Sul contenuto scientifico della fraternità

 

 

 

Già nel video “Sulla fraternità nell’economia” dovrebbe essere chiarito che il concetto di fraternità, a cui mi riferisco per caratterizzare l’essenza dell’economia, non ha contenuti confessionali, né di buonismo, misticismo, pietismo, ecc., bensì scientifici e in tal senso caratterizzati da “anomia”.

 

L’“anomia” è una parola di origine greca, composta da una “a” privativa e da “nòmos”, legge.

 

Tale termine designa una situazione sociale simile a quella odierna, in cui le norme che regolano una società appaiono oggettivamente inadeguate alla loro funzione, oppure cessano di essere espressione di un valore, e perdono quindi di efficacia.

 

Secondo il sociologo francese Emile Durkheim (1858-1917), autore di “La divisione del lavoro sociale”, 1893, e di “Il suicidio”, 1897, il concetto di anomia riguarda il passaggio da una società a solidarietà meccanica (scarso grado di divisione del lavoro) a una società a solidarietà organica (alto grado di divisione del lavoro).

 

In tal senso Rudolf Steiner parla di “organismo sociale”.

 

“L’accentuazione del grado di DIVISIONE DEL LAVORO (il maiuscolo è mio - ndr) sociale, o DIVISIONE “ANOMICA” del lavoro, può provocare una situazione in cui il processo di produzione delle nuove funzioni sociali risulta più rapido del processo di produzione delle norme e dei valori capaci di interagire nella coscienza collettiva. Lo stato anomico della società, il suo disintegrarsi per effetto della crisi di LEGITTIMITÀ (*) dei valori e delle norme che l’avevano tenuta coesa, si riflette in uno stato particolare degli individui: nel suicidio (più propriamente nella sua forma anomica) è possibile cogliere - secondo Durkheim - la concentrazione dei motivi di disadattamento prodotti dalla disintegrazione sociale capace di portare alla disintegrazione della personalità” (Enciclopedia Garzanti di Filosofia, pag. 32, Milano, 1981).

 

Durkheim sosteneva con ragione che la “divisione anomica” (i.e.: divisione del lavoro non normata, e quindi non dipendente da legalità o da imposizioni di norme, ma solo dal sano pensare umano) avrebbe presto sostituito la religione come principale fondamento di coesione sociale.

 

Così è stato.

 

Ciò che genera la divisione del lavoro è l’universalità del pensare. Dunque è in verità l’universalità del pensare ad aver sostituito la teocrazia nel rendere coeso il sociale. E dove manca tale universalità impera il caos.

 

Ecco perché il valore della fraternità, cioè della solidarietà, oltrepassando ogni buonismo e mistica consiste nell’anomia scientifica della divisione del lavoro, reale fondamento della coesione sociale. Infatti, come giustamente osservava anche Durkheim, tale divisione anomica porta gli uomini ad essere consapevolmente dipendenti gli uni dagli altri, dato che ognuno ha bisogno di beni forniti da chi svolge un lavoro diverso dal suo (cfr. Emile Durkheim in appuntidiscienzesociali.it).

 

Gli oppositori alla divisione del lavoro ed alla genialità umana che la caratterizza (basti pensare al computer, alle opere tecnologiche, ecc., al fatto che, per es., grazie alla divisione del lavoro oggi ognuno può leggere gratuitamente queste o altre parole, documenti, ecc., scritti magari solo la notte precedente!) furono, e sono ancora oggi, persone retrive e incapaci di pensare al domani se non in termini di regole, norme, leggi, dogmi, scientifici, mistici, religiosi, e coercizione, provenienti dal passato.

 

Questi oppositori, che nel video “Sulla fraternità nell’economia” chiamo dinosauri sono, ancora oggi, propugnatori dello STATO ETICO di Johann Gottlieb Fichte, avversario della divisione del lavoro (vedi i suoi discorsi sulla massoneria) e di conseguenza anche del  genio umano.

 

Soggiogati alla nazione, al partito, e sostanzialmente affascinati dal potere burocratico, e dalla mera logica formale priva di connessioni con la vita reale, questi personaggi furono e restano dei burocrati della alienazione essenziale. Da questo punto di vista, e fino a prova contraria, tutta l’immane tiritera sull’io di Fichte non è altro che un tentativo di mascherare il fatto che non arrivò MAI ad essere una vera individualità, un vero io.

 

All’INDIVIDUALISMO ETICO arriverà soltanto Rudolf Steiner.

 

Sragionando secondo le paure del gruppo animale, gli odierni politici retrivi, nonché gli odierni antroposofi secondo me neogiacobini e neomassonici, si comportano a mio parere come persone massimamente retrograde, che si evolvono in senso inverso, procedendo dalla paura alla ferocia!

 

Mi pare dunque che i cosiddetti “animali sociali” di cui parlava Aristotele, siano oggi di fatto sempre più animali e sempre meno sociali.

 

Coloro che invece ammirano il genio umano amano la natura umana e sono creatori di beni e servizi reali, oramai in verità molto rari, dato che molte imprese fasulle, imparando dallo Stato plenipotenziario a rubare in modo legale, saccheggiano tutto e tutti. Se un’impresa non funziona è giusto che fallisca per incapacità propria. Purtroppo invece ci sono moltissime imprese che anziché fallire a causa della loro incapacità, chiedono e ottengono aiuti di Stato… E mi pare che l’attuale scuola pedagogica steineriana, parificata a quella dell’obbligo decadente di Stato, sia uno dei tanti esempi di questo imbroglio antroposofico a livello nazionale.Queste persone si comportano sostanzialmente da automi (arimanici direbbe Steiner), attivisti astratti e faccendieri dell’antroposofia, coi quali non si discute, perché per loro sembra contare più di tutto il dio quattrino.

    

Bisognerebbe chiedersi: come può un’ipotetica moltitudine di persone, ciascuna delle quali lavori non secondo la divisione anomica del lavoro, ma per sé e secondo norme di uno Stato etico, a costruire una nave, o un aereo, o una centrale elettrica? Non potrebbe mai farcela! Primo, perché perfino per confezionare un panino il panettiere non ce la farebbe mai se dovesse per se stesso prima arare il campo in cui seminare il grano e costruire un mulino per macinarlo. E secondo perché lavorare assolutamente per sé (pur obbedendo in modo assoluto alle norme di TALE Stato etico) significherebbe avere comunque un compenso che non potrebbe mai bastare a compensare tutti coloro che dovrebbero lavorare a tali realizzazioni. Come fa uno che lavora esclusivamente per sé (e non per tutti come invece è proprio della divisione del lavoro) a costruirsi un transatlantico?

 

Credo che arrivare a comprendere che la divisione del lavoro non mette per nulla in pericolo levoluzione umana come credeva invece Fichte (discorsi massonici di Fichte) sia, anzi, straordinariamente evolutivo in quanto emancipazione e liberazione dell’economia dalle grinfie dello Stato plenipotenziario.

 

Se infatti è vero, come è vero, che tutto tende ad individualizzarsi non vi è alcun motivo che il lavoro umano, così come anche ogni disciplina, scienza, fuoriesca da questa tendenza anomica, liberandosi dal nòmos, dalla norma, dalla legge, dall’imposizione, dalla legalità.

 

Grazie alla divisione del lavoro, l’uomo lavora e lavorerà sempre più per il piacere di farlo, cioè per vocazione propria, perché è ormai arrivato, sempre per la divisione del lavoro, a creare genialmente macchine che lavorano per lui. Dunque non lavorerà mai più perché è costretto o per dovere (o per il dover essere kantiano, o fichtiano che sia). E ciò avrà enorme influenza benefica sui concetti stesso di credito (intendo per credito il diritto ad una prestazione futura), prestazione, prodotto nazionale nel senso del prodotto dei nativi di una nazione, e così via.

 

Cerco di spiegarlo. Fin dalla sua origine, il credito capace di compensare l’uomo fu accresciuto dall’incremento della cooperazione di tutti. Ciò significa che il credito aumenta con l’organizzazione dei nativi di una nazione.

 

Detto in parole povere: i soldi aumentano con l’organizzarsi dei soci dell’organismo sociale.

 

Solo in tal senso ogni credito è prodotto nazionale (da non confondere con “statale”) e ciò vale anche per il credito personale avuto come prestito, dato che la responsabilità personale è una delle componenti del credito concesso a qualcuno, che in genere si concede fidando nella buona fede e nelle buone intenzioni del debitore, cioè sulla sua volontà di restituire la somma ricevuta, e se si considera che tale restituzione dipende poi anche dalle condizioni ambientali e dal mantenimento dell’ordine pubblico, è chiaro che pure il credito personale è un prodotto nazionale (nel senso di cosa realizzata dai nativi di un luogo o nazione, oppure sociale nel senso di cosa realizzata dai soci di tutto l’organismo sociale in cui si vive). E ciò porterà a riconoscere giuridicamente la terra come proprietà dei terrestri.

 

Ho detto molte volte che il caos sociale che stiamo vivendo non avrà mai fine finché non incominceremo a riconoscere la terra come luogo dei nativi, cioè come proprietà dei terrestri.

 

La terra è di tutti.

 

Coloro che lo negano, credono che la terra appartenga non a tutti ma a pochi. E, ovviamente, essi vorranno collocarsi fra quei pochi. 

 

Grazie alla divisione del lavoro costoro, producendo ognuno un pezzo di meccanismo - chi una vite, chi una rotella, chi una conduttura elettrica ecc. - per il funzionamento dei macchinari, dovranno prima o poi accorgersi di avere creato - lavorando non solo per se stessi ma per tutti gli altri (e ciò è già il contenuto scientifico di fraternità senza bisogno di fichtiani predicozzi moraleggianti o mentecattocomunisti contro la proprietà privata) - mezzi dinamici di produzione di quelle stesse viti, rotelle, schede elettroniche, vale a dire macchine che producono altre macchine senza l’ausilio di mano d’opera umana. Perché questa è già una realtà esistente. Si tratta solo di prenderne atto. 

 

E solo grazie a questo lavoro anomico (divisione del lavoro indipendente da imposizioni legali) è possibile accedere al diritto del minimo vitale per tutti dalla nascita alla morte senza condizioni.

 

Lunica condizione in verità è l’universalità del pensare.

 

Per le forme nuove di energia, motore ad acqua, fusione fredda, ecc., emissione di soldi senza le inutili banche di Stato, e così via, è difficile sperare oggi nel buon senso umano con un’antroposofia fichtiana in cui lintelligenza umana scompare progressivamente!

 

Da secoli il pensare si è progressivamente alienato ed involuto, divenendo assurdo, e già nel 1835 si può citare un esempio curioso di tale deficienza di buon senso, chiamata “buon senso”: dovendosi costruire la prima linea ferroviaria tra Fürt e Norimberga, venne chiesto al collegio dei medici bavaresi se fosse igienico farlo. Il collegio dei medici rispose (non è una favola, esiste ancora il documento, ed il fatto è citato nel libro di R. Hangen Die erste deitsche Eisenbahn, 1885, p. 45 (cit. in R. Steiner, La missione di Michele, conf. 6ª, Ed. Antroposofica, Milano, 1977) che non si doveva costruire alcuna strada ferrata, perché avrebbe reso nervosa la gente! Quel collegio dichiarò che, se proprio la gente voleva ferrovie, bisognava costruire a destra e sinistra alte pareti di assi, affinché coloro davanti ai quali i treni dovevano passare non dovessero avere commozioni cerebrali! Come si vede è imbecillità più che “buon senso”.

 

Oggi ridiamo del documento fornito dal collegio dei medici bavaresi del 1835, ma se si proponesse lavoro per rendere fluidodinamico il traffico, probabilmente ci comporteremmo alla stessa maniera. Un esempio di traffico ingegnerizzato secondo buon senso nell’organismo sociale potrebbe per es. essere la fluidificazione naturale dei flussi urbani ed extraurbani secondo i principi della fluidodinamica, e ciò ridurrebbe dal 70% al 90%, incidenti, morti, feriti, danni, smog, consumi (nell’organismo umano infatti il sangue venoso non si scontra mai con quello arterioso) e incrementerebbe di oltre il 200% il numero dei parcheggi, senza controindicazioni apprezzabili, ed eliminando le multe.
 
Altro esempio di imbecillità
di Stato: il naturalista Francesco Redi, 1626-1698, seguace di Galileo, fu giudicato eretico pericoloso dalle autorità scientifiche del secolo 17°, perché affermava che anche gli animali inferiori nascono per riproduzione. A mala pena sfuggì alla sorte di martirio di Giordano Bruno e di Galileo. Infatti gli scienziati ortodossi dell’epoca ritenevano che vermi, insetti e perfino pesci potessero avere origine dal fango. Il Redi non affermò nulla più di quanto oggi non sia universalmente riconosciuto, cioè che ogni essere vivente ha origine da un altro essere vivente. La sua colpa fu di avere conosciuto una verità due secoli prima che la scienza scoprisse per essa prove inconfutabili.

 

Ebbene, oggi si ha paura della genialità umana, in quanto si ragiona ancora secondo concetti astratti e assoluti di uguaglianza delle classi, e si predica la fraternità come rimozione della proprietà privata! Non è imbecillità?
 
Vera fraternità è la divisione del lavoro, massima espressione scientifica di genialità nella natura umana!

 


 

 

(*) [Sulla differenza fra legittimità e legalità, vedi sottoIn piccolo lo specchio della nostra Italia”: pag. 51 del quotidiano Libertà del 17/10/2013].