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nonostante lo dica da tempo immemorabile che non è vero, tutti credono che a Trieste si parlasse il ladino, nonostante ripeta che non esiste nessun documento antico scritto in un lessico paragonabile al ladino, e che tutto si basa su una lunga serie di errori mai corretti per non smentire le cosidette eminenze grigie, il tutto si rifarebbe a certi toponimi  antichi che distorti a piacimento possono sembrare ciò che uno desidera, che dire poi degli errori non voluti, di lettura di documenti, i toponimi in questione (e non il lessico) giungono per via orale al tempo del medioevo, e probabilmente già deteriorati  dalle parlate locali
PS : i dialoghi pubblicati dal Mainati, in un ladino alquanto strano, sono pura invenzione, non esiste nessuno scritto originale in cui si legga una forma ladina, se non mi credete potete sempre verificare.
- se qualcuno vi dicesse che a Trieste si parla un dialetto istro-veneto, fatevi una grassa risata, probabilmente chi ve lo dice ne capisce meno di voi, in fondo la pagina troverete alcuni esempi del veneziano in uso nel 1300, noterete  bene la differenza dal tergestino quì sotto ! 
Negli ultimi 150 anni molti si sono divertiti a creare dei vocabolari del dialetto tergestino, ma trattando sempre una forma relativamente recente, nessuno si è mai azzardato a cercare più indietro nel tempo, ma posso capire, la lettura dei testi antichi comporta notevole fatica, tempo e conoscenza,  troppo difficile !



Orbene, i documenti più antichi scritti, sono in latino, la lingua ufficiale dei clerici e dei colti, nel 1300 abbonda la documentazione, e il latino in qualche caso si volgarizza, alcuni documenti comunali poi, vengono scritti in una forma dialettale che però, può essere fuorviante, infatti il notaio che lo scrive può essere originario di un'altra città, devi perciò sapere per certo chi è lo scrivente, ciò succede spesso e lo scopriamo nella trascrizione di forme slave. Purtroppo sono pochissime le singole frasi, le semplici parole, che troviamo trascritte nei documenti, che mantenevano pur sempre la forma latina, ma qua e là scavando, qualcosa si trova, per esempio nelle note spese del tardo 1200 del Capitolo della chiesa : … licoff .. (1); negli stessi anni ... cerdon (conciatore di pelli) e becher (macellaio) ;  negli elenchi dei beni fatti in punto di morte : 1322 .. un tavolazo … (tavola), linzoli e intimele (lenzuola e federe) ; negli atti dei processi del ‘300 scopriamo che usavano le stesse ingiurie usate ancora oggi : 1327 … bruta putana rufiana vechia …; 1338 … beco futu …; 1352 ... la pota de toa mare  ... ; 1354 … bruta putana de bordel .. ; 1381 … fiol de un can … ; 1384 ...te chago in la golla ... (2); le cose non cambiano nel 1500 - 1514 .. fiolo de una putana se jo vegno zoso se insegnere taser ... ; 1529 .. bruta putana sfonderada ti e tua madre .. : 1547 ....... pisadura de prete .......... Casandra coiona ... ;
Altri esempi di forme dialettali presenti nei documenti, molti dei quali, ancora in uso :  
in un documento del 1336 ...
cadrega (sedia) ;1338 troviamo poi la forma verbale … stropare (chiudere, tappare)…; 1359 ... vindirigulle ... ; 1366 .... stagnaco ..  (secchio) ;  nel 1384 .... in camixa ..(camicia) ; ancora nel 1384 in una rissa .. taxi (tacere) ..; nel 1390 .. la gorna ..(grondaia); 1401 ... la scafa (lavabo) ;  1420 .. pirono (forchetta) ; nel 1435 si parla di …. rudinazi (macerie).. ; nel 1417 ... scarsella (tasca) ; nel 1440 ... coxir .. (cucire) ; nel 1449 ...per broche ; nel 1452 ...una maona (barca da carico); nel 1486 di un .. tampagno (dado per vite) e di una .. pignata (pentola) .. ; nel 1500 ...le scovaze ...(immondizia); 1520 .. la napa del chamin .. (cappa del camino); nel 1521 ...un buchal (pitale, ma anche usato per indicare un contenitore di liquidi) ; nel 1533 … desbratar  (pulire, mettere in ordine)..; 1540 in un elenco di beni .. forfise (forbici)  nel 1570 ..la piria (imbuto) e il criel ; nel 1543 ... i pizigamorti (becchini), nel 1581 .. la nena (balia) .. ; nel 1607 .. stramazo(materasso) .. ; esistono nel contempo moltissime altre forme dialettali tergestine, gia' presenti nel 1300, poi perse nel tempo e che non ne rimane traccia nella memoria, gli arpisi che poi diventeranno clanfe, la ciciera o ziviera (barella per le merci), il bastasio (facchino), la frissoras ( padelle) , la braida (dal longobardo) un podere all’aperto, il brentar (costruttore di secchi), guardanapi o anche vardanapi (asciugamani), ...grisa (sentiero) parasidis (piatto), postota (terreno incolto), tolpono (pioppo), varjoli (branzini), zigonia (carrucola dei pozzi), e sin dal 1300 i negozi era chiamati “apotecha” ecc.. ecc…
Le datazioni dei documenti non  asseriscono l'età del vocabolo che può essere di gran lunga più antico, ma solamente l'anno in cui lo trovo trascritto
- altre voci dialettali sono presenti nella pagina  degli   elenchi testamentari  e nella pagina :  proverbi e canti
(1)-  oggi qualcuno ricorderà questo vocabolo come la festa fatta nella costruzione di una casa, ovvero alla fine della copertura della stessa, in origine era la festa alla fine della vendemmia, nel caso citato dal Capitolo

(2)- serie di ingiurie, è appurato che vi  fossero anche condanne per le bestemmie, che non mancavano


alcune frasi estrappolate dagli atti scritti del banco del maleficio, concernenti processi e che riportavano certi dialoghi intercorsi tra varie persone e in forma dialettale, come noterete, ben lontani dal odierno dialetto :

1338 - Stefano Zisilino così apostrofa il precone della città : becho futu mena toa mugler e toa fia in palazi del comun jo no vindi may lo mio sangue si che hai fato ti
il precone così risponde : si io fosse si becho e futu che io no volesse mandar per mia mugler chen de ha che far nisun io no vindi mai la mia sangue e no la voro vender

21/7/1352 - Steypano de Brischa insulta il precone : ... el nolo porave far la pota de toa mare ....

6/9/1352 - Almerico Walla viene accusato di ingiurie al milite della città : ... el nolo porave far dio e la soa mare che le chose stese chuxi el convem che li se mudano ....

19/10/1354 - Benvenuta vedova di Michele de Valariano viene accusata di frasi ingiuriose a donna Dragam de Zara :  .. dame li mei drapi che tu me has invola ....

28/10/1354 - tu per mal las fat che jo te farai jnfir fuora de Triest 

3/7/1359- Justo de Mesalti dice  a Lucia moglie di Lazaro Presinez :  ..tu sons figlia de una bruta putana e putana ju stesa ..  

30/7/1359 - Zufredo de Drusmano viene accusato di ingiurie ai giudici : ... quel çudey de merda ello nollo porave che fe mio figloço

14/5/1381 - ..,. che te nassa la postoyna (*) entro li corni [alfa D5 – B/M 8-119b]

4/8/1381- ... porcha dest sfigna e tu sons bruto laro ... [alfa D5 – B/M 8-167]

(*) = questa forma di ingiuria è molto usata, ma nonostante una lunga ricerca non saprei a cosa si riferisse il vocabolo "postoina" che fà subito pensare al paese di Postumia letto nella foma slava Postoijna, ma forse non ha nulla a che fare



3/10/1384 -  dialogo tra Justo Petacio (colui che era causa di rumore) e il giudice Quagloto de Bonomo che lo intimava a presentarsi in palazzo comunale : ..... Justo :  io no voio vignir con voi io voio vignir a mia posta - Quagloto : io voio che tu vegni per toa cortexia estu de tanta che tu non vos vignir  -  Justo :  si val a fare cuxi io sogno mior che ti (a) , come vostu che la fiada me astia algun figa a desso qui   -  Quagloto :  io voio che tu vegny al campitis   -   Justo : io no voio vignir e no vegnero may   -   nel dialogo appare Adelmo Petacio che si rivolge al Quagloto : per voi andero ben da che me lo comanda  -   Justo si rivolge ad un altro giudice presente Antonio de Argento :  ..per una schena ce cortel che la mesura de um (?) fo se me ave acusa ...   - l'Antonio risponde al Justo :  se tu credi che io te abia acusa falsamente vate a lamenta che la raxon fara so corso  - Justo :  io savare far tanto mal che voi e foresi ... di por como tu vos che la sea



6/11/1384 - Andrea de Ottobono, controaccusa di offese a Marino de Buglys : ....el poltron (b) Marco, tu no me faras quello che tu me as ça fato ......


29/12/1384 - il milite Ganoro de Genano viene accusato di offese da Antonio de La Malta : .... tu e un chativo homo e de mala raxon tu vai intiçando traditor marçio che tu sarami degno de squartar .....


8/1/1387 - Bortolo Canuta accusato di offese al Vicario della città : ......... voy me avey dada falsa snia (sentenza?) e no voley cighar (gridare?) raxon voy me avey fato torto che voy me avey .... lo mio ... raxon io me pagaro


3/10/1388 - Antonio Marzario accusa Nicolo Cigoto di offese : .... Antonio tu fustii causa mortis (fù) q. Quagloti ...... Antonio risponde : ... tu dicis male ....


(a)-  era molto in uso questa forma per ribadire di aver l'animo tranquillo che gli permetteva di dormire tranquillo e sognare

(b)- poltrone era consideta allora un'offesa non da poco



effettivamente tra il 1300 e il '400 si osserva una modifica sostanziale della parlata, le forme assumono un suono alle veneta (veneta, non veneziana!), e' possibile che cio' si debba alle contaminazioni dovute ai vari periodi in cui Venezia occupa la citta' e sia per il suo esercito, sia per i negozianti che giungono appunto dal veneto lasciassero l'impronta nel lessico comune. Va' precisato, per coloro che ancora si confondessero, che il dialetto triestino di oggi, e' forse piu' comparabile col padovano che col veneziano, di gran lunga diverso sia negli intercalari che negli stessi vocaboli, il veneziano del 1300 poi, comporta uno sforzo della sua comprensione, anche al sottoscritto.



metto a vostra disposizione il testo dialettale dello Statuto cittadino del 1421 depositato nell'Archivio Diplomatico della biblioteca civica in via della Procureria, (ora spostato in v. F. Venezian) casomai voleste constatare di persona, purtroppo di questo testo ci rimangono solo poche pagine, il resto è andato perduto come molte delle antiche carte del comune, ma ciò può bastare a darvi l'idea della parlata in uso a quel tempo, infatti lo Statuto venne varie volte volgarizzato per poter dar modo anche al popolo la lettura, era posizionato all'inizio dello scalone che portava alla grande porta del palazzo comunale, ed era accessibile a tutti :
premere sull'immagine col tasto sin. del mouse



il testo in dialetto dell'antico Statuto è anche trascritto tutto da ; Zenatti Oddone, La vita comunale ed il dialetto di Trieste (biblioteca A. Hortis RP 4-381) - da cui uno stralcio :

Rubrica 148 : de li pupilli e adulti

E declaremo che se'l marido e la moier moriran lassando fioli o fiole da sete ani in zo, romagna in discrition e arbitrio de lo Regimento de Triest a far proveder a quei perfin alo termen de sete ani, se lamentanza pervignerà alo predito regimento, zo è capitanio, luogotenent o vicario e li signori zudisi. E se algun menor de età segondo la forma del statù de Triest se'l sarà soto tutela e governo de alguna persona, e li parenti volessen quel o quela maridar, se quelo el qual avese in tutella over in governo recusasse quel o quela maridar menor de età, e lamentanza pervegnerà alo predito regimento, che'l sia in arbitrio e libertà del dito Regimento de maridar quel o quela .........continua
Opinione del Kandler :

Nel suo giornale l'Istria 1846-52 (RP CONT 13-1) il P. Kandler così scrive : invalse credenza che il dialetto già parlato in Trieste fosse friulano, e citavasene in appoggio la consuetudine di qualche nobile famiglia, qualche scritto occasionale, la non nuova opinione che Trieste appartenesse fisicamente al Friuli. L'uso del dialetto friulano non fù mai nè del volgo, nè della generalità, ma di singoli individui.



13/10/1384 - processo per stupro - descrizione del dialogo tra i due - banco del maleficio IX

 …. lui : apri .. - lei : a voia mi, chi seli, chi ve mena qua – lui : lo vostro amor me mena – lei : no vestu mio chugna barbani* e altri mie parenti che tu posevi andar da loro se tu volevi lo mio honor che tu li posevi domandar - …… intra in camera penes banchum e stupra …. – lui viene cond a 2000 duc oro
* - barbani = zii 

24/4/1446 - atto di accusa fatto da Johanne barbiere detto Calandra - banco del maleficio - p. 108

 … mi m° çuane babero comparo ala corte del Maleficio et denuncio ! ferido che io ho in le man lo qual e lavorante de Chanciano tavernaro e/a nome Janeçi de Petua e si dise che li abia dado ! fameio de m° Michel chaligario che a/ nome Jurse Choroseç/ lo dito Jurse a dado al dito Jancey con uno cortelo enfia la schena et le spale del dito/ in perigolo mortis/ entro la taverna de Rusachulo fo fato lo dicto delito

4/5/1446 - atto di difesa di Juri de Corgnal - banco del maleficio XI - 114

davanti a voy missier lo zudize del Maleficio de Trieste/e/ dela vostra Corte del maleficio compare mi Zuane fiol de ser Piero de Corgnal citadin de Trieste digo denuncio e acuso per mio sacramento …… tossia tossa(?) che cusì sia la veritade che io sia stado incusado de uno vardian secreto falsa mente e iniusta mente /e/ contra la veritade delimpresente del mese de avrile proximo pasado che io habia habudo da danno in uno orto de Martin Burlo pro ut in la falsa et non vera acusa larga se contiene mente perché zusta mente /e/ con la pura veritade io reprovado quella cusa cusì fata stada fata falsa per lo dito vardian secreto e contra el so sacramento como più larga mente apare ese contien in lacto dela nostra corte del maleficio e pertanto per mio sacramento accuso como di sopra el dito vardian secreto el qual per mal modo alio et intention de far falsa acusa con falso sacramento dele sue rason non contento habiando lo inimigo dela humana natura davanti li soy ochi non habiando algun respeto a dio /e/ alla veritade anda esin incusa falsa mente /e/ contra el so sacramento el dito Zuane de Corgnal citadin de Trieste aver da dano in uno orto …… fo zitado afar sua scusa comparse ……


9/8/1446 - atto di accusa per atti ingiuriosi all'immagine della madonna - banco del maleficio XI - p. 161

davanti a voy spectabile et Egregio messer lo zudise del maleficio e dela nostra corte comparo mi  e si acuso margarita moier de m° Clemento sartor citadina de Trieste in par che ho che la dita margarita del 1446 de lo mese de luio proximo pasado siando in la casa de ser Francesco de Bonomo de ser Bonomo per la muier dise e per …..le risposta certe parole inzuriose /e/ vituperose in /e/ conta la nostra dona madona sta Maria loqual era de parte su una inchona zoe digando la dita margarita digando le fige con la man contra la dita inchona in la faza e intro li ochi in grande dano e vergogna e vituperio contra la forma e la rason dela cita de Trieste  e Statuti e de questo fo presente dona Chiarenza moier de ser Francesco de Bonomo de ser Bonomo /e/ dona Zuana moier che fo de Francesco de Rimeno  dona Chatarina moier che fo de maistro Mathio sartor e dona Zuana moier che fo de maistro Janes sartor e/ per hove prego per voy eper la vostra corte delo maleficio .. procedendo contra la dita margarita secondo la forma erason dela cita de Trieste e questo fato si fo adì 25 del mese de luio proximo pasado el zorno de messer san Jacomo apostolo

11/8/1446 banco del maleficio - vol XI - p. 163
atto d'accusa di maestro Clemente sarto contro la moglie Margherita accusata di adulterio durante la sua assenza dalla città

 ....... comparo mi m° Clemeto sartor citadin de Trieste si denuncio e acuso per mio sacramento Margarita mia moier efiola che fo de maistro Filipho butiglar che ... cosa che mi m° Clemento fosse andado fora dila cita de Trieste za ani 3 in Sagabria afar li ma fati ladita Margarita non habiando algun rispeto adona ali soy santi e no habiando respeto ala vergogna del mondo e vituperando e destaxiando mi m° Clemento e vergognandome per la sua audatia et pro sumption e sença mia licentia non habiando dio davanti li ochi ma piu tosto lo inimigo dela humana natura si tolse in casa dela habitasion mia mituda dela cita de Trieste in lacontrada de riborgo apreso la casa de ser Justo Paduin elialtri soy confinj trovado do mentre che fose vignudo del dito logo Jacomo brigente fameio del dito maistro Clemento e quel tenese in casa mia contra la mia volontade elicentia volte avese zasudo con ladita Margarita mia moier equela hever cognosuda carnalmente contro la mia volontade e in dano evergogna e vituperio de mi m° Clemento Ancora non contenta dele predite cosse ma perseverando in so mal proposito reprendando mi m° Clemento  ladita Margarita evoiando quella monir e castigar che la dita Margarita non debesse tignir tal modo e quella volandome desprexiar etal modo atignudo ladita Margarita che de ela in danno mio eper zudixio de mi m° Clemento e contra la mia volontade eper voy messer lo zudixe del maleficio ela nostra corte che quella Margarita debi ade punir econdanar secondo la forma dela rason deli statuti de Trieste manchando quella secondo la forma dela raxon comuna Ancora cusi epublica voxe efama in la cita de Trieste apud forentis predicta .....  


 16/4/1460 - Vicedomini vol. 36 - p. 32b
 supplica ai giudici della città

...... expone al vostro devoto citadin e servidor ser Vido de Susman che con zosia (?) cossa che ser Antonio de Greto citadin de Trieste ça boni tempi fa havesse vendudo ala Mag.ca Comunità de Trieste una soa cassa metuda in la cita de Trieste in la contrada de Mercha in la qual tien taberna Hermaniza per preso de £ 500 de pizoli con faculta de recuperar quella de ogni so piazer ........


spezzone di un documento pubblicato sul Codice Diplomatico Istriano - 12/8/1464 indizione XII - da: atti dei Vicedomini


....... Davanti de Voi Spetcabili et Egregii Signori Misier lo Capitanio, Misier Piero de Paduin, Misier Zoane de Bonomo, et Misier Odoricho de Zulian, dignitissimi et benemeriti Signori Coretori de la Magnifica Comunità de Trieste e del so Governo, e al nostro Mazor e menor Consej humelmente compareno li vostri fedelissimi e humili Citadini Emericus q. Floreto e Piero de Malgranelo fradei, causano, narano et expongono che za circha ani doi proximi passadi, sia sta compra per la antedita benevola et Magnifica Comunita una caxa de exopero (?) suprascripto metuda in la cità de Trieste in la contrada de marchà (mercato) apreso la caxa del dito Floreto e altri soi confini per livre cinque cento de pizoli, la qual senza dubio alcuno no renderave alcun fruto overo utilità ad essa Magnifica Comunità se la non fose tolta ad afito per queli che ano laltra caxa: perchè una senza laltra non se pou bene abitar. Niente de mancho esso Floreto como humile e bom servidor de la antedita Comunitade voiando ed intendendo piutosto che quel abia utilitate e lo so dover, zoè li soi denari prediti .................


 banco del maleficio - vol. 22 - ottobre 1546

.... produgo questa scritura in mia defension contra misier fra marcho de capudistria conventual de san francesco haver dito che mi con la man averta haverli volesto dar un schiafo che tal cossa mai non ho habudo in el cor mio ni mai se trovera la verita de tal cossa e questo vostra signoria lo vedera per i testimonij lui ha posti li quali testemonij pur che li sianno stadi al presente aver visto el nostro rasonar per che io so certo che non poranno dir tal manchimento de mi aver fato ma che io ho moso a chaminare et si li ho domandado per che cossa eso fra marcho me ha in propiado davanti el clarissimo signor capitanio signor zuan oyos et alla presentia de vui signor zudise de trieste de misier batista de mirez come me hera inferido che non voleva che io potesse testimoniar et per questo par me haver habudo gran reson ha defender el mio honor et dirge che eso non ha fato bem ha volerme tior quel che idio me ha dado ....

è una lettera fatta da Giovan Daniel di Aquileia cittadino di Trieste, di una famiglia da secoli presente in città che assunse il posto di provenienza come cognome, cosa molto usuale una volta, che si difende davanti al Giudice del maleficio, dall'accusa di aver schiaffeggiato un frate del convento di s. Francesco di Trieste




la parlata slava a Trieste nel medioevo
dell'antica parlata slava della nostra città e del suo circondario, non rimane documentazione se non per tutta una lunga serie di toponimi delle contrade, negli atti del Maleficio troviamo accenni ad offese in "sclabonico" ma non vengono riportate. Gran parte della popolazione e dei nobili cittadini, conosceva le forme slave del tempo, lo appuriamo appunto dagli atti processuali, alcuni patrizi poi, sono citati come traduttori. Di che genere fosse lo slavo usato allora è un impresa, considerando che vi fosse sia popolazione autoctona, probabilmente tra i primi slavi giunti, che i "cicci" popolo di origine romena (ricordo che usano una lingua latina e non slava), e che nel tempo giunsero intere comunità di croati, bosniaci, dalmati e che ognuno portasse in uso la sua lingua, ciò diede probilmente inizio alle varie forme di parlata ancora in uso nel nostro territorio, che fà si che lo slavo di (esempio) Sgoniko sia ben diverso da quello parlato a san Dorligo

breve spezzone di slavo trascritto - da : malefici mixto - 10C2 - 22/8/1500 - ingiurie in lingua scalbonica : poidi tam pri ta manigoud e traditor …….cher vo eschie obessen na ta colprie …[così viene tradotto : và da quel manegoldo che el sarà ancora apicado a quele colone]

E’ da supporre che la parlata non fosse uniforme, troppo diverse le etnie, tanto che il rapporto tra vecchi del posto e i nuovi non và per niente bene, e porterà a inevitabili scontri mediati dal comune di Trieste.
Da menzionare inoltre che in altopiano vivevano anche fam. chiaramente friulane, spesso nel tempo i nomi e cognomi vennero slavizzati (già tra il ‘300/’400), lampante il caso dei “Furlan”, cognome diffuso in altopiano che indica la loro antica origine.





E' probabile che la gran parte delle parole in uso nel dialetto triestino, di provenienza tedesca, francese, sia in verità entrata nel lessico comune dopo il 1800, mentre quelle slave sono di gran lunga più antiche, un po' meno quelle spagnole, è comunque un dato di fatto che la parlata locale sia impregnata di termini presi  da altre lingue e spesso distorti, anche se in verità, lo ribadisco, spesso si parla con cognizione solo di una parlata in uso da 200 anni a questa parte, quando le forme venete avevano preso il sopravvento sugli antichi vocaboli autoctoni e  da un secolo circa molte famiglie di ceppo tedesco si erano trasferite quì, inoltre con le varie occupazioni dei francesi, anch'essi lasciarono il segno


il tergestino aveva una predilezione per troncare i vocaboli, li accorciava, quasi avesse sempre urgenza, mentre i veneti solitamente troncavano le vocali finali (vd loro cognomi), i tergestini arrivavano a tagliare anche mezza parola, altra usanza che si protrasse nel tempo sino a pochi anni fa', era quella di dare un soprannome alle persone, spesso legato a qualche fattore fisico (schila,sgionfo,cisbo, brutafaccia,....) o semplici traduzioni nelle forme slave, Giorgio diventava Jure, Claudio in Cajo, Luciano in Ciano, oppure legato al tipo di lavoro che uno faceva, agli attrezzi che usava (Gino caziola), o semplicemente da qualche fatto di vita quotidiana in cui si era venuto a trovare (Tojo beco)

Negli anni '70 era in voga tra i ragazzi il vezzo di parlarsi rovesciando le parole, così da diventare incomprensibile ai piu' il dialogo, naturalmente parliamo di dialetto, a quel tempo mia bisnonna mi disse che non fosse una novita', ma che ai primi del '900 la cosa era gia' stata in uso dai facchini del porto, mi sembra che ogni tanto ritorni di moda.



vocaboli di uso comune

el mato = comunemente per indicare una terza persona, non offensivo
la baba = la donna, non offensivo
ciol - ciapa = (c dolce) prendi
el mona = sempre offensivo
la mona = organo genitale femminile


mia aggiunta, modi dire tipici alcuni odierni  :

* = era molto in uso dai triestini, prendere in giro gli avari, indifferentemente dalla loro provenienza, rimarcavano questo difetto che una volta mancava totalmente al triestino popolano, che quando aveva soldi, diventava "splendido" e offriva da bere e da mangiare a tutti, fino a che rimaneva senza anche lui. Proprio per questa filosofia di vita, a sua volta veniva preso in giro dagli altri, insomma viveva da cicala e non da formica, dai racconti di mia bisnonna : quando suo marito, che lavorava facchino al porto nei primi del 1900, riceveva la paga, arrivava sotto casa loro seduto in una carrozza guidata dal "cucer", tutti correvano alle finestre a vedere, lei scendeva, lui la copriva con uno scialle di lana o di seta  nuovo e via in Istria a mangiare e spassarsela, quando tornavano avevano finito i soldi e tutto ricominciava come prima, erano fatti cosi' !!



dai miei ricordi, modi di dire di mia bisnonna (san giacomina ex sessolotta) :

condoto - gabinetto

te son come un te bon dau -

tululu'
- sempiotto

cori che jopi - era la risposta a delle richieste esagerate

andar a visciar - il vischio era una resina che si usava per catturare gli uccellini

vesti' come un strafanic - vestito male, il vocabolo era anche usato per indicare una donna di facili costumi

te son un strauss - sei un disordinato

luxi - i miei vecchi usavano questo vocabolo per indicare il luccichio di un oggetto

lulech - nel gioco della tombola per indicare il n° 1 (ad indicare l'apparato genitale maschile)

el pisdrùl - indicava il bambino






alcune terminologie usate dai facchini del porto :

angar (leggesi hangar) = parola indicante il magazzino basso

avarea = quando il caffè risulta bagnato e marcisce, oltre la muffa ha un odore acre  e persistente

banda = lama in ferro usata per collegare due zone di carico (angar e camion) o il salto di uno scalino

careta = era ancora in uso negli anni '80, tipo di carriola robusta e pesante su due ruote e lunghi manici su cui venivano distesi i sacchi (fino a 8 o 10 da 60 kg.) e che un addetto trasportava  o dal magazzino o dal camion nella leva (vd. voce)

cavalier = altissima gru semovente su ruote libere, per lo spostamento dei containers, ha la cabina di guida in alto. Quando si muove in retromarcia scatta un avviso sonoro molto particolare che si sente la sera anche nei dintorni della città.

ciamada = la chiamata, nelle Cooperative avveniva al mattino per destinare chi e dove andava a lavorare, la CULP ne aveva anche una nel primo pomeriggio

civanzi = saldo di fine anno, quando i conteggi delle paghe e delle trattenute vengono equiparati, le differenze maggiori pagate in anticipo, vengono restituite ala lavoratore (in uso nelle Cooperative, ma oggi spesso incamerati arbitrariamente dai soliti presidenti avidi)

cottimo = tipo di lavoro, una volta molto redditizio, basato sulla quantità e non sulle ore, molto in uso nel carico/scarico sacchi di caffè, ciò induceva ad un lavoro veloce anche se massacrante, non tutti infatti si potevano permettere di esserne assegnati

cubia = termine usato per indicare la coppia adibita ad un lavoro, quasi sempre carichi e scarichi

farsorin = piccola e leggera careta (vd. voce) con una lama sul basso, adibita al movimento di pacchi o piccole merci

a giornada = lavoro inteso a tariffa fissa per 8 ore lavorative

la mezza = come sopra ma per mezza giornata (4 ore)

imbragada =  una volta era la rete che conteneva le merci caricate o scaricate dalle navi, oggi da fasce di tela dette appunto braghe.

leva = montacarichi dei magazzini usati per lo smistamento delle merci

manovra = personale adibito allo spostamento di vagoni ferroviari con un tipo di jeep con un rinforzo fatto di una grossa lama di ferro anteriore

paizer = palo di legno con cui si fermano i vagoni mossi dalla manovra (vd. sopra)

palett = a forma di gabbia, in legno resistente, usato per lo stivaggio delle merci fatto però con un sollevatore

paletta = attrezzo particolare e sagomato ad uso personale, grosso perno trattenuto dalla mano con derivazione nella zona dell'indice, che finisce piatta e con dei chiodi saldati sulla cima, serve a tirare i sacchi e a trattenerli nella fase di lancio per il cosidetto insaccaggio

porporella = sistema usato per aumentare  l'altezza dei sacchi di caffè nei magazzini

rimando = quando il cottimista non ha lavoro e viene rimandato al domani o alla prossima chiamata

subioto =
cono in metallo usato per campionature (o furto) di generi sfusi dai loro sacchi (caffè, zucchero ecc ..)

virada = movimento della gru
 
Chi scrive, per anni è stato un cottimista di caffè sia nel porto vecchio che poi nel porto nuovo e sà bene cosè la fatica, oggi molti ne parlano ma senza cognizione, dovrebbero andare a vedere come e con che ritmo si lavora a cottimo, poi la stragande maggioranza  provabilmente sarebbe zittita, quella e' fatica .









alcune leggende da sfatare :
la voce "mulo" e "mula" con cui si usa intendere il ragazzo e la ragazza, non appaiono mai in nessun documento, qualche furbetto s'è inventato la radice latina (vd. muliere ecc ...), è invece mia convinzione più probabile, che come trovasi scritto su alcuni documenti di Venezia, sia il dispregiativo con cui venivano appellati i triestini dai veneziani e dagli istriani. Nelle sedute delle Pregadi e dai resoconti dei Capitani che assediavano Trieste, per accentuare il fatto che i triestini erano duri da arrendersi, e loro lo sapevano bene, usavano la formula "duri come musi".
- nel 1453 trovasi la scritta ..la schola dele mamule ... i piu' sprovveduti l'avranno tradotto come la scuola delle ragazze, peccato che e' probabile si trattasse di una scuola ... molto speciale, infatti il comune paga certa Aniza detta l'infrida, ordunque, altre volte nei documenti, certa Aniza e' la matrona che paga l'affitto al comune per l'usufrutto del bordello, traete voi le conclusioni !
il detto : viva là e po' bon
dubito molto che l'antico triestino l'avrebbe fatto diventare il suo motto, se c'era una cosa che non faceva di sicuro, era quella di accettare con flemma le situazioni ostiche, anzi, visto il caratterino che si ritrovava, le prendeva di petto, per cui, direi che anche questa è una presa in giro!
termine "sciavo" per indicare lo slavo
devo confermare che ciò era vero, nel medioevo i veneziani usavano questo vocabolo nel loro dialetto, a Trieste si diceva "sclavo", almeno sui documenti, ma probabilmente qualche veneto lo usava anche quì, ciò non toglie che nel '900 il termine venisse usato, e lo è tutt'ora da una parte di pseudo-triestini in tono dispregiativo e offensivo.
Ridicolo colui che determina l'uso del termine, dalla forma veneziana del ... sciavo vostro ... in forma di saluto, dove non sarebbero in grado di appigliarsi, rimangono solo gli specchi !
Anticamente gli slavi furono fedeli alleati degli ungheresi prima e dell'Austria poi, naturali nemici di Venezia e dei suoi alleati, i croati poi, furono spesso a difesa di Trieste dagli attacchi istro-veneti


piccolo esempio di termini usati nel dialetto e loro origine, naturalmente la forma dialettale e' una storpiatura del termine originale che in taluni casi e' una forma antichissima. La gran parte di questi non sono piu' in uso in quanto soppiantati dalle forme italiane
 dialetto italiano origine dialetto italiano origine
a maca a sbafo, gratis sanscrito gorna grondaia greco
àmolo susino gallico granfo crampo tedesco
androna strada senza uscita greco lissia bucato friulano
anguria cocomero greco lole stupido greco
baba donna chiaccherona russo/serbo matavilz insalata slavo
bacuco vecchio rimbambito ebraico mona scemo spagnolo   
baro cespo di salata celtico muss asino greco?
biflon dedito allo studio tedesco naranza arancia persiano
bordel confusione osmiza rivendita vino campestre   slavo
bordel casino, luogo di prostituzione patacòn macchia spagnolo
britola coltello slavo patòc ruscello slavo
cabibo meridionale arabo habib piter vaso fiori greco
cagoia chiocciola gaelico plafon soffitto francese
camòma lento greco plucia polmone slavo
carega o cadrega sedia greco remitur confusione francese
chifel tipo di pane e dolce tedesco ruk spinta tedesco
cicara chicchera, tazza spagnolo safer autista francese
cistar rubare slavo savon sapone francese
clanz sentiero slavo sbregar rompere tedesco
còfe pazzo tedesco sbriso mal vestito tedesco
crafen tipo di dolcetto tedesco siba verga sloveno
cucàr guardare tedesco sina rotaia tedesco
cudic diavolo slavo sinter accalappiacani tedesco
dindio tacchino francese sluk sorso tedesco
fiapo giù di tono tedesco smir grasso,unto tedesco
fiepa seme di zucca serbo/albanese spagnoleto sigaretta spagnolo
fodra fodera (vesti) antico scandinavo sparher forno tedesco
fràmbua lampone francese/tedeso spavar dormire slavo
freschìn odore di pesce vecchio tedesco spritz tedesco
garbo acido (gusto) tedesco antico stramazo materasso arabo
gheto confusione dai ghetti ebraici Șuf minestrina tedesco
gile' panciotto francese tananai deretano ebraico
zavata pantofola persiano
altri termini li trovate in tantissime pubblicazioni che trattano l'argomento, ma non prendetele mai per oro colato, spesso infatti vocaboli usati da istriani, muggesani o da veneti vengono inseriti come fossero stati in uso anche a Trieste, ma non e' vero niente !



  esempi di dialetto veneziano del XIII° e XIV° secolo  

...secunde vero cedule est talis tenor: in nomine Domini amen, MCCCV mense novenbrio.

Questa la parte dela casa a pe plan: come el'abia la sua corte / de via sulo rio et aba lo muro dela cassa grande: sia comun et cum lo volese lavorar / qal parte lo posa levar a soa spesa et tutavia romagna in comun dele parte. //

Ancor voio co ela posa vegnir tanto ala corte co' elo sia dreto co· lo dito muro et / voio co elo lasa corte de pe' XIJߤ. Ancor voio co lu muro dela corte sia comun / et levase pe' X; debie serarlo de muro de ci alo muro dela casa co nesun no posa / pasar et no abia via de qa; ancor voio co la fenestra co sé sula corte / dela kasa grande no se posa far plu çó, ma posala lavorar co' ela vol / et sia serata sí co(m') ela sé no vegnando plu çó sula corte; ancor voio co / la casa grande abia balia da lavorar su qelo muro lò che sé la fenestra / qanto co ven lo portego de casa grande; ancor voio co lo muro delo portego / dela kasa grande sia comun a meter travi et ço ke li à mester etçeto fanestre / et balko et posa far ila cavo in la mi' corte, scala me par et li privari / et li graneri roman ala parte et lo muro roman commun. Ancor voio co el'abia / in sua parte delo rio tote le IJ kase infra tera et voio co ela abia le kase / co sé sula via et tuta l'isola; ancor voio co qesta parte posa far J liagò / de pe' IIJ alo primo ordeno o IIJ solero dalo portego de ça de ki a per tuta la corte / de ki alo muro comun et çaskun debia dar Pantalo per la sua parte lbr. XX / ad g. a Çeçilia et a Beriola munege ala Çelestia s'el avignise co de l'inprestiti / no se dese pro per nesuna casa; ancor voio co mia muier abia staçio / in la casa tuto qelo co eo tegno sì come ancor voio co Pantalo dea a Maria piçola / munega a sancto Mafeo lbr. X a g. co(n) l'aconçio de Çeçilia et de Beriola; voio co / la kasa grande sia in parte co' la cansa de corte et abia lbr. DCC deli me' inpre/stiti et posa levar lo kavo delo muro delo portego co sé sula corte sulo muro / dela kaxa a pe plan tanto qanto ce lo muro delo portego. Ancor voio co lu / muro delo portego sia comun a metre trave et ço ke li à mester etçeto fanestre / et balco; ancor no posa questa parte far lavorer so la corte se no per conçar ...... continua

1307 - testamento di Giovanni Cappello

A nome de Dio corando mill(e) et tressento et sex, dì vinti in fevrer, eo Çan Capello dela contradha de s(enta) / Maria Materdomini faço testamento. Laso mei (com)miss(ari) dona Agnese dala Sevele et dona Costança Pollan(i) / et mia mare et mio frar Pero. Ordeno i(n)prima dreto desimo et libr. cento et vinticinque per anima mea de/li qual eo laso sol. vinti de gss. per messe et sol. dese de gss. per (con)gregacion et sol. dese de gss. per camese / a poveri et sol. cinque de gss. per lumenaria a sen Çane Evangelista che debia arder infina ch'eli dura / et sol. vinti de gss. a poveri logi et a povere persone sì co' par ali mei (com)messar(i) et de questi sol. vinti / de gss. sì voio che sia dati cum questa (con)dicion: se per algun te(n)po eo avese habudo de quelo d'altri, debia / luser a l'anema soa et ancora deli altri s'el avese logo et sol. quindese de gss. per caritadhe in questa / (con)trata et per li hospedali. Pagadha la sepultura, quelo che roman de libr. cento et vinticinque / sia dati a frar menori et a predicatori et a rimitani et ali Carmeni per mese. Lago libr. / cento a gss. a mia sor Çaneta ch'ela ebia lo pro che esse d'ese metandole in un logo seguro / et non possa meter man in la cavedal s'elo no li avese logo co(n) volentà deli mei (com)messarii et / ala soa fin vegna a mio frar Pero od-hali soi redi quelo che nde fose per algun te(n)po et se mia sor / Agnesina romagnise vedoa per algun te(n)po, Pero sia tegnudo a darli libr. cento a gss. in / ogna manera et se ela morise çença redho quele libr. cento romagna a Pero odh-a soi redhi / de Pero et mia mare habia le massari' in soa vita a soa voluntade et poi romagna a Pero / odh-a soi redhi. Eo Çani sì de' dar un pano da soldi dodhese de gss. a s(enta) Maria Materdomini che eo fisi / i(n)proferta. S'elo avegnise che morisse avanti ch'eo lo desse, Pero sia tegnudo a darlo in ogna manera, / no romagna per ço da far le altre cose. Se io l'avese dadho in mia vita, Pero non ·de sia tegnudho / et sì voio che Pero sia tegnudo, dapoi ch'eo su(m) morto enfra mesi dui, da spaçar l'anema mia / de quelo ch'eo avese ordenado et s'elo no lo fese, ....continua

1321 - testamento Lorenzo de Ventura

In nome de Cristo amen. Corendo l'anno del Segnor MCCCXXJ die XXVIIIJ de mio, testamento de ser Lorenço de Ventura de san Grigoro. Imprima voio e liego et / constituo ad esser mei comissarii dona Trivisana, dileta mare mia, et Francesco, dileto frar mio, et Malgarita et Cristina, dilecte fiiole me', et Lunardo da Basano et Bor/tholamio Cent(ra)cho de Cloça, çèneri mei dileti, che così co' io ordenarè et comanderè che sia dao, che così queli, poi lo mio obito, faça et conpla; item voio ch'el sia dao / dreto desimo; item voio che li diti mei comessarii dibia dare et distribuire deli mei beni per anema mia libr. XL de gss. deli qual io voio ch'eli dibia dare ali frar predicaor / et ad li frar menor et ad li frar remitani et ad li frari dal Carmene et ad li frar de senta Maria Maçor et ad li frar de sen Grigoro s. XIJ de gss. per çascun de questi coventi / adçò ch'eli dibia dir messe per anema mia;... continua



relazioni di guerra  al Senato della Serenissima, nel 1508 durante l'assedio fatto dai veneziani a Trieste  »»»

spero si noti la diversita' della parlata in uso a Venezia e naturalmente in Istria da quella in uso a Trieste


i testi veneti sono tratti dal sito www.bibliotecaitaliana.it










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