Titolo originale: Tenku no Escaflowne
Da dove viene Escaflowne? Di molti anime è facile riconoscere le origini, vedere in quale filone si inseriscono, le tendenze che tracciano, le ascendenze e le discendenze. Poi, ogni tanto, sorgono, quasi casualmente, dei titoli che rifiutano di farsi inquadrare: e ciò è tanto più sorprendente quanto è rigido il sistema produttivo e le classificazioni di genere dei cartoni nipponici. Escaflowne è uno di questi singolari miracoli: sorto in un'epoca in cui, certamente, sono i rientri dovuti alle vendite di Laser Disk (e, ora, DVD e canali televisivi a pagamento) a garantire, finalmente, la possibilità di serie anche lunghe dotate di agilità narrativa, fruibilità e alta qualità grafica. Tuttavia, per tutta la II metà degli anni '90 si continua ad assistere ad un appiattimento su quello che è visto come modello principale, cioè Evangelion, e sono davvero pochi i nomi che entrano nella scia sapendosene discostare con grande abilità (primo tra tutti Utena), e ancor meno quelli che di questo modello si disinteressano totalmente: appunto, Escaflowne. Certo, l'ambientazione fantasy non è sinonimo di originalità, e, forse, il pizzico di steampunk che vediamo nei robottoni (qui chiamati poeticamente guymelefs) sa un po' di abusato, sin dai tempi di Laputa (lungometraggio di Miyazaki ignobilmente poco conosciuto in Occidente...) o Nausicaä. Ma Escaflowne accoglie la sfida di ambientazione e concetti stereotipi, e, mescolando l'ambientazione medievale con un'estetica vagamente shôjo, provando i brividi di affrontare con una smaliziata complessità (forse a volte un po' retorica...) tematiche quali quelle di destino e responsabilità (e, in ciò, ricollegandosi in linea diretta al manga di Nausicaä, sempre per mano di Miyazaki), comincia a raccontare le sue storie...
Trama
E parte quasi mostrandosi sfacciatamente banale: cosa c'è di più trito e ritrito della liceale che, per chissà quale mirabile prodigio, finisce in un Mondo parallelo al nostro, lasciandosi alle spalle, a metà tra piacere e rimpianto, i suoi problemi (null'altro che piccoli problemi di cuore, dopotutto...)? Più rimpianto che piacere, all'inizio, anzi, quasi angoscia, visto che il Mondo in cui si trova catapultata sembra sin troppo pericoloso, abitato anche da strani incroci uomo/animale, e,
soprattutto, in preda ad una terribile guerra tra l'Impero di Zaibach e tutti gli altri piccoli regni e
regnetti... Hitomi, la nostra protagonista, tuttavia, come ci si poteva aspettare, trova ben presto chi è disposta ad aiutarla: Van Fanel, giovane Re di Fanelia, costretto a vagabondare senza patria dopo che la sua terra è stata distrutta dall'esercito di Zaibach; Merle, ragazza-gatta che da una parte stravede per Van, dall'altra è un po' gelosa per la presenza di Hitomi; Allen Shezar, giovane e raffinato principe, il quale, anche lui, dovrà abbandonare la sua città alla ricerca d'un modo per fermare Zaibach, per scoprire i reali obiettivi del suo Imperatore. Tra Allen e Van si crea ben presto, inevitabilmente, una rivalità a metà tra il nascosto e l'esplicito, nei confronti di Hitomi, triangolo poi complicato dalla presenza di ulteriori vertici. Ma l'interesse per Hitomi, da parte di tutti i personaggi, deriva dalle sue capacità sensitive: riesce ad avvertire la presenza dei nemici, anche quando questi non si vedono, e a prevedere, tramite i suoi tarocchi, l'oscuro movimento del destino... un destino che pesa come immutabile su tutti i protagonisti, così come pesa la presenza della nostra Terra, e della sua Luna, nel cielo di
Gaia, il Mondo su cui si svolgono le vicende; così come pesano gli enigmi del passato di questo Mondo, e dei legami che si intessono tra esso e il passato di Hitomi, e, poi, di tutti gli altri personaggi...
Realizzazione tecnica
Guerra, dunque. Scontri bellici, condotti con i guymelefs, possenti esoscheletri a metà tra il magico e il meccanico, pilotati dai guerrieri ed animati da pietre estratte dai corpi dei draghi... indubbiamente sono le scene di combattimento a farla da padrone, a catalizzare il maggior numero di frames: dinamiche, incredibilmente fluide per una serie televisiva, quasi mai confuse e sempre avvincenti. In esse non soltanto ammiriamo la bravura degli animatori o l'esaltazione dell'azione, ma, e questo sempre più man mano che la storia procede, riusciamo a sentire la tensione, la rabbia e la disperazione di personaggi che non sono semplici figure al servizio del nostro divertimento, ma aspirano a farsi vivi, con tutto il loro dramma interiore. La visione, le visioni di Hitomi, che costituiscono un alt(r)o vertice della serie, dipinte con sfumature venate di misticismo, simbolismo e surrealismo si intrecciano sempre più in profondo con combattimenti che si rivelano, alla fine, forse, delle lotte con(tro) i
propri fantasmi interiori... E l'interiore dei personaggi si fa allora largo, ed esige il suo spazio: ecco quindi dialoghi introspettivi ed una grande abilità nel mettere in luce, tramite i silenzi e le frasi spezzate, quelli che sono i caratteri, conferendo (ma lo s'è già detto!) loro spessore. D'altra parte non si può non notare un forte influsso dell'estetica
shojo nella grafica oltre che negli intrecci emotivi: vuoi per i volti dei personaggi, e, soprattutto, gli occhi, vuoi per l'abbondanza di fiotti di luce che piovono verticali sullo schermo, per l'uso di controcampi pittorici, e via dicendo. Il design dei personaggi, appunto: pur rientrando appieno nei canoni nipponici, per certi versi ne esula; spigoloso, spesso quasi tratteggiato, con dei nasi scomodamente lunghi, non nasce certo per farsi amare; tuttavia, lo si scopre ben presto, una volta metabolizzato, diviene estremamente espressivo, dinamico per la storia che si propone di raccontare. E la storia c'è! Dimenticate pure la frammentazione e l'inconcludenza di tutti i famigerati cloni di Evangelion che, dopo i teleschermi nipponici, stanno invadendo le nostre videoteche! Dopo un avvio apparentemente scialbo, ecco emergere i due veri protagonisti di Escaflowne: una caratterizzazione dei personaggi che si fonda consapevolmente su dei tipi ben codificati (l'eroina indifesa, il guerriero giovane e imprudente, il principe raffinato ma dal passato oscuro, etc etc), ma che, consapevole, sa sfruttarli e mostrarceli sin nelle loro pieghe più remote, e, dall'altra una narrazione solidissima nella sua labirinticità, sostenuta da momenti di grande pathos e intesità visiva, che, soltanto qua e là, risente di qualche minima sbavatura e forzatura, e che compensa pienamente un finale giudicato dai più un po' troppo in sordina; quando, in fondo, in Escaflowne,
fortunatamente (e, possiamo dirlo: finalmente!) è la storia nel suo svolgimento e non un chissà quale criptofinale, quello che conta.
Giudizio Globale
Ma non basta... Escaflowne sa andare al di là: nel sapore epico dei personaggi, nei loro gesti, nel loro parlare, ci racconta d'un Mondo diverso, dove l'azione diventa Mito e il Simbolo è ancora gonfio di significato. E dove ben presto emergono tematiche molto più profonde di quello che si potrebbe pensare, e, fra l'altro, in un perfetto equilibrio con la storia e le sue immagini. Escaflowne lo vediamo per divertirci, per conoscere e amare (o odiare) i suoi personaggi, per goderci la sua storia, o per commuoverci di essa, o, ancora, per riflettere nei suoi risvolti meno espliciti. Che, me lo si lasci dire, in alcuni punti, vengono risolti con un po' troppa facilità (il confronto con la spietata e inarrestabile capacità analitica di Miyazaki nel manga di Nausicaä, è inevitabile). Tuttavia, al di là di difetti che non possono mancare, e che, forse, ancora di più, portano a brillare i mille altri pregi di quest'opera, non posso che definire, almeno personalmente, questa serie non solo come una delle migliori degli anni '90, ma, forse, addirittura, la più alta. Portata in Italia da Dynamic Italia con gradita rapidità (mentre altre serie faticano a veder uscire le proprie VHS...), e giustamente irradiata nell'etere da MTV. Inutile, infine, sprecare parole su una colonna sonora: nulla da aggiungere a ciò che già dicono le sue note meravigliose...
Un ringraziamento al sito di Animeclick ke ha gentilmente concesso l'utilizzo della recensione di Lord Yupa
Produzione: Sunrise
Anno di produzione: 1996
Edizione italiana: Dynamic Italia
Numero episodi:26
Genere: Fantasy
Direzione di: Shôji Kawamori, Akane Kazuki
Storia: Shôji Kawamori, Hajime Yatate
Regia:Akane Kazuki
Character Design e Direzione dell'animazione: Nobuteru Yûk
Mecha Design: Kimitoshi Yamane
Direzione artistica: Hiroshi Ôsaka
Musiche: Yôko Kanno, Hajime Mizoguchi
Direzione di: Shôji Kawamori, Akane Kazuki
Recensore: Lord Yupa