Capitolo 1
Uno strano
incontro
Quel giorno Hitomi era intenta a
pensare. Aveva l’impressione che avrebbe presto rivisto Van, ma era una cosa
incerta, alquanto improbabile. Era passato un anno e lei non era cambiata
molto: era diventata più veloce e scattante nella corsa, i suoi capelli si
erano fatti un po’ più lunghi, era diventata più alta e i suoi occhi erano
mutati in un verde più intenso. Perfino il suo carattere era cambiato: era
sempre molto triste, giù di corda e nervosa. Il problema è che sapeva tutto ciò
da cosa derivava: dove rivederlo assolutamente, a costo della sua vita. Per
ingannare il tempo prima che suonasse la campana, segno della fine delle
lezioni, incrociò le braccia sul davanzale e decise di fissare l’albero di
ciliegio in fiore visibile da dietro i vetri della finestra della scuola.
Controllò l’orologio blu al polso sinistro e costatò che aveva qualche minuto
prima che finisse l’ora: aveva avuto il consenso per uscire nel corridoio e ora
stava fantasticando lontano dai suoi amici e dai professori, lontano dall’aula
stessa. Pensò all’ultima volta che lei e Van si erano visti, a quando, mille
volte, lui cercò di trarla in salvo per non concederla nelle mani dei nemici…
Come dimenticare tutto quello che era accaduto su Gaea? Chissà se il ragazzo
dai capelli corvini l’aveva dimenticata… Pensò all’ultima volta che si erano
visti : si rese conto che era da quando aveva messo piede sulla Terra e in
lontananza lo aveva visto sulla scogliera mentre la fissava con quel dolce
sorriso e il suo pendente al collo. Hitomi, ancora assorta nei suoi pensieri,
non sentì il trillo della campanella. Rifletté a lungo per poi decidere:
avrebbe partecipato alla gara di corsa fissata per il giorno dopo. Voleva,
almeno per qualche attimo, distrarsi e non pensare più a niente, cercare di
smettere di richiamare alla mente i momenti passati con Van e provare una
seconda volta la forte emozione della vittoria che si espandeva nel suo cuore,
le risa con gli amici …, ma ciò che le venne in mente era ancora Gaea. Si fece
così più cupa nel viso. Yukari, la sua migliore amica, che la stava cercando
ormai da un bel pezzo, finalmente la vide: triste, malinconica che fissava
smarrita fuori della finestra. Decise di tirarle su il morale. All’inizio pensò
che fosse a causa sua e del suo ragazzo, Amano, poi la osservò meglio. Aveva
capito che qualcosa non andava: Van, Fanelia, Gaea… cos’erano quelle parole che
farfugliava ogni tanto senza un motivo?
"Hitomi – le sussurrò
dolcemente – a che pensi?"
Hitomi non rispose ed abbassò la testa sulle
braccia incrociate come se non la stesse minimamente ascoltando.
"Guarda che se sono troppo
indiscreta vado via…"
"No, resta – disse
afferrandola per un braccio mentre aveva la testa ancora bassa – io... sono
solo un po’ stanca e in ogni caso non preoccuparti: domani correrò"
"Cosa? Correrai? Davvero?
Stai dicendo sul serio, non mi prendi in giro, giusto?"
La ragazza annuì senza parlare, poi la lasciò.
Yukari fu molto contenta della bella notizia tanto che iniziò a salterellare per
tutto il corridoio. Ora Hitomi non poteva più tirarsi indietro. Strinse forte
gli occhi e li riaprì lentamente. Sorrise al sole che quella mattina si era
alzato sulla città ed emise una risatina ironica. Guardò per l’ultima volta il
cortile e si diresse correndo in classe per cercare l’amica. Van, intanto,
stava ad occhi chiusi sul comodo letto della sua stanza. La nuova casa a
Fanelia, durante quell’anno, era stata ricostruita. Nel corso di tutto quel
tempo non aveva più toccato l'Escaflowne, tanto meno gli sfiorava il pensiero
di servirsene. Era convinto che se l’avesse usato la guerra e l’agitazione
avrebbero preso il sopravvento su tutta Gaea e poi… era una promessa a suo
fratello… Aveva riposto il drag – energist in un cassetto, ma non aveva la minima
idea di dove fosse in quel momento. Spesso sognava Hitomi che, trasportata da
una colonna di luce, stava tornando da lui. Il suo aspetto era cambiato di
poco: la capigliatura era diventata più folta e scura, era cresciuto parecchio
e il suo carattere era diventato più combattivo e maturo anche grazie alla sua
incoronazione di re di Fanelia. Era triste e abbattuto e, in quel momento, era
concentrato ad ascoltare il suono della pioggia che scendeva forte dal cielo
bagnando il terreno. Il respiro era affannoso, ma non ne capiva il motivo.
Scosse la testa senza neanche capirne il perché, aprì gli occhi che erano
chiusi, chinò il capo. Merle era lì con Van e lo stava osservando da molto
ormai. La gatta era diventata più alta e carina, più matura e meno giocherellona
rispetto l’anno prima. Vedendo però i tuoni e i fulmini, che minacciosi
sembravano volessero colpirla, si diresse tra le braccia del ragazzo. Ci pensò
qualche attimo e poi parlò al re.
"Signorino Van – chiese lei
timidamente con un filo di voce – perché non riprendete ad allenarvi con la
spada?"
Van le rispose sgarbatamente di no, poi
si scusò subito. Le accarezzò lentamente e con cura i capelli, ma le sue mani
tremavano ed erano insicure. Merle capì che qualcosa non andava, ma si rifiutò
di parlare per ferirlo. Dopo poco il ragazzo la lasciò sul letto ed andò ad
aprire la finestra. Egli cominciò a porsi le stesse domande di Hitomi. Dove si
trovava ora? Che cosa stava facendo? Il suo cuore trovò subito conforto. Sotto
la pioggia vide un petalo di fiore di ciliegio. Lo acchiappò al volo e lo
fissò. Si, era un sogno, era… Hitomi? Quando Merle lo raggiunse e gli chiese
come mai fosse incantato davanti alla finestra egli nascose il petalo e strinse
forte a sé la gattina pensando che un giorno lui ed Hitomi si sarebbero
rivisti. Il ciondolo che Hitomi gli aveva lasciato iniziò a brillare come se il
sogno potesse diventare realtà.
"Non voglio più combattere
almeno finché non si presenterà l’occasione" affermò ad un tratto Van.
"Signorino, perderete l’allenamento!"
rispose prontamente Merle.
"Non succederà"
concluse il ragazzo guardando la pioggia.
Hitomi continuava a correre
senza sosta verso la sua meta quando si scontrò con una ragazza dai capelli
castano dorati, lisci e sicuramente più lunghi delle spalle, gli occhi
marroncini molto chiari. Aveva la divisa della scuola però non l’aveva mai
vista aggirarsi per i corridoi. Applicata sotto il colletto della divisa c’era
una magnifica "A” intagliata su di una spilla d’argento. Lo sguardo della ragazza
era penetrante e questo particolare colpì molto Hitomi. La ragazza non si rese
conto che lei e quella sconosciuta erano finite a terra. La ragazza della Luna
dell’Illusione guardò a terra arrossendo per la gaf e vide delle carte. Avevano
una stella grande al centro e tutti cerchi intorno. Erano dei tarocchi!
Identici suoi per giunta! Si spaventò e si rialzò subito in piedi inchinandosi
e chiedendo scusa. La ragazza si aggiustò i capelli e guardò Hitomi come
sorpresa, poi sorrise. Realizzò chi era e si alzò in piedi anche lei.
"Scusami, non guardavo dove
mettevo i piedi! Ti prego, mi aiuteresti a raccogliere i tarocchi?" le
chiese gentilmente.
Hitomi si sorprese della sua
gentilezza e dopo qualche secondo rispose, con un sorriso, positivamente.
Iniziarono a raccogliere dunque le carte con cautela anche se Hitomi aveva il
terrore di una delle sue visioni. Verso la fine, la sconosciuta chiese una
conferma.
"Sei Hitomi Kanzaki,
vero?"
"Si, ma tu come fai a
saperlo?" rispose porgendole le carte.
Ella le prese con calma e
rispose
"Conosco il tuo
segreto."
La ragazza andò via e le passò
accanto con disinvoltura. Hitomi si spaventò ancora di più: cosa conosceva
quella strana ragazza? Restò immobilizzata per un po’ e poi pensò che se quella
ragazza possedeva i tarocchi, sapeva anche leggerli. Si voltò indietro di
scatto e a passo svelto attraversò il corridoio e la cercò tra gli studenti
della sua scuola.
"Ti prego aspetta!"
esclamò la ragazza della Luna dell’Illusione.
Quella si voltò di scatto senza
preoccupazioni in volto, quasi sapesse chi la stesse chiamando.
"Vorrei…" cercò di
parlare.
"…che tu mi leggessi le
carte, giusto?" continuò la sconosciuta.
"E… esatto…"
Abbozzò un sorriso sul volto e annuì,
ma le spiegò che avrebbe dovuto svolgere delle prove nella palestra della
scuola; concordò quindi appuntamento per le cinque di quel pomeriggio nella
classe di Hitomi. Non era sicura di ciò che le aveva chiesto, tanto meno di
quello che le stava accadendo! Tra i corridoi vide Yukari che parlava con una
loro amica, così Hitomi si affrettò per sapere cosa lei e Mikiy si stavano
dicendo. Entrambe la salutarono con un largo riso sulle labbra. Hitomi abbozzò
un sorriso nervoso sul volto e non parlò. Yukari le diede una forte gomitata
nello stomaco con molta malizia, poi prese a braccetto Mikiy e andò via senza
salutarla. Hitomi sbatté più volte le ciglia in senso di stupore, poi, una
strana sensazione la invitò ad affacciarsi alla finestra. Vide un ragazzo di
forse diciotto anni che guardava la scuola con curiosità: sembrava stesse
aspettando qualcuno. Il ragazzo dai capelli celesti e dagli occhi marroncini,
la vide e la sorrise. Hitomi si trasse indietro e si stropicciò gli occhi.
Quando li riaprì non vide nessuno e tossì due volte. “Che cos’ ho oggi? Stanno
succedendo cose troppo strane a partire da Yukari… perché mi ha dato quella
gomitata?” Pensandoci su si incamminò per i corridoi, scese le scale, finché
non si accorse di ritrovarsi nella palestra della scuola. Tirò un sospiraccio
di sollievo e si sedette su una delle scalinate in calce colorate per gli
spettatori. Vide la sconosciuta allenarsi: aveva i capelli legati da un
fermaglio, una maglia bianca legata sotto il petto con una scritta in argento stampata
sopra di essa, un jeans blu scuro, delle scarpe da ginnastica e un fioretto in
mano [Nd. Autrice per chi non lo sapesse, il fioretto è lo spadino della
scherma]. Davanti al suo viso c’era un fantoccio. Lei era molto presa
dall’allenamento e iniziò dopo che si fu aggiustata alla meglio. Un leggero
movimento del polso e aveva già colpito il manichino. Si fece indietro e,
facendo roteare lo spadino da destra verso sinistra, toccò nuovamente il
pupazzo. I suoi movimenti erano eleganti e molto familiari. Hitomi ebbe una
visione: il fratello di Van, Folken, utilizzava gli stessi movimenti. Si rese
immediatamente conto che Folken aveva il braccio destro integro e non una
macchina: era allora alleato con Zaiback? Egli si trovava su di un dirupo,
forse appartenente ai luoghi della Fanelia non ancora distrutta dall’impero
nemico, ma sbagliando cadde. Per salvarsi, utilizzò le sue ali che avevano un
colore bianco. Dopo poco, Van giunse da lui. Era piccolo, forse l’età di cinque
o sei anni e stava cercando suo fratello e una ragazza di cui però non capì il
nome. Folken volò da lui e gli si presentò in tutto il suo splendore. Una
lacrima gli scese dagli occhi e le sue ali si ricoprirono di sangue [Nd.
Autrice ma che diamine di descrizione è? Fortuna che l’ ho fatta io!!!!]. La
sua visione finì lì prima che Folken potesse aprire bocca. Hitomi vide i
movimenti del ragazzo mentre si allenava con la spada davanti ai suoi occhi.
Avrebbe preferito andarsene, ma non riusciva a muovere un dito: era quasi
bloccata, incantata dalla sconosciuta ragazza. Con forza riuscì a muovere la
mano, ma ora si stava dirigendo nella direzione sbagliata. Invece di tornare in
classe stava andando verso la ragazza. Quando si fu avvicinata il più possibile
alla pista, appoggiò le braccia sul muretto che le sbarrava la strada. Da
quella ravvicinata distanza riuscì e riconoscere la scritta sulla maglietta:
FANELIA. La sconosciuta vide Hitomi che la fissava con uno sguardo allibito e
preoccupato nello stesso tempo. Prese il fioretto, lo lanciò leggermente in
aria di modo che il palmo della mano destra fosse rivolto verso l’alto e lo
afferrò. Si lanciò dunque verso Hitomi con aria piuttosto minacciosa. Pochi
passi e un abile salto, rivolse la spada verso Hitomi quasi volesse ucciderla.
Quest’ultima rivolse il suo sguardo verso la sconosciuta che rivide nei suoi
occhi l’espressione di Van quando perse il fratello. La sfiorò con il fioretto
e ricadde a terra inginocchiata.
"Perché… Perché non mi hai
colpito?"
"Perché Van soffrirebbe se
tu ti ferissi e poi… con questo fioretto non ti farei niente. Sembra fatto di
carta pesta… - disse piegando lo spadino di due, poi lo lasciò e balzò
velocemente indietro – In guardia!" esclamò lei sorridendo.
"Co… no… sci Van…
come…?" chiese con un filo di voce.
"Dai, ho finito di
allenarmi. Andiamo che ti leggo i tarocchi!"
"Beh, io veramente…
si!"
La ragazza si tolse la
mascherina che le copriva il volto e la gettò per terra senza pensarci due volte
assieme allo spadino. Saltò con agilità il muretto appoggiando una mano su di
esso e facendo in modo che il corpo si trovasse in perfetta parallela con
l’ostacolo. Hitomi strinse le mani al petto ed ebbe una visione: era Folken che
stava inginocchiato per raggiungere l’altezza di Van mentre giocherellava con
arco e frecce. Aveva notato che Folken si mostrava con lui molto più protettivo
di quanto lei pensasse. "Sotto quel suo cuore di ghiaccio, c’è davvero
molto amore…”. Lo aveva dimostrato anche quando era ritornata da Dornkirk per
ucciderlo e per uccidere involontariamente se stesso nel luogo della fortuna
assoluta, il luogo dove lei e Van si erano ritrovati grazie al suo intervento.
Egli cercava di spiegare a Van come tenere in mano l’attrezzo di legno, a quei
tempi più rudimentale, per adoperarlo nel modo migliore. Hitomi appoggiò una
mano su di un albero e capì che erano nel giardino del vecchio castello di
Fanelia perché, girandosi attorno, vide un palazzo molto simile a quello delle
visioni dell’anno prima dove balconi e finestre si affollavano nello stesso
luogo. La ragazza della Luna dell’Illusione ebbe una gran nostalgia di quei
luoghi e chiuse gli occhi. Una leggera brezza le scostò i capelli biondi e
Hitomi provò un senso di benessere. Riaprendo gli occhi, vide il suo amato Van
e lo ammirò da lontano contenta. “Van era molto carino da piccolo… - pensò tra
sé e sé compiacendosi di lui – Chissà se mi accetterà… Io… ho paura perché…
l'amo…” Ad un tratto vide una persona che stava spiccando il volo da dietro
degli alberi. Hitomi fece qualche passo avanti, ma fu colpita in pieno dal sole
e chiuse gli occhi. Non riuscì a vedere il volto di quella persona, ma ebbe un
indizio da Van molto utile.
"Guarda fratello! E’ qui, è
arrivata! Andiamo, andiamo da lei" disse il bimbo gettando arco e frecce e
afferrando per mano il fratello.
"Van, calmati ora! –
esclamò Folken sorridendo e alzandosi in piedi – raggiungila, forza! Vi aspetto
qui…"
Hitomi si ritrovò di nuovo a
scuola e, dato che avvertì un forte giramento di testa, fece due passi
all’indietro. Appoggiò il gomito sinistro sul muretto e si coprì l’occhio
destro con la mano libera. Strinse forte gli occhi e sospirò. Non ebbe neanche
il tempo di respirare che ebbe una nuova visione. Si trovava in uno strano
luogo che era illuminato solo in parte e si vedevano miliardi di piume
svolazzare. All’inizio pensò che fossero di Van e giunse le mani per afferrarne
una. Hitomi, appena la piuma si posò tra le sue mani, la osservò e notò che non
era bianca, ma argentata. Come era possibile? Come potevano esserci piume di
quel colore? Van era l’unico rimasto della stirpe degli U-DD (Uomini – Draghi
Divini) e anche se Folken fosse stato ancora in vita le sue piume erano nere.
Nella palestra Hitomi era ormai stremata e ricadde per terra sotto gli occhi
della ragazza.
"Hitomi! Hitomi rialzati!
Reagisci! Hitomi!"
Hitomi era ferma e sembrava che
ormai non le battesse neanche più il cuore.
Van era ancora davanti alla finestra e
sentiva la pioggia scendere forte. Sembrava non volesse smettere. Merle che era
abbracciata a lui sentiva il suo cuore che batteva forte. Quando però questo
muscolo iniziò a battere sempre di meno finché Van non cadde a terra senza più
energie. Merle cercò di rianimarlo scotendolo più volte, poi, poiché si sentì
perduta, corse fuori la stanza e chiamò le guardie con tutta la forza che aveva
in corpo. All’inizio sembrava che più corresse verso le guardie più si
allontanava, più gridava più la sua voce si faceva debole. Il ciondolo di
Atlantide era ormai diventato grigio non guidato più né da Hitomi né da Van.
"Van, il signorino
Van…" cercò di parlare Merle.
La gatta ribollì dalla rabbia,
poi sospirò profondamente.
"IL RE, IL RE DI FANELIA!!!
AIUTATE IL RE DI FANELIA!!! STA MORENDO, STA MORENDO!!!!" strillò Merle
con quanto fiato aveva in gola.
Le guardie si girarono
immediatamente e si precipitarono nella stanza del ragazzo dai capelli corvini.