Da decenni la Straferrara è sulla breccia. Da poco ha compiuto ottant'anni di attività e
per una compagnia teatrale, addirittura dialettale, non sono pochi.
L'aver resistito nel tempo vuol dire che chi ne tiene le fila ha saputo
creare un buon affiatamento tra tutti i componenti e svolgere un'attività
che ha suscitato interesse. La Compagnia fu fondata il 14 agosto 1931
da Ultimo Spadoni insieme a Mario Bellini, Piero Bellini, Renato Benini,
Leonina Guidi Lazzari, Arnaldo Legnani, Umberto Makain, Norma Masieri,
Erge Viadana.
La prima recita avvenne il 3 settembre di quell'anno al teatro dei
Cacciatori di Pontelagoscuro con la commedia Padar, fiol e ...Stefanin
e la farsa L'unich rimedi, scritte entrambe da Alfredo Pitteri. Allora,
infatti, era di prammatica concludere la serata, dopo la commedia,
con una farsa. Gli interpreti di quella sera furono, e li citiamo
in ordine alfabetico, Mario Bellini, Piero Bellini, Leonina Guidi
Lazzari, Armando Legnani, Norma Masieri, Altredo Pitteri, Ultimo Spadoni.
Nel cast figura anche il suggeritore Renato Benini. Lo spettacolo
ebbe un successone. Il teatro segnò il "tutto esaurito" e si
ebbe un incasso lordo di 716 lire: un record per quei tempi. Il costo
del biglietto d'ingresso era di lire 1,50; biglietto ridotto: metà
prezzo.
Da quella memorabile recita la Straferrara prese l'avvio e lavorò
quasi per un anno intero al cinema-teatro Diana di Ferrara. L'anno
successivo iniziò un'intensa toumée in tutti i teatri
della provincia diffondendo ovunque passione per il teatro dialettale
ferrarese. Il crescendo dei successi portò questa compagnia
al teatro Nuovo ed al teatro Verdi di Ferrara dove si esibi' per molte
recite: in entrambi i teatri riscosse molto successo grazie alla bravura
degli interpreti, alla cornice scenica ben curata a tutti gli effetti
e all'esecuzione del lavoro resa maggiormente piacevole, in alcuni
spettacoli, dalle canzoni e dalla musica innestati con buon gusto.
Per la rinomanza acquisita in pochi anni, la Straferrara venne richiesta
anche in altre città e si produsse validamente al Savoia di
Rimini,al Rasi di Ravenna, al Principe di Modena, al Duse di Bologna
e al famoso Regio di Parma con A la partigiana, di Alfredo Pitteri
che riscosse moltissimi applausi. Durante l'ultima guerra continuò
la propria attività, pur sotto l'incubo delle incursioni aeree,
recandosi con mezzi di fortuna anche nei pochi teatri di provincia
disponibili, per portare un po' di svago e di conforto agli sfollati.
Il 23 aprile del 1945 la Straferrara fu sorpresa dalla prima granata
caduta sulla città al teatro Diana dove stava rappresentando
A la bersagliera, di Alfredo Pitteri. Prendevano cos' corpo in quegli
anni di attività sui palcoscenici di Ferrara e della provincia,
come puntualmente le cronache giornalistiche ci informano, opere come
la commedia musicale in tre atti I vecc matt di Celati e Rossi con
la musica del maestro Lino Rossi, Chi va in ssù;.. e chi va
in zo dell'avvocato Raoul Bernardello, La festa d'la mama di Augusto
Celati, la commedia musicale Zuvantù alegra di Celati e Rossi,
Al tramacc di Celati e Forti, In boca al lov di Celati musicata da
Antonio Dolcin,A.S.M.A. di Celati e Forti, I puntagh ach' magna i
gat di Celati, Gl'idei ad Piroccia di Celati, Tre gati da patnar di
Celati, L'unich rimedi di Alfredo Pitteri, Carlon in trapula di Celati,
Padar, fiol e Stefanin di Alfredo Pitteri. Commedie che hanno costituito
la base di un teatro dialettale che si è poi sviluppato nel
tempo, tanto che oggi sono oltre cinquecento i testi rappresentati
dalla Straferrara e dalle altre compagnie del settore.
Le prime commedie erano interpretate, fra gli altri, da Ultimo Spadoni,
Athos Pirani, Eros Garbati, Maria Zanella, Teresa Bosi, Luisa Lombardi,
Mario Bellini, Alda De Marco. Nelle cronache di quel periodo citatissima
è Cici Rossana Spadoni che a 5 anni era considerata una bambina
prodigio ed era denominata la Shirley Temple italiana: si esibiva
anche in spettacoli di varietà con la compagnia che portava
il suo nome. Sul quotidiano "La Provincia di Bolzano" dell'8 luglio
1938 una cronaca evidenzia "che le sue inimitabili creazioni, le sue
canzoni cantate con garbo e brio e le sue geniali interpretazioni
hanno del portentoso. Ieri sera il numeroso pubblico presente allo
spettacolo si è molti divertito ed ha seguito con più
vivo interesse i diversi numeri imperniati sulla graziosa piccola
artista, sottolineandoli con caldi applausi''.
La Straferrara approdò a Roma nel luglio 1942 per il concorso
nazionale delle compagnie minime di prosa svoltosi al Teatro delle
Arti dove presentò due opere in lingua: Fuori dal nido di Eligio
Possenti e L'ombra di Dario Niccodemi. Ottenne un lusinghiero piazzamento
che la fece annoverare tra le compagnie sovvenzionate dallo Stato.
Da quel momento il Comune di Ferrara le diede la possibilità
di gestire, in proprio, un teatro estivo nel giardino di parco Massari:
si creò così' un punto di riferimento per gli spettatori
che sempre più numerosi applaudivano ed apprezzavano la compagnia
ed attraverso essa il teatro dialettale ferrarese. Da sottolineare
che in occasione della trasferta di Roma la scrittrice Flora Antonioni
dedicò a Cici Rossana Spadoni una delle sue "lettere romane"
che scriveva per Il Resto del Carlino.
Altre tappe importanti della Straferrara. Nel maggio 1963 fu attribuito
il primo premio assoluto (e medaglia d'oro) al concorso regionale
dei complessi dialettali emiliani che si svolgeva al teatro comunale
"Giuseppe Verdi" di Busseto. La Straferrara rappresentò in
quella occasione Tre gati da patnar di Augusto Cetati. Una cronaca
del quotidiano "La Gazzetta di Parma" del 21 maggio 1963 evidenzia
che "vi sono stati applausi meritatissimi, alla fine di ogni atto
ed a scena aperta. La commedia è piaciuta anche per la sua
semplicità, ma soprattutto per l'affiatamento di tutti gli
artisti, padronissimi della scena, sobri nei gesti e misurati nell'espressione
dialettale". Nello stesso anno un altro premio importante la Straterrara
lo ottenne alla rassegna nazionale di Faenza svoltasi al teatro Masini.
L'anno successivo, sempre in questo festival, la compagnia ferrarese
riportò un altro successo con il premio attribuito all~attore
Werther Marescotti. Dal 1966 la Compagnia dalla direzione di Ultimo
Spadoni passò a quelle del genero Beppe Faggioli, sulla scena
fin dal 1950.
Beppe Faggioli nelle vesti di regista, capocomico ed attore ha rinnovato
il fasti della Straferrara con entusiasmo e passione. Dal 1966 molti
sono i luoghi dove la Compagnia ha effettuato delle rappresentazioni
e molti i riconoscimenti ottenuti in varie rassegne. Sempre al festival
di Faenza ebbe nel 1971 un altro successo. In quella occasione fu
presentata la commedia A spos mie nona di Alfredo Pitteri, e cosi
si espresse il presidente della giuria: ''La compagnia Straferrara
che conosciamo e apprezziamo da tempo, domenica sera l'abbiamo trovata
in stato di grazia: ci ha fatto assistere alla migliore rappresentazione
di quest~anno e insieme ci ha dato una dimostrazione di quello che
deve essere il teatro dialettale. Una recitazione spontanea, naturale,
ma estremamente incisiva e tagliente, ricca di spirito, legata ad
una regia (quella di Beppe Faggioli) molto intelligente e attenta;
in più una grande preparazione ed affiatamento fra un gruppo
di attori singolarmente dotati. Da tutto ciò è scaturito
quella specie di fluido che non si vede, ma c'è, che va dal
palcoscenico alla platea e lega irresistibilmente attori e spettatori".
Un giudizio molto iusinghiero per Beppe Faggioli e la Straferrara
che, malgrado la difficoltà di non avere, a partire dall'inizio
degli anni '70, una sede fissa e di dover rappresentare le commedie
un po' qua e un pof là senza quella continuità necessaria
ad un maggior sviluppo dell'attività, hanno continuato a calcare
la scena con grande passione.
Ed oltre al tipico e collaudato repertorio hanno riportato sul palcoscenico
moite novità, salvando dall'oblio vecchie e mitiche rappresentazioni.
Fra esse, La Castalda, riduzione dell'omonima commedia goldoniana
realizzata da Giovanni Pazzi nel 1902 e rappresentata in quell'anno
da un gruppo di filodrammatici diretti da Alfredo Migliari, sancendo
cosl la nascita del teatro dialettale ferrarese. La commedia è
stata rappresentata con molto successo al Teatro Comunale di Ferrara
'15 gennaio 1993 in collaborazione con il Teatro Minore. Con la stessa
compagnia la Straferrara aveva riportato in luce, sempre al Comunale,
il 4 gennaio 1992, Madonna Frrara ch'è vvgnù in Villa,
un manoscritto di ignoto del XVII secolo che giaceva ignorato nella
Biblioteca Estense di Modena dove fu trovato tra carte inedite estensi
dal prof. Alfonsi Lazzari. Si tratta di un vasto affresco della vita
di campagna del secolo XVII rappresentata per la prima volta nel 1952
al teatro Verdi a conclusione delle manifestazioni culturali e artistiche
di quell'anno organizzate dal compianto Mario Roffi. Due eventi, la
riproposizione de La Castalda e di Madonna Frrara ch'è vvgnù
in Villa, salutati con successo sia dal pubblico che dalla stampa.
La città ha riconosciuto in alcune occasioni i meriti della
Straferrara. Nel 1976 la compagnia ha riicevuto dalla Camera di Commercio
il premio Masi - Recchi "per l'alto contributo dato alla valorizzazione
del patrimonio linguistico ferrarese mantenendo in essere un teatro
dialettale provinciale". Ed ultimo, in ordine di tempo, quello dell'Associazione
Stampa Ferrara attribuito nella primavera di quest'anno a Beppe Faggioli
la cui motivazione evidenzia, fra l'altro, che "ha saputo trasmettere
anche alle giovani generazioni la passione per questo genere di teatro,
tanto che alla vecchia e gloriosa Straferrara si sono affiancate in
città e in provincia alcune compagnie composte in massima parte
da attori giovani".
Ma un premio che la Straferrara, e con essa anche le altre compagnie
meriterebbero, sarebbe l'assegnazione di un teatro stabile dove poter
tramandare le commedie in vernacolo perpetuando il repertorio esistente
e rinnovandolo con altre proposte. Facendo la gioia di un pubblico
che, come per l'opera lirica, vede e rivede con pari entusiasmo e
senza stancarsi le commedie dialettali. Per i ferraresi la Straferrara
ha costituito infatti nel tempo una parte importante del loro divertimento.
Perchè piaceva, e continua a piacere, il teatro dialettale
ferrarese? Ne sono testimonianza valida quelle di alcuni spettatori.
Uno di essi ha dichiarato: "11 motivo per cui ho sempre seguito il
teatro dialettale è che mi diverte moltissimo. Esso rispetta
la mentalità ferrarese, esprime attraverso un linguaggio espressivo
e spontaneo quelli che sono i comuni lati della vita quotidiana e
soprattutto riflette nella sua sfacciata spontaneità un tono
emiliano". Validi motivi per continuare a perpetuare nel tempo il
teatro dialettale, così come con passione ed entusiasmo lo fa da sessantotto
anni la Straferrara.