Dei veri fisici

 

 

 

 

La maggior parte degli odierni “fisici delle particelle” è fatta di uomini che hanno perduto il pensare e che, nonostante ciò, pretendono regole di espressione, codici di segni, che sono una specie di esperanto logico e semantico, per poter alla fine liberarsi della responsabilità di attingere il pensare da se stessi, cioè dalla loro coscienza.

Costoro non si accorgono che alla base di una costruzione dottrinaria NON potrà mai NON esserci l’esperienza dell’oggetto di cui si parla: altrimenti si costruirebbe (e di fatto si costruisce oggi con la fisica delle particelle) sulla poltiglia.

Affrontare il problema del rapporto tra pensiero e parola, comporta l’esperienza concreta del processo del pensare.

Invece negli odierni empiristi, negli odierni pragmatisti e positivisti, questa esperienza non è prevista. Anzi non è neanche concepibile. Perché è del tutto evidente che sono incapaci di distinguere l’atto del pensare dalla sua espressione discorsiva. Per cui abbiamo a che fare con sedicenti pragmatisti ed empiristi che sono completamente SOGNANTI, dato che presumono trattare scientificamente qualcosa che non suppongono sperimentabile.

Ma come si può parlare di scienza senza l’esperimento?

Ovviamente, non tutti i fisici sono così. Il fatto grave è che i veri fisici, cioè i fisici in cui la vita del pensare è ancora viva, passano per sognanti, mentre i veri sognanti passano per pratici.

In questi giorni sono stato messo al corrente da Alessandro Citarelli, laureato in fisica, di un fatto che mi mostra come perfino la sedicente odierna società antroposofica sia anch’essa priva di vita pensante, soprattutto in fisica: in base a un testo di Georg Unger (“On Nuclear Energy and the Occult Atom”), capo del dipartimento di Matematica ed Astronomia al Goetheanum di Dornach, Citarelli mi scrive, a proposito delle cosiddette particelle elementari, che per Georg Unger il pensare è un “coagulo di elettricità” della tessa sostanza dell’atomo.

Georg Unger, mettendo così il pensare tra le cose materiali, crede dunque che il pensare sia una specie di secrezione elettrica del cervello, così come la bile è una secrezione del fegato o come la saliva è una secrezione delle ghiandole salivari. In altre parole, egli scambia il pensare coi processi fisiologici. È come un pescatore che getti la rete nel lago per pescare la luna che vi si rispecchia. Ma chi pretende pescare la luna, è come chi affonda le mani nello specchio per afferrare le cose, non accorgendosi che queste sono immagini riflesse.

Allora bisogna chiedersi: come è possibile che un fisico o un matematico antroposofico arrivi a pensare che il pensare sia elettrico? È presto detto: Georg Unger è il figlio di Carl Unger (http://www.anthroposophy.org/articles/article-detail/the-course-of
-dr-straders-life-1406/ : nota 67), di cui ho letto alcuni libri; molto bravo Carl Unger, era un collaboratore di Steiner. L’opera di Unger-padre è umana. L’opera di Unger-figlio è subumana.

E dunque questi figli di papà, si fregiano di nomi altisonanti e la sedicente società antroposofica li mette in posti altolocati con altrettanti nomi altisonanti. Ancora una volta devo constatare che la società antroposofica non esiste. E non solo in Italia. In questo caso questa cosiddetta società appare come un grumo nepotista, esattamente come avviene per lo più nella degenerazione della politica odierna. Non per niente i soci della cosiddetta comunità scientifica dei fisici teorici del Cern continuano a cercare nuove particelle a spese dei contribuenti europei, magari per pensare elettricamente (?) di costruire una macchina del tempo.

Siamo nella fantascienza. Nessuno ancora vede che questo tipo di ricerca è un enorme danno per la cultura. Perché, non sapendo più pensare, anche i sedicenti antroposofi, si affidano a chi ritengono autorevole. Quindi credono in questa autorevolezza: “L’ha detto il figlio di Unger, quindi è vero!”. Invece è una cazzata! Basterebbe leggere “La filosofia della libertà” di Steiner, là dove si parla del Cabanis (Pierre Jean Georges Cabanis, 1757-1808) per ravvedersi. Invece in fisica - e della fisica - teorica nessuno sa niente.
Perciò si spaccia un incapace per “Capo del Dipartimento di matematica e di astronomia al Goetheanum di Dornach”.

Invece, grazie al vero spirito di ricerca di un Alessandro Citarelli - che ringrazio - sono venuto a conoscenza di questo triste fatto. Reputo Citarelli un vero scienziato. Citarelli pensa come pensava Goethe sul pensare umano. Quindi non può accettare i miasmi di Faust o di Arimane. Arimane è l’economicismo, che oggi domina tutto. Immagino perciò che Alessandro Citarelli soffra molto di questa situazione mondiale degenerata, più o meno come soffriva a suo tempo Ettore Majorana. E non sto esagerando.

A Dornach - quindi non solo in Italia - ripeto - impera invece il subumanesimo arimanico di un nepotismo avvoltolato in una ignoranza mostruosa, identica a quella che scorgiamo ogni giorno nel mondo politico.

Con Georg Unger siamo arrivati al “pensiero elettrico”. È la follia.

L’elettricità riguarda la fisica, le cose fisiche e quindi anche il corpo umano fisico, la sua fisiologia però: così come lo specchio riflette le cose del mondo, allo stesso modo il nostro cervello da buon “speculum” rende possibile la speculazione. Però le correlazioni fra le cose “speculate” dallo speculum del nostro cervello, dipendono dal logos, cioè dall’essenza immateriale dell’uomo (che Scaligero chiama anti-materiale nel suo libro “Il pensiero come antimateria”) e che collega le cose fra loro secondo ordine. Se proprio si vuole materializzare il logos lo si pensi NON come un filo elettrico che può friggere le uova su un fornello ma casomai come un giocattolo “Lego”. Il giocattolo “Lego” salda insieme dei “mattoncini” secondo un ordine preciso. Il logos è insomma come una colla che lega concetto a concetto, formando idee logiche. E “logiche” non significa “antilogiche”.

Elettrico è tutto, tranne la triade di pensare, sentire e volere, che caratterizza la nostra IMMATERIALE attività interiore di esseri umani. Pensare, sentire e volere sono da sempre le uniche e sole tre funzioni della nostra attività interiore, detta anima (perché è qualcosa che si anima di dentro, che si muove), di cui la volontà è una funzione più difficile da comprendere, dato che mette in gioco la sostanza immateriale ultima ed intima dell’io. È sempre stato così. La differenza di oggi col tempo precedente, cioè col tempo che era prima dell’anno zero è che oggi pensiamo, cioè speculiamo, prevalentemente grazie alla sfera del capo (sostanza nervosa, tutta la sostanza nervosa, che fa da specchio riflettente) mentre prima dell’anno zero lo facevamo prevalentemente grazie alla sfera toracica (sostanza cardiaca e polmonare, emozioni, emotività, “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore”, non “Io magnifico il Signore ed esulto in Dio mio salvatore”, questo diceva la madre di Cristo).

Anticamente il sentimento della fede aveva infatti a che fare con Elettra (in greco Elektra, in latino Electra) dea della luce e madre di Iride (e l’iride è anche nel nostro occhio). Elettra significa “ambra”, “splendente”, “brillante”, ecc., ed era associata al Leone nell’antica astrologia, a causa del sole che lo dominava facendolo risplendere intensamente. Ecco perché le pietre del Leone erano il diamante e l’ambra, dagli intensi riflessi cromatici. La costellazione dell’Acquario, governato da Urano, appartiene allo stesso asse cosmico del Leone… Ed oggi siamo appunto nel periodo dell’Acquario, in cui tutto quello che riguarda Urano comunicazioni, computer, elettricità, radiazioni, ecc.) dovrebbe essere studiato, ristudiato, di nuovo, affinché la fisica non sia più relegata a un CLERO di creduloni, ma sia una vera scienza e una vera sapienza: un’episteme incontrovertibile ed alla portata di tutti, non di sedicenti “esperti”.

L’intellettualità odierna, ma bisognerebbe dire l’intellettualismo, emana dall’economicismo, cioè da Arimane come un cosmico impulso gelido, senza vita interiore, senz’anima. E gli uomini presi da questo impulso sviluppano una logica senza vita, che sembra parlare di per se stessa, ma parla senza umanità e senza amore. In realtà è l’economicismo, è Arimane che parla per suo mezzo. È una logica in cui non si mostra per nulla il giusto e intimo collegamento dell’attività interiore umana con ciò che l’uomo pensa, dice e fa…