le immagini delle cariche sono tratte dal libro degli Statuti di Trieste del 1350
va' precisato che a Trieste l'anno amministrativo iniziava il 1° gennaio contrariamente a Venezia e l'Istria, dove cominciava il 1° marzo
prologo :durante il potere vescovile, lo stesso vescovo governava la citta' (anche dopo verra' sempre menzionato come
<principe>), o in sua vece il <gastaldione>, delle altre cariche poco niente sappiamo, la scarsita' delle documentazioni non ci rivela le varie figure, tranne quella di nobili personaggi a cui lui concedeva la gestione dei suoi castelli, con l'emancipazione a libero comune e sino al 1382, anno della dedizione di Trieste al duca d'Austria, la citta' si autoregge con le cariche in uso in tutti i liberi comuni, con la dedizione cambia in realta' poco, invece di trovarsi un Podesta' disponibile, lo stesso duca destina un Capitano di sua scelta (previsto dall'atto di dedizione) spesso un tedesco, per il resto tutto quasi rimane immutato, infatti la citta' continua a seguire le sue leggi statutarie in piu' deve corrispondere omaggi annuali (orne di vino ribolla) al duca, ma in pratica la citta' e' libera di fare e disfare a suo piacimento, la dedizione non comporta oneri e doveri verso lo stesso duca. L'oligarchia cittadina, gestrice del potere, come tutte le citta' medievali, ha nel suo interno vari partiti che si combattono aspramente tra di loro, il culmine di queste lotte intestine si ebbe tra il 1469 e il '70, quando il Capitano Luogar onde rompere l'egemonia del potere delle solite famiglie, decide di integrare nel Maggior Consiglio, ormai ridotto all'osso a causa della dipartita dei consiglieri piu' anziani, anche cittadini plebei, si accende così una vera rivoluzione messa in atto da coloro che oggi chiameremmo
<conservatori>, la citta' subisce una serie di saccheggi e omicidi, vengono trafugati i libri del comune, messa a soqquadro la vicedomineria, le situazione degenera, il sangue scorre per le strade, coloro che appoggiavano l'innovazione vengono cacciati assieme allo stesso Capitano. Giunta voce dei misfatti, lo stesso imperatore Federico III° con l'esercito marcia sulla citta' *, lo scontro sara' cruento, tanto da essere un vero massacro, le voci parlano di solo 200 sopravissuti (forse esagerato), nell'aprile del 1470 l'imperatore e' in citta', vengono puniti i colpevoli degli atti criminali, viene ristabilito l'ordine pregresso, e impone alla citta' il suo vicedomo (imperiale)
* - nonstante la dedizione, la citta' e' comunque soggetta al Sacro Romano Impero e per logica al suo imperatore
NB : durante le occupazioni veneziane di Trieste, le cariche sono esclusiva del Doge, che destina a capo della citta' naturalmente dei veneziani di sua fiducia, il tempo della carica e' a sua discrezione, restano in uso gli Statuti cittadini, ma vengono cancellate tutte quelle leggi che danno fastidio al Senato di Venezia. Durante le lunghe occupazioni, Venezia destina un Podesta' per Trieste, e solitamente un Provveditore, nel 1376 troviamo anche i castellani dei vari forti eretti dai veneti in citta', uno in Amarina e altro al bastione a s. Giusto, nel 1508 il Cappello viene citato solo come Provveditore.
camerari= registravano entrate ed uscite del denaro della cassa comunale, ne rispondevano al Procuratore Generale, era l'unica carica al quale non ci si poteva defilare.
1318 - Satuti di Trieste - p. 14 - rubr. xvij
1325 e 1349 - addizione - Statuti di Trieste 1318 - p. 177b - elezione dei Camerari
1350 - Statuti di Trieste 1350 - p. 25b - rubr. x - xj - elezione
Cancellieri= segretari del Maggior Consiglio, trascrivevano gli atti giudiziari
1318 - Statuti di Trieste - p. 14 - rubr. xxxvj
1349 - addizione - Statuti di Trieste 1318 - p.177b - n° 118 - elezione dei Cancellieri
1350 - Statuti di Trieste - capitolo 8 - elezione dei Cancellieri
canepari = anche canevari, erano gli amministratori dei beni di una chiesa
1330 - addizione Statuti di Trieste 1318 - p. 20b - rubr. xxvij - elezione canepari fabbrica s. Maria majori ecclesie tergesti
1342 - addizione - p. 172b - n° 79 - canepari s. Justo
1342 - addizione - p. 172 - n° 74 -
1342 - addizione - p. 176 - n° 113 -
1350 - rubr. xlj - p. 66b - elezione canepari s. Justo
Capitano = massima carica cittadina dopo il 1382, non è mai (quasi) un triestino, viene deciso dall’imperatore sovrintende all'operato dei giudici rettori, del Consiglio e sull'applicazione delle leggi statutarie della città, è spesso in conflitto con i patrizi cittadini sull'uso improprio delle leggi, spesso da loro interpretate a seconda dei loro interessi privati, presiede anche al Banco del Maleficio nelle cause penali di un certo rilievo. Su questa figura istituzionale ci sarebbe molto da dire, tra loro ve ne furono alcuni che non erano quasi mai presenti in città, altri che visto l'andazzo cittadino ne approfittarono facendosi donare ori e preziosi, ma vi furono anche quelli che combatterono valorosamente sul campo con le armi per la difesa della città,e quelli che si opposero fermamente ad una giustizia discutibile a buon pro dei pochi e ricchi, ma i nobili tergestini dovevano avere davvero buone
<maniglie> alla Corte, tanto che spesso costoro venivano sostituiti anzitempo ,
Capitolo= la corporazione dei canonici ed ecclesiastici (NB : và ricordato, che spesso erano dei nobili cittadini, almeno uno in famiglia era usanza intraprendesse gli studi, ma poco spirituali e molto di vantaggio) nella foto un canonico -i canonici triestini, saranno spesso in conflitto con Roma e il suo Papa, si eleggeranno da soli il proprio vescovo, che puntualmente verra' sostituito da Roma, con il trasferimento del potere di nomina al duca d'Austria le diatribe si calmano, ma solo un po'. Il Capitolo aveva possedimenti in tutto il territorio, compresa l'Istria, beni poi occupati da Venezia. La causa degli scontri va' forse ricercata, oltre al fatto che molti dei suoi componenti erano nobili triestini con molti interessi da salvaguardare, anche al fatto che la chiesa di Trieste si era sempre considerata autonoma, accetto' forse malvolentieri la sua accorpazione alla chiesa di Aquileia, con cui accomunava il rituale bizantino e non romano, va' ricordato inoltre che fu' gia' scismatica al tempo dei
<tre capitoli>.
estimatore= notai salariati dal comune che stimavano dei beni posti a sequestro e poi messi all'incanto, per debiti o a causa di diatribe ereditarie - erano 2
1318 - Statuti di Trieste - p. 15 - rubr . Lx (vd. immagine sotto)
1350 - Statuti di Trieste 1350 - p. 35b - rubr. xx - elezione
fonticaro= era l'amministratore dei beni del fondo (frumenti, farine ecc...) in carica per 4 mesi, alla fine presentava rendiconto e pagava gli eventuali debiti, in caso di mancato pagamento, veniva escluso dalle cariche per 10 anni e al pagamento del dovuto oltre alla mora
Gastaldo= anticacarica già longobarda, era il rappresentante del vescovo al tempo in cui era Signore della città, lo rappresenta anche ad atti di pace, sinodi ecc ... la voce rimarrà ancora per i paesi di propietà vescovile, ma verrà poi soppiantata dal nome di Suppano
rubrica CXXIII - Statuti di Trieste 1318 - p. 102
1322 addizione - gastaldio domini episcopi
Governatore = carica aggiunta nel tardo 1700, rileva dal Capitano, tutte le incombenze civili, alcuni saranno triestini, altri lo diventano poi. La carica perdura anche durante l'occupazione francese della citta', sara' in auge durante l'epoca del Territorio libero di Trieste, oggi non piu' cittadina, appartiene al rappresentante della regione intera.
Giudici Rettori= erano 3, venivano eletti ogni 4 mesi dal Consiglio Maggiore, governavano la città, gestivano gli affari politici ed economici della città, le cause fiscali e quelle pie, tutelavano l'osservanza delle leggi degli Statuti (sempre patrizi cittadini), dovevano avere più di 30 anni, non dovevano essere della stessa famiglia (ma parenti sì), avranno il titolo di collonnelli della milizia e delle cernidi della città e del territorio, erano in pratica i veri detentori del potere, ma solo per breve tempo a meno che, non venissero riconfermati
Statuti di Trieste 1318 - addizione p. 34b - i giudici rettori devono venire in palazzo al suono delle campane
1350 - Statuti di Trieste 1350 - p. 20-21b - rubr. v - vj - vij - elezione e loro ufficio
1350 - Statuti di Trieste 1350 - p. 74b - rubr. xLiiij -
Giudice del Maleficio = era un notaio, mai cittadino, decideva la pena ai colpevoli in pubblico Arengo basandosi sulle leggi dello Statuto della città', gli erano aggiunti il protettore che salvaguardava l'odine e il notaio dei malefici, che era addetto alla registrazione dei vari atti e sentenze.
maestro di scuola = anche dettoRettore, la gran parte veniva scelta dalla zona di Ferrara, probabilmente laureati all'università di Bologna, nel 1300 insegnava nella scuola in Cavana
meseto= sensale autorizzato dal comune, accompagnava i commercianti nella città, erano 6, dovevano conoscere il tedesco e avere almeno 40 anni
Statuti di Trieste 1318 - rubrica CXIII
1342 - addizione - Statuti di Trieste 1318 - p. 173 - n° 80
1350 - Statuti di Trieste 1350 - p. 46b - rubr. xxviij - elezione e loro ufficio
militedel Podestà (poi del Capitano) = il braccio armato della carica più alta, spesso era un nobile, quasi sempre forestiero, tutelava l'ordine pubblico e la guardia delle prigioni
1350 - Statuti di Trieste 1350 - p. 62 - rubr. xxxviij - vd. anche "socio del Podestà"
NB : i triestini non conobbero mai la leva obbligatoria per secoli, avevano l'obbligo di accorrere in armi in piazza se la campana avesse suonato l'allarme, dovevano a turno fare i turni di guardia alle mura e alle torri, ma di multe comminate per l'assenteismo, non mancano, si allenavano al tiro con arco e balestra in appositi siti, per tutto il periodo (560 anni) di dedizione alla Casa d'Austria, sono sempre stati esonerati dal servizio militare, anche se pero' furono spesso volontari in vari scenari di guerra, unici momenti in cui vi fu' una leva forzosa si ebbero o durante le occupazioni veneziane o al periodo di occupazione francese e naturalmente con l'occupazione italiana. Nonostante tutto, furono molti i concittadini che divennero capitani di ventura, altri ebbero onori sui campi di battaglia di tutta Europa, molti diedero la vita per fermare le soldatesche agli ordini di Venezia e nelle furenti battaglie contro i turchi.
mudaro = colui che gestiva la dogana di una porta cittadina prima (la dogana fù privilegio del vescovo che la dava in appalto al maggior offerente), a metà del 1400 subentra la figura del mudaro imperiale che incassa le dogane per conto dell'imperatore a cui spettavano, è quasi sempre un nobile tedesco
notaio= autenticavano contratti, e atti privati, ma anche atti pubblici, erano infatti presenti alle assemblee del Comune, agli Arrenghi ecc .. ( vd. pg. "tabellionati")
notaio estimatore = vd. estimatore
notaio del maleficio= aveva il compito di trascrivere gli atti processuali criminali
oratori= venivano scelti man mano che servivano, andavano alle Corti di tutta Europa, spesso usati nei casi di guerra, certamente il più famoso tra tutti fù il Pietro de Bonomo, che divenne intimo dell'imperatore, poi rifiutò la carica di vescovo di Vienna e assunse quella di vescovo della sua città, Trieste.
Podestà= antica carica, mai cittadina, veniva scelto dal Consiglio al di fuori della città, durava 6 mesi, paragonabile al moderno sindaco, spesso giungeva in citta' con la famiglia, durante le varie occupazioni veneziane, la carica era decisa dal Doge che poteva variare il tempo a suo piacimento. La carica con questo nome tornerà in auge attorno al 1800. Nell'entrare in carica, il podestà giurava di attenersi alle leggi degli Statuti cittadini, di mantenere l'onore, i diritti, promuovere l'interesse pubblico della citta', mentre a lui giurava il Consiglio, ma non come principe o suo rappresentante, ma solamente si obbligavano a seguirlo se chiamati, di dargli sincero consiglio e di obbedire ai suoi precetti, il Podesta' era anche il primo a votare in Consiglio.
1318 - Statuti di Trieste - p. 2b - rubr. ij - salario
1349 - addizione - Statuti di Trieste 1318 - p.177 - n° 114 - sul suo salario
1350 - Statuti di Trieste 1350 - p. 12b - elezione e regole del Podestà
socio del Podestà = era concesso che avesse al suo seguito una persona a lui gradita, spesso un amico o un familiare o anche un vero e propio socio in affari, spesso occupa la carica di milite
precone = era l'odierno messo comunale, anche in questo caso è quasi sempre forestiero, anzi ce n'erano diversi (fino a 6), tra i suoi compiti gridava i beni all'asta, sulle scale del palazzo comunale, faceva i proclami, raccoglieva i pegni dalla cittadinanza, ecc.
genn. 1319 addizione - Statuti di Trieste - p. 40b = dovevano portare il simbolo della lancia di s. Sergio (alabarda) sulla veste, sia davanti che dietro (vd. immagine sotto)
genn 1320 - addizione - p. 41 - il precone deve custodire le lampade nella sala del palazzo
genn. 1323 - addizione - p. 40b - dovevano potare il berretto, e un bastone di ferro
1349 - addizione - Statuti di Trieste 1318 - p. 178b - n° 126 - salario dei preconi
1350 - Statuti di Trieste 1350 - p. 68 - rubr. xLij - ancora sul vestiario
prefetto= nelle carte comunali del 1499 appare questa carica per la prima volta, era concessa al milanese Erasmo Brasca, nel 1501 si ritrova anche quella di vice-prefetto, l'anno seguente le due cariche scompaiono
procuratore generale= tesoriere del comune, in carica per 4 mesi, riscuote le entrate pubbliche (dazi e affitti dalla città e dai villici), paga i salari e le spese del comune, alla fine del suo mandato presenta rendiconto al Capitano e ai Giudici rettori, deve pagare gli eventuali debiti o viene privato delle cariche per 5 anni e al pagamento del dovuto con la mora
1350 - Statuti di Trieste 1350 - p. 27 - 27b - rubr. xij - xiij - elezione
procuratore del comune= nominati dal Consiglio ma del quale non dovevano per forza farne parte, di qualunque ceto sociale, erano dei messi del comune che venivano mandati ovunque il comune avesse interessi, spesso usati come postini, ma stipulavano anche affari economici per la città erano anche detti
<nunzi>
Provveditori = sono 2 e vengono eletti dal Maggior Consiglio, durano 4 mesi, si interessano delle strade pubbliche, le mercanzie, le botteghe, le taverne. il rifornimento delle carni
Saltari = erano le guardie del circondario,dovevano sorvegliare la zona di loro competenza, prati, campi, vigne , frutteti e boschi, salariati dal comune denunciavano al banco del maleficio le malefatte e chi le commetteva, il Giudice chiamava al suo cospetto i sospettati e lì avveniva il processo a cui seguiva le pena o l'assoluzione - ogni Salteria sembra avesse una casetta a disposizione dei guardiani - sono numerosi i processi in cui sono gli stessi propietari dei terreni che denunciano i Saltari sia per danni che per inefficienze - erano praticamente sempre abitatori del territorio, - vd. anche pagina toponomastica-salterie
1318 - Statuti di Trieste - p. 44 - rubr.Lxxxvij -
10/1/1327 - Statuti di Trieste - p. 44b - quelli di Moncolano : devono accudire da s. Maria de Grignano verso la città, devono stare in Pradello e devono custodire il rivo della Romania ad via Nova - quelli di Melars : devono custodire Cadinsij sotto il Farneto e il rivo Soriasti (?) ... s. Maria Maddalena - da Farneto a mulin de Pribeçi - quelli di Castiglono : devono custodire sopra il pontar s,te Sabbate e il rivo Feleteri
1328 - addizione - p. 18b - devono avere 25 anni
1329 - addizione - p. 60b - quelli di Castigloni devono custodire il rivo Gasi in valle Mucho
1340 - addizione - p. 169 - elezione dei Saltari
1342 - addizione - p. 172 - n° 74 - accuse dei Saltari
1349 - addizione - Statuti di Trieste 1318 - p. 177b - n° 122 e 123 - elezione dei Saltari
1350 - Statuti di Trieste 1350 - p. 49 - 52 - rubr. xxxj - elezione e regole del Podestà
1550 - Statuti di Trieste -p. 23 - Saltari : Grondelera = da rivo Grignani ad Sistianum - Moncholani = dal predetto rivo a Via Nova, fino al ponte di pietra presso porta Riborgo - Cologne = da via Nova a via s. Pelagy - Melars = da via s. Pelagy verso villa Rizmagna e la via a Ristortum e Mombeu usque a s. M. Magdalena - Castioni = dalla detta via a Rivo del Gias e la via verso Plaudes - S. Viti = da Disele per strada a mare, muri della città e porta Riborgo per magna strada verso Prati Episc. e Zaule
Suppano= dallo slavo "Zupan", era il capo villaggio, ovvero il sindaco, e rispondeva alle cariche della citta', la denominazione continuera' sino a tutto il 1800, a precisazione, oltre i villaggi del territorio, anche gran parte di quelli che oggi sono considerati rioni, ebbero a capo un Zupan (Servola, Rozzol, s. Giovanni, Scorcola ecc ...). Ho trovato anche la voce slava di : starisina (forma antica slava che indicava il vecchio del villaggio ovvero il capo) 14/1/1770 elenco delle localita' del territorio che hanno a capo un Suppano : s.ta Croce, Contovello, Prosecco, Trebich, Opchiena, Padrich, Gropada, Longera, Basuiza, Servola, Barcola, Gretta, Rojan, Scorcola, Kolognia, Rozol, Guardiella, s. M. Maddalena, Zugnian, Chiarbola [10D5-editti]
Vicario = sarà il rappresentante del Podestà prima e del Capitano poi, in atti pubblici, assumerà anche la carica di Luogotenente doveva essere forestiero e dottore in legge – non confondere col Vicario del vescovo, altra autorità
1350 - Statuti di Trieste 1350 - p. 14-15-16 - rubriche ij e iij - regole del Vicario
vicecapitano e Logotenente= era la seconda carica per importanza in citta', la
prima nota in cui appare un vicecapitano e' datata 1382 nel quale si cita quello
del Patriarca di Aquileia, presente a Trieste liberata in rappresentanza del
principe, seguono poi una serie di vicecapitani che sostituiranno i Capitani
della citta', impossibilitati alla presenza, sono quasi sempre forestieri,
appena nel 1500 si ritrovano eminenti cittadini a ricoprire la carica.
Vicedomini = notaio che ricopiava atti notarili pubblici e privati su un libro e depositato nell’edificio della Vicedomineria, al fine di dare autenticita' ai documenti, nessuna legge l'imponeva, ma i triestini che si conoscevano bene, non mancavano di farlo,erano 2 ed erano in carica per un anno - la carica nasce nel 1322 - ancora oggi sono disponibili piu' di 100 libri in cui sono trascritti gli atti dal 1322 al 1800
1350 - Statuti di Trieste 1350 - p. 38 - rubr. xxj - xxij - elezione
Vicedomino imperiale = dopo la rivoluzione del 1470, l'imperatore impone sua persona di fiducia, incaricata nella riscossione dei tributi a lui dovuti, è anche l'ufficiale pagatore, sara' quasi sempre un tedesco
esistono poi le cariche diremmo secondarie : i Cancellieri detti <sub Logia>, gli avvocati del comune, gli
ambasciatori, i Procuratori, gli
ufficiali delle misure, i portonai, i Sindaci, i giustizieri, i cavalieri , i guardiani notturni, le guardie dei giardini, i guardiani notturni delle contrade interne, ecc...... tutti pagati dal comune
vi furono anche altre cariche che poi cessarono come i Capitanidel castello di Moccò, del castello di Moncolano, e di Castelnovo che furono tutti beni del comune di Trieste, e ilPodestà del Carso
oltre alle varie cariche, tra i dipendenti, salariati dal comune, c'erano : ilmedico (nel '700 saranno 2 e appare anche ilchirurgo), iltamburinaio, ilcampanarodella cattedrale, ilmaestro delle ore(orologiaio), lospadaro o maestro corazzario, iportonari(aprivano e chiudevano le porte cittadine), etc...
Maggior Consiglio
era costituito dai patrizi cittadini , dal 1297 le famiglie presenti si arrogano il diritto di ereditarietà della carica, cosa che andrà in disuso man mano che mancheranno consiglieri, tanto che saranno molti i plebei che vi entreranno, la carica era a vita, ma dopo la
<Dedizione> troviamo nei documenti, che alcuni venivano cassati dal Capitano della citta', solitamente per serie motivazioni. Aveva il compito di eleggere la magistratura, vigilava sull'amministrazione, sulla difesa cittadina, l'armamento, sull'edilizia, l'annona, rappresentanze, oratori, procuratori ecc ... votavano col
sistema delle <balote>, le deliberazioni venivano annotate su un libro. Il loro numero, varierà nel tempo (da 160 a max 224), erano compresi i giudici rettori e tutte le cariche cittadine, che anche se non erano membri del Consiglio, vi entravano per diritto per il tempo della loro carica.
Nel 1564 l'arciduca d'Austria Carlo, riduce il numero dei
Consiglieri a 80 membri
Nel 1613 Ferdinando lo riporta a 180
Le persone che venivano iscritte al Consiglio, diventavano
automaticamente patrizi (nobili) tergestini, non cosi' la loro
famiglia, nel tempo molti plebei verranno assorbiti sia per
mancanza del numero legale a causa delle morti dei vari membri,
sia per le piu' varie motivazioni, alcuni furono anche suggeriti
(?imposti) da Vienna. Naturalmente, quando parliamo di
patriziato, s'intende una forma locale, che non ebbe sempre
l'intendazione imperiale o arciducale, ma ... in epoca
vescovile, e' possibile (quasi certo) che il prelato,
principe e Signore della citta', elevasse alcuni cittadini a
piu' alto rango, ma la scarsita' di documenti giunti sino a noi,
non ci danno elenchi consultabili.
Minor Consiglio(detto anche Pregadi o dei 40 o Quarantìa)
composto da 40 membri, anche qui, in gran parte delle famiglie nobili, aveva minore importanza e dava solo un voto consultivo alle decisioni di quello Maggiore, eleggeva solamente gli ambasciatori che si mandavano alla ricerca dei Vicari, dei giudici del maleficio, dei rettori di scuola e dei medici per la citta', il Consiglio perdera' sempre piu' importanza e verra raramente congregato, sara' ancora attivo nel 1800
NB : gli antichi seggi su cui sedevano i consiglieri, sono
ancora visibili all'interno della chiesa detta del <rosario> in
piazza vecchia ai due lati dell'altare maggiore
esisteva in citta anche il Consiglio di Contrada, ovvero rappresentanti di un rione cittadino che deliberavano sui lavori da compiere nella loro zona, scarne le notizie in merito, immagino che le assemblee dovevano assomigliare alle nostre di condominio. I capi dei rioni erano anche facenti parte del Consiglio cittadino, erano all'incirca dei
<tribuni del popolo>, praticamente i rappresentanti di cittadini.
il 31 gennaio 1411 viene istutito a Trieste il Collegio della Bailia, ovvero 6 sapienti (sempre i soliti patrizi) con poteri uguali a quelli dello stesso Maggior Consiglio, doveva durare solo 4 mesi e servire solamente per i casi gravi come guerre, assedi, ma invece continuo' e si fece sempre piu' potente e pericolosa, tanto da decidere di vita e di morte. Il Collegio, come un inquisizione, annotava su un libro, le condanne che emetteva a destra e a manca,ma i cittadini stanchi dell'oppressione che questa istituzione esercitava, protestarono energicamente e finalmente 16 dicembre del 1426 il Consiglio decideva l'abolizione, la distruzione del Libro, e la pena di morte a chi proponesse il suo restauro.
in alcuni particolari casi, rari in verita', veniva eletto un Consiglio dei Sapienti,che si occupava di risoluzioni di improvvisi accadimenti, sul come affrontarli, solo a scopo consultivo.
il 18/7/1676 i triestini chiedono all'imperatore che nella
mancanza della figura del Vicario, si possa eleggere un
consiglio. Leopoldo definisce la loro elezione : devono essere
6, con almeno 30 anni e buoni studi, sia chiamato <superiore> ovvero sopra ai
<40>, in carica 3 anni a 100 ducati, vengano chiamati <assessori> e discutano le cause civili e criminali in castello, gli scritti si conservino nella Cancelleria, le multe vengano cosi' divise : 1/2 all'erario pubblico, 1/2 alle riparazioni della fortezza - si riuniscano il martedi' e il giovedi' - non mi risulta che ci sia stato un seguito, tutto rimase forse solo un idea
stranamente, non riscontro mai a Trieste, le corporazioni dei mestieranti, molto diffuse nel resto d'Italia, gli stessi Statuti parlano di ... coloro che professano un mestiere, ma non si cita mai un associazione, nonostante fossero in molti e in taluni casi anche economicamente solidi.
Commissari regi
=
non sono cariche comunali, ma imperiali, vanno citati comunque per la loro
importanza, la loro autorita' era superiore a qualsiasi altra carica del comune,
erano i rappresentanti dello stesso imperatore, spessissimo presenti a Trieste,
portavano ordinanze, nuove leggi, missive, nei casi di turbolenze erano i
giudici riappacificatori, precedevano le visite imperiali alla citta', ma
in alcuni casi assumevano anche il potere che spettava al Capitano, sempre pero',
seguendo le leggi dello Statuto cittadino. Naturalmente la citta' li copriva di
doni, per assicurarsi la loro benevolenza presso la Corte, e quasi sempre la
cosa funziono'.
fotocopia di un foglio dell'Albo dei Magistrati di Trieste 1439-1440 (2E 2/3)