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49ers fan club italia


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16 Gennaio 2012

Li dove ci compete

di Andrea Brizzi

Le partite di playoffs sono diverse da quelle di campionato, non solo perché se perdi la stagione è finita, non solo perché l’intensità è maggiore rispetto alla regular season, ma quando c’è una partita di playoffs le franchigie non si scontrano solo con ciò che rappresentano in quella stagione, ma con ciò che si portano dietro sin dall’anno della loro fondazione e allora quel casco diventa il casco che nella storia ha fatto quello e non ha fatto questo, quella maglia diventa la maglia che hanno indossato quei giocatori che hanno scritto o meno pagine di storia della NFL.

È per questo che le sfide dei playoffs hanno un sapore diverso, è per questo che inconsciamente sabato tutti sapevano che il primo Divisional Playoff della NFC si sarebbe disputato tra una franchigia storica, su un campo che nei decenni ha visto scrivere pagine e pagine di epiche battaglie e memorabili sfide, e una franchigia sì forte, sì eccelsa, ma che solo negli ultimi, 3, forse 4 anni, sta iniziando a scrivere un po’ di storia.

E il fascino attrae sia da un verso che nell’altro, l’emozione è forte pensando alla franchigia storica il cui pubblico sa cosa significa essere in cima al mondo e rappresentare un punto di riferimento per tutti, ma l’emozione è tale pensando anche alla franchigia che sta emergendo, che lotta per diventare quel qualcosa che l’altra franchigia rappresenta.

Non conta il record, non importa come sei arrivato a quella partita, l’unica cosa che realmente ha un peso per assistere ad una di quelle partite che per sempre rimarranno nelle memorie e negli annali, una di quelle partite che nel futuro verranno costantemente citate, ricordate e riproposte è che le due franchigie che si scontreranno siano entrambe e a loro modo forti, fortissime.

Sabato la prima partita del round Divisionale è stata proprio questo, il meglio del meglio che si è scontrato con il meglio del meglio, ognuno a modo suo, ognuno con le proprie caratteristiche e noi siamo stati i privilegiati che oltre ad assistere ad uno scontro così ne siamo stati anche protagonisti e ne siamo usciti vincenti.

È difficile ripercorrere tutte le tappe di questa partita che ha visto i Saints giocarsi il Championship della NFC contro i 49ers al Candlestick Park, ogni snap è stato un qualcosa di storico, ogni azione qualcosa da inserire gelosamente all’interno di una videoteca, nelle memorie indelebili di un museo.

È una partita che ha vissuto i suoi momenti, e che momento dopo momento si è costruita giungendo ad un finale… beh, come descriverlo come finale… non ho mai visto niente del genere in più di 20 anni di Football e non so se mai lo rivedrò!

Abbiamo iniziato alla grande, scesi in campo abbiamo assestato il tono di una partita che avrebbe fatto tremare le gambe a chiunque avesse solo saputo di doverla giocare. Siamo entrati in campo e sin dal primo snap abbiamo iniziato a giocare il nostro Football e lo abbiamo fatto scontrare con il loro di Football. 17 a 0 dopo poco più di 15 minuti, chi lo avrebbe mai immaginato!

Il problema è che in un playoff con poco meno di 45 minuti da giocare 17 punti di vantaggio possono non rappresentare un margine di sicurezza, ma soprattutto è contro l’attacco da videogioco dei Saints che 17 punti di vantaggio non sono nulla, sono solo una parte di partita.

E la risposta non si è fatta attendere, nel secondo quarto due lanci di Brees sono belli per quanto ti fanno male, se non li avesse fatti contro i 49ers li avresti applauditi per quanto ti hanno ammutolito, rappresentano le meraviglie del Football che ti lasciano sbigottito esclamando: “non può aver segnato così, non può!”

E invece Colston ha ricevuto uno dei lanci più belli e perfetti che si possano lanciare e ti ha riportato dallo zucchero velato del paradiso ad avere i piedi bene adesi in terra, consapevoli che sarà dura, molto dura!

Guai a pensare che la nostra difesa nel 2° quarto si sia rilassata, è stato Brees ad essere grande.

Il nostro problema è iniziato a materializzarsi nel 2° quarto, e in maniera molto più evidente si è materializzato nel 3°. Lanci perfetti di Smith droppati da Crabtree, lanci buoni per un primo down mentre ti giochi il 3° down non devi dropparli se sei un campione, se la tua ambizione è diventare uno dei grandi.

Ed è questo l’unico limite che ha questa squadra, non abbiamo un ricevitore capace di separarsi, ricevere, rompere un placcaggio e fare la differenza down field, capace di chiudere una partita con almeno 7, 8 ricezione per 100, 150 yards e un paio di TD. Crabtree questo non lo ha mai fatto e Sabato, contesto in cui sarebbe dovuto esplodere, ciò non è avvenuto, è toccato ad altri prendere la squadra per mano e condurla al Championship.

Il dramma si consuma nel 4° quarto, una difesa stanca, con la lingua di fuori concede una segnatura figlia in pratica dell’unico errore commesso e andiamo sotto, 24 a 23.

È finita? Mancano 4 minuti e dobbiamo farci tutto il campo, ce la faremo?

Il bello di questa squadra quest’anno è che quando c’è bisogno di qualcuno che assesti la giocata, quel qualcuno esce fuori e la fa. Alex Smith corona una partita meravigliosa, la migliore della sua carriera, quella che rappresenta un punto di svolta da cui non si può tornare indietro, si erge a punto di riferimento, controlla le emozioni dell’huddle come non si vedeva da anni e smista palle sublimi. In più ha l’intelligenza di rivolgersi a coloro i quali gli assicurano la giocata, è tempo di mettere a letto donne e bambini e di andarsi a guadagnare il pane!

L’unico difetto del drive che Alex conclude sgroppando in boot leg in endzone è che è troppo rapido, Alex è stato troppo forte! L’attacco è stato troppo forte e lasciare 2 minuti ai Saints sul cronometro può essere pericoloso, può essere devastante.

Avevamo ancora negli occhi e nel cuore quella corsa di Alex che non finiva mai, quell’ingresso in endzone che riesce solo a farti urlare e saltare, non credi ai tuoi occhi, che drive, e che blocco down field Joe, sì Joe, l’abbiamo visto il tuo blocco down field sulla safety che provava a risalire, ed è anche grazie a quello se andiamo al Championship!

Ma il sogno si tramuta in un incubo in modo improvviso come un fulmine a ciel sereno, i Saints in 3 giochi si fanno tutto il campo e non resta che guardarli lì, in alto, in avanti, al Championship.

Non è giusto, o lo è?

1:37 da giocare, palla sulle 15 yards, un unico time out.

È finita.

Non arriviamo nemmeno a tentarlo il Field Goal per andare all’overtime, ma poi che ci andiamo a fare, questi all’overtime ci distruggono.

Ma bisogna fare i conti con Mr Alex Smith e con Mr Vernon Davis che fanno vedere al mondo cosa significa essere un cercatore d’oro, dimostrano che per avere in testa quell’elmo d’orato fregiato di cremiso bisogna essere dei campioni, bisogna essere dei vincenti e che ricordi che scatena quest’ultimo drive baciato dalla divina approvazione! Difficile vedere completare un lancio così difficile, difficile lanciarlo, difficile riceverlo, difficile tenerlo. Smith e Davis lo fanno ed è da notare che nella parte opposta della endzone dei Saints c’era un nostro ricevitore solo verso il piloncino profondo! Ma noi siamo fatti così, siamo stati fondati per scrivere la storia di questo meraviglioso sport.

Onore ai vinti.

Onore agli sconfitti che tali non sono, onore ad una delle squadre più forti che potessimo incontrare. E mi associo a Brees che commentando ha dichiarato che nessuna delle due squadra meritava di uscire dai playoff, ma così è la vita, così è il Football.

Si va al Championship, anzi, si gioca il Championship in casa!

E sta volta è eloquente, al Championship ci si va perché oltre ad aver avuto una difesa stratosferica abbiamo avuto un attacco meraviglioso, Smith conquista 299 yards, lancia 3 TD pass e segna su corsa; Davis guadagna 180 yards e segna 2 TD, uno dei quali passerà alla storia, anzi, già lo è passato come una versione moderna di The Catch.


Niente male per dei ragazzi all’esordio in post season che da anni si erano abituati a perdere!

Poco da dire sulla distruzione dei Broncos, Belichick ci ricorda perché è una delle grandi menti del Football moderno, prepara una strategia difensiva contro le corse dei Broncos e di Tebow sublime, senza cadere negli errori mostrati dagli Steelers e nonostante la difesa dei Patriots non sia tra le difese migliori della lega sale in cattedra e annulla lo sforzo offensivo della squadra di Fox. Dall’altra parte della palla Brady fa il Brady che mette paura a tutti e un altro Tight End si erge ad eroe della serata, Rob Gronkowski segna 3 mete di cui la prima un pezzo di alta tecnica di ricezione e controllo del corpo.

Questa è l’unica partita senza patemi, Domenica si ricomincia e i Texans per la prima volta al Divisional fanno realmente una gran bella impressione, al contempo colpisce quanto stentano i Ravens, buona la difesa, ma non così buona, assente l’attacco. Houston va avanti per la sua strada e con i suoi ritmi dettati anche da una drammatica situazione infortuni nel ruolo di QB riesce a rimontare. I Ravens nel corso della partita hanno più occasioni per chiudere i conti, ma non le sfruttano, la difesa ospite non gli e le fa sfruttare. Alla fine però la spunta l’esperienza, alla fine quello che pesa sul piatto della bilancia sono i 3 turnovers commessi dai Texans, molto più pesanti dei 7 punti di differenza accumulati sul tabellone.

Inutile dire che l’ultimo Divisional in programma ci ha tenuto con il fiato sospeso poiché direttamente interessati, forse nessuno di noi realmente pensa che sia più semplice affrontare quello rispetto a questo, ma tutti eravamo convinti che spezzare quella magia creatasi al Candlestick 24 ore prima era qualcosa a cui con rabbia e dispiacere se ne sarebbe fatto a meno.


Ma c’era un fatto, molto, molto strano, su 7 partite che si erano giocate di post season fino a quel momento non era venuta fuori nemmeno una sorpresa, e con sorpresa non intendo tanto riferirmi al record stagionale, ovviamente chi avrebbe pensato ai Broncos sugli Steelers? Ma mi riferisco al seed, se si pensa al seed le prime 7 partite di quest’anno avevano visto vincenti tutte le franchigie di casa, nessuna vittoria in trasferta, nessuna vittoria della squadra con il posizionamento al seed peggiore, tutto secondo seed, fin troppo tutto perfetto.

I Giants cominciano alla grande, ma Green Bay risponde, poi inizia una serie di lunghi errori che vede protagoniste indistintamente entrambe le squadre in tutti i reparti. Si arriva a metà tempo e colpisce di vedere come la difesa dei Giants non sia stata capace di mettere pressione alcuna a Rodgers che sì è protetto da una buona linea, ma non la linea più forte della lega, al contempo però questa comodità di lancio non frutta sul tabellone perché i Packers al contrario del solito droppano l’impossibile, perché anche Rodgers quando i suoi ricevitori non droppano li manca clamorosamente nonostante siano aperti down field famelici della palla per sgroppare in endzone.

E nel terzo quarto la musica resta la stessa, solo che ad un certo punto, nonostante continui il dominio dell’attacco dei Packers sulla difesa dei Giants, i Giants iniziano a sfruttare questi errori e lo fanno iniziando a non commetterne più. Non che Manning e soci nel 3° quarto brillino di chissà che luce, ma non sbagliano, mantengono il vantaggio e nell’ultimo quarto dilagano anche grazie alla difesa che sfrutta al massimo le imperfezioni dell’attacco di Green Bay. Ha vinto chi ha sbagliato di meno, ha vinto chi ad un certo punto ha iniziato a sfruttare gli errori dell’altro.

Sembra così magico, sembra così naturale quando avviene. Ma tutto questo concatenarsi di risultati fa sì che la partita più antica nella storia del professionismo del Football quest’anno si giochi al Candlestick Park di San Francisco, proprio nell’anno in cui ufficialmente inizieranno i lavoro per il nuovo stadio dei 49ers, lo State of Art Stadium di Santa Clara.

Domenica incontreremo New York nella finale di Conferenza, ed è inutile specificare quale delle New York incontreremo perché in post season per noi New York significa solo Giants. È una delle partite più giocate nella storia della post season della NFL, ci siamo scontrati con i Giants per ben 7 volte, 4 le abbiamo vinte noi, 3 volte hanno prevalso loro. La rivalità tra queste 2 franchigie nei playoffs è tra le rivalità più accese della NFL, la storia di questa partita ai playoffs è una delle storie più entusiasmanti che si possano raccontare, una sfida che ha spesso deciso gli equilibri della stessa NFL, basta ricordare il Championship giocato al Candlestick Park l’anno in cui eravamo fregiati del titolo di back to back champions, era l’anno del XXV Superbowl, l’anno che divenne l’anno di Hostetler, l’anno che poteva incoronarci come prima franchigia nella storia a vincerne 3 di fila e che invece divenne l’anno del Superbowl più bello e combattuto di sempre, quello tra i Giants e i Bills.

Ma non c’è solo questo nella storia di questa partita, l’ultima volta che ci siamo incontrati è la famosa partita in cui Jeff Garcia nel 4° quarto comandò una delle rimonte più eccezionali della storia dei playoffs, una partita che terminò 39 a 38 per noi e se non erro rimontammo qualcosa come 24 punti in meno di 15 minuti di Football, la partita che terminò con quel tentativo di Field Goal dei Giants abortito, con le proteste di New York perché un loro uomo di linea andato down field a ricevere il passaggio della disperazione del loro older aveva subito una pass interference, ma un uomo di linea se va down field a ricevere un passaggio è di per se fallo, gli uomini di linea offensiva non possono superare la linea di scrimmage se non dopo che sia passata la palla, e poi era interferenza?

Che preamboli questa partita piena di storia!

Ed anche questa volta vale un Championship, anche questa volta vale il titolo di campione della NFC, l’accesso al Superbowl XLVI che si disputerà al Lucas Oil Stadium. Anche sta volta in palio ci sarà la storia.

Arrivati a questo punto non dobbiamo commettere l’errore di pensare che sarà semplice e che non ce la dovremmo sudare fino all’ultimo snap, sarà una battaglia e se possibile sarà ancora più complicata del Divisional, e questo semplicemente perché sarà un Championship, dimenticatevi del record, dimenticatevi di come stanno giocando le squadre e delle loro caratteristiche.


Tatticamente e strategicamente le squadre si conoscono fin troppo bene, arrivati a questo punto pregi e difetti delle squadre si conoscono a mena dito, fronteggeremo una difesa contro cui non è impossibile correre, anzi, una difesa contro cui non è impossibile lanciare, anzi. Il nocciolo della questione è un altro, fronteggeremo una difesa che rispetto a quella dei Saints scatena una pressione meno asfissiante, ma molto più efficace, cosa intendo con ciò, intendo che i Saints hanno una difesa che su 10 giochi blizza con 7 uomini 7 volte, ma difficilmente in queste occasioni arriva al sack, mentre quella dei Giants su 10 volte blizza 3 e sa assestare sacks in più occasioni e spesso senza l’ausilio dei blitz.

Abbiamo visto domenica notte che più che essere brava nel fermare i drive offensivi degli avversari la difesa dei Giants è brava a forzare turnovers.

Dall’altra parte della palla dovremo fronteggiare un attacco senz’altro molto più semplice di quello dei Saints, già solo perché nonostante sia un grande attacco è un attacco normale, un attacco che puoi affrontare attraverso la selezione di alcune chiavi e che non ha nelle terze linee giocatori stratosferici per come ha l’attacco dei Saints. Detto questo però non significa che sarà semplice, Manning non è un QB che metti in difficoltà solo con la pressione, anzi le giocate straordinarie le mette in campo quando sembra ormai destinato ad alzare bandiera bianca, è uno dei migliori QB al 3° down, è uno dei migliori QB nel 4° quarto ed è fornito di un buon parco ricevitori capaci di fare la differenza e di spezzare in due una partita.

Ancora una volta non faccio nessun tipo di pronostico, anche questo sarebbe dettato dalla scaramanzia, ma dico che noi dovremmo giocare il nostro Football ed esprimerlo ad alto livello, non saremo noi a doverci adattare alle loro caratteristiche perché significherebbe giocare la loro partita, dovremmo essere noi ad imporre le nostre in modo da imporre ai Giants la nostra partita, il nostro Football. Al di là di specifiche strategie e tatticismi se riusciremo in ciò ne usciremo vincenti, altrimenti dovremo rendere l’onore delle armi.

In tutto questo avremo un’arma segreta costantemente al nostro fianco, il Candlestick Park.

La finale della AFC, che cronologicamente si giocherà prima della nostra vedrà i Patriots ospitare i Ravens. Certo che se Brady gioca come al Divisional c’è poco da dire e poco da fare, ma Brady e soci non incontreranno la difesa dei Broncos, incontreranno la difesa dei Ravens e non riesco proprio a pensare di vedere Brady lanciare comodamente in 35 minuti di Football 6 TD pass. Sarà il versante della palla, questo, in cui probabilmente si deciderà molto, New England dovrà stare attenta a non commettere errori, a non forzare, a non perdere possessi perché i Ravens sono dannatamente bravi a sfruttare tutte queste cose.


Dall’altra parte della palla mi immagino un attacco dei Ravens che tendenzialmente dovrebbe riuscire ad avere una certa ragione della difesa dei Patriots, ma attenzione, pensare che la difesa dei Patriots non sarà in grado di contrastare, mettere in difficoltà e fermare l’attacco dei Ravens è commettere una grossa ingenuità.

Sotto tanti punti di vista questa partita fa venire in mente molti aspetti del nostro divisional contro i Saints, e il parallelo può essere calzante, quanto dazio pagherà l’attacco dei Patriots contro la difesa dei Ravens?

E il dazio che pagherà l’attacco dei Patriots sarà sfruttato dall’attacco dei Ravens per assestare quelle necessarie giocate a guadagnarsi il titolo di campioni della AFC?
Saranno 2 belle partite, due grandi spettacoli di Football.
I Championships in numeri:
come detto 49ers e Giants ai playoffs si sono incontrati per ben 7 volte, 4 vittorie dei Niners, 3 dei Giants.

San Francisco ha segnato in totale 161 punti e ne ha subiti 156. Nella Storia New York ha vinto 7 volte il Championship della NFC, in totale ne hanno giocati 18 e persi 11, hanno una percentuale di vittoria dello 0.388, hanno segnato 290 punti e ne hanno subiti 318. San Francisco invece ha giocato 12 Championship, 5 vinti e 7 persi, la percentuale di vittoria è dello 0.416, i punti segnati dai Niners sono 245, quelli subiti 222.

Ravens e Patriots si sono incontrati una sola volta in post season, 33 a 14 per i Ravens, fu nella wild card del 2010, stagione del 2009, hanno giocato a Foxborough. I Patriots hanno vinto in totale 6 AFC Championships e ne hanno persi 2, giocati quindi 8, la percentuale di vittoria è dello 0.750, 195 sono i punti segnati e 179 quelli subiti. Per i Ravens la storia dice 2 Championship giocati, 1 vittoria e 1 sconfitta, la percentuale ovviamente dello 0.500, 30 il totale dei punti segnati e 26 di quelli subiti.


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