Capitolo 6:
I cinque luoghi del pentagono
E’ stato un
sogno o forse un’ illusione ?
Non ho capito… già non ho capito il perché
di quella visione e neanche Van è riuscito a
dirmi qualcosa… Ma perché sarà giunto
qui, sul mio pianeta dopo che quella
sconosciuta l’ha chiamato?
Hitomi continuava a guardarla pensando che
quando lei e Van si erano sentiti prima di perdere i contatti, lui si era
rifiutato di raggiungerla sul suo pianeta scrollando le spalle. Incominciò ad
odiare quella ragazza che si era dimostrata così vigliacca. La ragazza delle
carte si sentì mortificata e la guardò dispiaciuta. Yukari corse alla vicina
villa e annunciò che si sarebbe fermata lì. Le tre si salutarono come il giorno
prima, poi per Hitomi e la ragazza delle carte giunse l’ora di tornare a casa.
Presero perciò il treno che prima le avrebbe fatte giungere alle loro
abitazioni. Hitomi sedeva con le spalle al mare al fianco della sua compagna.
Con la coda dell’occhio guardò il suo ciondolo dorato poi si girò dal lato opposto
per scrutare il mare e la scogliera dietro di lei attraverso i vetri. Le
scesero due lacrime dagli occhi, calde le scivolarono lungo la guancia, calde
andarono a posarsi sulla tappezzeria del treno. La ragazza delle carte cercò di
tenderle una mano, poi si fermò a metà strada. La ritrasse e non le disse
niente. Espresse un desiderio con tutte le proprie forze, le serviva tempo per
parlare con Hitomi. Giunsero quindi verso casa di quest’ultima, quando fuori
dal cancelletto della sua villetta trovò un biglietto scritto dalla madre.
Grazie all’inchiostro nero si leggeva che sarebbero tornati per il giorno dopo
e che non sarebbero stati in casa per quella sera. Hitomi spalancò gli occhi:
non poteva crederci! I suoi genitori l’avevano lasciata sola, fuori casa senza
preoccuparsi di lei. La ragazza delle carte la invitò a venire a casa sua nella
quale avrebbero avuto tempo per parlare e per chiarirsi. Poi continuò dicendole
che sapeva cosa stesse pensando.
"Tu ti sei innamorata di Van? Dimmi la
verità!" le chiese Hitomi con un filo di voce e le lacrime agli occhi a
testa bassa.
"No – rispose con tono deciso la ragazza
– voglio solo che voi due passiate un po’ di tempo insieme prima di
sapere…"
"Sapere cosa?" chiese l’altra
alzando lo sguardo verso di lei senza farle concludere il discorso.
"Non è compito mio dirtelo, ma di Van. Se
non l’ ha fatto, un motivo ci sarà ed io credo che quel motivo sia perché ti
ama" concluse il discorso la ragazza cercando di aggiustarsi il fiocco tra
i capelli.
Sembra sincera - pensò la ragazza della luna
dell’illusione – allora perché… Le due si avviarono verso la casa della ragazza
della carte. Van intanto era ritornato al castello e stava seduto su di un
muretto nel giardino del castello con Merle accanto contemplando le bellezze
della nuova Fanelia. Presto sentì lo scalpitare degli zoccoli dei cavalli
e le ruote il moto. Un servitore lo venne a chiamare dicendogli che la
principessa era appena giunta al castello. Van non si mosse e continuò a
guardare il paesaggio, senza neanche rispondergli. Merle gli bisbigliò qualcosa
nell’orecchio e lui si alzò dirigendosi all’interno del palazzo. Il servitore e
la donna – gatto lo seguirono. Van era molto a disagio, gli tremavano le gambe
e la voce, quando giunse nel foyer. La vide. La ragazzina aveva su per
giù la sua età. Aveva un lungo vestito e di un azzurro pallido pieno di
merletti che si vedeva le davano fastidio, gli occhi marroncini, i capelli neri
e ricci raccolti in una pettinatura a forma di chignon e un paio di ciocche che
le scendevano dalla frangia. Era molto sofisticata e accanto a lei c’era una
guardia del corpo alta molto più lei. Vennero annunciati al re di Fanelia che
rimase colpito dalla bellezza della fanciulla, ma i suoi sentimenti per Hitomi
non cambiarono. Lei gli sorrise, lui si girò guardando la finestra.
"E così voi siete la principessa
Celestial de Cesar…" aprì il discorso Van.
"Futura regina al regno di Fanelia, mio
re" si presentò una figura alta e snella dai capelli marroncini e dagli
occhi del medesimo colore con una spada al fianco ed un vestito molto simile a
quello di Allen.
"Principessa Celestial, è mio dovere
presentarvi Erick, capo delle guardie di Fanelia" disse lanciando all’uomo
un’occhiataccia.
"Grande onore ho di conoscere voi ed il
mio futuro sposo" disse Celestial inchinandosi e portando la gonna con le
mani in posizione più alta con un gran sorriso sulle labbra, poi si rialzò
rivolgendosi alla sua guardia e dicendogli piano qualcosa nell’orecchio destro.
Alla parola “sposo” Van irrigidì il corpo,
tirando indentro la pancia, tirando fuori il petto e la squadrò con aria seria.
Non la sposerò mai - pensò il ragazzo tra sé e sé deciso – sposerò la mia amata
Hitomi a costo della mia stessa vita. Poi uscì di scatto dalla stanza, teso e
arrabbiato. Merle andò dalla ragazza.
"Non fateci caso - le sussurrò per
rassicurarla – è solo un po’ nervoso, poi vi spiegherò se me lo permetterete.
Il mio nome è Merle!" disse la gatta.
"Gattaccia! Come sei entrata? Fuori di
qui!" esclamò Erick additando fuori.
Merle sbuffò piano, ma sufficientemente da
farsi sentire da Celestial che rise. Il capo delle guardie la mangiò con gli
occhi. La donna – gatto rimase con lo sguardo attento, roteò le orecchie e
saltellò vicino all’uomo, quindi gli diede un gran morso alla gamba destra e
poi fuggì via da Van. Il capo delle guardie la minacciò e Celestial continuò a
ridacchiare. Chiesero alla principessa se avesse voluto riposare un po’, dato
che aveva affrontato un viaggio lungo per una ragazzina. La futura regina fece
cenno con il capo di si e con la sua guardia del corpo la accompagnarono fino
nella sua stanza. Van era ritornato in giardino e stava con Merle seduto sul
retro del castello sul muretto della fontana zampillante che si trovava al
centro di un gran piazzale. Celestial lo vide da una delle grandi finestre
della sua stanza, triste e malinconico. Cosa gli sta accadendo? pensò curiosa.
Lo osservò meglio e vide che in mano aveva uno stupendo ciondolo rosa di forma
ovale. In quel momento vide che una guardia della corte gli portava un
messaggio. Per sentire spalancò la finestra, ma non udì ugualmente niente: lo
vide solo fuggire, di nuovo. Lei aprì la porta della sua stanza e scese nel
foyer nuovamente, disobbedendo alla sua guardia che le aveva detto di restare
accanto a lui, dove trovò Van e Allen che discutevano. Allen affermava di
essere molto preoccupato perché sua sorella Serena si era trasformata in
un’altra identità. Capì che c’era un nuovo pericolo su Gaea. Ascoltò le parole
più o meno rassicuranti di Van che parlavano chiamare il giorno dopo una
ragazza dalla Luna dell’illusione: Hitomi. Poi, per non essere scoperta,
ritornò nella sua stanza. Lì l’aspettava la sua guardia e la fanciulla gli
chiese di farla rimanere da sola. Hitomi… – pensò delusa – E’ Hitomi la
veggente della luna dell’illusione che salvò il nostro pianeta dalla folle ira
di Dornkirk… Perché non viene almeno a scusarsi con me? Si tolse di dosso il
vestito azzurro ne infilò uno più comodo e più semplice. Era tutto bianco con
una piccola scollatura e una cinta di filo del colore dell’abito. Si sgranchì
un po’ le ossa delle gambe e delle braccia e poi si distese sul letto. Dopo
poco bussarono alla porta. Lei rispose malinconicamente “Avanti” e si girò
verso l’uscio per vedere chi fosse. Si stupì nel vedere Van e Merle davanti a
lei che avanzavano nella stanza. La fanciulla si sedette sul letto in posizione
eretta verso l’interno della stanza poggiando le gambe al di fuori del mobile
di Fanelia. Van si sedette vicino a lei e le chiese come si trovasse nella
stanza. Lei arrossì e gli rispose di sentirsi a suo agio. Si scusò per l’azione
di poco prima e Merle si accomodò vicino le gambe del re. Si pulì un po’ le
zampe poi irruppe nel discorso dei due. Bisbigliò ancora qualcosa al ragazzo
dai capelli corvini e lui si scusò con la principessa per poi accarezzarle
dolcemente i capelli e uscire dalla stanza richiudendo la porta. Mi avevano
detto che era scorbutico, chiuso e brutto… - pensò ancora una volta buttandosi
a peso morto sul letto con il sorriso sulle labbra – invece è cortese, aperto e
molto, ma molto carino!!! Poi guardò la Luna dell’illusione e chiuse gli occhi
riposando per qualche minuto. Hitomi e la ragazza erano giunti alla villa di
quella mattina. Il cancelletto era chiuso e dalla tasca prese la sua chiavetta
per entrare nella sua proprietà. Riuscì ad spalancarlo e si diresse alla porta
di casa per aprire anche questa, quando vide che sotto la porta c’era posta. La
prese in mano e la aprì per leggerla. Quando l’ebbe fatto richiuse la lettera e
inspirò profondamente. Hitomi le chiese cosa avesse, lei rispose che stava bene
e nascose la lettera, poi aprì la porta di casa. La ragazza delle carte le
chiese cosa volesse per cena dirigendosi verso le scale che portavano alle
stanze da letto senza voltarsi. Hitomi le sorrise e la ringraziò, ma aveva lo
stomaco pieno a causa di tutto quello che aveva mangiato fermandosi ai
chioschetti della scuola. La ragazza delle carte rise nervosamente. Poi salì le
scale di fretta e si diresse in camera sua togliendo il borsone dalla spalla.
Hitomi rimase nel salone incuriosita dal suo comportamento. La guardò salire
con aria preoccupata e seria, poi anche lei si diresse nella sua camera. Posò
il suo borsone nell’armadio che trovò pieno di bei vestiti, pantaloni e
magliette variopinti. Uao… pensò la ragazza contenta. Poi si spogliò e mise
addosso una maglietta lunga, ma un po’ più corta del ginocchio, a maniche corte
per sopprimere il caldo eccessivo. Sentì correre verso la cucina e si affacciò
dall’uscio della sua nuova camera per vedere chi fosse, ma la risposta già la
conosceva. Era infatti la padrona di casa che aveva in mano il ciondolo dorato
e un foglio di carta. Hitomi le chiese cosa avesse. Lei rispose che si stava
dirigendo in cucina per prendere un po’ di the fresco.
"Cos’è quel foglietto? - la ragazza non
rispose - Se non vuoi dirmelo non fa niente, ma vorrei solo aiutarti…!"
affermò la fanciulla.
"Non posso nasconderti proprio niente,
vero Hitomi? – controbatté la padrona di casa – Vieni in cucina, te la faccio
vedere…"
La ragazza richiuse la porta dietro di sé e
scese le scale con la ragazza delle carte andando in cucina. La padrona di casa
passò per il salone e posò il ciondolo al suo posto per poi andare nella stanza
dalla ragazza. La chiese di leggere la lettera ad alta voce e si diresse verso
il banco frigo per prendere un po’ di the fresco e versarlo nel bicchiere.
Hitomi cercò di leggere ciò che stava scritto, ma non riuscì a capire cosa
avesse di tanto brutto da farla agitare in quel modo. Le chiese gentilmente e
con un nervoso tono calmo cosa ci fosse scritto sapendo che sarebbe stato
qualcosa di terribile.
"Morirai…" rispose la ragazza delle
carte con tono serio e freddo.
La parola risuonò in tutta la stanza come se
fosse qualcosa di più di una minaccia e lei capì perché la sua amica aveva
evitato che venisse a conoscenza di quello. Debolmente cercò di chiederle a
quale popolo apparteneva quella scrittura. Lei continuò a rispondere seria e
fredda che era scritto secondo l’antica lingua di Atlantide.
Hitomi quella mattina si svegliò piena di
energia positiva. Aveva quasi dimenticato quello che era successo la sera prima
ed era davvero entusiasta di aver passato la giornata con il suo Van. La sua
amica la venne a bussare quella mattina alla porta ancora più entusiasta. La
chiamò facendo entrare solo la testa nella stanza e le disse di vestirsi, oggi
era il giorno dello studente. Come il giorno della studente? pensò Hitomi
guardandola perplessa, poi si ricordò che la presidenza aveva indetto un
sindacato nella loro ed in altre scuole della città. L’altra le sorrise
dolcemente e le disse di portare con lei il borsone e un abito di quelli che si
trovavano nell’armadio, poi tirò fuori dalla stanza la testa e si diresse in
cucina. Hitomi si vestì, poi scese le scale e raggiunse la diciottenne. Si
sedette al posto della scorsa mattina e chiese di poter dare una mano, ma
l’altra la fece rimanere seduta dicendole che aveva quasi finito. La colazione
era anche stavolta molto abbondante e davvero squisita. Le due giunsero poco
dopo nelle loro stanze e presero l’occorrente per la scuola, poi uscirono e si
diressero alla stazione esattamente come il giorno prima e, così come il giorno
prima trovarono Yukari ad aspettarle. Stavolta però non erano in ritardo, anzi
in perfetto anticipo e di questo la ragazza ne fu veramente contenta. Mentre
camminavano, incominciarono a fare progetti per il pomeriggio. Fu nei corridoi
che le strade si divisero, un saluto veloce e via per l’appello. Yukari la guardò
mentre camminava verso la sua aula e confidò ad Hitomi di trovarla molto
simpatica e carina. La ragazza della Luna dell’Illusione la guardò e ridacchiò
un po’, poi disse al suo manager che in fondo aveva ragione, quindi anche loro
si voltarono e si avviarono verso l’aula. Le due si introdussero nella stanza
quando trovarono i loro amici che stavano seduti ai loro posti composti e che
attendevano l’atleta per farle i complimenti della gara disputata il giorno
prima. Hitomi li ringraziò, ma riconobbe che senza l’aiuto di Yukari, del
Sempai Amano e della Sempai Skusupjinu, non ce l’avrebbe mai fatta. Al nome
della ragazza delle carte tutti i compagni si guardarono tra di loro, finché
uno non si alzò in piedi spingendo la sedia indietro e parlandole.
"Quella Skusupjinu è malvagia, scontrosa
e prepotente, come riesci a sopportarla?"
"Ti sbagli, sarà solo perché non la
conosci bene!" ribatté debolmente Hitomi.
"No, mi dispiace, ma noi qui la
conosciamo meglio di tutti, con quelle arie che si da e quel ciondolo che non
lascia toccare a nessuno, non è affatto quello che pensi…"
"Iyukita, adesso smettila. Nei nostri
confronti si è comportata sempre benissimo e ci è stata di grande aiuto… – si
intromise Yukari rimasta ad ascoltare il discorso – Forse sei tu il ragazzo che
hai descritto!"
A quelle parole i compagni continuarono a
guardarsi tra di loro, ancora più stupiti dalle reazioni delle loro due amiche.
Yukari e Hitomi, silenziosamente, andarono ai loro banchi. Poco dopo entrò il
professore di fisica. Hitomi si distrasse e guardò la finestra. Continuò a
fissare fuori, senza dare peso alla lezione e appuntando qualcosa sul
quadernino. Prese la matita in mano e iniziò a disegnare una colonna che dal
cielo atterrava verso il suolo, poi Van con una spada in mano che cercava di
proteggerla. La campana della prima ora suonò senza che lei se ne accorgesse,
poi l’ora di uscita suonò inesorabile. Il professore di grammatica giapponese
disse a tutti di prepararsi e Hitomi fu la più lenta e andò via per ultima accompagnata
da Yukari che la trovava molto strana. Bussarono ed entrarono in classe della
loro amica che stava pulendo l’aula.
"Ciao Sempai!" la salutò Yukari.
"Salve ragazze! Vi dispiace aspettarmi un
attimo? Misury non è venuta e tocca a me pulire… con lui… purtroppo…"
"Ehi, che vorresti dire???" chiese
il sosia di Folken smettendo di pulire.
"Niente Francy, continua, continua…"
"Ancora con quel vizio?"
"Quale… Francy…?"
"Quanto ti odio quando storpi il mio
povero nome!!!! – esclamò il ragazzo indispettito salendo su una sedia mentre
la ragazza delle carte sorrideva – il mio nome è FRANCYS e sottolineo la s
finale!!!"
"E dai… io mica lo storpio il tuo nome,
lo interpreto!"
La ragazza gli fece una smorfia in segno di
amicizia così lui, guardandola ancora un po’ obliquamente, scese dalla sedia
quasi adirato e continuò a pulire. Hitomi e Yukari rimasero un po’ sorprese da
come i due parlavano e litigavano tra di loro.
"Non mi dite che lo pensate anche voi
due, vero?" chiese la ragazza delle carte.
"Cosa?" chiesero in coro le due con
curiosità.
"Che siamo due fidanzati! – esclamò lei –
Si vocifera in tutta la scuola, ma non è vero! Perderei la mia reputazione se
stessi con lui…!"
"COSAAAA??? Perderesti la tua cosaaa????
Ma se tutti qui ti conoscono come qualcosa di mostruoso!!!" affermò
Francys.
"Avere te come ragazzo sarebbe
mostruoso!" dichiarò lei divertita.
"Uno a uno, palla al centro! A che
stai?" chiese lui calmo.
"Ho finito!!! Tu, invece?"
"Dame!!!(Nd.Autrice in giappo vuol dire
No, niente^^) Mi aiuti?"
"Stai scherzando, spero! Io la mia metà
aula l’ho fatta, il resto è tutto tuo!"
"E dai!!! E poi devi aspettare me per
allenarti, o no?"
"NO! Ce la faccio ad allenarmi da
sola!"
"...E se dopo ti faccio un massaggio
miracoloso???"
"Mmm… In questo caso, si potrebbe fare!
Però muoviamoci!"
I due finirono in fretta e corsero ad
allenarsi. Nel giro di un’ora uscirono da scuola con l’intenzione di fare
shopping. Andarono verso il centro di Tokyo, facendo dei buoni acquisti e,
quando la pesantezza dei pacchi si fece sentire, si concessero un gelato e un
po’ di riposo. Hitomi era contenta e si sentiva bene al fianco di Yukari e
della Sempai. Si avviarono presto alla stazione e Yukari le lasciò un po’ più
indietro, come sempre. Il treno era ormai giunto per portare le due verso le
loro case. Ad un tratto una colonna di luce blu invase la scogliera. Hitomi
stava per salire quando vide Van con le ali che l’invitava su Gaea, porgendole
la mano. Hitomi la prese e si diresse con lui verso la colonna di luce che
scomparve poco dopo. La ragazza delle carte gridò il suo nome, ma ormai era
troppo tardi e quindi si mosse all’istante salendo sul treno in fretta. Giunse
a casa sua mezz’ora più tardi e aprì il cancello e la porta, quindi buttò tutto
quello che aveva in mano all’aria e si diresse verso il medaglione. Cercò di
afferrarlo con la mano destra quando una voce le chiese di non farlo, di non
andare. Lei non si fermò e lo prese. Se Van è venuta a prenderla vuol dire che
Hitomi è su Gaea. I modi per arrivarci da Tokio sono cinque e sono messi a
forma di pentagono: la scuola, la stazione…la mia stanza! Salì le scale il più
in fretta che poté, poi arrivò sul balcone della sua casa.
"VOGLIO TORNARE SU GAEA!!!!!!!"
gridò e la colonna di luce avvolse anche lei.