di Alessia Zanni
Fu
forse il 12 maggio che quel gran palazzo crollo'.
O forse il 13. Non aveva buona memoria.
Parlava molto,ma di sè sapeva solo che gli si appannavano spesso gli
occhiali.
Era giorno inoltrato,quel giorno. E il sole sembrava ridere tanto da
diventare sempre piu' rosso.
La gente camminava come se intorno non avesse niente; come se si potesse
percorrere una strada
fatta di niente! Cani portavano a spasso i padroni,quella mattina di
maggio.
E sorrisi fatti di niente portavano a spasso volti distratti. Come se si
potesse sorridere di sorrisi fatti di niente!
L'usignolo si sgolava su quel ramo stanco. Nessuno lo ascoltava,ma lui
si sgolava ugualmente.
Il passante con i baffi avrebbe voluto percorrere le aiuole piuttosto
che la stradina in cemento mal impastato,
ma temeva che il cane del secondo piano ci avesse portato il suo padrone
a liberarsi l'intestino.
Tutto era normale in quella mattina fatta di niente, eppure nessuno si
accorgeva del niente.
Lui era seduto su quella panchina nel bel mezzo del niente a mangiare
cioccolata con gli occhiali appannati,
quando il gran palazzo crollo'. Il fruttivendolo penso' che fossero
cadute le mele nel retro, ma era molto meno.
Il fiore bianco e rosso osservo' la caduta e raddrizzo' lo stelo
reggendo il gran palazzo per qualche secondo.
Poi lo lascio' cadere.
Tutti si voltarono una attimo a veder crollare il gran palazzo fatto di
niente.
Come se si potesse guardar crollare un palazzo fatto di niente!
Lui si alzo' e si allontano' pulendo gli occhiali.
Morto suicida in maggio,scrivendo su carta di cioccolata che tutto è
sbagliato nella vita tranne i fiori del giardino,
e che i racconti si pensano sempre a piedi freddi.
Commenti dei lettori:
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una fantasia alla rodari
però più triste, consapevole di essere basata sul niente,
come se si potesse fantasticare
e allo stesso tempo sapere che lo si fa sul niente...
alessia c'è riuscita
e ci ha regalato uno dei racconti più belli pubblicati su questo sito.
marajà