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Vedendo un servizio di Piero Angela sulla vita dei salmoni mi è subito venuto in mente, per una associazione di idee, il termine pragmatismo. “Che cosa ci azzecca con i salmoni ?”, direbbe Antoni Di Pietro ? E il grande Alberto Sordi gli risponderebbe: “boni, boni...mò ve lo spiego !”. Il pragmatismo fu la prima dottrina filosofica nata e sviluppata interamente negli Stati Uniti nei primi del Novecento e poi diffusasi in Europa. Questa filosofia sosteneva che i valori e gli interessi pratici venissero prima di qualsiasi altra teoria contemplativa. Insomma preferivano le verità pratiche a quelle teoriche. Un po' come fanno dalla notte dei tempi i salmoni: sanno fin da quando sono nati, sul fondo ghiaioso di una delle tante fonti che alimentano i fiumi che sfociano nell'Oceano Pacifico da tutta la costa nordamericana, che là dovranno ritornare per mandare avanti la specie. Nei loro cinque anni di vita dopo tanto vagare nell'oceano, non perdono mai di vista quello che devono fare nella loro esistenza, insomma sono dei veri pragmatici. A quei innovatori del pensiero americamo gli pareva di aver tirato fuori una bella e funzionale teoria filosofica e invece ora ci accorgiamo che la natura già la adotta da un eternità. La cosa che mi ha più strabiliato è la loro memoria: riescono a a riconoscere una goccia del loro luogo natale fra milioni di gocce. E poi la loro determinazione: sanno che quando scoccherà l'ora tutti dovranno partire per quello che sarà l'ultimo e il più estenuante di tutta loro vita; solo quattro o cinque su mille riuscirà nell'impresa, gli altri periranno strada facendo. Ciò nonostante, nessuno rimane scoraggiato al nastro di partenza ma tutti danno il loro meglio per riuscire nell'impresa. Voi direte che tutto questo ardire dipende in gran parte dallo spirito animale di conservazione, e io vi rispondo allora con una domanda: ma perché noi non siamo stati una volta animali ? Quello istinto di sopravvivenza non accomuna un poco tutte le specie viventi? Quindi non c'è tanto da meravigliarsi se i salmoni si comportano come dei veri salmoni, mentre gli uomini per quanto si siano sforzati di fare finora non son riusciti a comportarsi da veri uomini. Loro sono i veri pragmatici, noi aldilà delle buone intenzioni non siamo finora riusciti ad andare più avanti di qualche passo. Loro sanno fin dalla nascita quale è lo scopo della vita, non importa chi riuscirà a raggiungerlo, ma ognuno ha il dovere di provarci. Non perdono tempo a discutere su quale sia la via migliore o, nella peggiore delle ipotesi, a scannarsi l'un l'altro per deciderlo; queste sono cose che lasciano fare agli umani. Poi vorrei vedere quanti rappresentanti della tanto declamata specie superiore rimanerebbero al nastro di partenza, pur sapendo fin dall'inizio che quello che stanno per iniziare sarebbe il loro ultimo viaggio. Se poi ci fosse fra noi esseri umani qualcuno che non si lascerebbe scoraggiare dall'immane fatica e dalle esigue probabilità di riuscita, vorrei vedere se avrebbe lo stesso ardire se invece di prendere in considerazione i salmoni prendessimo i nostri benamati spermatozoi. Come è noto, ogni nostra eiaculazione produce in media la fuoruscita di cinquecentomila spermatozoi, dei quali solo uno o massimo due riescono, quando gli va bene, ad entrare ed inseminare l'ovulo. Se poi si tiene in conto che sono rare le "sacre corse" che hanno in palio il premio assoluto, sia per via della sana abitudine che ha l'uomo di masturbarsi che per via di quella geniale invenzione che fu il profilattico e tralasciando nella conta gli abominevoli aborti e le naturali gravidanze interrotte, vorrei sapere quanti di quei pochi e ardimentosi essere umani avessero ancora la fantasia di partire. Aveva ragione Bob Dylan quando cantava in Blowin' in the wind che troppi anni ancora dovranno passare prima che l' uomo sia libero, e si comporti con pragmatismo e ,come dicevano gli antichi, “secondo natura”.