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Tratto da “La Gazzetta del Donatore di Sangue Fidas” anno LVII n°2 (dicembre
2008)
Quando il sangue non ha
"colore"
di Antonio Armiento e
Michela Clemente
Il
sangue è uguale per tutti. Sembra quasi uno slogan ma solleva, forse, un aspetto
della donazione del plasma di notevole rilievo, cioè quello che coinvolge nella
stessa i cittadini extracomunitari. Il pregiudizio strisciante e gli episodi
xenofobi che hanno attraversato le cronache degli ultimi tempi, inducono alla
domanda se questi fenomeni non riguardino anche il mondo della donazione. In
effetti, potrebbe essere dietro l'angolo il rischio della "sindrome di Salgari",
lo scrittore che immaginò luoghi esotici e lontani, secondo la quale si
indurrebbe a pensare che uno straniero donatore possa avere patologie strane. La
qualità dei numerosi controlli sanitari verso tutti i donatori, tra l'altro non
solo immigrati, da parte di tutte le associazioni dovrebbe fugare ogni dubbio.
Ma, si sa, il sospetto e il pregiudizio si insinuano sempre subdoli.
D'altro canto, e di contro, è in atto una forte campagna di sollecitazione alla
donazione di sangue da parte degli stranieri. Essa parte dalla Legge 107 sui
prelievi di sangue e ci ricorda che per salvare molte vite c'è bisogno di tanti
donatori. I volontari sono tanti e si riesce, almeno per ora, a garantire il
quantitativo richiesto dagli istituti sanitari per la gestione delle emergenze e
degli interventi. Ma l'invito che le associazioni fanno agli stranieri, riguarda
la possibilità di raccogliere maggiori unità di sangue o emoderivati, che non è
mai abbastanza. Inoltre, forse non tutti gli stranieri sanno di poter donare il
proprio sangue, perché anch'essi sono poco informati e con pregiudizi
rovesciati. L'incremento di donatori stranieri sarebbe anche sintomo di una
maggiore integrazione in una società sempre più multietnica, laddove la
diversità dovrebbe rappresentare una ricchezza.
Un ulteriore incentivo a queste iniziative è rappresentato dal costante
invecchiamento della nostra popolazione mentre, di contro, gli immigrati in
Italia sono per lo più giovani e sani. Gli stranieri talvolta presentano gruppi
rari e la trasmissione dei caratteri genetici rende i gruppi sanguigni A, B e AB
più frequenti dei nostri. Avere, quindi, a disposizione il loro sangue permette
di affrontare meglio le emergenze. Qualche dato in proposito. Un milione e mezzo
circa sono i donatori di sangue in Italia, dei quali Il 5% è straniero. Le
donazioni, invece, sono 2.400.000 l'anno e servirebbero circa 100.000 donatori
in più per raggiungere l'autosufficienza in modo omogeneo su tutto il
territorio. L'Italia, infatti, sembra in netto ritardo rispetto al resto
d'Europa: nel nostro Paese le donazioni sono 38 ogni 1000 abitanti, contro le 18
per 1000 del Portogallo e le 83 per 1000 abitanti della Danimarca (dati del
2006). Nel caso degli immigrati, per donare sangue si devono possedere anche
alcuni requisiti minimi: discreta conoscenza della lingua italiana e possesso di
regolare permesso di soggiorno.
Decisivo, in tal senso, il lavoro dei mediatori culturali, presenti in varie
città e che aiutano gruppi di volontari molto attivi nelle comunità senegalesi,
marocchine e tra gli immigrati dell'Est. Questi donatori vengono selezionati con
attenzione e sottoposti a più controlli per evitare le diverse possibili
patologie. La promozione della cultura della donazione, può curare alcuni
disagi: lo straniero spesso non dona perché non si sente accettato, o teme di
essere contagiato o di scoprirsi malato.
I mediatori culturali possono instaurare fiducia, sull'esempio di alcune
comunità islamiche e della Lega romeni d'Italia, che hanno già diffuso la
cultura del dono del sangue. Dunque, il sangue non ha "colore" e gli stranieri
sono una risorsa per il nostro Paese per molti motivi, anche per la donazione
del sangue. Un monito perpetrato soprattutto da chi, un atteggiamento anti
razzista ce l'ha sempre avuto ... nel sangue.
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