DIALETTO TERGESTINO


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ai curiosi improvvisati:
da alcuni anni si stanno girando vari film e fiction a Trieste, e in questi alcune volte appaiono dei personaggi cha dovrebbero parlare in dialetto ! ma ... mi spiace per voi, quello che sentite quasi sempre  doppiato, non e' assolutamente il dialetto di qua', ma un misto tra veneto e istro-veneto che non si sa' neppure bene dove sia parlato, probabilmente per un meridionale, sembrano tutti uguali .... esempi di parlate assurde le trovate in < la sconosciuta > di Tornatore, con un Haber che, spacciandosi per un triestino, parla un veneto ben diverso dalla parlata cittadina fino ad arrivare alla fiction di Banfi-Toffolo < tutti i figli di Maria >, di peggio sono riusciti a farlo, con la fiction su Tiberio Mitri e la Franco, anche come dialetto veneto faceva pieta', e  mi sembra probabile, che quando parlavano tra loro, lo facevano in dialetto e non in italiano ! nemmeno con il doppiaggio sono riusciti a parlare il vero triestino, pietoso e vergognoso.... quanta ignoranza per la nostra lingua !! e pensare che per fare le loro fiction, incassano i soldi da noi

nonostante lo dica da tempo immemorabile che non è vero, tutti credono che a Trieste si parlasse il ladino, nonostante ripeta che non esiste nessun documento antico scritto in un lessico paragonabile al ladino, e che tutto si basa su una lunga serie di errori mai corretti per non smentire le cosiddette eminenze grigie, il tutto si rifarebbe a certi toponimi  antichi che distorti a piacimento possono sembrare ciò che uno desidera, che dire poi degli errori non voluti, di lettura di documenti, i toponimi in questione (e non il lessico) giungono per via orale al tempo del medioevo, e probabilmente già deteriorati  dalle parlate locali.
Opinione del Kandler:
Nel suo giornale l'Istria 1846-52 (RP CONT 13-1) il P. Kandler così scrive :invalse credenza che il dialetto già parlato in Trieste fosse friulano, e citavasene in appoggio la consuetudine di qualche nobile famiglia, qualche scritto occasionale, la non nuova opinione che Trieste appartenesse fisicamente al Friuli. L'uso del dialetto friulano non fù mai nè del volgo, nè della generalità, ma di singoli individui.


L'Ascoli, il glottologo, fu' un fervente esaltatore dei famosi <dialoghi...> del Mainati ( ma sembra che non si sia mai dato da fare per appurare se cio' fosse veritiero), mentre Zenatti Oddone li denuncio' come una sfacciata mistificazione [in Archeografo triestino 1899/900- vol. XXIII]

trieste.storia di g.l.

PS
: i dialoghi pubblicati dal Mainati, in un ladino alquanto strano, sono pura invenzione, non esiste nessuno scritto originale in cui si legga una forma ladina, se non mi credete potete sempre verificare.Nonostante questo, si continua imperterriti a riscrivere la solita falsita', ovvero ...a copiare senza verificare !
- se qualcuno vi dicesse che a Trieste si parla un dialetto istro-veneto, fatevi una grassa risata, probabilmente chi ve lo dice ne capisce meno di voi, in fondo la pagina troverete alcuni esempi del veneziano in uso nel 1300, noterete  bene la differenza dal tergestino quì sotto !  agli smemorati : Trieste e' di gran lunga piu' antica di Venezia (nata tra il V°-VI° sec. d.c.) ed e' forse, contemporanea della molto piu' antica Padova

ma dato che, sono sicuro, tra voi qualcuno sara' un grande ammiratore dell'Ascoli, non credera' alle mie parole, per cui ... per schiarivi le idee, ve ne daro' prova,  
Il triestino e' stato per secoli la lingua franca di tutto l'Adriatico, veniva parlato e capito anche nel goriziano e nella Carniola (oggi Slovenia), coloro che per commercio o per altro, venivano ad abitare qui, ne imparavano i rudimenti, ma e' da supporre che nel medioevo, considerata gia' allora, la varieta' delle provenienze, esistessero piccole enclave in cui perdurasse anche la lingua madre, tra 1300 e '400, oltre ai vari personaggi provenienti dal nord Italia e Toscana, c'erano dei tedeschi che gestivano taverne, mercanti carinziani, alcuni polacchi, pellicciai boemi, contadini bosniaci, militi croati ecc..   Il dialetto, anche se ormai contaminato,  e' ancora, la lingua usata comunemente da tutti gli abitanti di questa citta', viene normalmente  usato anche negli uffici pubblici, negli ultimi 50 anni ha subito un declino dovuto sia all'apporto di popolazione del sud, che non riesce? ad apprenderlo, sia alla stravagante moda di dialogare in italiano (che fa' figo) anche con i propri figli, sembra che siano cosi' ritardati, che se parlano il dialetto in casa, poi parlino male a scuola (chissa' come abbiamo fatto noi? e loro ?), senza citare poi quelli che si vergognano a parlarlo !


sino alla meta' circa, degli anni '60, quando erano ancora viventi gli ultimi rappresentanti, nel rione di san Giacomo si poteva ancora sentire, qualche anziano che usava vecchi vocaboli, oggi scomparsi dal lessico, nel suo dialogare, e' noto infatti che il rione nacque e venne popolato dagli abitanti dell'antico rione di Rena, che negli anni del fatidico ventennio, vennero sgomberati per poter demolire le antichissime case e far riemergere il teatro romano. Esisteva cosi' una diversita' di parlata dialettale tra il resto della citta' dove la maggior parte erano di recente acquisizione, e il rione popolare, oggi totalmente scomparsa.
Negli ultimi 150 anni molti si sono divertiti a creare dei vocabolari del dialetto tergestino, ma trattando sempre una forma relativamente recente, nessuno si è mai azzardato a cercare più indietro nel tempo, ma posso capire, la lettura dei testi antichi comporta notevole fatica, tempo e conoscenza,  troppo difficile !
ps : questo vale anche per il dizionario del Kossovitz oggi diventato quasi una bibbia

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Orbene, i documenti più antichi scritti, sono in latino, la lingua ufficiale dei clerici e dei colti, nel 1300 abbonda la documentazione, e il latino in qualche caso si volgarizza, alcuni documenti comunali poi, vengono scritti in una forma dialettale che però, può essere fuorviante, infatti il notaio che lo scrive può essere originario di un'altra città, devi perciò sapere per certo chi è lo scrivente, ciò succede spesso e lo scopriamo nella trascrizione di forme slave. Purtroppo sono pochissime le singole frasi, le semplici parole, che troviamo trascritte nei documenti, che mantenevano pur sempre la forma latina, ma qua e là scavando, qualcosa si trova, per esempio nelle note spese del tardo 1200 del Capitolo della chiesa : … licoff.. (1); negli stessi anni ... cerdon (conciatore di pelli) e becher (macellaio) .. zoco (ceppo di legna);  negli elenchi dei beni fatti in punto di morte : 1322 .. un tavolazo … (tavola),linzoli e intimele (lenzuola e federe) ; negli atti dei processi del ‘300 scopriamo che usavano le stesse ingiurie usate ancora oggi : 1327 … bruta putana rufiana vechia …; 1338 … beco futu …; 1352 ... la pota de toa mare  ... ; 1354 … bruta putana de bordel .. ; 1381 … fiol de un can … ; 1384 ...te chago in la golla ... (2); le cose non cambiano nel 1500 - 1514 .. fiolo de una putana se jo vegno zoso se insegnere taser ... ; 1529 .. bruta putana sfonderada ti e tua madre .. : 1547 .... pisadura de prete ..... Casandra coiona ... ;

Trieste.Storia di G.L.
1327 banco del maleficio - processo per offese : .... putana rufiana vechia .....
Trieste.Storia di G.L.
1327 banco del maleficio - processo per offese : ...bruta putana vade stare cullos .....


Altri esempi di forme dialettali presenti nei documenti, molti dei quali, ancora in uso :   in un documento del
1331 troviamo  la forma verbale … stropare (chiudere, tappare)…; nel 1336 ... cadrega (sedia - con variante : candrega) ; 1359 ... vindirigulle ... ; 1366 .... stagnaco ..  (secchio) ;  nel 1384 .... in camixa ..(camicia) ; ancora nel 1384 in una rissa .. taxi (tacere) ..; nel 1390 .. la gorna ..(grondaia); 1396 .. balanze (bilance); 1401 ... la scafa (lavabo) ;  1420 .. pirono(forchetta) ; nel 1435 si parla di …. rudinazi (macerie).. ; nel 1417 ... scarsella (tasca) ; nel 1433 ... togne de pescar ; nel 1440 ... coxir .. (cucire) e ..28 pignate (pentole) ; nel 1449 ...per broche ; nel 1452 ...una maona (barca da carico); nel 1461 ... giaza (jazo) [ghiaccio]; 1481 ... scanzia ..... ; nel 1486 di un .. tampagno (dado per vite)  ;  ..nel 1500 ...le scovaze ...(immondizia); e ancora .. stramazo(materasso) .. ; 1505 ... tanaie ... (pinza-attrezzo); nel 1510 ... coltrine (tende) ;  1520 .. la napa del chamin .. (cappa del camino); nel 1521 ...un buchal (pitale, ma anche usato per indicare un contenitore di liquidi) ; nel 1533 … desbratar  (pulire, mettere in ordine)..; 1540 in un elenco di beni .. forfise (forbici)  e  nel 1570 ..la piria (imbuto) e il criel ; nel 1543 ... i pizigamorti (becchini), 1544 ... i scagni ... ; nel 1557 .... involtizar (avvolgere ) ; 1560 ... scartozi ... (recipienti in carta); nel 1581 .. la nena (balia) .. ; 1598 ... portar via la scaja (terra e sassi) ; 1607 ...... artichiochi .(carciofi)....... ; esistono nel contempo moltissime altre forme dialettali tergestine, gia' presenti nel 1300, poi perse nel tempo e che non ne rimane traccia nella memoria, gli arpisi che poi diventeranno clanfe (3), la ciciera o ziviera (barella per le merci), il bastasio (facchino), la frissoras ( padelle) , la braida(dal longobardo) un podere all’aperto, il brentar (costruttore di secchi), guardanapi o anche vardanapi (asciugamani), ...grisa (sentiero) parasidis (piatto), postota (terreno incolto), tolpono (pioppo), varjoli (branzini), zigonia (carrucola dei pozzi), e sin dal 1300 i negozi era chiamati “apotecha” ecc.. ecc…
Le datazioni dei documenti non  asseriscono l'età del vocabolo che può essere di gran lunga più antico, ma solamente l'anno in cui lo trovo trascritto

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studi sulla storia del volgare tergestino (pdf)



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- altre voci dialettali sono presenti nella pagina  degli elenchi testamentari  

e nella pagina :
 proverbi e canti

(1)-  oggi qualcuno ricorderà questo vocabolo come la festa fatta nella costruzione di una casa, ovvero alla fine della copertura della stessa, in origine era la festa alla fine della vendemmia, nel caso citato dal Capitolo
(2)- serie di ingiurie, è appurato che vi  fossero anche condanne per le bestemmie, che non mancavano
(
3)- clanfa : attrezzo in ferro a forma di U usato un tempo in edilizia, serviva a rinforzare o unire, due parti di una parete o due travi, il vocabolo era anche usato per indicare le gambe, oggi lo si usa per indicare un tipo particolare di tuffo in mare



1436 - ...pironum (piron) [Arenghi]
alcune frasi estrappolate dagli atti scritti del banco del maleficio, concernenti processi e che riportavano certi dialoghi intercorsi tra varie persone e in forma dialettale, come noterete, ben lontani dall' odierno dialetto, immagino che ne capirete poco, tranne le parolacce :

piccola legenda sulla grafia in uso negli scritti dialettali medievali
ch
= leggesi c (o K) l'<h> veniva ggiunta come rafforzativo
ç = leggesi <z> come <zaino>, in verita' forse il suono sarebbe piu' comparabile alla C slava
j - y = leggesi <i>, il dialetto scritto usava come nello slavo anche ij o iy come rafforzativo della <i>
x = leggesi <ş> come caşa (non <cs> come usuale nel meridione), la lettera <x> viene usata fino al 1500 negli scritti tergestini

Nicoleto Belli promette di pagare i 20 grossi a Foresio de Agolanti - 22 in çugno 1334 –
io nicolento beli si don dare aForese Acholanti esi in prometo de reder ede pachar aso seno esoa nolota (soldi) xx de grosi liqual denari elo me impresta perfin amore io nicolento sia scrito de man mia {2B-Cancelleria 4}cedola

1338 - Stefano Zisilino così apostrofa il precone della città :
becho futu mena toa mugler e toa fia in palazi del comun jo no vindi may lo mio sangue si che hai fato ti
il precone così risponde :si io fosse si becho e futu che io no volesse mandar per mia mugler chen de ha che far nisun io no vindi mai la mia sangue e no la voro vender

21/7/1352 - Steypano de Brischa insulta il precone : ... el nolo porave far la pota de toa mare ....

21/7/1352 –
processo per ingiurie :… soç chan futu vein cha ….

6/9/1352 - Almerico Walla viene accusato di ingiurie al milite della città : ... el nolo porave far dio e la soa mare che le chose stese chuxi el convem che li se mudano ....

19/10/1354 - Benvenuta vedova di Michele de Valariano viene accusata di frasi ingiuriose a donna Dragam de Zara : 
.. dame li mei drapi che tu me has invola ....

28/10/1354 -processo a Jacobo de Zurgna per offese :  tu per mal las fat che jo te farai jnfir fuora de Triest 

16/12/1354 – processo a Chatarina curiale per ingiurie : pota che dio sanguana ..

18/12/1354 – processo a Georgi de Franculo per ingiurie a Justo de Aldigarda : …e vergine Maria .. el no porave far dio in santa Maria che jo te nj pageraj

4/6/1359 – il triestino Artuico de Rivola grida a Zanino Claudo di Venezia : traditor tu no pos scapar che tu ei morto

3/7/1359- Justo de Mesalti dice  a Lucia moglie di Lazaro Presinez :  ..tu sons figlia de una bruta putana e putana ju stesa ..  

30/7/1359 - Zufredo de Drusmano viene accusato di ingiurie ai giudici : ... quel çudey de merda ello nollo porave che fe mio figloço

14/5/1381 - ..,. che te nassa la postoyna (*) entro li corni [alfa D5 – B/M 8-119b]

15/7/1381 – processo per offese : tu non ben fatis impedire te in bonis uxore (moglie) mee che bona te juro … tu e un becho fotu ….

2/8/1381 – donna Lucia, contro-accusa Maria de Aldigarda di offese : bruta putana e scove? (scrova?) una man de putanes e sons putana del vicario de Cavodistria

4/8/1381- ... porcha dest sfigna e tu sons bruto laro ... [alfa D5 – B/M 8-167]

(*) = questa forma di ingiuria è molto usata, ma nonostante una lunga ricerca non saprei a cosa si riferisse il vocabolo "postoina" che fà subito pensare al paese di Postumia letto nella foma slava Postoijna, ma forse non ha nulla a che fare



3/10/1384 -  dialogo tra Justo Petacio (colui che era causa di rumore) e il giudice Quagloto de Bonomo che lo intimava a presentarsi in palazzo comunale : ..... Justo :  io no voio vignir con voi io voio vignir a mia posta - Quagloto : io voio che tu vegni per toa cortexia estu de tanta che tu non vos vignir  -  Justo :  si val a fare cuxi io sogno mior che ti(a), come vostu che la fiada me astia algun figa a desso qui   -  Quagloto :  io voio che tu vegny al campitis   -   Justo :io no voio vignir e no vegnero may   -   nel dialogo appare Adelmo Petacio che si rivolge al Quagloto : per voi andero ben da che me lo comanda  -   Justo si rivolge ad un altro giudice presente Antonio de Argento :  ..per una schena ce cortel che la mesura de um (?) fo se me ave acusa ...   - l'Antonio risponde al Justo :  se tu credi che io te abia acusa falsamente vate a lamenta che la raxon fara so corso  - Justo :  io savare far tanto mal che voi e foresi ... di por como tu vos che la sea



6/11/1384 - Andrea de Ottobono, controaccusa di offese a Marino de
Buglys : ....el poltron (
b)Marco, tu no me faras quello che tu me as ça fato ......

26/12/1384 – rissa tra pescatori : …becho fio de una putana ….risposta : adoncha mia mare e putana 

29/12/1384 - il milite Ganoro de Genano viene accusato di offese da Antonio de La Malta : .... tu e un chativo homo e de mala raxon tu vai intiçando traditor marçio che tu sarami degno de squartar .....

8/1/1387 - Bortolo Canuta accusato di offese al Vicario della città : ......... voy me avey dada falsa snia (sentenza?) e no voley cighar (gridare?) raxon voy me avey fato torto che voy me avey .... lo mio ... raxon io me pagaro

3/10/1388 - Antonio Marzario accusa Nicolo Cigoto di offese : .... Antonio tu fustii causa mortis (fù) q. Quagloti ...... Antonio risponde : ... tu dicis male ....

8/6/1401 - …putana sclava comprada vien zo’ a darme ... [B/M-10C2]

12/6/1401 - …bruta scrova putana .. [B/M-10C2]

3/1/1473 – la sig.ra Calandra sorprende in casa sua il precone della citta’ e ancella in atteggiamento inequivocabile, testimonia al processo cio’ che senti’ dire dai due  :
…. vien qua che tu coiera ti de soto e mi coiero de sora [B/M 12]

(a)-  era molto in uso questa forma per ribadire di aver l'animo tranquillo che gli permetteva di dormire tranquillo e sognare
(b)- poltrone era consideta allora un'offesa non da poco, la ritroviamo ancora citata tra le offese punibili dello Statuto del 1550



effettivamente tra il 1300 e il '400 si osserva una modifica sostanziale della parlata, le forme assumono un suono alle veneta (veneta, non veneziana!), e' possibile che cio' si debba alle contaminazioni dovute ai vari periodi in cui Venezia occupa la citta' e sia per il suo esercito, sia per i negozianti che giungono appunto dal veneto lasciassero l'impronta nel lessico comune. Va' precisato, per coloro che ancora si confondessero, che il dialetto triestino di oggi, e' forse piu' comparabile col padovano che col veneziano, di gran lunga diverso sia negli intercalari che negli stessi vocaboli, il veneziano del 1300 poi, comporta uno sforzo della sua comprensione, anche al sottoscritto.



metto a vostra disposizione il testo dialettale dello Statuto cittadino del 1421 depositato nell'Archivio Diplomatico della biblioteca civica in via della Procureria, (ora spostato in v. F. Venezian) casomai voleste constatare di persona, purtroppo di questo testo ci rimangono solo poche pagine, il resto è andato perduto come molte delle antiche carte del comune, ma ciò può bastare a darvi l'idea della parlata in uso a quel tempo, infatti lo Statuto venne varie volte volgarizzato per poter dar modo anche al popolo la lettura, era posizionato all'inizio dello scalone che portava alla grande porta del palazzo comunale, ed era accessibile a tutti, trovatemi il ladino se ci riuscite :
premere sull'immagine col tasto sin. del mouse



il testo in dialetto dell'antico Statuto è anche trascritto tutto da ; Zenatti Oddone, La vita comunale ed il dialetto di Trieste (biblioteca A. Hortis RP 4-381) - da cui uno stralcio :

Rubrica 148 : de li pupilli e adulti

E declaremo che se'l marido e la moier moriran lassando fioli o fiole da sete ani in zo, romagna (1) in discrition e arbitrio de lo Regimento de Triest a far proveder a quei perfin alo termen de sete ani, se lamentanza pervignerà alo predito regimento, zo è capitanio, luogotenent o vicario e li signori zudisi. E se algun menor de età segondo la forma del statù de Triest se'l sarà soto tutela e governo de alguna persona, e li parenti volessen quel o quela maridar, se quelo el qual avese in tutella over in governo recusasse quel o quela maridar menor de età, e lamentanza pervegnerà alo predito regimento, che'l sia in arbitrio e libertà del dito Regimento de maridar quel o quela .........continua

(1) = rimanga, dal verbo rimanere




17/1/1328 – lettera di Zenaro Soldaneri Narducio (toscano vivente a Trieste)


io ti raxonai come tusai di çuane di dali la fançula tua tut me rispondisti ch…. piaçeva echetue mi respondesti epero ioli favelai e diteme quando tu volesi ispendere una cosa acunça chevi conçerebe e pero respond imene come a te pare io ne raxonai con Manfredi disse chetene servebe eche gli piançera sopra ço non dito plu. E pensato quando tu se costa che noi poderemo guadagnare insieme dolio lolio vole qua quella de Pugla catino ollio libbre viij varebe ……. plu fosse bono edolçe e sene avrebe da questi nostri toscani bone libre x epo mandamene ij vaselli o iij noi ne faremo perde ………..continua[Vicedomini 4]

- il Narducio scrive a suoi parenti in Toscana, si parla di fanciulla da maritare ma anche di commercio dell'olio, la forma dialettale usata sembra gia' contaminata dal dialetto cittadino.


13/10/1384 - processo per stupro - descrizione del dialogo tra i due - banco del maleficio IX

 …. lui : apri .. - lei : a voia mi, chi seli, chi ve mena qua – lui : lo vostro amor me mena – lei : no vestu mio chugna barbani* e altri mie parenti che tu posevi andar da loro se tu volevi lo mio honor che tu li posevi domandar - …… intra in camera penes banchum e stupra …. – lui viene cond a 2000 duc oro
* - barbani = zii 

24/4/1446 - atto di accusa fatto da Johanne barbiere detto Calandra - banco del maleficio - p. 108

 … mi m° çuane babero comparo ala corte del Maleficio et denuncio ! ferido che io ho in le man lo qual e lavorante de Chanciano tavernaro e/a nome Janeçi de Petua e si dise che li abia dado ! fameio de m° Michel chaligario che a/ nome Jurse Choroseç/ lo dito Jurse a dado al dito Jancey con uno cortelo enfia la schena et le spale del dito/ in perigolo mortis/ entro la taverna de Rusachulo fo fato lo dicto delito

4/5/1446 - atto di difesa di Juri de Corgnal - banco del maleficio XI - 114

davanti a voy missier lo zudize del Maleficio de Trieste/e/ dela vostra Corte del maleficio compare mi Zuane fiol de ser Piero de Corgnal citadin de Trieste digo denuncio e acuso per mio sacramento …… tossia tossa(?) che cusì sia la veritade che io sia stado incusado de uno vardian secreto falsa mente e iniusta mente /e/ contra la veritade delimpresente del mese de avrile proximo pasado che io habia habudo da danno in uno orto de Martin Burlo pro ut in la falsa et non vera acusa larga se contiene mente perché zusta mente /e/ con la pura veritade io reprovado quella cusa cusì fata stada fata falsa per lo dito vardian secreto e contra el so sacramento como più larga mente apare ese contien in lacto dela nostra corte del maleficio e pertanto per mio sacramento accuso como di sopra el dito vardian secreto el qual per mal modo alio et intention de far falsa acusa con falso sacramento dele sue rason non contento habiando lo inimigo dela humana natura davanti li soy ochi non habiando algun respeto a dio /e/ alla veritade anda esin incusa falsa mente /e/ contra el so sacramento el dito Zuane de Corgnal citadin de Trieste aver da dano in uno orto …… fo zitado afar sua scusa comparse ……


9/8/1446 - atto di accusa per atti ingiuriosi all'immagine della madonna - banco del maleficio XI - p. 161

davanti a voy spectabile et Egregio messer lo zudise del maleficio e dela nostra corte comparo mi  e si acuso margarita moier de m° Clemento sartor citadina de Trieste in par che ho che la dita margarita del 1446 de lo mese de luio proximo pasado siando in la casa de ser Francesco de Bonomo de ser Bonomo per la muier dise e per …..le risposta certe parole inzuriose /e/ vituperose in /e/ conta la nostra dona madona sta Maria loqual era de parte su una inchona zoe digando la dita margarita digando le fige con la man contra la dita inchona in la faza e intro li ochi in grande dano e vergogna e vituperio contra la forma e la rason dela cita de Trieste  e Statuti e de questo fo presente dona Chiarenza moier de ser Francesco de Bonomo de ser Bonomo /e/ dona Zuana moier che fo de Francesco de Rimeno  dona Chatarina moier che fo de maistro Mathio sartor e dona Zuana moier che fo de maistro Janes sartor e/ per hove prego per voy eper la vostra corte delo maleficio .. procedendo contra la dita margarita secondo la forma erason dela cita de Trieste e questo fato si fo adì 25 del mese de luio proximo pasado el zorno de messer san Jacomo apostolo

11/8/1446 banco del maleficio - vol XI - p. 163
atto d'accusa di maestro Clemente sarto contro la moglie Margherita accusata di adulterio durante la sua assenza dalla città


 ....... comparo mi m° Clemeto sartor citadin de Trieste si denuncio e acuso per mio sacramento Margarita mia moier efiola che fo de maistro Filipho butiglar che ... cosa che mi m° Clemento fosse andado fora dila cita de Trieste za ani 3 in Sagabria afar li ma fati ladita Margarita non habiando algun rispeto adona ali soy santi e no habiando respeto ala vergogna del mondo e vituperando e destaxiando mi m° Clemento e vergognandome per la sua audatia et pro sumption e sença mia licentia non habiando dio davanti li ochi ma piu tosto lo inimigo dela humana natura si tolse in casa dela habitasion mia mituda dela cita de Trieste in lacontrada de riborgo apreso la casa de ser Justo Paduin elialtri soy confinj trovado do mentre che fose vignudo del dito logo Jacomo brigente fameio del dito maistro Clemento e quel tenese in casa mia contra la mia volontade elicentia volte avese zasudo con ladita Margarita mia moier equela hever cognosuda carnalmente contro la mia volontade e in dano evergogna e vituperio de mi m° Clemento Ancora non contenta dele predite cosse ma perseverando in so mal proposito reprendando mi m° Clemento  ladita Margarita evoiando quella monir e castigar che la dita Margarita non debesse tignir tal modo e quella volandome desprexiar etal modo atignudo ladita Margarita che de ela in danno mio eper zudixio de mi m° Clemento e contra la mia volontade eper voy messer lo zudixe del maleficio ela nostra corte che quella Margarita debi ade punir econdanar secondo la forma dela rason deli statuti de Trieste manchando quella secondo la forma dela raxon comuna Ancora cusi epublica voxe efama in la cita de Trieste apud forentis predicta .....  

1458 - Arenghi
denuncia di furto


trieste.storia di g.l.


....mi francesco barbier de carlobo ve denuntio Lorenzo fio de Lazer stuaro mio fameio (familiare) afitado me ha invuolado (rubato) de casa mia uno bacil valore 2 libbre soldi 10 Ancora rasori (rasoi) 4 val libbre 1 soldi 12 item una forfise (forbici) val libbre 1 item una pieta val libbre 2 item 3 fazoli vergadi val libbre 3 item una bareta de gusela val libbre 1 item una camisa e una mudanda val libbre 1 et altre cosse menude non voio meter tute ste cosse ........


 16/4/1460 - Vicedomini vol. 36 - p. 32b  -  supplica ai giudici della città

...... expone al vostro devoto citadin e servidor ser Vido de Susman che con zosia (?) cossa che ser Antonio de Greto citadin de Trieste ça boni tempi fa havesse vendudo ala Mag.ca Comunità de Trieste una soa cassa metuda in la cita de Trieste in la contrada de Mercha in la qual tien taberna Hermaniza per preso de £ 500 de pizoli con faculta de recuperar quella de ogni so piazer ........


spezzone di un documento pubblicato sul Codice Diplomatico Istriano - 12/8/1464 indizione XII - da: atti dei Vicedomini
supplica dei fr.lli Emerico e Pietro de Malgranello al Consiglio per casa in affitto



....... Davanti de Voi Spetcabili et Egregii Signori Misier lo Capitanio, Misier Piero de Paduin, Misier Zoane de Bonomo, et Misier Odoricho de Zulian, dignitissimi et benemeriti Signori Coretori de la Magnifica Comunità de Trieste e del so Governo, e al nostro Mazor e menor Consej humelmente compareno li vostri fedelissimi e humili Citadini Emericus q. Floreto e Piero de Malgranelo fradei, causano, narano et expongono che za circha ani doi proximi passadi, sia sta compra per la antedita benevola et Magnifica Comunita una caxa de exopero (?) suprascripto metuda in la cità de Trieste in la contrada de marchà (mercato) apreso la caxa del dito Floreto e altri soi confini per livre cinque cento de pizoli, la qual senza dubio alcuno no renderave alcun fruto overo utilità ad essa Magnifica Comunità se la non fose tolta ad afito per queli che ano laltra caxa: perchè una senza laltra non se pou bene abitar. Niente de mancho esso Floreto como humile e bom servidor de la antedita Comunitade voiando ed intendendo piutosto che quel abia utilitate e lo so dover, zoè li soi denari prediti .................



  18/2/1505  

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trieste.storia di g.l.



trieste.storia di g.l.

Codice diplomatico istriano - 1508 - la citta' in mano a Venezia
atti processuali verso quei triestini che durante l'assedio di Venezia alla citta', imprecarono contro i veneziani


la moglie di Bitino de Tomize disse :.... fazano pur como vogliono, venetiani mai tegneranno questa terra

Domenico Pizoldei durante l'assedio gridava : ...fioli, non se rendemo, che se lassemo intrar questa canaglia, e che se diamo a loro, i ne buzzera' in ... e in ... nostre moglier e nostri fioli

Bartolomeo dell'Argento (gli verranno dati i scassi di corda) per aver detto : ...incago a quanti zentilhuomini e' in Venezia, e cancaro ghe vegna al migliore de loro ...

- forse non trattasi di dialetto tergestino, in quanto riportato forse da notai o scriba veneti, ma almeno ci da' l'idea, se ancora non fosse chiara, di quanto astio ci fosse tra le due citta'

 banco del maleficio - vol. 22 - ottobre 1546

.... produgo questa scritura in mia defension contra misier fra marcho de capudistria conventual de san francesco haver dito che mi con la man averta haverli volesto dar un schiafo che tal cossa mai non ho habudo in el cor mio ni mai se trovera la verita de tal cossa e questo vostra signoria lo vedera per i testimonij lui ha posti li qualitestemonij pur che li sianno stadi al presente aver visto el nostro rasonar per che io so certo che non poranno dir tal manchimento de mi aver fato ma che io ho moso a chaminare et si li ho domandado per che cossa eso fra marcho me ha in propiado davanti el clarissimo signor capitanio signor zuan oyos et alla presentia de vui signor zudise de trieste de misier batista de mirez come me hera inferido che non voleva che io potesse testimoniar et per questo par me haver habudo gran reson ha defender el mio honor et dirge che eso non ha fato bem ha volerme tior quel che idio me ha dado ....

è una lettera fatta da Giovan Daniel di Aquileia cittadino di Trieste, di una famiglia da secoli presente in città che assunse il posto di provenienza come cognome, cosa molto usuale una volta, che si difende davanti al Giudice del maleficio, dall'accusa di aver schiaffeggiato un frate del convento di s. Francesco di Trieste



trieste.storia di g.l.
estratto da un testamento del 1686, documento scritto in un misto tra lingua e volgare, noterete alcuni vocaboli ancora in uso comune nella parlata dialettale :
item tre para de lincioli sotili quasi novi
item tre traverse quasi novi de tela ordinaria
piu' tovalgie di tola numero 12 doperati
.................................................
.................................................
supeleteli di casa cioe quadri tola armar ............
..................................................


trieste.storia di g.l.

1732 - da testamento : ..l'Armario con tutte le cadreghe





la parlata slava a Trieste nel medioevo
dell'antica parlata slava della nostra città e del suo circondario, non rimane documentazione se non per tutta una lunga serie di toponimi delle contrade, negli atti del Maleficio troviamo accenni ad offese in "sclabonico" ma non vengono riportate. Gran parte della popolazione e dei nobili cittadini, conosceva le forme slave del tempo, lo appuriamo appunto dagli atti processuali, alcuni patrizi poi, sono citati come traduttori. Di che genere fosse lo slavo usato allora è un impresa, considerando che vi fosse sia popolazione autoctona, probabilmente tra i primi slavi giunti, che i <cicci> popolo di origine romena (ricordo che usano una lingua latina e non slava), e che nel tempo giunsero intere comunità di croati, bosniaci, dalmati e che ognuno portasse in uso la sua lingua, ciò diede probilmente inizio alle varie forme di parlata ancora in uso nel nostro territorio, che fà si che lo slavo di (esempio) Sgoniko sia ben diverso da quello parlato a san Dorligo

14/8/1473 – Bertone Crai (stessi poi Cral) accusa Lucia de Mirissa di ingiurie in lingua sclava ; chudj rogine (o roginç) viene tradotto in : cativo becho - < Chudj >  forse dal Kudič in sloveno < diavolo >

breve spezzone di slavo trascritto - da : malefici mixto - 10C2 - 22/8/1500 -ingiurie in lingua scalbonica : poidi tam pri ta manigoud e traditor …….cher vo eschie obessen na ta colprie …[così viene tradotto : và da quel manegoldo che el sarà ancora apicado a quele colone]

ancora nel 1500 in un elenco di affitti, troviamo ; Juri
brivec (barbiere)
Trieste.Storia di G.L.
13/3/1700 – lascito testamentario a favore di Lucia vedova del q. Juan Sirich ….deti
gospodar e gospodigna [4AD-testamenti]

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1395 - nel documento della Cancelleria si menziona il fatto che l'esposizione dei fatti davanti ai giudici cittadini, viene fatta in lingua "sclabonica" e come interprete si cita il nobile triestino ser Ettore de Teffanio


trieste.storia di g.l.


1440 - doc. degli Arenghi, l'atto di accusa, in palazzo comunale davanti ai giudici, venne letto in "lingua sclabonica"


La gran parte dei nobili triestini conosceva la parlata slava del tempo, anche perche' molti possedevano interi paesi del circondario, tutti i contadini poi che coltivavano i terreni e le vigne dei nobili e non, erano indubbiamente di origini slave, come  la gran parte della popolazione stessa di Tergeste.
- gia' nel 1300 tra i processi di ingiurie, troviamo persone che non sono slave ma che ingiuriano in lingua sclabonica
13/12/1419 - Lazaro de Basilio traduce da ydioma sclavo a latino [Vicedomini 30]
13/3/1434 – de Leo Justo traduce un testamento in sclabonico [Vicedomini v. 33]

23/10/1434 – Balardo Pietro traduce lo sclabonico [Vicedomini v. 33]
5/3/1458 – de Goppo Bartolomeo traduce dal sclabonico al latino  [Vicedomini v. 35]
1/12/1460 – de Tefanio Nicolo traduce dal sclabonico al latino  [Vicedomini v. 38 ]

E’ da supporre che la parlata non fosse uniforme, troppo diverse le etnie, tanto che il rapporto tra vecchi del posto e i nuovi non và per niente bene, e porterà a inevitabili scontri mediati dal comune di Trieste.
Da menzionare inoltre che in altopiano vivevano anche fam. chiaramente friulane, spesso nel tempo i nomi e cognomi vennero slavizzati (già tra il ‘300/’400), lampante il caso dei “Furlan”, cognome diffuso in altopiano che indica la loro antica origine.
Gli abitanti dell'altopiano poi, assorbirono nella loro parlata, molti  vocaboli in uso tra i cittadini, in taluni casi storpiandoli in una forma slava.




E' probabile che la gran parte delle parole in uso nel dialetto triestino, di provenienza tedesca, francese, sia in verità entrata nel lessico comune dopo il 1800, mentre quelle slave sono di gran lunga più antiche, un po' meno quelle spagnole, è comunque un dato di fatto che la parlata locale sia impregnata di termini presi  da altre lingue e spesso distorti, anche se in verità, lo ribadisco, spesso si parla con cognizione solo di una parlata in uso da 200 anni a questa parte, quando le forme venete avevano preso il sopravvento sugli antichi vocaboli autoctoni e  da un secolo circa molte famiglie di ceppo tedesco si erano trasferite quì, inoltre con le varie occupazioni dei francesi, anch'essi lasciarono il segno


il tedesco

gia' presenti nel 1300, ma certamente anche prima, vari personaggi di lingua tedesca a Trieste, dapprima bettolieri, bottai, armaioli, mercanti, spesso carinziani, ma anche prussiani e bavaresi, saranno poi anche i militi che accompagneranno il Capitano della citta' (spesso un austro-tedesco), nei nostri documenti venivano citati come "teutonico", vennero anche usati nelle traduzioni di missive tra comune e corte imperiale, anche come messi, sappiamo per certo che nel 1400 erano gia' diversi i triestini che comprendevano il tedesco. Da ricordare inoltre, che gran parte degli ebrei presenti a Trieste nel corso dei secoli, sono di origine tedesca. Tranne che per alcuni documenti, posteriori al 1382, diplomi, privilegi, ecc..., del tedesco in uso antecedentemente, non ci rimane traccia, stranamente sembrano la gran parte scomparsi, come per lo slavo, egualmente nei processi troviamo esclusivamente la menzione della lingua usata, ma non troviamo traccia di vocaboli.

trieste.storia di g.l.

lettera da Lubiana datata 1495 in lingua tedesca



il tergestino aveva una predilezione per troncare i vocaboli, li accorciava, quasi avesse sempre urgenza, mentre i veneti solitamente troncavano le vocali finali (vd loro cognomi), i tergestini arrivavano a tagliare anche mezza parola, altra usanza che si protrasse nel tempo sino a pochi anni fa', era quella di dare un soprannome alle persone, spesso legato a qualche fattore fisico (schila (magro),sgionfo (grasso),cisbo (orbo), brutafaccia,....) o semplici traduzioni nelle forme slave, Giorgio diventava Jure, Claudio in Cajo, Luciano in Ciano, oppure legato al tipo di lavoro che uno faceva, agli attrezzi che usava (Gino caziola), o semplicemente da qualche fatto di vita quotidiana in cui si era venuto a trovare (Tojo beco, Marieto fiaba)

Negli anni '70 era in voga tra i ragazzi il vezzo di parlarsi rovesciando le parole, così da diventare incomprensibile ai piu' il dialogo, naturalmente parliamo di dialetto, a quel tempo mia bisnonna mi disse che non fosse una novita', ma che ai primi del '900 la cosa era gia' stata in uso dai facchini del porto, mi sembra che ogni tanto ritorni di moda.




la forma :

ti fazi ... ti vol .... ti son ecc .... (ti = tu) sono tipiche del dialetto istriano, non in uso dai triestini, altre forme come ...vu save' .... vu andare' ...ecc (vu = voi) non sono presenti nel dialetto triestino, ma in quello isto-veneto
in istriano, facciamo (fare 1a persona pl.) =
fazemo - in triestino = femo

vocaboli dialettali di uso comune
 
el mato = comunemente per indicare una terza persona, non offensivo
la baba = la donna, non offensivo
el mona = sempre offensivo
la mona = organo genitale femminile
far el mona = vari significati, solitamente rivolto a chi tradisce una promessa
monade = sciocchezze
el binbin
= organo genitale maschile
cior pel cul = prendere in giro
bojr = bollire
becar =
prendere, anche sottrarre
cagoia =
chiocciola - persona lenta
cheba = 2 significati : voliera per uccelli o tono scherzoso ad indicare mezzo di locomozione malandato
ciol
- ciapa= (c dolce) prendi
cistar = rubare
la clapa = gruppo di persone
cocal = 2 significati : gabbiano o usato come offesa per indicare stupidita'

copar = uccidere
coverzer = coprire
cul e camixa = coppia di amici (scherzoso)
distudar = spegnere
dismisiar = svegliarsi
fioi e fiole =
figli - bambini e bambine
flaida =traversa
impizar = accendere
ingrumar = raccogliere
far lipe = marinare la scuola
mastruzar = schiacciare, pigiare, comprimere
papin = schiaffo
persemolo = prezzemolo
piria = imbuto
pisar = orinare
pra' = prato
slavazon = pioggia torrenziale
muso roto = sfacciato/a
tolarse = cadere
distirarse = stendersi
cavar = levare
grizoli = solletico
impizar = accendere
saiba =
rondella in metallo
sariexe = ciliege
sbagazar = vendere
sbisigar = cercare disordinatamente
sbecolar= spiluccare del cibo
sbrisar = scivolare
sburtar = spingere
scarsela = tasca
sc'iafa =  schiaffo (vd. anche : papin)
i scuri =
le persiane esterne della finestra
sgaio = furbetto (ma in senso buono)
smacar = lanciare con forza
sponzer =
pungere
stagnaco =
secchio
strangolin = attrezzo di ferro simile ad un lungo scalpello
piovi strangolini= figurato ; piove a catinelle
strenzer = stringere
tramacar = spostare
trenc = (la c dolce) impermeabile
verzer =
aprire
zumbar = assorbire (poco usato)
piron =
forchetta
caziul = mestolo per liquidi in metallo
fersora = padella con un manico lungo
tecia =
pentola
ciapin =
(c dolce) molletta
taquin =
portafoglio
cucherle =
spiocino della porta
canisela= stradina
mustaci = baffi
putei e putele =bambini e bambine
sc'iopete = tipo di pane
telar = scappare
zo' = giu'
zigar = gridare
zogar
= giocare
scondon = di nascosto
resentar = sciacquare
verto = aperto


tutta la ricchezza del dialetto triestino, si esprime ai vertici per quello che concerne le offese, ci vorrebbe un dizionario solo per quelle, la gran parte poi, sono le stesse usate nel medioevo, chissa' che un giorno non vi faccia l'elenco

verbo essere/avere- presente indicativo
(va' notato anche il pronome personale dialettale)
io sonomi son io ho mi go'
tu sei te son  tu hai ti te ga'
egli e' el xe' egli halu el ga'
noi siamonoi semo noi abbiamonoi gavemo
voi sietevoi se'voi avete voi gave'
essi sonolori xe' essi hannolori i ga'
esempio di presente indicativo del verbo prendere (cior)
io prendomi ciogo  
tu prenditi te ciol  
egli prendeel ciol  
noi prendiamonoi ciolemo  
voi prendetevoi ciole'  
essi prendonolori i ciol  

gli articoli  nel triestino

determinativi ; el = il e lo  -  i = i e gli
indeterminativi ; un (uno-un') - una
partitivi ; del (dello,dell') - dei - dele (delle)

l'intercalare preponderante tipico del dialetto, e' per certo il <
cio' > es : cio' scolta, cio' 'ndemo ecc ...
altra esclamazione, tipica di sorpresa ...
orca .... (diminutivo di porca ...)
po' = dopo - co' = quando - col = con il

mia aggiunta, modi dire tipici alcuni odierni  :

  • no gò bale  (non ho voglia)
  • no gò alba (non sò niente)
  • no me ciava (non mi interessa)
  • no te cago (non ti calcolo, mi sei indifferente)
  • cagon (esagerato)
  • come xè cocolo (simpatico, ma puo anche essere usato come presa in giro, dipende dal tono)
  • femo șuf  (figurativo: facciamo un pastone, spesso rivolto a qualcuno, inteso come di poco conto)
  • el ga' la mona per la vita (intrattabile, nervoso)
  • dove te và con quel cadin  (solitamente spregiativo rivolto ad un mezzo di locomozione)
  • vado in paion  (vado a dormire)
  • vado a stricar (come sopra)
  • vado spavar  (vado a dormire)
  • el me taroca  (non mi dà pace)
  • me taza l'anima (c.s.)
  • fame aria  (lasciami in pace)
  • gò ciapà la bala (mi sono ubriacato)
  • me son incanfara' (come sopra)
  • pien come un ovo (figurato: ubriaco fradicio)
  • bloca i manzi (ferma tutto)
  • xè un flocer  (racconta bugie)
  • la xè un vagon (è grassa, rivolto ad una donna)
  • no te guanto (non ti sopporto)
  • . finido in graja (finito nella campagna)
  • una zaja de gente (pieno di gente)
  • ciacole no fà fritole  (chiacchere sono solo aria)
  • daghe de oca  (fai veloce, in uso tra i facchini del porto)
  • dame un bich (ch si legge dolce - dammi un poco)
  • ara che napa (guarda che nasone)
  • me sc'ioka  (due versioni, in una si intende un incidente stradale, in altra per l'effetto di un ubriacatura o peggio)
  • son cisto  (sono senza soldi-dallo slavo)
    xè grembano  (è un contadino, è inteso come grezzo)
  • xè clonzo  (stesso che sopra)
  • xè sc'iopà(e' matto, pazzo - oppure : e' esploso)
  • xè cofe (come sopra, lemma piu' antico)
  • xè nane (sempiotto)
  • el xe' baul (sempiotto- lemma non piu' in uso)
  • tumberle (sempiotto)
  • insempia' - sempio (come sopra)
  • vado a maca  (vado gratis)
  • fora de lui (matto, o  uno che si perde con la mente)
  • xè biflon  (scherno verso uno che studia molto)
  • me sento fiapo  (sono giù di corda)
  • ciamo cafe' (smetto, sono stanco)
  • me son dismissia' (mi sono svegliato)
  • tirar picòn (dare una fregatura)
  • tirar in comio (come sopra)
  • tirar el cul indrio (tirarsi indietro, non farne parte, non aderire)
  • la puglia  (la polizia, i primi poliziotti italiani furono pugliesi)
  • el talian (il meridionale)
  • el lucheto (altra forma per indicare il meridionale)*
  • el tubo (il vigile urbano)
  • sbianchizar (2 usi, rinfrescare il colore delle pareti di casa oppure vincere una gara alla grande)
  • me spiza (2 usi: mi prude - puo' anche indicare la voglia di sbaruffare)
  • me sponzi (2 usi: mi punge,dolore - puo' indicare anche argomento che fa' male)
  • un onta e una sponta (un adulazione e un rimbrotto)-non piu' in uso
  • me riva soto el scaio (basso, arriva all'ascella)
  • fà zima (fà freddo, dallo slavo)
  • bato broche (tremare dal freddo)
  • un rebechin (una merenda)
  • una trombadina  (incontro sessuale)
  • le taia tabari (si fanno gli affari degli altri)
  • curto de brazi (per indicare l'avaro)*
  • el xè caìa (marcare la i accentata,e' un avaro, oggi non piu' usato)*
  • te son istrian (inteso come avaro, in uso dai triestini per accentuare un difetto di una parte di quel popolo)*
  • ara che dio no xe' furlan, se no paga ogi paga doman (presa in giro ad indicare una certa parsimonia del friulano)*
  • spinaza (avaro)
  • el tubo me gà piturà (il vigile mi ha dato la multa)
  • tira un sluk (bevi un sorso)
  • vado del brivez (vado dal barbiere, dal vocabolo slavo)
  • sburtar radicio (figurato, essere morto e dal basso spingere la verdura)
  • bati i copi (è sempre inteso come : impazzire)
  • el xe' trdo (duro di comprendonio, dallo slavo)
  • gà sbatola (parla molto)
  • andar in para (in paranoia)
  • cagar fora del bucal (esagerare)
  • dame la pila (dammi i soldi)
  • far un toch (C dolce - fare una nuotata)
  • far longhi (sbaruffare)
  • che chibla (che pancia)
  • paga el puf (paga il debito)
  • ndemo a tirar (gara, solitamente tra mezzi a motore)
  • remenado (due usi, uno si intende : trascinato - altro : presa in giro)
  • canon (varie traduzioni a seconda dell'uso : galera - spinello - pugno)
  • son a tochi (sono a pezzi, stanchezza)
  • te son una zima (sei intelligente)
  • te son macia (sei un furbone)
  • te son nagana (sei un bullo)
  • te son buloto (come sopra)
  • xe' una boba (c.s. - presa in giro, la boba e' considerato un pesce stupido che si cattura anche da solo)
  • me ciapa la nagana (mi prende la fiacca)
  • te son una leggera (due modi distinti per questo termine, uno riferito a ad una persona che abbia avuto a che fare con la giustizia, la seconda ad una donna di ...facili costumi)
  • scolto stajerza (ascolto musica popolare slava)
  • pupoloto de omo = (figurina, offensivo, uomo senza spina dorsale)
  • far vasche (passeggiare su e giu' per il viale XX settembre)
  • xe' de papuzar (da camminare molto, dal lemma persiano papuza, ciabatta)
  • butar sardoni (corteggiare una ragazza)
  • andar in scuro (figurato : andare in prigione)
  • el ga' sbruma' (quando l'ubriaco rigetta, va' di stomaco)
  • esser ulmo = pieno (sia di cibo che di beveraggi)
* - secondo l'amico Janez, l'epiteto era usato invece per i carsolini, ma come gli ho spiegato, il vocabolo venne invece usato per i meridionali che importarono l'uso di chiudere a chiave o con lucchetti tutto quello che potevano, cosa non usuale a Trieste e tanto meno dei carsolini
** = era molto in uso dai triestini, prendere in giro gli avari, indifferentemente dalla loro provenienza, rimarcavano questo difetto che una volta mancava totalmente al triestino popolano, che quando aveva soldi, diventava "splendido" e offriva da bere e da mangiare a tutti, fino a che rimaneva senza anche lui. Proprio per questa filosofia di vita, a sua volta veniva preso in giro dagli altri, insomma viveva da cicala e non da formica, dai racconti di mia bisnonna : quando suo marito, che lavorava facchino al porto nei primi del 1900, riceveva la paga, arrivava sotto casa loro seduto in una carrozza guidata dal "cucer", tutti correvano alle finestre a vedere, lei scendeva, lui la copriva con uno scialle di lana o di seta  nuovo e via in Istria a mangiare e spassarsela, quando tornavano avevano finito i soldi e tutto ricominciava come prima, erano fatti cosi' !!


esempio tipico di slang triestino giovanile in uso fino a qualche anno fa' :

svolava cocai e pagnaroi, e la baba che spetavo me gà tirà picon, alora gò becà la carega, la gò tirada su la tola e gò svodà la jota, go' bumba' e me son incandi',  po' monto sul trespolo,me scioko, riva el tubo e el me pitura, gò verto el taquin, iero cisto, gò fato puf, gnanca pila per un rebechin, iero in para e son 'ndà a spavar in paion, no xè crolà el plafon? meno mal son tela', cio' .... no riva la puglia? ma perchè i me taroca proprio mi?


traduzione : volavano gabbiani e passeri, la donna che stavo aspettando non si e' fatta vedere (o non e' venuta), allora ho preso la sedia e l'ho gettata sulla tavola, e ho vuotato la minestra, ho bevuto e mi sono ubriacato, poi sono salito sulla motoretta (moto-ciclomotore), ho avuto un incidente, arrivato il vigile mi contesta la multa, ho aperto il portafoglio, non avevo il becco di un quattrino, ha fatto debito, non avevo denaro nemmeno per una merenda (intesa come un panino o fac-simile), sono caduto in paranoia e sono andato a dormire sul materasso, all'improvviso e' caduto il soffitto, ma per fortuna sono scappato, ...e' arrivata la polizia ... ma perche' mi tormentano ?

come noterete, il dialetto condensa in poche parole, concetti e azioni che in italiano abbisogna di maggior ridondanza di vocaboli, lo slang poi, e' ancora piu' diretto, e rifugge da certi fraintendimenti a cui la lingua  si presta maggiormente (chiedetelo ad un avvocato)





dai miei ricordi, modi di dire di mia bisnonna (san giacomina ex sessolotta) :

lei parlava un dialetto che a molti dei miei concittadini odierni, sarebbe stato incomprensibile, gia' sua figlia, che poi era mia nonna, non usava piu' certi vocaboli, nell'arco di una sola generazione, il dialetto subi' una trasformazione sostanziale. A precisazione, mia bisnonna scriveva e leggeva correntemente l'italiano, tutti gia' nel '800 frequentavano la scuola, anche i poveri, l'analfabetismo a Trieste era sconosciuto.
i vocaboli qui' sotto riportati, non sono piu' usati nel lessico comune dai nuovi triestini che spesso nemmeno ne conoscono il significato

apalto = tabaccaio
kaliger -
leggesi kaligher, calzolaio
kaponera -
pollaio
cirica = pelata circolare della testa
condoto
- gabinetto
kopin - kupin - parte posteriore del collo
krena - crena,materiale con cui era fatto il materasso
la cluca - la maniglia
bucal - pitale, ma inteso anche come appellativo a donna lasciva
daúr - il postreriore, il sedere
te son come un te bon dau
-
magno
gries - mangio semolino (brodino o minestrina)
cori che jopi - era la risposta a delle richieste esagerate
bevo un joz - bevo solo un pochino (J si legge i)- anche
joza - goccia
camoma - persona lenta
andar a visciar- il vischio era una resina che si usava per catturare gli uccellini
vesti' come un strafanic- vestito male, il vocabolo era anche usato per indicare una donna di facili costumi
te son un strauss- sei un disordinato
luxi - i miei vecchi usavano questo vocabolo per indicare il luccichio di un oggetto
lulech- nel gioco della tombola per indicare il n° 1 (ad indicare l'apparato genitale maschile)
laverno - alloro (ancora usato)
el gargato - la gola
cior pel fioco - prendere in giro
cossa te pica? = che ti prende ?
dindio = tacchino ma usato anche come presa in giro
mastela = recipiente per fare il bucato a mano
orna = come sopra ma piu' alta e solitamente in metallo zincato
bon ...
cicie = 2 significati, in questo caso <fa' niente>; far cicie = sedersi
la
tola = tavola (vale sia per quella della cucina che
pedocio
= cozza, ma usato anche ad indicare un avaro
ploch = (ch=c dolce) pozzanghera
pindolarse = perdere tempo
el pişdrùl - indicava il bambino
pitima = persona lamentosa
remitur - caos, baraonda
bevo sbicia - miscela di orzo, miscela Frank e caffe'  ecc.. bollito alla greca, levando poi i fondi saliti, molto in uso nei tempi magri (io ci sono cresciuto)
scapolar = evitare
sera el skrok - chiudi la serratura (della porta)
spargher = la vecchia cucina in ghisa
tandùl = tonto
torziolon = girare a vuoto,passeggiare
tululu' - sempiotto
la vanesa -  cespo, baro della salata
zinzolar = dondolare
far fraja - fare festa
maravea - (con sinonimo :
marantiga) veniva solitamente detto ai bambini che si lagnavano
spetime un poco - erano fiammiferi detti anche "familiari", quelli in legno (in uso sino agli anni '60)
beati i oci - usato sia per salutare chi non si vedeva da molto tempo, ma anche si era appena svegliato
becar spagheto - aver paura (poco ma ancora usato)
caligo - 2 significati: la nebbia o una situazione difficile
crazola - in origine era uno strumento in legno usato per fare rumore (in italiano: raganella), oggi usato per indicare un mezzo di locomozione malandato
falische = scintille (anche in senso figurato)
fertig o fortic-tacco - il secondo e' la forma corrotta del primo, dal tedesco " fermata", lo usavamo nei giochi per congelare la situazione
frambua - sciroppo al lampone
furminanti = fiammiferi
gnampolo =
credulone
gùa - guador = l'arrotino, ma usato anche ad indicare il playboy
gua' = fregato, buggerato

inzingana' = ammaliato, convinto
macaco = stupidino
crodiga = due significati, cotenna di maiale ma anche usato come appellativo verso una persona antipatica
bubez = termine che in origine indicava l'apprendista, usato anche come presa in giro
voio ma no poso = erano cosi' apostrofati coloro che ostentavano un falso benessere nonostante fossero in miseria
pampel = sempiotto
patoko - originario del posto
petes = vino o liquore (dal francese)
el pupolo - la figura 
rente = vicino
ribalta vapori = pesci, latterini
rocheta = veloce
rotoboro - ad indicare un furbetto
sancheta = mancino
sbrodigarse = impistricciarsi
in sfesa = piccolo spazio, di solito della porta o delle finestre aperte
şgneşa-sgneşola = indica persona piccolina, mingherlina
şlonz = brodo o minestra allungata, senza sapore, usato spesso per certi caffe'
sfondron = donna di facili costumi
slepa = schiaffo
smir = catrame
spaceto = la vecchia osteria
bartuele = i cardini della porta o finestra
disbudela' = vestito male, solitamente se camicia e fuori dai pantaloni
matavilz = tipo di valeriana usata come insalata

 

te ga' el cinciut - una delle leggende tipiche locali raccontate ai bambini, narrava di ... chi uno gnomo, chi un folletto maligno, che la notte mentre dormivi, arrivava e si sedeva sul petto del malcapitato, provocandogli diffcolta' respiratoria, senso di oppressione e lunghi stati di dormiveglia, per poi sparire appena ci si svegliava - la diffusione di questa credenza e' forse da ricercarsi nei tempi in cui asme bronchiali e problemi polmonari erano diffusissimi e in taluni casi portavano ancora alla morte - il vocabolo tradisce un origine <furlana> variante triestina del forse originale <cialciut>, so' per certo che anche nel goriziano  questa credenza fu diffusa, ma il folletto, se ben ricordo aveva un altro nome che differiva sia dal furlan che dal triestin



alcune terminologie usate dai facchini del porto :

angar (leggesi hangar) = parola indicante il magazzino basso

avarea = quando il caffè risulta bagnato e marcisce, oltre la muffa ha un odore acre  e persistente (non crediate che lo buttino, lo puliscono un po' e lo mescolano a quello buono !!)

banda = lama in ferro usata per collegare due zone di carico (angar e camion) o il salto di uno scalino

bussa e strica = oggi non piu' in uso, indicava il modo particolare  adottato, per lanciare ed appoggiare il sacco sulla stiva

careta = era ancora in uso negli anni '80, tipo di carriola robusta e pesante su due ruote e lunghi manici su cui venivano distesi i sacchi (fino a 8 o 10 da 60 kg.) e che un addetto trasportava  o dal magazzino o dal camion nella leva (vd. voce)

cavalier = altissima gru semovente su ruote libere, per lo spostamento dei containers, ha la cabina di guida in alto. Quando si muove in retromarcia scatta un avviso sonoro molto particolare che si sente la sera anche nei dintorni della città.trieste.storia


ciamada = la chiamata, nelle Cooperative avveniva al mattino per destinare chi e dove andava a lavorare, la CULP ne aveva anche una nel primo pomeriggio

cinesina = tipo di imbrago per le merci a forma di rete

civanzi = saldo di fine anno, quando i conteggi delle paghe e delle trattenute vengono equiparati, le differenze maggiori pagate in anticipo, vengono restituite al lavoratore (in uso nelle Cooperative, ma oggi spesso incamerati arbitrariamente dai soliti presidenti avidi)

cottimo = tipo di lavoro, una volta molto redditizio, basato sulla quantità e non sulle ore, molto in uso nel carico/scarico sacchi di caffè, ciò induceva ad un lavoro veloce anche se massacrante, non tutti infatti si potevano permettere di esserne assegnati

cubia = termine usato per indicare la coppia adibita ad un lavoro, quasi sempre carichi e scarichi

farsorin = piccola e leggera careta (vd. voce) con una lama sul basso, adibita al movimento di pacchi o piccole merci


a giornada = lavoro inteso a tariffa fissa per 8 ore lavorative

la mezza = come sopra ma per mezza giornata (4 ore)

imbragada =  una volta era la rete che conteneva le merci caricate o scaricate dalle navi, oggi da fasce di tela dette appunto braghe.

insaccar = durante il lancio del sacco (su palett o nella stiva), una parte di esso viene trattenuta, affinche' il caffe' o altro al suo interno, si sposti verso la parte voluta

leva = montacarichi dei magazzini usati per lo smistamento delle merci nei vari piani dell'hangar

libo =
refurtiva, spesso dopo un rottura dell'imbragatura, di una cassa o per altri motivi, la merce contenuta fuoriesce, i piu' veloci ne approfittano per mpossesarsene, perdite gia' calcolate e coperte da assicurazione

manovra = personale adibito allo spostamento di vagoni ferroviari con un tipo di jeep con un rinforzo fatto di una grossa lama di ferro anteriore

moka =
slang con cui si definisce il caffe'in grano

paizer = palo di legno con cui si fermano i vagoni mossi dalla manovra (vd. sopra)

palett = a forma di gabbia, in legno resistente, usato per lo stivaggio delle merci fatto però con un sollevatore

paletta = attrezzo particolare e sagomato ad uso personale, grosso perno trattenuto dalla mano con derivazione nella zona dell'indice, che finisce piatta e con dei chiodi saldati sulla cima, serve a tirare i sacchi e a trattenerli nella fase di lancio per il cosiddetto insaccaggiotrieste.storia

pesador =
persona adibita al peso e registrazione dei totali

piombador =
personale adibito alla chiusura con un sigillo numerato il conteiner o il rimorchio del camion, appena riempiti (in caso di merci in esportazione)

porporella = sistema a scalini  usato per aumentare  l'altezza dei sacchi di caffè nei magazzini

rimando = quando il cottimista non ha lavoro e viene rimandato al domani o alla prossima chiamata

subioto = cono in metallo usato per campionature (o furto) di generi sfusi dai loro sacchi (caffè, zucchero, cacao ecc ..)


virada = movimento della gru
 

Chi scrive, per anni è stato un cottimista di caffè sia nel porto vecchio che poi nel porto nuovo e sà bene cosè la fatica, oggi molti ne parlano ma senza cognizione, dovrebbero andare a vedere come e con che ritmo si lavora a cottimo, poi la stragrande maggioranza  probabilmente sarebbe zittita, quella e' fatica vera .




altra particolarita' del dialetto triestino, si riscontra nel gioco delle carte, sopratutto nella briscola, gioco che fu' molto di moda sino a 30 anni fa', nel gioco di coppia, quando era concesso parlarsi, oltre ai <moti> ovvero gesti col corpo, venivano usate una serie di terminologie per indicare al socio cosa o come giocare : busso : prendere con la carta piu' alta e tornare con la piu' piccola (viene accompagnato dalla battuta sul tavolo del pugno)- strico : non prendere, faccio le mie e poi torno con te (viene accompagnato da uno scivolamento laterale della carta sul tavolo)- lissovia : non prendere - meter picia : prendere la mano con una briscola bassa di valore (solitamente accompagnato dal gesto dello sfregamento tra pollice e indice)



naturalmente come da previsione, alcuni si sono lamentati, perche' secondo loro, alcune parole avevano altro significato, come gia' ampliamente spiegato, come sa' bene il triestino, lo stesso vocabolo usato in un diverso contesto, cambia anche radicalmente il suo significato, il mio triestino si rifa' ai ricordi d'infanzia di un dialogo giornaliero familiare, dove tutti i componenti erano originari del posto* , ovvero .. i parlava come i magnava ...  all'epoca infatti si parlava in <lingua> solamente a scuola e ...con i maestri, mentre nella restante giornata, il dialetto era preponderante in tutte le attivita'. Attorno la meta' degli anni '60, con l'avvento di massicci insediamenti di esuli istriani, alcuni vocaboli molto in uso dalle popolazioni istro-venete, riuscirono ad insidiarsi nel lessico,  ma molto poche in verita', (ricordo ancora quando sentii la prima volta da un muratore; ..el se paliza ..., solo molto tempo dopo seppi che  .... palesarsi ....)

* (
desso che ghe penso .... a dir la verita', un mio tris-nono iera furlan de Ajello)




alcune leggende da sfatare :


el mulo .. la mula

la voce <mulo> e <mula> con cui si usa intendere il ragazzo e la ragazza, non appaiono mai in nessun documento, qualche furbetto s'è inventato la radice latina (vd. muliere ecc ...), è invece mia convinzione più probabile, che come trovasi scritto su alcuni documenti di Venezia, sia il dispregiativo con cui venivano appellati i triestini dai veneziani e dagli istriani. Nelle sedute delle Pregadi e dai resoconti dei Capitani che assediavano Trieste, per accentuare il fatto che i triestini erano duri da arrendersi, e loro lo sapevano bene, usavano la formula < duri come musi (asini)>.
- nel 1453 trovasi la scritta ..la schola dele mamule ... i piu' sprovveduti l'avranno tradotto come la scuola delle ragazze, peccato che e' probabile si trattasse di una scuola ... molto speciale, infatti il comune paga certa Aniza detta l'infrida, ordunque, altre volte nei documenti, certa Aniza e' la matrona che paga l'affitto al comune per l'usufrutto del bordello, traete voi le conclusioni !

il detto : viva là e po' bon

dubito molto che l'antico triestino l'avrebbe fatto diventare il suo motto, se c'era una cosa che non faceva di sicuro, era quella di accettare con flemma le situazioni ostiche, anzi, visto il caratterino che si ritrovava, le prendeva di petto, e nei libri dei processi ne abbiamo larga testimonianza, che dire poi del fatto che sono stati gli unici a tener testa ai veneziani ! per cui, direi che anche questa è una presa in giro! infatti e' in uso dagli anni '30


termine "sciavo" per indicare lo slavo

devo confermare che ciò era vero, nel medioevo i veneziani usavano questo vocabolo nel loro dialetto, a Trieste si diceva "sclavo", almeno sui documenti, ma probabilmente  lo usava anche quì, ciò non toglie che nel '900 il termine venisse usato, e lo è tutt'ora da una parte di pseudo-triestini in tono dispregiativo e offensivo.
Ridicolo colui che determina l'uso del termine, dalla forma veneziana del ... sciavo vostro ... in forma di saluto, dove non sarebbero in grado di appigliarsi, rimangono solo gli specchi !
Anticamente gli slavi furono fedeli alleati degli ungheresi prima e dell'Austria poi, naturali nemici di Venezia e dei suoi alleati, i croati poi, furono spesso a difesa di Trieste dagli attacchi istro-veneti, vi ricordo che erano gia' presenti nel 6° sec. sulle coste dalmate e in Istria, ben prima dell'arrivo della giovane Venezia che strillava i suoi primi vagiti

piccolo esempio di termini usati nel dialetto e loro origine, naturalmente la forma dialettale e' una storpiatura del termine originale che in taluni casi e' una forma antichissima. La gran parte di questi non sono piu' in uso in quanto soppiantati dalle forme italiane
 dialettoitalianooriginedialettoitalianoorigine
a macaa sbafo, gratissanscritogornagrondaiagreco
àmolosusinogallicogranfocrampotedesco
andronastrada senza uscitagrecolissiabucatofriulano
anguriacocomerogrecololestupidogreco
babadonna chiaccheronarusso/serbomatavilzinsalataslavo
bacucovecchio rimbambitoebraicomonascemospagnolo   
barocespo di salatacelticomussasinogreco?
biflondedito allo studiotedesconaranzaaranciapersiano
bordelconfusioneosmizarivendita vino campestre  slavo
bordelcasino, luogo di prostituzionepatacònmacchiaspagnolo
britolacoltelloslavopatòcruscelloslavo
cabibomeridionalearabo habibpitervaso fiorigreco
cagoiachiocciolagaelicoplafonsoffittofrancese
camòmalentogrecopluciapolmoneslavo
carega o cadregasediagrecoremiturconfusionefrancese
chifeltipo di pane e dolcetedescorukspintatedesco
cicarachicchera, tazzaspagnolosaferautistafrancese
cistarrubareslavosavonsaponefrancese
clanzsentieroslavosbregarromperetedesco
còfepazzotedescosbrisomal vestitotedesco
crafentipo di dolcetto tedesco sibavergasloveno
cucàrguardaretedescosinarotaiatedesco
cudicdiavoloslavosinteraccalappiacanitedesco
dindiotacchinofrancesesluksorsotedesco
fiapogiù di tonotedescosmir grasso,untotedesco
fiepaseme di zuccaserbo/albanesespagnoletosigarettaspagnolo
fodrafodera (vesti)antico scandinavosparherfornotedesco
fràmbualamponefrancese/tedesospavardormireslavo
freschìnodore di pesce vecchiotedescospritz  tedesco
garboacido (gusto)tedesco anticostramazomaterassoarabo
ghetoconfusionedai ghetti ebraiciȘufminestrinatedesco
gile'panciottofrancesetananaideretanoebraico
zavatapantofolapersiano
altri termini li trovate in tantissime pubblicazioni che trattano l'argomento, ma non prendetele mai per oro colato, spesso infatti vocaboli usati da istriani, muggesani o da veneti vengono inseriti come fossero stati in uso anche a Trieste, ma non e' vero niente !





  esempi di dialetto veneziano del XIII° e XIV° secolo  

...secunde vero cedule est talis tenor: in nomine Domini amen, MCCCV mense novenbrio.

Questa la parte dela casa a pe plan: come el'abia la sua corte / de via sulo rio et aba lo muro dela cassa grande: sia comun et cum lo volese lavorar / qal parte lo posa levar a soa spesa et tutavia romagna in comun dele parte. //

Ancor voio co ela posa vegnir tanto ala corte co' elo sia dreto co· lo dito muro et / voio co elo lasa corte de pe' XIJߤ. Ancor voio co lu muro dela corte sia comun / et levase pe' X; debie serarlo de muro de ci alo muro dela casa co nesun no posa / pasar et no abia via de qa; ancor voio co la fenestra co sé sula corte / dela kasa grande no se posa far plu çó, ma posala lavorar co' ela vol / et sia serata sí co(m') ela sé no vegnando plu çó sula corte; ancor voio co / la casa grande abia balia da lavorar su qelo muro lò che sé la fenestra / qanto co ven lo portego de casa grande; ancor voio co lo muro delo portego / dela kasa grande sia comun a meter travi et ço ke li à mester etçeto fanestre / et balko et posa far ila cavo in la mi' corte, scala me par et li privari / et li graneri roman ala parte et lo muro roman commun. Ancor voio co el'abia / in sua parte delo rio tote le IJ kase infra tera et voio co ela abia le kase / co sé sula via et tuta l'isola; ancor voio co qesta parte posa far J liagò / de pe' IIJ alo primo ordeno o IIJ solero dalo portego de ça de ki a per tuta la corte / de ki alo muro comun et çaskun debia dar Pantalo per la sua parte lbr. XX / ad g. a Çeçilia et a Beriola munege ala Çelestia s'el avignise co de l'inprestiti / no se dese pro per nesuna casa; ancor voio co mia muier abia staçio / in la casa tuto qelo co eo tegno sì come ancor voio co Pantalo dea a Maria piçola / munega a sancto Mafeo lbr. X a g. co(n) l'aconçio de Çeçilia et de Beriola; voio co / la kasa grande sia in parte co' la cansa de corte et abia lbr. DCC deli me' inpre/stiti et posa levar lo kavo delo muro delo portego co sé sula corte sulo muro / dela kaxa a pe plan tanto qanto ce lo muro delo portego. Ancor voio co lu / muro delo portego sia comun a metre trave et ço ke li à mester etçeto fanestre / et balco; ancor no posa questa parte far lavorer so la corte se no per conçar ...... continua

1307 - testamento di Giovanni Cappello

A nome de Dio corando mill(e) et tressento et sex, dì vinti in fevrer, eo Çan Capello dela contradha de s(enta) / Maria Materdomini faço testamento. Laso mei (com)miss(ari) dona Agnese dala Sevele et dona Costança Pollan(i) / et mia mare et mio frar Pero. Ordeno i(n)prima dreto desimo et libr. cento et vinticinque per anima mea de/li qual eo laso sol. vinti de gss. per messe et sol. dese de gss. per (con)gregacion et sol. dese de gss. per camese / a poveri et sol. cinque de gss. per lumenaria a sen Çane Evangelista che debia arder infina ch'eli dura / et sol. vinti de gss. a poveri logi et a povere persone sì co' par ali mei (com)messar(i) et de questi sol. vinti / de gss. sì voio che sia dati cum questa (con)dicion: se per algun te(n)po eo avese habudo de quelo d'altri, debia / luser a l'anema soa et ancora deli altri s'el avese logo et sol. quindese de gss. per caritadhe in questa / (con)trata et per li hospedali. Pagadha la sepultura, quelo che roman de libr. cento et vinticinque / sia dati a frar menori et a predicatori et a rimitani et ali Carmeni per mese. Lago libr. / cento a gss. a mia sor Çaneta ch'ela ebia lo pro che esse d'ese metandole in un logo seguro / et non possa meter man in la cavedal s'elo no li avese logo co(n) volentà deli mei (com)messarii et / ala soa fin vegna a mio frar Pero od-hali soi redi quelo che nde fose per algun te(n)po et se mia sor / Agnesina romagnise vedoa per algun te(n)po, Pero sia tegnudo a darli libr. cento a gss. in / ogna manera et se ela morise çença redho quele libr. cento romagna a Pero odh-a soi redhi / de Pero et mia mare habia le massari' in soa vita a soa voluntade et poi romagna a Pero / odh-a soi redhi. Eo Çani sì de' dar un pano da soldi dodhese de gss. a s(enta) Maria Materdomini che eo fisi / i(n)proferta. S'elo avegnise che morisse avanti ch'eo lo desse, Pero sia tegnudo a darlo in ogna manera, / no romagna per ço da far le altre cose. Se io l'avese dadho in mia vita, Pero non ·de sia tegnudho / et sì voio che Pero sia tegnudo, dapoi ch'eo su(m) morto enfra mesi dui, da spaçar l'anema mia / de quelo ch'eo avese ordenado et s'elo no lo fese, ....continua

1321 - testamento Lorenzo de Ventura

In nome de Cristo amen. Corendo l'anno del Segnor MCCCXXJ die XXVIIIJ de mio, testamento de ser Lorenço de Ventura de san Grigoro. Imprima voio e liego et / constituo ad esser mei comissarii dona Trivisana, dileta mare mia, et Francesco, dileto frar mio, et Malgarita et Cristina, dilecte fiiole me', et Lunardo da Basano et Bor/tholamio Cent(ra)cho de Cloça, çèneri mei dileti, che così co' io ordenarè et comanderè che sia dao, che così queli, poi lo mio obito, faça et conpla; item voio ch'el sia dao / dreto desimo; item voio che li diti mei comessarii dibia dare et distribuire deli mei beni per anema mia libr. XL de gss. deli qual io voio ch'eli dibia dare ali frar predicaor / et ad li frar menor et ad li frar remitani et ad li frari dal Carmene et ad li frar de senta Maria Maçor et ad li frar de sen Grigoro s. XIJ de gss. per çascun de questi coventi / adçò ch'eli dibia dir messe per anema mia;... continua



i testi veneti sopra sono tratti dal sito www.bibliotecaitaliana.it


relazioni di guerra  al Senato della Serenissima, nel 1508 durante l'assedio fatto dai veneziani a Trieste☞☉

spero si noti la diversita' della parlata in uso a Venezia e naturalmente in Istria da quella in uso a Trieste






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