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A.C.D.V.S. - Associazione Chiavarese Donatori Volontari di Sangue

Nuovi "nemici"?

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Tratto dal notiziario FIDAS “Noi in Fidas” anno IX n° 4 (dicembre 2009)

Influenza, Chikungunya, West Nile Virus: i nuovi “nemici” della donazione?

  • La Donazione nell’epoca dei nuovi virus

Dott. Massimiliano Bonifacio
Consigliere Nazionale FIDAS

“La lezione che pandemia e nuovi virus ci stanno insegnando non si riduce alla questione del vaccino, ma riguarda la disponibilità dei donatori di sangue.”

Due su un milione. Sono esattamente le probabilità di indovinare una quaterna secca al lotto. Improbabile no? Più o meno simile è la possibilità che, secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, un malato che riceve una trasfusione di sangue sviluppi un evento avverso grave che metta in pericolo la sua vita o ne determini il decesso. I rischi legati alla trasfusione riguardano a volte aspetti puramente immunologici, come le reazioni anafilattiche, ma spesso interviene una componente umana che è suscettibile di generare errore, come nel caso di incidenti trasfusionali legati allo scambio di sacche.

Difficile dire se ci siano margini per ridurre significativamente questo rischio residuo. Tuttavia i sistemi di emovigilanza europei, compreso quello italiano, sono sempre stati in accordo su un punto: il rischio di trasmissione di malattie infettive è percepito dalla popolazione in maniera estremamente superiore a quanto non sia realmente. La selezione del donatore e lo screening sistematico di tutte le unità raccolte per i virus più pericolosi (HIV, epatite B e C) hanno da tempo virtualmente azzerato il rischio di infezioni post-trasfusionali. Vicini alla sconfitta dei nemici peggiori, ecco però che nuovi patogeni si sono affacciati all'orizzonte, in parte favoriti dai flussi migratori e dai cambiamenti climatici (sia il virus Chikungunya che la zanzara tigre, suo vettore, erano inesistenti in Italia fino a qualche anno fa), in parte legati a imprevedibili ondate pandemiche, come avviene ora per l'influenza da virus A/H1N1. Questi nuovi scenari epidemiologici implicano responsabilità in primo luogo per gli operatori sanitari: ad esempio, i focolai di West Nile Virus registrati in alcune zone di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto durante la scorsa estate hanno reso necessari aggiornamenti tempestivi dei criteri di valutazione di idoneità dei donatori, così come l'introduzione di nuovi test di screening. Esiste però una responsabilità anche per i donatori, a cui le istituzioni politiche hanno confermato un ruolo essenziale nel Sistema Sanitario, inserendoli tra le categorie con diritto di ricevere in via prioritaria la vaccinazione contro la nuova influenza. Purtroppo la confusione mediatica di queste settimane ha parzialmente ridotto l'efficacia di un provvedimento importante e innovativo: non si è riusciti (o non si è voluto) far capire che, a differenza di bambini, malati cronici o donne in gravidanza, i donatori non si dovrebbero vaccinare per ché torna utile a loro stessi, ma per senso di responsabilità nei confronti degli ammalati che dipendono dalla loro salute e dalla loro possibilità di donare con continuità. I detrattori della vaccinazione (molti medici, numerosi giornalisti) avranno una responsabilità significativa, soprattutto se dovessero verificarsi riduzioni critiche delle scorte di sangue nei prossimi mesi. Tuttavia, la lezione che pandemia e nuovi virus ci stanno insegnando non si riduce alla contingente questione del vaccino, ma riguarda la disponibilità di donatori ad almeno due livelli. Nelle regioni con indici di donazione inferiori pare ragionevole compensare questi fenomeni emergenti invitando i donatori periodici ad intensificare il loro impegno; nelle zone dove invece gli indici sono già alti è fondamentale arruolare nuovi giovani donatori, sottolineando naturalmente che il loro non dovrà essere un gesto occasionale, per superare un'emergenza, ma nell'ottica di una donazione consapevole, gratuita, responsabile e quindi periodica. Ancora una volta la collaborazione tra professionisti sanitari e volontari risulterà determinante per continuare a garantire a ogni cittadino il diritto alla salute, alle cure, alla qualità di vita. Perché il rischio che un paziente non possa disporre nei tempi appropriati di una trasfusione necessaria è l'unico che non possiamo e non vogliamo correre.


Questo sito, ideato e curato da Giuseppe Berlese, è stato aggiornato sabato, 03 marzo 2012