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Capitolo 2

 

Merle andava avanti e indietro nel corridoio,le sue lunge gambe che si muovevano frettolosamente e la coda che sferzava l’aria. Si era fatta crescere i capelli che ora le coprivano il volto, mentre a testa china, cercava di capire dove fosse Van. Preoccupata, andò nel giardino reale e si sedette sulla panchina di legno, a pochi metri dalla fontana e dalla piccola stalla che ospitava Khan, il cavallo di Van. Alzò la testa e vide Van e Hitomi sopraggiungere. Corse incontro alla ragazza, gridando il suo nome l’abbracciò facendo le fusa e poi abbracciò Van.

“Merle, potresti chiedere a Kasaal di preparare una camera per Hitomi? Siamo entrambi stanchi e vorremmo riposare, quindi dì a Reya che non riceverò i sudditi o altri sovrani per oggi.” Facendo le fusa Merle rientrò nel castello e scomparve .Van e Hitomi si sedettero sulla panchina di legno, stanchi per la lunga camminata fino a Fanelia. Dopo alcuni minuti, Hitomi chiese se il castello era stato completato.

“Sì, se lo desideri dopo potremmo fare un giro per la città, così vedrai com’era Fanelia prima della guerra. “ All’improvviso una guardia reale in uniforme sbucò dall’entrata del castello.

“Maestà, siete tornato finalmente! Siamo stati molto in ansia per voi.” Il sergente si avvicinò a Van, guardando interrogativamente Hitomi.

“ Reya, questa è Hitomi, la ragazza della Luna dell’ Illusione.”

“Hitomi!” Allen era dietro a Reya, e appena la vide si avvicinò e, inaspettatamente le baciò la mano.

“ Signor Allen, sono contenta di rivedervi.” Arrossì, e Van sbuffò, infastidito dal comportamento di Allen. Il cavaliere se ne accorse e aggiunse:

“ Credo sarai molto più contenta nell’aver rivisto Van.” Si alzò e, ignorando il rossore ancora più vivo della ragazza e lo sguardo interrogativo del re, dopo aver fatto un inchino molto reverenziale, si ritirò. Reya tossì, per richiamare l’attenzione e iniziando ad avviarsi disse:

“Se Sua maestà e Lady Hitomi vogliono seguirmi, li condurrò nelle loro stanze.” I due lo seguirono, Hitomi chiedendo sommessamente a Van il motivo di quel “Lady Hitomi”, lui rispondendole che Reya era molto elegante nel parlare con le donne, aggiungendo un “Specialmente se sono carine come te.” e affrettando il passo; al che Hitomi, dopo un attimo di riflessione gli corse dietro e lo prese a braccetto. Lui la guardò e sorrise; così entrarono nel castello del re di Fanelia.



Hitomi con un sospiro si lasciò cadere sul letto a baldacchino della sua camera. Van , quel pomeriggio l’aveva portata a fare un giro del castello, e le aveva raccontato qualcosa di più su di Reya, che era il suo consigliere e un ottimo amico; mentre quella sera a cena l’aveva presentata ai vari sergenti e nobili della città. Loro dapprima l’avevano guardata con diffidenza, ma poi si erano rilassati, colpiti dai suoi profondi occhi verdi. Era esausta. Pensando a Van si mise sotto le coperte e cadde in un sonno profondo.

Van era seduto sul balcone della sua camera guardando il cielo e si trovò a tirare un sospiro di sollievo, pensando che Hitomi era tornata. Merle si affacciò dalla sua solita posizione sul tetto della camera del sovrano.

“Siete contento che Hitomi sia qui, vero, signorino Van? Ormai Merle non è più triste, anche se non la amate.“

Van la guardò sorpreso, ma poi le sorrise. Si alzò e, con un balzo fu sul tetto. Merle lo guardò mentre si sedeva vicino a lei e l’abbracciava. Arrossì e si fece coccolare da Van finché, con uno sbadiglio questi la prese e, ritornato sul balcone la portò in braccio nella sua camera. Lì la mise sul letto, la coprì e le diede un bacio sulla fronte.

“Buonanotte Merle.” La ragazza lo guardò e con uno sbadiglio disse:

“Buonanotte, signorino Van.” Quando si fu addormentata Van lasciò la stanza e senza far rumore andò lungo il corridoio. Piano aprì una porta e, con uno sguardo amorevole guardò la ragazza che dormiva nel letto. Le coperte erano finite ai piedi dell’alto letto, lui le prese e la coprì. Poi, con fare delicato, le scostò una ciocca di capelli castani dal viso. Lei mormorò qualcosa e, quando lui si accostò per capire sentì che stava pronunciando il suo nome.

“Van” Restò a guardarla per qualche minuto e,dopo averle baciato la guancia dolcemente sussurrò

“Buonanotte, Hitomi.” Si alzò e uscito dalla stanza andò nella sua camera dove si stese sul letto e, dopo un ultimo sguardo al medaglione della ragazza si addormentò.

Il mattino seguente Hitomi si alzò e, dopo essersi vestita andò nella sala da pranzo. Lì era seduto Van, che appena la vide si alzò e le andò incontro.

“Buongiorno Hitomi, hai dormito bene?” Lei fece un inchino e, prendendolo in giro disse

“Sua Maestà è molto gentile a chiedere ad una sua umile serva se ella sta bene.” Allo sguardo stupefatto di Van Hitomi si mise a ridere e si lasciò cadere su una sedia. Quando si fu ripresa disse:

“Sì, Van, grazie. Sto bene.” Il ragazzo scosse la testa e prese una mela dal piatto dove vi erano diversi tipi di frutta. Gliela lanciò e Hitomi la prese al volo, cercando di non ridere ancora.

“ Cosa c’è di tanto divertente stamani, Lady Hitomi?” La ragazza si guardò alle spalle e vide Reya con un sorriso divertito sulle labbra.

“Niente Reya, niente.” Scosse la testa a sua volta e con il sergente volse la testa a guardare Van. Lui iniziò a mangiare una mela e disse a Hitomi di mangiare, perché quell’oggi le avrebbe mostrato Fanelia. Lei annuì e iniziò a mangiare, mentre guardava una colomba entrare dalla finestra ed iniziare a becchettare alcune briciole di pane sparse sul pavimento.



Van condusse Hitomi fuori dalle mura del castello in sella a Khan. La ragazza era seduta davanti a Van e poggiava la sua testa comodamente sul suo petto. Quando entrarono nella città Van la portò in un piccolo negozio in una via nascosta da alti palazzi. Entrando Hitomi notò gli stupendi giochi di luce che erano causati da piccole statuette di cristallo di tutte le forme, colori e dimensioni. La proprietaria, una piccola ragazza dai profondi occhi scuri e dal sorriso gentile, chiese a Van:

“Posso far qualcosa per voi, signori?”

“ Sì, vorrei ritirare il regalo intestato a Hitomi Kanzaki, grazie.” La ragazza sorrise nuovamente e rispose che sarebbe andata a prendere il regalo. Hitomi si guardò intorno, e gironzolando trovò una piccola statua che raffigurava l’Escaflowne in movimento: la spada tratta e seduto sulla sua spalla vi era Van, che fissava l’orizzonte. Van si avvicinò e restò a guardare la statua.

“ E’ stupenda, Van. Non conosci il nome dell’artista che fabbrica queste sculture così realistiche?”

“Se vuole, posso darle il nome e indicarle dove vive il nostro artista.” La ragazza era tornata ed aveva in mano un pacchetto. Van lo prese e la ringraziò, dopodiché pagò e uscirono dal negozio. La ragazza disse loro che l’artigiano si chiamava Tenas Kalot e che lo potevano trovare nel palazzo di fianco al grande bar che era di fronte alla fontana principale. Van fece sedere Hitomi su Khan, e dopo essersi sistemato comodamente anche lui, vedendo che la ragazza cercava d’aprire il pacchetto, disse:

“Hitomi, vorrei che tu lo aprissi vicino alla tomba di Folken, nella foresta reale.” Hitomi lo guardò e sorrise, annuendo. Mise il pacchetto in una bisaccia che pendeva dalla sella e si sedette più comodamente su di essa: quando Van fu sicuro che entrambi erano comodi, fece partire al piccolo trotto Khan.

Van le fece vedere il mercato, la grande piazza, tutti i posti più importanti della città. Andarono a vedere dall’alto la campagna e i tratti di foresta attorno Fanelia dalle mura della città.Saliti i molti gradini, Hitomi e Van si trovarono davanti ad un panorama stupendo. Le colline si estendevano a perdita d’occhio, sormontate da folti boschi e percorsi da piccoli laghi e ruscelli.

“Van è...è stupendo!”

“Lo so, voglio che tu possa vivere questo periodo a Gaia più felicemente della tua visita precedente.” Hitomi rievocò le immagini dell’orribile guerra svoltasi sul pianeta l’anno prima: la distruzione di Fanelia, l’entrata in scena dell’Escaflowne, l’alleanza con Asturia, la scoperta che Van era un Uomo Drago Divino, Serena, Dilandou,la riappacificazione tra i due fratelli, la morte del signor Folken, la sconfitta di Donkirk, l’amore per Van, il ritorno sulla Terra.

Notando che Hitomi era persa nei suoi pensieri, Van prese il medaglione e lo fece oscillare avanti e indietro, pensando intensamente alla ragazza che gli era accanto, trasmettendole coraggio e fiducia. Hitomi percepì un calore improvviso, dolce, rassicurante, che le diffondeva nelle vene fiducia e coraggio. Guardò Van e improvvisamente lo spinse per gioco. Il ragazzo, cadde, si rialzò in fretta e caricò la ragazza: quando l’ebbe a portata di mano la prese in braccio e la sollevò, facendola girare in tondo sempre più velocemente. Quando Hitomi smise di ridere e lo implorò di farla scendere, Van la strinse a sé, e dopo un fuggevole sguardo la portò giù. Montato ancora una volta Khan, Van chiese a Hitomi se voleva andare a far visita a Tenas Kalot, ma lei scosse la testa dicendo che era stanca e che voleva andare alla tomba di Folken.

Arrivati, Van si chinò accanto alla tomba del fratello osservando il Drago bianco che riposava lì accanto. Hitomi si sedette sul ginocchio metallico di quest’ultimo, guardandosi attorno.

“Non è cambiato nulla da quando sono venuta qui.”

“No, volevo che fosse tutto uguale a quando sei tornata sulla Luna dell’Illusione. Non ricordo il motivo, forse...”

“Grazie, Van.” Gli occhi della ragazza erano pieni di sincera gratitudine.”Grazie per tutto: per la tua gentilezza, per l’impegno con cui sei riuscito a farmi tornare a casa, per il coraggio che mi dai ogni volta che sono triste, per tutto quello che sei riuscito a fare per farmi sentire meglio.” Van arrossì e dopo aver mormorato un “non devi ringraziarmi di nulla” disse a Hitomi di aprire il suo regalo.

La ragazza scartò con curiosità la carta rosata che ricopriva una scatola di legno pregiato, con sopra intagliate da una parte l’emblema di Fanelia, e, all’interno del coperchio erano finemente intagliate una piuma bianca e intrecciato alla piuma vi era il ciondolo di Hitomi. Quando lei guardò Van, lui la ricambiò con un’incitamento del capo a continuare ed a scartare la carta velina che ricopriva un oggetto.

Hitomi prese in mano la stupenda statua di cristallo: i riflessi di luce facevano uno strano effetto sulle ali di un ragazzo che teneva in braccio una ragazza: quest’ultima sorrideva e si intravedeva un ciondolo sul collo del ragazzo, mentre lei teneva in mano una delle tante piume che il vento faceva oscillare tra loro. Entrambi si guardavano e si sorridevano l’un l’altro. Erano collocati su un’alta collina, dove minuscoli ciuffi d’erba apparivano a tratti.

La statua ricopriva il grembo di Hitomi. Lei stava iniziando a volgere lo sguardo verso Van. Posò la statua per terra, nella scatola, vicino all’Escaflowne e camminò verso di lui.

“Van, è stupenda” sussurrò “ è veramente bella, non so cosa dire, io...”

“ Hitomi.” Van la guardò e le prese il viso tra le mani “ Hitomi io... vorrei che un giorno noi potremmo ess...”

“Maestà! Maestà, accorrete! Un plotone di guymelef ci sta attaccando! “ Un messaggero stava correndo verso di loro. Van si scostò immediatamente da Hitomi, e guardò con preoccupazione il messaggero.

“ Quanti sono?”

“Una ventina, hanno improvvisamente attaccato la piazza e hanno chiesto di poter parlare con voi.” Van guardò alle sue spalle, dove giaceva immoto il Drago.

“Escaflowne...spero di non doverlo fare.” Hitomi lo guardò. Van aveva come uno sguardo di profonda tristezza più che di rabbia per l’attacco inaspettato. Tuttavia l’espressione fu presto spazzata via da uno sguardo pieno di collera.

“ Portate Hitomi al castello; poi procuratevi un energist dall’ hangar principale. Mi auguro solo di non essere costretto ad utilizzarlo.” Il messaggero fece un inchino e mentre Hitomi raccoglieva la sua statua indicava al re il luogo dell’appuntamento. Hitomi si avvicinò a Van e lo guardò preoccupata.

“Cosa pensi possano volere da te?” Il suo sguardo era accigliato.

“Non lo so, spero solo di riuscire a ottenere un compromesso, non voglio che un disguido sfoci in una battaglia, non ancora.” Van si voltò verso di lei, le prese la testa tra le mani e la baciò sulla fronte.

“Ma qualunque cosa accada ricorda che tornerò da te Hitomi. Non ti lascerò sola.” La spinse con delicatezza verso il messaggero che, dopo aver nuovamente fatto un inchino reverenziale si avviò lungo il piccolo bosco in direzione del castello.

L’ultima volta che Hitomi guardò verso l’alto, cercando lo sguardo di Van, vide che lui la guardava con un misto di speranza e di tristezza, incorniciati da un velo d’amore.



Hitomi andò sul balcone della camera di Van, guardando verso Fanelia. Aspettando il suo ritorno si mise seduta sul cornicione della grande terrazza, guardando verso le due lune che si stagliavano nel cielo di Gaia. Improvvisamente sentì una folata d’aria fredda. Vide piume candide volarle intorno. Con curiosità si chinò a prenderne una e d’improvviso sentì il vuoto sotto di lei. Cercò un appiglio, rendendosi improvvisamente conto che stava cadendo dall’alta terrazza e che sotto di lei v’erano parecchi metri prima di uno stretto giardino. Aprendo le labbra per urlare un grido d’allarme sentì il respiro venirle meno, mentre due forti braccia la sollevavano appena in tempo.

“Hitomi, stai bene?” La ragazza si trovò a fissare i grandi occhi azzurri di Allen. Guardò i lunghi capelli biondi che gli raggiungevano la vita. Doveva ammettere che era proprio un bell’uomo e pensando che solo due anni prima lui aveva chiesto di sposarla sorrise.

Mentre cercava di riprendere fiato si sedette e un’improvvisa immagine le balènò davanti agli occhi.

Van era di fronte a lei. Era ferito e un capannello di uomini gli era attorno, molti di loro con le spade sguainate, Anche Van era pronto a combattere, quando i soldati lo attaccarono insieme. Il giovane re sarebbe morto se all’improvviso non fossero apparsi nel cielo una trentina di guymelef argentati e non avessero colpito e fatto indietreggiare i guymelef nemici appostati poco più avanti. I soldati attorno a Van si diradarono e ben presto non ve ne fu più traccia per tutta l’area della piazza. Un uomo scese da uno dei guymelef e si avvicinò al re. Hitomi vide che i due si stringevano la mano dopo che il nuovo arrivato aveva aiutato Van ad alzarsi in piedi. Hitomi stava per scorgere il volto dello sconosciuto salvatore quando sentì che qualcuno la chiamava e fu costretta a rispondere.

“Hitomi! Hitomi ascoltami!” Allen la stava scuotendo per le spalle, cercando di richiamare la sua attenzione.

“Van.. era ferito, un guymelef argentato... un uomo, ha salvato Van... Signor Allen, cosa c’è?” La ragazza guardava Allen che la fissava a sua volta sbalordito.

“Hai avuto una visione, vero? Non importa, comunque, sì, Van è rimasto ferito e dei guymelef di Valat, un regno vicino a Fanelia sono corsi in suo soccorso. Il re in persona è venuto per avvisare Van. Si chiama Alexander, è venuto ad avvisare Van del pericolo che sta correndo Fanelia. Una setta, sembra dove ci siano anche sopravissuti di Zaibach, vuole sottomettere Gaia; hanno nuove armi più potenti che mai.”

Sospirò e, con sguardo sognante guardò fuori dalla finestra.

“ Non ancora. Hitomi, aiutaci. Ho paura che non riusciremo a sopravvivere a questa seconda guerra senza il tuo aiuto.”