Capitolo 1
Hitomi correva sulla pista dei 100 metri, con i capelli al vento più lunghi
del solito,mentre i profondi occhi verdi guardavano verso il cielo e pensavano
a Van. Si chiese cosa stesse facendo in quel momento, mentre lei si allenava
senza tregua, pensando alle gare di atletica che si sarebbero tenute due giorni
dopo. Erano trascorsi sei anni e tre mesi da quando aveva lasciato Gaia ,e solo
un mese da quando si era messa di nuovo in contatto con Van.Ormai i molti anni
l'avevano cambiata. Riscuoteva molto successo in redazione, tuttavia c'era qualcosa
che la frenava dall'avere una vera relazione, più profonda dell'amicizia, con
uno dei tanti "pretendenti" Era diventata una bella donna,con un sorriso smagliante,
ed una tristezza celata sul fondo del profondo lago dei suoi occhi.Lei e Van
si erano ascoltati a vicenda, lei raccontandogli del suo lavoro part-time come
giornalista in una piccola redazione di Tokyo e lui descrivendole nei particolari
la ricostruzione di Fanelia.
Erano entrambi felici, o almeno così pensavano: si potevano vedere ogni qualvolta
lo desideravano, e poi… Hitomi non riusciva a nascondere certo che Van le mancava.
E molto anche. Hitomi si era alzata, ed era diventata il membro più importante
della squadra di atletica dal suo ritorno sulla Terra.
Ormai però l’atletica era solo un hobby,che esercitava nel suo tempo libero,
quando non doveva studiare all’università insieme alla fedele Yukari.
“Hitomi! Hitomi attenta!” Yukari guardò l’amica che frenava la sua corsa di
colpo, rendendosi conto che se avesse percorso qualche metro in più sarebbe
andata a sbattere contro la rete di fine campo. Yukari la raggiunse e la rimproverò:
“Hitomi, guarda dove stai andando! Non posso starti sempre dietro io! Hitomi,
da un po’ di tempo sei sempre distratta, lo so che il Sempai ti manca, ma per
favore cerca di pensare ad altro. Per esempio alle gare che si terranno mercoledì.Per
favore, concentrati.”
“Si, Yukari scusami è solo che…” le stava per raccontare tutto. Di Van, di Gaia,
tutto, ma si fermò in tempo.” Hai ragione, è solo che il Sempai mi manca davvero
tanto.” Avrebbe voluto raccontare tutto a Yukari perché, nonostante aveva assicurato
a Van di stare bene non era così. Almeno lo era,fino a un certo punto ,perché
aveva imparato a non dipendere troppo da lui, aveva fiducia in se stessa, e
ora si sentiva pronta ad affrontare una nuova avventura su Gaia, se si fosse
presentata l’occasione. Hitomi riprese a correre dando le spalle all’amica,
pensando a Van, e facendo ben attenzione a non mostrare le lacrime che le scorrevano
sul viso.
“Ahh! Maestà, siete fuori allenamento a quanto pare!”
“Preoccupatevi piuttosto della vostra posizione, Allen Schezar!” Il suono delle
spade che si scontravano riempiva l’aria del giardino reale, presso il quale
il re di Fanelia e il cavaliere celeste si stavano scontrando.
“Spero non si facciano del male...”
“Oh, non vi preoccupate, signorina Serena, è solo un modo come un altro per
mettere in mostra il proprio coraggio e l’abilità nel maneggiare la spada. Vi
abituerete anche voi con il tempo.”
Merle stava a guardare, rassicurando Serena, che aveva ben ragione di provar
paura mentre i due si combattevano. Avendo ritrovato suo fratello da poco non
poteva permettersi di perderlo per una sfida “di allenamento”, come l’aveva
definita Van.
Anche lui non era cambiato, i capelli neri lucenti che si muovevano dandogli
un’aria più adulta, la fronte imperlata di sudore, gli occhi che vigili guardavano
i movimenti di Allen: aveva mantenuto la stessa fermezza nel maneggiare la spada,
era diventato molto più alto e più robusto, agile; molte donne a palazzo ormai
lo guardavano con attenzione sempre più crescente, molte dame di corte assistevano
con frequenza ai suoi allenamenti, sciogliendosi alla vista dei movimenti naturali
con cui faceva manovre complesse; sospiravano, mentre gli occhi erano estasiati.
Tutto questo finiva per suscitare l'invidia di Merle,che non abbandonava mai
il suo fianco.
Tuttavia Van non vi badava.
“Se vogliono assistere agli allenamenti, che facciano pure. A me non interessa.”Queste
erano le sue parole.
Ormai non c’era più nessuno a palazzo che ne fosse all’oscuro. Van non avrebbe
mai posato gli occhi su una dama con cui ballava, o con cui conversava con la
stessa intensità con cui li posava quando guardava lei. Allora s’illuminava,solo
allora si poteva vedere il re di un tempo, spensierato,allegro, senza preoccupazioni.
Anche lui aveva acquistato più fiducia in sé, capendo che non doveva contare
sull’aiuto dell’Escaflowne, ecco perché il giorno della partenza di Hitomi l’aveva
disattivato, doveva farcela da solo. Van si mosse in avanti, con la spada rivolta
verso l’alto e per poco non ferì gravemente Allen al viso.
D’improvviso vide Hitomi, quando lo aveva fermato dall’uccidere Allen, il giorno
della sconfitta di Zaibach, poi la vide che correva e che pensava a lui, domandandosi”Van,
cosa fai ora, Van?” il suo viso era rigato di lacrime.
“H-Hitomi, cosa c’è Hitomi?”sussurrò il ragazzo, e,perso com’era nelle sue riflessioni
non vide che Allen lo stava attaccando. Quando se n’accorse era troppo tardi
e, benchè cercasse di difendersi con la propria spada, quella del cavaliere
lo raggiunse al braccio, facendolo sanguinare copiosamente.
“Van!” Allen gridò,vedendo il ragazzo che s’inginocchiava in terra, si fasciava
il braccio con un fazzoletto portatogli prontamente da Merle, la quale, con
sguardo preoccupato lo guardò rialzarsi e prendere in mano il ciondolo di Hitomi,
sussurrando il suo nome. Il ciondolo s’illuminò e per un momento una luce dorata
avvolse il ragazzo.
Hitomi stava riponendo le sue cose nell’armadietto quando sentì una fitta al
braccio destro. Quando si girò e guardò fuori dalla finestra vide Van circondato
da una luce dorata, il viso aveva un’espressione preoccupata e al braccio portava
una fascia. Si precipitò fuori, chiedendo se Van l’avesse per caso vista piangere.
“Van, cosa fai qui? Qualcosa non va?” Il ragazzo abbozzò un sorriso, tuttavia
il suo era uno sguardo triste.
“Hitomi, io ho visto che stavi piangendo; perchè, cos’è che ti turba?” La ragazza
fece un passo indietro,come per difendersi e non osò guardarlo in viso. Non
voleva che lui si preoccupasse per lei, gli aveva sempre assicurato che stava
bene, perché allora doveva farlo preoccupare senza un’apparente valida ragione?
Decise che gli avrebbe assicurato che tutto andava per il meglio, dopodiché
avrebbe cercato di far cadere quel discorso.
“Van, io stavo piangendo perché come già sai il Sempai è partito e...” odiava
mentirgli a quel modo, ma cosa poteva fare? Si guardò le scarpe, aspettando
che lui dicesse qualcosa. Il ragazzo emise un ah, scoraggiato. Era Amano che
le mancava, non certo lui; ma poi senti che la ragazza balbettava.
“Van,va tutto bene davvero, piuttosto dimmi, cosa hai fatto al braccio ?” Hitomi
capì che era sull’orlo delle lacrime. Odiava se stessa per dover mentire alla
persona che amava, odiava se stessa perché non era capace di ammettere che voleva
tornare su Gaia,anche se per poco. Voleva essere vicina a Van,ecco tutto,non
voleva perderlo per sempre.
“Stavo allenandomi con Allen e poi ti ho visto. Non ho sentito la spada di Allen
che fendeva l’aria e quando ho capito era troppo tardi.In ogni caso non è grave,
si rimetterà a posto in una settimana.” Questo era troppo. Che Van si sia fatto
male perché mi ha visto piangere è troppo! Non voglio che Van debba soffrire
a causa mia! Hitomi scosse la testa e disse:
“Van, mi dispiace, io non volevo farti star male, è tutta colpa mia...” si prese
la testa fra le mani e iniziò a piangere. Van l’abbraccio, cercando di consolarla,le
disse di non preoccuparsi, lui stava bene, le assicurò che non doveva stare
in pensiero, finchè il loro sentimento sarebbe stato vivo non poteva accadere
nulla di male. All’improvviso una scossa fece separare i due.
“Cosa succede?” Hitomi cercò di tenersi in piedi ma cadde. Van le era vicino,
all’erta. Vi fu un’altro scossone la terra si frantumò. Hitomi restò su un’altopiano,
incapace di muoversi. Ancora una volta la terra si smosse, molto più violentemente
e Hitomi precipitò. E’ come la prima volta che vidi le ali di Van, pensò.
“Van! Aiuto Van!” gridò, mentre cadeva nell’abisso e si chiedeva perché non
riusciva più a vedere il ragazzo.
“Hitomi!” Van esclamò in preda al panico.”Devo salvare Hitomi!” Allen e le ragazze
lo guardavano con aria interrogativa, mentre Van esprimeva il suo desiderio
,guardando il ciondolo, con tutte le sue forze. Portami sulla Terra, devo salvare
Hitomi!. Un cono di luce avvolse il ragazzo, trasportandolo verso la Luna dell’Illusione.
Van si trovò al cancello della scuola di Hitomi. Il terreno era attraversato
da lunghe crepe, che convergevano tutte in un dirupo poco distante. Hitomi è
caduta lì.
“Hitomi!” con un grido Van liberò le sue ali, e in un soffio di fiume fu sopra
il baratro.
“Van!Aiuto Van!” Hitomi cadeva sempre più, quando vide una piuma volarle accanto.
“Van! Sono qui!” vide un bagliore e distinguè le ali di Van nel buio. Una mano
si tese verso di lei e Hitomi la prese. Con un sorriso Van la prese in braccio.
Hitomi poggiò la testa sulla spalla del ragazzo, con le lacrime agli occhi.
“Van, mi hai salvato ancora una volta; grazie, Van.”
“Ho promesso di proteggerti, Hitomi.” Volando raggiunsero la sommità del burrone,
dove Van atterrò e, mentre Hitomi si chiedeva cosa fosse successo, per provocare
un terremoto di quelle dimensioni, ripiegò le ali sulla schiena con un fruscio.
La ragazza sospirò e chiese a Van
“Come farai ora a tornare su Gaia? Ti sono grata per quello che hai fatto Van,
ma ora non so come farti tornare indietro.”
“Torna con me.” Lei lo guardò, stupita.
“Hai detto tu che non ve n’era bisogno: se i nostri erano gli stessi sentimenti
saremmo rimasti legati per sempre.” Ma perchè stava dicendo così? Non voleva
forse tornare su Gaia? D’improvviso un altro scossone li fece precipitare. Van
strinse il ciondolo nella mano e disse:
“Portaci su Gaia, ora.” Nuovamente la luce li avvolse, e i due svanirono nel
cielo.
Atterrarono su una distesa erbosa, circondata da un fitto bosco. Van si alzò
e iniziò a guardare il paesaggio cercando di identificare il luogo del loro
atterraggio. Poi, avendo capito dove erano finiti, si diresse, con Hitomi in
braccio, verso il bosco.
“ Siamo poco distanti da Fanelia, tuttavia si sta facendo sera, e preferirei
restare nel bosco per questa notte, non pensi?”
Lei annuì. Van si diresse cautamente verso l’entrata del bosco, stando in ascolto
per captare qualunque rumore che potesse rappresentare un pericolo, poi, entrarono
nel bosco, Hitomi che lo seguiva, non molto sicura dell’oscurità che li circondava.
“Ecco, qui va bene.” Van aveva trovato uno spiazzo dove non vi erano alberi;
prese dei rami secchi da terra e, dopo averli sfregati per un po’ li lasciò
cadere in terra, dove ora si stava sviluppando un fuocherello. Van lo ravvivò
con altri rami secchi, finché non fu abbastanza consistente da poter riscaldare
entrambi. Restarono in silenzio, guardando le fiamme che guizzavano, facendo
strani giochi di luce sul prato circostante. Ad un tratto Hitomi rabbrividì
e Van la guardò. Sembrava persa nei suoi pensieri, perduta, e Van le mise un
braccio attorno alle spalle, attirandola a sé. Lei si riscosse e posò la testa
sul suo petto.
“Van?”
“Sì? “
“Sai sono contenta di... di essere qui. Di essere con te.”
“Anch’io, Hitomi, sono contento di essere qui, con te.” Sorrisero, e, mentre
il fuoco si consumava e l’alba rischiarava il cielo,dormirono, abbracciati sull’erba,
con il profumo dell’aria mattutina che sfiorava loro i capelli.