"Hitomi! Svegliati, per favore!” qualcuno le stringeva la mano. Seaven aspettava dinnanzi alla porta di Van, seduto in terra,ripensando alle verità appena scoperte. Allen stava cercando di spiegare tutto a suo figlio. Yuria corse dietro a Merle, che si fermò appena sotto alla grande quercia nel giardino reale. I suoi capelli ondeggiavano con il vento, quasi fossero stati una cosa sola. "Kanzaki!” la porta del suo ufficio si aprì e vide davanti a sé Ejii, un ragazzo sui ventritre, che le faceva la corte spietata dal giorno del suo arrivo.
Serena guardava le stelle sul terrazzo, dopo cena, sorridendo, gli occhi che le brillavano.
Lanthis era in dubbio se credere o no che Hitomi era tornata sulla Luna dell’Illusione.
Seaven aspettava Van per allenarsi quando sopraggiunse Caleb.
Hitomi scese le scale di casa sua, baciando sulla guancia entrambi i genitori che le dissero di non far tardi e uscì, vedendo la BMW nera di Ejii parcheggiata davanti al loro cancello.
"Grazie, Ejii, sei molto gentile.”
Lanthis montò su Windheart mentre il sole nasceva, dopo aver salutato i presenti.
"Van, scusami, ma sai anche tu che purtroppo non posso restare oltre. Ma ti avverto, se non mi chiami subito quando Hitomi tornerà io...”
Serena ed Alessandro aspettavano il giovane re nel suo studio.
Hitomi aprì lentamente gli occhi, si girò e per poco non cadde dal letto su cui si trovava.
Van guardava i primi fiocchi di neve della stagione che cadevano, guardano le due lune che si stagliavano in cielo.
Hitomi portò Ejii in mezzo alla pista, in mezzo alla neve e guardò in su, verso il pallido sole d’inverno.
D’improvviso Van venne circondato da una luce azzurra.
"Ejii!” tese la mano verso di lui.
La madre di Hitomi vide sua madre e capì.
"Ve ne prego, Maestà, venite su!”
Quella notte, mentre Hitomi disegnava sul petto di Van e lui le parlava accarezzandole i capelli, un pensiero le venne in mente.
"Dove sono?” I suoi occhi si aprirono faticosamente.
"Hitomi, sei sveglia!” Yukari l’abbracciò con vigore, forse troppo.
"Yukari? Ma cosa mi è successo? “
"Ma come, non ti ricordi? Due mesi fa sei scomparsa, proprio come sei scomparsa sei anni fa e giusto l’altro ieri ti abbiamo ritrovata a scuola, svenuta sulla pista dei 100 metri!”
"Io sono scomparsa? Dove sono andata?” la testa le faceva male.
"Yukari, lasciala riposare, sarà stanca.” Sua madre le sorrideva, così come il Sempai.
Uscirono, chiudendo piano la porta.
Hitomi vide che stringeva in mano un ciondolo legato ad una piuma, una splendida, bianchissima piuma.
Le apparve davanti il viso,un ragazzo dai capelli corvini che le sorrideva, facendola sentire bene, come nessuno mai era riuscito. Le ricordava qualcosa, un luogo, un tempo, e poi, all’improvviso una frase:
“Non c’è un tempo per noi,
Non c’è un luogo per noi,
Chi aspetta in eterno, comunque?”
Eppure, nel profondo del cuore lei sapeva che quella persona l’avrebbe aspettata per l’eternità, anche se non ricordava.
Ma un giorno, in un luogo, quando avrebbe ricordato, si sarebbero riviste, e nessuno mai le avrebbe potute separare.
"Aspettami, ti prego. Dammi tempo di ricordare e ti prometto che tornerò da te, qualunque cosa accada io resterò con te.”
Così suo padre era Folken Lancour Fanel, non Toshiro Nukawa.
Eppure era successo tutto troppo in fretta.
Ora Van stava discutendo con Caleb, tanto per fare qualcosa e non pensare ad Hitomi.
Hitomi ricadde fra le braccia di Van, chiudendo gli occhi. Lacrime e singhiozzi riempirono l’aria ma ad un tratto Van si alzò, prese il ciondolo, baciò Hitomi un’ultima volta e lasciò che cadesse nel cono di luce azzurra che lentamente la sollevò in aria, trasportandola ancora una volta, forse per l’ultima, sulla Luna dell’Illusione.
Van tornò all’Escaflowne, che volò in alto, verso sud, cercando di non far vedere le lacrime che scorrevano sul suo volto.
Seaven sospirò, cercando di distrarsi.
Figlio di Folken. Folken, tu sei il figlio di Folken.
Quel pensiero gli rimbombava in testa come una pallina che rimbalza.
Van uscì, e quando vide il ragazzo seduto a terra lo invitò nella sala da pranzo dove gli lanciò una mela e poi andarono fuori, appoggiandosi alla balaustra di pietra e guardando il giardino.
“Bè, io speravo di diventare presto nonno, ma zio è già un buon inizio!”
Il sole stava calando e così anche la guerra era finita, tuttavia Seaven sperava che il sole non sarebbe tramontato anche sul suo e su Hitomi.
Alla fine Chid sospirò e d’improvviso abbracciò il cavaliere.
"Non importa, papà. Ormai non mi importa più. Voglio solo che tu venga a vivere con me a Freid, insieme appianeremo le cose, e poi si vedrà.”
Allen sorrise, ringraziando quell’arduo Destino che gli aveva dato la forza di dire la verità.
Merle era di schiena, un braccio appoggiato al grande tronco.
"Merle, cosa c’è?”
"No, niente, è solo che sono tanto tanto felice che tu sia tornato.”
"Su, ehi, non fare così!” la strinse a sé, cullandola e d’improvviso si accorse che stava tremando.
"Hai freddo? Vieni, è meglio che torniamo dentro.”
La accompagnò fino alla sua camera, dove la baciò, sempre tenendola stretta.
"Buonanotte.” La baciò un’ultima volta, poi fece per allontanarsi.
Lei lo fermò prendendolo per le spalle.
"No, non andare...” esitò, ma poi si fece coraggio. "Non voglio che questa sia una buona notte, voglio che questa sia la nostra notte.” Disse in un soffio.
Yuria sorrise, aprendo lentamente la porta alle loro spalle e invitandola ad entrare, ad entrare in un mondo che quella notte sarebbe stato costellato solo da stelle.
Nel vento, cercava di ricordare, invano.
Nel vento scavava nella memoria, inutilmente.
Alla fine rivolse lo sguardo al computer davanti a lei, lo schermo pieno di parole che per un attimo le sembravano incomprensibili.
Ormai era passata una settimana e aveva potuto tornare in redazione, giustificando la sua assenza con un’influenza.
A volte le tornavano in mente frasi o immagini che non riusciva a capire, come il volto del ragazzo che le appariva davanti ogniqualvolta prendeva in mano la piuma.
Sospirò, cercando di non pensarci e iniziando a scrivere.
Si passò una mano fra i capelli, sorridendo.
"Si?”
Avanzò, diretto verso la scrivania alla quale lei sedeva.
"Sono contento che ti sia ripresa.” Notò la finestra alle sue spalle aperta, e si affrettò a chiuderla.
"Non dovresti lasciare la finestra aperta, Hitomi, potresti ammalarti nuovamente, lo sai?”
Annuì, sinceramente contenta che lui fosse lì.
"Ma in quel caso, potrei venire io a curarti, non credi?”
Avvicinò il viso al suo, i profondi occhi azzurri che la scrutavano, come se volessero leggerle dentro il cuore.
Hitomi si scostò, alzandosi bruscamente, interrompendo il contatto.
"Ejii, non scherzare, dimmi piuttosto, non avevi da scrivere un articolo per domani?”
"In effetti sì, ma mi diverto di più a corteggiarti.” In una falcata la raggiunse e le baciò la guancia.
"Visto? Non ti mangio mica.” Fece un cenno con la mano e quando arrivò alla porta si fermò, guardandola, suoi occhi improvvisamente seri.
"Mi hai fatto preoccupare, Hitomi. Sono veramente felice che tu sia tornata, zuccherino.” Uscì, chiudendosi piano la porta alle spalle.
Hitomi si lasciò cadere nuovamente sulla sedia, la mano dove Ejii aveva posato le sue labbra.
Quando si era avvicinato era stato come se sapesse di non poterlo baciare.
Qualcosa l’aveva frenata, qualcosa che riposava nascosto da qualche parte nel suo cuore e ogni tanto riaffiorava, accendendole dentro un piccolo fuoco di sentimenti a cui non sapeva dare nome.
Fuori dalla finestra la neve aveva iniziato a cadere.
Era metà Dicembre, ormai, e Natale era vicino.
Spense il computer e uscì, prendendo il cappotto.
Ejii stava montando in macchina, piccole nuvolette bianche che si perdevano nell’aria.
"Ejii!” lo chiamò e iniziò a correre verso di lui.
Arrivatagli accanto si fermò di colpo.
Cosa poteva dirgli?
Riprese fiato, mentre lui sorrideva.
"Sì,Kanzaki ?”
"Kanzaki!” la voce del Sempai Amano mentre lei correva sulla pista,il suo volto,il suo sorriso.
Il Sempai, il suo Sempai.
"Ecco, io... volevo chiederti se vorresti venire a mangiare qualcosa con me, stasera.”
"Certo!"
Sorrise, nei suoi occhi si leggeva una felicità immensa.
"Bene. Al ristorante vicino al bar di Dale’s, a pochi isolati da qui, va bene?”
"Certo, verrò a penderti alle 7:30 sotto casa tua, va bene, mia regina?”
"Certo. A stasera, Sempai Kurata.”
Ejii inaspettatamente la baciò nuovamente sulla guancia.
"A stasera, mia regina.”
Hitomi rabbrividì e si strinse nel cappotto, non per il freddo ma perché quelle sue ultime parole la fecero rabbrividire, come se tutto questo fosse stata una cattiva idea.
Ma perché dovrebbe esserlo? pensò, mentre la macchina si allontanava.
Nessuno mi aspetta, non ho nessuno da cui tornare si disse.
E poi, un pensiero folgorante.
O forse sì?
E’ tutto finito, pensò, ora è davvero tutto finito.
Alessandro l’abbracciò da dietro, poggiando la testa sulla sua spalla.
"Allora, mia regina? Sei felice di rivedermi?”
Serena volteggiò, ritrovandoselo di fronte.
"Certo che sono felice” sussurrò, prima di baciarlo, felice come non mai.
Alessandro le aprì una piccola scatola di velluto dinnanzi agli occhi.
Dentro brillava un anello costellato di diamanti e zaffiri, con due piccoli smeraldi alla fine.
La donna rimase senza parole a quella vista.
"Sembra... sembra una stella” fu l’unica cosa che riuscì a dire.
"No. Tu sei la mia unica stella” dolcemente le mise l’anello al dito. "Tu, o mia regina, sei una stella.”
Lacrime di gioia le rigavano il volto.
"Sì” sussurrò infine. "Sì, io sono la tua stella.”
Come per portarle conferma due stelle caddero, andando a frantumare i loro corpi celesti dietro ai due sovrani che si baciavano.
Non riusciva a credere che ne fosse un’abitante.
Sospirò pensando che ormai comunque andassero le cose era tutto finito.
Oltretutto Van era "libero” e se avesse voluto lei avrebbe potuto...
Scosse la testa vigorosamente, ripromettendo di non pensare più a Van come ad un possibile fidanzato.
Lui amava Hitomi e lei... lei non sapeva cosa voleva.
Sarebbe potuta tornare al suo paese, o restare a Fanelia.
Qualcuno bussò alla porta, interrompendo il filo dei suoi pensieri.
La persona che occupava la sua mente era lì, davanti a lei, sorridente.
"Oh, Maestà, cosa posso fare per voi?” cercò invano di nascondere la sorpresa dalla sua voce.
"Volevo chiederti se volevi tornare con Sephirot.”
"Cosa intendete dire?”
"Non te l’ha detto? Sephirot intende lasciare Fanelia stasera, credevo volessi partire anche tu.”
"Sephirot parte?” chiese con un filo di voce.
Se fosse rimasta lì avrebbe potuto prestare servizio a Van, ma...
"E’ nell’hangar, sta pulendo Fireheart.”
"Grazie.” Si incamminò giù per le scale che portavano al primo piano e a metà strada si scontrò con Sephirot.
"Vuoi tornare?" Lui annuì, leggendo il leggero disappunto nei suoi occhi.
"Puoi restare, se vuoi. Non devi sentirti obbligata a venire con me.”
Se fosse rimasta la sua ferita non si sarebbe più rimarginata.
Vedere Van e Hitomi insieme le avrebbe fatto sempre più male.
Sarebbe guarita, avrebbe capito e poi, insieme, sarebbero tornati.
"Puoi chiedere a qualcuno di preparare la mia roba? Vado a controllare Windheart.”
Le sorrise,fermandola.
"Già fatto.”
"Sephirot, grazie, non avresti dovuto.”
Si avvicinò sempre di più e la baciò fugacemente, salendo la scala e lasciandola lì.
"Sephirot?” si girò e si guardarono.
"Si?" sorrise.
"Vuoi venire a mangiare qualcosa in città, stasera?”
"Certo.”
"Domani mattina partiremo, non dobbiamo tardare.”
"Si.”
"Insomma, io volevo dire che...”
Lui sorrise,gli occhi che gli ridevano.
"Lo so, Lanthis. Lo so.”
La lasciò salendo le scale e oltrepassando Van il quale le sorrise, prima di scendere la scala, raggiungerla, sorriderle nuovamente e lasciarla, una mano poggiata alla ringhiera, la mente che volava già a sud, verso casa.
"E’ vero?”
"Cosa?” il suo sguardo esprimeva una certa irritazione per come il ragazzo lo trattava.
"Sono veramente figlio di Folken? Non è una bugia?”
Caleb lo guardò, ora visibilmente irritato.
"Perché Toshiro avrebbe dovuto mentirti?”
"Non lo so è solo...” Van apparve dietro di loro.
"Ne dubiti?”
Seaven annuì, scettico.
Erano passate due settimane da quando Shantal era caduta tuttavia il ragazzo non riusciva a figurarsi il comandante di Zaibach suo padre.
"Vieni con me.” Van lo invitò con un gesto della mano, portandolo nella foresta reale, dove riposava Folken.
Van posò una mano sulla fredda pietra, sedendosi.
"Così non credi di essere suo figlio?”
"Mi dispiace, ma no, non ci credo.”
"Già, avrei dovuto immaginarlo. Bene. Togliti la maglietta.”
"Van, ma cosa?”
"Fà come dico, su.”
Seaven si tolse la maglietta, incrociando le braccia sul petto.
"Bene. Prendi un respiro profondo,poi ...”
Si fermò. Sapeva che era difficile.
"Vieni.”
Si mossero verso il cigli di un piccolo fossato.
Van si buttò in aria, le sue ali che si spalancavano in aria.
"Avanti. Buttati senza timore, poi il resto ti verrà naturale.”
Seaven esitò, poi si librò in aria e con un’esclamazione di sorpresa le sue ali, grandi, bianche e maestose lo sospesero in aria, facendolo galleggiare in un mare di piume.
"Ben fatto, Van. Ti sono debitore.”
"No, fratello. Io devo a te un favore.”
Folken sorrise, donando a Seaven uno sguardo di scusa.
"Me ne dispiace, non potevo immaginare che lei ti aspettasse. Avrei voluto saperlo, in modo da poterti vedere crescere.”
"No, padre, non dovete scusarvi. Ora...”
"Ora tutto andrà per il meglio” dissero insieme e l’immagine di Folken sparì.
Il sole brillava, illuminando le ali dei due ragazzi, rendendoli ancora più simili ad angeli, a degli angeli della guerra.
Chiuse dietro di sè la portiera e lo salutò, sorridendo.
"Allora, andiamo?”
Lei annuì, allacciandosi la cintura di sicurezza.
La macchina partì e ben presto si ritrovarono nel traffico cittadino.
Lei indossava un vestito blu scuro, costellato di minuscoli brillantini, con un paio di scarpe dello stesso colore con i tacchi alti.
Lui portava i classici pantaloni neri e una camicia bianca.
I suoi capelli color sabbia ricadevano sulle spalle in una coda di cavallo mente i suoi occhi azzurri fissavano la strada.
Van si sarebbe messo qualcosa di più comodo, anche se elegante.
Questo pensiero fu come un fulmine a ciel sereno.
Van? Chi era Van?
D’improvviso s’accorse che Ejii la stava chiamando.
"Hitomi, devo girare a destra, vero?”
Lei annuì, e così poco dopo si trovarono davanti ad un piccolo ristorante, molto elegante.
Entrando scelsero un tavolo appartato accanto alla finestra.
Arrivarono i primi, una bottiglia di vino bianco finì mentre i due parlavano di tutto, dal cucinare alle proprie vite private.
"Non posso credere che tu non abbia mai avuto un fidanzato!” il viso di Ejii era visibilmente sorpreso.
"Eh già, sai, credo solamente di non aver trovato l’uomo giusto. Pensa che non ricordo neanche perché io non sia riuscita ad avere un rapporto serio con gli uomini, è come se non volessi, per qualche strana ragione.”
"Cosa ordini?”
Hitomi guardò il menù, non accorgendosi che Ejii la stava fissando.
La ragazza aveva gli occhi che le brillavano, i capelli che le ricadevano leggermente sul volto, le labbra socchiuse, una mano delicata che era poggiata sotto il mento.
"Allora... mi prendo un’insalata, grazie. Altrimenti credo che dovrai trasportarmi di peso in camera mia.”
"Lo farei molto volentieri,credimi.”
"Oh, Ejii, smettila di scherzare!”
I suoi occhi azzurri brillavano. Non era forse questo che aveva desiderato?
Innamorarsi?Trovare la ragazza giusta?
Ordinarono l’insalata per Hitomi e un caffè per Ejii, e quando ebbero ripreso la conversazione Ejii parlò del lavoro.
"Sai, il direttore mi ha chiesto di fare un piccolo articolo sugli anime.”
Lei lo guardò, interessata.
"Sì, solo che non me ne intendo molto in materia. Tu ne sai qualcosa?”
"No, mi spiace. Sono piuttosto ignorante in materia ma mio fratello Naozumi potrebbe darti una mano.”
"Perfetto, grazie. Potrei venire domani pomeriggio a casa tua? L’articolo deve essere scritto entro lunedì prossimo e... Hitomi?”
La ragazza aveva lo sguardo perso nel vuoto.
"...chissà cosa starà facendo,ora,il mio fratellino...”
"Ti prometto che ti farò tornare lassù,a qualunque costo.”
L’erba frusciava sulle sue gambe mentre guardava il cielo pieno di stelle e osservava le due lune stagliarsi nettamente sul blu.
"Hitomi!”
Ejii s’alzò precipitosamente dalla sedia e prese Hitomi tra le braccia, sorreggendola.
Inaspettatamente vide che una lacrima che solcava il viso.
"Perché? Perché non riesco a ricordarmi di te?” sussurrò e poi chiuse gli occhi, svenendo.
"Si figuri, signora. Domani mattina la porterò a casa, non si preoccupi.”
La madre di Hitomi riappese il telefono, sospirando.
Da due settimane Hitomi era strana, come se una parte di lei le fosse stata sottratta.
Andando in camera della figlia notò che in mezzo a i vari fascicoli sulla scrivania c’era una piuma.
La prese in mano, vedendo improvvisamente sua madre che le sorrideva.
"Non ti preoccupare, ricorderà, ma anche se andrà, starà bene, te lo prometto.”
L’immagine scomparve e lentamente la signora ripose la piuma dove l’aveva trovata.
Andare dove? si chiese, mentre si chiedeva per la prima volta se il fatto che la sua bambina fosse tornata fosse davvero un bene.
Sephirot stava già alzandosi in volo così lei guardò un’ultima volta indietro verso i suoi amici e poi condusse il guymelef verso il sole che nasceva, seguita da Sephirot, che poi la superò.
Insieme andarono verso casa, insieme si ripromisero di iniziare da capo, insieme, lo sapevano, tutto sarebbe andato come doveva.
"Lo so, lo so, regina Millerna, non vi preoccupate, appena Hitomi sarà di ritorno vi manderò a chiamare. Promesso.”
Le strinse la mano.
Scompigliò la chioma ad Ikaru.
"E tu, principe, comportati bene e non far arrabbiare la tua mamma, intesi?”
Ikaru annuì, salutando Van con la manina.
"Van...” Allen posò la mano, sulla spalla del ragazzo.
Van sorrise, guardandolo negli occhi.
Allen s’inginocchiò dinnanzi all’amico e disse in tono solenne:
"In caso di bisogno ricordatevi che il mio cuore e la mia spada sono al vostro servizio, Maestà.”
Van sorrise nuovamente, mentre Allen saliva con Millerna ed Ikaru sulla Crusaide.
Chid salutò Van con un cenno del capo dalla grande finestra della nave e poi quest’ultima si alzò in volo, portata dal vento di nuove promesse.
Quando si fu seduto, Alessandro esordì.
"Van, io volevo comunicarti che...”
"Lo so. Ditemi la data, su, così non potrò mancare.”
"Bè, veramente ancora no sappiamo se... insomma, io devo rimanere a Valat per un paio d mesi, ma non è detto che....”
Van la guardò, scettico.
"Serena Schezar, quando parli del tuo soggiorno a Valat ti brillano gli occhi e t’illumini, quindi credo che il tuo soggiorno si prolungherà più di quanto tutti noi ci aspettiamo.”
I due si guardavano, mentre Van sorrideva.
"Correggetemi se sbaglio.”
Alessandro alzò le spalle, facendolo vincere.
"Bene. Volete una scorta che vi porti a casa?”
"No, grazie, ho i miei due plotoni dell’esercito. Van...” si fermò,diretto alla porta. "Non scordare che se...”
"...hai bisogno di qualcosa sarò sempre lì per aiutarti. Grazie, Alessandro.”
Serena era già uscita, così Alessandro tornò sui suoi passi fino ad essere vicino a Van.
"Ti manca, vero?”
Per la prima volta in quelle due settimane il giovane re distolse lo sguardo dagli occhi seri dell’amico.
Non rispose, chinando il capo in modo che l’altro non lo potesse vedere in volto.
Alessandro era ben deciso a chiarire la questione, quindi mise due dita sotto il mento del re e lo costrinse a guardarlo in volto, non sorprendendosi quando vide lacrime solcare il suo volto, allorché Van si alzò bruscamente, camminando a passi decisi verso la porta.
Alessandro lo fermò, prendendolo per un braccio.
"Non c’è niente di male nell’ammettere che ti manca, Van. E’ normale.”
Van non si girò, ma rispose, la voce che gli tremava.
"Sì, mi manca, ma il pensiero che mi distrugge è che qui sono passate due settimane, e lei ancora non è tornata.”
"Abbi fiducia, Van. Ricorda che i sentimenti possono raggiungere le persone, ovunque esse siano. Lo dicesti tu poco prima di lasciarla andare, due settimane fa.”
Van si girò asciugandosi le lacrime.
"Sì,ma se la Luna dell’Illusione fosse troppo lontana?”
Alessandro lo lasciò andare, seguendolo con lo sguardo mentre usciva e sperando che Hitomi tornasse, sperando che la Luna dell’Illusione non fosse davvero irraggiungibile.
Che strano - pensò - eppure mi ricordavo che a Fanelia i letti fossero più grandi di quelli sulla Terra.
Fanelia? Ma cosa? Perché questi nomi di luoghi o persone, sensazioni che mai aveva provato la tormentavano?
"Perché?!” quasi Ejii verso il caffè a terra per lo spavento.
"Bè, se il buongiorno si vede dal mattino...” S’affrettò a posare il vassoio con la colazione su un tavolino per riuscire a prendere il cuscino che Hitomi gli aveva lanciato.
"Ejii, cosa diavolo ci fai qui!?”
Il ragazzo si mise le mani sui fianchi.
"Ma bene! Ecco come si ringrazia quando ti offrono ospitalità e...”
Improvvisamente Hitomi arrossì violentemente.
"Ejii, cosa ci faccio io qui? Non avremo mica...”
Ejii si avvicinò e la baciò sulla guancia.
"Zuccherino, se ieri sera sei svenuta perché ti potessi portare qui e poi potessimo fare quello che sai tu, avresti potuto dirmelo, no? Devo dire che avrei anche potuto prendere l’iniziativa...”
"Piantala!” Hitomi arrossì nuovamente maledicendosi per aver parlato.
Ejii le offrì il vassoio su cui aveva posato una tazza di caffè e delle brioche, contornate da un paio di biscotti.
"Su, mangia qualcosa, altrimenti non avrai abbastanza energie per sopravvivere alla mia corte spietata, cherì” sorrise, mettendole il caffè tra le mani.
"Inoltre, Hitomi, scusa, ma dove sei stata nei due mesi di malattia?”
"Io? Ma, Ejii, stavo male..”
"No, no, no, zuccherino, lo sai che non si dicono le bugie al tuo Sempai, vero?Su, dimmi cos’è successo.”
"Niente, Ejii, davvero, sono stata male, un tipo comune d’influenza, che però tornava ogni volta che mi riprendevo.”
"Va bene, quando vorrai dirmelo sono di là in cucina. I tuoi vestiti sono nell’armadio a sinistra.”
Il suo grido lo fece fermare.
"Ejii!! Cosa vuol dire che i miei vestiti sono nell’armadio?”
"Oh, cielo! Che i tuoi vestiti sono nell’armadio, no?Mica potevo metterti a dormire con quell’elegante vestito, no? Ti ho messo una delle mie magliette.”
Hitomi ora era in piedi e si guardava la larga maglietta che le arrivava alle gambe.
Lo guardò, un misto d’incredulità e d’imbarazzo.
"Tu... tu mi hai...”
"Non è la prima volta che vedo una donna a petto scoperto Kanzaki. E ti giuro che non ti ho nemmeno sfiorato, se è quello che vuoi sapere.”
Hitomi si avvicinò minacciosamente e Ejii aprì la bocca per replicare, quando lei lo abbracciò e lo baciò su una guancia.
"Grazie. Dov’è il bagno?”
Ejii raccattò il vassoio e le mise un braccio attorno alle spalle.
"Prima devi fare colazione. Altrimenti sverrai nuovamente perché ti ho baciata troppe volte.”
Lei lo guardò, scuotendo la testa e avviandosi verso la cucina.
Si sedette al piccolo tavolo di legno e sorseggiò il suo caffè, mangiando svogliatamente una brioche.
Improvvisamente il suo viso s’incupì, come se un’improvvisa nuvola avesse oscurato il sole.
Mise le mani attorno alla tazza, come per riscaldarsi.
"Hitomi? Cosa c’è?”
Ti prometto, anche se questo vorrà dire riportarti da Allen, che ti farò tornare a casa.
"Perché?”
"Hitomi, cosa c’è?”
"Ejii, io...”
Il ragazzo le si era avvicinato, le era davanti.
"Io, non so... non ricordo.”
L’abbracciò, cercando di rassicurarla benché non capisse.
"Hitomi, cosa c’è?”
"Io... Ejii, in quei due mesi mia madre e la mia migliore amica, Yukari, dicono che sono scomparsa, come sei anni fa... solo che io... io non me lo ricordo.”
"Cambiati, fatti una doccia, e dopo ne parliamo con calma, Ok? Il bagno è sulla destra, appena esci.”
Lei annuì, alzandosi e avviandosi verso il bagno, facendo scorrere l’acqua della doccia e spogliandosi.
Il getto d’acqua calda la fece rilassare e ripensò con calma a ciò che era successo.
Quelle specie di visioni, come di una vita passata...
Si lavò i capelli e poi uscì, avvolgendosi in un accappatoio di spugna verde scuro.
Uscita dal bagno si avviò verso la camera da letto di Ejii e si vestì, indossando nuovamente l’abito della sera prima.
Il ragazzo l’aspettava in cucina, dove aveva riordinato e dove dell’altro caffè l’aspettava.
Si sedette, e iniziò a raccontare i suoi ricordi più recenti, quelle strane visioni e i nomi che la perseguitavano.
Alla fine Ejii annuì e l’accompagnò a casa sua, la neve ormai che era alta sulle strade e i viali dove gli spazzaneve dovevano passare.
Non c’era nessuno in casa, così Hitomi invitò Ejii dentro.
In fretta si mise un paio di jeans e una maglietta, andando in camera sua e trovando la piuma sul computer, i fascicoli in ordine su uno scaffale.
Improvvisamente scorse i suoi tarocchi e li prese in mano.
Tutto iniziò quando lessi le carte per scoprire il mio futuro in amore...
Tre carte le rimasero in mano, mentre le altre caddero.
La stella: Speranza, ispirazione, ampliamento di orizzonti mentali e fisici. Influenza sugli altri, confidenza e vigore.
La ruota: Cambiamento di fortuna, inizio di un nuovo ciclo, progresso, avanzamento, miglioramento. Carta della rinascita e della buona fortuna.
Il pazzo: Inizio, energia, ottimismo, felicità e forza. Circostanze o accadimenti inaspettati o fuori programma e che rovesciano uno stato preesistente. Decisioni o scelte importanti
La stella, la ruota, il pazzo.
Tre carte che indicavano avvenimenti positivi.
Io non credo che ci sia un Destino che guidi le nostre vite. I desideri delle persone possono avverarsi, bisogna solo avere fiducia.
Corse di sotto, da Ejii, il ciondolo e la piuma strette in mano.
"Ti prego, portami a scuola, dove mi alleno.”
Il ragazzo s’alzò e sorrise.
"Qualunque cosa, pur di farti felice.”
Partirono, Ejii che sorrideva misteriosamente, la neve che aveva ripreso a cadere, più fitta di prima.
Nonostante il freddo e le proteste di Merle uscì all’aperto, nel giardino reale, guardando il cielo e pensando a lei.
Ormai anche Serena ed Alessandro erano partiti, e lui era rimasto solo.
Le lune sembrarono fargli un cenno, e lui sorrise, desiderando ardentemente averla con sè in quel momento, non accorgendosi di una stella che cadeva, ascoltandolo.
Dispose le tre carte in terra e fece oscillare il ciondolo davanti al suo volto.
Voglio ricordare - pensò - vi prego, fatemi ricordare.
Io voglio ricordare!
Una colonna di luce la fece sollevare leggermente da terra.
"Bene.” La voce di Ejii era cristallina.
"Ejii, cosa sta succedendo?”
"Non preoccuparti, presto tutto si risolverà per il meglio.”
"Signorino Van!!” Merle gridò, temendo per il suo re.
Van sorrise, i capelli che si muovevano con il vento che si era alzato.
"Hitomi, sì, arrivo.”
La luce lo trasportò in alto, verso un altro mondo, un altro pianeta di cui conosceva una stella, la sua stella.
"Non preoccuparti, tutto andrà bene, vedrai.”
Una figura si materializzò a una ventina di metri sopra di lei.
Van si ritrovò sospeso in aria, poi iniziò a precipitare.
Sotto vedeva Hitomi, e poco lontano un uomo.
Ma nulla importava ora.
Nulla, tranne lei.
Le sue ali lo sorressero finché fu a pochi metri da lei, tese la mano, lei lo vide e istintivamente tese la mano.
Hitomi vide gli occhi color rubino, i capelli corvini, tese la mano e quando le loro dita si toccarono, allora presente e passato si fusero e lei sorrise, vedendo colui che più amava al mondo.
"Un angelo?” sussurrò. "Chi sei tu?”
Van sorrise, abbracciandola, mentre Ejii mutava.
Folken li osservava, sorridendo.
"Grazie, Folken, se non fosse stato per te..”
"No, non ringraziarmi, zuccherino. Van, prenditi cura di lei. Siate felici.”
"Sì.” annuirono, la colonna di luce che li faceva salire, su, sempre più su, le ali di Van che li sorreggevano.
E poi, mentre la figura di Folken svaniva e loro si baciavano, scomparvero, verso il cielo, in forma di stelle cadenti, stelle che avrebbero brillato per l’eternità.
Annuì, guardando la neve che cadeva e sorridendo, sapendo che finalmente Hitomi ora stava bene.
Hitomi si alzò, sorridendo.
"Arrivo, arrivo.”
La carrozza si avviò, Hitomi che guardava fuori dal finestrino.
Il suo vestito era bianco, con delle rose di pizzo ricamate lungo il bordo della gonna.
Benché semplice le donava un’aria regale, e quando scese dalla carrozza, trovandosi davanti alla chiesa gli abitanti che erano rimasti fuori l’accolsero con uno scroscio di applausi.
All’interno, Van aspettava il suo arrivo, il vescovo al suo fianco.
Quando le pesanti porte si aprirono ed Hitmi entrò tutti i presenti ammutolirono.
Le ancelle la seguivano, portando mazzi e mazzi di fiori.
Hitomi camminò lentamente fino ad arrivare alla base dei gradini, dove Van la accompagnò fino all’altare.
Entrambi si inginocchiarono davanti al vescovo e il coro iniziò a cantare, in sottofondo.
"Vuoi tu, Van Fanel, sovrano di Fanelia, ultimo discendente degli Uomini Draghi Divini, prendere Hitomi Kanzaki come tua moglie e compagna, amica nel bene e nel male, in ogni momento della tua vita, finché morte non vi separi?”
"Lo voglio.”
"E vuoi tu, Hitomi Kanzaki, prendere il qui presente Van Fanel, Re di Fanelia, ultimo discendente degli Uomini Draghi Divini, come tuo sposo e compagno, nel bene e nel male, in ogni momento della vostra vita, affinchè insieme possiate regnare su Fanelia, finché morte non vi separi?”
"Lo voglio.”
"Bene. Come simbolo della vostra unione porterete questi anelli, che vi ricorderanno il vostro giuramento, che niente e nessuno potranno dissolvere.”
Van mise al dito di Hitomi un semplice anello d’oro bianco, costellato di minuscoli diamanti.
Hitomi mise a Van un anello d’oro bianco, costellato di rubini.
"Bene.“ Il vescovo si spostò e passò una corona appoggiata su un cuscino di velluto a Van.
"Io, Van Fanel, sovrano di Fanelia, prendo in matrimonio Hitomi Kanzaki, facendone così la regina di Fanelia, d’ora in poi, Hitomi Kanzaki Fanel.”
Hitomi s’inginocchiò mentre Van le posava sul capo la corona costellata di pietre preziose.
"Ora puoi baciare la sposa.” Il vescovo sussurrò.
Van tolse delicatamente il velo dal volto di Hitomi, i suoi occhi pieni d’amore incontrollabile e, mentre le colombe volavano, la baciò, dolcemente, come quella prima volta, mentre i presenti applaudivano senza sosta.
I due regnanti scesero dall’altare e al loro passaggio tutti i presenti s’inginocchiarono, i cavalieri estrassero le loro spade e quando le porte della chiesa si aprirono i petali inondarono i capelli di entrambi, mentre le trombe suonavano e i cavalieri presenti gridavano:
"Lunga vita al re e alla regina di Fanelia, Hitomi e Van Fanel!”
In fondo al sentiero c’era l’Escaflowne.
Van montò e il Drago apparve.
Hitomi saltò su, mentre volavano verso la loro nuova casa, al castello, mentre le colombe li circondavano e le campane suonavano, gli abitanti che gioivano, e loro due che nel cielo si baciavano.
"Insieme, o Escaflowne, portaci verso un periodo di pace e prosperità” dissero in coro, mentre il ciondolo s’illuminava e, dopo aver esaudito la loro richiesta scompariva in una luce argentata, salendo in cielo, salendo e portando con sè le speranze e sogni dei due giovani sovrani.
Appena dopo che il banchetto fu terminato, Van portò Hitomi nell’hangar.
Insieme misero le mani nel cuore dell’Escaflowne e ne estrassero l’Energist, che iniziò a brillare e poi si dissolse nell’aria.
Entrambi sorrisero e senza una parola uscirono, sperando ardentemente di non dover svegliare ancora il Drago che li proteggeva, il Drago che volava alto, proteggendoli dai pericoli.
"Sono contento, Hitomi. Ora non dobbiamo più preoccuparci, ora tutto andrà per il meglio, ora tutto è un lieto fine.”
Lei sorrise,guardandolo.
"Van, non credo.”
"Perché?”
"Io... io credo che non ci sia un Destino, che siamo noi a crearci in parte il nostro futuro, che alla fine è Dio che ci aiuta a trovare la strada giusta, credo che niente è mai perduto...” esitò,continuando a sorridere. "Perché, vedi, io credo che non ci sia mai un lieto fine, semplicemente perché nulla finisce. Credo che noi non dobbiamo essere ciò che sembriamo, credo che noi dobbiamo provare essere ciò che sogniamo.”
Van annuì, baciandola, capendo che ora nulla sarebbe più finito, che non solo il loro amore, ma tutto e tutti oramai erano divenuti un...
"Sentimento Eterno” dissero insieme.
L’oscurità li avvolse, ma entrambi sapevano che finché non sarebbero stati loro a volerlo quell’oscurità non sarebbe mai durata, perché ora un’immensa luce li avvolgeva, una luce che non era di angeli o creature divine, ma era una luce che proveniva dai loro cuori, dai loro sentimenti che non per l’ultima volta sarebbero riusciti a cambiare un mondo nel cui cielo brillavano due lune.