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I cognomi, come pure i nomi, subiscono spesso dei mutamenti dovuti allo scrivente delle varie epoche, cioè alla sua personale interpretazione del suono fonetico e alla grafia del tempo (un tedesco: alla tedesca, un veneto: alla veneta, un laureato italiano: alla latina, ecc...) ciò avviene sia nel medioevo che nelle Coscrizioni del 1700, per cui troviamo varie versioni scritte della stessa famiglia, in alcuni casi (i più antichi) c’è la versione latina che mano a mano si trasforma. Nel popolo poi, numerosi sono i casi in cui come cognome troviamo il mestiere (es:Zuan marangon) oppure la provenienza (es:Antonio furlano, Tomaso de Riçmagna) o ancora il soprannome, che spesso è un vero e proprio nome diverso,e nel tempo prenderà il posto del cognome originale, uno dei casi più famosi, sono i Villani di Firenze, che trasferitisi da Gemona a Trieste attorno al 1300, si tramuteranno in Bachino, a causa del soprannome dato a Domenico {NB : esiteva a Firenze una fam. Bachino }, i Montecchi che dopo la nomina al Comune, diventano Cancellieri, o i Callolli che diventano poi Ancona, loro luogo d’origine, Martino di Corgnal detto Traunar, oppure quelli che erano Suppani delle ville (capi di un paese) e che prendono poi cognome “ Supan - Zupan “, per quanto riguarda i nomi, e la loro trasformazione, un piccolo esempio: il nome “Giovanni”, nel 1200, lo troviamo come Johannes- is,(forma latina) poi diventa Zuan o Giuvan, e per finire Giovanni, oppure Mingolo o Mingulo ovvero Domenico, o Jacomo- Jacobo che diventerà Giacomo, Alvise ovvero Luigi.
Alcuni cognomi sono presenti gia' nel medioevo con varie forme, quelli diciamo non latini, a causa della difficolta' dello scrivente nel trascriverli, subiscono modifiche che in qualche caso, saranno sostanziali, tra '600 e 700 le forme slave finali in "ch" si traformano alla tedesca in "g", muteranno poi anche in "c" o "z", ad alcuni cognomi viene aggiunta una "i" finale. Le maggiori modificazioni sicuramente si sono riscontrate in tutti quei cognomi che indicano la provenienza, vd. : Vicentini, Visentin, o ancora di piu' con Hrovat, Hrvat, Croato, Crovato, Crovatin, e moltissimi altri ancora, altra modificazione a cui si assiste sono le forme accrescitive o diminutive, dovute provabilmente a personaggi della stessa famiglia ma di piccola o grande taglia, cio' dara forma a dei rami interi che si diversificheranno dal ramo originale
La cosidetta particella nobiliare “de”, molte volte sparisce e poi ritorna (tra il ‘700 e ‘800 ce ne sono poche), e molte altre indicano esclusivamente la provenienza (es: de Pordonon) o la discendenza (es: Johanne de Marco, ovvero il padre), solitamente per differenziare il nobile o l’agiato, dal popolano, usavasi la forma di ser o messer davanti ai nomi, Domino per indicare l'eminenza, da sfatare la leggenda che vuolsi che i de minuscoli siano sinonimo di nobiltà, infatti anche i non nobili portavano un de minuscolo. Altra particolarità dovuta alla forma dialettale del tergestino, e’ senz’altro la “Ç” che viene soppiantata attorno al ‘500 dalla “ Z “ (in friulano ancora oggi, si legge pero’ dolce - es : çiasis = ciasis ) , vi e’ poi la “ J “ iniziale (preponderante nel medioevo) che erroneamente verrà modificata in “ G “, infatti sarebbe stata piu’giusta la trasformazione in “ I “, in quanto e’ il suono che voleva rappresentare (esempi nel latino, tedesco e nello slavo), il cio’ e’ dovuto al fatto che i notabili del Comune, maestri di scuola ecc.. , venivano dal resto d’Italia ( quasi sempre dall’Emilia Romagna ), che usava grafia diversa dalla nostra; inoltre per indicare la “ c” dura (es: cane) la grafia aggiungeva una “h” (es: chane), la “K” era quasi inesistente, usata solo nei nomi chiaramente tedeschi.
NB, nel medioevo ,nomi, cognomi, e nomi di citta, stati ecc... non erano mai maiuscoli,non era usata questa forma, che apparira solamente molto piu tardi, inoltre la grafia sino al tardo ‘500, usava le abbreviature latine, che in molti casi erano personalizzate, anche negli scritti in forma dialettale del ‘400, una delle più frequenti inerente ai nomi, è Franc°, tradotto da tutti come Francesco, se ciò fosse vero, cosa del quale io dubito, si potrebbe dire che non esistesse, se non in tarda epoca, il nome Franco.
Dalla serie dei doc. della Biblioteca Civica, dopo l’estrappolazione dei nomi, si esume che gran parte della popolazione della città fossero ex abitanti dei dintorni, spesso con un nome chiaramente slavo, forse servi della gleba emancipati, faranno casa in città, e avranno terreni e case, alcuni assumeranno cariche nell’ambito del Comune.
Mancando quasi totalmente, i doc. tergestini antecedenti al 1300, tranne alcuni del Capitolo della cattedrale di s. Justo, e del monastero di san Benedetto, nella ricerca mi sono avvalso anche di ricerche dai doc. di Venezia, infatti molte delle fam. lì viventi , erano in origine abitanti di Trieste, trasferitisi per le ragioni più disparate (banditi dalla città, commercio,epidemie,ecc...).
Venezia ha mantenuto doc. originali antichi, in quanto non essendo mai stata spogliata, ma avendo essa stessa spogliato archivi, nei territori da lei conquistati (ad ogni città conquistata venivano rubati gli Statuti, e tutto ciò che era di valore) - gli scritti veneziani vanno però ben ponderati, vanno ricordate alcune cose essenziali, Trieste è per certo molto più antica della città lagunare, che venne fondata da esuli scampati alle invasioni barbariche, dal Friuli, Istria, e anche da tergestini, inoltre esiste già dagli inizi degli scritti una forma di nazionalismo, secondo cui tutto parte da Venezia, e non viceversa, infatti in alcuni libri delle nobiltà venete, quando si tratta di triestini, i commenti sono alquanto pesanti (avari, ladri, testardi, duri, poco importanti ecc), i triestini saranno sempre la classica spina nel fianco di Venezia.
La ricostruione cronografica di una famiglia, non è certo cosa facile, infatti sussistono varie omonimie (molto usato nel medioevo tramandare i nomi), tra gli stessi viventi della famiglia, ciò può comportare grossolani errori nella ricerca, se non si ha una quasi completa documentazione ( in alcuni casi fortunati, la distinzione viene fatta con la dicitura “el zovene” o “el vechio”o l’abbreviatura latina indicante” figlio di ..”), inoltre le stesse si dividevano in vari rami, dove spesso le forme di parentela si confondono, sopra tutto tra le famiglie più numerose (vd. Bonomo), per non parlare poi quando qualcuno di questi rami familiari si sposta di città, per non creare più confusione , ho riportato i vari nomi divisi, anche se poi potrebbero trattare della stessa persona, a complicare il tutto, le donne rimaste vedove si risposavano anche varie volte, spesso procreando con tutti i mariti, per cui i figli della stessa madre, portavano però cognomi diversi, ma magari nomi uguali. Una delle note fastidiose più soventi in cui mi imbatto, è l’affermazione da parte di molti storici, secondo cui i triestini, non fossero stati grandi letterati, infatti nel medioevo non ci sono (o si sono perse le documentazioni), figure eminenti, và però ricordato che le Università a quei tempi, o si trovavano in territorio nemico (Padova) o lontane (Bologna) e solamente pochissimi se lo potevano permettere, inoltre la città era sempre in guerra con Venezia e con l’Istria, per cui c’era sempre bisogno di difenderla, e a quei tempi, i nobili e popolani combattevano e morivano sul campo a difesa della loro città, Venezia invece usava eserciti mercenari.

La lista che vi accludo, è l’elenco di famiglie notabili (nobili, notai, ricchi commercianti, banchieri, con alte cariche militari, ecclesiastiche ecc…) ma anche della borghesia e del popolo, alcune di esse sono presenti a Trieste dal 1200, ovvero da 800 anni, e possono ben considerarsi triestine a tutti gli effetti. Le notizie sono tratte dai vari documenti del comune: tasse, multe, dazi, paghe, atti processuali (banco del Maleficio), atti notarili privati e pubblici, diplomi imperiali, cariche e onorificenze, dispacci, ecc ecc …, tutto più facile, dal 1735, con la prima coscrizione ufficiale [NB: non fù esattamente la prima, infatti nel 1346 e l’agosto 1350 ce ne furono 2 (Liber Camerarii vol. 2°-p. 152b), e attorno al 1500 ce ne fù un’altra, ma purtroppo non ce ne rimane traccia, tranne che per la notizia, sui libri dei Camerari] dalla quale oltre che ai cognomi degli abitanti e i loro mestieri, possiamo anche ricavare il loro luogo di ultima provenienza, và ricordato che però non sempre il suddetto luogo sia il paese d’origine, infatti attorno al 1200, vi fù per esempio una trasmigrazione di toscani per i più disparati paesi,ad esempio i Villani (poi Bachino), che si trasferirono da Firenze a Gemona, e nel ‘300 si trasferiscono a Trieste, o i Soldaneris che poi si sposteranno in Friuli, come vi furono dei veneti, degli abitanti delle Marche e ancora dei toscani, che si trasferirono in Istria e in Dalmazia. Per ciò che concerne la città di Trieste, vi furono anche nel suo caso varie trasmigrazioni, dovute, agli inizi, dall’arrivo delle orde dei barbari, poi dalle incessanti guerre contro Venezia e l’Istria, causa le epidemie di peste e colera, sommosse popolari ecc...Una piccola parte si spostò nel territorio veneto, per questioni di convenienza, commercio e altro, più avanti la maggior parte, verso l’Austria e verso Postumia-Lubiana
Và ricordato, che tranne per alcuni scritti dello Jenner (da prendere con le molle), non sono mai state fatte delle ricerche approfondite in merito alle famiglie triestine, per cui neppure gli antichi scrittori che fin qui hanno scritto delle famiglie italiane, erano e sono all’oscuro di interi rami qui trapiantati.
A precisazione, il titolo nobiliare, quasi mai, viene concesso per ereditarietà, più spesso, a singoli personaggi di una famiglia distintisi per vari motivi, alcune famiglie però, se ne possono vantare, i Marenzi, i Giuliani, un intero ramo della famiglia de Bonomo, i Bajardi verso il 1800, dei Francol il ramo che muta in Francolsperg, i Petazzi, gli Stella. Altre famiglie giungevano a Trieste con la qualifica di nobili riconosciutili nel paese d'origine (Venezia, Firenze, Milano, ecc..), il titolo gli veniva riconosciuto anche quì. Ricordo che a Venezia il titolo nobiliare si comprava, e a caro prezzo, lo scandalo dei titoli venduti dal Senato fù denunciato dal Sanudo, ma come vuolsi, lui venne allontanato dalle cariche cittadine, e tutto continuò come prima, come vedete, la pseudo-Repubblica era una copia dell'Italia di oggi.




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pagina dello storico de Jenner con i suoi studi sulla famiglia Pomo (Archivio Diplomatico)




Dalle documentazioni giunte fino a noi, estrappolando i nomi e cognomi (quando ci sono), scopriamo che nel 1300 la popolazione cittadina era composta da una ricca borghesia, all'incirca un 35%, già presente da prima, alcuni erano di origini friulane e venete, un altro 35% era composto da popolazione di origine slava ma già dimorante nel circondario da secoli poi traslocati in città per comodità, spesso operai e artigiani, alcuni anche benestanti, un altro 20% erano slavi giunti da varie parti (oggi Slovenia-Croazia), nel restante 10% abbiamo ebrei, ricche famiglie toscane, lombardi, emiliani, veneti, pochi in verità sono sia i tedeschi, che gli istriani e alcuni ungheresi. Tranne i già menzionati toscani, non esistono se non per qualche singolo caso famiglie provenienti dal resto d'Italia sotto L'Emilia Romagna, la cosa continuerà sino alla metà del 1700 quando con la nascita del porto franco arriveranno genti da tutte le parti del mondo


I cognomi vengono riportati come trovati scritti nei vari documenti, con le varie versioni, infatti alcune famiglie oggi, portano un cognome che non è lo stesso dell'originale, altre invece per errori di trascrizioni, i comunali italiani giunti dopo il 1900 non avevano nessuna idea della fonetica slava, alcuni ancora oggi.
Piccola nota per i non avezzi alle forme di scrittura slave, la "C" viene letta Z, esempio : Basovica leggesi Basoviza -  la "u" di certi cognomi è un errore grafico, doveva essere V, esempio : Daneu è in verità Danev - la "J" finale non si legge - " ij "si legge come una i sola, in taluni casi troverete tra due vocali la "j" considerata nello slavo una consonante, viene inserita in quanto la lingua non permette l'incontro di vocale  ecc.... le lingue slave abbondano di suoni che vengono determinati da segni grafici sulle varie lettere, documentatevi prima di fare errori madornali come certi giornalisti
a ulteriore precisazione, molti dei cognomi del cosidetto Altopiano carsico, oggi in forma slovena, in realta' originariamente non lo erano, attorno al 1400 varie famiglie cittadine si spostano dalla citta' ai paesi attorno, ipotizzo a causa dei terreni che ivi possedevano, anche se sembra alquanto strano: Col tempo verranno assimilati dalle forme slave in uso, cosi' modificheranno sia il loro nome che lo stesso cognome, adottando appellativi con cui venivano chiamati, tra i casi piu' lampanti ci sono i Bevilacqua tradotti in Vodopivez, i de Daniel tradotti in Daneu, sino ai bresciani che in epoca medievale venivano detti "de Brischia" (Brescia) e col loro insediamento crearono il villaggio di Brišče, e via molti altri ancora


Nonstante le notizie siano tutte documentabili, certe convinzioni sono difficili da cambiare, ecco perchè devo spesso combattere con un Furlani che crede non sia la stessa famiglia dei Furlan, chissà perchè una "i" o altre forme di modifiche, fanno credere di essere filoni di chissà che altre famiglie, quasi sempre "nobili" o comunque cavalieri rinomati, già, tutti lo vorrebbero essere, peccato che non sia così. In alcuni poi, è bastato che un nonno abbia detto loro di discendere da un casato, magari per inorgoglire il nipote, balla spaventosa, ma radicata, che le parole del vecchio vengono prese come un vangelo, io rispondo così : a ognuno il suo!



identikit del tergestino antico

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rappresentazione del tergestino dagli Statuti cittadini del 1350

ma chi era il tergestino del medioevo? com'era? cosa faceva? come viveva?
dalle documentazioni in nostro possesso, scopriamo che aveva un caratterino piuttosto .... infiammabile, oggi diremmo, che per poco si scaldava subito, non tollerava lo si guardasse male, o almeno lui così si giustificava, pronto subito alla rissa e a brandire un arma, manesco, indisciplinato, orgoglioso fino all'esagerazione, istintivo, determinato, nottambulo, commerciante, navigatore, sempre ben vestito, anti-veneziano a oltranza, ma anche contro tutti coloro che tentavano di limitare la sua libertà, non amava i preti, tranne prima di morire, legato alla tradizione e alla città che considerava la sua patria, pronto a morire per difenderla, libertino (ma lo erano anche le donne), grande viaggiatore, era longevo se non fosse che a cicli continui avesse dovuto combattere una guerra, ma anche generoso, molte famiglie avevano almeno un bambino adottato, nonostante i figli non gli mancassero, ed erano considerati come propri, nel testamento lasciava tutto ai figli ma con la clausola, che la moglie potesse vivere e usufruire dei beni sino alla morte, tranne in caso si risposasse (caso frequente che comportava grandi dispute ereditarie), è probabile fosse di costituzione robusta, era sempre di sangue misto, nella famiglia gli incroci non mancavano mai, insomma ... un tipino da prendere con le molle ! ne sapevano qualcosa i veneziani.

e la tergestina?

è storicamente provato che la donna tergestina fosse emancipata quando ancora il resto d'Italia non se lo neanche sognava, poteva avere con il consenso del marito o di un parente, che era forse più un avvallo, un negozio, prestiti, una qualsiasi attività, e molte infatti l'avevano. Gli Statuti cittadini, prevedevano le pene agli uomini che abusavano di una donna, per fortuna ciò non succedeva spesso, erano loro che portavano la dote in matrimonio, ma la gran parte ricevevano in dono dal marito una casa tutta per loro, nel tardo '500 anche l'uomo darà un ricco contributo, come per gli uomini anch'esse erano riccamente vestite, si ornavano di gioielli, collane, bracciali, anelli, orecchini e bottoni d'oro e d'argento, tanto che un Podestà di Venezia, impone una legge in cui vieta loro l'eccesso. Donne molto prolifiche, e se rimanevano vedove quasi sempre si risposavano e avevano altri figli, avevano un caratterino infiammabile, vari sono i processi dovuti ad offese, percosse,  ma anche per adulteri .... in questo caso la donna veniva bandita dalla città e dal territorio, mitico il processo ad una donna che cornificò il marito nella sacrestia della chiesa di s. Antonio vecchio con il precone della città. Nell'assedio fatto da Venezia nel 1462 alla città, gli scrittori del tempo, citarono le donne tergestine che mentre infuriava la battaglia, tiravano sù le pietre delle mura squassate dalle armi venete, per riparare le brecce.


spero che non occorra che vi ricordi che nei tergestini citati ci fossero anche quelli di cosidetta lingua "sclabonica" che avevano gli stessi diritti e doveri di tutti gli altri, erano trattati alla pari da tutti per secoli, molti di essi diventeranno patrizi cittadini e avranno le cariche più alte del comune,molti moriranno nelle strenue difese della città dagli attacchi nemici, i triestini di allora, non facevano distinzioni sulla lingua usata, ma sulle azioni personali


il triestino mitteleuropeo

come già ampliamente scritto, non esiste più, le utime tracce si vanno ormai perdendo, ultimi aneliti rimasti, sono lo sviscerato amore per il caffè, sia come bevanda che come ritrovo; il retaggio dell'Austria Felix dell'ordine, file ordinate nelle banche, poste e uffici vari; l'amore per gli animali, a Trieste non esitono cani randagi, e i gatti vengono accuditi da persone (sia maschi che femmine) che giornalmente, seguendo un consolidato giro delle  piazze e giardini, se ne prendono cura; ma quella che fù sempre una delle città più pulite è rimasto solo un lontano ricordo, la tolleranza e la curiosità verso lo straniero è totalmente scomparsa dopo il 1918, così come si sono dileguati i grandi cantieri navali, vanto della città, e di grandi scrittori come un Magris, sono diventati merce rarissima, e sempre più conosciuti all'estero che in casa propria. La cultura non alberga più quì già da molto tempo, ora è ristretta tra pochi personaggi spesso emarginati perchè scomodi all'elite imperante, e sembra che oggi parlare il nostro dialetto pubblicamente, sia disdicevole, mentre alla TV il romanesco e il napoletano spopolano ..... povera la mia città



Per i non triestini : difficile da capire per chi non è del luogo, quello strano sentimentalismo tipico dei vecchi triestini, per la vecchia Austria, non che allora tutto fosse rose e fiori, ma l’attaccamento secolare all’impero è dovuto a molti fattori, sia storici che sociali, è indiscutibile il fatto che la città ebbe solo benefici dalla sua appartenenza al vecchio impero, oltre che essere molto in considerazione alla corte, era spesso meta dei vari principi e regnanti, sino ai primi anni del 1900, poco prima della fatidica guerra, a Vienna si studiava un piano per portare Trieste ad una popolazione di 500.000 abitanti e di potenziare le infrastutture, cosa che non ebbe proseguo dopo il 1918, il traffico mercantile non aveva uguali nel Mediterraneo, la sola Marsiglia faceva da antagonista, l’ordine regnava sovrano, alcune leggi austriache rimasero in vigore anche dopo l’annessione italiana, non ultima quella che non permetteva di fumare nei cinema e nei teatri, cosa che il resto d’Italia aspetto’ per altri 50 anni, l’emancipazione femminile era una parola aliena in questa città, era un dato di fatto da secoli, le donne studiavano, dirigevano, erano artiste, libere nel vestire e nella conduzione della loro vita. Il vasto territorio imperiale permetteva a chiunque di muoversi a suo piacimento e a cercar fortuna nelle piu’ remote contrade, l’uso della propria lingua era consentito a tutti, egualmente professare la propria religione, ricchi stranieri giungevano giornalmente dagli angoli piu’ remoti della terra, arabi, americani, inglesi, russi, svizzeri, investivano grossi capitali nei commerci e nella borsa, le vie pullulavano di gente a tutte le ore del giorno e della notte, le carrozze a cavallo correvano nei viali per entrare all’interno di case da fiaba dove all’interno si sentiva suonare un waltzer, il semplice postino allora conosceva almeno tre lingue, il tedesco, l’italiano e lo sloveno, nei caffè grandi affabulazioni, letture di giornali, socializzazione. Tra tanto bene resta la considerazione che il ricco comunque poteva piu’ del povero, pochi furono quelli che riuscirono ad elevarsi socialmente, dal 1800 la ricca borghesia triestina, aveva serrato le fila, chi c’era, c’era, gli altri, anche se validi, nisba ! la consolazione e’ dovuta al fatto che quando un ricco falliva, tanta era la sua vergogna, che 9 volte su 10, si suicidava, l’onore era sempre messo al primo posto, a quei tempi la parola aveva ancora un significato. Con l’avvento dell’Italia, il triestino, pieno di speranze e come sempre credulone, si aspettava grandi cose per la sua citta’, ma l’unica cosa che vide, che veniva sempre piu’ spogliata di tutti i suoi gioielli, perse il suo posto di lavoro, patì la fame, subi’ imposizioni, alla fine stanco e demoralizzato parti’ per l’America o l’Australia, furono in 20mila, ogni famiglia perse almeno un componente.
Adesso capite perche’ noi abbiamo sempre quell’aria un po’ strana? perche’ siamo sempre un po’ diversi ? perche’ ci commuove l’armonia della Radetzky march ? perche’ per noi Vienna non e’ solamente una citta’?



A conclusione,Trieste nonostante la propaganda ancora oggi strombazzi ai quattro venti, non conobbe l'irredentismo dei suoi cittadini, infatti coloro che vengono enunciati come tali, non erano triestini, ma italiani o istriani venuti quì a cercar fortuna o forse a fare propio quello per cui vengono tanto osannati, un esempio dell'attaccamento della città all'impero fù la prova del 1848, quando quattro gatti andarono per le strade a manifestare, e per poco non vennero linciati dalla folla, tanto che fù la milizia civica stessa a salvarli. In verità ci furono dei morti in  una manifestazione manipolata ad arte dalla solita massoneria, che fomentava giovani studenti (ancora oggi non ha perso il vizio), da questa conseguenza venne deciso lo scioglimento della "milizia civica" rea di aver sparato, vorrei solo ricordare che come succederà anche più tardi, nel 1902, ciò era accaduto in tutto l'impero e non per questioni irredentistiche come vi vogliono far credere. Nei periodi bui dopo la cessione di Trieste all'Italia nel 1918, e con la nascita del nazionalismo che in pochi anni porterà al fascismo (gia' ben presente in Istria nel 1911), queste terre martoriate, subirono innumerevoli onte, i nuovi venuti iniziarono ad importare genti, mentre si organizzò una vera pulizia etnica, vennero stilate delle liste in cui erano segnalati i triestini che avevano avuto simpatia per l'impero austriaco e vennero deportati e sparsi per il territorio italiano, chi vi scrive ebbe la bisnonna relegata in Sicilia, la sorella di lei, in Sardegna, e così via, cose che non trovate sui vostri libri di scuola, vennero sostituiti quasi completamente i lavoratori delle Poste, per la maggior parte della comunità slava, i posti di potere ebbero nuovi propietari importati ma fedeli, iniziò allora l'anti-slavismo, negli anni '30 poi, venne imposto a tutti i cognomi che non fossero italiani (anche tedeschi o  greci), il cambiamento nella forma italianizzata, la città che fù incrocio di genti giunte da tutte le parti, greci, ebrei, turchi, serbi, tedeschi, armeni, ungheresi, boemi, svizzeri, doveva a tutti i costi risultare italiana, l'effetto fù che si spopolò
Ultimo colpo alla triestinità, si ebbe negli anni sucessivi alla 2.a guerra mondiale, con la definizione dei confini della fù repubblica Jugoslava e il conseguente apporto di esuli dall'Istria fomentati ad arte, e sovvenzionati, dal nazionalismo romano, e i loro capetti agevolati nell'inserimento  nelle cariche gestionali di enti pubblici e privati cittadini,  cariche che a distanza di anni sono passate ai loro figli o parenti, si accentua così l'antislavismo e l'annullamento della memoria (scomoda per loro) storica triestina, nomi di vie, monumenti, mostre, musei sono dedicati a personaggi istriani anche notoriamente avversi a Trieste, insomma .... i triestini da quel tempo, non comandano più nella loro città
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ancora una nota : nonostante molti tendano a spacciarsi per triestini "domaci", in verità non lo sono, ma non immaginavo che desse tanto lustro potersene fregiare
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l'elenco delle famiglie che trovate nelle seguenti pagine sono solo una parte delle tantissime famiglie, sono quelle con maggior riscontro nei documenti, più documentate e più antiche, al momento il mio database si avvale di ben 30.000 nomi catalogati con le notizie inerenti dal 1200 al 1800  




A B 
C D E F  G H JYI K L M N O P Q R S T U V W Z X



notizie in merito a famiglie estratte da documentazioni visionate

famiglie non tergestine o solo brevemente presenti