|
|
I l |
|
background music: Ciclisti in città di
A. Di Bella e G. Bosisio
Pensandoci su
|
In un mondo sempre più invaso da arroganti e
protervi utenti di una tecnologia spesso elevata a metro di
civiltà e a strumentale pretesto per soffocare le altrui libertà;
in un mondo in cui il
bilancio dei morti per traffico in
Italia è quello di una piccola guerra (7000 circa, due volte e mezzo i
morti dell' 11 Settembre 2001, 35 volte i morti di AIDS quest'anno), per
non parlare dei morti per inquinamento; Infine, una considerazione e
qualche domanda: se un' auto aspetta pazientemente dietro un
ciclista il momento buono per passare, si può star sicuri che è guidata
da stranieri, mentre se strombazza petulantemente, non c'è bisogno di
controllare la targa per scoprire che si tratta di italiani; d'altra
parte basta confrontare come i problemi del traffico (e del conseguente
degrado ambientale) siano affrontati e risolti all'estero
e come in Italia. Ma davvero
siamo, in maniera così irrimediabile (e umiliante), tanto lontani
antropologicamente da danesi, austriaci o olandesi? Perché anche tra gli
amanti
Eppure,
sulla scia di quanto si vede nel Nord Europa (come si fa a non invidiare
la "normalità" del ciclismo urbano di Copenhaghen?),
anche da noi realtà locali, seppure ancora isolate, come Ferrara, Modena,
Reggio Emilia
o la realizzazione di
ciclopiste
urbane o di percorsi protetti per bambini che si recano
a scuola in bici o a piedi (i recenti Bici-Pedi-Bus
del reggiano) lasciano sperare che qualcosa finalmente abbia
preso a muoversi nella direzione giusta... Ma è forse nello sviluppo di una rete di ciclopiste extraurbane che si registra un ancor più incoraggiante segnale di cambiamento di mentalità con riflessi positivi sull'ambiente, la salute, il tempo libero e perfino l'economia (come mostra il numero crescente di pagine su siti web e riviste dedicate al turismo su due ruote: bici predisposte e accessori, abbigliamento specifico, Bike-Hotel, agriturismi o B&B, itinerari ciclistici, trasporti bici-treno/aereo, agenzie e servizi appositi...). Si sta
infatti pian piano affermando una nuova coscienza ecologica, a cui
contribuiscono in varia misura anche il risorgere dello spirito
d'avventura, il gusto di sfidare i propri limiti psico-fisici, il piacere
di scoprire ed assaporare dal sellino di una bici particolari
inafferrabili dall'interno di un'auto a 100 km/h e -non ultimo- la
possibilità di risparmiare, facendo del bene al proprio portafoglio,
oltre che al proprio corpo e all'ambiente; ciò sta spingendo un numero
sempre maggiore di cittadini a sostituire i pistoni a idrocarburi dei
motori con quelli a carboidrati delle proprie gambe al momento di recarsi
al lavoro, andare a far spese in centro, uscire per una girata nel
verde con la famiglia o magari affrontare
Parallelamente, per fortuna, la presa di coscienza dei costi della (in)civiltà delle macchine, anche in termini di degrado ambientale e invivibilità delle città, ha favorito la diffusione a macchia di leopardo di organizzazioni di ciclisti consapevoli dei propri diritti -oltre che doveri- ben decisi a farsi vedere e far valere le proprie ragioni.
Da queste motivazioni, da questa spicciola filosofia a pedali, nasce la scelta di intitolare "IL CICLOSOFISTA" questa pagina WEB, dedicandola a quanti ne condividono l'ispirazione, come ad esempio il mitico Alberto che ne incarna il prototipo e che più d'ogni altro merita il titolo di "sofista" (prima ancora di filosofo) della bicicletta.
Ma poi siamo proprio sicuri che in un'epoca così (apparentemente) tecnologica un mezzo a trazione muscolare così (apparentemente) antico come la bicicletta sia desueto e fuori posto? E sono davvero poche e irrilevanti le persone che nella loro vita ci hanno lasciato qualche traccia del loro rapporto - fuggevole o profondo che fosse - con le due ruote? Ecco quello che un po' di curiosità ed il supporto di Google hanno fatto emergere a proposito di personaggi del mondo della storia, della politica, della cultura e dello sport:
|
||
|
|