Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

Capitolo 3

Abbandonati al desiderio

e ce la farai

 

  E’ stato un sogno o un’ illusione?

  E’ stato grazie a quella ragazza

  che ho potuto raggiungere il mio

  angelo, ma perché si è alla fine

  rifiutata di venire con me su

  Gaea?

 

  Tutti rimasero scioccati. I poliziotti, gli agenti investigativi, gli scienziati… nessuno, proprio nessuno sapeva darsi risposte dell’accaduto e di come, il corpo apparso sulla scogliera, si fosse misteriosamente volatilizzato, di come sia apparsa quella colonna di luce che aveva trascinato la ragazza, di come la sua amica si fosse alzata in volo circondata da cerchi azzurri. Magia, illusione, allucinazione…? Yukari, poco distante dal luogo in cui era accaduto tutto questo, quella sera era triste, davvero giù di morale poiché il suo Sempai non si faceva sentire da giorni. Era seduta sul letto, mentre girava e rigirava la fotografia, che aveva scattato con lui poco tempo prima. Il suo sguardo si posò sulla collanina poggiata sulla scrivania che egli le aveva regalato. La catena d’oro era lunga quasi come quella di Hitomi e aveva come ciondolo una metà di un cuoricino dello stesso materiale della catena. Come ipnotizzata, levò lo sguardo sul soffitto e si lasciò cadere sul suo letto.  Chiuse gli occhi e li riaprì. I suoi pensieri furono però interrotti dalle sirene della polizia che sembrava dirigersi verso la stazione. Yukari si alzò di scatto dal letto e si affacciò al terrazzino della sua stanzetta. Non riuscì a capire nulla di tutto ciò che stava accadendo e il suo primo pensiero fu Hitomi. Scese a rompicollo le scale che dalla sua camera portavano all’ingresso e prese a due mani il telefono. Lo fissò e si fece coraggio. Selezionò il numero e avvicinò il microfono all’orecchio. Un paio di squilli e il fratellino di Hitomi rispose alla chiamata.

  "Pronto, casa Kanzaki?" disse in modo frettoloso Yukari.

  "Si chi parla?" rispose la voce calma del bambino.

  "Sono Yukari… Yukari Uchida…"

  "Ciao Yukari, Hity non è qui."

  "Come non è lì? Dov’è ora?" chiese l’amica con voce preoccupata portandosi la mano sinistra alle labbra.

  "E’ a casa  di una sua amica, ci ha chiamati poco fa. Ci ha detto di non preoccuparci e la mamma ha risposto che poteva rimanere lì se voleva..."

  "Pensavo al peggio… allora è a casa con lei… – sussurrò per poi continuare – grazie, sei stato gentile. A presto!"

  Yukari riagganciò più serena. Decise di andare a vedere lo stesso e avvertì sua madre della sua improvvisa assenza in casa. Infilò le scarpe e uscì di casa. Pensava che avrebbe approfittato di quel permesso per fare una passeggiata. Quella sera era molto calda e benché avesse una maglia a maniche corte, si continuava a sventolare con una mano per trovare un po’ di refrigerio. Sospirò chiudendo gli occhi, come senza forze, ma una voce le interruppe il cammino chiedendole se conosceva le ragazze delle foto. Yukari alzò lo sguardo verso la voce come una cosa istintiva e si spaventò vedendo un poliziotto davanti a sé. Posò lo sguardo sulla foto. Erano Hitomi e la ragazza che avevano conosciuto quel pomeriggio. Yukari chiese al poliziotto come mai le avesse fatto quella domanda. Il poliziotto le spiegò l’accaduto sulla scogliera. La migliore amica di Hitomi rimase paralizzata a fissare la foto. La ragazza chiese al vigile se, con la colonna di luce, era apparso un Drago Meccanico di colore grigio, con una grande pietra rosa e delle grosse ali. Il poliziotto rispose di no, ma il ragazzo sulla scogliera aveva le ali. La descrizione del ragazzo, che il poliziotto le fece nei minimi dettagli, somigliava molto a quella del giovane che si trovava sul Drago Meccanico. Yukari corse via senza rispondere e si fermò al primo telefono pubblico. Chiamò Susumu Amano e gli chiese la descrizione del ragazzo che si trovava sul Drago Meccanico. Yukari ebbe la risposta alla sua domanda: il ragazzo della scogliera era lo stesso del Drago Meccanico. Riagganciò il telefono molto preoccupata. Allora si chiese dove fosse finita la sua amica. Con quel leggero sussulto, Hitomi si svegliò. Si accorse che doveva piovere molto forte, anche se lei era protetta dagli alberi sopra di lei e avvertì  qualche goccia posarsi sul viso. Si alzò da terra dirigendosi verso un albero. Guardò il cielo dove vide la Terra e la Luna coperte da un paio di nuvole grigie e sorrise. Non era notte fonda, ma il sole era già tramontato. Si girò attorno e vide che era finita nel luogo dove l’Escaflowne giaceva da ormai  un anno. La ragazza lo fissò per qualche attimo, poi decise di andare da Van. Corse velocemente per tutta la città, incurante della pioggia che l’aveva ormai bagnata tutta, verso Fanelia cercando di fare il più in fretta possibile per guarire il suo amato. Poco tempo ed ella giunse finalmente al castello. Aveva il fiatone e si riposò per qualche istante sotto un albero mettendo una mano sul cuore. All’entrata c’erano due guardie che sorvegliavano la zona. Hitomi sapeva che non sarebbe riuscita ad entrare, ma si fece coraggio e decisa marciò su Fanelia. Si appostò di fronte all’entrata, fece per accedere al giardino, ma i guardiani la fermarono incrociando le due lance di ferro doppio sbarrandole la strada. Hitomi fece un passo indietro e non disse una parola. Uno dei due parlò dicendole che gli sconosciuti non potevano entrare al castello. Il discorso fu interrotto dal galoppare di alcuni cavalli in lontananza che si riuscivano a distinguere anche se ormai grandinava quasi. La ragazza cercò di avvistare le persone e vide una carrozza e un cavallo bianco. Sul cavallo si riconobbe il cavaliere celeste di Asturia: Allen Crusade Shezar. Hitomi fu molto contenta di intravederlo e, gridando il suo nome, gli corse incontro. Egli la vide e incitò il cavallo per raggiungerla un po’ prima della carrozza. Allen fermò il purosangue e la fece salire, si diressero infine al palazzo. Presto arrivò anche la carrozza ed egli, alzando la spada, annunciò gli invitati alla corte di Fanelia. Le guardie fecero passare gli ospiti e questi si diressero verso l’ingresso per vedere come stava Van. La notizia era giunta velocemente ad Asturia e loro erano subito partiti per arrivare alla corte. La regina Millerna scese dalla carrozza frettolosamente e salutò Hitomi un po’ sorpresa, ma felicissima chiedendole come mai fosse lì. Hitomi era molto pallida in viso, tutta bagnata, sudava freddo, tremava, forse aveva la febbre alta. Raccontò cosa era accaduto sulla scogliera molto brevemente ed insieme entrarono nell’ingresso del palazzo. Lì trovarono Merle che aveva visto la colonna di luce azzurra portare su Gaea qualcuno. Aveva gli occhi molto gonfi e le lacrime, non smettevano di scenderle dal viso. Vedendo la ragazza della luna dell’illusione, il cuore della gattina trovò un po’ di conforto e si precipitò da lei per abbracciarla. Merle raccontò cosa fosse successo e la condusse insieme ad Allen e a Millerna nella stanza dove Van, con un paio di coperte e gli occhi ancora aperti, giaceva. Hitomi le disse che tutto si sarebbe svolto per il meglio, poi guardò Van e si rivide nel racconto che la ragazza delle carte le aveva narrato mentre tornavano a casa con Yukari. La fanciulla si diresse verso il letto del ragazzo. Gli fissò il volto e ricordò la sua visione: ebbe quindi esitazione. Per un attimo pensò di ritirarsi, poi una voce la raggiunse.

  "Non avrai visioni, non preoccuparti, ma dovrai raggiungerlo nella stanza dove l’ hai lasciato al suo destino. Non avere paura, ricorda che è sempre Van… Afferra il ciondolo e desidera…"

  Hitomi fece dunque come la voce gli aveva detto di fare. Ella vide il pendente ancora grigio. Lo fissò bene e con aria decisa lo strinse fra le mani. Gridò ad alta voce di volere raggiungere il suo amato e il ciondolo brillò di una luce rosa che, prima l’avvolse e poi scomparì. Hitomi si accasciò sul letto come svenuta. Ella si ritrovò infatti nella stanza dove aveva lasciato Van l’ultima volta. Era esattamente come l’aveva lasciata. Van era disteso a terra e il suo corpo nero, assomigliava davvero ad un cadavere. Hitomi sussurrò il suo nome preoccupata, poi si diresse a passo lento, ma deciso. Si inginocchiò alle sue spalle e versò qualche lacrima che le scendeva sul viso involontariamente. Bisbigliò di nuovo il suo nome, poi strinse gli occhi, lo abbracciò forte e gridò che non poteva lasciarla perché lei aveva bisogno di lui,  delle sue parole, anche solo della sua presenza… non avrebbe potuto stare senza di lui neanche per un istante e che avrebbe preferito uccidersi piuttosto che non rivederlo mai più. Con quelle parole e quelle lacrime che Hitomi versava ad ogni sillaba, l’oscurità che regnava nella stanza scompariva sempre di più finché anche il corpo di Van diventò limpido ed egli si ricompose. Il desiderio della ragazza della luna dell’illusione di rivedere il ragazzo dai capelli corvini si era avverato: egli era infatti tornato quello di sempre. Van si risvegliò come se si fosse semplicemente addormentato per qualche ora. Udì Hitomi dirgli delle cose, ma lui non capiva. Con una mano prese il polso della ragazza e la tirò come se velocemente. La fanciulla chiuse gli occhi e non cadde a terra poiché Van la prese di scatto fra le sue braccia e la strinse forte a sé. Hitomi con lui accanto si sentì al sicuro, lo abbracciò, le calde e limpide lacrime le continuarono a scivolare dagli occhi bagnando tutta la camicia del re di Fanelia. Lui si allontanò un po’ da lei continuandola ad abbracciare e la guardò, la ragazza alzò lo sguardo poco dopo ed qualche lacrima le scese nuovamente dagli occhi. Il ragazzo dai capelli corvini le sorrise ringraziandole di avergli salvato la vita. Hitomi gli rispose che glielo doveva. Entrambi si alzarono da terra e lui le asciugò le lacrime che le cadevano dagli occhi. Si strinsero nuovamente l’una all’altro, il ciondolo che era appeso al collo di Van iniziò a brillare e dalla schiena di Van, spuntarono due ali bianche che  permise loro, insieme ai loro desideri di giungere a Fanelia, dove Allen, Millerna e Merle li attendevano impazientemente. Il primo a risvegliarsi fu Van, che realizzò il luogo dove si trovava e si sedette sul letto. Vide Hitomi che aveva il ciondolo tra le mani, diventato rosa, e sorrideva. Ella aveva la testa e le braccia sul letto del re mentre il corpo si trovava parallelo ad esso ed inginocchiata per terra, lasciava pensare che stesse sognando qualcosa di bellissimo. Van ricambiò il sorriso, ma fu interrotto da Merle che gli era saltato al collo e disperata, continuava a piangere dalla felicità: il suo “signorino” era finalmente ritornato a Fanelia.  Il re le mise una mano tra i capelli e l’accarezzò contento. Nella finestra che dava fuori, dove  il temporale era cessato e lasciava posto alla luce del sole, c’era il riflesso di una persona. Van la conosceva e capì che in qualche modo c’era il suo zampino. Ella gli fece l’occhiolino sorridendo e scomparì come per magia. Merle si allontanò un poco dal re che si alzò definitivamente dal letto e che si scusò con gli ospiti per averli fatti preoccupare così come si scusò con la sua amica gattina. Prese Hitomi e delicatamente la adagiò sul suo letto, alzò la sedia per non trascinarla  e la posò per terra cercando di non fare svegliare la sua gradita ospite. Si sedette e fece segno a Merle di avvicinarsi. Ella fece come il ragazzo le aveva detto e lui fece sedere sulle sue gambe stringendola al petto, quindi sussurrò agli ospiti di non preoccuparsi per lui dato che ora stava bene e che avrebbe vegliato sulla ragazza perché fosse stata al sicuro. Si scusò infine per la sua scortesia. Gli ospiti capirono i sentimenti del ragazzo e andarono via portandogli i loro omaggi. Poco dopo si sentì lo scalpitare degli zoccoli dei cavalli che riportavano i visitatori alle loro case ad Asturia. Ormai era notte fonda e la gattina cadde in un sopore profondo stretta fra le braccia di Van. Egli invece resistette alla sonnolenza e la vinse fino a qualche ora dopo, quando Hitomi si svegliò dal sonno in cui era caduta per salvarlo. Aprì molto lentamente gli occhi  e guardò fuori dalla finestra che faceva vedere perfettamente il cielo ora sereno e le stelle che quella sera splendevano più che mai. Vide la Terra e la Luna di sfuggita, poi richiuse gli occhi: Van la guardò stupito. La ragazza riaprì gli occhi, guardò nuovamente il cielo: osservò il suo pianeta e il satellite e si girò dall’altro lato. Vide Van guardarla strano. Spalancò gli occhi e si sedette sul letto guardando fuori. Oh, no! Sono ancora su Gaea! Ma perché mi sono addormentata? pensò fra sé e sé Hitomi.

  "Hitomi, tutto bene? Sei molto pallida e non mi sembra che tu possa tornare sulla Luna dell’illusione…" disse il re.

  "Van, io devo ritornarci, domani ho la gara di corsa! E’ una cosa molto importante per me, mi capisci?" chiese la ragazza con aria preoccupata.

  Van la guardò storto, ma non seppe resistere allo sguardo della sua amata e le chiese di rimanere lì almeno per quella sera, in modo che si sarebbe riposata di più e avrebbe affrontato la gara meglio se avesse dormito al castello. Merle si svegliò e girò la testa verso la fanciulla. Ancora un po’ assonnata, saltò al collo della sua amica e, con un grande sbadiglio: stava per addormentarsi per l’ennesima volta. Hitomi, vista la situazione, rispose a Van che l’indomani l’avrebbe dovuta lasciare andare senza discussioni e il ragazzo dai capelli corvini accettò. La gatta con un balzo saltò giù dal letto e salutò i due innamorati lasciandoli soli e scomparendo dalla finestra. La ragazza della luna dell’illusione si distese sul letto lentamente  mentre Van rimase seduto. Ella le chiese di raggiungerlo e lui dopo un paio di negazioni, si sedette sul letto molto imbarazzato poi si distese molto rosso in viso. Era la prima volta dopo tanto tempo che i due si trovavano sotto lo stesso tetto, l’uno accanto all’altro. La ragazza cercò di avvicinarsi, ma l’adolescente mise le mani dietro la nuca, guardando il soffitto. Dopo poco si girò verso Hitomi sconfitto e la strinse a sé. Entrambi provarono un senso di piacere che invase i loro cuori. Van scostò con una mano i capelli di Hitomi che le andavano sugli occhi e lei mise una mano sul suo petto. Si sentivano davvero bene quando erano vicini e ciò faceva dimenticare loro tutto quello che era la realtà. Van aveva dimenticato di dirle una cosa importante, molto importante, quella cosa che avrebbe suscitato la gelosia. Presto tutti e due si addormentarono abbracciati. Le ore volarono davvero in fretta. Hitomi si svegliò all’alba o forse un po’ prima e si sedette sul letto, senza far rumore. La finestra era rimasta aperta quella sera e da lì balzò Merle, che si era svegliata appositamente per ringraziare la ragazza di tutto. Quest’ultima chiese alla micia di non svegliare il ragazzo che dormiva ora profondamente e le chiese di aiutarla a ritornare a casa.  Sfilò la collana della nonna dal collo del ragazzo dai capelli corvini e gli baciò delicatamente una guancia. Poi le due uscirono dalla stanza e si diressero dall’Escaflowne. Arrivate Merle e Hitomi desiderarono ardentemente che quest’ultima tornasse a casa e il pendente di Hitomi si illuminò tanto da far apparire una colonna di luce azzurra. Merle salutò di nuovo Hitomi che le chiese di ridare la collanina a Van non appena si fosse svegliato. La ragazza della luna dell’illusione si ritrovò di nuovo sul suo pianeta trasportata dalla colonna di luce, ma non era a casa sua. Dove sono ora? si chiese spaesata.

  "A casa mia, non preoccuparti!" le rispose una voce.

  Hitomi vide uscire da una porta che dava nel giardino, dove era capitata, una figura con un bicchiere di the in mano: era la ragazza delle carte. Aveva un vestito molto particolare che assomigliava incredibilmente a quello che portava Van. La camicia aveva solo il colore differente a quello originale, infatti era bianca e portava una gonna, invece di un pantalone, beige. La capigliatura era legata da un fiocco bianco che si differenziava tra i capelli marroncini. Solo avvicinandosi, Hitomi notò che la sua amica aveva tre buchi: due all’orecchio destro e uno al sinistro. La particolarità era che, dei tre, due erano dei brillantini blu, posizionati rispettivamente uno all’orecchio di sinistra e il primo buco all’orecchio di destra. Il terzo era un carinissimo cerchietto d’oro, che si trovava sopra il brillantino blu di destra.

  "Ma… che ore sono?" chiese gentilmente Hitomi all’altra girandosi attorno e guardando il cielo.

  "Sarà mezzanotte passata… forse anche l’una di notte… Se entriamo dentro controlliamo, ti va?"

  Hitomi annuì e si mosse dietro di lei senza dire una parola.