La via della salvezza per il popolo tedesco

 

 

Presentazione di Nereo Villa - Tutte le domande che Steiner pone al popolo tedesco nel seguente articolo intitolato “La via della salvezza per il popolo tedesco”, dovrebbero essere poste oggi alla signora Merkel, e quanto segue dovrebbe essere letto agli inglesi e ad Obama. All’indomani della prima guerra mondiale, l’impero tedesco era in dissolvimento, l’imperatore era fuggito in Olanda ed il trattato di Versailles aveva già in sé i germi per la seconda guerra mondiale. Nel 1918, Steiner avvertiva: “Dalle regole presenti nell’evoluzione del mondo va superato quanto dall’antica Grecia penetra nella nostra struttura sociale: la partizione dell’umanità in caste alle quali è affidato rispettivamente il compito di provvedere alla nutrizione, alla difesa, all’insegnamento” (R. Steiner, Dornach 29/11/1918, 1ª conf. del ciclo “Esigenze sociali dei nuovi tempi”). Invece quanto si vorrebbe raggiungere oggi è purtroppo ancora “la fondazione di una casta di padroni in occidente e di una casta economica di schiavi in oriente, cominciando dal Reno per estendersi verso oriente fino nell’Asia. Non una casta di schiavi nel senso dell’antica Grecia, ma una casta economica di schiavi, una casta di schiavi che deve essere organizzata in maniera socialistica, che deve accogliere tutte le cose impossibili di una struttura sociale, peraltro da non doversi applicare alle popolazioni di lingua inglese. Questo è il punto: far diventare la popolazione di lingua inglese padrona della terra” (ibid., 01/12/1918, 3ª conf.). E l’odierno interesse degli anglofoni alla risoluzione dell’attuale crisi greca fa invece solo chiedere alla gente sempre più ignara di ogni cosa, in quanto disabituata a pensare autonomamente: “Ma cosa c’entra Obama o gli Stati Uniti con l’euro?”. Nel 1919, Steiner avvertiva: “Nell’organismo sociale triarticolato non abbiamo a che fare con ideologie, utopie o filosofie, ma con qualcosa che può essere fatto, che è un piano per un agire concreto, non la descrizione di una condizione futura, ma un piano di lavoro [...] L’umanità deve fare appello a nuove abitudini di pensiero, a nuove direzioni di pensiero, prima che sia troppo tardi. E lo ripeto ancora una volta: se l’umanità non avrà interiormente questo coraggio, tra pochissimo tempo potrebbe davvero essere troppo tardi” (R. Steiner, Ulm, 26/05/1919, 1ª conf. del ciclo “Libertà di pensiero e forze sociali”, Opera Omnia n. 333). Per sei anni Steiner continuò poi ad esprimere ancora queste idee (si spense nel 1925), che però non furono mai capite. Fu capita invece la socialdemocrazia, concetto spurio formato da due realtà in contraddizione “Prima della catastrofe della Guerra Mondiale si è voluto fondere assieme questi due impulsi contraddittori e persino fondare un partito che li portasse entrambi nel suo nome: il partito socialdemocratico. È più o meno come dire che il ferro è legno. Queste due realtà, democrazia e socialismo, si contraddicono a vicenda, ma sono entrambe autentiche e legittime esigenze dei tempi recenti. Ora la catastrofe della Guerra Mondiale si è abbattuta su di noi, ha prodotto i suoi effetti, ed ora sentiamo come emerga l’esigenza socialista e come non le interessi affatto un parlamento democratico. Il modo in cui ora l’esigenza socialista, a sua volta in modo teorico, senza avere idea di come stiano veramente le cose, compare sulla scena con i suoi slogan del tutto astratti quali ad esempio “la conquista del potere politico”, “la dittatura del proletariato” e cose simili, è qualcosa che comunque ha origine dal fondo del sentire socialista, ma dimostra che ormai si è capito che anche il sentire socialista si contrappone al sentire democratico. Il futuro, che deve tener conto della realtà della vita e non degli slogan, dovrà riconoscere come colui che ha una sensibilità socialista ha ragione quando percepisce, per così dire, qualcosa di inquietante nella “democrazia”, e come colui che ha una sensibilità democratica ha a sua volta ragione quando percepisce qualcosa di assolutamente terribile nelle parole “dittatura del proletariato” (ibid., Berlino, 15/09/1919, 3ª conf.).

 

Rudolf Steiner

“La via della salvezza per il popolo tedesco”

(“I punti essenziali della questione sociale”,

Ed. Antroposofica, Milano 1980, cap. 19° de

“In margine alla triarticolazione dell’organismo sociale”, p. 200)

Traduzione Schwarz-Bavastro a cura di Nereo Villa

Ogni capoverso (§) è qui numerato in base alla 4ª ed. italiana del 1980

 

1. Nel 1858 Hermann Grimm cominciava un suo saggio su “Schiller e Goethe” con le seguenti parole: “La vera storia della Germania è la storia dei movimenti spirituali del popolo [il grassetto è mio - ndc]. Solo quando l’entusiasmo per una grande idea animò la nazione, sciolse e portò a fluire le forze irrigidite, avvennero azioni grandi e luminose” (H. Grimm in “Fünfzehn Essays”, la 1ª serie, Gütersloh 1889, pag. 166). E più avanti dice ancora: “… i nomi degli imperatori e dei re tedeschi non sono le pietre miliari del progresso del popolo”.

 

2. Far rivivere lo stato d’animo da cui scaturirono queste parole, sembra l’unica chiarezza nel momento della sventura piombata sul popolo tedesco. Che di questo stato d’animo possa ancora emergere qualcosa nell’agire e operare del presente l’unica base su cui possa poggiare la speranza di chi ritiene necessario, appunto per il popolo tedesco, il rivolgersi a pensieri di salvezza. Chi oggi dice che bisogna attendere quali relazioni coi popoli dell’occidente e dell’oriente risulteranno dalla situazione mondiale, prima di poter pensare ad un terreno fecondo su cui fondare un nuovo assetto sociale, non ha la più pallida idea delle necessità del tempo. Da questo riconoscimento è scaturito ciò che abbiamo esposto intorno all’idea della triarticolazione dell’organismo sociale. L’autore di queste pagine ritiene di avere sufficientemente risposto nei suoi articoli alla sempre ripetuta obiezione che si debba anzitutto pensare alle risultanze degli attuali rapporti con gli altri popoli, prima di poter rivolgere l’attenzione alle idee sociali presentate dalla triarticolazione. Questa obiezione si fonda su un errore che può diventare il più amaro destino del popolo tedesco, perché la Germania è uscita dalla catastrofe mondiale in condizione di dover prima di tutto creare la base di relazioni future con gli altri popoli. La forma che la vita economica prenderebbe se volesse svilupparsi svincolata dalla sfera politico-giuridica e da quella spirituale, potrebbe inserirla nell’economia mondiale. In questi articoli si è cercato di mostrare come l’inserirsi dell’economia tedesca nell’economia mondiale sarebbe nell’interesse degli altri popoli. Nessun altro popolo potrebbe considerare ragione di ostilità una vita spirituale libera. E stabilendosi nel popolo tedesco una vita giuridico-politica fondata sull’eguaglianza di tutti i cittadini maggiorenni non potrebbe considerarsi elemento ostile se non da chi volesse irridersi da sé.

 

3. Ma un’idea come questa della triarticolazione dovrebbe presentarsi pubblicamente dinanzi al mondo come un impulso di volontà. Nel momento in cui quest’idea si mostrasse in via di realizzazione, potrebbe diventare la manifestazione della natura tedesca, con cui il resto del mondo si metterebbe d’accordo come su di una base sicura. Di fronte alle condizioni odierne, di fronte allo scetticismo sull’efficacia pratica di idee vitali, si vorrebbe chiedere: dov’è l’essenza tedesca? Dai migliori spiriti del suo passato possono risuonare al popolo tedesco idee come quelle esposte da Hermann Grimm sessant’anni fa. Quegli spiriti intendevano esprimere con tali idee il volere più profondo del loro popolo; e i loro successori non dovrebbero avere orecchi per percepire il senso di quelle idee?

 

4. Costoro si trovano in una condizione in cui davvero non basta ricordare le idee dei predecessori, ma occorre svilupparle ulteriormente in un modo nuovo, adatto al momento attuale. Vuole il tedesco perdere se stesso, rinnegando il proprio essere per aver perduto la fede nelle idee? La parte migliore di questo suo essere può consistere solo nella fede nell’efficacia delle idee. Ed il mondo deve tener conto di una manifestazione dell’essere tedesco, quando questo gli si presenti nella sua vera natura.

 

5. Un numero sufficiente di uomini che compenetri con le forze dell’anima l’eredità congenita della fede nel mondo delle idee, deve diventare la salvezza di questo popolo. Da nessun accomodamento col mondo esterno potrebbe fiorire ai tedeschi la fortuna, se fosse compiuto sotto il segno della sfiducia nell’efficacia pratica delle idee, poiché in qualsiasi accomodamento di questo genere mancherebbe la cooperazione dell’intimo nucleo essenziale dell’anima tedesca.

 

6. Dovrebbero tacere tutte le obiezioni che partono dall’opinione che non sia questo il tempo di abbandonarsi alle idee perché solo quando la forza delle idee sarà riconosciuta da un numero sufficiente di uomini, si potrà cominciare a parlare di un’epoca che contenga i germi di vere possibilità di vita per il popolo tedesco. Questa fede nelle idee non deve regolarsi secondo ciò che altrimenti avviene, ma in qualsiasi cosa che avvenga per opera di tedeschi, la fede nelle idee deve essere la forza motrice. Allora si potrà attenderne con fiducia l’ulteriore sviluppo. Invece un’attesa inoperosa, mettendo da parte la fede nelle idee, il lasciare in un’apparente sollecitudine pratica che il destino segua il suo corso, tutto ciò è per i tedeschi un peccato contro il loro essere, un peccato contro lo spirito dell’epoca del mondo, un peccato contro l’esigenza di una vera coscienza di sé.

 

7. Non è forse abbastanza chiaramente percepibile l’azione di questi peccati? Non ne sono ancora presenti gli effetti funesti? Non risuona la sciagura con voce che li rende manifesti? Non c’è più nel popolo tedesco la forza di riconoscere come peccato questo peccato contro lo spirito del proprio essere? Queste domande sono tali da lasciare dei lividi nelle anime che considerano la vita pubblica del popolo tedesco. Il dolore dovrebbe condurre al risveglio. Erano forse sognatori gli spiriti tedeschi del passato che ebbero fede nelle idee? Sono domande a cui risponde solo la vita vera. E quale può essere la risposta? Sì, furono sognatori, se i loro posteri si limitano a sognare le loro idee; ma furono invece luminosi spiriti della realtà, se questi posteri accolgono in sé la forza delle idee in una volontà desta e vivente.