tratto integralmente da:

http://letterepaoline.wordpress.com/2010/01/11/l%E2%80%99archeologia-biblica/

Gli scavi recenti danno anzitutto una idea concreta delle fasi culturali percorse dalla Palestina e mostrano come essa si inserisca nel quadro generale della cultura umana. I residui umani, trovati nel W. el-‘Amud (F. Turville-Petre, 1925-1926), nella grotta Šuqbah presso Ramleh (D Garrod, 1928), nelle grotte del Carmelo presso ‘Atlit (D Garrod, 1928-1934), e in una grotta del G. Qafzeh (Monte del Precipizio) presso Nazaret (R. Neuville, 1934), provano che la Palestina era già occupata dall’uomo paleolitico (Palaeanthropus palaestinus, del tipo di Neanderthal). Una razza paleolitica più recente si è trovata in diversi luoghi della Palestina. Il mesolitico, rappresentato dal «natufiano» (trovato in una grotta del W. Natuf presso Lidda), s’incontra in diverse grotte.

Se si possa parlare di neolitico in Palestina è controverso; taluni stimano che dal mesolitico si passi direttamente al calcolitico (eneolitico). Quest’ultimo si trova particolarmente a Teleilat Gassul («gassuliano»), nello strato VIII di Gerico, e, in una forma un po’ più recente, a Beisan e a Megiddo. La comparazione con le culture analoghe d’Egitto e di Mesopotamia permette di fissare il calcolitico palestinese nel V e IV millennio fino a ca. il 3200 a.C.

Le successive fasi culturali del bronzo e del ferro, distinte principalmente per la tecnica e morfologia della ceramica, si trovano in molti siti. L’età del bronzo si divide in tre periodi, in Palestina, cronologicamente così determinati:

bronzo I (antico): ca. 3200 – 2000;
bronzo II (medio): 2000 – 1600;
bronzo III (recente): 1600 – 1200.
Similmente si distingue l’età del ferro (1200 – 300 a.C.) in:

ferro I (1200 – 900);
ferro II (900 – 600);
ferro III o periodo persiano (600 – 300).
Negli strati superiori di molte città più antiche si trova poi rappresentata la cultura ellenistica (300 – 50 a.C), la romana (50 a.C. – 350 d. C), e la bizantina (350 – 636). L’invasione degli Arabi musulmani (636) apre una nuova epoca che non riguarda più l’archeologia biblica.

I diversi strati archeologici manifestano anche gli influssi dell’estero sulla Palestina e il succedersi di nuove popolazioni (razze). Nel periodo del bronzo I l’elemento etnico prevalente è quello dei «Cananei» che vengono poi sopraffatti verso il 1900 a.C. da un nuovo strato più potente (chiamato «Semiti occidentali» o, comunemente, «Amorriti»); nel corso del bronzo II si nota un afflusso di Hurriti, Aramei, «Hyksos»; nel bronzo III la dominazione degli Egiziani, ristabilitasi in Palestina dopo la disfatta degli Hyksos, viene disturbata dalle invasioni di popoli nomadi (Habiri), ai quali succedono poi gli Israeliti. L’inizio del ferro I (ca. 1200) è caratterizzato da una notevole decadenza culturale, senza dubbio dovuta all’occupazione del paese da parte degli Israeliti, i quali soltanto lentamente assimilavano gli elementi culturali trovati nella nuova patria e subirono poi nuovi influssi, specialmente della Fenicia (architettura), dell’Egitto (manufatti di arte, avorio, vasellame), e, più tardi, delle nazioni conquistatrici (Neobabilonesi, Persiani, Siri ellenizzati, Romani).