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Capitolo 8

  Un nuovo giorno,un'altra alba,il cielo che come molti altri giorni pian piano si colorava di porpora, poi di rose,finché finalmente una fioca luce faceva risplendere tutto,in un momento fatato,di assoluto silenzio, e poi, sì, eccolo lì, il sole che pian piano saliva, con calma, ancora un po' addormentato, ad illuminare i volti delle persone che gli auguravano il buongiorno.
  Quella mattina le fronde degli alberi le sussurravano di svegliarsi.
  Di malavoglia aprì gli occhi,assonnata.
  "Van? Ho sonno, lasciami dormire." Ma non era lui.
  Si alzò dal suo tappeto di foglie e entusiasta guardò quel sole salire nel cielo, riscaldandole gradualmente il viso.
  Van dormiva al suo fianco e lei gli spostò una ciocca di capelli scuri dal viso per guardarlo meglio.
  Oh Van - pensò - vorrei tanto non doverlo fare. Vorrei tanto non doverlo fare; non voglio combattere,anche se questo è il mio compito, io non voglio.
  Guardò di nuovo il sole che nasceva e provò una fitta al cuore.
  "Perché le cose belle devono mettere tanta tristezza?" sussurrò.
  Il vento le scompigliò i capelli, sussurrando qualcosa che lei non riuscì a capire, trasmettendole un'improvvisa calma. Appoggiò il mento sulle ginocchia, sospirando e valutando la risposta che il vento, passando una seconda volta, le aveva dato:
  "Perché così facendo ti fanno forse capire il loro valore..."
  "Cosa vuoi dire?"
  "Oh, capirai, bambina, un giorno, forse, capirai..."

  Il sole stava spuntando anche sulle mura di un castello, e una ragazza lo stava guardando pensierosa.
  La sua coda frustava l'aria, i suoi capelli si muovevano con il vento, lei rimaneva immobile a osservare l'orizzonte.
  "Signorino Van, dove siete?" sussurrò.
  "Merle..."Un uomo la stava osservando, preoccupato all'idea che lei avesse passato la notte in bianco per aspettare il re. Le si sedette vicino.
  "Yuria dove potrebbero essere?"
  "Merle,non avrai passato la notte in bianco ad aspet..."
  "Dove saranno?" La guardò.
  Era seriamente preoccupata, i suoi occhi nascondevano dietro all'azzurro una grande tristezza.
  "Tu dovresti essere a letto." La prese in braccio.
  "Yuria, cosa fai, lasciami andare, devo..."
  Ma d'improvviso si rese conto di quanto i loro visi fossero vicini.
  "Hai forse intenzione di baciarmi, comandante?" Lui sorrise divertito.
  "Può darsi. Oggi o un'altra volta comunque riuscirò a coglierti di  sorpresa." Ignorando l'avvampare di lei la condusse giù verso le sue stanze, e aperta la porta entrò, lasciandola docilmente cadere sul letto. Le scompigliò la folta chioma.
  "Vedi di non rimanere alzata di più, dormi, ti scuserò io se per colazione se non ti vedranno."
  "Yuria, perché anche tu eri sul tetto ?"
  "Io? Potrai vedermi tutte le mattine lassù, a contemplare il sole che nasce."
  "Ma perché?" Lui sorrise,una vena di malinconia che risaltava nella sua voce.
  "Perché guardare l'orizzonte è come vederla di nuovo."
  "Chi?" ora Merle si era messa al bordo del letto.
  "La mia Elise, che era vivace e allegra proprio come te, la mia Elise, la mia ex-ragazza."
  Pian piano si stava avvicinando di nuovo e Merle non se ne accorse.
  "La tua ragazza? Perché cosa..." la dolce pressione delle sue labbra contro quelle di lei le impedì di continuare. Merle fu colta alla sprovvista, tuttavia ricambiò il bacio, lasciandosi prendere il volto tra le mani.
  "Un giorno,forse ti racconterò. Vedremo, mia piccola Merle." La baciò sulla fronte e uscì dalla stanza.
  Merle si lasciò cadere sul letto e pochi secondi dopo dormiva felice, i raggi di sole che illuminavano debolmente il volto sorridente.

  "Già vi allenate? Reya non trovi che sia presto? Questi poveri ragazzi presto saranno sfiniti!"
  "Non ho il tempo di parlare!" Reya difatti stava duellando con un ragazzoche il prossimo anno avrebbe avuto l'investitura e sarebbe diventato cavaliere.
  "Bene, capisco." Alessandro si incamminò tra le coppie di ragazzi che si stavano allenando,andando a sedersi sotto un albero. Una lancia si conficcò a pochi metri da lui. Seaven lo stava guardando, la sua spada in mano, la fiamma della sfida che ardeva nei suoi occhi. Alessandro si alzò, prese la lancia e poco dopo fronteggiava il ragazzo, osservandolo con più cautela della volta precedente. Era abbronzato, il sudore gli clava lungo la fronte, che era parzialmente coperta da folti capelli neri. I suoi occhi verdi ardevano, volenterosi di lanciare una sfida, fronteggiando spavaldamente gli occhi verde acqua del re di Valat, che sorrise.
  "Gradite un incontro, sire?" Alessandro si guardò attorno, vedendo altri ragazzi che li osservavano.
  "Seaven, non hai forse altri compagni con cui batterti?" Seaven si guardò attorno.
  "Loro? No, li ho già sconfitti in precedenza. Reya sta già combattendo e in assenza del re Van non ho nessuno con cui possa confrontarmi."
  Alessandro sorrise,stupito da tanta prepotenza.
  "Allora,in guardia."
  Posizionò la sua lancia in verticale si mosse in avanti, cercando di colpire con colpi rapidi e precisi. Seaven rimaneva sulla difensiva, schivando e muovendosi in continuazione. D'improvviso si fermò.
  "Maestà, che ne dite di uno scontro a cavallo con le lance?"
  Alessandro si fermò,pensando. Alla fine si decise e annuì, chiedendo a Reya di far preparare due cavalli per loro.
  "Bene. Seaven, combatterete nell'arena,conduci Alessandro lì."
  Seaven annuì e s'incamminò verso una parte del castello che era dopo l'ala ovest. Alla fine vi era un'entrata e i due si ritrovarono all'inizio di una grande arena. Rumore di zoccoli sul selciato li fece girare e videro un cavallo nero, Shadow, del re e un altro cavallo, baio, per Seaven. Alessandro montò agilmente, e in pochi secondi fu su anche Seaven. Reya diede loro le lance. Si posizionarono in linea retta, una decina di metriche li separava. Entrambi misero le lance in posizione orizzontale. Il cavallo di Seaven raschiò uno zoccolo a terra.avvertendo la tensione. Reya li guardò entrambi, da uno dei gradini degli spalti.
  "Pronti,in posizione, iniziate!"
  Shadow si lanciò, il re puntando l'ascia verso Seaven. Seaven, gli andò incontro, le lance si scontrarono, i loro visi erano vicini. Alessandro indietreggiò, colpì Seaven con la lancia alla spalla e questi lo colpì invano, cercando un'apertura. La sua lancia si alzò, sopra la sua testa e colpì la lancia di Alessandro, facendo pressione. Improvvisamente il cavallo di Seaven s'impennò, Seaven cadde a terra e per poco non svenne. Alessandro era smontato in fretta, aiutando il ragazzo ad alzarsi. Il suo cavallo, Chubby, era stato ripreso da Reya.
  "Com'è successo?" Seaven si massaggiò la testa.
  "Non lo so. Non credo di aver fatto niente che potesse spaventarlo."
  "No, infatti.Qualcuno lo ha colpito con questo." Reya sollevò un ago, che sembrava più un coltello, solo più piccolo.
  "Guarda qui. E' il marchio di..."
  Seaven sussultò appena vide l'emblema che lo spadino riportava. Un'aquila con le ali dorate.
  "Jasha. Il paesino a est di Shantal" disse.
  Si massaggiò la testa nuovamente per scacciare quei ricordi, insieme al dolore. Prese Chubby e uscì dalla grande arena senza proferir parola. Alessandro e Reya lo guardavano mentre usciva, cupo tutto d'un tratto. Alessandro fece per seguirlo ma Reya scosse la testa.
  "Vedi, suo nonno ha chiesto a Van di prenderlo come paggio. E' stato bè..." esitò. Poi riprese. "Da piccolo ha subito violenze dal padre. La madre era morta dandolo alla
luce e il nonno l' ha fatto fuggire e l' ha portato qui. Non l'abbiamo più sentito. Il padre trattava Seaven come uno schiavo e sospettiamo ci sia qualcosa che il ragazzo ha visto e che non vuole dirci, perché ogniqualvolta cerchiamo di parlare della sua infanzia se ne va o diventa furioso. Sono ormai due anni che è con noi. Tra due anni diverrà un ottimo scudiero e poi, se passerà il rituale diverrà un cavaliere."
  "Il rituale?" Reya annuì.
  "Già,il famoso rituale di Fanelia. Per una settimana sarà lasciato solo nella foresta reale, dovrà raggiungerne il centro e lì affronterà l'Ordeal. E' una stanza in cui lui deve entrare, lì affronterà tutti i suoi dubbi e le sue paure. Quando uscirà sarà probabilmente sfinito, ma allora dovrà portare qui al cospetto del re tre teste di drago. Non potrà rivelare cosa ha visto nell'Ordeal, pena la morte."
  Alessandro fischiò la sua ammirazione.
  "Vuol dire che i cavalieri di Fanelia sono veramente provati. Non vorrei doverlo fare."
  Reya sorrise.
  "E' un modo come un altro di affrontare le proprie paure,non credi ?" Alessandro scosse la testa, dubbioso.
  "Pensala come vuoi."
  Dimenticandosi dell'argomento principale della situazione uscirono dall'arena, i raggi del sole che non li lasciavano un momento.

  Allen osservava la principessa Millerna medicare un cavaliere ferito durante il recente scontro, poi avvicinarsi a lui, sospirando.
  "Allen,lo sai che non dovresti..." Allen le sorrise, guardando Ikaru che si appendeva alla gonna della regina.
  "Veramente non sono stato io a chiedere di venire qui." Millerna guardò il cavaliere che stava guardando Ikaru con ...amore?
  "Oh ,Allen" sussurrò . Allen alzò la testa, i suoi capelli biondi che gli nascondevano parzialmente il viso.
  "Perché non glielo dici? Odio vederti soffrire così." Il cavaliere si alzò e scosse la testa.
  "Vedi, Millerna è solo che..."era la prima volta che le dava del tu. "Non posso. La sua reputazione sarebbe rovinata,così anche la mia e forse anche tu potresti andarci di mezzo. Non voglio che la povera Marlene debba essere disonorata, Millerna. Anche se vorrei tanto non posso. Troppe cose potrebbero rovinarsi. Poi come la prenderebbe lui? Non so come potrebbe reagire. Se perdesse la fiducia che ha in me, io..."
  Millerna scosse la testa.
  "Ma Allen, lui è tuo figlio!!" esclamò.
  Allen si sedette, guardando fuori dalla finestra.
  "Lo so, Millerna, lo so, credimi."
  Il silenzio fu interrotto solo dalla voce di Ikaru,che tirava la gonna della madre.
  "Mamma, perché il signore biondo piange?" Millerna lo prese in braccio, lacrime che forzavano per cadere.
  "Perché... perché non può dire la verità ad una persona che ama molto." Allen sospirò, sussurrando.
  "Cosa fai ora, Chid Zar principe di Freid?"

  In quel momento, appunto, Chid stava riordinando le sue armi dopo un duro combattimento quando un messaggero spalancò la porta della stanza.
  "Principe! Principe due truppe nemiche stanno attaccando! Una a est e l'altra a sud della città,impedendoci la fuga! L'unica soluzione è quella di andare a Fanelia e chiedere aiuto!"
  Chid si alzò e guardò l'uomo, pensieroso. Benché avesse solo undici anni e presto ne avrebbe compiuti dodici non voleva abbandonare il suo regno.
  "Shakil, non posso abbandonare il mio regno, resterò qui e combatterò, ma non fuggirò dinnanzi al nemico."
  Improvvisamente Shakil lo scosse per le spalle, i suoi occhi castani che non lo lasciavano un attimo.
  "Principe Chid, mettete da parte l'orgoglio e pensate! Se voi moriste oggi, chi potrebbe prendere il trono? Anche se i nemici dovessero battere il nostro esercito voi sareste vivo e potreste tornare aiutato dal sovrano di Fanelia e di Asturia."
  Chid sapeva che doveva andarsene,eppure...
  "Ve ne prego, principe."
  Chid abbracciò Shakil.
  "Grazie,Shakil. Sei stato come un padre in questi anni per me, non morire, altrimenti giuro che..." Shakil gli mise un dito davanti alla bocca.
  "Non giurate, principe, ci rivedremo, ve lo prometto. Su, andate. All'uscita est c'è una nave che vi aspetta"disse, un sorriso tremante sulle labbra.
  "Grazie, Shakil" Chid prese una spada e un arco e uscì sul corridoio. Arrivato all'entrata della nave si girò e guardò indietro. Shakil lo guardava, quando i loro sguardi s'incontrarono il capitano s'inchinò.
  "Buona fortuna, mio re."
  Chid sorrise.
  "Buona fortuna a voi, padre."
  Si rivolse con voce autoritaria al comandante.
  "A nord, portatemi a Fanelia, comandante."
  "Come desiderate, principe."
  Chid sentì i rumori della battaglia e dal principato di Freid vide levarsi del fumo. La città... la sua città era avvolta dalle fiamme da un nemico sconosciuto. Sospirò, volgendo lo sguardo verso nord, verso quella terra protetta dai draghi.

  Serena stava passeggiando nella foresta reale quando vide Jajuka vicino alla tomba di Folken. Era inginocchiato davanti alla tomba pensieroso e non si accorse della sua presenza se non fino a quando lei gli toccò una spalla, chiamandolo.
  "Signorina Serena,come mai siete venuta qui?" Lei sorrise,il suo volto che s'illuminava.
  "Dovrei farti la stessa domanda. Ero stanca di stare in camera senza far niente così sono venuta per fare una passeggiata. "
  Non aggiunse il fatto che era venuta anche per avere modo di chiarire le idee su una certa questione. Scosse la testa.
  "Allora, cosa ti ha portato qui?"
  Lui esitò, poi le chiese:
  "Com'era? Padron Folken, com'era ?"
  Serena si morse il labbro inferiore. Perché le stava chiedendo di tornare indietro? Dopo tutto quello che aveva fatto per dimenticare, perché doveva ricordare colui che un tempo le aveva preso il corpo, quel ragazzo dalla bellezza diabolica chiamato Dilandou Albatou?
  "Padron Folken era... era gentile,a modo suo. Non parlavamo molto, lui voleva che io catturassi Van e io all'epoca Van lo volevo morto, dopo la ferita inflittami."
  Esitò, non sapendo o non volendo dire altro, così restò a guardare Jajuka accanto alla tomba. Padron Folken. L'uomo che non voleva altro che il Drago, l'uomo che a volte le dava sui nervi. Ma lei, lei cos'era stata? Un mostro distruttivo, un uomo che aveva dato fuoco a tutto e tutti solo per il proprio divertimento.... In quel momento Serena desiderò con tutti le sue forze di non ricordare Dilandou, di rimuoverlo dalla sua mente una volta per tutte. Ma poi non avrebbe... non avrei cosa? Si chiese, stizzita. Se non avessi ricordato Dilandou non avrei saputo tutta la sofferenza che ho causato ad Allen e a Van, come ho distrutto Phalas e ho ucciso il Principe di Freid, lasciando Chid senza padre? Scosse la testa. Jajuka intanto si era alzato e la stava guardando.
  "Cosa c'è?"
  "No, niente. E' solo che siete così diversa, da piccola mi ricordo che piangevate perché vi avevano tagliato i capelli..."
  "Oh" disse, toccando i capelli color sabbia che aveva lasciato crescere e che ora, dopo molti dubbi aveva tagliato fino alle spalle.
  "Già, i miei capelli." E poi la colpì. Se non fosse stata Dilandou non avrebbe mai conosciuto Jajuka. Sorrise, scacciando quei pensieri dalla mente già confusa a sufficienza.
  "Jajuka, io ritorno al castello per vedere se il re è tornato."
  L'uomo annuì e la guardò allontanarsi. Volse alla fine gli occhi verso la tomba di Folken e chiese:
   "Era così dolce e bella la mia Serena? O forse dovrei dire che così era Dilandou visto dal suo lato migliore?"
  Folken non rispose, lasciando Jajuka in dubbio, che alla fine disse.
  "Vorrei solo che si accorgesse che l'amo... che amo la dolce e fragile Serena Albatou."

  "Non puoi impedirmelo."
  "Non capisci, voglio solo che tu non debba ..."
  "Smettila! Devo farlo, Van. Cosa credi che essere il Guardiano della Luce avrebbe comportato se non dover combattere?"
  Van scosse la testa.
  "Non voglio che tu combatta."
  Lei mise una mano dentro la pietra bianca del suo guymelef, poi la fenice si alzò in volo, l'Escaflowne al suo fianco.
  "Non puoi impedirmelo. Combatterò..." esitò un attimo, non volendo ferirlo, ma poi disse sommessamente. "Che tu lo voglia o no."
  Guardò a nord, fece per partire ma il Drago le si mise davanti.
  "Van,dobbiamo..."
  "Non combatterai" la interruppe.
  "Ma Van, io devo." Hitomi era letteralmente esasperata. Cosa credeva,che se avesse avuto scelta non ne sarebbe rimasta fuori? Van era come sordo. Non gli importava se era una dei Guardiani o no.
  "Non te lo sto chiedendo, Hitomi. Non combatterai, è un ordine."
  Oh no - si disse - non può farlo.
  "Non puoi farlo! Ti rendi conto che per essere sicuro che non mi faccia male stai mettendo a rischio il futuro di Gaia? Io devo combattere! Perché non capisci? Van, non sono io, è qualcun altro che lo ha deciso, non sono io a dire che devo combattere!"
  Gli occhi di Van erano freddi.
  "Intendi forse disubbidire al tuo re, Kanzaki?"
  Era la prima volta che la chiamava così.
  "Van, io..."
  "Bene. Voglio che sorveglino il tuo guymelef, in caso tu decida di prenderlo."
  Hitomi aprì la bocca per protestare, scandalizzata. Improvvisamente il pesante braccio del suo guymelef estrasse la spada dall'involucro argentato.
  "Van, non puoi e non devi farlo" La spada iniziò a sollevarsi.
  "Cosa vuoi dire?" il suo sguardo non lasciava la lama lucente che ora gli era puntata contro.
  "Se riuscirò a batterti potrò usare Lightheart e combattere quando sarà necessario. Altrimenti non combatterò."
  Van fece atterrare l'Escaflowne e smontò. Hitomi si stava preparando, la sua spada già pronta a combattere. Cautamente Van le si avvicinò.
  "Perché non capisci che voglio che tu non combatta solo perché non voglio dover venire alla tua tomba, Kanzaki?"
  Hitomi lo guardò freddamente.
  "Non capisco invece perché tu vuoi far sì che Gaia sia distrutta."
  Van la prese per le spalle, i loro occhi che si incontravano.
  "Non voglio che Gaia sia distrutta e non voglio perderti."
  La baciò con passione, come per sottolineare le sue parole.
  "Van,per favore" la guardò. Si sorprese, i suoi occhi color rubino timorosi di averla ferita. Lacrime argentee le rigavano le guance. Si liberò dalla sua stretta, scuotendo la testa.
  "Van, per favore." I suoi occhi erano supplichevoli, come il tono della sua voce. La spada con un tonfo cadde a terra. Lui... oh, lui si sorprese a stringerla a sè, così forte da lasciarli insieme senza fiato. La baciò ancora, sulla fronte, sulla punta del naso, trovando infine le sue labbra. Le sue lacrime gli bagnavano la maglietta. Le proprie scorrevano sulle guance, gocce cristalline che catturavano i raggi del sole.
  "Va bene. Ma..." la guardò negli occhi.
  "Ti prego, non morire in questa stupida guerra, tesoro."
  Hitomi gli asciugò le lacrime con il dorso della mano. Lo baciò ancora, più a lungo, in un momento che sapeva d'eternità, sussurrando.
  "Te lo giuro, Van. Non morirò, io... sarò qui."
  "Cosa?"
  "Io... alla fine sarò qui, qualunque cosa accada ti aspetterò, qui, così se tornerai..."
  La baciò un'ultima volta.
  "Mi troverai. Te lo prometto." Raccolse la spada da terra e prese la propria. Una goccia di sangue cadde sulla spada di metallo mentre una goccia scarlatta di lei cadeva a sua volta sulla spada del re.
  "Mi troverai. Te lo prometto."
  Le due perle scarlatte correvano lungo il metallo, correvano per incontrarsi in un luogo infinito come il tempo e bello come il mondo dalle due lune.

  Merle, la piccola Merle sedeva su uno sgabello in cucina, riflettendo. All'improvviso si alzò e uscì in giardino, dove alcuni bambini stavano giocando a palla. La piccola bambina-gatto si mise nella mischia, ma appena la notarono i bambini presero la palla e gliela lanciarono addosso. Merle stava seduta, cercando di proteggersi come poteva, quando una voce risuonò nell'aria.
  "Fermi !" I bambini si fermarono, lasciando passare un uomo sui vent'anni in mezzo a loro.
  Un bambino lo accompagnava.
  "Merle,Merle, stai bene?"
  "Oh,siete voi, signorino Van..." Gli occhi gonfi di lacrime la micetta si buttò nelle braccia di Van, Folken che li osservava, intenerito.
  "Merle, mia dolce e piccola Merle..."
  Lentamente aprì gli occhi e si ritrovò nelle braccia del signorino Van.
  "Signorino, siete tornato!" Sorrise, ricambiando la stretta.
  "Merle, scusa ma se non ti dispiace Van è il mio fidanzato...!"
  Merle alzò la testa, sospirando.
  "Hitomi, non sarai mica gelosa!"
  "Io? Ma no, figurati !"
  Merle abbracciò anche la ragazza che si era posizionata sul suo letto.
  "Allora, da quanto siete tornati?"
  "Da un paio d'ore, non abbiamo voluto svegliarti, sembravi così felice."
  Merle annuì e si alzò, stiracchiando le braccia e gambe intorpidite.
  "Bene. Allora, pranziamo insieme?"
  "Casomai facciamo merenda, sono le cinque, sai."
  "COSA???!! Ho dormito fino a quest'ora!?"
  Hitomi nascose un risolino con il dorso della mano.
  "In effetti..."
  Van la prese in braccio nonostante le proteste.
  "Un the vi va?"chiese a entrambe. Merle e Hitomi si scambiarono uno sguardo e in coro risposero.
  "Certo,Mastà" chinando il capo, cercando di non ridere.
  "Ah Ah Ah" Van le fece il verso, aumentando ancor di più le risa delle due. Si incamminarono verso la grande sala da pranzo. Improvvisamente Merle si ricordò e fermò i due.
  "Aspettatemi qui. Non muovetevi."
  Tornò nella sua stanza, indossò un vestito, si pettinò, tornò da loro, li fece aspettare ancora e si precipitò nella stanza.
  "Allora? Tutto pronto?" Serena annuì. La stanza era gremita da nobili e da cortigiani, dagli amici del re tra i quali Alessandro, Reya, Serena, Allen, Millerna, Ikaru, Chid, Jajuka, Seaven, Yuria,Toshiro, Moonstar, Lanthis e Sephirot. Bene. Il banchetto era servito. I musicisti dovevano iniziare. Merle si precipitò fuori.
  "Venite."
  Spalancò le porte della grande sala, le trombe suonarono, mentre il re e Hitomi entravano sbalorditi.
  "Il re e la futura regina, Van Fanel e Hitomi Kanzaki!"
  Hitomi aprì la bocca per replicare ma Van le porse il braccio, invitandola a tacere. Mentre passavano a testa alta tutti i presenti si inchinarono, dirigendoli verso i due troni alla fine della sala. Van e Hitomi sedettero, mentre i musicisti iniziavano a suonare e i paggi servivano ai tavoli i vari drink e le pietanze. I loro amici sedevano al primo tavolo, mentre la regina Millerna e il re Dryden, arivato quella mattina per l'occasione, sedevano alla loro destra. Il principe Chid era alla loro sinistra, parlando piacevolmente con Allen Schezar e Alessandro. Seaven passò davanti ai regnanti e chinò il capo in segno di rispetto, offrendo loro delle tartine e del vino bianco.
  "Seaven, dimmi, chi ha ideato tutto questo?" Hitomi chiese, curiosa.
  "Maestà, non so dirvi. Gradite un po' di vino?" le porse il bicchiere. Hitomi lo prese, sorridendo.
  "Non chiamarmi Maestà, solo Hitomi."
  "Certo, Altezza." Seaven fece un inchino e tornò in cucina per prendere le altre pietanze.
  "Allora, principe Chid, cosa vi porta qui?" Alessandro strinse la mano al ragazzo.
  "Problemi che per ora non voglio rivelare..." Alessandro sorrise.
  "Alessandro de Jalhis, re di Valat, principe Chid. Lieto di conoscervi."
  Chid strinse la mano al re, notando che Allen lo stava osservando.
  "Cosa c'é, Allen?" Allen sorrise.
  "Nulla, Altezza, stavo solo rendendomi conto di quanto siete cresciuto."
  Chid sorrise, i suoi occhi azzurri che ridevano nonostante i problemi avuti a Freid.
  "Principe Chid, spero siate riuscito a ristabilire l'economia di Freid dopo la morte di vostro padre."
  "Sì, regina Millerna. Fortunatamente siamo riusciti a risollevarci in poco tempo."
  "Principe." Seaven offrì a Chid un piatto con della carne speziata. Il principe la prese e se la mise sulle ginocchia. Seaven s'inchinò, poi seguitò ad offrire le portate ai regnanti. Tutti misero le portate sui tavolini loro dinnanzi mentre Van e Hitomi le misero sul tavolo che stava loro davanti.
  "Van, non sono abituata a queste cose, come devo comportarmi?"
  "Sii te stessa." Le sorrise,incoraggiandola. Lei annuì, titubante. Ikaru guardava meravigliato i giocolieri che intrattenevano gli altri commensali. Dolce musica riempiva l'aria, nascondendo il chiacchiericcio delle persone. Improvvisamente, dopo che ebbero finito di mangiare Alessandro si alzò e porse la mano a Serena.
  "Volete concedermi questo ballo, signorina Serena?"
  Serena sorrise e prese la mano del cavaliere che la condusse al centro della sala, facendo cenno ai musicisti di suonare un lento. La musica riempì nuovamente la stanza,mentre i due ballavano, abbastanza vicini da far sospettare Allen e Jajuka che tra i due corresse qualcosa di più che una semplice amicizia.
  "Siete una ballerina provetta,signorina Serena."
  "Oh, ma anche voi ballate molto bene, Maestà."Alessandro sorrise.
  "Posso baciarvi?"
  E prima che lei potesse rispondere stava posando le sue labbra su quelle di lei per la seconda volta. Allen sbiancò, Chid rimase a bocca aperta come Jajuka, Hitomi sorrise, Van spalancò gli occhi, divertito, la regina Millerna sorrise e così anche Dryden. Quando Allen ebbe ripreso un po' di colore Chid gli batté una mano sulla spalla.
  "Allen, prevedo un roseo futuro per tua sorella!" rise, mentre Serena e Alessandro riprendevano a ballare, sotto lo sguardo meravigliato dei presenti. Jajuka sorrise, scuotendo la testa.
  "Bentornata a sorridere,signorina Serena."
   Van prese per mano Hitomi.
  "Non vorremo per caso rimanere in disparte,vero,mia regina?"
  Hitomi rise, facendosi trasportare da Van al centro della sala, facendola volteggiare in modo che l'elegante gonna si gonfiasse, mentre il suo riso si spandeva nell'aria.
  "Vediamo se riusciamo a competere con Alessandro e Serena."
  "Cosa vuoi dire? "
  "Questo" L'attirò a sé e la baciò, a lungo, permettendole di abbracciarlo. Hitomi ricambiò il bacio, lasciandoli senza fiato per pochi secondi. Quando si lasciarono la sala era silenziosa se non per la musica. Chid fischiò in segno di approvazione, tutti i commensali batterono le mani.
  "Cos'è,ci state dichiarando guerra?" Serena chiese, scherzosamente.
  "Già."Hitomi rise.
  Intanto Merle guardava sorridendo i due, pensando, quando Yuria la prese per mano.
  "Yuria,no!"
  "Perché?"Merle si morse il labbro.
  "Non sono sicura,intendo dire, mi piaci,solo.non è che stiamo insieme solo perché ti ricordo Elise?"
  "Oh,no. Tu sei la mia piccola dolce Merle."
  Così anche loro si trovarono in mezzo alla pista. Millerna vi trascinò anche Dryden, li seguivano Lanthis e Sephirot, mentre Chid e Allen rimasero a guardare. Hitomi ballò ancora con Chid, poi con Allen, con Sephirot mentre Serena ballò con Dryden e con Chid. Merle fece un giro con Van, poi con Sephirot senza rivelare i suoi sentimenti per Yuria. Dopo un'ora sulla pista rimanevano Yuria e Merle e Jajuka e Serena. Merle alla fine si decise, e alzandosi sulle punte dei piedi baciò lievemente Yuria. Van sorrise, Hitomi batté le mani e poco dopo tutto era silenzio. Allora, Jajuka prese coraggio e disse.
  "Congratulazioni signorina Serena."
  "Grazie, Jajuka." L'uomo bestia sorrise.
  "Signorina Serena, potrei baciarvi?"
  Serena ricambiò il suo sguardo, stupita. Poi sorrise, appoggiandosi a lui.
  "Certo."
  Jajuka allora poggiò le sue labbra dolcemente su quelle di lei. Hitomi iniziò a battere le mani, e ben presto il rumore coprì la musica. Jajuka riprese il suo posto, mentre Van si alzava in piedi.
  "Van,cosa c'è?"
  Van respirò a fondo. Merle capì e prese una piccola scatola, porgendola al re. Van s'inginocchiò davanti ad Hitomi, ormai che le sue intenzioni erano chiare. Le prese la mano.
  "Io, Van Fanel, sovrano del regno di Fanelia ed ultimo discendente degli Uomini Draghi Divini - dicendo questo fece spuntare le sue candide ali, che dipinsero con un mare di piume la stanza - chiedo ad Hitomi Kanzaki, la ragazza proveniente dalla Luna dell'Illusione, di sposarmi, diventando così Hitomi Fanel, regina di Fanelia" solennemente aprì la scatola vellutata rivelando un anello do diamanti. La guardò e scorse nei suoi occhi delle lacrime.
  "Non credo sia questo il momento per piangere" sussurrò.
  Lei annuì, asciugandosi gli occhi e alzandosi in piedi. Gli prese la mano.
  "Io Hitomi Kanzaki sarei onorata di sposarti, regnando così su Fanelia, Van."
  Lo fece alzare in piedi, lasciandosi infilare l'anello.
  "Van..." le mise un dito davanti alla bocca, impedendole di parlare. Dolcemente la strinse a sé, baciandola dolcemente, le sue ali che emanavano una luce che li faceva risplendere. Le ali li circondarono mentre si baciavano nuovamente e poi si lasciavano solo per abbracciarsi mentre i presenti si alzavano in piedi, applaudendo, fischiando e asciugandosi gli occhi. I due si girarono verso la folla, abbracciandosi e sorridendo a quelle due lune che esaudivano i loro desideri.

  Merle saltò da una parte all'altra del corridoio, felicemente accompagnata da Yuria, che arrivato alla sua porta la baciò e dolcemente la lasciò, augurandole una buona notte. Van condusse Hitomi verso le sue camere, aprendo prima la porta dello studio, poi la porta verso l'imponente camera da letto. Accese il caminetto e restò sul tappeto ad abbracciare la sua regina, semplicemente pensando al loro futuro insieme. Hitomi lo baciò, iniziando a sbottonargli la camicia; mentre lui le toglieva la maglietta. Caddero nudi sul grande letto a baldacchino, abbracciati mentre il fuoco riscaldava la stanza e le candele si spegnevano con lo spostamento d'aria. Infine Hitomi tolse a Van il suo ciondolo, posandolo sul comodino.
  "Van, vor..." la fece tacere con un bacio.
  "No, non oggi, non questa notte, mia regina."
  La baciò più volte, poi si misero sotto le coperte mentre la notte copriva i due amanti a sua volta con un manto scuro e discreto, l'unica luce quella delle fiamme dell'amore.

  Serena si svegliò di soprassalto, non ricordando dove si trovava. Un forte braccio la circondò, facendola ricadere sul cuscino.
  "Cosa c'é, Serena?"
  Si appoggiò contro il suo petto.
  "Niente, niente" Alessandro la guardò, i suoi occhi verde acqua due perle nell'oscurità.
  "Non ti saresti svegliata urlando se non avessi qualcosa" disse con calma.
  "Ho urlato?" lui annuì, baciandole i seni.
  "Alessandro, non volevo svegliarti, scusami" sospirò, poggiando la testa su i suoi capelli.
  "Cosa ti preoccupa?"
  "Jajuka. Oggi, quando mi ha baciato, non era più sicura. Il mondo si è d'improvviso capovolto sotto i miei piedi. Chi sono io? Serena Schezar o Dilandou Albatou?"
  Alessandro le baciò nuovamente i seni.
  "In quest'aspetto sei certamente Serena Schezar. Comunque, cosa intendi dire? Chi è Dilandou Albatou?"
  "Lui... lui era il ragazzo dalla bellezza diabolica, colui che fece bruciare Phalas e Fanelia."
  Il corpo del re s'irriggidì.
  "Cosa centri tu con lui?"
  Serena sospirò, scostandosi e girandosi su un fianco.
  "Lui... no. Scusa, niente, dormi, non fa niente."
  Due forti braccia la presero per le spalle e la fecero girare, finchè si trovò a fissare gli occhi di lui.
  "Serena,cosa ai a che fare tu con Albatou?"
  Serena non osò guardarlo. Dannazione, se solo fosse stata zitta tutto questo non starebbe accadendo.
  "Quando ero piccola, gli alchimisti di Zaibach mi rapirono e mi sottoposero ai loro esperimenti. Così io... io ero Dilandou Albatou."
  Ora mi odierà - pensò amaramente - dopo che glielo detto mi odierà, non vorrà più vedermi.
  Ma, inaspettatamente lui la baciò sulle labbra, abbracciandola.
  "Mi odi, vero? Ora che sai tu mi odi."
  "No. Per me sarai l'unica vera Serena Schezar, dato che sono stati gli alchimisti a tramutarti in quello che eri."
  La baciò nuovamente, coprendoli entrambi con il lenzuolo che si era intrecciato alla fine del letto.
  "Forse... sì, forse hai ragione tu. Però ho paura. Se dovessi trasformarmi di nuovo..."
  "Non accadrà. Comunque sappi che ti amo, chiunque tu sia." Si strinse a lui ancora di più, come per essere protetta. Le passò un braccio attorno alle fragili spalle, rassicurandola.
  "Ti amo, Serena Schezar."

  Sephirot guardava verso quelle due lune pensando a Lanthis. La piccola Lanthis che aveva sempre protetto. La sua Lanthis, che aveva sofferto perché affascinata dal giovane re. Lanthis, la Lanthis che amava. La sua dolce Lanthis. Le lune sorrisero, prevedendo un qualcosa di inaspettato profilarsi all'orizzonte.

  Allen guardava il cielo, cercando di non pensare a Chid e a Serena, cosa che purtroppo non aveva successo. Eppure, oggi, quando aveva visto Alessandro che baciava l'amata sorella aveva percepito un senso di serenità, come se in fondo sapesse che non doveva preoccuparsi per lei. Ma poi era tornato. Quando aveva deciso di dimenticarlo, Chid era tornato. E lui? Avrebbe dovuto già essere sposato e avere figli. Ma lui aveva già un figlio. Sospirò, alzandosi per cercare di calmare il forte mal di testa.
  "Allen!" Due grandi occhi azzurri lo fissavano. Due o... quattro? D'improvviso Allen si accorse che stava per svenire.
  "Bene" sibilò a denti stretti.
  "Allen, ti senti bene?" Chid era visibilmente preoccupato.
  "No. Chid, per favore, chiedi alle cuoche di prepararmi qualcosa di caldo e di portarlo nella mia stanza" si alzò ma una mano del ragazzo lo fermò.
  "Resta qui. Sei troppo debole a quanto pare per camminare e visto che non posso ancora sdoppiarmi e portarti nella tua stanza mentre il mio doppio va in cucina resterai qui" Allen sorrise,v edendo Chid che correva giù dalle scale che portavano al tetto del castello, pensando che forse, dopotutto, non sarebbe stato poi così drammatico rivelargli sua vera identità.

  L'odore dei gerani riempiva l'aria, mentre Jajuka cercava di svegliarsi completamente. Alzandosi andò verso la finestra, ammirando il sole e la città che circondava il castello. Vide in giardino dei paggi e scudieri che si stavano allenando con Reya, già di primo mattino - pensò - dev'essere snervante. Si vestì, ripensando al bacio di Serena. Sospirò,cercando di non pensare che probabilmente l'aveva confusa ancora di più.
  "Beh, oramai non posso tornare indietro" sussurrò a se stesso. Uscì dalla stanza e trovò Van che si allenava con gli altri. Se ripensava che poche settimane addietro, era stato male, con la febbre altissima e ora invece era qui ad allenarsi come se nulla fosse...
  "Buongiorno!" Hitomi sorrise, appoggiandosi anche lei alla balaustra di pietra e rimanendo a guardare l'allenamento. Van si asciugò la fronte dal sudore con il dorso della mano e guardò verso di loro. Il sole faceva risplendere i suoi lineamenti, accendeva i suoi occhi color rubino e schiariva i suoi capelli. Sorrise,vedendo che aveva del pubblico e li salutò entrambi con un cenno del capo. Insieme Hitomi e Jajuka fecero un inchino e Van scosse la testa, sorridendo come sempre. Seaven lo raggiunse, portandogli un bicchiere d'acqua. Van lo prese e dopo averne bevuto una metà se lo versò sul capo. Le gocce rendevano ancora più splendente il suo viso che brillava quasi di luce propria. Nuvole facevano a gara con il sole, nascondendolo e poi lasciandolo filtrare. Seaven riprese l'allenamento, mentre Van saliva le scale laterali. Arrivato si mise a sedere sul cornicione, Jajuka lasciò i due diretto verso la cucina. A metà strada si fermò davanti a Serena ed Alessandro che in un angolo si stavano baciando. Il suo cuore ebbe un sussulto, nel vederli così. Alla fine sorrise, oltrepassando i due e salutandoli con la mano. Serena lo guardò e sorrise, prendendolo sottobraccio e conducendolo verso la sala da pranzo per un'abbondante colazione. Così, quando entrarono si sorpresero nel vedere Merle che mestamente rigirava un cucchiaino nel suo caffelatte. La donna gatto non li salutò,sospirò solamente e improvvisamente disse:
  "5...4...3...2...1...0."
  Da fuori si udì una specie di gemito misto ad un urlo,e Merle sospirò nuovamente, dicendo: "Dannazione,per tutti gli dei,dovevo impedirglielo..."
  "Merle, cosa stai dicendo?" Serena, le sopracciglia arcuate in modo molto curioso, chiese. La donna gatto la guardò ancora più mestamente di prima.
  "Il signorino Van... ha deciso che tra cinque giorni l'esercito partirà alla volta di Shantal, deciso a sterminare la setta e Toshiro. A quanto pare Hitomi è contenta quanto me. Questa mattina Yuria ha cercato di dirmelo con cautela, ma non è che ci sia riuscito, a quanto potete vedere."
  Allen, che era arrivato in quel momento guardò interrogativamente Serena, Alessandro e Jajuka che si accasciavano su delle sedie. Proprio allora Hitomi entrò correndo, le lacrime agli occhi e si rifugiò dall'altra parte della stanza,dirigendosi verso le cucine. Pochi minuti dopo Hitomi Van entrò, e tutti si sorpresero di vedere che aveva
la guancia destra più rossa del normale. Raggiunse le cucine e aprì la porta. All'interno regnavano il rumore di pentole e padelle sbattute,misto al fumo. Dopo che il ragazzo si fu ripreso dall'attacco di tosse chiese alle cuoche da che parte era andata Hitomi. Una ragazza gli indicò la porta di servizio, che conduceva alla Foresta Reale. Van si precipitò fuori, trovando solo alberi, alberi qualche panchina in pietra, una fontana, ancora alberi e nessun segno di Hitomi; corse nel folto del bosco, sperando che lei non si fosse allontanata più di tanto. All'improvviso Lanthis gli apparve davanti, una coda che per poco non la fece rovinare in terra. Van sguainò la spada, lanciandosi contro la ragazza e facendole da scudo. Entrambi caddero a terra, il drago che li sovrastava. Quest'ultimo stava per lanciarsi su di loro quando tanti piccoli cerchi lucenti lo imprigionarono, facendolo cadere a terra e uccidendolo. Van era sopra Lanthis, e quando vide la faccia stravolta di Hitomi che li guardava si alzò in fretta.
  "Hitomi io non..."
  "Non devi scusarti Van, Non hai fatto niente da doverti scusare. Sono semplicemente io che non capisco" scosse la testa, combattendo lacrime crudeli che le annebbiavano la vista. Stava per girarsi e fuggire quando un braccio enorme la prese e la sollevò
da terra. Un guymelef si profilò tra gli alberi.
  "Oh, re di Fanelia, è un piacere vedervi così... impotente!" la sua risata sprezzante riempì l'aria.
  Van stava cercando d'escogitare qualcosa per liberare la sua futura moglie quando un'improvvisa ondata di calore lo travolse. Una fiammata colpì il guymelef, penetrando il suo Energyst e facendolo esplodere. Hitomi restò sospesa in aria per alcuni secondi, e sarebbe caduta in terra se Van non fosse accorso gridando il suo nome e prendendola al volo tra le braccia. Sentì il suo calore e per un attimo le sembrò di aver solo immaginato che lui stesse, per baciare o avesse già baciato Lanthis.
  "Hitomi,stai bene?" il suo mormorio le fece alzare la testa. Seriamente preoccupato Van la guardava,cercando di scorgere qualche segno o ferita sul suo corpo.
  "Sto bene, grazie. Tu... non l' hai baciata, vero?"
  "No. C'era il drago e..."
  "Se Van non mi avesse gettato in terra sarei potuta morire. Si è solo, ecco, mi ha solo cercato di difendere."
  Van e Sephirot annuirono, quest'ultimo testimone oculare dell'accaduto.
  "Bene" sussurrò lei, cercando di non svenire per le lievi scottature alle gambe.
  "Van?"
  "Sì?" Lei lo guardò, cercando di sorridere.
  "Io... credo di stare per svenire..." Il ciondolo dinnanzi a lei oscillò, facendola cadere nel buio baratro del sonno.

  Van stava aspettando che lei si svegliasse. Hitomi mosse la mano, aprendo molto lentamente gli occhi e scorgendo quelli color rubino di lui che la fissavano.
  "Van?"
  Lui sorrise,rassicurante.
  "Hitomi, non odiarmi, solo che io devo partire domani,vedi non c'è tempo da perdere...."
  Hitomi lo baciò, cercando di non pensare a cosa sarebbe andato incontro.
  "Allora,ti prego,resta con me..."
  Ormai si faceva sera e tutti sarebbero rimasti con loro cari. Van si mise accanto a lei,abbracciandola.
  "Oh, Van" Si strinse a lui, ignorando il dolore.

Whenever sang my songs
On the stage, on my own
Whenever said my words
Wishing they would be heard
I saw you smiling at me
Was it real or just my fantasy
You'd always be there in the corner
Of this tiny little bar
My last night here for you
Same old songs, just once more
My last night here with you
Maybe yes, maybe no
I kind of liked it your way
How you shyly placed your eyes on me
Oh did you ever know?
That I had mine on you

Darling so there you are
With that look on your face
As if you're never hurt
As if you're never down
Who pinches you softly but sure
If frown is shown then
I will know that you are no dreamer

So let me come to you
Close as I wanted to be
Close enough for me
To feel your heart beating fast
And stay there as I whisper
How I loved your peaceful eyes on me
Did you ever know
That I had mine on you

Darling so share with me
Your love if you have enough
Your tears if you're holding back
Or pain if that's what it is
How can I let you know
I'm more than the dress and the voice
Just reach me out then
You will know that you're not dreaming*

  Yuria restò a guardare le lune con Merle quella sera, mentre le accarezzava i capelli e le sussurrava parole dolci. Le due lune stavano tramontando mentre i due si baciavano un'ultima volta e poi Yuria la lasciava, chiudendo sommessamente la porta dietro di lui. Serena invitò Allen ed Alessandro, con Millerna e Dryden a trascorrere la serata con l'equipaggio della Crusaide giù in città e così tutti si avviarono in carrozza. Chid rimase con Seven ad allenarsi,invitando anche Yuria e Reya che però preferirono andare anche loro giù in città.

  Il mattino dopo Allen era dinnanzi a Chid.
  "Chid, io devo partire."
  I profondo laghi cristallini lo guardarono con ansia.
  "Ma... Allen..." lo abbracciò, sorprendendo se stesso.
  "Non preoccuparti, Chid, tornerò. Stai certo che non morirò, non ora che ti ho ritrovato, figlio mio."
  Chid si staccò improvvisamente dall'uomo, guardandolo incredulo.
  "Allen cosa diamine..."
  "Ora non c'è tempo per le spiegazioni. Chiedi a Millerna. Mi dispiace Chid, ma vedi, tua madre, lei era così bella..."
  "Non pronunciare il nome di mia madre!" Chid era confuso, frastornato. Allen suo padre? La mamma aveva tradito il principe di Freid, colui che per tanto tempo aveva creduto fosse suo padre... Dannazione! Chid guardò Allen, cercando di capire.
  "Chid, ti prego di perdonarmi."
  Chid scosse la testa.
  "No, Allen. Prima devo capire. Avresti dovuto dirmelo prima. Ora Millerna mi spiegherà, ma..." sorrise, un sorriso stanco, vedendo che aveva ferito il cavaliere. "Te ne prego, dammi tempo. Quando tornerai..." esitò,incerto su che dire. "Allora chiariremo tutto. Ti aspetterò e allora saprò decidere. Ma ora vai, è tardi."
  Allen s'incamminò e all'ultimo momento si girò verso Chid che lo aveva richiamato. I capelli del giovane erano mossi dal vento e baciati dal sole, mentre guardava al di la dell'orizzonte.
  "Torna, perché ti aspetterò. Ti voglio bene..." esitò ancora una volta, poi si girò a guardarlo.
  "Vi voglio bene, padre." Tuttavia si sorprese quando vide le lacrime solcare il volto del cavaliere che s'inchinava.
  "A presto, Vostra Altezza." Allen Schezar uscì, ripromettendosi di chiarire tutto con Chid, al suo ritorno, quando la guerra sarebbe ormai finita e quando quelle due lune si sarebbero tramutate in due soli, tanto sarebbe stata la loro bellezza.

  Tutti i Guymelef erano allineati in fila per due, con l'Escaflowne alla fine, che conduceva le file. Van uscì in giardino, attraversò i due schieramenti di Guymelef e cavalieri che al suo passaggio, alternandosi, sfoderarono le spade e le bandiere con l'emblema di Fanelia. Alessansro attendeva Van vicino all'Escaflowne con L'Hazard, il proprio Guymelef. La regina Millerna, il principe Chid, Seaven, Serena con una decina di guardie, Merle, Lanthis, Sephirot e Hitomi sorretta da un'ancella guardavano la scena con occhi tristi che ricordavano. Van salì sull'Escaflowne, che si trasformò in drago, sostò per un attimo in aria, poi salutò loro portandosi una mano alla fronte, come i militari e volò verso nord.
  Il vento si alzò, come tutti i Guymelef presenti che portando le bandiere si avviarono alla volta di Shantal o forse, come molto tempo prima, verso la fortezza di Zaibach.

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* Canzone del gioco di ruolo della Squaresoft Production,Final Fantasy 8.