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Capitolo 4:

Divagazioni dalla realtà

 

  E’ stato un sogno o forse un’ illusione?

  Mentre splendeva la terra nel cielo di Gaea,

  chiamata Luna dell’ Illusione, sono rimasta

  abbracciata a Van. Così, recuperate le forze

  sono ritornata sul mio pianeta dove ho

  incontrato quella sconosciuta che penso

  nasconda un grosso segreto…

 

  Hitomi entrò nel gigantesco salone della villetta della sua amica. Si girò un po’ attorno: era davvero immenso! Assomigliava a quello di una casa reale. Tutto quello che potevi desiderare era riposto in quella camera bianca. Sembrava quasi ricordare il paradiso, come se quella fosse una casetta di un angelo… Hitomi si sentì al sicuro entrando in quella villa, forse più al sicuro che tra le braccia di Van. Per qualche istante dimenticò tutto  e incominciò a spaziare la sua mente sorridendo. Si fermò e osservò attentamente le cose che la circondavano. Fu attratta in modo particolare da un ciondolo più o meno grande a forma di  cerchio dorato, con un cono rovesciato anch’esso dorato che vi usciva, poggiato su di un mobile per caso: ricordava molto il pendente di sua nonna. La ragazza della luna dell’illusione, sembrava non fosse più controllata dalla sua volontà, come era successo in palestra quel pomeriggio e si avvicinò all’oggetto. Gli fu praticamente sopra quando vide che su di esso c’era intagliato un drago, probabilmente l’Escaflowne, che proteggeva una pietra e gli era tutto attorcigliato intorno. Che strano- pensò distrattamente – questo è il simbolo di Atlantide! La ragazza delle carte superò l’immensa stanza e si voltò indietro per vedere dove Hitomi fosse finita. Quando la guardò che stava per prendere il ciondolo, la fermò gridando il suo nome. La ragazza della luna dell’illusione si risvegliò improvvisamente come se si fosse addormentata un istante, si voltò dunque di scatto verso l’amica. Quest’ultima le chiese di seguirla in cucina. Hitomi mise le mani al petto chiedendo gentilmente scusa, poi la raggiunse. Giunsero in cucina. Anche questa era molto spaziosa ed anche qui i mobili erano bianchi. Davanti a loro c’era un antico orologio a cucù di legno pregiato. Lessero insieme l’ora.

  "Che cosa? L’una e quarto di notte? Oh, no! La mamma…" esclamò Hitomi.

  "Non preoccuparti, l’ ho già avvertita io, siediti e tranquillizzati, ha detto che potevi restare a dormire qui e in effetti… non hai scelta! A proposito…- disse la ragazza aprendo il frigo – vuoi un po’ di the fresco, qualche biscotto… insomma… uno spuntino dell’una e un quarto, dato che la mezzanotte è passata?"

  Hitomi la guardò che si atteggiava con un’aria da “fresca”: l’ aveva assunto per farla ridere e lei infatti rise. Aveva le sopracciglia alzate sul viso il più che poteva e un sorrisino “streuzo” sulla bocca; con quella camicia larga e quella gonna alla scolastica, assomigliava ad una persona davvero interessante e simpatica. Questa la incitò a rispondere finché la ragazza della Luna dell’Illusione rispose positivamente alla domanda. La ragazza delle carte la fece accomodare sulle sedie che avevano dei morbidi cuscini per rendere il soggiorno in quella casa ancora più bello e le mise sul tavolo un grosso bicchiere da bar pieno zeppo di the: era uno di quelli lunghi e non abbastanza larghi e lo portò su di una tavoletta di marmo nera e bianca, prese dal mobiletto una scatola di biscotti non ancora aperta, afferrò un piatto bianco con dei fiori variopinti disegnati sopra e vi versò dentro il contenuto della scatola. Rimise dentro il mobile il rimanente dei biscotti e chiuse lo sportellino. Si diresse dunque con un vassoietto verso la sua gradita ospite e le mise il bicchiere con il the davanti a lei, il piatto un po’ più lontano. Prese anche lei un po’ del drink e se lo versò, quindi raggiunse Hitomi girando un po’ la sedia. Si era creato un silenzio tombale , si sentiva solo il fruscio delle foglie del giardino. Non c’era vento, ma quasi brezza. Hitomi era molto imbarazzata nel ritrovarsi con qualcuno che conosceva da solo una giornata. Osservò il bicchiere riposto sulla tavola, poi il piatto e vi prese con timore un biscotto per assaggiarlo. Era davvero buono! Hitomi sorrise e finì il biscotto in pochi secondi, poi prese il the tra le mani e lo fissò. La ragazza delle carte si avvicinò alla finestra e guardò il cielo.

  "Chissà…" iniziò il discorso la sua amica.

  "Eh?" chiese con aria interrogativa Hitomi, alzando lo sguardo verso di lei.

  "Chissà su Fanelia cosa sta facendo Van… chissà cosa starà pensando Folken… e Merle? E’ un pezzo che non ci sentiamo… A quest’ora dovrebbero essere le sette del mattino e scommetto che quei due non si saranno ancora alzati… pigroni…!" scosse la testa e sorrise espirando dal naso.

  "Folken?- sussurrò Hitomi – come Folken? Forse non sa che…"

  "Scommetto che quando tu hai salvato Van e avete passato la notte l’uno abbracciati all’altro" continuò la ragazza.

  "Ma i tuoi che diranno vedendomi qui domani – disse Hitomi dopo averci pensato un po’ prima di cambiare discorso – in fondo, tu non li hai avvertiti della mia venuta, o mi sbaglio?"

  "I miei genitori terrestri – attaccò con tono triste, ma calmo l’altra, rispondendole – sono morti il giorno del mio quattordicesimo compleanno o meglio del mio diciannovesimo compleanno in un incidente stradale."

  I miei genitori terrestri? Quattordicesimo… Diciannovesimo…? si chiese Hitomi. Più le cose andavano avanti, più lei non ci capiva niente. Le sue frasi erano prive di fondamento. La ragazza della luna dell’illusione si scusò comunque con lei per averle fatto rievocare ricordi così brutti della sua infanzia, poi sorseggiò il the. Erano quasi l’una e mezza quando l’amica di Hitomi le disse che forse era meglio infilarsi sotto le coperte, anche perché l’indomani avrebbe dovuto sostenere la gara di corsa. Poi si girò verso di lei, sorridente, come se non fosse accaduto niente. Vide la sua ospite molto pensierosa con la testa bassa che aveva poggiato il bicchiere vuoto sul tavolo e le disse che a tempo debito le avrebbe raccontato tutto; si avvicinò dunque a lei e le mise le mani sulle spalle. Hitomi ebbe una visione. Si trovava di nuovo nella stanza buia con la luce azzurra, visione che aveva avuto prima che l’avessero portata in infermeria. Anche questa volta vide delle piume volare e anche quella volta lei incrociò le mani all’altezza del petto ed una piuma le si posò tra le mani. Anche questa volta, Hitomi scrutò la piuma e vide che era argentata, poi essa scomparì ed ebbe una nuova visione. Qualcuno, qualcuno si trovava in una stanza bianca e teneva in mano i tarocchi: li stava leggendo. Riconobbe chi era, ma vide di sfuggita le carte e non potette leggerle per vedere il suo futuro. Ritornò con il pensiero nella villetta. La guardò dispiaciuta e le chiese con tono leggermente alterato e triste allo stesso tempo se lei le aveva letto le carte per predire il futuro. L’altra le tolse le mani dalle spalle e si girò dall’altro lato non rispondendole. Hitomi ripeté la domanda con le lacrime agli occhi. L'altra le rispose freddamente di si. Hitomi si alzò dalla sedia e le prese un polso girandola bruscamente verso di lei, poi la implorò di dirle cosa aveva letto da esse. Lei girò la testa verso sinistra e, abbassandola, le rispose che avrebbe avuto una sorpresa, ma le carte non avevano specificato che sorpresa, se bella o brutta. Hitomi le chiese se avrebbe rivisto Van di nuovo e la sua amica rispose di si, anzi la rassicurò che l’avrebbe potuto riabbracciare per ben due volte, ma mentre per la prima, sarebbe stato per piacere, la seconda volta, sarebbe stata per una causa grave. Poi la implorò di andare a dormire e le promise che le avrebbe raccontato tutto, ma adesso non se la sentiva. Hitomi si ammutolì e la seguì fino nella sua camera. Le fece fare un giretto per la villetta per non trovarsi a disagio, poi la riaccompagnò alla sua stanza e le diede la buonanotte richiudendo la porta frettolosamente. Hitomi mise la cartella della scuola per terra accanto la scrivania di legno dipinta di bianco, posizionò la giacca della scuola su di una sedia e si distese su di un letto che sembrava reale. Pensò a tutto quello che era successo quella sera. Presto però il sonno la vinse e si addormentò. Il suo ultimo pensiero fu Van. La ragazza delle carte scese nel salone e prese in mano l’oggetto che Hitomi aveva adocchiato. Decise di lasciarlo lì perché presto avrebbe scoperto il segreto che la legava a quel ciondolo. Si girò attorno e prese un pezzo di carta e una penna. Ci scrisse su qualcosa e poi andò verso il giardino, correndo. Lo fece volar via, poi prese il ciondolo e desiderò che il suo messaggio arrivasse da Van a Fanelia. Dopo un po’ il foglio si volatilizzò. Lei sorrise e si diresse nel salone per rimettere a posto l’oggetto. Yukari quella notte non riusciva a prendere sonno e scese in cucina senza far rumore per non svegliare nessuno. Prese un po’ di latte dal frigo e se lo versò in una tazza, lo bevve tutto di un colpo. Si diresse di nuovo nella sua stanza. Domani c’è la gara di Hitomi – pensò distesa sul letto che aveva raggiunto - se non verrà ciò vuol dire che è ritornato dal ragazzo con le ali e ciò che mi ha detto il poliziotto sarebbe tutto vero! Si alzò una seconda volta e prese il ciondolo che Susumu Amano le aveva regalato portandolo sul letto e distendendosi nuovamente. Van stava in piedi in camera sua e si era destato da poco, ma si mostrava triste a causa della partenza della sua amata. Merle gli aveva consegnato il ciondolo e aveva seguito le istruzioni che Hitomi le aveva dato. Sapeva che anche quella volta l’avrebbe rivista molto presto e il pendente si illuminò una seconda volta. Lui si buttò sul letto di peso a pancia in sotto con la testa voltata in direzione opposta alla finestra e chiuse gli occhi. Dopo qualche attimo, sempre ad occhi chiusi, si voltò a pancia sopra con le braccia all’altezza delle spalle e la testa sul cuscino dritta. Fu allora che un foglietto volò nella sua camera e gli finì sul volto. Egli aprì gli occhi di scatto e si sedette sul letto prendendo il pezzo di carta a due mani. Merle entrò dalla finestra miagolando e saltò sul letto di Van, incuriosita dal foglietto che aveva visto volare fino a lì dall’alto, mentre si puliva un po’ . Van lo guardò attentamente, poi confidò alla gattina che era scritto nella lingua antica di Atlantide e capì il mittente. La donna - gatto non poteva leggerlo, nessuno poteva leggerlo, solo lui, poiché era l’unico a conoscere quello stile. Merle gli chiese cosa ci fosse scritto e lui le rispose che quel biglietto lo invitava sulla Luna dell’illusione per una gara e lui ci sarebbe andato: chissà che non avesse incontrato Hitomi! Merle gli stette accanto ed egli meditò sul da adoperarsi per non farsi scoprire dalle guardie.

 

  Hitomi si svegliò molto presto quella mattina coccolata da un raggio di sole che le entrava gentilmente negli occhi quasi chiedendole il permesso. Gli sorrise e poi guardò l’orario al suo orologio da polso: erano le sette meno un quarto. Si sedette sul letto e aprì il borsone controllando che ci fosse tutto. Si fermò un attimo e meditò sul fatto che il borsone la sera precedente non c’era. Non ci fece tanto caso e si vestì con calma, poi scese le scale della villa della casa dell’amica e si diresse verso la cucina. Sentì dei rumori e pensò che fosse un ladro: ebbe un po’ di esitazione, ma quando entrò a passo deciso ma lento nella stanza, si meravigliò trovandosi davanti la sua amica, che le diede allegramente il buongiorno e la fece accomodare sulla sedia senza che Hitomi potesse rispondere, poi le portò un’abbondante colazione. Essa era costituita da un paio di toast, un po’ di riso bianco, un uovo con pancetta, un paio di wurstel e, per bevanda, una freschissima spremuta di arance fatta in quel momento, con un po’ di ghiaccio nella brocca. La ragazza delle carte le portò un paio di cubetti di ghiaccio e li sistemò nel bicchiere di Hitomi, poi le versò un po’ di aranciata. Si giustificò dopo un po’ dicendo che chi sprecava energie doveva fare una colazione abbondante, o non si sarebbe potuto concentrare. Portò in tavola anche per lei tutte quelle squisite cose e le diede il buon appetito, poi, contenta, afferrò un toast e ne  ficcò un pezzo in bocca. Hitomi la interruppe chiedendole se tutto quel cibo era davvero per lei. La ragazza delle carte la guardò negli occhi e dopo un “Secondo te? Adesso lo do al gatto…!” scoppiarono insieme in una grossa risata. Hitomi mangiò con appetito tutto quello che c’era sul tavolo e bevve l’aranciata avidamente: lo stesso fece la sua amica. La ragazza della luna dell’illusione si congratulò con la padrona di casa per la ottima colazione. L’altra sorrise e le disse di andare a prendere la borsa in camera sua. Si sarebbero incontrate in giardino: così la ragazza delle carte lavò i piatti sporchi piuttosto in fretta e corse su per le scale indirizzandosi verso la sua stanza. Hitomi scese per prima e andò in giardino l’aspettò un po’, poi le due si diressero verso la stazione. Vide che anche lei aveva un borsone a tracolla, ma non le chiese niente. Yukari le stava aspettando con impazienza mentre batteva un piede per terra per scandire i secondi. Sgridò Hitomi da lontano quando la vide arrivare con la sua amica che si assunse la responsabilità dicendole di averla trattenuta a colazione. Le tre camminarono non molto a lungo, dopo di che arrivarono alla loro meta. Si diressero correndo negli spogliatoi dato che la gara di Hitomi stava per iniziare, ma incontrarono qualcuno all’ingresso: Susumu Amano le attendeva con impazienza all’entrata. Le salutò gentilmente e trascinò la sua ragazza, Yukari, un po’ più lontano, parlò un po’ con lei, poi la baciò appassionatamente sulle labbra. Yukari fu molto sorpresa all’inizio del gesto, ma lo ricambiò. Hitomi sgranò gli occhi: anche lei avrebbe voluto un bacio così dal suo Van. Stava quasi per versare un lacrima, quando fu distratta dalla sua amica che l’invitò ad entrare per prepararsi. Le due si spogliarono rivestendosi in fretta: poi si diressero sulla pista con Yukari e Susumu che le attendevano. Hitomi sapeva che sarebbe stato impossibile, però aveva la sensazione che Van sarebbe venuto sul suo pianeta. Ormai per cominciare, mancava solo lei e tutti i concorrenti erano pronti per iniziare. Tutti si piazzarono ai loro posti pronti per vincere, ma Hitomi alzò una mano in aria chiedendo il tempo. Si diresse dai suoi amici che l’incoraggiarono con il loro sorriso. Dopo poco i concorrenti furono richiamati alle postazioni e Hitomi andò via. Si stava per dare di nuovo il via, quando la ragazza alzò la mano per la seconda volta. Sospirò e guardò ancora i suoi amici. Dopo un po’ fu richiamata con gli altri concorrenti e, quando era vicinissima all’inizio della gara, chiese un’altra volta il tempo, e così per ancora una volta.

  "Ma che le prende! Non si è mai comportata così!" disse Yukari arrabbiata e preoccupata.

  "E’ solo nervosismo, è normale per le gare importanti" cercò di difenderla Susumu.

  La ragazza delle carte la vide correre via in lacrime  e si scusò con i suoi amici per andarla a tranquillizzare. La raggiunse facendosi spazio tra la gente e le chiese cosa avesse.

  "Aiutami! - esclamò Hitomi mettendole le braccia al collo con gli occhi pieni di lacrime – Io non posso correre perché quel luogo mi ricorda la prima volta che ho visto Van e non riesco a concentrarmi!"

  "E se alla fine di quei cento metri ci fosse Van? Non correresti da lui a braccia aperte?" le domandò l’amica.

  "Beh, sarebbe un’altra cosa…"

  "Allora vai e vinci, per me… per Van…!"

  Hitomi andò a posizionarsi con gli altri concorrenti al suo posto. Stavolta non poteva chiedere il tempo, doveva correre per i suoi amici, per quella ragazza che l’aveva sostenuta, per Van… Le vennero in mente le parole che le aveva detto la sua amica e si concentrò come non aveva mai fatto prima.

  "Pronti!" esclamò un uomo con una scacciacani in mano per dare il via alla gara.

  "Raccogliere il coraggio!" sussurrò Hitomi per ricaricarsi e vincere.

  "Via!" il colpo di pistola si sentì in tutto il cortile scolastico e i concorrenti partirono.

  La ragazza della carte iniziò a contare alla rovescia e i suoi amici le chiesero in coro cosa stesse facendo. Van intanto era riuscito a scappare verso il bosco dove prese il ciondolo in una mano e lo strinse forte. Gridò di voler recarsi sulla Luna dell’illusione e una colonna di luce azzurra lo investì. Hitomi continuava a correre, era prima su tutti i concorrenti. Nel momento in cui la sua amica finì di contare, una colonna di luce apparse sulla pista e in quel momento Hitomi si ricordò le parole della ragazza delle carte quando le diceva che Van si trovava alla fine della pista: Quando si materializzò davanti agli occhi di tutti la figura del ragazzo dai capelli corvini, vestito con un abito medioevale si girò indietro e sorrise. La gara non era finita e Hitomi continuò a correre verso il traguardo con le ali ai piedi per dirigersi dal suo amato. I cento metri erano ormai a un passo da lei, l’ultimo sospiro e raggiunse la sua meta, poi abbracciò Van felice.

  "Ma quello è il ragazzo dalle ali bianche!" esclamarono Yukari e Susumu mentre la ragazza delle carte, sorrideva dolcemente nel vederli così uniti, finalmente insieme dopo molto tempo.