Il re di Fanelia era seduto a capotavola nella sala delle riunioni, ascoltando
con attenzione il re Alessandro di Valat, chiamato anche Alexander, che gli
stava spiegando minuziosamente la situazione nella quale si trovavano ora Fanelia
e Valat.
“ Potete quindi comprendere, Maestà, che la situazione nella quale i nostri
due regni si trovano,è molto precaria e che se non interveniamo, cercando di
fermare questa setta nel suo piano, potremmo trovarci a rischiare nuovamente
l’incolumità di Gaia, tanto più che ora non ci potrà aiutare la ragazza della
Luna dell’Illusione di cui narrano molte leggende. Maestà, si narra inoltre
che la ragazza sia innamorata di voi, e che prima di partire vi abbia donato
un ciondolo, tramite il quale voi potreste chiamarla, e così potremmo evitare
il pericolo di un’altra guerra.” Gli occhi verde acqua del re si fissarono su
Van, il quale stava pensando a come poter fermare il nuovo pericolo. Questa
setta aveva molti seguaci sparsi per il mondo, e tutti volevano poter avere
il potere assoluto su Gaia; sembrava che gli errori di Donkirk fossero stati
dimenticati del tutto, l’unica soluzione era quella di fermare con la forza
le truppe che cercavano d’invadere i regni più potenti quali Asturia, Fanelia,
Freid, Valat. Il re sospirò e volse lo sguardo verso la porta della grande sala,
da dove sopraggiungevano Allen e Hitomi, la quale era molta preoccupata per
lui. Quando arrivò gli corse incontro.
“Van!” Lui si alzò, come fece anche re Alessandro.
“Hitomi, non ti preoccupare io...” Il fiato gli si mozzò in gola quando lei
gli si gettò tra le braccia, poggiando la sua testa sopra la spalla di Van.
“Ero preoccupata, Van.”
Sussurrò, quasi sull’orlo delle lacrime “Ero tanto preoccupata per te; ho avuto
una visione: ti ho visto mentre venivi ferito e poi quei guymelef argentati,
quell’uomo che ti ha salvato è...”
“Sì Hitomi,” disse lui, stringendola a sé per rassicurarla, “Lui è re Alessandro
di Valat.” Rimasero così, noncuranti delle altre persone presenti nella stanza
che li guardavano, poi, con un sospiro Hitomi si scostò da Van e si volse a
guardare il re che li osservava incuriosito dall’atteggiamento altamente confidenziale
della ragazza nei confronti del re.
“Van, cosa è successo? Perchè quei guymelef ti hanno attaccato? Che cosa vogliono
da noi ?”
“Hitomi, ti presento il re di Valat, Alessandro. Lui sarà in grado di spiegarti
tutto.” La ragazza guardò con più attenzione lo sconosciuto. Aveva lunghi capelli
castani che gli arrivavano fino alle spalle. I suoi occhi erano di un intenso
verde acqua. Hitomi rabbrividì, pensando che non le sarebbe piaciuto per nulla
avere quell’uomo come nemico. Era alto e magro, molto affascinante. Portava
un paio di pantaloni neri con sopra una camicia bianca senza maniche. Appariva
piuttosto robusto, al fianco non mancava certo un spada dall’involucro rosso,
sull’impugnatura vi era un dragone blu scuro, contornato da un’aureola dorata.
Lei fece un inchino.
“Lieta di conoscerla, re Alessandro. Sono Hitomi Kanzaki.” Van si sedette e
fece un cenno del capo a Hitomi e ad Allen che era rimasto in disparte, che
fecero lo stesso.
“Re Alessandro, questi è Allen Schezar, cavaliere celeste di Asturia. Costei
è Hitomi Kanzaki, la ragazza che proviene dalla Luna dell’Illusione.” Re Alessandro
li osservò entrambi, poi chiamò una delle sue guardie e questi gli diede una
pergamena.La srotolò sull’imponente tavolo di legno, in modo che tutti potessero
vedere.
“Bene, signori. Questa è una mappa di Gaia e dei suoi territori a noi conosciuti.
Qui è situata Fanelia.” Indicò un grande appezzamento di terra sulla carta,”mentre
qui si trova Asturia. Più in là vi sono il regno di Freid, altri piccoli regni
a noi alleati ed infine il regno di Valat. Più a ovest vi era l’impero di Zaibach,
dove però ora vi è la città di Shantal, nella quale risiedono i più importanti
capi della setta nemica. Il loro uomo più potente è Toshiro Nukawa. È stato
lui che ha istigato il resto della setta ad attaccare. Ma procediamo con ordine.
Quando, un anno fa, l’impero di Zaibach, fu sconfitto, mentre noi ci preoccupavamo
di rimettere in sesto i nostri regni e la nostra economia, la setta di Shantal
stava organizzandosi per riuscire a sottomettere Gaia come aveva tentato di
fare Donkirk. A mano a mano la setta ha conquistato più fedeli e si è ingrandita
sempre più. Nel corso di quest’anno hanno organizzato il loro piano nei minimi
particolari, in modo da essere pronti per qualsiasi imprevisto. Le loro armi
sono molto più potenti delle nostre, hanno diverse basi ad Asturia e a Valat.
Abbiamo cercato di distruggerle ma sono molto più resistenti di quanto pensavamo.
Oggi hanno attaccato Fanelia per avere modo di dare l’allarme, un avvertimento
per voi e il vostro popolo, Maestà. Dobbiamo purtroppo prepararci al peggio,
dobbiamo soprattutto riuscire a capire quando e dove faranno la prossima mossa,
cosicché potremmo tentare di neutralizzarli. Prego sua Maestà di preparare un
plotone di guymelef pronti per combattere, in modo da riuscire a resistere all’imminente
attacco. Credo che in ogni modo, dopo la sconfitta subita oggi agiranno con
più cautela.”
“Vi prego di spiegare a Hitomi e ad Allen cosa è successo oggi.” Il re annuì
e iniziò nuovamente a parlare.
“Evidentemente oggi, come ho già detto, Toshiro Nukawa ha voluto mandare un
plotone di guymelef in “avascoperta”, in modo da potersi regolare su quante
forze impiegare per attaccare Fanelia. Sovrano di Fanelia, cosa è successo prima
del mio arrivo?” Alessandro volse lo sguardo verso Van.
“Quando sono arrivato un uomo è sceso dal suo guymelef e mi è venuto incontro.
Gli ho chiesto il perché di quell’attacco improvviso e lui mi ha sorriso, dicendomi
apertamente che il mio regno non ha alcuna via di scampo dall’essere sottomesso
alla setta di Shantal. Allora con assoluta freddezza gli ho risposto che non
avrebbero vinto tanto facilmente e per tutta risposta mi ha fatto circondare.
Subito i miei uomini hanno preso le armi, e hanno combattuto, decimando le guardie
presenti. Mi sono difeso come potevo, tuttavia eravamo in svantaggio numerico.
Ben presto mi hanno ferito. Con odio guardai verso l’uomo. Aveva lunghi capelli
neri, occhi verdi diabolici, e un sorriso maligno. D’un tratto gli uomini mi
si gettarono addosso e sentii un frastuono di spade che si scontravano. Vidi
guymelef argentati che distruggevano i guymelef arancioni nemici. I soldati
attorno a me si diedero alla fuga. Poco dopo non v’era più traccia dei nemici.
Il resto suppongo lo sappiate.” Guardò Hitomi, che ricambiò il suo sguardo con
un’immensa tristezza. Il ragazzo la guardò.
“Hitomi cos’hai?” Lei distolse lo sguardo.
“Niente, Van. È solo che è successo ancora. Sono tornata e la guerra è venuta
con me. Non voglio più vedere la gente che muore solo per la presunzione di
altri uomini, non voglio vedere le persone a me care ,il signor Allen, Serena,
la principessa Millerna, e soprattutto tu, soffrire così tanto per una stupida
guerra. Se il corso degli eventi è dipeso dal mio ritorno qui su Gaia, non sarei
mai voluta venire.” Si prese la testa tra le mani.” Se tutto questo, la prima
guerra, la separazione tra te e il signor Folken, gli alchimisti e i loro esperimenti,la
morte del signor Folken, tutto il dolore che è stato causato dal... dal...”
Alzò la testa di scatto e li guardò dritti negli occhi. “ e se io fossi un messaggero
del destino? Se io dovessi venire qui solo per far causare morte e distruzione?
Se io fossi veramente l’elemento determinante che fa avverare il lato più oscuro
del destino?”
“Hitomi, Hitomi, rispondimi” La ragazza si guardò intorno. Era tutto bianco
e attorno a lei volteggiavano piume. Piume bianche.
“Hitomi, Hitomi, rispondimi.” Ancora quella voce. Hitomi iniziò a correre incontro
alla voce che la chiamava. Poi la vide. Era Varie. La madre di Van.
“Non aver paura Hitomi.” C’era anche la nonna di Hitomi. E il Sempai, Yukari,
il signor Allen, Merle, Van. Lui camminò verso di lei, le ali spiegate come
sua madre. La prese in braccio e insieme a sua madre e agli altri disse.
“ Non aver paura, Hitomi, non sarai sola. Sono io qui con te. Ricordati che
i desideri delle persone possono cambiare il destino. Possono far avverare un
futuro migliore per Gaia. Se uniamo i nostri desideri, vinceremo. Insieme. Ancora
una volta.”
“ Si, Van.” Si lasciò trasportare, poi scorse dei visi ansiosi che la guardavano
e, prima di perdere i sensi disse.
“Ma ce la faremo. Insieme. Ancora insieme, Van.”
Toshiro camminava nervosamente per la sala dell’ hangar, aspettando il ritorno
dei suoi uomini, invano. Nel cielo scorse un puntino che si avvicinava. E riconobbe
un guymelef arancione. Quando questi atterrò nell’ hangar e un uomo ne scese,
Toshiro gli piombò addosso.
“Cos’è successo, Hikeda? Dove sono gli altri?” Il guerriero lo guardò con preoccupazione.
“Sono morti, comandante. Stavamo attaccando Fanelia come previsto, e stavamo
per catturare Van Fanel quando un plotone di guymelef provenienti da Valat sono
intervenuti e ci hanno circondato, facendoci arretrare. Solo io sono riuscito
a scappare. Mi dispiace, comandante. Ho in ogni modo riferito a Van Fanel che
ben presto assedieremo il suo regno.” Toshiro sogghignò.
“Bene, ora Van starà in guardia. E non sospetterà nulla del nostro piano.” Sorrise
a Hikeda.
“Dobbiamo solo aspettare il momento propizio. E alla fine avremo il controllo
assoluto su Gaia.” Rise e congedò Hikeda. Guardò il cielo e la lontana terra
che si stagliava all’orizzonte.
“Aspettaci, re di Fanelia.”
Van sedeva su una sedia davanti alla finestra della camera di Hitomi ripensando
alle parole dette da re Alessandro.
“Dobbiamo fare attenzione, Maestà, Toshiro ci potrebbe attaccare in qualunque
momento, ma l’importante è che non scopra che Hitomi è qui. Potrebbe rapirla
e usarla per scopi malvagi a danno dell’intero pianeta.” Il re aveva insistito
perchè Alessandro rimanesse per qualche tempo a Fanelia,così da poter avere
un aiuto immediato nel caso di un attacco improvviso. Il ragazzo guardò verso
il letto dove giaceva la ragazza e si chiese cosa aveva voluto dire con quelle
parole.
“Ma ce la faremo. Insieme. Ancora insieme, Van.”
Prese in mano il medaglione di Hitomi e per un attimo pensò seriamente di farla
tornare a casa. Sarebbe stata al sicuro, fuori da quella guerra. Se fosse rimasta
lui non avrebbe potuto proteggerla sempre. Sarebbe stato molto rischioso.Eppure...il
pensiero che la ragazza lo potesse lasciare una seconda volta gli diede i brividi.
Non sarebbe riuscito a soppotarlo, vedere lei che tornava a casa, ancora. Non
avrebbe sopportato nemmeno il pensiero che lei potesse rimanere ferita. Perchè
lui l’amava. Ed era certo che anche lei amava lui. Il pendente iniziò a brillare
di luce propria.
“No!”
Una mano lo fermò. Quando lui guardò in su vide Hitomi.
“No,Van.” Lui la guardò.
“Hitomi qui non sarai al sicuro. Farti tornare a casa è la decisione migliore.
Non voglio che tu rimanga ferita o che perda la vita per questa guerra non tua,
ragazza della Luna dell’Illusione. Una volta a casa sarai al sicuro, fuori da
ogni pericolo.”
“Non è necessario, Van. Sarò al sicuro con te. Non potrà accadermi nulla di
male.”
“Non potrò proteggerti per sempre, lo sai. Credimi, è meglio così.”Lei lo scosse,
prendendolo per le spalle e guardandolo negli occhi.
“Van, perché secondo te sarei tornata qui? Quella volta che tornai a casa, e
tu mi venisti a prendere, se non avessi voluto tornare non sarei stata lì. Van
io ti proteggerò. Non ti lascerò. Io non voglio tornare a casa. Io voglio rimanere
perché...perché io...” Lui la guardò,e dolcemente le prese la testa tra le mani,
spostando una ciocca di capelli che le copriva parzialmente un occhio.
“Lo so, Hitomi, ti ho regalato la statua appunto per farti sapere che noi saremmo
felici come lo eravamo nella figura, un giorno, quando la guerra finirà. E,
insieme sconfiggeremo il male. Ancora una volta, insieme.”
Gli ultimi raggi di luce penetrarono dalla finestra, tingendo d’oro i capelli
di entrambi. Van avvicinò il suo viso a quello di Hitomi, sentendosi circondare
dal un mare verde. Lei lo guardò, e sorrise, mentre Van si faceva sempre più
vicino e con delicatezza posava le sue labbra su quelle di lei; Hitomi sentì
la dolce fragranza dell’odore del ragazzo aleggiarle attorno, mentre i due si
scambiavano un altro tenero bacio e venivano inondati da una luce arancione
che li faceva sembrare creature divine; la luce di un ultimo sole, o forse di
due lune.
Re Alessandro guardava le due lune che si stagliavano nel cielo di Gaia, ripensando
a tutto quello che aveva passato.Era successo troppo in fretta. L’improvvisa
morte del padre, l’incoronazione e poi, dopo pochi mesi, un’altra guerra. E
quella ragazza. Così all’apparenza fragile, come una sfera di cristallo, ma
dentro aveva un potere straordinario, così almeno narrava la leggenda. E proprio
per questo non voleva che Shantal ne fosse al corrente. Sarebbe potuta accadere
qualsiasi cosa, se solo Toshiro avesse rapito Hìtomi. E per di più ora che il
regno di Valat, come d’altronde quello di Fanelia, avevano appena riacquisito
stabilità economica potevano correre il grave rischio di essere distrutte di
nuovo. “Non lascerò che questo accada.” Pensò fermamente, lo sguardo che si
rivolgeva deciso verso l’orizzonte, dove le stelle splendevano, una luce folgorante
nelle tenebre.
Serena stava parlando con Allen, seduta nella sua camera, in attesa della cena.
“Fratello, a cosa pensi? È da quando hai saputo che saremo coinvolti in una
nuova guerra che sei pensieroso. Posso capire la tua preoccupazione, ma ancora
non abbiamo ricevuto nessun attacco vero e proprio, solo una minaccia, ma sono
sicura che il nostro esercito con Van a guida dell’Escaflowne saprà sconfiggere
questo nuovo nemico. Sopratutto ora che Dilandou non tornerà.” Allen guardò
la sorella, che purtroppo ricordava chiaramente cosa era accaduto quando era
ancora Dilandau.
“Spero sia come dici tu, sorella, spero sia così.” Una campana suonò. Era ormai
ora di cena. Allen e la sorella si alzarono e si avviarono per il lungo corridoio.
Hitomi guardava il soffitto,pensando con sollievo che finalmente era certa che
Van l’amava. Dopo quel bacio, lui, con rammarico aveva dovuto tornare nel suo
studio, per parlare con Alessandro per riuscire ad escogitare qualcosa di efficace
per sviare il nemico. Si erano guardati sorridendo, si erano abbracciati con
sollievo e avevano guardato le stelle abbracciati, raccontandosi paure e riflessioni
durante quell’anno di lontananza. Hitomi sobbalzò, sentendo la campana della
cena e dal bussare alla sua porta. Andò ad aprire e trovò Van ad aspettarla.
Si guardarono e nel bel mezzo del corridoio si baciarono, incuranti di possibili
sguardi indiscreti.
Proprio allora entrambi Merle, Allen, Serena e Alessandro stavano attraversando
il corridoio, e la ragazza-gatto fu la prima ad accorgersi della coppia. Fece
un cenno agli altri che sorrisero, cercando di non farsi notare. Si nascosero
dietro un pilastro e quando i due furono separati, sopraggiunsero, senza proferir
parola, e Van e Hitomi li affiancarono, come un gruppo di amici che andava incontro
ad una festa, anziché ad un mondo che entrava in guerra.