Van e Hitomi giunsero inaspettatamente insieme a cena con Allen, Alessandro,
Serena e Merle. Hitomi occupò un posto accanto a Van, per la sorpresa di molti
commensali. I due avevano uno sguardo complice, come se avessero un piano infallibile
in mente. Reya chiese a Van.
“Maestà, cosa avete deciso ? Quali provvedimenti prenderete?”
“Voglio che un drappello di guardie stia di vedetta all’entrata della città
e sulle mura, per avvisare in caso di attacco. Inoltre voglio che un piccolo
esercito di guymelef sia pronto per combattere.” Fece una pausa.
“Maestà, intendete risvegliare il Drago?” Van sembrò non sentire e riprese.
“Domani risveglierò il Drago, ma non lo userò se non in caso di emergenza o
di attacco che i nostri guymelef non riescano a respingere.” Poi in un sussurro,
che solo e Hitomi e Reya, Alessandro che sedeva accanto al sergente, sentirono.
“Perdonami, fratello.”
La cena si consumò in silenzio. Come era comprensibile nessuno aveva voglia
di parlare o scherzare, bensì stava pensando ad un modo efficace per riuscire
a disorientare il nemico. Van chiese inoltre che un paio di guardie andasse
a indicare a Shantal.
Quando tutti si furono congedati rimasero unicamente i sei amici seduti al grande
tavolo. Merle allora propose: “
Signorino Van, re Alessandro, vi andrebbe di venire a fare una passeggiata per
i giardini reali?” Re Alessandro annuì e così fece anche Van. “
Venite anche voi signorina Serena, Allen?” I due fratelli si guardarono e ringraziarono,
dicendo che preferivano andare in città, dove avevano appuntamento con l’equipaggio
della Crusaide.
Merle fece strada verso i giardini reali, dove invitò gli amici a sedersi su
una delle tante panchine di legno sparse per il prato. Quando tutti furono comodi,
Merle chiese ad Alessandro:
“Maestà, cosa vi ha spinto a venire sin qui? Potevate mandare un messaggero
fidato per riferirci ciò che sta accadendo.” Il re li guardò e disse: “
Preferivo essere io di persona a venire qui per avvisarvi. Anche se questo avrebbe
voluto dire lasciare il mio regno incustodito per qualche giorno.” Van annuì,
in segno di ammirazione per la fiducia che il re aveva nei suoi consiglieri.
“ Da quanti anni regnate su Valat, re Alessandro?” Il re s’incupì un poco, ma
rispose ugualmente.
“Purtroppo da pochi mesi. Mio padre è passato a miglior vita in seguito ad una
grave malattia. Così a 27 anni mi sono ritrovato con un regno e le sue responsabilità
sulle spalle.” Hitomi guardò verso gli alberi che erano poco distanti e sussultò.
“Lady Hitomi, cosa accade?” Entrambi Alessandro e Van volgevano lo sguardo verso
di lei.
“Laggiù. Ho visto qualcosa muoversi tra gli alberi.” D’improvviso, quasi avesse
sentito, un uomo-lupo apparve dagli alberi. Aveva un paio di pantaloni blu scuro
con una camicia dello stesso colore.I suoi capelli ricadevano lungo il viso,
conferendogli un’aria cupa e misteriosa, al tempo stesso affascinante.
“Vedo che state bene Hitomi. Anche voi re di Fanelia. Benché sia passato un
anno siete sempre lo stesso a quanto pare.” Van sgranò gli occhi.
“Ma tu sei…”
“Vorrei sapere anche come sta la signorina Serena.” Van portò la mano alla spada,
ma Hitomi lo fermò.
“Jajuka! Sei tornato! Ti credevo morto dopo la ferita inflitta da Van; come
sei riuscito a sopravvivere?” Van si parò davanti alla ragazza come uno scudo
mentre re Alessandro cercava di comprendere cosa stava accadendo.
“Non ti preoccupare, Van. Non sono armato da cattive intenzioni. Non sono una
spia della setta di Shantal, se è questo che ti preoccupa. Vorrei solo sapere
se la signorina Serena sta bene.” Van abbassò la guardia.
“Come posso essere sicuro che tu non stia mentendo?” Jajuka alzò il braccio
e Merle e Hitomi sussultarono, vedendo che l’uomo teneva per il colletto un
uomo. Quest’ultimo sembrava intenzionato a non parlare.
“Costui è Shinjiu Hitaki, un membro della setta. L’ ho sorpreso che vi spiava,
aspettando il momento propizio per colpirvi con una cerbottana e addormentarvi,
in modo da poter rapire Hitomi.” Alessandro e Van sgranarono gli occhi.
“Come potevano sapere che Hitomi era qui?” Van si avvicinò alla spia e, prendendola
dalle mani di Jajuka la alzò, furioso, lo guardò e chiese:
“Come? Come avete fatto a sapere che lei era qui? Rispondi, Shinju! “ Shinju
rimase in silenzio e Van portò una mano all’impugnatura della spada.
“Rispondi, altrimenti io…” Jajuka fermò il ragazzo prendendo Shinju dalla sua
presa.
“Calmati, Van. Ho provato a chiedergli in quale modo sanno che Hitomi è qui,
ma non ha voluto rispondere.” Prima che Van potesse replicare disse.” E non
servirà provare a interrogarlo con la forza. Per cui, fai preparare una cella
per lui e una stanza per me. Chiedi inoltre se possiamo avere del tè. Vorrei
spiegarvi alcune cose, e credo che lo farò meglio davanti a qualcosa di caldo,
anche se stasera non fa molto freddo. Non avvertite la signorina Serena che
sono qui, vorrei farle una sorpresa.” Van si girò verso Merle, chiedendole di
andar a chiedere ai vari servitori ciò che aveva richiesto Jajuka, poi disse,
tanto per rendere noto che non approvava ricevere ordini:
“La signorina Serena non è qui. È andata con suo fratello in città, doveva vedersi
con l’equipaggio della Crusaide. E ti prego di tenere a mente, Jajuka, che nonostante
questa tua prova di amicizia verso di me, io, re di Fanelia, sono ancora diffidente
verso i guerrieri dell’ormai remoto esercito di Zaibach. Per cui ti terrò sotto
controllo, non ti conviene tentare di fare qualche sciocchezza.” Si incamminò
verso l’entrata sul retro del castello. Jajuka lo fermò, dicendo, quasi con
noncuraza:
“ Perdonatemi, se tentavo di aiutarvi, re di Fanelia.” Calcando il tono su quest’ultima
frase proseguì, ignorando che d’un tratto Van s’era fermato e aveva stretto
le mani a pugno, poi rigidamente aveva continuato a camminare. Jajuka, apparentemente
ben deciso a provocare Van, disse:
“Mi meraviglio solo che Folken non ti abbia insegnato a governare meglio il
tuo regno; o solamente a fare più attenzione a ciò che ti circonda. Se non fosse
stato per me a quest’ora potresti aver già perso Hitomi. È evidente però che
Folken non dovesse essere un così bravo frat…” Non poté terminare la frase poiché
Van come un fulmine aveva tratto la spada e l’aveva puntata alla gola dell’uomo,
il quale, felice di essere riuscito nel suo intento, sorrise.
“Prova solo a dire qualcosa sul conto di Folken e io…”
“Basta così.” Con decisione Alessandro si era messo tra Van e Jajuka.
“Jajuka, smetti di provocare Van. E tu, Van riponi la spada.” Vedendo che il
ragazzo non ne aveva alcuna intenzione disse, anzi, comandò.
“Riponi la spada, Van.” Poi, vedendo che lui ancora esitava, esclamò “Ora! Riponi
la tua spada!” Come risvegliatosi Van si scosse e ripose la spada. Re Alessandro
annuì e s’incamminò verso il castello.
“Andiamo.” Hitomi andò accanto a Van; Jajuka stette indietro, facendo ben attenzione
al suo prigioniero, e seguì Van, che si era incupito e non voleva dare spigazioni
a Hitomi per la sua sfiducia verso l’uomo.
Il bosco s’incupì, come a voler rispecchiare l’umore del re, mentre loro entravano
nel castello.
Appena seduti Van iniziò a sorseggiare il suo tè, cercando di calmarsi. Alessandro
aspettò pazientemente che la tensione che regnava nella stanza si affievolisse,
poi, con calma chiese a Hitomi di spiegargli cosa era accaduto. La ragazza chiuse
gli occhi e iniziò a parlare.
“Un anno fa, dopo che i soldati di Dilandou Albatou furono uccisi da Van, Jajuka
divenne l’unico assistente dell’uomo. Nella battaglia finale contro Zaibach
Van sconfisse Jajuka, che tutti credevamo morto. Dopo, da Serena, in altre parole
Dilandou, capimmo che gli alchimisti avevano fatto alcuni esperimenti su di
lei sin da bambina, e in quel periodo era stata affidata a Jajuka. In seguito
la portarono via, e la separarono da lui. Almeno finché non ricomparve come
suo assistente.”
“Capisco. Ma allora, Jajuka, perché solo ora sei ricomparso? Non credo che tu
volessi solo rivedere Serena.” Jajuka guardò Van e rispose. “
Infatti. Vorrei avere il permesso da Sua Maestà Van Fanel, sovrano di Fanelia,
di arruolarmi come combattente nell’esercito del Paese e come guardia del corpo
personale della signorina Serena."” Van lo guardò e dopo un attimo di riflessione,
disse.
“Chi mi assicura che tutto questo non sia una messinscena di Shantal per avere
la mia fiducia e in seguito attaccarmi alle spalle?” Zittì l’uomo - lupo, che
era in procinto di dire qualcosa e continuò.
“Comunque voglio fidarmi di te. Voglio che comandi il plotone principale dell’esercito,
insieme a Reya e che protegga Serena come nessuno ha mai fatto .Tuttavia, devi
darmi una spiegazione per il comportamento che hai avuto nei miei confronti
e verso mio fratello poco fa. E che sia soddisfacente.”
“Vedi, Van, se io fossi stato Toshiro Nukawa, tu non avresti esitato a colpirmi,
probabilmente uccidendomi. Questo avrebbe scatenato sicuramente una guerra tra
te e la setta. Per cui, impara a controllarti maggiormente, ragazzo.” Van stava
per replicare, ma si morse la lingua, pensando che se lo avesse fatto avrebbe
dato dimostrazione di non riuscire a sopportare queste piccole insolenze. Con
un cenno del capo Jajuka si alzò e uscì, diretto nelle sue stanze. Quando si
udì la porta che sbatteva, Van si rilassò.
“In parte ha ragione, Van. Impara a tenere a freno le tue emozioni, altrimenti
anche per il nemico potrà essere facile intuire i tuoi piani.” Hitomi non intendeva
rigirare il dito nella piaga, tuttavia Van sbuffò, infastidito.
“Te ne prego, Hitomi, non parliamone più.” Sbadigliò. ”Comunque ora sono stanco
e se non ve ne dispiace vorrei ritirarmi. Buonanotte.” Baciò Hitomi e fece un
cenno ad Alessandro, il quale annui. Il ragazzo uscì e quando la porta si chiuse
Alessandro chiese.
“ E così è vero ciò che si narra, il re è veramente innamorato di te, Hitomi.”
Lei arrossì e annuì.
“Sono contento per voi. Avete già deciso se intendete sposarvi ?” Lei lo guardò,
realizzando che non le era mai passato per la mente di sposare Van.
“Non ci ho mai pensato e Van non me lo ha ancora chiesto, però credo che se
lo facesse direi di sì.” Il re sorrise, mettendo il mento sulle mani incrociate.
“Scusa, Hitomi, ma non vi è nessuna fanciulla che cerca marito?”
“No, re Alessandro, nessuna, che io sappia, però credo che la signorina Serena
possa volere sposarsi. E perdonate la mia indiscrezione, ma cercate per caso
moglie?”
“Sì. Vorrei sposarmi e dare al mio regno un erede.”
“Ah, capisco.” La ragazza sospirò e si sedette più comodamente.
“Non riesco a capirli.”
“A capire chi?”
“Loro. Van, Allen, Toshiro. Perchè tutto deve essere risolto combattendo? Perchè
non si può discutere, anzichè mettere mano alle armi?”
“Vedi, Hitomi, evidentemente per loro questa è l’unica soluzione. Concreta,
almeno. Con una discussione si potrebbero causare una catena di equivoci e...”
“E così lei crede che è meglio causare morte e distruzione anzichè causare solo
degli equivoci !” Hitomi esclamò con rabbia. Poi si rese conto dello sguardo
sorpreso del re e balbettò.
“M-Mi scusi... io non volevo risponderle così, é solo che...” Lui le prese le
mani.
“Non scusarti, Hitomi. Mi hai sorpreso, ma hai fatto bene. Hai ragione tu, non
si può risolvere tutto con una battaglia. Continua a credere fermamente nelle
tue idee. E per favore, non chiamarmi Re Alessandro, solo Alessandro. Mi sento
vecchio con quel “Re”.” Le baciò la mano e uscì dalla stanza.
Hitomi rimase per un momento allibita. Era come se...se il re si fosse innamorata
di lei! “No, non è possibile, “si disse “Sa che amo Van e non credo che si farebbe
avanti. No, è solo una mia idea. Spero tanto sia così. “ A sua volta sbadigliò
e si alzò, decisa ad andare a letto prima di subito. Uno spadino puntato alla
gola le impedì il movimento. La ragazza iniziò a sudare, non potendo chiamare
aiuto.
“Non urlare. Non vorrei rovinare il tuo bel viso, ragazza. Seguimi. Senza fare
storie.” Il cervello di Hitomi si mise al lavoro, cercando una possibile via
di fuga mentre il ragazzo la faceva avanzare.Lui era piuttosto alto, lunghi
capelli ramati che scendevano lungo la schiena; i suoi occhi erano di un verde
intenso, in quel momento più glaciali che mai. La ragazza si diresse verso la
porta, lui che la seguiva senza lasciarle scampo. All’improvviso Hitomi tentò
il tutto per tutto. Si girò inaspettatamente e colpì il ragazzo nello stomaco.
Si mise a correre più veloce che poteva e ben presto lo distanziò. Tuttavia,
ben presto lui recuperò terreno e le fu alle calcagna.
“Van! Aiuto, Van!”Senza fiato Hitomi inciampò e cadde sul duro pavimento del
corridoio.
Il re si destò di soprassalto. Aveva sentito qualcuno chiamare il suo nome.
Hitomi ! Il ragazzo si precipitò fuori, la spada sguainata e vide Hitomi che
era a terra, una guardia nemica la sovrastava. Per un attimo la vista del ragazzo
s’annebbiò, tanta era la sua rabbia.
“Lasciala andare.” La sua voce tagliò l’aria come un coltello. Il guerriero
alzò lo sguardo e tremò. Il ragazzo poco distante aveva un espressione di pura
collera sul volto.
“Lasciala andare.”La sua voce era glaciale e il soldato si alzò di scatto, il
terrore che lo invadeva a poco a poco. Van avanzò e per un momento Hitomi stentò
a riconoscerlo. Il ragazzo furente di fronte a lei non poteva essere Van!
“Hitomi, stai bene?” La sua voce si addolcì improvvisamente. Lei si alzò.
“Sì, Van sto bene.” Lui avanzò minaccioso verso il soldato.
“Chi sei?”
“Non parlerò! Mai!” La spada di Van si alzò e punto la spada pericolosamente
verso la gola dell’individuo.
“Chi sei? Rispondi, non voglio spargere sangue, non qui.”
“Chi siete voi, piuttosto?”
“Sono Van Fanel, re di Fanelia.” La sua voce aveva riacquisito il suo tono freddo
di prima.
“Il re, bene.” Il guerriero sorrise.” Bene, Maestà, sappiate dunque che la setta
di Shantal riuscirà, in un modo o nell’altro a conquistare Gaia e a dominarla,
con o senza la vostra approvazione.”
Di scatto si girò e corse verso l’entrata del giardino. Van lo seguì, ma quando
arrivò fuori il ragazzo si era dileguato.
Reya arrivò, svegliato dalle voci del piano sottostante.
“Reya, fai perlustrare la città. Impiega quanti più uomini puoi. Voglio che
sia rintracciato un ragazzo dai capelli ramati, lunghi, occhi verdi, media statura,
un tatuaggio raffigurante un serpente rosso sul polso. Lo voglio vivo. Dopo
ti spiegherò, ora vai.”
Il sergente annuì e si dileguò. Finalmente Van osservò meglio Hitomi.
“Va tutto bene? Non ti ha fatto nulla spero.” Lei scosse la testa.
“ Credo che appena ti ha visto si è reso conto di essere in grave pericolo.
Neanche io ti avevo riconosciuto. Sembravi quasi un demone, Van.”Lui sospirò
e si lasciò cadere a terra.
“Ho avuto tanta paura per te, Hitomi. Per un attimo ho pensato che ti stesse...”Arrossì
violentemente e così fece anche Hitomi.
“No...,no mi aveva solo presa, mentre cercavo di scappare.” Si sedette vicino
a Van.
“Ho un sonno...” Lui la prese per mano e la condusse verso le scale, al primo
piano e a destra, aprì la porta della camera di Hitomi e le fece segno di entrare.
“Vai a dormire. Sei stanca, riposa e domani starai meglio. “ Si girò e fece
per uscire quando lei lo fermò. “Van, per favore, so che è sciocco ma non potresti,
solo per stanotte, cioè...” Lui la guardò con aria interrogativa, sorridente.
“Avanti, continua.” Lei lo guardò titubante.
“Ecco, non potresti rimanere con me finché non mi addormento?”Lui sorrise e
chiuse la porta.
“Va bene, bambina, ma solo per stanotte.” Nonostante tutta la tensione accumulata
lei rise, abbracciandolo.
“Grazie, papà .”sussurrò. Con uno sbadiglio si mise sotto le coperte e chiuse
gli occhi. Van guardò quella ragazza che era per lui la cosa più preziosa che
avesse mai avuto.
“Com’è bello essere innamorati.” Pensò. Le tende furono smosse dalla dolce brezza
della sera. I capelli di Hitomi ondeggiavano con delicatezza, come le vele spiegate
di una nave che sta per partire, pronta a lanciarsi verso il mare aperto, noncurante
dei pericoli, finché il capitano ne è al comando.
Il re sospirò, andando a sedersi sul bordo del letto. Prese la mano della ragazza.
“Hitomi, aiutaci. Ce la faremo, se tu sarai con noi; faremo di tutto per proteggerti,
ma per favore, aiutami. “ La baciò, dolcemente, il vento che faceva ondeggiare
i capelli di entrambi.” Ti amo, Hitomi.”
“Lo so, anch’io ti amo, Van. Ma ce la faremo. Insieme riusciremo, Van.” Lui
le accarezzò i capelli, e rimasero così, lei che dormiva, il suo re che la vegliava,
mentre il chiarore delle lune illuminava loro il volto, rendendoli quasi fantasmi,
abitanti di un’altro mondo che solo loro potevano conoscere perché legati dal
filo rosso dell’amore.
L’uomo correva a perdifiato nella foresta. Un ghigno gli illuminava il volto.
Aveva avuto paura appena aveva visto Van, ma era riuscito ugualmente a cavarsela.
Non era stato facile arrivare sin lì. Il re doveva aver messo all’erta le truppe
che erano andate a cercarlo ovunque, nella città e nei boschi che circondavano
il regno, causando un ostacolo in più da superare. Arrivò accanto ad un grande
albero, una quercia dietro la quale vi era un guymelef arancione. Un uomo si
avvicinò e sorrise.
“Allora, Yaki, perché non hai la ragazza con te?”
“Non sono riuscito a rapirla, perché il re è riuscito a farla fuggire. Tuttavia
non sospetta nulla. Possiamo andare.”
“Bene.” L’uomo ghignò e alzò un braccio.
Con un soffio una cinquantina di guymelef volanti apparvero al disopra della
foresta. Yaki saltò sul suo guymelef con agilità. Si mise davanti agli altri.
Da dentro l’abitacolo ghignò.
“Andiamo.” I guymelef si mossero, facendo tremare gli alberi sotto di loro.
La città illuminata che era davanti a loro.
Il soldato vagava nella foresta, cercando Yaki. Ad un tratto sentì un sibilo
e vide decine di guymelef arancioni in aria. Terrorizzato prese il corno che
aveva al collo e ci soffiò dentro con tutto il fiato che aveva in corpo.
Reya sentì il corno e, guardando davanti a sé tremò. Almeno cinquanta guymelef
si stavano avvicinando velocemente.
“Ai guymelef! I nemici attaccano! Qualcuno avverta il re! Tutti gli uomini
preparino i propri guymelef! Sbrigatevi, siamo in guerra!” La città risplendeva,
ignara del pericolo.
Un soldato bussò insistentemente alla porta. Van si alzò e andò ad aprire.
“ Maestà! Cinquanta guymelef ci attaccano! Si stanno dirigendo verso la città!”
Van era come congelato, tuttavia parlò.
“ Vai a svegliare l’uomo lupo nella camera qui accanto, digli di prendere un
guymelef e assumere il comando. Poi metti delle guardie a sorvegliare questa
camera. Chiama Allen Schezar, digli di prendere lo Scherazad e di andare da
Reya. Sveglia Re Alessandro, digli di armare i suoi guymelef e di raggiungere
Reya.”
“Maestà, e voi...” Van sospirò.
“Sì. Risveglierò il Drago. Non perdere tempo, vai. E mi raccomando, fa attenzione.”
Il soldato fece un inchino e si dileguò.
Van corse nella foresta reale, Prese l’energist dalla tasca e lo mise nel cuore
del Drago. Questo risplendette. Van si girò e guardò la tomba di Folken.
“Fratello, mi dispiace.” Saltò nella cabina dell’Escaflowne, che prese la sua
forma di Drago e volò nella notte,verso la città sottostante.
Hitomi si svegliò di soprassalto, non sentendo Van accanto a sé e corse fuori,
avendo un brutto presentimento. Trovò due guardie fuori dalla porta.La guardarono
con tristezza.
“Cosa succede?Perché siete qui?”
“Lady Hitomi, hanno attaccato la città, Sua Maestà ha chiesto a noi di proteggervi.”
“Lui...” Hitomi non credeva alle proprie orecchie.
“Sì, ha preso l’Escaflowne. Si sta dirigendo verso la città.” Hitomi corse nella
sua camera, fuori, sulla terrazza.
La città era illuminata, dei guymelef argentati volarono sopra il castello.
Un drago bianco affiancava il comandante della fila.
“Van! Fai attenzione!” Il ragazzo si girò e sorrise alla ragazza che lo stava
guardando dalla terrazza. Poi si girò verso il luogo dell’imminente scontro.
“Più veloce Escaflowne. Vai più veloce!” Le ali del drago si rimpicciolirono,
un’aura azzurra lo circondò. Scomparve nella notte, circondato dagli altri guymelef
che lo seguivano.
Hitomi si rilassò, appoggiandosi al cornicione.
“Ti prego, fa attenzione, Van.” Una stella cadde, come a voler simboleggiare
l’inizio della guerra.
Van atterrò sull’altopiano dove erano tutti i guymelef. Reya si avvicinò.
“Reya si avvicinano. Attacchiamo, non dobbiamo lasciargli fare la prima mossa.”
Il comandante guardò prima Allen che annuì, poi Re Alessandro, che rimaneva
in silenzio. Alla fine annuì e montò a bordo del proprio guymelef. Così fecero
tutti.
Il Drago si alzò in volo, dirigendo la fila. Il plotone dei guymelef nemici
era ormai a pochi metri.
Quando si scontrarono si udì il frastuono del metallo delle spade. Van atterrò
su una distesa erbosa, cercando di spostare lo scontro in un posto non popolato.
Yaki lo attaccò da dietro.
“Finalmente, re di Fanelia!” La sua spada si scontrò con quella dell’Escaflowne.
“Risparmia il fiato, ne avrai bisogno! “La spada dell’Escaflowne colpì con violenza
l’energist del guymelef avversario. Questo d’improvviso esplose con fragore,
ma il ragazzo sentì ugualmente Yaki che diceva.
“Ti odio re di Fanelia! Ti perseguiterò!” Van si fermò, lacrime che gli rigavano
il volto. Un secondo guymelef si avvicinò, la spada tratta e colpì l’Escaflowne
su un braccio. La spada di Van s’alzò e colpì pesantemente la spalla del nemico,
il quale fu a terra in pochi secondi. Van distrusse l’energist e s’allontanò,
per aiutare Allen che era in difficoltà. Un guymelef nemico cercava di farlo
cadere, e lui non riusciva a colpire l’energist del nemico. Van lo prese alla
sprovvista. Riuscì a prenderlo su una spalla. Il nemico si girò e dopo aver
attaccato Van, senza però riuscire a ferirlo, tirò una specie di palla infuocata,
che colpì Van di striscio sul fianco.
Il ragazzo gemette di dolore, tuttavia avanzò e, dopo aver aggirato il guymelef
lo colpì mortalmente sul capo. Van si girò per vedere se Allen stava bene e
lo trovò già lontano, intento ad attaccare altri guymelef.
Van fece girare l’Escaflowne, che trasformatosi si librò in aria, seguito da
due guymelef. Quest’ultimi lanciarono delle bombe che appena raggiunto l’Escaflowne
esplosero. Fortunatamente Van si era librato in alto e fece un piroetta, fronteggiando
i nemici. La spada sibilò e un braccio arancione cadde, seguito dall’intero
guymelef che si sfracellò al suolo con un boato.
Un’altro missile seguiva ora il ragazzo, che sebbene compiesse agili manovre
non riusciva ad aggirarlo. In un ultimo sforzo Van si lanciò contro il nemico,
lo ferì e virò bruscamente, impedendo al missile di cambiare rotta.
Si udì un altro boato e del fumo riempì l’aria.
Reya colpì uno dei guymelef e indietreggiò, facendolo cadere ai suoi piedi.
Alessandro fece volare il suo guymelef che prese la forma di un uccello, un
falco, mentre evitava un guymelef e poi, compita una virata drastica lo tagliava
brutalmente a metà.
Allen riuscì a schivare un colpo per un soffio, e tagliò il missile in avvicinamento.
Con un’abile manovra passò la spada all’altea mano e colpì l’avversario al braccio
destro,facendolo cadere. Lo colpì nella parte centrale, rimanendo poi a guardare
mentre bruciava.
Jajuka indietreggiò, alzò la spada e fece indietreggiare il guymelef alla sua
sinistra. Si girò, colpì il nemico che arrivava e dopo aver compiuto un’abile
piroetta si scansò per evitare il fuoco dovuto all’esplosione dei due robot.
Guardò in alto e penso a Serena. “La proteggerò. A tutti i costi. La mia dolce
signorina Serena.” Vide Van e annuì, poi si allontanò.
Van sorrise, pensando che non era poi così male il fatto che Jajuka fosse tornato,con
un sospiro sorvolò l’area ascoltando le grida dei soldati, il rumore del metallo
che si scontrava e i boati quando dei guymelef esplodevano. All’ultimo momento
si rese conto di essere circondato da quattro missili.
“Maledizione!” Virò a destra ,ma fu raggiunto da due missili. Si buttò in picchiata
e si rialzò all’ultimo momento, mandando un missile a terra.
Improvvisamente decise di buttarsi nella mischia.
Sorpassò due guymelef, si innalzò sopra una collina e sentì che uno dei tre
missili rimanenti si era schiantato contro l’altura. Virò, si spostò verso destra
e colpì un guymelef. I due missili esplosero al tocco del metallo. Van atterrò
su un altopiano, osservando la battaglia.
Molti guymelef arancioni bruciavano in terra, mentre tutt’ intorno si sentivano
i boati degli strani missili che colpivano il bersaglio. Un fruscio alle sue
spalle lo fece girare ma non riuscì a fermare o a schivare la potente spada
che veniva calata sulla sua testa. Cercò di muoversi e si spostò di lato. Avvertì
un dolore lancinante al petto. Poi solo il buio.
Alessandro cambiò posizione e con una rotazione della spada fece esplodere due
missili. Guardò in alto e scorse l’Escaflowne che cadeva, spruzzando un liquido.
Rosso sangue.
Immediatamente il Greyet si tramutò in falco e in pochi istanti fece cadere
il guymelef arancione accanto a Van.
Alessandro uscì dalla cabina e si chinò sull’Escaflowne.
“Van! Van, rispondimi!” D’improvviso il portello s’aprì e Van cadde in avanti.
Alessandro lo fece sedere.
Il suo petto era ricoperto di sangue. Il re gli tolse la maglietta e vide che
era stato ferito sul fianco sinistro. Lo sollevò di peso e lo portò sul Greyet,
chiedendosi il perché della ferita. Era l’Escaflowne a essere stato danneggiato,
comunque su un fianco e non nella cabina di pilotaggio. Scosse la testa e volò
velocemente verso il castello.
Ormai la battaglia era finita. Sotto di lui gli ultimi guymelef arancioni stavano
cadendo.
Allen alzò lo sguardo e vide Alessandro planare li vicino. Portava qualcuno
con sè. Sgranò gli occhi e gli corse incontro.
“Allen, Van è...“
"Dove è l’Escaflowne? Dove?” esclamò in preda al panico.
“L’Escaflowne? Cosa importa? È Van che è rimasto ferito, non vedi?!” Allen lo
prese per il collo della camicia e lo scosse con violenza.
“Dimmi dove si trova l’Escaflowne!” Alessandro lo guardò con stupore.
“Calmati. È laggiù, sulla collina più alta.Cosa...” Allen saltò sullo Scherazad.
“Porta Van al castello, Sbrigati! “ Il guymelef corse verso la collina.
“Reya, chiama quanti più uomini puoi, dobbiamo portare l’Escaflowne al castello!
Fai in fretta!” Reya capì e si affrettò con una decina di uomini che lo seguivano.
Alessandro si avviò verso il castello più velocemente possibile.
Hitomi era stata raggiunta da Merle e ora entrambe guardavano il cielo che si
andava riempiendo di fumo, quando qualcosa attirò l’attenzione di entrambe.
Un robot a forma di falco stava planando nel giardino sottostante. Le due riconobbero
Alessandro che scendeva e diceva qualcosa ad una guardia. Questa corse dentro
il castello.
Guardando attentamente Hitomi vide che il re portava qualcosa, anzi, no,,, qualcuno....
Si mise una mano sulla bocca, soffocando un gemito.
Van.
Senza parole si precipitò per le scale, arrivando ben presto all’entrata del
castello.
Van coperto di sangue.
Vide che lo adagiavano su un letto e senti dei passi affrettarsi nella loro
direzione.
Allen e Reya seguiti da Merle arrivarono. “L’Escaflowne è qui fuori.”Allen posò
le mani sulle spalle di Hitomi.
“Non preoccuparti, lo faremo star meglio. Dryden ci ha fortunatamente mandato
dei tecnici del popolo èspano per ogni evenienza.“
Alessandro prese da parte il cavaliere e in tono non molto gentile chiese delle
spiegazioni.
Allen guardò Van che veniva portato nella sua camera, scortato dai medici del
castello mentre i tecnici andavano ad occuparsi del robot. Fece cenno ad Hitomi
e a Merle di rimanere lì e loro si sedettero su una panchina, la ragazza che
si teneva il viso tra le mani mentre Merle la leccava affettuosamente.
“Van nella guerra precedente ha stabilito un contatto con l’Escaflowne. Per
esempio, se l’Escaflowne viene danneggiato, anche Van viene ferito. Tutto chiaro?”
“Sì, ma perchè perché non curano Van e in seguito il robot?” Allen sospirò.
“Devono riparare l’Escaflowne perché le ferite di Van sono interne, quindi con
il guarire del guymelef tutte le ferite del ragazzo si rimarginano velocemente.”
Alessandro annuì, guardando verso Hitomi.
Entrambi le si avvicinarono. Allen le si sedette accanto e le mise un braccio
intorno alle spalle.
“Hitomi, Van è forte, guarirà. Non sarà certo un graffio a fermarlo. E poi non
sarebbe felice se ti vedesse piangere per lui. Non ti lascerà, se è questo che
ti preoccupa, ricorda. In questi sei anni ha desiderato ardentemente che tornassi
e ora che sei qui non ti lascerà per nulla al mondo.” Lei lo guardò, asciugandosi
le lacrime.
“Grazie, signor Allen.” Sussurrò.
Da fuori si sentirono i tecnici che si mettevano al lavoro mentre dalla stanza
accanto si udivano i gemiti di Van.
Dopo una mezz’ora carica di tensione, nella quale Hitomi si era quasi addormentata,
si udì una porta chiudersi con fragore. Tuttavia lei continuava a sonnecchiare,
con il capo su una spalla di Allen.
Si sentì scuotere dolcemente.
“Hitomi, svegliati, Hitomi.” Una voce dolce la risvegliò dal suo torpore. Aprì
lentamente gli occhi, timorosa che qualcuno potesse rivelarle un’atroce realtà.
Invece guardò nei limpidi occhi di Van, che le sorrideva, rassicurante.
“Van.” Bisbigliò .”Stai bene.”
“Certo. Su, non dirmi che te ne sei dimenticata. Ti ho promesso che non ti avrei
mai lasciata.” Sorrise nuovamente e l’abbracciò.
Merle l’abbracciò, facendo le fusa.
“Signorino Van! Merle è tanto contenta che voi stiate bene! Merle era tanto
preoccupata per voi però era sicura che sareste guarito.” Van sorrise, scompigliandole
la folta chioma.
“Grazie, Merle.”
Allen sorrise, felice che il sovrano stesse bene .Reya chinò il capo sorridendo.
Alessandro annuì, mentre il ragazzo andava fuori a vedere come stava l’Escaflowne,
lei che gli cingeva la vita con un braccio.
“Maestà siamo felici che stiate bene.” Il capo dei tecnici fece un inchino.
Van sorrise, inchinando il capo.
“Devo la mia guarigione soltanto a voi, che avete saputo riparare così bene
il Drago. Grazie di cuore.”
“Da parte di tutti noi.” Aggiunse Allen. Merle si fece avanti, insieme ad Alessandro,
Jajuka e a Reya.
“Grazie di cuore.” Dissero insieme. Van guardò l’Escaflowne e gli accarezzò
un ginocchio, in un gesto affettuoso. Tutti guardarono il re, la ragazza e il
drago, sorridendo. Così questi erano gli elementi determinanti per la modifica
del destino, si dissero. La teoria di Donkirk non era del tutto sbagliata, visto
che loro saranno veramente indispensabili per sconfiggere il nemico. Ancora
una volta, ancora insieme.
Van si girò e con uno sguardo congedò i presenti. Lui e Hitomi salirono in camera,
andando sulla terrazza.
“Ormai credo che non valga la pena dormire, vero?”
“Eh già. Sarebbe bello rimanere a guardare lo spuntare del sole, non credi?”
Sorrisero, lei appoggiata alla balaustra di pietra, lui che le circondava le
spalle con un braccio. Guardarono l’orizzonte che si colorava di rosa, illuminando
la città sottostante e i loro volti raggianti, mentre un nuovo giorno iniziava
e con esso il loro amore si rinnovava, ancora una volta, ancora più forte.
Allen sedeva al tavolo rigirando una mela tra le mani e pensando agli eventi
di quella notte. Tutto era successo troppo in fretta, era stato tutto troppo
caotico e lui non aveva avuto il tempo di riflettere sull’attacco.
Era stato strano, era stato troppo facile vincere. Nonostante il problema dei
missili avevano avuto vittoria facile.
Ma forse era tutto frutto della sua immaginazione, eppure sentiva che qualcosa
non andava bene.
Si rilassò. Non poteva fare niente tranne che aspettare. Tutti erano stanchi
e non voleva renderli ansiosi o preoccupati senza una valida ragione.
Con un potente sbadiglio diede un morso alla mela, ripromettendosi di tenere
gli occhi aperti. In quel mente entrarono Van e Hitomi, che pareva non avessero
dormito nelle poche ore dal ritorno a casa. Alzò gli occhi al cielo.
“Non volete proprio smetterla di stare appiccicati tutto il giorno voi due,eh?”
“Mi pare d’aver sentito una nota di gelosia nella vostra voce, cavaliere celeste,
o forse mi sbaglio?” Van lo guardò divertito mentre questi faceva l’offeso.
Ad interrompere la conversazione fu una mela scagliata sulla testa del re, che
massaggiandosi si girò.
“Certo non è questo il modo di iniziare la giornata, non siete d’accordo?” Serena
rise.
“Sopratutto se si ha passato la notte in bianco.” Il sergente aggiunse, non
capace di nascondere un sorrisetto che gl’illuminava il volto.
“Non sono un bambino!” Il re era indignato.
“Su, re di Fanelia, comportatevi seriamente una volta tanto! Non possiamo essere
noi a dirvi sempre ciò che dovete fare!” Serena si girò e il viso le s’illuminò,
quando vide il suo soldato appoggiato allo stipite della porta.
“Buongiorno, signorina Serena. Avete dormito bene?” Lei gli andò incontro.
“Jajuka!” Lui sorrise, felice di vederla. Rimasero a guardarsi, mentre i presenti
li osservavano. Sorrisero e iniziarono a parlare, mentre tutti prendevano posto
e mangiavano. I due uscirono, e Alessandro che era giunto da poco fermò Allen
che stava per seguirli. Finirono di mangiare e si separarono. Hitomi andò nella
sua camera e dormì un poco, mentre Van andava a lucidare l’Escaflowne.
“Sono qui. Sono qui!” Non la sentivano. Tutti andavano via e per quanto lei
corresse non riusciva a raggiungerli. Era tutto avvolto nella nebbia. Non li
vedeva più.
“Van! Signor Allen, Jajuka! Dove siete?“ Le mancava il fiato e si dovette sedere
a terra. Dopo poco si rialzò e vide una macchia. Alberi! Corse in avanti e si
fermò improvvisamente. Il signor Folken? Ma come... Folken si girò e lei sussultò.
La Torre. Lei non aveva i tarocchi. Piume nere, bianche turbinavano nell’aria.
Distruzione, cambiamento, sconvolgimento, conflitto. Rovesciamento dell'attuale
modo di vivere. Azioni che avranno ripercussioni inaspettate e vaste. Questo
voleva dire la Torre. Ed un pensiero le turbinava in mente. Azioni che avranno
ripercussioni inaspettate e vaste. Cosa significava? Un brutto presagio?
“Signor Folken!”
Si girò, cercò di penetrare il banco di nebbia con lo sguardo ma non ci riuscì.Riprese
a correre, dirigendosi verso la macchia d’alberi. Non la raggiunse. Per quanto
corresse non riusciva ad avvicinarsi. Poi, d’improvviso, vide Allen, Serena,
Jajuka, Alessandro, Reya, Van. Tutti davanti agli alberi. Corse ancora più forte
fino a cadere ma non li raggiunse.
Azioni che avranno ripercussioni inaspettate. Cambiamento, sconvolgimento. Cosa
voleva significare tutto ciò? D’improvviso si trovò avvolta nel buio, scorse
qualcosa in terra. Lo raggiunse e lo prese. Era un mazzo di carte. Queste le
scivolarono di mano, e una rimase a faccia in su. Il giudizio. Una paura di
prendere decisioni che devono essere prese. Decisioni da prendere. Van che voleva
rimandarla indietro, perché preoccupato. Ma questo era passato. D’un tratto
la voce di Folken le disse:
“Fidatevi di me, so che è difficile, ma abbiate fiducia. Volevo che tu non dovessi
vedere la guerra, non volevo che il tuo animo nobile dovesse combattere.” Il
signor Folken non voleva che Van fosse incaricato delle dure responsabilità
d’essere re.
Van non vuole combattere. Vorrebbe non dover usare l’Escaflowne.
Tutti noi non vorremmo che questo accadesse. Non vogliamo combattere. Però c’è
la guerra e tutto ciò è inevitabile. Siamo costretti a combattere. Tutti i giorni
noi combattiamo! Per un qualche motivo noi tutti i giorni combattiamo, senza
rendercene conto.
É forse questo che dobbiamo accettare? Questa la decisione che dobbiamo prendere?
Dobbiamo prendere le nostre responsabilità di ogni giorno, non dobbiamo fuggire.
Forse questo vuol dire? Dobbiamo essere abbastanza maturi da prendere le nostre
responsabilità e combattere per rispettarle? Combattere per salvare qualcuno?
Per aiutare?
Van avrebbe dovuto combattere in ogni caso. Lo deve accettare. Come faremo tutti.Se
abbiamo fiducia in noi stessi ce la faremo, accetteremo le responsabilità e
saremo in grado di prendere le nostre decisioni senza timore. É in questo che
dobbiamo riuscire.
Le carte le vorticavano attorno. “Morte, distruzione, conflitto, cambiamento.”Voci
sussurravano con voce pacata.
“Cosa volete da me? Perchè mi perseguitate? Cosa state cercando di dirmi?” esclamò
in preda al panico. “Cosa?!” Un vento le scompigliò i capelli.
“Cosa vuoi tu, ragazza della Luna dell’Illusione? Felicità? Un matrimonio con
il tuo re? Decidi, prima che sia troppo tardi.”
“Non voglio più guerre! Non voglio vedere soffrire la gente, le persone a me
care, per la vostra stupidità! Sì, io sono la ragazza della Luna dell’Illusione
e fermerò tutti coloro che vorranno fare del male a questo pianeta. Perché io
sono la ragazza che fermò Donkirk! Perché io sono Hitomi Kanzaki!” Si alzò di
soprassalto. Stava sudando, tremava. Le tende erano mosse da un forte vento.
Si alzò e le chiuse. Fuori pioveva.
Quando andò giù vide Van e Alessandro che s’allenavano nell’ hangar dove ora
riposava il Drago. Si fermò sulla soglia, guardando i due corpi atletici degli
uomini mentre paravano, attaccavano,schivavano. Guardò Van che cercava un’apertura
nella difesa di Alessandro, senza successo, mentre quest’ultimo indietreggiava
schivando i colpi del re.
Van attaccò deciso, con furia, colpì su una spalla, senza però ferire. Riposero
le spade a terra.
“Bene, Maestà, ammetto che siete un ottimo spadaccino.” S’asciugò la fronte
imperlata di sudore con il dorso della mano.
“Anche voi. Mi avete dato del filo da torcere.” Hitomi andò a prendere due asciugamani
e glieli lanciò. Con sorpresa li presero, asciugandosi e uscendo dalla stanza
troppo calda. Rimasero a guardare la pioggia che scendeva, respirando l’aria
satura d’umidità.
Era tutto così calmo, la pioggia che cadeva pacata,il cielo che si ingrigiva
sempre di più, loro che non parlavano, guardando in su e respirando l’aria e
la pace circostante.
“Dobbiamo prendere le nostre responsabilità,anche se ciò significa combattere.”Sussurrò
lei.” Perché abbiamo un popolo ed una terra da difendere. “ Sospirò, ricambiando
gli sguardi tristi tuttavia comprensivi dei due.
Chiese:
”Volete qualcosa da bere?” Senza una parola si avviò verso la cucina,chiedendo
a se stessa perché stesse piangendo. Era forse il pensiero che dovevano per
forza di cose, combattere? Il Giudizio.
Ma certo! Il Giudizio indicava anche delle decisioni che prese avrebbero cambiato
in meglio la vita delle persone. Ma la Torre...
“Smettila, è inutile sforzarsi di capire cosa voglia dire. Devo solo pensare
ad aiutare Van. Anche a combattere.”
Appena in cucina bevve un sorso d’acqua. Qualcuno la prese per le spalle e si
ritrovò contro il petto del re. Le accarezzò la testa, sussurrando frasi rassicuranti.
“Ce la faremo. Riusciremo a sconfiggere il male ed a fermare questa stupida
guerra. Insieme ce la faremo.”
La portò fuori, sotto la pioggia e non riuscì a capire se erano lacrime o se
era la pioggia a bagnare i suoi occhi mentre guardavano l’arcobaleno spuntare,complice
di un tacito patto.