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Capitolo 9

  "Comandante,comandante!" il suo grido fu interrotto da una spada che lo trapassò da parte a parte. Van cercava di ignorare il sudore che gli faceva annebbiare la vista. Un altro guymelef in pochi secondi fu a terra,la spada di Alessandro che lo colpiva sul capo. La città di Shantal era ormai stata abbandonata da tutti gli abitanti. Van fece volare il Drago in alto, scorgendo le sue truppe fare una strage di Guymelef e uomini a cavallo.
  "Dove sei, maledizione, fatti vedere!"
  E poi, inaspettato come non mai vide un palazzo circolare, molto grande, dalla cui cupola si andavano alzando guymelef e guymelef, una ventina, poi altri dieci, poi altri e altri ancora, finché il palazzo non fu più visibile. Il Drago sfrecciò tra loro invisibile, uccidendo e ferendo come non aveva mai fatto prima. Un senso di inquietudine lo opprimeva, come se da un momento all'altro qualcosa sarebbe andato storto. Irruppe nel palazzo, sfondando una parete e guardandosi attorno,vigile. L'Escaflowne si materializzò in una grande sala,apparentemente deserta. Van scese con cautela, portando una mano alla spada in caso di bisogno, poi iniziò ad avanzare verso una grande porta. Quando le fu abbastanza vicino tese l'orecchio e sentì parlare qualcuno.
  "Non potrà fare nulla,ormai."
  "Non è detto, sai di cosa è capace."
  Una risata gli rispose aspramente.
  "Basta così. Ha ragione Fuuka, non sappiamo cosa potrebbe fare ma per il momento noi dobbiamo solo aspettare."
  Van avvertì uno spostamento d'aria dietro di lui e poi,quando si girò fece appena in tempo a scansarsi,evitando la spada che si conficcò nel mogano della porta con un clangore metallico. Il soldato non riuscì a gridare che la spada di Van si era conficcata nel suo petto, mentre la pesante porta veniva aperta con fragore.
  "Ma bene, Van Fanel, lo sapete che è maleducazione origliare alla porta?"
  Van sputò in terra, disgustato.
  "Oggi non è di educazione che parlavate, se non sbaglio."
  "Avete ragione, Fanel, avete ragione."
  Al suo schiocco di dita una ventina di soldati si raggruppò intorno a Van, circondandolo. Il ragazzo cercava di escogitare un modo per spiazzare il nemico quando l'uomo di nome Fuuka disse:
  "Oh no, Van, perché vuoi andar via? E' da così tanto che ti stiamo aspettando."
  E allora, purtroppo solo allora, Van capì. E gli passò davanti la scena di una decina o forse più, una ventina di guymelef che si avviavano a sud, verso la sua terra protetta dal Drago, incaricati di rapire la Fonte della Luce, la sua amatissima luce, che riusciva a far spuntare il sole ogni mattina, ma che oggi sarebbe calata con lui. Da più di tre giorni erano lì e forse i guymelef erano già arrivati. Ma?
  "Van, no, non fare così. Il mio Van non si sarebbe arreso così facilmente. Perché lui sa che lo sto aspettando, qualunque cosa accada."
  Van guardò negli occhi Toshiro e vide tremare tutti i presenti, quando udirono il suo grido.
  "Escaflowne!"

  Serena tossì nel sonno, come se ci fosse stato del... fumo? Istantaneamente aprì gli occhi,tossendo ancora più forte, cercando di impedire agli occhi di lacrimarle. Un denso fumo nero invadeva la stanza, uscendo o entrando? Dalla finestra aperta. Serena si precipitò fuori dalla stanza, una maglietta bagnata premuta sulla bocca e sul naso. Raggiunta la stanza di Hitomi sfondò la porta con una spallata, ignorando il dolore. Il letto di Hitomi era vuoto. Serena corse, fuori, andò in giardino in tempo per vedere Merle e Millerna, con gli altri che guardavano Lanthis e Sephirot allontanarsi verso nord. La ragazza si fermò di colpo quando il sangue le si gelò nelle vene, vedendo la facciata del castello invasa dalle fiamme, piccoli guizzi arancione che mordevano le tende e le bandiere, mentre le guardie spegnevano il fuoco dove era più espanso. Alla fine il castello di Fanelia era solo bruciato verso l'ala est, fortunatamente disabitata al momento.
  "Serena, stai bene?" La regina Millerna le sorrise, vedendo che la ragazza stava bene. Seaven ed altri paggi stavano rassicurando i paggi più piccoli, Merle li stava curando dalle varie scottature, Chid stava con Ikaru e Dryden mentre la regina curava i rimanenti feriti. Serena si sedette sul prato, desiderando che Alessandro fosse con lei.
  "La ritroveranno, non preoccuparti. Anche se non sembra le hanno giurato fedeltà e la stimano molto, quindi non la lasceranno rapire."
  "Già,spero solo che le due lune sappiano quello che stanno facendo."
  Millerna la guardò con un'aria interrogativa,ma poi essendo stata chiamata da Dryden non potè riflettere più di tanto sulle parole dell'amica.
  "Oh, non vi preoccupate, le due lune sanno il fatto loro e non credo che si mettano a giocare con le nostre vite con il Destino." Moonstar la guardava con occhi lucenti.
  "Lo spero, lo spero." Serena chiese per l'ennesima volta a quel cielo stellato cosa riservasse a tutti loro, se sorprese o tragedie, se amore o morte, se stessero facendo della loro vita un teatro o una vita troppo complicata.

  Lanthis non riusciva a capire. Come potevano sapere che Hitomi era il Guardiano della Luce? Scosse la testa mentre seguiva la rossa fenice che la precedeva. Erano ormai due ore che cercavano, invano. Era come se i guymelef si fossero liquidati, spariti nel nulla. Sephirot atterrò in una radura, scendendo da Fireheart.
  "Cosa ne pensi?"
  "Non lo so. E' tutto troppo strano. Quei guymelef non possono essere spariti nel nulla, giusto?"
  "Eppure sembra sia così. Dividiamoci. Io continuo a nord, tu torna indietro e avverti gli altri. Resta a palazzo,non vorrei che ti succedesse qualcosa." Si girò, salendo nuovamente su Fireheart che si alzò in volo e in mare di piume infuocate partì verso nord.
  "Fai attenzione" sussurrò Lanthis,come se lui potesse sentirla. Salì su Windheart e tornò a sud, verso il castello,pensando alla sua infanzia e a come lui l'aveva sempre protetta e difesa. Eppure... in tutti quegli anni non era riuscita a capire se quello che provava per lui era amore o un semplice affetto fraterno. E ora che avrebbe potuto perderlo... a nord per cercare Hitomi, ma anche a nord per andare in guerra. Quel pensiero le si posò nella mente come un sassolino si posa sul fondo di un mare. A nord, dove si poteva morire.

  "Seaven rispondi, Seaven!"
  "Chi è?Chid?" Un uomo gli era davanti, ma lui non lo conosceva.
  Ed era sorpreso perché era come se non ci fosse, come se solo lui lo vedesse. Era un uomo alto, molto atletico, sulla trentina.
  "Chi sei?" lui scosse la testa, come per negargli qualcosa. "Cosa vuoi da me?"
  "Voglio che tu vada. Ora non capirai, ma lui ha bisogno di te. Raggiungilo, fa' presto." E poi, come se fosse stato d'aria l'uomo svanì, davanti ai suoi occhi.
  "Seaven, Seaven!" Chid lo stava scuotendo per una spalla, costringendolo a rispondere.
  "Chid, cosa c'è?"
  Chid lo stava guardando come se avesse visto un fantasma.
  "Seaven, con chi stavi parlando?"
  "Con quell'uomo... era davanti a me, mi ha sussurrato delle parole e poi è... è sparito."
  Il principe lo scrutò con aria preoccupata, i suoi occhi azzurri che cercavano di capire.
  "No, non fa niente. Io... io devo andare." Si alzò,avviandosi verso l'hangar dove riposavano i vari guymlef. Invano Millerna, Dryden, Merle e Serena tentarono di fermarlo. Montò su un guymelef e volò in alto, allontanandosi da casa e dirigendosi verso un passato che lo chiamava sempre più forte.

  Un senso d'ansia la opprimeva. Quando riuscì ad aprire gli occhi gonfi vide solo quattro fredde mura di pietra, un letto di paglia e una tinozza per l'acqua. Si pulì alla bell'e meglio il sangue che le colava dal naso e si sciacquò il viso con dell'acqua gelida. Andò a sedersi sul pagliericcio, mettendo la testa tra le gambe, cercando di pensare e di non morire congelata. D'improvviso la porta di legno s'aprì e qualcuno le tirò una coperta di lana con un rozzo lenzuolo. Stese quest'ultimo sulla paglia e si coprì con la coperta, mentre le davano un piatto con del pane e della frutta, al quale lei non fece caso. Cercò di dormire, ma non riusciva a farlo grazie al violento mal di testa che la stava torturando dal suo risveglio. Sospirò, trovando finalmente una posizione comoda, chiuse gli occhi e così non notò che la soffice e bianca piuma che teneva stretta in mano stava brillando di luce propria, rassicurandola come non mai.

  Fuori le nuvole passavano senza sosta, giocando tra di loro. I suoi capelli le ricadevano sul volto, per cui prese un fiocco e se lì lego in un'alta coda di cavallo. Quel fiocco, con le orecchie di gatto ai lati, glielo aveva regalato Hitomi per il suo compleanno, l'anno prima. E poi, era successo, ancora una volta. Hitomi era scomparsa ancora. Aveva telefonato al Sempai Amano, avvertendolo, anche se sapeva che non avrebbe cambiato le cose. La madre di Hitomi era... non troppo preoccupata, anche se non sapeva dove fosse sua figlia. Già sei anni addietro la ragazza non aveva voluto rivelare dove era finita, così dopo tre mesi non se ne era più parlato. Eppure...
  "Oh, Sempai Kanzaki, perché non vuoi dirmi cosa fai? Dove sei Hitomi?"
  Le nuvole oscurarono il sole e in quel momento Yukari scorse in una bianca nuvola il volto dell'amica che le sorrideva, come non faceva da molto tempo, ormai.
  "Se dove sei, sei felice, sono contenta per te, Sempai. Ma per favore... - non riuscì a frenare le lacrime - Per favore, Kanzaki, mi manchi. Perché non posso sapere dove sei?" Le nuvole si dissolsero, lasciando quel cielo così azzurro privo di risposta per la ragazza.

  Reya tentò di alzarsi, invano. La gamba destra era intrisa di sangue, il suo guymelef che tuttavia continuava ad avanzare. Un altro guymelef lo affiancò, senza una parola, proteggendo il suo lato malridotto. All'improvviso i due udirono una voce che gridava. Van era sopra la collina che li sovrastava, accerchiato da una decina d'uomini e legato ad un palo di legno. Il corpo del ragazzo perdeva molto sangue, pareva fosse svenuto. Yuria si separò da Reya ma venne accerchiato da una decina di guymelef che gli impedirono il movimento.
  "Dove credi d'andare? Guardati attorno. Per voi è finita, mi spiace."
  Qualcuno lo gettò in terra, dopodiché un immensa fiammata avvolse i guymelef accanto a lui. Senza perdere tempo Yuria volò verso la collina, uccise senza difficoltà gli uomini attorno a Van e lo liberò, prendendolo in una mano. Alessandro intanto era riuscito a liberarsi dei nemici e aiutando Reya prese il volo, battendo in ritirata. Dopo che Sephirot si assicurò che nessuno li seguiva raggiunse gli altri in un bosco a poche miglia da lì. Avevano disteso i feriti su un tappeto di foglie, cercando di curarli come potevano. I medici del campo riuscirono a placare emorragie e ad risanare ossa rotte,tuttavia il numero dei feriti era ancora alto.
  "Dobbiamo portarli al sicuro." Yuria annuì, chiedendo ai suoi uomini di portare a casa i feriti. La squadra partì, lasciando lì solo metà dell'esercito che era partito tre giorni prima. Van era in una tenda poco vicino e si svegliò bruscamente, la fronte imperlata di sudore. Restò con gli occhi chiusi per qualche minuti, ma poi, quando Alessandro entrò per cambiargli la fasciatura li aprì, sospirando. La gamba gli pulsava dal ginocchio in giù e quando l'uomo gli tolse le bende sporche di sangue Van sussultò, vedendo un profondo taglio che aveva sul polpaccio. Ignorò il dolore mentre Alessandro, più cautamente che poteva, gli cambiava le bende e chiese, la voce roca.
  "Cosa è successo?"
  "Ti abbiamo recuperato svenuto legato ad un palo ed accerchiato da una decina d'uomini, non sappiamo cosa ti abbiano fatto o cosa è successo prima."
  Van poggiò la testa ancora più profondamente sul cuscino,lasciando i capelli cadergli davanti agli occhi. Proprio in quel momento Alessandro tirò fuori un blocco di fogli e una matita.
  "Cosa vuoi fare?" sussurrò, flebilmente, troppo debole per alzare la testa.
  "Non ti dispiace se ti faccio un ritratto, vero? Sei veramente perfetto, in quella posizione."
  Così Van restò immobile per almeno una quarantina di minuti, pensieri non molto allegri che gli affollavano la mente. Alla fine non si accorse neanche che Alessandro aveva lasciatola stanza, lasciando sul comodino un foglio. Van lo prese e lo guardò con interesse, vedendo il suo riflesso dipinto sulla carta. I capelli neri e folti gli ricadevano sul viso, coprendogli parzialmente gli occhi. Una mano vicino alla guancia, il profilo del cuscino non perfettamente definito e... e poi, Van si domandò come sapesse, un paio d'ali candide gli spuntavano dalla schiena, posando piume sul cuscino e facendole aleggiare tutt'intorno, ma cosa ancora più sorprendente dietro a quelle ali c'era Hitomi che sorrideva, gli occhi splendenti che lo contemplavano. Van ripose il ritratto nel cassetto del comodino, chiedendo ancora una volta al ciondolo che ondeggiava dove fosse la sua stella gemella, la sua dolce luna.

  Moonstar osservò le stesse che cadevano mentre gli altri si davano da fare per ristabilire un certo ordine a palazzo, cercando di dormire quelle poche ore che rimanevano. Seaven era partito da più di un'ora e lui aveva persuaso Dryden e Chid dall'andare a cercarlo. Poco prima erano arrivati dei guymelef e avevano portato i feriti, prendendo le scorte di cibo e altri soldati li avevano seguiti. Tuttavia, mentre guardava il sole che si schiariva divenendo color porpora si chiedeva quale fosse il piano di Toshiro. Avrebbe potuto uccidere tutti loro, così da assicurarsi la supremazia su Asturia e Freid. Invece aveva solo fatto rapire Hitomi. Poi, mentre osservava il castello che riposava, capì. Chid, i regnanti di Asturia erano lì, mentre Van e Alessandro erano a nord. Avrebbe potuto uccidere tutti quando avesse voluto. Sospirò, sperando che la sua teoria non fosse reale e rimase a guardare il sole che prendeva il posto delle due lune, rischiarando il cielo e forse riuscendo a rischiarare un poco della loro vita.

  Seaven perlustrò l'area sottostante e alla fine li scorse. Erano accampati in una piccola radura, molte tende sparse qua e là, uomini che sistemavano le scuderie per dei cavalli all'apparenza appena arrivati. Molte guardie stavano ergendo tende per il campo, altri portavano del cibo in  una tenda e i più sedevano, aspettando ordini. Atterrò in mezzo allo spiazzo e i soldati gli rivolsero occhiate furtive mentre scendeva. Van scostò l'orlo della sua tenda e avanzò, guardandosi attorno. Appena scorse Seaven un'espressione insieme spaventata e sorpresa si dipinse sul suo volto. Seaven si avvicinò, inginocchiandosi al suo cospetto.
  "Maestà, Hitomi è stata pur..."
  "Lo so" la fredda voce del re gli fece alzare di scatto la testa.
  "Maestà, me ne dispiace, non abbiamo potuto fare niente, Master Sephirot e Lady Lanthis sono partiti per cercarla."
  "Lo so. Sono qui. Vorrei sapere perché tu sei qui, invece che a palazzo."
  Il suo sguardo non gli permetteva di trovare una scusa plausibile.
  "Maestà, io... dovevo venire qui, non so ecco..."
  Van scosse stancamente la testa.
  "E' meglio se tutti noi andassimo a dormire. Domani mattina discuteremo sul da farsi" Seaven annuì, alzandosi e incamminandosi a fianco del re. Questi lo guardò.
  "Anche sul fatto che tu debba o no tornare al castello."
  "Ma, Van..."
  "No. Niente ma. Domani deciderò se tu tornerai a palazzo o no. Non è un allenamento questo, chiaro? Non voglio sentire discussioni."
  Seaven inghiottì e annuì, benché non d'accordo. Capiva che Van voleva solo che lui non si facesse male,tuttavia... quell'uomo, era stato più forte di lui. L'impulso improvviso di dover arrivare lì lo aveva sopraffatto. Sospirò, seguendo Van che lo attendeva nella sua tenda e appoggiandosi al bordo del letto per togliersi gli stivaletti.
  "Perché sei venuto?"
  "Quell'uomo, ha detto che avevi bisogno di me."
  "Uomo?""
  Seaven annuì, ma improvvisamente non ricordava più i lineamenti dell'uomo con cui aveva parlato. Sarà la stanchezza, si disse.
  "No, niente, Van. 'notte." Si sdraiò sul letto, non volendo pensare e difatti pochi minuti dopo si era addormentato.
  Uomo? Chi, Seaven?
  Una piccola finestra intagliata nella stoffa della tenda faceva entrare un raggio di luce chiara. Una piuma grigia le volava dentro. Van cercò di prenderla ma esse gli attraversò la mano. Van alzò la testa di scatto guardando negli occhi le due lune.
  "Fratello?"sussurrò nel buio, la piuma che scompariva lentamente sotto i raggi della luna.