ai curiosi improvvisati:

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| 1327 banco del maleficio - processo per offese : .... putana rufiana vechia ..... |
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| 1327 banco del maleficio - processo per offese : ...bruta putana vade stare cullos ..... |

28/10/1354 -processo a Jacobo de Zurgna per offese : …tu per mal las fat che jo te farai jnfir fuora de Triest …
16/12/1354 – processo a Chatarina curiale per ingiurie : pota che dio sanguana ..
18/12/1354 – processo a Georgi de Franculo per ingiurie a Justo de Aldigarda : …e vergine Maria .. el no porave far dio in santa Maria che jo te nj pageraj
4/6/1359 – il triestino Artuico de Rivola grida a Zanino Claudo di Venezia : traditor tu no pos scapar che tu ei morto
3/7/1359- Justo de Mesalti dice a Lucia moglie di Lazaro Presinez : ..tu sons figlia de una bruta putana e putana ju stesa ..
30/7/1359 - Zufredo de Drusmano viene accusato di ingiurie ai giudici : ... quel çudey de merda ello nollo porave che fe mio figloço14/5/1381 - ..,. che te nassa la postoyna (*) entro li corni … [alfa D5 – B/M 8-119b]
15/7/1381 – processo per offese : tu non ben fatis impedire te in bonis uxore (moglie) mee che bona te juro … tu e un becho fotu ….
2/8/1381 – donna Lucia, contro-accusa Maria de Aldigarda di offese : bruta putana e scove? (scrova?) una man de putanes e sons putana del vicario de Cavodistria
4/8/1381- ... porcha dest sfigna e tu sons bruto laro ... [alfa D5 – B/M 8-167]
(*) = questa forma di ingiuria è molto usata, ma nonostante una lunga ricerca non saprei a cosa si riferisse il vocabolo "postoina" che fà subito pensare al paese di Postumia letto nella foma slava Postoijna, ma forse non ha nulla a che fare

11/8/1446 banco del maleficio - vol XI - p. 163
atto d'accusa di maestro Clemente sarto contro la moglie Margherita accusata di adulterio durante la sua assenza dalla città







E' probabile che la gran parte delle parole in uso nel dialetto triestino, di provenienza tedesca, francese, sia in verità entrata nel lessico comune dopo il 1800, mentre quelle slave sono di gran lunga più antiche, un po' meno quelle spagnole, è comunque un dato di fatto che la parlata locale sia impregnata di termini presi da altre lingue e spesso distorti, anche se in verità, lo ribadisco, spesso si parla con cognizione solo di una parlata in uso da 200 anni a questa parte, quando le forme venete avevano preso il sopravvento sugli antichi vocaboli autoctoni e da un secolo circa molte famiglie di ceppo tedesco si erano trasferite quì, inoltre con le varie occupazioni dei francesi, anch'essi lasciarono il segno |
il tedesco
gia' presenti nel 1300, ma certamente anche prima, vari personaggi di lingua tedesca a Trieste, dapprima bettolieri, bottai, armaioli, mercanti, spesso carinziani, ma anche prussiani e bavaresi, saranno poi anche i militi che accompagneranno il Capitano della citta' (spesso un austro-tedesco), nei nostri documenti venivano citati come "teutonico", vennero anche usati nelle traduzioni di missive tra comune e corte imperiale, anche come messi, sappiamo per certo che nel 1400 erano gia' diversi i triestini che comprendevano il tedesco. Da ricordare inoltre, che gran parte degli ebrei presenti a Trieste nel corso dei secoli, sono di origine tedesca. Tranne che per alcuni documenti, posteriori al 1382, diplomi, privilegi, ecc..., del tedesco in uso antecedentemente, non ci rimane traccia, stranamente sembrano la gran parte scomparsi, come per lo slavo, egualmente nei processi troviamo esclusivamente la menzione della lingua usata, ma non troviamo traccia di vocaboli.

lettera da Lubiana datata 1495 in lingua tedesca
la forma :
vocaboli dialettali di uso comune
| el mato = comunemente per indicare una terza persona, non offensivo la baba = la donna, non offensivo el mona = sempre offensivo la mona = organo genitale femminile far el mona = vari significati, solitamente rivolto a chi tradisce una promessa monade = sciocchezze el binbin = organo genitale maschile cior pel cul = prendere in giro bojr = bollire becar = prendere, anche sottrarre cagoia = chiocciola - persona lenta cheba = 2 significati : voliera per uccelli o tono scherzoso ad indicare mezzo di locomozione malandato ciol - ciapa= (c dolce) prendi cistar = rubare la clapa = gruppo di persone cocal = 2 significati : gabbiano o usato come offesa per indicare stupidita' copar = uccidere coverzer = coprire cul e camixa = coppia di amici (scherzoso) distudar = spegnere dismisiar = svegliarsi fioi e fiole = figli - bambini e bambine flaida =traversa impizar = accendere ingrumar = raccogliere far lipe = marinare la scuola mastruzar = schiacciare, pigiare, comprimere papin = schiaffo persemolo = prezzemolo piria = imbuto pisar = orinare pra' = prato slavazon = pioggia torrenziale muso roto = sfacciato/a tolarse = cadere distirarse = stendersi cavar = levare grizoli = solletico | impizar = accendere saiba = rondella in metallo sariexe = ciliege sbagazar = vendere sbisigar = cercare disordinatamente sbecolar= spiluccare del cibo sbrisar = scivolare sburtar = spingere scarsela = tasca sc'iafa = schiaffo (vd. anche : papin) i scuri = le persiane esterne della finestra sgaio = furbetto (ma in senso buono) smacar = lanciare con forza sponzer = pungere stagnaco = secchio strangolin = attrezzo di ferro simile ad un lungo scalpello piovi strangolini= figurato ; piove a catinelle strenzer = stringere tramacar = spostare trenc = (la c dolce) impermeabile verzer = aprire zumbar = assorbire (poco usato) piron = forchetta caziul = mestolo per liquidi in metallo fersora = padella con un manico lungo tecia = pentola ciapin = (c dolce) molletta taquin =portafoglio cucherle = spiocino della porta canisela= stradina mustaci = baffi putei e putele =bambini e bambine sc'iopete = tipo di pane telar = scappare zo' = giu' zigar = gridare zogar = giocare scondon = di nascosto resentar = sciacquare verto = aperto |
tutta la ricchezza del dialetto triestino, si esprime ai vertici per quello che concerne le offese, ci vorrebbe un dizionario solo per quelle, la gran parte poi, sono le stesse usate nel medioevo, chissa' che un giorno non vi faccia l'elenco
| verbo essere/avere- presente indicativo (va' notato anche il pronome personale dialettale) | |||
| io sono | mi son | io ho | mi go' |
| tu sei | te son | tu hai | ti te ga' |
| egli e' | el xe' | egli ha | lu el ga' |
| noi siamo | noi semo | noi abbiamo | noi gavemo |
| voi siete | voi se' | voi avete | voi gave' |
| essi sono | lori xe' | essi hanno | lori i ga' |
| esempio di presente indicativo del verbo prendere (cior) | |||
| io prendo | mi ciogo | ||
| tu prendi | ti te ciol | ||
| egli prende | el ciol | ||
| noi prendiamo | noi ciolemo | ||
| voi prendete | voi ciole' | ||
| essi prendono | lori i ciol | ||
|
|
| apalto =
tabaccaio kaliger - leggesi kaligher, calzolaio kaponera - pollaio cirica = pelata circolare della testa condoto- gabinetto kopin - kupin - parte posteriore del collo krena - crena,materiale con cui era fatto il materasso la cluca - la maniglia bucal - pitale, ma inteso anche come appellativo a donna lasciva daúr - il postreriore, il sedere te son come un te bon dau - magno gries - mangio semolino (brodino o minestrina) cori che jopi - era la risposta a delle richieste esagerate bevo un joz - bevo solo un pochino (J si legge i)- anche joza - goccia camoma - persona lenta andar a visciar- il vischio era una resina che si usava per catturare gli uccellini vesti' come un strafanic- vestito male, il vocabolo era anche usato per indicare una donna di facili costumi te son un strauss- sei un disordinato luxi - i miei vecchi usavano questo vocabolo per indicare il luccichio di un oggetto lulech- nel gioco della tombola per indicare il n° 1 (ad indicare l'apparato genitale maschile) laverno - alloro (ancora usato) el gargato - la gola cior pel fioco - prendere in giro cossa te pica? = che ti prende ? dindio = tacchino ma usato anche come presa in giro mastela = recipiente per fare il bucato a mano orna = come sopra ma piu' alta e solitamente in metallo zincato bon ...cicie = 2 significati, in questo caso <fa' niente>; far cicie = sedersi la tola = tavola (vale sia per quella della cucina che pedocio = cozza, ma usato anche ad indicare un avaro ploch = (ch=c dolce) pozzanghera pindolarse = perdere tempo el pişdrùl - indicava il bambino pitima = persona lamentosa remitur - caos, baraonda bevo sbicia - miscela di orzo, miscela Frank e caffe' ecc.. bollito alla greca, levando poi i fondi saliti, molto in uso nei tempi magri (io ci sono cresciuto) scapolar = evitare sera el skrok - chiudi la serratura (della porta) spargher = la vecchia cucina in ghisa tandùl = tonto torziolon = girare a vuoto,passeggiare tululu' - sempiotto la vanesa - cespo, baro della salata zinzolar = dondolare far fraja - fare festa | maravea - (con sinonimo : marantiga) veniva solitamente detto ai bambini che si lagnavano spetime un poco - erano fiammiferi detti anche "familiari", quelli in legno (in uso sino agli anni '60) beati i oci - usato sia per salutare chi non si vedeva da molto tempo, ma anche si era appena svegliato becar spagheto - aver paura (poco ma ancora usato) caligo - 2 significati: la nebbia o una situazione difficile crazola - in origine era uno strumento in legno usato per fare rumore (in italiano: raganella), oggi usato per indicare un mezzo di locomozione malandato falische = scintille (anche in senso figurato) fertig o fortic-tacco - il secondo e' la forma corrotta del primo, dal tedesco " fermata", lo usavamo nei giochi per congelare la situazione frambua - sciroppo al lampone furminanti = fiammiferi gnampolo = credulone gùa - guador = l'arrotino, ma usato anche ad indicare il playboy gua' = fregato, buggerato inzingana' = ammaliato, convinto macaco = stupidino crodiga = due significati, cotenna di maiale ma anche usato come appellativo verso una persona antipatica bubez = termine che in origine indicava l'apprendista, usato anche come presa in giro voio ma no poso = erano cosi' apostrofati coloro che ostentavano un falso benessere nonostante fossero in miseria pampel = sempiotto patoko - originario del posto petes = vino o liquore (dal francese) el pupolo - la figura rente = vicino ribalta vapori = pesci, latterini rocheta = veloce rotoboro - ad indicare un furbetto sancheta = mancino sbrodigarse = impistricciarsi in sfesa = piccolo spazio, di solito della porta o delle finestre aperte şgneşa-sgneşola = indica persona piccolina, mingherlina şlonz = brodo o minestra allungata, senza sapore, usato spesso per certi caffe' sfondron = donna di facili costumi slepa = schiaffo smir = catrame spaceto = la vecchia osteria bartuele = i cardini della porta o finestra disbudela' = vestito male, solitamente se camicia e fuori dai pantaloni matavilz = tipo di valeriana usata come insalata |
te ga' el cinciut - una delle leggende tipiche locali raccontate ai bambini, narrava di ... chi uno gnomo, chi un folletto maligno, che la notte mentre dormivi, arrivava e si sedeva sul petto del malcapitato, provocandogli diffcolta' respiratoria, senso di oppressione e lunghi stati di dormiveglia, per poi sparire appena ci si svegliava - la diffusione di questa credenza e' forse da ricercarsi nei tempi in cui asme bronchiali e problemi polmonari erano diffusissimi e in taluni casi portavano ancora alla morte - il vocabolo tradisce un origine <furlana> variante triestina del forse originale <cialciut>, so' per certo che anche nel goriziano questa credenza fu diffusa, ma il folletto, se ben ricordo aveva un altro nome che differiva sia dal furlan che dal triestin la voce <mulo> e <mula> con cui si usa intendere il ragazzo e la ragazza, non appaiono mai in nessun documento, qualche furbetto s'è inventato la radice latina (vd. muliere ecc ...), è invece mia convinzione più probabile, che come trovasi scritto su alcuni documenti di Venezia, sia il dispregiativo con cui venivano appellati i triestini dai veneziani e dagli istriani. Nelle sedute delle Pregadi e dai resoconti dei Capitani che assediavano Trieste, per accentuare il fatto che i triestini erano duri da arrendersi, e loro lo sapevano bene, usavano la formula < duri come musi (asini)>.
angar (leggesi hangar) = parola indicante il magazzino basso
avarea = quando il caffè risulta bagnato e marcisce, oltre la muffa ha un odore acre e persistente (non crediate che lo buttino, lo puliscono un po' e lo mescolano a quello buono !!)
banda = lama in ferro usata per collegare due zone di carico (angar e camion) o il salto di uno scalino
bussa e strica = oggi non piu' in uso, indicava il modo particolare adottato, per lanciare ed appoggiare il sacco sulla stiva
careta = era ancora in uso negli anni '80, tipo di carriola robusta e pesante su due ruote e lunghi manici su cui venivano distesi i sacchi (fino a 8 o 10 da 60 kg.) e che un addetto trasportava o dal magazzino o dal camion nella leva (vd. voce)
cavalier = altissima gru semovente su ruote libere, per lo spostamento dei containers, ha la cabina di guida in alto. Quando si muove in retromarcia scatta un avviso sonoro molto particolare che si sente la sera anche nei dintorni della città.
ciamada = la chiamata, nelle Cooperative avveniva al mattino per destinare chi e dove andava a lavorare, la CULP ne aveva anche una nel primo pomeriggio
cinesina = tipo di imbrago per le merci a forma di rete
civanzi = saldo di fine anno, quando i conteggi delle paghe e delle trattenute vengono equiparati, le differenze maggiori pagate in anticipo, vengono restituite al lavoratore (in uso nelle Cooperative, ma oggi spesso incamerati arbitrariamente dai soliti presidenti avidi)
cottimo = tipo di lavoro, una volta molto redditizio, basato sulla quantità e non sulle ore, molto in uso nel carico/scarico sacchi di caffè, ciò induceva ad un lavoro veloce anche se massacrante, non tutti infatti si potevano permettere di esserne assegnati
cubia = termine usato per indicare la coppia adibita ad un lavoro, quasi sempre carichi e scarichi
farsorin = piccola e leggera careta (vd. voce) con una lama sul basso, adibita al movimento di pacchi o piccole merci
a giornada = lavoro inteso a tariffa fissa per 8 ore lavorative
la mezza = come sopra ma per mezza giornata (4 ore)
imbragada = una volta era la rete che conteneva le merci caricate o scaricate dalle navi, oggi da fasce di tela dette appunto braghe.
insaccar = durante il lancio del sacco (su palett o nella stiva), una parte di esso viene trattenuta, affinche' il caffe' o altro al suo interno, si sposti verso la parte voluta
leva = montacarichi dei magazzini usati per lo smistamento delle merci nei vari piani dell'hangar
libo = refurtiva, spesso dopo un rottura dell'imbragatura, di una cassa o per altri motivi, la merce contenuta fuoriesce, i piu' veloci ne approfittano per mpossesarsene, perdite gia' calcolate e coperte da assicurazione
manovra = personale adibito allo spostamento di vagoni ferroviari con un tipo di jeep con un rinforzo fatto di una grossa lama di ferro anteriore
moka = slang con cui si definisce il caffe'in grano
paizer = palo di legno con cui si fermano i vagoni mossi dalla manovra (vd. sopra)
palett = a forma di gabbia, in legno resistente, usato per lo stivaggio delle merci fatto però con un sollevatore
paletta = attrezzo particolare e sagomato ad uso personale, grosso perno trattenuto dalla mano con derivazione nella zona dell'indice, che finisce piatta e con dei chiodi saldati sulla cima, serve a tirare i sacchi e a trattenerli nella fase di lancio per il cosiddetto insaccaggio
pesador = persona adibita al peso e registrazione dei totali
piombador = personale adibito alla chiusura con un sigillo numerato il conteiner o il rimorchio del camion, appena riempiti (in caso di merci in esportazione)
porporella = sistema a scalini usato per aumentare l'altezza dei sacchi di caffè nei magazzini
rimando = quando il cottimista non ha lavoro e viene rimandato al domani o alla prossima chiamata
subioto = cono in metallo usato per campionature (o furto) di generi sfusi dai loro sacchi (caffè, zucchero, cacao ecc ..)
virada = movimento della gru
Chi scrive, per anni è stato un cottimista di caffè sia nel porto vecchio che poi nel porto nuovo e sà bene cosè la fatica, oggi molti ne parlano ma senza cognizione, dovrebbero andare a vedere come e con che ritmo si lavora a cottimo, poi la stragrande maggioranza probabilmente sarebbe zittita, quella e' fatica vera .
altra particolarita' del dialetto triestino, si riscontra nel gioco delle carte, sopratutto nella briscola, gioco che fu' molto di moda sino a 30 anni fa', nel gioco di coppia, quando era concesso parlarsi, oltre ai <moti> ovvero gesti col corpo, venivano usate una serie di terminologie per indicare al socio cosa o come giocare : busso : prendere con la carta piu' alta e tornare con la piu' piccola (viene accompagnato dalla battuta sul tavolo del pugno)- strico : non prendere, faccio le mie e poi torno con te (viene accompagnato da uno scivolamento laterale della carta sul tavolo)- lissovia : non prendere - meter picia : prendere la mano con una briscola bassa di valore (solitamente accompagnato dal gesto dello sfregamento tra pollice e indice)
naturalmente come da previsione, alcuni si sono lamentati, perche' secondo loro, alcune parole avevano altro significato, come gia' ampliamente spiegato, come sa' bene il triestino, lo stesso vocabolo usato in un diverso contesto, cambia anche radicalmente il suo significato, il mio triestino si rifa' ai ricordi d'infanzia di un dialogo giornaliero familiare, dove tutti i componenti erano originari del posto* , ovvero .. i parlava come i magnava ... all'epoca infatti si parlava in <lingua> solamente a scuola e ...con i maestri, mentre nella restante giornata, il dialetto era preponderante in tutte le attivita'. Attorno la meta' degli anni '60, con l'avvento di massicci insediamenti di esuli istriani, alcuni vocaboli molto in uso dalle popolazioni istro-venete, riuscirono ad insidiarsi nel lessico, ma molto poche in verita', (ricordo ancora quando sentii la prima volta da un muratore; ..el se paliza ..., solo molto tempo dopo seppi che .... palesarsi ....)
* (desso che ghe penso .... a dir la verita', un mio tris-nono iera furlan de Ajello) alcune leggende da sfatare :
el mulo .. la mula
- nel 1453 trovasi la scritta ..la schola dele mamule ... i piu' sprovveduti l'avranno tradotto come la scuola delle ragazze, peccato che e' probabile si trattasse di una scuola ... molto speciale, infatti il comune paga certa Aniza detta l'infrida, ordunque, altre volte nei documenti, certa Aniza e' la matrona che paga l'affitto al comune per l'usufrutto del bordello, traete voi le conclusioni !
il detto : viva là e po' bon
dubito molto che l'antico triestino l'avrebbe fatto diventare il suo motto, se c'era una cosa che non faceva di sicuro, era quella di accettare con flemma le situazioni ostiche, anzi, visto il caratterino che si ritrovava, le prendeva di petto, e nei libri dei processi ne abbiamo larga testimonianza, che dire poi del fatto che sono stati gli unici a tener testa ai veneziani ! per cui, direi che anche questa è una presa in giro! infatti e' in uso dagli anni '30
termine "sciavo" per indicare lo slavo
devo confermare che ciò era vero, nel medioevo i veneziani usavano questo vocabolo nel loro dialetto, a Trieste si diceva "sclavo", almeno sui documenti, ma probabilmente lo usava anche quì, ciò non toglie che nel '900 il termine venisse usato, e lo è tutt'ora da una parte di pseudo-triestini in tono dispregiativo e offensivo.
Ridicolo colui che determina l'uso del termine, dalla forma veneziana del ... sciavo vostro ... in forma di saluto, dove non sarebbero in grado di appigliarsi, rimangono solo gli specchi !
Anticamente gli slavi furono fedeli alleati degli ungheresi prima e dell'Austria poi, naturali nemici di Venezia e dei suoi alleati, i croati poi, furono spesso a difesa di Trieste dagli attacchi istro-veneti, vi ricordo che erano gia' presenti nel 6° sec. sulle coste dalmate e in Istria, ben prima dell'arrivo della giovane Venezia che strillava i suoi primi vagiti
piccolo esempio di termini usati nel dialetto e loro origine, naturalmente la forma dialettale e' una storpiatura del termine originale che in taluni casi e' una forma antichissima. La gran parte di questi non sono piu' in uso in quanto soppiantati dalle forme italiane dialetto italiano origine dialetto italiano origine a maca a sbafo, gratis sanscrito gorna grondaia greco àmolo susino gallico granfo crampo tedesco androna strada senza uscita greco lissia bucato friulano anguria cocomero greco lole stupido greco baba donna chiaccherona russo/serbo matavilz insalata slavo bacuco vecchio rimbambito ebraico mona scemo spagnolo baro cespo di salata celtico muss asino greco? biflon dedito allo studio tedesco naranza arancia persiano bordel confusione osmiza rivendita vino campestre slavo bordel casino, luogo di prostituzione patacòn macchia spagnolo britola coltello slavo patòc ruscello slavo cabibo meridionale arabo habib piter vaso fiori greco cagoia chiocciola gaelico plafon soffitto francese camòma lento greco plucia polmone slavo carega o cadrega sedia greco remitur confusione francese chifel tipo di pane e dolce tedesco ruk spinta tedesco cicara chicchera, tazza spagnolo safer autista francese cistar rubare slavo savon sapone francese clanz sentiero slavo sbregar rompere tedesco còfe pazzo tedesco sbriso mal vestito tedesco crafen tipo di dolcetto tedesco siba verga sloveno cucàr guardare tedesco sina rotaia tedesco cudic diavolo slavo sinter accalappiacani tedesco dindio tacchino francese sluk sorso tedesco fiapo giù di tono tedesco smir grasso,unto tedesco fiepa seme di zucca serbo/albanese spagnoleto sigaretta spagnolo fodra fodera (vesti) antico scandinavo sparher forno tedesco fràmbua lampone francese/tedeso spavar dormire slavo freschìn odore di pesce vecchio tedesco spritz tedesco garbo acido (gusto) tedesco antico stramazo materasso arabo gheto confusione dai ghetti ebraici Șuf minestrina tedesco gile' panciotto francese tananai deretano ebraico zavata pantofola persiano altri termini li trovate in tantissime pubblicazioni che trattano l'argomento, ma non prendetele mai per oro colato, spesso infatti vocaboli usati da istriani, muggesani o da veneti vengono inseriti come fossero stati in uso anche a Trieste, ma non e' vero niente !
esempi di dialetto veneziano del XIII° e XIV° secolo
...secunde vero cedule est talis tenor: in nomine Domini amen, MCCCV mense novenbrio.
Ancor voio co ela posa vegnir tanto ala corte co' elo sia dreto co· lo dito muro et / voio co elo lasa corte de pe' XIJߤ. Ancor voio co lu muro dela corte sia comun / et levase pe' X; debie serarlo de muro de ci alo muro dela casa co nesun no posa / pasar et no abia via de qa; ancor voio co la fenestra co sé sula corte / dela kasa grande no se posa far plu çó, ma posala lavorar co' ela vol / et sia serata sí co(m') ela sé no vegnando plu çó sula corte; ancor voio co / la casa grande abia balia da lavorar su qelo muro lò che sé la fenestra / qanto co ven lo portego de casa grande; ancor voio co lo muro delo portego / dela kasa grande sia comun a meter travi et ço ke li à mester etçeto fanestre / et balko et posa far ila cavo in la mi' corte, scala me par et li privari / et li graneri roman ala parte et lo muro roman commun. Ancor voio co el'abia / in sua parte delo rio tote le IJ kase infra tera et voio co ela abia le kase / co sé sula via et tuta l'isola; ancor voio co qesta parte posa far J liagò / de pe' IIJ alo primo ordeno o IIJ solero dalo portego de ça de ki a per tuta la corte / de ki alo muro comun et çaskun debia dar Pantalo per la sua parte lbr. XX / ad g. a Çeçilia et a Beriola munege ala Çelestia s'el avignise co de l'inprestiti / no se dese pro per nesuna casa; ancor voio co mia muier abia staçio / in la casa tuto qelo co eo tegno sì come ancor voio co Pantalo dea a Maria piçola / munega a sancto Mafeo lbr. X a g. co(n) l'aconçio de Çeçilia et de Beriola; voio co / la kasa grande sia in parte co' la cansa de corte et abia lbr. DCC deli me' inpre/stiti et posa levar lo kavo delo muro delo portego co sé sula corte sulo muro / dela kaxa a pe plan tanto qanto ce lo muro delo portego. Ancor voio co lu / muro delo portego sia comun a metre trave et ço ke li à mester etçeto fanestre / et balco; ancor no posa questa parte far lavorer so la corte se no per conçar ...... continua
1307 - testamento di Giovanni Cappello
1321 - testamento Lorenzo de Ventura
i testi veneti sopra sono tratti dal sito www.bibliotecaitaliana.it
relazioni di guerra al Senato della Serenissima, nel 1508 durante l'assedio fatto dai veneziani a Trieste☞☉
spero si noti la diversita' della parlata in uso a Venezia e naturalmente in Istria da quella in uso a Trieste
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