«Amo
l'orrore di esser vergine e vivere
voglio nello spavento che i miei capelli m'incutono
per sentire la sera, dentro il mio letto
rannicchiata, rettile inviolato nell'inutile
carne, il freddo scintillio della tua pallida
luce, o tu che muori, tu che bruci
di castità, notte bianca di ghiaccioli
e di neve crudele!
E allora la tua sorella solitaria,
o mia sorella eterna, il sogno mio
verso te salirà: tale ormai, rara
limpidezza d'un cuore che sognarlo
potè, sola mi credo in una patria
monotona, e tutto intorno a me
vive nell'adorazione d'uno specchio
che riflette entro il suo riquadro dormiente,
Erodiade dal chiaro sguardo di diamante...
O estremo incanto, si! Lo sento, sono sola.»