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Capitolo 2

Il destino che bussò alla porta

 

  E’ stato un sogno o forse un’illusione?

  Cosa mi sarà accaduto? Perché di

  nuovo queste strane visioni dopo tanto

  tempo? Io non riesco a capire! Van…

  dove sei?

 

  Hitomi fu portata in infermeria. Nel lettino bianco, dove era stata un paio di volte prima di allora, ella sognava qualcosa che non riusciva a capire. Si trovava in una strana stanza ed era circondata da una luce azzurra. Era in sospensione in aria e notò che non c’erano vie d’uscita. Ma allora… come faceva ad essere finita lì? I suoi occhi si riempirono di lacrime e una le scivolò lenta e calda sulla guancia, poi un’altra, un’altra ancora… Hitomi chiuse gli occhi e si mosse indietro mettendo le mani davanti ad essi. Si chiese cosa le stesse accadendo e incominciò a piangere, ma un gemito la distrasse. Di scatto alzò il viso, le mani si incrociarono e si diressero sul petto. Cercò di dirigersi nella direzione del lamento, ma non trovò altro che il suo ciondolo. Come fa a trovarsi qui? pensò la ragazza. Lo guardò ancora un istante dopo di ché tentò di prenderlo. Era impossibile! Il ciondolo non si lasciava prendere, anzi sembrava fosse invisibile. “Cosa mai può essere? Un’altra delle mie visioni?” borbottò Hitomi.

  "Ti sbagli! Questa non è che la realtà, una realtà che non merita una fine così. Solo una persona può salvarvi" disse una voce.

  "Chi sei?" chiese Hitomi innervosita da quella strana situazione.

  Era il signor Folken che la chiamava. Hitomi lo osservò a lungo con aria depressa prima di parlare, prima di chiedergli perché si trovasse lì. Folken la guardò ammirato e le chiese se avesse fatto di tutto per aiutare Van. La ragazza della Luna dell’Illusione gli domandò con timore dove sarebbe voluto arrivare con quella domanda. Folken le si avvicinò e, con una mano, l’accarezzò dolcemente sollevandole il viso. Le sorrise e per la prima volta Hitomi si sentì un po’ a disagio con lui guardandolo con aria preoccupata. Egli le disse che c’era ancora bisogno del suo aiuto a Fanelia, ma stavolta, lei avrebbe solo potuto sostenere Van perché un’altra persona avrebbe potuto fare la differenza. Van non l’aveva tradita, eppure un’altra persona avrebbe suscitato la sua gelosia.

  "Come la mia gelosia?" chiese incuriosita Hitomi.

  "Hitomi – disse Folken – il destino riuscirà a farti capire se ciò che unisce te e Van è vero amore. La persona che ti darà una mano nel capire ciò è già presente nella tua vita e cambierà le carte in tavola."

  "Come farò? Come farò a riconoscere che si tratta di lei?"

  Hitomi guardò Folken un po’ spaventata e lui sospirò prima di parlare.

  "O Stella Lucente del Firmamento, Astro che illumina le notti tenebrose del nostro cammino, i nostri cuori fissano fede e speranza nella tua condiscendenza. Fa’ che ciò che ci è stato dato, sia."

  Folken si allontanò un po’ dalla ragazza e scomparve così com’era apparso. Hitomi si sentì di nuovo nello sconforto più assoluto. Meditò sulla parole del fratello di Van: Vero amore, cambiare le carte in tavola… non capisco! Hitomi guardò il ciondolo che era rimasto là fermo, immobile, senza più potere. Osservandolo vide che era diventato grigio. Rifletté ancora su quelle parole. Vero amore… Hitomi si sentì davvero perduta e invocò Van di venirla a prendere. Aspettò qualche secondo, ma vide che il suo amato non veniva da lei. Poi, sentì ancora quel pianto soffocato che si faceva sempre più forte. Hitomi guardò di nuovo il ciondolo. Ora ne era sicura: esso proveniva dal pendente. Si rese conto che la persona possedente il pendaglio era proprio…

  Van!!! Forse era finito anche lui in quel luogo e non era riuscito più ad uscirne? Hitomi si sentì con il morale ancora più demoralizzata. Ma come faceva ad essere in quel punto? Ormai era decisa ad aiutarlo, voleva aiutarlo, doveva…! Espresse fortemente il desiderio di andare dal suo amato e così accadde. Scomparve così dalla stanza in cui era entrata per la prima volta e trovandosi in un luogo più o meno simile. Si girò attorno preoccupata e alla sua destra vide il ragazzo: era stanco, triste, abbattuto. Hitomi andò da lui con il cuore gonfio di gioia.

  "Vaaan! – gridò per poi ripetere – Van!"

  Egli non mosse un muscolo, stava seduto su di un pavimento inesistente con la testa appoggiata sulle gambe piegate e le mani intorno ad esse. La sua capigliatura copriva tutto il viso. La ragazza della luna dell’illusione si inginocchiò davanti a lui e lo guardò attentamente. Ripeté il suo nome sottovoce. Egli proprio non rispondeva: come se non volesse ascoltarla o non potesse sentirla. Hitomi mosse lentamente le mani verso il volto del ragazzo e cercò di sollevarlo con delicatezza, quasi non lo volesse disturbare. Un brivido di freddo le percorse la schiena in meno di un secondo quando vide la faccia di lui. Rimase paralizzata a guardarlo per un paio di secondi, poi fece alcuni passi indietro. Il volto del ragazzo, non era più lo stesso, ma sembrava che fosse deteriorato da molto tempo. Poi, il corpo senza vita del ragazzo, cadde a terra senza vita. Hitomi ci pensò su un momento prima di strillare. Come faceva il viso di Van e non il suo corpo a essere danneggiato così? In pochi istanti tutto marcì. Hitomi portò le mani al viso ed emise un sonorissimo strillo.

  "Hitomi…" una voce fioca irruppe nella stanza e la ragazza vide chi era stato a pronunciare il suo nome.

  "Merle! Merle, come sta Van?" tentò di comunicare Hitomi.

  "Hitomi ti prego, torna qui! Ti prego, Hitomi! Il signorino Van… il signorino Van non riesce a riprendersi! Ti prego Hitomi, se puoi ascoltarmi, ritorna su Gaea!"

  "Merleeeeeee!!!!"

  Hitomi si svegliò da quel lungo sogno trovandosi in infermeria sul lettino. Era sudata e il suo respiro molto affannoso. Si ritrovò seduta al centro del letto dalle lenzuola candide e, avendo realizzato di essere tornata sul suo pianeta, chiese dove si trovasse. L’amica Yukari le saltò al collo abbracciandola forte. Hitomi non resistette all’affettuosità dell’amica e l’abbracciò anche lei. Al suo fianco c’era quella sconosciuta ragazza che le aveva promesso di leggere le carte. Lei le sorrise e la rassicurò di essere tornata a casa, ora poteva tranquillamente rilassarsi. Fece per uscire e prima di chiudere la porta, chiese alle due ragazze di tornare a casa con loro. Le due accettarono e la fanciulla uscì dalla stanza.

 

  Hitomi uscì dall’infermeria accompagnata dalla sua migliore amica. Era ancora debole e meditava sulle parole del signor Folken e su quello che le era successo nella stanza azzurra. Perché Merle l’aveva chiamata su Gaea? Che significava che Van non riusciva più a riprendersi? Ella disse a Yukari che voleva farsi leggere le carte dalla ragazza che l’aveva portata in infermeria, ma quest’ultima le ordinò di calmarsi. Hitomi infatti, nel  pensare alle parole del fratello di Van, non si accorse che la sua migliore amica l’aveva portata  fuori la scuola e che la ragazza delle carte la stava aspettando, vestita con la divisa scolastica e il borsone della scherma a tracolla. Aveva i capelli legati con un fiocco lungo e rosso che le scendeva tra la chioma chiara. Hitomi le si avvicinò grazie all’aiuto di Yukari. Si fermò dinanzi a lei e la guardò negli occhi: essi non erano più quelli marroncini di qualche minuto prima, ma erano diventati verdi-scuri. La nuova amica sbatté un paio di volte le ciglia in senso di stupore. Ma che sta accadendo a Hitomi? - pensò Yukari osservando attentamente i suoi gesti - Ultimamente si comporta in modo molto strano… non sarà forse per la sua scomparsa quando balzò sul drago meccanico l’anno prima? Le deve essere accaduto qualcosa. La ragazza delle carte chiese ad Hitomi come mai fosse così strana quel pomeriggio. Yukari riuscì a darsi una spiegazione e interruppe le due spiegando che probabilmente Hitomi si sentiva agitata perché l’indomani poiché avrebbe dovuto svolgere la gara dei cento metri, ma in quelle condizioni non sapeva se avrebbe potuto farcela.

  "Correrà – la rassicurò la ragazza delle carte – vedrai, domani correrà e batterà tutti! Ne sono certa."

  Hitomi continuava a guardare la ragazza: c’era qualcosa in lei che non la convinceva pienamente. Le tre si incamminarono verso casa, mentre Hitomi continuava a pensare alle parole di Folken. Avrebbe voluto chiedere spiegazioni, ma a chi? Senza neanche accorgersene, giunse con le sua amiche alla casa di Yukari che si trovava alcuni metri prima della stazione. Yukari lasciò Hitomi con la loro nuova amica, sicura che si trovasse in ottime mani, infatti, quest’ultima le promise che l’avrebbe accompagnata a casa. Le due ragazze arrivarono dunque alla stazione per attendere il treno che le avrebbe portate alle loro abitazioni per l’ora di cena, ma un avvenimento inspiegabile per gli tutti, avrebbe fatto ritardare i treni di un paio di ore. Le ragazze furono attirate da un trambusto di fischietti e di poliziotti che chiedevano di non avanzare. Hitomi lasciò la compagna per chiedere cosa stesse succedendo. Il poliziotto le fece guardare attentamente gli scogli. Ella lo vide: era Van e si avvicinò di più al bordo della stazione che dava sul mare finché gli agenti di polizia non le chiesero di tornare con le altre persone prima della linea massima. Egli se ne stava fermo, immobile, con una spada trafitta nel cuore e le ali spiegate e quasi nere, accasciato al suolo senza segni di vita, il sangue che lo ricopriva tutto... Hitomi replicò di conoscerlo e che voleva aiutarlo, ma il vigile le chiese non farsi più indietro. La sua compagna si fece spazio fra la gente e riuscì ad arrivare da Hitomi. Le disse di farsi indietro e che il suo amico se la sarebbe cavata. Hitomi si arrese e andò dietro la striscia bianca e rossa con la sua amica. Hitomi fece per andarsene, ma la sconosciuta la fermò.

  "Non vorrai certo arrenderti, tu devi salvarlo" le disse in un orecchio sottovoce tirandola per il polso.

  "Ma tu hai appena detto che se la sarebbe cavata ed non posso far nulla! Cosa potrei fare in suo soccorso?" le domandò piangendo.

  "Ma se non ci proviamo, come possiamo arrenderci? – la rimproverò allora la sconosciuta che si zittì per qualche secondo e che continuò dopo poco – Riesci a correre trecento metri circa  con la solita velocità che impieghi per le gare e in meno di venti secondi?"

  "Beh ci posso provare! In fondo sono abituata ai duri allenamenti di Yukari!" le rispose sorridendo Hitomi, mentre l’ultima lacrima versata, le scivolava sul viso.

  "Bene, allora… CORRI!!!" le esclamò alzando la striscia bianca e rossa per passare quando il poliziotto si distrasse per qualche secondo.

  Le due corsero come folli al di là  delle transenne verso il precipizio che dava sul mare e si buttarono a rompicollo giù verso gli scogli, cercando di non farsi male e di trovare spazio tra polvere e sassi che si alzavano dal suolo. La gente cominciò ad avvertire gli agenti di polizia che erano stati distratti. Le ragazze avevano oramai finito la discesa quando si accorsero di essere inseguite. Si erano appena sedute sulla spiaggia che portava agli scogli. I poliziotti avrebbero impiegato qualche secondo in più per scendere e le due ne approfittarono per scappare dirigendosi il più velocemente possibile verso la loro meta. Ed eccoli qualche passo in più e ci erano riuscite: stavano per raggiungere Van. Le rocce affioranti erano a  poca distanza da loro, il mare era agitato quella sera e la ragazza della carte si accorse che la situazione a Gaea non era delle migliori. Le onde ora erano diventati veri e propri cavalloni e si abbattevano violentemente sulla spiaggia. Hitomi e la sconosciuta iniziarono a saltare sulle rocce cercando di non cadere. Hitomi si trovava un po’ più avanti rispetto la sua amica tanto era il desiderio di fare presto che stava quasi per cadere dalla scogliera verso il mare. Ella scivolò di brutto e si stava gettando di spalle verso l’acqua gelida, quando la sua amica la afferrò per un polso. I poliziotti stavano per raggiungerle. Hitomi li vide arrivare e grazie alle sollecitazioni della ragazza si aggrappò con un piede in un punto favorevole della scogliera quindi  si rialzò. Le due cercarono di muoversi, ma quando si trovarono a in prossimità del corpo di Van, una voce richiamò l’attenzione della amica di Hitomi.

  "Non andare…" chiamò la voce calma e una piuma nera e lunga si avvicinò alla ragazza che riconobbe il mittente e che la prese tra le mani stringendola forte.

  "Hitomi, vai, prendi il ciondolo che Van porta al collo e torna su Gaea per salvarlo!" le gridò.

  Hitomi all’iniziò le fece notare che doveva tornare a Fanelia con  lei o Van non ce l’avrebbe fatta. La sua amica le disse che le avrebbe coperto le spalle perché i poliziotti non avrebbero intralciato il suo cammino. Hitomi la ringraziò e corse dal suo amato Van. La ragazza della luna dell’illusione avanzò velocemente verso Van e recuperò in fretta il ciondolo. Questo, quando Hitomi lo toccò diventò rosa e l’avvolse di  una luce particolare tanto che la fanciulla esitò nell’esprimere il desiderio. La sua amica la vide dubbiosa e disse ai poliziotti di fermarsi dove si trovarono. Inventò la scusa che la piuma era avvelenata e che si sarebbe uccisa se avessero avanzato. Questi cercarono quindi di farla ragionare, ma lei cercò di non farsi ingannare da loro nel disperato tentativo di far sbrigare Hitomi a raggiungere il re di Fanelia. Hitomi la guardò e lei le lanciò uno sguardo sbrigativo. Questa era ancora avvolta dalla luce rosa e finalmente si decise: strinse il pendente tra le mani e desiderò ardentemente di ritornare su Gaea. La luce che l’avvolgeva diventò azzurra e apparve davanti agli occhi di tutti una colonna di luce che si scagliava nel cielo. Hitomi scomparve, così come la luce azzurra, dopo pochi istanti. La sua amica sorrise e chiuse gli occhi che erano diventati un po’ più verdi. Ella fu sollevata da terra da dei cerchi doppi e azzurri che le scompigliarono i capelli e le fecero slacciare il fiocco rosso che aveva tra la chioma: esso cadde su uno scoglio e la piuma nera che aveva in mano scomparve sottoforma di polvere del colore dei cerchi. Ella capì che Flò la stava aiutando a fuggire da quel luogo. Prima di andarsene sorrise ai poliziotti e sobillò loro uno “scusate”. Questi non la capirono e lei cercò di spiegarsi meglio.

  "Come il vostro compito è quello di vigilare, anche il mio è questo, ma devo controllare quel ragazzo che è sulla scogliera e che attende il giorno di un nuovo inizio: l’ho promesso!"

  La sconosciuta ragazza si alzò in volo circondata da quella magia e, sotto gli occhi di tutti sparì, come il corpo di Van, che in realtà, era solo un’illusione di Flò, ma nessuno l’avrebbe mai saputo.