Benvenuti in Umbria!

In Umbria il tempo rappresenta quasi uno stato dell'anima, un profondo sentimento d’affetto per le proprie radici e per secolari tradizioni vive ancora oggi, storie vere o leggendarie con le quali comunque ci si confronta, che si tramandano di generazione in generazione da sempre. Il grande rispetto per la propria storia si traduce inevitabilmente in una distribuzione museale generosa e capillare: differenti per dimensioni e contenuti, i musei umbri raccolgono ed espongono con orgoglio tutto ciò che dipiù rilevante la comunità ha prodotto e custodito. C’è gran rispetto nel voler valorizzare memorie e tradizioni secolari, conservandole assieme tramite un apparato in grado di restituire davvero un quadro esaustivo della storia artistica e culturale della regione. Una visita presso una di queste istituzioni museali permetterà di entrare in contatto diretto con la appassionante storia umbra: sarà possibile scoprire con i propri occhi le tappe di un’evoluzione ricca di colpi di scena, cadute rovinose e rinascite.

La storia di una terra abitata originariamente da Etruschi e da Umbri, popolazioni divise dal fiume Tevere, occupata dai romani durante la terza guerra sannitica, quindi colonizzata e valorizzata da importanti arterie, comunque fedele agli ordini della Città Eterna. Devastata da orde di barbari diretti a Roma durante la guerra greco/gotica (Sesto secolo), con l'invasione longobarda qui nacque il ducato di Spoleto che, sorto intorno al 570, prosperò acquistando grande autonomia, fino a divenire uno dei più potenti della penisola. Gravitò spesso e volentieri intorno a Roma, inserendosi nelle alterne vicende del papato, condizionandolo oppure subendone le decisioni a seconda dei momenti storici, avendo infine la peggio con il giuramento di fedeltà e l’insubordinazione del duca Alboino al Papa e al re dei Franchi. Le città umbre nelle faide tra Chiesa ed Impero si regolarono reggendosi con ordinamenti propri (sapendo di poter acquisire maggiore autonomia), schierandosi dalla parte dei papi che non poco foraggiarono lo sviluppo dei comuni. Le autonomie, nonostante le lotte, favorirono lo sviluppo di molti centri, floridi di artigianato e commerci, arte e fervore religioso. Tra tutti svettò senz’altro Perugia, che nel Duecento si dotò addirittura di una Università, divenendo centrod’eccellenza culturale.

La Chiesa dal canto suo, non riuscendo a imporsi condizionando le scelte dei comuni, si felicitava di una sudditanza soltanto formale. Ai comuni succedettero le signorie, evoluzione istituzionale attraverso cui l’amministrazione cittadina passava a dinastie di nobili famiglie con facoltà di designare il proprio successore. Queste dinastie conferirono di fatto maggior stabilità al governo, vincendo la cronica fragilità anche se nessuna di esse ebbe storicamente la capacità di unificare davvero la regione. A metà del Cinquecento la cesura: Papa Paolo III impose infatti un governo diretto, sopprimendo le autonomie: da quel momento in poi tutto il potere fu nuovamente, completamente nelle mani della Chiesa. Nel 1798 Napoleone incluse l’Umbria prima nella Repubblica romana, poi nel 1808 nell'Impero francese. Restituita alla Chiesa nel 1814, partecipò ai moti risorgimentali del 1831, del ‘48 e del ‘59. Nel 1860, finalmente, attraversata dall'esercito sardo in marcia verso il regno borbonico, con un autentico plebiscitochiese e ottenne l'annessione all'Italia.