo ad interpretare i sogni. Fu nominato governatore e messo a capo di altri due governatori e di molti principi. Per conto del re governavano il paese.

Gli altri due governatori, però, odiavano Daniele e volevano liberarsene. Provarono a scoprire se avesse fatto qualcosa di male, ma Daniele era un uomo onesto.

Allora i due governatori andarono dal re e gli dissero: "Re Dario, fai una legge che obblighi a pregare soltanto per te, pena la morte."

A Daniele fu detto della legge, ma lui non l'avrebbe mai rispettata. S'inginocchiava davanti alla finestra tre volte al giorno e pregava Dio.

Gli altri due governatori lo guardavano, nascosti tra gli alberi. Poi andarono dal re e gli raccontarono delle preghiere di Daniele.

Il re era molto triste. Voleva bene a Daniele, ma aveva fatto una legge e non l'aveva rispettata. Doveva morire.

Daniele fu arrestato e gettato in una fossa di leoni affamati.

"Che il tuo Dio ti protegga, Daniele", gli gridò il re.

Il re tornò al palazzo e stava così male che non riusciva né a mangiare né a dormire. Passò una notte agitata ed il giorno dopo il re andò alla fossa dei leoni.

"Daniele, ti ha salvato il tuo Dio?", chiese il re.

"Sono qui, mio re. Un angelo di Dio ha impedito ai leoni di uccidermi. Dio sa che non ho fatto niente di male."

Il re si rallegrò e fece liberare Daniele. Poi disse alle guardie di mettere i governatori ed i principi nella fossa dei leoni.

Il re fece una nuova legge ed ordinò che nel suo regno tutti pregassero il Dio di Daniele.

 

Giona e la balena

Giona era un uomo giusto e credeva in Dio. Un giorno Dio gli parlò.

"Giona, vai a Ninive", gli disse, "là gli uomini sono malvagi. Dì loro di essere buoni e di obbedirmi."

Ma Giona non voleva andare a Ninive.

"Andrò invece a Tarso", pensò Giona, "là Dio non potrà vedermi."

E si mise in cammino.

Arrivato al porto, salì su una nave. Giona pagò il viaggio e la nave salpò per Tarso. Ma improvvisamente scoppiò una terribile tempesta.

I marinai erano terrorizzati. Pregarono i loro dei di salvarli, ma la tempesta peggiorò. Giona dormiva e non si accorse di nulla.

Il capitanò svegliò Giona e gli disse: "Chiedi al tuo Dio di salvarci."

Ma Giona voleva nascondersi da Dio e quindi non pregò.

"Buttatemi in mare, così vi salverete", disse Giona.

"Non posso farlo", disse il capitano.

Ma alcuni uomini si lanciarono su Giona e lo buttarono in mare. Proprio in quel momento la tempesta cessò. I marinai ringraziarono il Dio di Giona perché li aveva salvati.

Giona si inabissò nel mare.

"Annegherò", pensò Giona.

Improvvisamente, però, comparve una gigantesca balena che lo inghiottì intero.

"Dio mi ha salvato. Sono ancora vivo", pensò Giona.

"Ma qui dentro è tutto buio e c'è tanta acqua."

Giona visse nella balena per tre giorni. Poi la balena nuotò verso riva, aprì la bocca e sputò fuori Giona, su una spiaggia asciutta.

"Vai a Ninive", gli ordinò Dio.

"Va bene, Dio. Questa volta ci andrò", disse Giona e si avviò a piedi verso la grande città.

"Dovete smettere di essere malvagi", disse Giona, "altrimenti Dio distruggerà la vostra città."

Il re ordinò allora ai cittadini di obbedire alla parola di Dio.

Giona si sedette fuori dalle mura della città. Si aspettava che Dio la distruggesse. Ma Dio vide che gli abitanti erano cambiati e risparmiò la città.

"Giona, amo tutte le persone e sono dappertutto", disse Dio.

"Dovunque tu vada non puoi sfuggirmi."

E Giona capì che era vero.

 

Nuovo Testamento

La storia di Natale

Giuseppe e Maria vivevano a Nazareth. Giuseppe faceva il falegname e Maria aspettava un bambino.

A causa del censimento Giuseppe e Maria dovevano andare a Betlemme. Camminarono a lungo ed arrivati a Betlemme trovarono la città piena di gente.

Giuseppe e Maria cercarono una camera per poter dormire, ma le locande erano tutte occupate.

Si fermarono nell'ultima locanda.

"Non ho stanze da offrirvi", disse l'oste, "ma se volete potete dormire nella stalla."

La stalla era calda e pulita. Giuseppe fece un letto con la paglia, stese il suo mantello e Maria si coricò. Avevano camminato molto ed erano molto stanchi.

Quella notte nacque il Bambino e lo chiamarono Gesù. Maria lo fasciò bene e lo mise a letto, al caldo, nella mangiatoia.

Vicino alla stalla c'erano dei pastori. Dormivano all'aperto per fare la guardia al proprio gregge. Era una notte buia e silenziosa, improvvisamente apparve una luce e i pastori si svegliarono di soprassalto.

Apparve un angelo che disse: "Non abbiate paura e andate a Betlemme. In una stalla troverete un Bambino: è Gesù, il figlio di Dio."

I pastori andarono a Betlemme, trovarono la stalla e s'inginocchiarono davanti al Bambino. Riferirono a Maria le parole dell'Angelo e poi raccontarono a tutta Betlemme di Gesù Bambino. Poi tornarono dalle loro pecore, cantando e pregando.

Molto lontano vivevano i Re Magi. Videro una stella che attraversava il cielo. Significava era accaduto qualcosa di speciale. Seguirono la stella e dopo molti giorni la stella si fermò su Betlemme. I Re Magi capirono che erano arrivati nel posto giusto. I Re Magi trovarono Gesù, entrarono nella stalla e videro Maria e il Bambino. S'inginocchiarono e offrirono i doni che avevano portato: oro, incenso e mirra.

Giuseppe e Maria tornarono a casa. Il viaggio fu lungo e faticoso, ma finalmente arrivarono a casa a Nazareth, con il loro Bambino

 

Gesù nel tempio

Gesù viveva a Nazareth con i suoi genitori, Maria e Giuseppe.

Un giorno tutta la famiglia si mise in viaggio per Gerusalemme. Ci andavano ogni anno per la Pasqua. Fu un viaggio lungo ed altri amici ed altre famiglie si unirono a Gesù, Giuseppe e Maria. Finalmente arrivarono a Gerusalemme. Rimasero in città diversi giorni e alla fine delle celebrazioni si misero in cammino per Nazareth.

Si accamparono per la notte e Maria chiese a Giuseppe: "Dov'è Gesù?"

"Dev'essere con un'altra famiglia", rispose Giuseppe.

Gesù non si trovava. Maria e Giuseppe lo cercarono ovunque per tutta la notte, ma non riuscirono a trovarlo. Maria e Giuseppe raccolsero le loro cose e di buon mattino si affrettarono a ritornare a Gerusalemme per cercare Gesù.

"Dove sarà Gesù?", si domandava Maria.

Erano molto preoccupati. Girarono la città cercando in lungo e in largo, ma non lo trovarono. Alla fine trovarono Gesù.

"Eccolo lì!", disse Maria.

Seduto tra i saggi del tempio, Gesù ascoltava e faceva domande.

Gesù aveva solo 12 anni ma capiva perfettamente i loro discorsi.

"Perché ti sei allontanato?", chiese Maria.

"Eravamo molto in pensiero per te. Ti abbiamo cercato dappertutto!", disse.

"Perché mi cercavate?", disse Gesù.

"Non sapevate che mi avreste trovato nella casa di mio padre?"

Maria non capì cosa volesse dire. Fecero ritorno a Nazareth dove Gesù crebbe e diventò un giovane saggio e forte che amava e rispettava i genitori e Dio.

 

Gesù calma la tempesta

Ovunque andasse Gesù era sempre accompagnato da 12 discepoli, i suoi amici più cari. Gesù parlava alla gente, insegnava ad obbedire e rispettare Dio e guariva i malati che andavano da lui.

Una sera Gesù era stanco, perché aveva parlato a lungo alla gente. Chiese ai discepoli di fargli attraversare il lago di Tiberiade.

Gesù salì sulla barca, si sdraiò sul fondo e si addormentò. I discepoli iniziarono la traversata, quando all'improvviso si scatenò una tempesta.

Il vento si fece più forte e grandi ondate sballottavano la barca. Un discepolo svegliò Gesù.

"Maestro, Maestro, salvaci!", gridò, "stiamo tutti per affogare!"

Gesù si alzò in piedi, sollevò un braccio e disse: "Sssh, calmati."

Subito il vento cessò e le acque si calmarono.

"Perché avevate paura? Credevate che non vi avrei protetto?", chiese Gesù

I discepoli non sapevano cosa dire. La barca proseguì la traversata e i discepoli si domandavano come Gesù potesse comandare il vento e le acque.

 

La figlia di Giairo

Un giorno un uomo corse incontro a Gesù, si chiamava Giairo.

"Mia figlia è molto malata. Ti prego vieni e guariscila", disse.

Gesù andò con lui.

Una donna si avvicinò a loro e piangendo disse: "E' troppo tardi! La bambina è morta."

"Non è morta", disse Gesù, "sta solo dormendo."

Gesù si avvicinò alla casa ed entrò insieme a tre discepoli.

"Uscite tutti: solo il padre, la madre della bambina e i miei discepoli possono restare", disse Gesù.

Gesù prese la mano della bambina e disse: "Bambina, alzati!"

Immediatamente la bambina aprì gli occhi e si alzò dal letto.

"E' viva!", disse Giairo.

I genitori della bambina erano sorpresi e felicissimi che la figlia fosse viva e stesse bene.

"Datele qualcosa da mangiare", disse Gesù.

Poi Gesù e i tre discepoli lasciarono la casa di Giairo e si misero in cammino.

 

La moltiplicazione dei pani e dei pesci

Gesù viveva in Palestina, tanto tempo fa. Girava la città e i paesi con i suoi dodici discepoli. Gesù parlava alla gente e dovunque andasse, venivano ad ascoltarlo. Gesù parlava di Dio e insegnava come pregarlo. Un giorno Gesù attraversò un lago. Gesù e i suoi discepoli si fermarono in un punto tranquillo. Salirono su una collina e si sedettero a riposare. Presto arrivò molta gente. Avevano sentito che c'era Gesù e ben presto ci fu una gran folla.

"Dì loro di tornare a casa", disse un discepolo.

A Gesù dispiaceva per tutte quelle persone. Ci parlò, rispose alle loro domande e guarì i malati.

"Ora mandale via. E' tardi e queste persone hanno e fame e non hanno da mangiare", disse un discepolo.

"Dobbiamo sfamarle", disse Gesù.

"Ma non abbiamo abbastanza soldi per comprare da mangiare per tutti", disse Filippo, uno dei discepoli.

Un bambino si fece avanti e aprì una sacca.

"Guarda, mi sono portata qualcosa per pranzo", disse ad Andrea, un altro discepolo.

"Questo bambino ha del cibo. Ha cinque pagnottine e due pescetti", disse Andrea a Gesù.

"Non molto per tutta questa gente."

"Mi dai il tuo pranzo? Potremo dividerlo con gli altri", disse Gesù al bambino.

"Sì, Signore", rispose il bambino.

Gesù prese quindi il pane e i pesci.

"Dite alla gente di mettersi a sedere", disse Gesù ai discepoli.

C'erano quasi cinquemila persone. Gesù alzò al cielo i pani e i pesci, ringraziò Dio e poi spezzò il pane e i pesci.

"Date da mangiare alla gente", disse.

I discepoli distribuirono il cibo. La gente sedeva sull'erba e più i discepoli distribuivano il cibo, più sembrava essercene.

Tutti furono sfamati. I discepoli erano molto sorpresi. Le cinquemila persone mangiarono pane e pesci a sazietà e poi tornarono a casa.

"Raccogliete quello che è avanzato", disse Gesù.

I discepoli riempirono le dodici ceste e le portarono a casa.

 

Il buon samaritano

Un giorno un uomo chiese a Gesù: "Dio dice che dobbiamo aiutare il prossimo. Ma chi è il prossimo?"

Gesù allora raccontò loro questa storia.

C'era un uomo ebreo che viveva a Gerusalemme. Un giorno si mise in viaggio per Gerico. Doveva fare tanta strada a piedi. Era partito da solo e sapeva che era pericoloso. La gente preferiva spostarsi in gruppo per paura dei predoni. All'improvviso incontrò proprio dei predoni che lo rincorsero urlando e brandendo dei bastoni. L'uomo s'impaurì e cercò di scappare. I predoni però lo raggiunsero, lo bastonarono e quando l'uomo cadde a terra dolorante, lo presero anche a calci. I predoni gli rubarono quasi tutti i vestiti, gli presero i soli, la borsa e poi scapparono. L'uomo era a terra, ferito e sanguinante. Aveva subito delle ferite così gravi che non poteva alzarsi e neppure chiamare aiuto. Poi passo un sacerdote. Guardò l'uomo ferito, ma non si fermò. Passò un altro uomo, vide l'uomo ferito, ma non si fermò e proseguì per la sua strada. Infine passò un terzo uomo, un samaritano, sul suo asinello. Anche se i samaritani e gli ebrei si odiavano, quest'uomo decise di fermarsi. Il samaritano curò le ferite dell'uomo con dell'olio. Poi le fasciò e aiutò l'uomo ad alzarsi. Il samaritano mise il ferito sull'asino e s'incamminò verso la città di Gerico. Si fermarono in una locanda. Il samaritano mise l'uomo a letto per la notte, gli portò una minestra calda e lo accudì. Il samaritano partì la mattina dopo. Pagò il padrone della locanda e gli disse: "Prenditi cura di quell'uomo, passerò fra qualche giorno."

La storia di Gesù si concluse così e fece capire agli uomini che bisognava aiutare chiunque abbia bisogno di noi.

 

La storia di Pasqua

Un giorno, uno dei suoi viaggi, porta Gesù a Gerusalemme e tutti gli fanno festa. Hanno coperto la strada con delle foglie di palma. Avevano sentito dire che era il nuovo profeta. Gesù e gli apostoli cenarono insieme. Disse loro che presto sarebbe morto.

Giuda, uno degli apostoli, uscì dalla stanza. Gesù spezzò il pane, ne dette un pezzetto ad ogni apostolo e disse: "Questo è il mio corpo che sacrificherò per voi."

Gesù prese una coppa di vino e disse: "Questo è il mio sangue. Lo sacrifico per voi e per tutti gli uomini."

Gli apostoli bevvero dalla coppa. Poi Gesù andò a pregare in un giardino. Undici apostoli lo accompagnarono, mentre Giuda era andato a dire ai nemici dove trovare Gesù.

I soldati vennero ad arrestare Gesù. I sacerdoti del tempio lo accusarono di aver detto di essere un re e di aver infranto le leggi di Dio. Portarono Gesù dal governatore romano. Non voleva far uccidere Gesù, ma i sacerdoti raccontarono un sacco di menzogne su Gesù e così dette l'ordine di ucciderlo.

I soldati picchiarono Gesù, gli misero in testa una corona di spine e poi gli fecero portare una croce in cima ad una collina.

Crocifissero Gesù. C'erano altri due croci vicine, con due ladroni. La madre e gli amici di Gesù erano là. Gesù morì alle tre di venerdì.

Quella sera un amico, chiamato da Giuseppe, portò via il corpo di Gesù e lo seppellì in una tomba su una collina. Maria, un'amica di Gesù, andò alla tomba. Era domenica mattina, Maria guardò dentro la tomba: era vuota, Gesù non c'era più.

Maria vide un uomo e gli chiese: "Dove hai portato Gesù?"

L'uomo la chiamò per nome e Maria si accorse che era Gesù.

"Gesù è vivo!"

Maria corse a dirlo agli amici ed erano tutti felici e videro ancora Gesù prima che andasse in Paradiso.

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LE MILLE BOLLE BLU ringrazia per la grafica:

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