nonostante
lo dica da tempo immemorabile che non è vero,
tutti credono che a Trieste si parlasse il ladino,
nonostante ripeta che non esiste nessun documento antico scritto in un
lessico paragonabile al ladino, e che tutto si basa su una lunga serie
di errori mai corretti per non smentire le cosidette eminenze grigie,
il tutto si rifarebbe a certi toponimi antichi che distorti a
piacimento possono sembrare ciò che uno desidera, che dire
poi
degli errori non voluti, di lettura di documenti, i toponimi in
questione (e non il lessico) giungono per via orale al tempo del
medioevo, e probabilmente già deteriorati dalle
parlate
locali
PS : i
dialoghi pubblicati dal Mainati, in un ladino alquanto strano, sono
pura invenzione, non esiste nessuno scritto originale in cui si legga
una forma ladina, se non mi credete potete sempre verificare.
- se qualcuno vi dicesse che a Trieste si parla un dialetto
istro-veneto, fatevi una grassa risata, probabilmente chi ve lo dice ne
capisce meno di voi, in fondo la pagina troverete alcuni esempi del
veneziano in uso nel 1300, noterete
bene la differenza dal tergestino quì sotto ! |
| Negli
ultimi
150 anni molti si sono divertiti a creare dei vocabolari del dialetto
tergestino, ma trattando sempre una forma relativamente recente,
nessuno si è mai azzardato a cercare più indietro
nel
tempo, ma posso capire, la lettura dei testi antichi comporta notevole
fatica, tempo e conoscenza, troppo difficile ! |

Orbene,
i documenti più antichi scritti,
sono in
latino, la lingua ufficiale dei clerici e dei colti, nel 1300 abbonda
la documentazione, e il latino in qualche caso si volgarizza, alcuni
documenti comunali poi, vengono scritti in una forma dialettale che
però, può essere fuorviante, infatti il notaio
che lo scrive può essere
originario di un'altra città, devi perciò sapere
per certo chi è lo
scrivente, ciò succede spesso e lo scopriamo nella
trascrizione di
forme slave. Purtroppo sono pochissime le singole frasi, le semplici
parole, che troviamo trascritte nei documenti, che mantenevano pur
sempre la forma latina, ma qua e là scavando, qualcosa si
trova, per
esempio nelle note spese del tardo 1200 del Capitolo della chiesa :
… licoff .. (1); negli stessi anni
... cerdon
(conciatore di pelli) e becher
(macellaio) ; negli elenchi dei
beni fatti in punto di morte : 1322 .. un tavolazo
…
(tavola),
linzoli
e intimele
(lenzuola e federe) ; negli atti dei processi del ‘300
scopriamo che usavano le
stesse ingiurie usate ancora oggi : 1327 … bruta
putana rufiana vechia …; 1338
… beco
futu …;
1352 ... la
pota de toa mare ... ; 1354 …
bruta
putana de bordel .. ; 1381 …
fiol
de un can
… ; 1384 ...te
chago in la golla ... (2); le cose non cambiano nel 1500 -
1514 .. fiolo
de una putana se jo vegno zoso se insegnere taser ... ;
1529 .. bruta
putana sfonderada ti e tua madre .. :
1547 ....... pisadura de prete
.......... Casandra
coiona ... ;
Altri esempi di forme dialettali presenti nei documenti, molti dei
quali, ancora in uso : in un documento del 1336
... cadrega
(sedia) ;1338
troviamo poi la forma verbale …
stropare (chiudere,
tappare)…; 1359 ... vindirigulle
... ; 1366 .... stagnaco
.. (secchio) ; nel 1384 .... in
camixa ..(camicia) ; ancora nel 1384 in
una rissa .. taxi (tacere)
..; nel 1390 .. la gorna
..(grondaia);
1401 ... la scafa (lavabo) ; 1420 .. pirono (forchetta) ; nel 1435 si
parla di …. rudinazi
(macerie)..
; nel 1417 ... scarsella
(tasca) ; nel 1440 ... coxir
.. (cucire) ; nel 1449 ...per broche
; nel 1452 ...una maona
(barca da carico); nel
1486 di un .. tampagno
(dado
per vite) e di una .. pignata
(pentola)
.. ;
nel 1500 ...le scovaze
...(immondizia); 1520 .. la napa
del chamin
.. (cappa del
camino); nel 1521 ...un buchal (pitale,
ma anche usato per indicare un contenitore di liquidi) ; nel
1533
… desbratar
(pulire,
mettere in ordine)..; 1540 in un elenco di beni .. forfise
(forbici) e nel 1570 ..la
piria (imbuto) e il
criel
;
nel 1543 ... i pizigamorti
(becchini), nel 1581 .. la nena
(balia) ..
; nel
1607 .. stramazo(materasso)
.. ; esistono nel contempo moltissime altre forme dialettali
tergestine, gia' presenti nel 1300,
poi perse nel tempo e che non ne rimane traccia nella memoria, gli arpisi che poi
diventeranno clanfe, la ciciera o ziviera (barella per le merci),
il bastasio
(facchino), la frissoras
( padelle) , la braida (dal longobardo) un
podere all’aperto, il brentar (costruttore di secchi), guardanapi
o
anche vardanapi
(asciugamani),
...grisa (sentiero) parasidis (piatto), postota (terreno incolto), tolpono (pioppo), varjoli (branzini),
zigonia (carrucola dei pozzi), e
sin dal 1300 i negozi era chiamati “apotecha” ecc..
ecc…
Le datazioni dei
documenti non asseriscono l'età
del
vocabolo che può essere di gran lunga più antico,
ma
solamente l'anno in cui lo trovo trascritto
- altre voci dialettali
sono presenti nella pagina degli
elenchi
testamentari e nella pagina : proverbi e canti
(1)- oggi
qualcuno ricorderà questo vocabolo come
la festa
fatta nella costruzione di una casa, ovvero alla fine della copertura
della stessa, in origine era la festa alla fine della vendemmia, nel
caso citato dal Capitolo
(2)- serie di ingiurie,
è appurato che vi fossero
anche condanne per le bestemmie, che non mancavano
alcune
frasi estrappolate dagli atti scritti del banco del maleficio,
concernenti
processi e che riportavano certi dialoghi intercorsi tra varie persone
e in forma dialettale, come noterete, ben lontani dal odierno dialetto :
1338
- Stefano Zisilino così apostrofa il precone della
città : becho
futu mena
toa mugler e toa fia in palazi del comun jo no vindi may lo mio sangue
si che hai fato ti
il precone
così risponde :
si io fosse si becho e futu che io no volesse mandar per mia mugler
chen de ha che far nisun io no vindi mai la mia sangue e no la voro
vender
21/7/1352
- Steypano de Brischa insulta il precone : ... el nolo
porave far la pota de toa mare ....
6/9/1352
- Almerico Walla viene accusato di ingiurie
al milite della città : ... el nolo
porave far dio e la soa mare che le chose stese chuxi el convem che li
se mudano ....
19/10/1354
- Benvenuta vedova di Michele de Valariano viene accusata di frasi
ingiuriose a donna Dragam de Zara : .. dame li mei
drapi che tu me has invola ....
28/10/1354
- …tu per
mal las fat che jo te farai jnfir fuora de Triest …
3/7/1359-
Justo de Mesalti dice a
Lucia moglie di Lazaro
Presinez : ..tu
sons figlia de una bruta putana e putana ju stesa ..
30/7/1359
- Zufredo de Drusmano viene accusato di ingiurie ai giudici : ... quel
çudey de
merda ello nollo porave che fe mio figloço
14/5/1381 - ..,. che
te nassa la postoyna (*)
entro li corni
…
[alfa D5 – B/M 8-119b]
4/8/1381- ... porcha dest sfigna e tu sons bruto
laro ... [alfa D5 – B/M 8-167]
(*)
= questa forma di ingiuria è molto usata, ma nonostante una
lunga
ricerca non saprei a cosa si riferisse il vocabolo "postoina" che
fà
subito pensare al paese di Postumia letto nella foma slava Postoijna,
ma forse non ha nulla a che fare
3/10/1384 -
dialogo tra Justo Petacio (colui che
era causa
di rumore) e il giudice Quagloto de Bonomo che lo intimava a
presentarsi in palazzo comunale : ..... Justo : io no
voio vignir con voi io voio vignir a mia posta - Quagloto
: io
voio che tu vegni per toa cortexia estu de tanta che tu non vos vignir
- Justo : si val a fare cuxi io sogno mior
che ti
(a) , come
vostu che la fiada me astia algun figa a desso qui
-
Quagloto : io voio che tu vegny
al campitis - Justo :
io no voio vignir
e no
vegnero may - nel dialogo
appare Adelmo Petacio che si rivolge al Quagloto : per voi andero ben da che me lo
comanda - Justo si
rivolge ad un altro giudice presente Antonio de Argento : ..per una schena ce cortel che
la mesura de um (?) fo se me ave acusa ... - l'Antonio risponde al
Justo : se
tu credi che io te abia acusa falsamente vate a lamenta che la raxon
fara so corso - Justo : io savare far tanto
mal che voi e foresi ... di por como tu vos che la sea
6/11/1384 - Andrea de
Ottobono, controaccusa di offese a Marino de Buglys : ....el poltron (b) Marco, tu no me faras
quello che tu me as ça fato ......
29/12/1384 - il milite
Ganoro de Genano viene accusato di offese da
Antonio de La Malta :
.... tu e un chativo homo e
de mala raxon tu vai intiçando traditor marçio
che tu sarami degno de squartar .....
8/1/1387 -
Bortolo Canuta accusato di offese al
Vicario
della città : ......... voy me avey dada falsa
snia (sentenza?)
e no voley cighar (gridare?) raxon voy me avey fato
torto che voy me avey .... lo mio ... raxon io me pagaro
3/10/1388 -
Antonio Marzario accusa Nicolo Cigoto di
offese : .... Antonio tu fustii causa
mortis (fù)
q. Quagloti ...... Antonio
risponde :
... tu dicis male ....
(a)-
era molto in uso questa forma per ribadire di aver
l'animo
tranquillo che gli permetteva di dormire tranquillo e sognare
(b)-
poltrone era consideta allora un'offesa non da poco
effettivamente tra il 1300 e il '400
si osserva una modifica sostanziale della parlata, le forme assumono un
suono alle veneta (veneta, non veneziana!), e' possibile che cio' si
debba alle contaminazioni dovute ai vari periodi in cui Venezia occupa
la citta' e sia per il suo esercito, sia per i negozianti che giungono
appunto dal veneto lasciassero l'impronta nel lessico comune. Va'
precisato, per coloro che ancora si confondessero, che il dialetto
triestino di oggi, e' forse piu' comparabile col padovano che col
veneziano, di gran lunga diverso sia negli intercalari che negli stessi
vocaboli, il veneziano del 1300 poi, comporta uno sforzo della sua
comprensione, anche al sottoscritto.
metto a vostra
disposizione il testo dialettale dello Statuto cittadino del 1421
depositato
nell'Archivio
Diplomatico della
biblioteca
civica in via della Procureria, (ora spostato in v. F. Venezian)
casomai voleste constatare di
persona, purtroppo di questo testo ci rimangono solo poche pagine, il
resto è andato perduto come molte delle antiche carte del
comune, ma
ciò può bastare a darvi l'idea della parlata in
uso a quel tempo,
infatti lo Statuto venne varie volte volgarizzato per poter dar modo
anche al popolo la lettura, era posizionato all'inizio dello scalone
che portava alla grande porta del palazzo comunale, ed era accessibile
a tutti :
|
premere
sull'immagine col tasto sin. del mouse
|
il testo in dialetto
dell'antico Statuto è anche trascritto
tutto da ;
Zenatti Oddone, La vita comunale ed il dialetto di Trieste (biblioteca
A. Hortis RP 4-381) - da cui uno stralcio :
Rubrica 148 : de li pupilli
e adulti
E
declaremo che se'l marido e la moier moriran lassando fioli o fiole da
sete ani in zo, romagna in discrition e arbitrio de lo Regimento de
Triest a far proveder a quei perfin alo termen de sete ani, se
lamentanza pervignerà alo predito regimento, zo è
capitanio,
luogotenent o vicario e li signori zudisi. E se algun menor de
età
segondo la forma del statù de Triest se'l sarà
soto tutela e governo de
alguna persona, e li parenti volessen quel o quela maridar, se quelo el
qual avese in tutella over in governo recusasse quel o quela maridar
menor de età, e lamentanza pervegnerà alo predito
regimento, che'l sia
in arbitrio e libertà del dito Regimento de maridar quel o
quela
.........continua |
|
Opinione
del Kandler :
Nel suo giornale l'Istria
1846-52 (RP CONT 13-1) il P. Kandler
così scrive :
invalse
credenza che il dialetto già parlato in Trieste fosse
friulano, e
citavasene in appoggio la consuetudine di qualche nobile famiglia,
qualche scritto occasionale, la non nuova opinione che Trieste
appartenesse fisicamente al Friuli. L'uso del dialetto friulano non
fù
mai nè del volgo, nè della generalità,
ma di singoli individui.
|

13/10/1384 - processo per
stupro - descrizione del dialogo tra i due - banco del maleficio IX
….
lui : apri .. - lei : a voia mi, chi seli,
chi ve mena qua – lui : lo vostro amor me mena –
lei : no vestu mio
chugna
barbani* e altri mie parenti che tu posevi andar da loro se tu volevi
lo
mio honor
che tu li posevi domandar - …… intra in camera
penes banchum e stupra
…. – lui viene
cond a 2000 duc oro
* - barbani =
zii
24/4/1446 - atto di
accusa fatto da Johanne barbiere detto Calandra - banco del maleficio -
p. 108
… mi
m° çuane
babero comparo ala corte del
Maleficio et denuncio ! ferido che io ho in le man lo qual e lavorante
de
Chanciano tavernaro e/a nome Janeçi de Petua e si dise che
li abia dado
!
fameio de m° Michel chaligario che a/ nome Jurse
Choroseç/ lo dito
Jurse a dado
al dito Jancey con uno cortelo enfia la schena et le spale del dito/ in
perigolo mortis/ entro la taverna de Rusachulo fo fato lo
dicto delito
4/5/1446 - atto di difesa
di Juri de Corgnal - banco del maleficio XI - 114
davanti
a voy missier lo zudize del Maleficio de Trieste/e/ dela vostra Corte
del
maleficio compare mi Zuane fiol de ser Piero de Corgnal citadin de
Trieste digo
denuncio e acuso per mio sacramento …… tossia
tossa(?) che cusì sia la
veritade
che io sia stado incusado de uno vardian secreto falsa mente e iniusta
mente /e/
contra la veritade delimpresente del mese de avrile proximo pasado che
io habia
habudo da danno in uno orto de Martin Burlo pro ut in la falsa et non
vera
acusa larga se contiene mente perché zusta mente /e/ con la
pura
veritade io
reprovado quella cusa cusì fata stada fata falsa per lo dito
vardian
secreto e
contra el so sacramento como più larga mente apare ese
contien in lacto
dela
nostra corte del maleficio e pertanto per mio sacramento accuso como di
sopra
el dito vardian secreto el qual per mal modo alio et intention de far
falsa
acusa con falso sacramento dele sue rason non contento habiando lo
inimigo dela
humana natura davanti li soy ochi non habiando algun respeto a dio /e/
alla
veritade anda esin incusa falsa mente /e/ contra el so sacramento el
dito Zuane
de Corgnal citadin de Trieste aver da dano in uno orto ……
fo zitado afar sua
scusa comparse ……
9/8/1446 - atto di accusa
per atti ingiuriosi all'immagine della madonna - banco del maleficio XI
- p. 161
davanti
a voy spectabile et Egregio messer lo zudise del maleficio e dela
nostra corte
comparo mi e si
acuso margarita moier de
m° Clemento sartor citadina de Trieste in par che ho che la
dita
margarita del
1446 de lo mese de luio proximo pasado siando in la casa de ser
Francesco de
Bonomo de ser Bonomo per la muier dise e per …..le risposta
certe
parole
inzuriose /e/ vituperose in /e/ conta la nostra dona madona sta Maria
loqual
era de parte su una inchona zoe digando la dita margarita digando le
fige con
la man contra la dita inchona in la faza e intro li ochi in grande dano
e
vergogna e vituperio contra la forma e la rason dela cita de Trieste e Statuti e de questo fo
presente dona
Chiarenza moier de ser Francesco de Bonomo de ser Bonomo /e/ dona Zuana
moier
che fo de Francesco de Rimeno dona
Chatarina moier che fo de maistro Mathio sartor e dona Zuana moier che
fo de
maistro Janes sartor e/ per hove prego per voy eper la vostra corte
delo
maleficio .. procedendo contra la dita margarita secondo la forma
erason dela
cita de Trieste e questo fato si fo adì 25 del mese de luio
proximo
pasado el
zorno de messer san Jacomo apostolo
11/8/1446 banco del
maleficio - vol XI - p. 163
atto
d'accusa di
maestro
Clemente sarto contro la moglie Margherita accusata di adulterio
durante la sua assenza dalla città
.......
comparo mi m° Clemeto sartor citadin de Trieste si denuncio e
acuso
per mio sacramento Margarita mia moier efiola che fo de maistro Filipho
butiglar che ... cosa che mi m° Clemento fosse andado fora dila
cita de Trieste za ani 3 in Sagabria afar li ma fati ladita Margarita
non habiando algun rispeto adona ali soy santi e no habiando respeto
ala vergogna del mondo e vituperando e destaxiando mi m°
Clemento e
vergognandome per la sua audatia et pro sumption e sença mia
licentia non habiando dio davanti li ochi ma piu tosto lo inimigo dela
humana natura si tolse in casa dela habitasion mia mituda dela cita de
Trieste in lacontrada de riborgo apreso la casa de ser Justo Paduin
elialtri soy confinj trovado do mentre che fose vignudo del dito logo
Jacomo brigente fameio del dito maistro Clemento e quel tenese in casa
mia contra la mia volontade elicentia volte avese zasudo con ladita
Margarita mia moier equela hever cognosuda carnalmente contro la mia
volontade e in dano evergogna e vituperio de mi m° Clemento
Ancora
non contenta dele predite cosse ma perseverando in so mal proposito
reprendando mi m° Clemento ladita Margarita evoiando
quella
monir e castigar che la dita Margarita non debesse tignir tal modo e
quella volandome desprexiar etal modo atignudo ladita Margarita che de
ela in danno mio eper zudixio de mi m° Clemento e contra la mia
volontade eper voy messer lo zudixe del maleficio ela nostra corte che
quella Margarita debi ade punir econdanar secondo la forma dela rason
deli statuti de Trieste manchando quella secondo la forma dela raxon
comuna Ancora cusi epublica voxe efama in la cita de Trieste apud
forentis predicta .....
16/4/1460
- Vicedomini vol. 36 - p. 32b
supplica
ai giudici della città
......
expone al vostro devoto citadin e servidor ser Vido de Susman che con
zosia (?) cossa che ser Antonio de Greto citadin de Trieste
ça
boni tempi fa havesse vendudo ala Mag.ca Comunità de Trieste
una
soa cassa metuda in la cita de Trieste in la contrada de Mercha in la
qual tien taberna Hermaniza per preso de £ 500 de pizoli con
faculta de recuperar quella de ogni so piazer ........
spezzone di un documento
pubblicato sul Codice Diplomatico Istriano - 12/8/1464 indizione XII -
da: atti dei Vicedomini
....... Davanti de Voi
Spetcabili et Egregii Signori Misier lo Capitanio,
Misier Piero de Paduin, Misier Zoane de Bonomo, et Misier Odoricho de
Zulian, dignitissimi et benemeriti Signori Coretori de la Magnifica
Comunità de Trieste e del so Governo, e al nostro Mazor e
menor Consej
humelmente compareno li vostri fedelissimi e humili Citadini Emericus
q. Floreto e Piero de Malgranelo fradei, causano, narano et expongono
che za circha ani doi proximi passadi, sia sta compra per la antedita
benevola et Magnifica Comunita una caxa de exopero (?) suprascripto
metuda in la cità de Trieste in la contrada de
marchà (mercato) apreso
la caxa del dito Floreto e altri soi confini per livre cinque cento de
pizoli, la qual senza dubio alcuno no renderave alcun fruto overo
utilità ad essa Magnifica Comunità se la non fose
tolta ad afito per
queli che ano laltra caxa: perchè una senza laltra non se
pou bene
abitar. Niente de mancho esso Floreto como humile e bom servidor de la
antedita Comunitade voiando ed intendendo piutosto che quel abia
utilitate e lo so dover, zoè li soi denari prediti .................
banco
del maleficio - vol.
22 - ottobre 1546
....
produgo questa scritura in mia defension contra misier fra marcho de
capudistria conventual de san francesco haver dito che mi con la man
averta haverli volesto dar un schiafo che tal cossa mai non ho habudo
in el cor mio ni mai se trovera la verita de tal cossa e questo vostra
signoria lo vedera per i testimonij lui ha posti li quali testemonij
pur che li sianno stadi al presente aver visto el nostro rasonar per
che io so certo che non poranno dir tal manchimento de mi aver fato ma
che io ho moso a chaminare et si li ho domandado per che cossa eso fra
marcho me ha in propiado davanti el clarissimo signor capitanio signor
zuan oyos et alla presentia de vui signor zudise de trieste de misier
batista de mirez come me hera inferido che non voleva che io potesse
testimoniar et per questo par me haver habudo gran reson ha defender el
mio honor et dirge che eso non ha fato bem ha volerme tior quel che
idio me ha dado
....
è
una lettera fatta da Giovan Daniel di
Aquileia cittadino di Trieste, di una famiglia da secoli presente in
città che assunse il posto di provenienza come cognome, cosa
molto
usuale una volta, che si difende davanti al Giudice del maleficio,
dall'accusa di aver schiaffeggiato un frate del convento di s.
Francesco di Trieste
la
parlata slava a Trieste
nel
medioevo
dell'antica
parlata slava della nostra città e del suo
circondario, non rimane documentazione se non per tutta una lunga serie
di toponimi delle contrade, negli atti del Maleficio troviamo accenni
ad offese in "sclabonico" ma non vengono riportate. Gran parte della
popolazione e dei nobili cittadini, conosceva le forme slave del tempo,
lo appuriamo appunto dagli atti processuali, alcuni patrizi poi, sono
citati come traduttori. Di che genere fosse lo slavo usato allora
è un impresa, considerando che vi fosse sia popolazione
autoctona, probabilmente tra i primi slavi giunti, che i "cicci" popolo
di origine romena (ricordo che usano una lingua latina e non slava),
e che nel tempo giunsero intere comunità di croati,
bosniaci,
dalmati e che ognuno portasse in uso la sua lingua, ciò
diede
probilmente inizio alle varie forme di parlata ancora in uso nel nostro
territorio, che fà si che lo slavo di (esempio) Sgoniko sia
ben
diverso da quello parlato a san Dorligo
breve spezzone di slavo
trascritto - da : malefici mixto - 10C2 - 22/8/1500 -
ingiurie
in lingua scalbonica :
poidi tam pri ta manigoud e traditor
…….cher vo
eschie
obessen na ta colprie …[così
viene
tradotto : và da quel
manegoldo che el sarà
ancora apicado a quele colone]
E’
da
supporre che la parlata non fosse uniforme, troppo diverse le etnie,
tanto che il rapporto tra vecchi del posto e i nuovi non và
per niente
bene, e porterà a inevitabili scontri mediati dal comune di
Trieste.
Da
menzionare inoltre che in altopiano vivevano anche fam. chiaramente
friulane, spesso nel tempo i nomi e cognomi vennero slavizzati
(già tra
il ‘300/’400), lampante il caso dei
“Furlan”, cognome diffuso in
altopiano che indica la loro antica origine.
E' probabile che la gran parte delle parole in uso nel dialetto
triestino, di provenienza tedesca, francese, sia in
verità
entrata nel lessico comune dopo il 1800, mentre quelle slave sono di
gran
lunga più antiche, un po' meno quelle spagnole, è
comunque un dato di fatto
che la parlata locale sia impregnata
di
termini presi da altre lingue e spesso distorti, anche se in
verità,
lo
ribadisco, spesso si parla con cognizione solo di una parlata in uso da
200 anni a questa parte, quando le forme venete avevano preso il
sopravvento sugli antichi vocaboli autoctoni e da un secolo
circa
molte famiglie di ceppo tedesco si erano trasferite quì,
inoltre
con le varie occupazioni dei francesi, anch'essi lasciarono il segno |
il
tergestino aveva una predilezione per troncare i vocaboli, li
accorciava, quasi avesse sempre urgenza, mentre i veneti solitamente
troncavano le vocali finali (vd loro cognomi), i tergestini arrivavano
a tagliare anche mezza parola, altra usanza che si protrasse nel tempo
sino a pochi anni fa', era quella di dare un soprannome alle persone,
spesso legato a qualche fattore fisico (schila,sgionfo,cisbo,
brutafaccia,....) o semplici traduzioni nelle forme slave, Giorgio
diventava Jure, Claudio in Cajo, Luciano in Ciano, oppure legato al
tipo di lavoro che uno faceva, agli
attrezzi che usava (Gino caziola), o semplicemente da qualche fatto di
vita quotidiana
in cui si era venuto a trovare (Tojo beco)
Negli
anni '70 era in voga tra i ragazzi il vezzo di parlarsi rovesciando le
parole, così da diventare incomprensibile ai piu' il
dialogo, naturalmente parliamo di dialetto, a quel tempo mia bisnonna
mi disse che non fosse una novita', ma che ai primi del '900 la cosa
era gia' stata in uso dai facchini del porto, mi sembra che ogni tanto
ritorni di moda.
vocaboli
di uso comune
el mato = comunemente per indicare una
terza persona, non offensivo
la baba = la donna, non offensivo
ciol - ciapa = (c dolce) prendi
el mona
= sempre offensivo
la mona = organo genitale femminile
mia
aggiunta, modi dire tipici
alcuni odierni :
- no
gò bale (non
ho voglia)
- no
gò alba (non
sò niente)
- no me
ciava (non mi interessa)
- no te cago
(non ti calcolo, mi sei indifferente)
- femo
suf (figurativo,
facciamo un pastone, spesso rivolto a
qualcuno, inteso come di poco conto)
- el ga' la mona per la vita
(intrattabile, nervoso)
- dove te
và con quel cadin (solitamente
spregiativo rivolto ad un mezzo
di locomozione)
- vado in
paion (vado a
dormire)
- vado a stricar (come
sopra)
- vado
spavar (vado a
dormire)
- el me
taroca (non mi
dà pace)
- fame
aria (lasciami in
pace)
- gò
ciapà la bala (mi
sono ubriacato)
- bloca i
manzi (ferma tutto)
- xè
un flocer (racconta
bugie)
- la
xè un vagon (è
grassa, rivolto ad una donna)
- no te
guanto (non ti sopporto)
- . finido in graja
(finito nella campagna)
- una
zaja de gente (pieno di gente)
- ciacole
no fà fritole (chiacchere
sono solo aria)
- daghe
de oca (fai veloce,
in uso tra i facchini del porto)
- dame un bich (ch
si legge dolce - dammi
un poco)
- ara che napa
(guarda che nasone)
- me
sc'ioka (due
versioni, in una si intende un incidente
stradale, in altra per l'effetto di un ubriacatura o peggio)
- son
cisto (sono senza
soldi)
- xè
grembano (è
un contadino, è inteso come
grezzo)
- xè
clonzo (stesso che
sopra)
- xè
sc'iopà (e' matto, pazzo)
- xè cofe
(come sopra, lemma piu' antico)
- xè nane
(sempiotto)
- vado a
maca (vado gratis)
- fora de
lui (matto, o uno
che si perde con la mente)
- xè
biflon (scherno
verso uno che studia molto)
- me
sento fiapo (sono
giù di corda)
- ciamo cafe' (smetto,
sono stanco)
- me son
dismissia' (mi sono svegliato)
- la
puglia (la polizia,
i primi poliziotti italiani furono
pugliesi)
- el
talian (il meridionale)
- el lucheto (altra
forma per indicare il meridionale)
- el tubo
(vigile)
- fà
zima (fà freddo,
dallo slavo)
- bato broche
(tremare dal freddo)
- un
rebechin (una merenda)
- una
trombadina (incontro
sessuale)
- le taia
tabari (si fanno gli affari
degli altri)
- curto de brazi (per
indicare l'avaro)*
- el
xè caìa (marcare
la i accentata,e' un avaro, oggi non piu' usato)*
- te son istrian (inteso
come avaro, in uso dai triestini per accentuare un difetto di gran
parte di quel popolo)*
- ara che dio no xe' furlan,
se no paga ogi paga doman (presa in giro ad indicare una
certa parsimonia del friulano)*
- el tubo
me gà piturà (il
vigile mi ha dato la multa)
- tira un
sluk (bevi un sorso)
- vado
del brivez (vado dal
barbiere, dal vocabolo slavo)
- sburtar
radicio (figurato, essere
morto e dal basso spingere la
verdura)
- bati i
copi (è sempre
inteso come : impazzire)
- tumberle
(sempiotto)
- insempia'
- sempio
(come sopra)
- el xe' trdo
(duro di comprendonio, dallo slavo)
- gà
sbatola (parla molto)
- andar
in para (in paranoia)
- cagar
fora del bucal (esagerare)
- dame la
pila (dammi i soldi)
- far un
toch (fare una nuotata)
- far
longhi (sbaruffare)
- che
chibla (che pancia)
- paga el
puf (paga il debito)
- ndemo a tirar
(gara, solitamente tra mezzi a motore)
- remenado
(due usi, uno si intende :
trascinato - altro : presa in giro)
- canon (varie traduzioni a
seconda dell'uso : galera - spinello - pugno)
- son a tochi
(sono a pezzi, stanchezza)
- te son nagana
(sei un bullo)
- me ciapa la nagana (mi
prende la fiacca)
- te son buloto (come
sopra)
- te son una leggera (due
modi distinti per questo termine, uno riferito a ad una persona che
abbia avuto a che fare con la giustizia, la seconda ad una donna di
...facili costumi)
- far vasche
(passeggiare su e giu' per il viale XX settembre)
- xe' de papuzar
(da camminare molto, dal lemma persiano papuza, ciabatta)
- butar sardoni (corteggiare
una ragazza)
* = era molto in uso dai
triestini, prendere in giro gli avari,
indifferentemente dalla loro provenienza, rimarcavano questo difetto
che una volta mancava totalmente al triestino popolano, che quando
aveva soldi, diventava "splendido" e offriva da bere e da mangiare a
tutti, fino a che rimaneva senza anche lui. Proprio per questa
filosofia di vita, a sua volta veniva preso in giro dagli altri,
insomma viveva da cicala e non da formica, dai racconti di mia bisnonna
: quando suo marito, che lavorava facchino al porto nei primi del 1900,
riceveva la paga, arrivava sotto casa loro seduto in una carrozza
guidata dal "cucer", tutti correvano alle finestre a vedere, lei
scendeva, lui la copriva con uno scialle di lana o di seta
nuovo e via in Istria a mangiare e spassarsela, quando tornavano
avevano finito i soldi e tutto ricominciava come prima, erano fatti
cosi' !!
dai
miei ricordi,
modi di dire di mia bisnonna (san giacomina ex sessolotta) :
condoto
- gabinetto
te son
come un te bon dau -
tululu' -
sempiotto
cori
che jopi - era la risposta a delle richieste esagerate
andar
a visciar -
il vischio era una resina che si usava per
catturare gli
uccellini
vesti'
come un strafanic
- vestito male, il vocabolo era anche
usato per
indicare una donna di facili costumi
te son un
strauss
- sei un disordinato
luxi -
i
miei vecchi usavano questo vocabolo per indicare il luccichio di un
oggetto
lulech -
nel gioco della tombola per indicare il n° 1 (ad indicare
l'apparato genitale maschile)
el
pisdrùl
- indicava il bambino
alcune terminologie
usate dai facchini
del porto :
angar (leggesi hangar) = parola indicante
il magazzino basso
avarea = quando
il caffè risulta bagnato e marcisce, oltre la muffa ha un
odore acre e persistente
banda = lama
in ferro usata per collegare due zone di carico (angar e camion) o il
salto di uno scalino
careta = era
ancora in uso negli anni '80, tipo di carriola robusta e pesante su due
ruote e lunghi manici su cui venivano distesi i sacchi (fino a 8 o 10
da 60 kg.) e che un addetto trasportava o dal magazzino o dal
camion nella leva (vd. voce)
cavalier = altissima
gru semovente su ruote libere, per lo spostamento dei containers, ha la
cabina di guida in alto. Quando si muove in retromarcia scatta un
avviso sonoro molto particolare che si sente la sera anche nei dintorni
della città.
ciamada = la
chiamata, nelle Cooperative avveniva al mattino per destinare chi e
dove andava a lavorare, la CULP ne aveva anche una nel primo pomeriggio
civanzi = saldo
di fine anno, quando i conteggi delle paghe e delle trattenute vengono
equiparati, le differenze maggiori pagate in anticipo, vengono
restituite ala lavoratore (in uso nelle Cooperative, ma oggi spesso
incamerati arbitrariamente dai soliti presidenti avidi)
cottimo = tipo
di lavoro, una volta molto redditizio, basato sulla quantità
e non sulle ore, molto in uso nel carico/scarico sacchi di
caffè, ciò induceva ad un lavoro veloce anche se
massacrante, non tutti infatti si potevano permettere di esserne
assegnati
cubia = termine
usato per indicare la coppia adibita ad un lavoro, quasi sempre carichi
e scarichi
farsorin = piccola
e leggera careta (vd. voce) con una lama sul basso, adibita al
movimento di pacchi o piccole merci
a giornada = lavoro
inteso a tariffa fissa per 8 ore lavorative
la mezza = come
sopra ma per mezza giornata (4 ore)
imbragada = una volta era la
rete che conteneva le merci caricate o scaricate dalle navi, oggi da
fasce di tela dette appunto braghe.
leva = montacarichi
dei magazzini usati per lo smistamento delle merci
manovra = personale
adibito allo spostamento di vagoni ferroviari con un tipo di jeep con
un rinforzo fatto di una grossa lama di ferro anteriore
paizer = palo
di legno con cui si fermano i vagoni mossi dalla manovra (vd. sopra)
palett = a
forma di gabbia, in legno resistente, usato per lo stivaggio delle
merci fatto però con un sollevatore
paletta = attrezzo
particolare e sagomato ad uso personale, grosso perno trattenuto dalla
mano con derivazione nella zona dell'indice, che finisce piatta e con
dei chiodi saldati sulla cima, serve a tirare i sacchi e a trattenerli
nella fase di lancio per il cosidetto insaccaggio
porporella = sistema
usato per aumentare l'altezza dei sacchi di caffè
nei magazzini
rimando = quando
il cottimista non ha lavoro e viene rimandato al domani o alla prossima
chiamata
subioto = cono in metallo
usato per campionature (o furto) di generi sfusi dai loro sacchi
(caffè, zucchero ecc ..)
virada = movimento
della gru
Chi scrive, per anni è stato un cottimista di
caffè sia nel porto vecchio che poi nel porto nuovo e
sà bene cosè la fatica, oggi molti ne parlano ma
senza cognizione, dovrebbero andare a vedere come e con che ritmo si
lavora a cottimo, poi la stragande maggioranza provabilmente
sarebbe zittita, quella e' fatica .
| alcune leggende da
sfatare : |
la
voce "mulo"
e "mula"
con cui si usa intendere il ragazzo e la
ragazza, non appaiono mai in nessun documento, qualche furbetto
s'è inventato la radice latina (vd. muliere ecc ...),
è
invece mia convinzione più probabile, che come trovasi
scritto
su alcuni documenti di Venezia, sia il dispregiativo con cui venivano
appellati i triestini dai veneziani e dagli istriani. Nelle sedute
delle Pregadi e dai resoconti dei Capitani che assediavano Trieste, per
accentuare il fatto che i triestini erano duri da arrendersi, e loro lo
sapevano bene, usavano la formula "duri come musi".
- nel 1453 trovasi la scritta ..la
schola dele mamule ... i piu' sprovveduti l'avranno
tradotto come la scuola delle ragazze, peccato che e' probabile si
trattasse di una scuola ... molto speciale, infatti il comune paga
certa
Aniza detta l'infrida, ordunque, altre volte nei documenti, certa Aniza
e' la matrona che paga l'affitto al comune per l'usufrutto del
bordello, traete voi le conclusioni ! |
| il
detto : viva là e po' bon |
| dubito
molto che l'antico triestino l'avrebbe fatto diventare il suo
motto, se c'era una cosa che non faceva di sicuro, era quella di
accettare con flemma le situazioni ostiche, anzi, visto il caratterino
che si ritrovava, le prendeva di petto, per cui, direi che anche questa
è una presa in giro! |
| termine
"sciavo" per indicare lo slavo |
devo
confermare che ciò era vero, nel medioevo i veneziani
usavano questo vocabolo nel loro dialetto, a Trieste si diceva
"sclavo", almeno sui documenti, ma probabilmente qualche veneto lo
usava anche
quì,
ciò non toglie che nel '900 il termine venisse usato, e lo
è tutt'ora da una parte di pseudo-triestini in tono
dispregiativo e offensivo.
Ridicolo colui che determina l'uso del termine, dalla forma veneziana
del ... sciavo vostro
... in forma di saluto, dove non sarebbero in grado di appigliarsi,
rimangono solo gli specchi !
Anticamente gli slavi furono fedeli alleati degli ungheresi prima e
dell'Austria poi, naturali nemici di Venezia e dei suoi alleati, i
croati poi, furono spesso a difesa di Trieste dagli attacchi
istro-veneti |
| piccolo
esempio di termini usati nel dialetto e loro origine, naturalmente la
forma dialettale e' una storpiatura del termine originale che in taluni
casi e' una forma antichissima. La gran parte di questi non sono piu'
in uso in quanto soppiantati dalle forme italiane |
| dialetto |
italiano |
origine |
|
dialetto |
italiano |
origine |
| a
maca |
a
sbafo, gratis |
sanscrito |
gorna |
grondaia |
greco |
| àmolo |
susino |
gallico |
granfo |
crampo |
tedesco |
| androna |
strada
senza uscita |
greco |
lissia |
bucato |
friulano |
| anguria |
cocomero |
greco |
lole |
stupido |
greco |
| baba |
donna
chiaccherona |
russo/serbo |
matavilz |
insalata |
slavo |
| bacuco |
vecchio
rimbambito |
ebraico |
mona |
scemo |
spagnolo
|
| baro |
cespo di
salata |
celtico |
muss |
asino |
greco? |
| biflon |
dedito allo
studio |
tedesco |
naranza |
arancia |
persiano |
| bordel |
confusione |
|
osmiza |
rivendita
vino campestre |
slavo |
| bordel |
casino,
luogo di prostituzione |
|
patacòn |
macchia |
spagnolo |
| britola |
coltello |
slavo |
patòc |
ruscello |
slavo |
| cabibo |
meridionale |
arabo
habib |
piter |
vaso
fiori |
greco |
| cagoia |
chiocciola |
gaelico |
plafon |
soffitto |
francese |
| camòma |
lento |
greco |
plucia |
polmone |
slavo |
| carega
o cadrega |
sedia |
greco |
remitur |
confusione |
francese |
| chifel |
tipo di pane e dolce |
tedesco |
ruk |
spinta |
tedesco |
| cicara |
chicchera,
tazza |
spagnolo |
safer |
autista |
francese |
| cistar |
rubare |
slavo |
savon |
sapone |
francese |
| clanz |
sentiero |
slavo |
sbregar |
rompere |
tedesco |
| còfe |
pazzo |
tedesco |
sbriso |
mal
vestito |
tedesco |
| crafen |
tipo di dolcetto |
tedesco |
siba |
verga |
sloveno |
| cucàr |
guardare |
tedesco |
sina |
rotaia |
tedesco |
| cudic |
diavolo |
slavo |
sinter |
accalappiacani |
tedesco |
| dindio |
tacchino |
francese |
sluk |
sorso |
tedesco |
| fiapo |
giù di tono |
tedesco |
smir |
grasso,unto |
tedesco |
| fiepa |
seme
di zucca |
serbo/albanese |
spagnoleto |
sigaretta |
spagnolo |
| fodra |
fodera
(vesti) |
antico
scandinavo |
sparher |
forno |
tedesco |
| fràmbua |
lampone |
francese/tedeso |
spavar |
dormire |
slavo |
| freschìn |
odore
di pesce vecchio |
tedesco |
spritz |
|
tedesco |
| garbo |
acido
(gusto) |
tedesco
antico |
stramazo |
materasso |
arabo |
| gheto |
confusione |
dai
ghetti ebraici |
Șuf |
minestrina |
tedesco |
| gile' |
panciotto |
francese |
tananai |
deretano |
ebraico |
|
|
|
zavata |
pantofola |
persiano |
| altri
termini li trovate in tantissime pubblicazioni che trattano
l'argomento, ma non prendetele mai per oro colato, spesso infatti
vocaboli usati da istriani, muggesani o da veneti vengono inseriti come
fossero
stati in uso anche a Trieste, ma non e' vero niente ! |
esempi di dialetto veneziano del XIII° e
XIV° secolo
...secunde vero cedule est talis tenor: in nomine Domini amen, MCCCV
mense novenbrio.
Questa
la parte dela
casa a pe plan: come el'abia la sua corte / de via sulo rio et aba lo
muro dela cassa grande: sia comun et cum lo volese lavorar / qal parte
lo posa levar a soa spesa et tutavia romagna in comun dele parte. //
Ancor voio co ela posa vegnir tanto ala corte co' elo sia dreto
co· lo dito muro et / voio co elo lasa corte de pe' XIJߤ.
Ancor voio co lu muro dela corte sia comun / et levase pe' X; debie
serarlo de muro de ci alo muro dela casa co nesun no posa / pasar et no
abia via de qa; ancor voio co la fenestra co sé sula corte /
dela kasa grande no se posa far plu çó, ma posala
lavorar co' ela vol / et sia serata sí co(m') ela
sé no vegnando plu çó sula corte;
ancor voio co / la casa grande abia balia da lavorar su qelo muro
lò che sé la fenestra / qanto co ven lo portego
de casa grande; ancor voio co lo muro delo portego / dela kasa grande
sia comun a meter travi et ço ke li à mester
etçeto fanestre / et balko et posa far ila cavo in la mi'
corte, scala me par et li privari / et li graneri roman ala parte et lo
muro roman commun. Ancor voio co el'abia / in sua parte delo rio tote
le IJ kase infra tera et voio co ela abia le kase / co sé
sula via et tuta l'isola; ancor voio co qesta parte posa far J
liagò / de pe' IIJ alo primo ordeno o IIJ solero dalo
portego de ça de ki a per tuta la corte / de ki alo muro
comun et çaskun debia dar Pantalo per la sua parte lbr. XX /
ad g. a Çeçilia et a Beriola munege ala
Çelestia s'el avignise co de l'inprestiti / no se dese pro
per nesuna casa; ancor voio co mia muier abia staçio / in la
casa tuto qelo co eo tegno sì come ancor voio co Pantalo dea
a Maria piçola / munega a sancto Mafeo lbr. X a g. co(n)
l'aconçio de Çeçilia et de Beriola;
voio co / la kasa grande sia in parte co' la cansa de corte et abia
lbr. DCC deli me' inpre/stiti et posa levar lo kavo delo muro delo
portego co sé sula corte sulo muro / dela kaxa a pe plan
tanto qanto ce lo muro delo portego. Ancor voio co lu / muro delo
portego sia comun a metre trave et ço ke li à
mester etçeto fanestre / et balco; ancor no posa questa
parte far lavorer so la corte se no per conçar ...... continua
1307 -
testamento di Giovanni Cappello
A
nome de Dio corando
mill(e) et tressento et sex, dì vinti in fevrer, eo
Çan Capello dela contradha de s(enta) / Maria Materdomini
faço testamento. Laso mei (com)miss(ari) dona Agnese dala
Sevele et dona Costança Pollan(i) / et mia mare et mio frar
Pero. Ordeno i(n)prima dreto desimo et libr. cento et vinticinque per
anima mea de/li qual eo laso sol. vinti de gss. per messe et sol. dese
de gss. per (con)gregacion et sol. dese de gss. per camese / a poveri
et sol. cinque de gss. per lumenaria a sen Çane Evangelista
che debia arder infina ch'eli dura / et sol. vinti de gss. a poveri
logi et a povere persone sì co' par ali mei (com)messar(i)
et de questi sol. vinti / de gss. sì voio che sia dati cum
questa (con)dicion: se per algun te(n)po eo avese habudo de quelo
d'altri, debia / luser a l'anema soa et ancora deli altri s'el avese
logo et sol. quindese de gss. per caritadhe in questa / (con)trata et
per li hospedali. Pagadha la sepultura, quelo che roman de libr. cento
et vinticinque / sia dati a frar menori et a predicatori et a rimitani
et ali Carmeni per mese. Lago libr. / cento a gss. a mia sor
Çaneta ch'ela ebia lo pro che esse d'ese metandole in un
logo seguro / et non possa meter man in la cavedal s'elo no li avese
logo co(n) volentà deli mei (com)messarii et / ala soa fin
vegna a mio frar Pero od-hali soi redi quelo che nde fose per algun
te(n)po et se mia sor / Agnesina romagnise vedoa per algun te(n)po,
Pero sia tegnudo a darli libr. cento a gss. in / ogna manera et se ela
morise çença redho quele libr. cento romagna a
Pero odh-a soi redhi / de Pero et mia mare habia le massari' in soa
vita a soa voluntade et poi romagna a Pero / odh-a soi redhi. Eo
Çani sì de' dar un pano da soldi dodhese de gss.
a s(enta) Maria Materdomini che eo fisi / i(n)proferta. S'elo avegnise
che morisse avanti ch'eo lo desse, Pero sia tegnudo a darlo in ogna
manera, / no romagna per ço da far le altre cose. Se io
l'avese dadho in mia vita, Pero non ·de sia tegnudho / et
sì voio che Pero sia tegnudo, dapoi ch'eo su(m) morto enfra
mesi dui, da spaçar l'anema mia / de quelo ch'eo avese
ordenado et s'elo no lo fese, ....continua
1321 - testamento Lorenzo de Ventura
In
nome de Cristo amen.
Corendo l'anno del Segnor MCCCXXJ die XXVIIIJ de mio, testamento de ser
Lorenço de Ventura de san Grigoro. Imprima voio e liego et /
constituo ad esser mei comissarii dona Trivisana, dileta mare mia, et
Francesco, dileto frar mio, et Malgarita et Cristina, dilecte fiiole
me', et Lunardo da Basano et Bor/tholamio Cent(ra)cho de
Cloça, çèneri mei dileti, che
così co' io ordenarè et comanderè che
sia dao, che così queli, poi lo mio obito, faça
et conpla; item voio ch'el sia dao / dreto desimo; item voio che li
diti mei comessarii dibia dare et distribuire deli mei beni per anema
mia libr. XL de gss. deli qual io voio ch'eli dibia dare ali frar
predicaor / et ad li frar menor et ad li frar remitani et ad li frari
dal Carmene et ad li frar de senta Maria Maçor et ad li frar
de sen Grigoro s. XIJ de gss. per çascun de questi coventi /
adçò ch'eli dibia dir messe per anema mia;... continua
relazioni di guerra al Senato della Serenissima, nel 1508
durante l'assedio fatto dai veneziani a Trieste »»»
spero
si noti la diversita' della parlata in uso a Venezia e naturalmente in
Istria da quella in uso a Trieste
i testi veneti sono tratti dal sito www.bibliotecaitaliana.it
in costruzione