Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

 

Capitolo 10 - La Fine di questo Mondo

 

  Qualcuno la sollevò da terra con brutalità, scuotendola, cercando di svegliarla.

  Aprì gli occhi e vide un ancella che la stava per schiaffeggiare.

  Nonostante fosse minuta, occhi castani e capelli rosso scuro era molto forte. Appena vide che si era svegliata la mise giù, posandole accanto un vassoio con del cibo e dando istruzioni.

  "Lavati e aspetta qui che qualcuno ti venga a prendere. Ormai siamo arrivati.”

  Per un attimo Hitomi le volle rispondere, ma poi annuì, capendo che ribellandosi avrebbe solo peggiorato la situazione.

  Così si lavò e aspettò pazientemente che la venissero a prendere.

  Non poteva fuggire, la sua cella era fatta di pietra fredda e liscia, le avevano sequestrato il bracciale e la spada, Lighhtheart era a Fanelia e lei non sapeva dove la stessero portando.

  L’ultima cosa che ricordava era stato il fumo che le annebbiava la vista e i suoi rapitori che la gettavano malamente nella cella.

  Non sapeva se fossero passate ore o giorni,così non alzò neanche la testa,persa com’era nelle sue riflessioni quando la porta si aprì rumorosamente.

  "Alzati.” Hitomi si alzò in piedi e non guardò neanche l’uomo massiccio che era di fronte a lei.

  "Cosa volete da me?” Le legò i polsi con una corda.

  "Il tuo potere. E forse, data la tua bellezza - disse sogghignando - Il comandante potrà volere anche il tuo corpo.” Rise, ma smise immediatamente quando Hitomi disgustata gli sputò in pieno viso.

  Alzò una mano per colpirla ma un giovane sui vent’anni lo fermò.

  "Piantala, Kal, è solo una ragazza a cui non piacciono i tuoi sporchi giochi, ma del resto è comprensibile.” Avanzò e nella luce Hitomi scorse i suoi occhi grigi e i lunghi capelli neri legati in una coda che gli scendeva sulla schiena.

  "Vieni,ragazza. Scusa il tenente Kal,è sempre stato un po’ rude. Sono Caleb, il comandante del primo plotone al servizio di Shantal, mi hanno incaricato di portarti qui. Seguimi.” Fece per darle la mano ma vide che Kal le aveva legato i polsi.

  Inaspettatamente la sciolse.

  Hitomi si stupì e lo seguì docilmente lungo u corridoio illuminato da torce.

  "Perché sei gentile con me?”

  Caleb la guardò.

  "E’ nella mia natura. E poi, ha ragione Kal, sei bella e è maleducazione trattare male le signore, non credi?”

  "Sì, ma perché mi hai slegato? Potrei scappare in qualsiasi momento, se volessi.”

  "No, non credo che lo faresti. Sai che Toshiro potrebbe riprenderti ogniqualvolta lo volesse, con il rischio che anche qualche tuo amico ci vada di mezzo, quindi preferisci non rischiare. Manca un giorno al nostro arrivo. Scusa se sei stata trattata male dai miei ufficiali, ma io ero fuori per una riunione e loro sono alquanto rozzi, quindi non me ne stupisco.” Scosse la testa. "Purtroppo ti ci abituerai.”

  "Io non rimarrò qui. Van verrà a prendervi e ve la farà pagare, a tutti voi, per ciò che state facendo. Siete solo una massa di stupidi...” cercò la parola e la disse con violenza. "Stupidi bastardi,ecco cosa!”

  Caleb si fermò e lentamente la guardò.

  "Oh no, mon cherì, no. Tu non puoi sapere cosa sto facendo io per rendere il tuo soggiorno qui più confortevole.”

  Con uno scatto si avvicinò e le prese il viso tra le mani, costringendola a guardarlo negli occhi.

  "E se anche Van venisse dovrà combattere molto per riaverti.” La baciò, dopodiché la lasciò andare e aprì una porta che gli era dinnanzi.

  "Questa è la tua stanza. Spero che starai comoda.”

  La mno di Hitomi lo colpì bruscamente sulla guancia destra, facendolo barcollare. Hitomi entrò nella stanza.

  "Non mi ringrazi neanche, cherì?”

  Lei si girò, sorridendo amabilmente.

  "Ma certo, mon amour. Ecco il tuo ringraziamento.”

  Della saliva colpì in pieno viso il comandante, dopodiché la porta sbatté violentemente e lui sentì solo i singhiozzi sommessi della ragazza.

  Avvilito, Caleb si toccò la guancia arrossata con la mano, sospirando.

  "Fa niente mon amour, fa niente. Imparerai ad apprezzarmi, col tempo. Ne avremo tanto, per conoscerci.”

  S’incamminò lungo il corridoio, le ombre che lo inghiottivano mano a mano che scompariva più lontano, sempre più lontano.

 

  Ben presto a palazzo si ricominciò a vivere normalmente, dopo aver domato l’incendio, per cui Dryden decise di tornare a Phalas, mentre la moglie e il figlio rimanevano lì.

  Serena ormai si distraeva con qualunque cosa: un allenamento, la cucina, i giochi di carte per non pensare a Jajuka e Alessandro a nord.

  Stava spolverando il davanzale del caminetto della sua stanza quando sentì bussare alla porta. Spolverandosi le mani su uno straccio andò ad aprire e vide la regina Millerna sorriderle.

  "Oh,Millerna, prego, accomodati, stavo pulendo un po’, per fare qualcosa."

  Ikaru fece capolino dalle pieghe della gonna della madre.

  Corse dentro alla stanza e si fermò a guardare un ritratto di Serena fatto anni prima che era appeso sopra il camino.

  Serena era rappresentata a cavallo, i capelli biondi che ondulavano mentre la luce rosata ne catturava la bellezza.

  Sorrideva, guardando verso il pittore, e nei suoi occhi ridenti si leggeva la felicità.

  Sullo sfondo vi erano alcuni alberi e delle colline.Era un ritratto semplice, che però racchiudeva la bellezza della ragazza.

  Millerna sorrise ancora e si sedette accanto alla finestra, assortamente guardando fuori.

  Serena prese da parte un’ancella che stava passando e le chiese se poteva portare del tè e qualche biscotto.

  Quando si sedette al tavolino con le tazze ed i biscotti Millerna iniziò a parlare.

  "Vedi, Serena, volevo solo fare quattro chiacchiere, altrimenti credo che non riuscirei a stare senza fare niente, con il pensiero di Allen a nord.”

  Serena annuì, capendo perfettamente la regina. Ikaru iniziò a mangiare, sporcandosi le mani di cioccolato.

  Millerna pazientemente lo ripulì, iniziando a parlare del più e del meno.

  "Millerna, ricordi per caso quella volta che dopo il...” esitò.

  "Che dopo il mio attacco vi rifugiaste a Freid?”

  La regina annuì.

  "Bè,volevo sapere se...” Qualcuno bussò alla porta.

  Serena andò ad aprire e si trovò davanti il principe Chid.

  "Serena, per caso è con voi la regina Millerna?” la ragazza annuì, invitandolo ad entrare.

  Lui scosse la testa.

  "Regina, vi prego di scusarmi se ho interrotto la vostra discussione, ma vorrei avere un colloquio con voi, in privato, per favore” disse, dando un’occhiata a Ikaru ed a Serena, la quale sorrise.

  "Bene. Millerna, vai pure, resterò io con Ikaru.”

  Millerna annuì e dopo seguì Chid di fuori, nel giardino reale, fino ad una panchina di legno sulla quale si sedettero.

  Chid sospirò, il quale non era un buon inizio.

  "Perché non me l’ ha mai detto?”

  "Temeva che se te l’avesse detto la tua reputazione sarebbe stata danneggiata.

Non poteva certo venire da te e dirtelo così, su due piedi, ne saresti rimasto troppo scosso e...”

  "Non credi che ne sia rimasto scosso anche adesso? Millerna, sono stato sei anni cercando di dimenticare l’orrore della guerra alla cui avevo assistito, in cui mio padre era morto, poi tutto ad un tratto, quando cedevo di aver sepolto i ricordi più oscuri qualcuno attacca Freid, ditrugge la città, io mi ritrovo qui, tutti partono per combattere e Allen viene a dirmi che lui è il mio vero padre!” La guardò freddamente.

  "Non credi che questo sia stato fin troppo stressante per me? Avrebbe dovuto dirmelo prima. In privato, sarebbe dovuto venire a dirmelo. Avrebbe potuto dirmi com’era mia madre, avrebbe potuto dirmi com’era stato conoscerla, com’era stato amarla...” sussurrò.

  Millerna gli mise un braccio attorno alle spalle.

  "Lo so Chid. Me ne dispiace. Era solo molto preoccupato per quello che sarebbe potuto succederti se te l’avesse detto e qualcuno lo fosse venuto a sapere. Sarebbe stato lo scandalo, Chid. Tu, Allen, persino io e mia sorella ci saremmo andate di mezzo.”

  "E così tu credi che era meglio che non mi dicesse nulla, solo perché così la vostra reputazione non sarebbe stata danneggiata?”disse, un lieve tono di disprezzo nella sua voce.

  "Chid, cerca di capire...”

  "No! Non cercherò di capire le vostre ragioni, Millerna! In questi sei anni solo di una cosa avevo bisogno! Di un padre! Un padre che si allenasse con me, qualcuno che si prendesse cura di me e mi volesse bene,qualcuno che mi amasse, Millerna! Allen avrebbe potuto venire, dirmi la verità senza che nessuno sapesse e così avrebbe potuto restare un po' con me, facendo quello che nessuno tranne l’ex principe di Freid aveva fatto per me!”

  Millerna lo guardò,riuscendo a comprendere le sue ragioni,tuttavia sicura che Allen avesse fatto la cosa giusta.

  "Chid, è meglio che tu ne parli con lui quando tornerà.”

  Chid annuì, sospirando.

  "Sì, al suo ritorno chiariremo tutto.”

  Il cielo era azzurro e per un attimo il giovane principe credette di vedere la regina Marlene e Allen teneramente abbracciati,come se si stessero facendo una promessa che sarebbe durata in eterno.. .che sarebbe sopravvissuta attraverso lui.

 

  Due battaglioni si disposero in fila, partendo quando Van alzò il braccio sinistro.

  Seaven era al suo fianco, aspettando ordini.

  Lanthis e Sephirot stavano montando sui loro guymelef avendo entrambi ricevuto l’ordine di cercare Hitomi a sud e a est.

  Seaven guardò il re che dopo aver seguito il volo dei guymelef si voltò verso di lui.

  "Seaven, resterai con me un paio di giorni e mi farai da scudiero. Questo non vuol dire però che dovrai venire a combattere con me, chiaro?”

  Seaven annuì, piuttosto sorpreso.

  Non solo Van gli aveva permesso di rimanere, aveva anche voluto che lui fosse il suo scudiero!

  Van sospirò e s’incamminò verso la sua tenda.

  All’ultimo momento, però, cambiò bruscamente direzione e si diresse all’ombra di un albero.

  Prese il ciondolo che sempre portava al collo e lo iniziò a far ondeggiare, destra, sinistra, sinistra, destra, come fosse una ninnananna...

Il ragazzo però si sorprese quando vide il ciondolo illuminarsi  e quando improvvisamente un cono di luce avvolse Van.

  "Van!” Seaven si precipitò verso il re, che si stava sollevando da terra.

  Entrò nel cono di luce che pochi secondi dopo li fece scomparire nel cielo,verso un luogo a loro sconosciuto.

 

  Hitomi fu malamente spinta verso una grande sala dove un uomo alto la squadrò da capo a piedi.

  "Bene. Ottimo lavoro, Caleb. Così tu saresti Hitomi Kanzaki, colei che viene dalla Luna dell’Illusione...”

  Toshio guardò la sua refurtiva, sorridendo.

  I suoi occhi glacialmente sorridenti la fecero rabbrividire.

  "Bene. Ora nessuno potrà più fermarmi...” disse,il su sorriso che si espandeva ancor di più. "Ora nessuno mi potrà fermare,neanche gli dei. Perché ora è giunto il momento che avvenga...” la guardò e lesse nei suoi occhi la paura, il terrore. "La fine di questo mondo” rise, il tono sprezzante che si spandeva nell’aria, mentre fuori iniziava ad alzarsi il vento, che preannunciava una tempesta.

  "La fine di questo mondo? Tu sei pazzo!”

  "Oh no, Hitomi, ti sbagli. Cosa credi che possa impedire la realizzazione del mio piano? Nulla! Ora neanche tu potrai fermarmi. Tu sei la chiave di cui ho bisogno per spalancare le porte e per prendere il potere. Tu sei molto più di quello che credi di essere.”

  "Cosa vuoi dire?”

  "Semplice,mia cara. Tu con il tuo immenso potere causerai la distruzione del mondo.”

  Un lampo illuminò la stanza e Hitomi realizzò che doveva riuscire a fuggire in qualunque modo. Se non vi riusciva si sarebbe suicidata. Non era la paura che la portava a quelle orrende conclusioni. Era lo sguardo d’ambizione che leggeva negli occhi di quell’uomo che le facevano capire che non era un gioco,quello. Se non fosse riuscita a fuggire... sarebbe stata la fine per tutti.

 

  Caleb non riuscì a contenere la sua rabbia.

  "Comandante, non potete...”

  "Certo che posso! Tu non mi fermerai, nessuno mi fermerà!”

  Hitomi alzò lo sguardo terrorizzato.

  Una grande macchina la imprigionava, dei lacci le potevano togliere la vita da un momento all’altro.

  Van - pensò - Van, ti prego, salvami!

  Vide Caleb che finiva a terra, poi si rialzava e le lanciava uno sguardo di scusa, come se fosse stata colpa sua.

  Poi uscì, sbattendosi violentemente la porta alle spalle.

  Hitomi sentì una piccola scarica elettrica che la fece sobbalzare mentre la macchina si metteva in funzione.

  Van ti prego, salvami. Ormai sei l’ultima speranza per questo mondo.

 

  Van atterrò su un duro pavimento di pietra, in un magazzino probabilmente inutilizzato da  anni.

  Seaven atterrò con un tonfo sordo accanto a lui, e dopo essersi accertato di non avere nulla di rotto si alzò.

  Van già stava per raggiungere le porta quando improvvisamente si fermò e accostò l’orecchio al legno per sentire.

  Dopo un paio di minuti fece segno al ragazzo di seguirlo e insieme uscirono, ritrovandosi entrambi in un’altra sala, ancora più grande, dove c’era un grande tavolo su cui erano rimasti piatti e bicchieri sporchi.

  Van passò oltre, spingendo un’altra porta e trovandosi stavolta in un giardino.

  Si sedette in terra e portatosi il ciondolo davanti al volto chiuse gli occhi, mentre il pendente oscillava.

  Si alzò, andando dritto davanti a sè.

  Entrambi superarono una macchia d’alberi, e si ritrovarono davanti ad un grande palazzo. Entrarono, e quando due guardie li fermarono Van disse di essere un mercante che cercava Toshiro per consegnargli dei guymelef appena costruiti.

  I due si guardarono con sospetto e dopo aver borbottato delle domande li lasciarono passare,dicendo che il comandante si trovava nella grande sala a nord.

  Van e Seaven si trovarono davanti ad una grande porta e la spinsero, entrando.

  Una grande bolla di vetro si ergeva dinnanzi a loro.

  Alcuni macchinari stavano emettendo dei suoni, mentre dei lacci imprigionavano Hitomi all’interno della sfera, succhiandole il potere, l’energia, la vita.

  Accanto alla macchina vi erano cinque uomini con dei mantelli scuri che appenna sentirono la porta aprirsi si girarono, sorpresi.

  Toshiro sorrise quando vide Van.

  Quest’ultimo avanzò, gli occhi fiammeggianti, il volto stravolto dall’ira, la voce tagliente più che mai.

  "Brutto bastardo, lasciala andare.” Seaven si mise al fianco del re e quando vide Toshiro sussultò,gli occhi iniziarono a velarsi.

  Vide un bambino a terra accanto ad un muro, sporco di sangue, che ormai aveva esaurito le sue lacrime.

  "No!” gemette,le gambe tremanti,il viso stravolto.

  Van lo guardò e così fece anche Toshiro,che quando si rese conto di chi era,sorrise ancora più malignamente.

  "Ma quale onore, ritrovarmi a faccia a faccia con il re di Fanelia e il mio adorato figlio.”

  Van guardò esterrefatto Seaven, il quale ora tremava convulsamente.

  "Da quanto tempo,figlio mio. Mi fa piacere tu sia venuto ad assistere con il tuo re alla fine del mondo. Bene,ora che siete qui,possiamo iniziare. Signore e signori,vi presento il potere grazie al quale Gaia perirà e grazie al quale io diverrò l’unico e vero sovrano” rise.

  Un uomo spinse un bottone e i lacci che legavano Hitomi iniziarono a succhiarle nuovamente l’energia, che poi si accumulava in una clessidra lì accanto.

  Hitomi, svenuta non poteva reagire e Van non riusciva a muoversi, paralizzato dall’orrore.

  "Non puoi governare Gaia se la distruggerai! Sei un pazzo, non te ne rendi conto?”

  "Sì che potrò. Grazie all’energia accumulata creerò un’onda d’urto che farà morire piante e animali, tuttavia non distruggerà le persone. Non tutte, almeno. Sulla clessidra è disegnata una mappa di Gaia, e ho fatto sì che in alcuni punti del pianeta l’onda raggiungesse anche le persone. La tua cara Fanelia ha le ore contate. Così moriranno i regnanti di Asturia e il principe di Freid. Per il re di Valat e i tuoi uomini basterà il mio esercito. Tu morirai per mano mia e Hitomi morirà quando la sua energia si esaurirà. Non puoi fermarmi.” La clessidra ormai era piena.

  "La fine di questo mondo.” Toshiro fece per dare il via all’operazione ma si fermò.

  Guardò intensamente Seaven.

  "Un’ultima cosa prima che tu muoia, Seaven. Tu non sei mio figlio, quindi d’ora in poi, ti chiameranno con il vero nome, quando ti ricorderanno, Seaven Fanel.”

  Il ragazzo sbarrò gli occhi,ma ormai era tardi. Toshiro schioccò le dita, e un uomo spinse una leva.

  La terra tremò sotto i loro piedi, il liquido dentro la clessidra iniziò ad agitarsi.

  D’improvviso scomparve e mentre il riso di Toshiro si spandeva per l’aria si udì uno schianto al di fuori della sala.

  Vi furono grida, colpi di terra frantumata, un boato investì l’aria.

  Van corse fuori e rimase paralizzato da ciò che vide.

  Delle persone erano a terra, morte, la terra era frantumata, grandi crepe che l’attraversavano.

  Improvvisamente scorse il Drago che veniva verso di lui.

  Rientrò e sfoderò la sua spada, pronto ad affrontare l’uomo che aveva fatto tutto ciò.

  Toshiro lo guardò, soddisfatto e poi lanciò uno sguardo ad Hitomi che aveva aperto gli occhi.

  Questa cadde in terra, annaspando per respirare.

  Van si lanciò contro l’uomo, cercando di colpirlo.

  Toshiro estrasse la sua spada e iniziò a respingerlo, menando fendenti e cercando di disarmare Van.

  All’improvviso una grande luce inondò la stanza e dal nulla apparvero Allen, Millerna, Chid, Dryden, Alessandro, Jajuka, Serena, il Drago, Lanthis e Sephirot, Yuria e Reya.

  Quando Toshiro li vide impallidì ma non fece in tempo a fuggire che Allen e Reya lo avevano circondato.

  Lentamente Chid e Millerna aiutarono Hitomi ad alzarsi.

  Van si avvicinò all’uomo che ora aveva i polsi legati e chiese:

  "Cosa volevi dire quando hai chiamato Seaven Fanel?”

  "Ho invidiato molto Folken, sai? Era riuscito a portar via il cuore della mia donna. Lei lo conobbe quando era un’alchimista, e a mia insaputa si innamorarono. A quel tempo consideravo Kath la mia fidanzata e così appena lo venni a sapere le impedii di vedere Folken. Purtroppo però era già tardi. All’incirca tre mesi dopo nascesti tu e Kath morì dandoti alla luce. Fin da quel momento ti ho considerato figlio di Folken. Ecco perché eri il mio schiavetto personale, ricordi?” rise.

  "Ormai potete anche uccidermi - sorrise - Non me ne importa più nulla. Ho avuto la mia vendetta. Ora il vostro mondo è condannato a morire!!” rise.

  Van sputò in terra, cercando di contenersi.

  "Devi dirmi cosa hai fatto ad Hitomi, solo dopo ti ucciderò.”

  "Oh,Hitomi? Morirà in pochi giorni, le ho succhiato tutta la vita. Guardala.”

  Van la guardò ma non si piegò all’idea di vederla morire. Era stremata, respirava a fatica, non riusciva a tenersi in piedi. Van seppe che non sarebbero riusciti a curarla con le loro tecniche di medicina.

  Avanzò, alzò la sua spada e Millerna e Serena, Chid eSeaven chiusero gli occhi quando si udì un tonfo in terra.

  "Torniamo a Fanelia.”

  Van si diresse verso il Drago e montò in sella, non sorprendendosi più di tanto nel vedere che anche i suoi amici montavano sui rispettivi guymelef.

  Mise Hitomi davanti a sè, e partì verso sud.

  Dopo pochi minuti che sorvolavano terra e case frantumate, uomini donne e bambini che vagavano Hitomi lo pregò di fermarsi.

  Van scese, e aiutò Hitomi a scendere.

  Tutti gli altri li affiancarono, incerti sul da farsi.

  Hitomi se sedette sorretta da Van.

  Respirò a fondo e li guardò ad uno ad uno, poi, con sforzo mise la mano in terra.

  Van e Allen la guardavano interrogativamente.

  "Per te... o Gaia... io posso morire.”

  "Hitomi!” Van e Allen non riuscirono a fermarla in tempo.

  Dalla sua mano partirono dei piccoli ruscelli azzurri che si espansero tutt’intorno, creando un alone azzurro che impediva loro la vista.

  Quando la luce iniziò ad indebolirsi si guardarono attorno, stupiti.

  La terra era ritornata come prima, verdeggiante, dei cervi pascolavano poco distante, più giù si udivano le voci e grida meravigliate delle persone, e poi, un rombo, centinaia di guymelef che volavano alto, li sorpassarono e scomparvero a sud, eppure tutti loro capivano che non li avrebbero più rivisti.

  Solo un guymelef tornò indietro, posandosi accanto a loro.

  Caleb balzò fuori, appena in tempo per cogliere l’ultima luce negli occhi di Hitomi.

  La ragazza sospirò, ricadendo in grembo a Van e finalmente chiudendo gli occhi, il suo volto sorridente.

  Il silenzio piombò su tutti loro, nessuno lo interruppe, neanche le lacrime che sgorgavano, neanche i singhiozzi sommessi.

  Nessuno lo interruppe perché era un silenzio che stava loro dentro, un silenzio che nessun grido avrebbe potuto infrangere.