Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

Amanti veri

 

Warning!!!

 

The author is aware and has agreed to this fanfic being posted on this site. So, before downloading this file, remember public use or posting it on other's sites is not allowed, least of all without permission! Just think of the hard work authors and webmasters do, and, please, for common courtesy and respect towards them, remember not to steal from them.

L'autore è consapevole ed ha acconsentito a che la propria fanfic fosse pubblicata su questo sito. Dunque, prima di scaricare questi file, ricordate che non è consentito né il loro uso pubblico, né pubblicarli su di un altro sito, tanto più senza permesso! Pensate al lavoro che gli autori ed i webmaster fanno e, quindi, per cortesia e rispetto verso di loro, non rubate.

 

Copyright:
The Copyright of Lady Oscar/Rose of Versailles belongs to R. Ikeda - Tms-k. All Rights Reserved Worldwide.
The Copyright to the fanfics, fanarts, essays, pictures and all original works belongs, in its entirety to each respective ff-fa author, as identified in each individual work. All Rights Reserved Worldwide.


Policy:
Any and all authors on this website have agreed to post their files on Little Corner and have granted their permission to the webmaster to edit such works as required by Little Corner's rules and policies. The author's express permission is in each case requested for use of any content, situations, characters, quotes, entire works/stories and files belonging to such author. We do not use files downloaded or copied from another website, as we respect the work and intellectual property of other webmasters and authors. Before using ANY of the content on this website, we require in all cases that you request prior written permission from us. If and when we have granted permission, you may add a link to our homepage or any other page as requested.
Additionally, solely upon prior written permission from us, you are also required to add a link to our disclaimers and another link to our email address.

The rules of copyright also apply and are enforced for the use of printed material containing works belonging to our authors, such as fanfics, fanarts, doujinshi or fanart calendars.

 

Parte 1.

Un vero amante

 

Era stato troppo veloce. Come già nel duello sotto la pioggia, lui era stato ancora una volta più veloce di lei. Oscar si trovava per la seconda volta senza difesa di fronte ad Alain. Anche se stavolta non c'erano testimoni e lei non doveva dimostrare niente a nessuno, la sconfitta le bruciava. Ma lo scottante disappunto per la propria umiliazione era misto a una crescente ammirazione, non invidia, della superiorità di Alain, e questa mescolanza di sentimenti le lasciava un indefinibile retrogusto. Nessuno, tranne loro due, avrebbe assistito al seguito e se lei avesse potuto o voluto difendersi ne avrebbe dovuto rendere conto solo a se stessa. In quel momento però le interessava di più capire com'era potuto succedere di nuovo per evitare di farlo capitare anche in futuro.

Nonostante i molti eventi imprevisti che si erano accavallati negli ultimi tempi, la sua mente era rimasta ancora abbastanza lucida da capire che Alain prima o poi le avrebbe teso un agguato del genere. C'erano stati pochi segnali veramente chiari, ma una miriade di impressioni indefinibili che l'avevano messa in guardia. L'ambigua tendenza del soldato a proteggerla contro i suoi compagni, la sua amicizia contraddittoria con André e ultimamente quest'uscita teatrale nel suo ufficio, insieme al loro comune amico come testimone involontario. "Proprio come pensavo." gli aveva detto Alain guardando però insistentemente lei, dopo averle rivolto quella domanda che aveva innervosito anche André. "Non ricambia i tuoi sentimenti. È glaciale e disposta a passare su cadaveri pur di far carriera." Anche allora le aveva teso un tranello per spingerla a una certa mossa, in risposta a cui aveva già preparato una frase ad effetto. Esattamente come durante il duello. Quando Oscar ancora credeva di poter condurre il gioco, in realtà veniva già manovrata da Alain. E anche stavolta era stata colta di sorpresa.

Era infastidita dal fatto che lui fosse capace di prevedere le sue mosse ed anticiparla in maniera tanto precisa mentre lei non era altrettanto veloce, nonostante fosse il comandante. Stavolta non c'erano testimoni, ma lei aveva la spiacevole sensazione che anche questo fosse stato previsto da Alain e che tutto quello che era venuto prima non fosse altro che la sua cinica preparazione di questo momento. A costo di correre il rischio di godere del proprio trionfo da sola, Oscar sentiva di dover evitare che questo nuovo smacco diventasse il precedente di un ennesimo, più clamoroso attacco a sorpresa, magari in pubblico. Se il soldato era partito da uno schiaffo di fronte ad André per passare a un duello davanti ai suoi camerati e quindi a questa aggressione in solitudine, lei non voleva immaginarsi cos'avrebbe coronato questa escalation.

Questo pensava Oscar mentre Alain continuava a tenerla bloccata fra sé e il muro. E poi questa promiscuità non le era mai piaciuta. In caserma ancora più che fra le Guardie Reali aveva sempre evitato accuratamente contatti troppo ravvicinati coi soldati. Non aveva mai toccato neanche André! Dal giorno in cui avevano litigato così violentemente non si erano più neanche sfiorati. E con gli altri soldati aveva avuto solo contatti mediati attraverso spade, pugnali o almeno guanti. Questa situazione di promiscuità era la materializzazione di un vero incubo. Quanto tempo era passato dacché Alain l'aveva inchiodata al muro come una farfalla? Oscar non voleva pensarci e si sforzava ancora una volta di capire come avesse fatto a sorprenderla in quel modo, di ricostruire tutte le mosse fatte da entrambi, per non ricadere nella trappola. Ma quel soldato era semplicemente un grande improvvisatore, uno più bravo ancora di lei, che pure era molto in gamba e l'aveva scampata perfino quella volta, sotto la pioggia. Più ci ripensava e più Oscar aveva la netta impressione, che cercava invano di rimuovere, che quella volta se l'era cavata solo grazie alla lealtà di Alain, che si era dichiarato sconfitto mostrando a sorpresa la sua ferita sul torace. Se solo avesse voluto, avrebbe potuto tranquillamente uscire vincitore senza svelare niente a nessuno e tantomeno a lei. Perché l'aveva fatto? Non per onestà, no, impossibile, piuttosto per lasciarle ancora un po' di libertà di movimento e poter tornare a molestarla più tardi, come fanno i gatti con le loro prede per prolungare il divertimento della caccia. Probabilmente aveva sempre avuto quest'idea di giocare con lei a suo piacimento, forse solo per questo l'aveva protetta ripetutamente dai suoi compagni, che ovviamente, come per un tacito accordo, rispettavano i confini del suo territorio in quanto capobranco. I conti tornavano...

Questo le passava per la mente, quando Oscar ebbe l'impressione che Alain le premesse più forte le gambe con le sue e avesse deciso di passare alla prossima mossa, dopo aver studiato ancora una volta, freddamente, le sue reazioni. Lei non voleva dargli la soddisfazione di mostrarsi debole e tantomeno sconfitta, cosí decise, paradossalmente, di non opporre resistenza. Invece di mostrare le proprie emozioni avrebbe studiato le sue, per guadagnare tempo, per essere superiore o almeno per mostrarsi tale. Dal momento che lui era decisamente in vantaggio, Oscar poteva mostrarglisi superiore solo ignorandolo, come le era stato insegnato nella sua educazione di nobile. Donne o uomini, indifferentemente, avevano come ultima arma a disposizione in questo tipo di conflitti proprio l'indifferenza. Accettare o provocare un duello avrebbe significato raccogliere una sfida e mettersi così sullo stesso piano dell' avversario. Ma ignorare Alain in questa situazione ormai così intima era più difficile del previsto.

Da quando l'aveva imprigionata fra sé e il muro non le aveva detto più niente. Le sue ultime parole galleggiavano ancora nell' aria, riecheggiando nella mente di Oscar: "Io sono diverso da André." le aveva sussurrato con orgoglio e asprezza vicinissimo all' orecchio, tenendo la bocca prossima alla sua pelle. Per un momento questo accavallarsi di sensazioni, prima la forza delle sue mani che le bloccavano i polsi, poi il calore del corpo dell' uomo contro il suo, infine l'odore di birra e di sudore così vicino alle sue narici, tutto questo era troppo e la stordì. Ma non durò a lungo: l'insostenibile senso di offesa che le veniva da questa sfrontatezza fuori da ogni codice, per non parlare della promiscuità indesiderata e insieme della penosa constatazione della propria impotenza contro la dichiarata superiorità fisica del soldato, la riportarono violentemente nella situazione che stava vivendo. Venne assalita da pensieri che giravano attorno all' imbarazzante situazione di essere completamente in balia di quest' uomo, di questo sottoposto per di più, di non potersene liberare da sola né di potersi fare salvare da qualcun altro chiamando aiuto. Oscar sentì tutto l'assurdo della gerarchia sociale e militare che l'aveva sempre sostenuta e illusa di essere invincibile. Immaginò come Alain stesse godendo del fatto di avere per una volta il suo comandante sotto controllo. Involontariamente pensò ad André e alle sue velate considerazioni sul fatto che una donna non può lottare contro la sua natura. Maledizione, André sarebbe stato forse per un attimo soddisfatto nel constatare di aver avuto di nuovo ragione... Ma se fosse stato davvero lí l'avrebbe piuttosto di nuovo aiutata, facendole la grazia di non girare il coltello nella piaga e accontentandosi di saperla illusa e felice e magari di sorridere di riflesso. Ma ora il suo sorriso le sembrava così lontano, non solo da quel luogo, ma anche dalla sua mente, dal suo cuore. Anche Alain aveva ragione: "André potete trattarlo come volete, potete continuare ad ignorarlo e lui continuerà ad amarvi in silenzio come ha sempre fatto. Ma io sono diverso da André." Ignorarlo era dunque inutile? Ignorarlo era stato un errore! Oscar si rimproverava di non aver decifrato prima i segnali che le arrivavano da Alain. Si era sempre fatta un vanto di ignorare così bene i sentimenti degli uomini nei suoi confronti, illudendosi che così anche gli uomini prima o poi l'avrebbero ignorata. Un metodo che però, a far bene i conti, non era servito a tenere lontano Fersen e tantomeno André. Anche il suo amico d'infanzia, dopo aver vissuto di allusioni a mezza voce, gelosia muta e lacrime inghiottite senza un lamento, una volta non si era più trattenuto e le aveva ricordato perentoriamente qual era la loro vera natura. Perché anche allora era stata colta così di sorpresa? Perché non si era saputa difendere? André l'aveva lasciata solo quando lei aveva cominciato a piangere. Non si era saputa difendere come un uomo, ma come una donna. Alain invece non avrebbe certamente mai dichiarato i suoi sentimenti in maniera romantica come André. E se mai avesse preso l'iniziativa di metterle le mani addosso, non avrebbe mai avuto il buon gusto di smetterla prima che fosse troppo tardi, indifferentemente da come lei si sarebbe comportata.

Alain continuava a tacere, mentre la sua pressione su di lei sembrava aumentare e rivelarle tutto quello che lui non le aveva mai dichiarato. Dopo averle sussurrato quella frase all' orecchio era rimasto per secondi che sembravano non passare mai ad alitarle sul collo, poi si era girato leggermente fino a fissarla di nuovo negli occhi duramente, volitivamente. Oscar non riuscì più a sostenere quello sguardo prepotente e punitivo, sentì le lacrime salirle e abbassò gli occhi perché lui non la vedesse piangere. Ma questo suo comportamento dovette eccitarlo, se la sua reazione immediata fu di alzarle il viso con la violenza di un bacio che le premette la bocca tanto da farle sbattere la testa contro il muro. Le sue mani continuavano a bloccarle i polsi in alto, il suo bacino premeva contro il ventre della donna e la sua lingua si scavava varchi fra le labbra di lei. Nonostante i suoi propositi Oscar cominciò involontariamente a respingerlo, con tutte le sue forze, e dal suo intimo si alzò involontariamente un lungo gemito inarticolato. "Comandante" la chiamò Alain con la sua tipica, beffarda dolcezza "mi prenderò quello che voglio anche se opporrete resistenza, ma allora vi farete male." Oscar trasalì e lasciò cadere le braccia, assecondata da Alain che continuava a tenerle i polsi. "Vuoi dire che non ho scelta?" pronunciò lei in un soffio, tremando, con la testa bassa, raccogliendo le idee per formulare una frase sensata che le ridesse il vantaggio. Alzando lo sguardo nuovamente fiero, ma sempre tremando, parlò più ad alta voce: "Invece sei tu che non hai scelta. Non sai controllarti. Non vedi alternative al tuo istinto bestiale." Credette di notare un leggero turbamento in lui e si fece forza: Oscar François de Jarjayes, qui ci vuol un bell'affondo. "E poi mi aggredisci in un momento in cui non c'è nessun altro intorno. Che uomo sei? Evidentemente ti vergogni di mostrare ai tuoi compagni che razza di vigliacco sei!" Alain sbatté le palpebre, le lasciò andare le mani e fece un passo indietro, poi le disse serio, guardandola tranquillamente: "Comandante, vi sbagliate. È vero, ai miei compagni sarebbe piaciuto essere presenti e io, sapete, non avrei avuto niente in contrario. L'unica ragione per cui non ho voluto che ci fossero è un'altra. E se voi non siete in grado di vederla non ve la posso spiegare neanch'io." Il tono di Alain era diventato da sardonico sempre più amaro e deluso, il suo sguardo si era progressivamente abbassato. "È proprio vero che voi non apprezzate le nostre attenzioni. Non vi accorgete nemmeno che anch'io come André vi proteggo continuamente." Oscar esplose, mise mano all' elsa della spada e gli urlò in faccia: "Come fai a paragonarti ad André? L'hai detto tu stesso che siete diversi!" Alain le si riavvicinò con nuova spavalderia e le disse a pochissima distanza dal suo viso, con tono di sfida: "Già, siamo molto diversi. E se André davvero non è il vostro tipo, allora vi troverete bene con uno come me. Io l'amore non ve lo darei solo a parole." Le prese il viso fra le mani, rapidamente, prima che lei potesse reagire, e tornò a baciarla, questa volta appassionatamente ma non violentemente. Oscar voleva bloccarlo, ma le sue mani reagirono in ritardo e finirono semplicemente con l'aggrapparsi alle maniche di lui. Alain l'aveva presa di nuovo di sorpresa e paralizzata colpendo allo stesso tempo i suoi sentimenti e il suo raziocinio. L'aveva sconfitta ancora una volta, con le sue poche parole dirette e impietose, e aveva ancora una volta ragione. La donna sentiva davvero di avere urgente bisogno di una persona che l'amasse anche fisicamente. Oscar riconosceva suo malgrado di godere di questo bacio sincero, per cui non gli oppose resistenza, anzi chiuse gli occhi e fece cadere le braccia quando Alain scese con le sue labbra umide lungo il mento e il collo e restò così anche quando le mani di lui dopo aver indugiato fra le guance e la nuca presero a sbottonarle l'uniforme. Quest'uomo stava continuando lì dove André aveva smesso, anzi lei gli stava permettendo di continuare là dove nessun altro mai si era potuto spingere. Ma, nonostante il crescente ribollio che sentiva nella propria carne, la tentazione di ricambiarlo, non voleva toccarlo mentre prendeva possesso di lei, né per accoglierlo né per respingerlo, non voleva essere coinvolta attivamente in quello che sarebbe accaduto. C'era ancora qualcosa che non riusciva a spiegarsi, o forse aveva semplicemente bisogno di un po' di tempo per abituarsi alla nuova situazione, perché tutto stava andando di nuovo così veloce ed era al di fuori del suo controllo. Le mani dell' uomo le si infilarono sotto la giacca aperta e le strinsero brevemente la vita attraverso la camicia, poi risalirono febbrilmente verso l'alto e le palparono impietosamente il seno, cercando sicure i capezzoli induriti. Oscar, che fino ad allora aveva tenuto strette le palpebre e cercato di trattenere il fiato, spalancò gli occhi e si lasciò sfuggire un gemito muto in cui insieme al suo disagio era racchiuso anche il suo piacere. Il soldato la guardò ancora una volta negli occhi, stavolta con uno sguardo inequivocabilmente sottomesso che, forse proprio perché inatteso, la fece capitolare. Subito dopo le aprí bruscamente la camicia fino alla vita scoprendole il petto chiaro, quindi si calò ad aprirle e toglierle i pantaloni. Oscar aveva smesso di lottare contro di lui, ma anche questo comportamento, come era prevedibile, non l'aveva scoraggiato. Cosa avrebbe dovuto fare? La sua mente si ribellava, ma il suo corpo di donna già reagiva a quelle carezze rudi come se davanti a lei si trovasse l'uomo della sua vita. Ma chi era l'uomo della sua vita? Forse Alain aveva ragione: in fondo lei aveva solo bisogno di un amante degno di questo nome. Forse. Ma Alain non avrebbe mai dovuto saperlo, in futuro una cosa del genere non sarebbe dovuta più accadere. E lei stessa un giorno, o anzi subito dopo, avrebbe potuto pentirsi di questa resa che non aveva senso né dal punto di vista gerarchico né da quello sentimentale.

L'uomo le sfilava ora la giacca senza incontrare la sua resistenza; poi aprì i propri pantaloni. A questo punto Oscar si stupì che Alain non la fece stendere a terra ma tornò a spingerla contro il muro e così il contatto diretto con la sue pelle nuda fu in qualche modo inaspettato. Il soldato le percorse velocemente con le sue grandi mani forti prima il busto ansimante, poi le gambe, quindi insinuò rapidamente, inesorabilmente le dita calde fra le sue cosce serrate. Con una voce insolitamente sensuale le sussurrò all' orecchio: "Non così, comandante, se fate come prima piacerà anche a voi!" La donna trasecolò e tornò involontariamente a sgranare gli occhi: non solo si era accorto della sua debolezza di prima, ma ne pretendeva ancora da lei! E perse per un attimo il controllo dei suoi muscoli. Alain sembrò approfittarne per sollevarla da terra prendendola da sotto le ascelle per poi calarla sul proprio sesso e guidarla reggendola con una mano dietro la schiena e una sotto i lombi. Oscar non toccava più terra coi piedi, Alain la teneva saldamente ma lei sentì il bisogno di reggersi al muro e la tensione aumentò la sua paura, la sua paura la fece irrigidire di nuovo. Il dolore le si accumulò ad ogni nuova pressione dentro di lei, finché con l'aumentare del ritmo e della forza delle spinte di lui non si poté più trattenere ed urlò. Nessuno avrebbe potuto udirla, ma Alain le coprì la bocca con la propria, finché anche lui dovette gemere e gridare, mentre le stringeva le gambe contro le proprie tanto forte da farle male. Oscar provava un dolore lancinante, le cui fitte le risalivano dal basso ventre fino alla testa, ma ricacciò i suoi lamenti in gola, perché non voleva in nessun caso urlare insieme a lui! Nel proprio silenzio rimase ad ascoltare Alain e fu sorpresa di trovare nella voce di lui qualcosa di profondamente toccante, non era esattamente piacevole ma neanche disgustoso come si era aspettata. Il dolore e con esso il rumore assordante che si sentiva in testa le diminuirono, finché altre sensazioni si fecero strada attraverso la pelle e fino al cuore. L'evidente soddisfazione dell' uomo ebbe uno strano effetto su di lei, scatenò una serie di considerazioni e comportamenti inaspettati. La donna si vide staccare le mani dal muro per reggersi alle spalle di lui, chiedendosi cosa stesse facendo. La cosa per Oscar più sorprendente di tutta la circostanza era che era stata in grado di soddisfare quell'uomo, che lei forse ammirava ma non aveva mai voluto, e che proprio questa esperienza la gratificava in una maniera inspiegabile. Pian piano il suo corpo si reimpossessò della sua mente, che lei aveva voluto dissociare da quella materialità per lei inaccettabile. Il suo crescente piacere fisico contagiò anche il suo spirito, finché Oscar cominciò a percepire tutta la situazione con altri occhi e a sviluppare qualcosa di simile a una profonda fiducia in quell' uomo. Il calore e il sudore accomunavano i due corpi, ormai fusi indissolubilmente, e non le sembravano più estranei o spiacevoli. Il suo ultimo pensiero cosciente fu che questo contatto così intimo avrebbe forse potuto darle la possibilità di capire finalmente di più non solo se stessa ma anche l'altro. Tutto ciò che i suoi sensi le stavano comunicando le era improvvisamente gradito, come se l'avesse sempre cercato, come se l'avesse da lungo tempo meritato, e la donna desiderò che quel momento durasse il più a lungo possibile. Ma Alain stava finendo di pressarsi ritmicamente a lei, contro di lei, dentro di lei, e di lì a poco la rimise coi piedi per terra. Il progressivo allontanarsi del corpo dell' uomo da lei la fece sentire a disagio; nella testa della donna, in cui il ritmo del corpo sembrava proseguire con ondate di ebbrezza, c'era ora un vuoto riempito solo da un crescente annebbiamento. Il soldato si sedette a terra, sospirò a voce alta, si stese seminudo com'era, passandosi le mani sulla fronte e coprendosi gli occhi. Il suo viso, su cui si allargava un sorriso dolce come Oscar non gliene aveva mai visti fare, sembrava rilassato e felice. Lo guardò come sentiva di non aver mai guardato nessun uomo e si sentì sopraffare da un istinto irresistibile, per cui dovette inginocchiarsi accanto a lui e posargli una mano sul petto là dove era scoperto, fra il fazzoletto rosso e la camicia aperta. A questo contatto Alain, dopo un sussulto (era finalmente riuscita a sorprenderlo?), reagì lentamente, scoprendosi un poco gli occhi, guardandola attraverso le palpebre semiaperte e stringendole sul suo petto blandamente la mano. "Comandante", cominciò a dirle col suo solito tono sornione "vuol dire che rimarremo amici?" e rise brevemente, dolcemente. "Alain", rispose lei con un tono un po' stanco che voleva esprimere rimprovero ma per la prima volta non suonò come un ordine: "vorrei che finalmente mi chiamassi Oscar.".

 

 

Parte 2.

Una vera amante

 

Era stato più facile di quello che aveva creduto. Alain si era aspettato un'altra lunga lotta fra pari, come quella volta sotto la pioggia e sotto lo sguardo di tutti i camerati, invece Oscar non aveva quasi opposto resistenza. Non aveva protestato o sgambettato quasi per niente, non l'aveva neanche schiaffeggiato, e come già allora nel suo ufficio era rimasta passiva. Lui le aveva detto "André potete trattarlo come volete, potete continuare ad ignorarlo e lui continuerà ad amarvi in silenzio come ha sempre fatto." e poi le si era avvicinato ancora di più, per sottolineare il concetto: "Ma io sono diverso da André." Lei si mostrò colpita, ma non si allontanò. La prese per i polsi, come aveva voluto fare tante volte, tutte le volte che lei l'aveva battuto con le parole o con le armi, quando invece l'aveva regolarmente lasciata perdere, al massimo facendo una battuta delle sue, per non rovinare questo non-rapporto fatto tutto sommato di reciproca ammirazione. E di un'attrazione inspiegabile, un'attrazione che al più tardi ora gli sembrò essere ricambiata da questa donna algida che, inaspettatamente, non impiegava tutta la forza che aveva per difendersi, che non faceva niente per sfuggirgli. Si sentì incoraggiato dal comportamento di lei e la spinse contro il muro, non per farle male, ma per bloccarla se ci avesse ripensato. E ora non sapeva da che parte cominciare, non era preparato a una situazione tanto comoda. Gli sembrava quasi di essere un vigliacco, lui, un gigante contro una donna sola, fragile dopotutto, che nessuno poteva venire a salvare, neanche l'onnipresente André. Alain aveva cercato in tutti i modi di umiliarla, di punirla, anche a torto, per convincerla ad andarsene. Il posto di una donna non è in una caserma, neanche se si sa battere contro tutto il reggimento, neanche se difende un soldato che ha venduto il proprio fucile. Oscar aveva già dimostrato a sufficienza il proprio valore e l'attaccamento ai suoi soldati mettendo in gioco perfino il proprio onore di comandante. Ma Alain ancora non era ancora soddisfatto, per qualche motivo non del tutto chiaro neanche a lui continuava a tormentarla, forse solo per impedire che qualcun altro lo facesse al suo posto. Forse solo per cercare di spaventarla, di indurla a fuggire, per liberarsi da quei fantasmi, da quella visione di sé sopra di lei che lo perseguitava fin dal suo primo apparire nella camerata. E adesso questa visione si stava realizzando... I suoi compagni l'avevano già ripetutamente provocato, non avrebbero mai dubitato della sua capacità di realizzare questa fantasia proibita, ma probabilmente non gli avrebbero mai creduto se glielo avesse raccontato come un dato di fatto. L'ennesima spacconeria di Alain, figuriamoci; anche il nostro Alain non è tanto fesso da giocarsi il suo posto fra i soldati della Guardia. Ma lui molto probabilmente non l'avrebbe mai raccontato. Se avesse voluto che i suoi uomini gli credessero, se avesse voluto soddisfarli, non avrebbe avuto problemi a prendere quella donna davanti a loro. Ma non era quello che voleva, non voleva dimostrare loro niente. Voleva solo, finalmente, far capire a Oscar quello che provava per lei e vedere cosa provava lei per lui. Perché tutti quegli sguardi severi e spesso sfuggenti non l'avevano convinto o forse l'avevano addirittura provocato. Alain sapeva di fare effetto sulle donne, su tutte le donne, e questa in uniforme era la prima femmina che gli si mostrava indifferente e gli voleva tenere testa. La voleva vedere finalmente sottomessa, e questa sarebbe stata la sua soddisfazione personale, non aveva bisogno di testimoni.

Per rendersi il compito più difficile e la soddisfazione maggiore voleva cercare di usarle riguardo, ma se non fosse stato possibile altrimenti era disposto a prenderla con la forza. Senonché non le aveva ancora detto o fatto niente e lei già stava cedendo, prima del previsto. Si stava già arrendendo prima ancora di aver resistito. Alain non avrebbe mai creduto che proprio questa donna sarebbe stata così facile da conquistare. Come se l'avesse sempre aspettato, come se l'avesse voluto, come se l'avesse cercato. Alain accostò al corpo ansimante di lei prima le gambe, poi il bacino e tutto il busto, il volto. Poteva sentire il suo profumo, avvertire i suoi tremiti più leggeri, il soffio del suo respiro veloce sulla pelle del viso. La sua resa, come lui voleva interpretare la sua passività e le sue prime lacrime, lo incoraggiò: questo ufficiale tutto d'un pezzo si stava sciogliendo, stava diventando una donna. Era solo una femmina come tutte le altre e anche lei aveva ceduto. E allora perché gli riusciva così difficile cominciare a fare sul serio? Non voleva certo fare la figura del damerino innamorato. La baciò con tutta la sua passione, con abbandono ed energia insieme, facendole forse male, ma non gli piacque. No, non voleva far finire subito la festa, voleva centellinare questa gioia: era troppo bello disporre finalmente di lei, completamente, come forse non sarebbe più capitato. Non poteva sprecare questa occasione, una donna così non l'avrebbe trovata mai più. Non che l'amasse come avrebbe amato una femmina, una vera, ma questa donna in uniforme era per lui una continua sfida, una sfida a un duello unico e imperdibile che voleva vincere con onore. Quando lei cominciò finalmente a fare resistenza al suo bacio e al contatto così stretto dei due corpi sentì di star sbagliando tattica e volle riparare subito. Ebbe la tentazione di lasciarla libera, correndo il rischio che scappasse, ma si sforzò di riflettere sul da farsi, sul da dirsi. Le si rivolse col tono più conciliante che gli venne, raccogliendo faticosamente le idee mentre il suo desiderio lo assillava: "Comandante,". Voleva dirle che non voleva farle del male, soltanto amarla e farsi amare da lei, ma ebbe paura di mostrarsi debole e quello che alla fine gli uscí di bocca fu uno sprezzante: "mi prenderò quello che voglio anche se opporrete resistenza, ma allora vi farete male." Oscar non fuggì, non gridò, non pianse, ma replicò orgogliosa come sempre: "Vuoi dire che non ho scelta? Invece sei tu che non hai scelta. Non sai controllarti. Non vedi alternative al tuo istinto bestiale." Sembrava essere anche per lei una sfida emozionante cui non voleva sottrarsi. Aveva sempre amato i duelli impari, che poi regolarmente vinceva, anche se magari aiutata da sfidanti dal cuore tenero, come quella volta da lui sotto la pioggia. Ma Alain non capiva che tattica stesse adottando Oscar adesso. Dopo un inizio scontato in cui aveva semplicemente ribaltato le sue argomentazioni passò a un colpo basso: "E poi mi aggredisci in un momento in cui non c'è nessun altro intorno. Che uomo sei? Evidentemente ti vergogni di mostrare ai tuoi compagni che razza di vigliacco sei!" Colpito! Alain le lasciò andare le mani e fece un passo indietro, poi, sforzandosi in maniera sovrumana di guardarla in viso nonostante l'invincibile sensazione di stare perdendo, le disse col tono più maschio che poté: "Comandante, vi sbagliate." Una semplice, banale contraddizione, che adesso doveva dimostrare, magari con una delle sue frasi ad effetto: "È vero, ai miei compagni sarebbe piaciuto essere presenti e, sapete, io non avrei avuto niente in contrario. L'unica ragione per cui non ho voluto che ci fossero è un'altra. Ma se voi non siete in grado di vederla non ve la posso spiegare neanch'io." Non ebbe più il coraggio di guardarla sentendo che un nodo gli stava stringendo la gola fino quasi a farlo piangere, ma doveva dirglielo, era il momento che aveva aspettato e doveva farsi forza o non era più Alain: "È proprio vero che voi non apprezzate le nostre attenzioni. Non vi accorgete nemmeno che anch'io come André vi proteggo continuamente." Sperò che lei non si accorgesse del suo tono spezzato al pronunciare il nome dell' altro. Oscar non gli diede tregua e urlò senza la sua solita classe, mettendo addirittura mano alla spada: "Come fai a paragonarti ad André? L'hai detto tu stesso che siete diversi!" La sfidante era evidentemente a corto di argomenti e questa constatazione lo ringalluzzì: adesso poteva trasformare questa situazione, per lui apparentemente sfavorevole, giocando proprio sui sentimenti per André che lei si era sempre rifiutata di dichiarare: "Già, siamo molto diversi, e se André davvero non è il vostro tipo, allora vi troverete bene con uno come me. Io l'amore non ve lo darei solo a parole." E, prima di potersi far prendere da scrupoli nei confronti del suo camerata, le prese il viso fra le mani, rapidamente, e tornò a baciarla, questa volta più dolcemente che poté. Le mani di Oscar si appesero inerti alle maniche di lui, la donna fece addirittura cadere le braccia quando Alain continuò a baciarla ed accarezzarla su tutto il viso e lungo il collo. L'uomo non sentiva di potersi saziare di lei, ma esitò ad andare avanti finché non si accorse che lei aveva chiuso gli occhi, evidentemente non di dolore ma di piacere. Emozionato come un ragazzino, le sbottonò l'uniforme guardandola di sottecchi, e lei non si oppose, anche quando le tastò il corpo attraverso la camicia, la vita sottile, il seno morbido... Sì, era proprio eccitata come aveva sperato, e ancora non si opponeva, come esigeva la sua educazione. Perché? Gli riservava una stoccata a sorpresa? I loro sguardi si incrociarono per un momento, lei guardava assente di fronte a sé. Il soldato si affrettò ad aprirle la camicia fino alla vita e gioí nel vedere quello che le sue dita esperte avevano già sentito e ancora prima la sua immaginazione gli aveva da sempre suggerito, e passò ad aprirle anche i pantaloni, pensando che una situazione così assurda non sarebbe sicuramente mai più capitata. Lui stava armeggiando con un paio di calzoni invece che con una sottana! Anche se Oscar non si stava comportando come ci si sarebbe aspettati da una persona, da una donna di quel rango, non si poteva dire che stesse collaborando attivamente come una prostituta né tantomeno che lo stesse provocando se non col suo restare lì immobile e muta. L'uomo l'aveva finalmente liberata dei pantaloni e le sfilava ora la giacca come lo si farebbe con un manichino; poi aprí i propri calzoni e spinse la donna seminuda contro il muro per prenderla in piedi, come gli piaceva tanto. Le percorse ancora una volta con le mani impazienti il busto minuto, il seno palpitante, le gambe nude e cercò di tastarle più teneramente possibile il sesso per vedere se era pronta. Ma le sue gambe erano tanto rigide che le dita di lui non ci passarono attraverso. Questo avrebbe reso tutto più difficile, lui non voleva mica violentarla, gli avrebbe dato molto più gusto possederla sentendo che lei lo desiderava e godeva insieme a lui, come in fondo in parte era già successo. La supplicò con voce profonda: "Non così, comandante", cercò in modo impacciato di farla rilassare con un argomento a suo favore: "se fate come prima piacerà anche a voi!". Anche se non gli era sembrato di parlare in modo intelligente, gli parve che funzionò, perché lei si lasciò andare praticamente subito. Era così leggera, ma questo lo sapeva, così invitante, e questo non se lo aspettava. Dopo la tensione iniziale, che espresse con qualche gridolino, prontamente soffocato da lui con un bacio un po' confuso, si era abbandonata definitivamente alla sua passione e allora poté lasciarsi andare anche Alain. Per un attimo gli sembrò che le loro voci si mescolassero in un canto al piacere sublime di quel momento di gloria. Nell'eccitazione crescente gli sembrava di non avere abbastanza mani per reggerla, ma dopo aver fatto alcuni tentativi si accorse con un grande sollievo che lei si era aggrappata alle sue spalle e allora continuò a tenerla solo per le gambe e portò la cosa a termine potendosi concentrare solo sull' arrivo dell' orgasmo. Che arrivò, crebbe e crebbe a dismisura, finché l'uomo non ebbe più voce per esprimerlo e forza per prolungarlo. Quanto può durare un culmine? Alain aveva avuto parecchi buoni orgasmi dall' inizio precoce della sua attività sessuale, con le donne più diverse, nelle situazioni più disparate, ma una cosa del genere non l'aveva mai provata. Sentì che stava già per finire, e lui aveva sperato potesse durare in eterno o esaurirlo per sempre. Aveva quasi sperato di morire lì per lì, che fosse l'ultima cosa che faceva: sarebbe stata la morte più bella che c'era per uno che prima di essere un soldato era soprattutto un uomo. Sarebbe stato felice di crepare così, travolto dall' amore e dal piacere invece che da una pallottola o una cannonata. Che razza di idee! Staccatosi da lei non si sentì morire ma di colpo rilassato, debole e stanchissimo, tanto che si volle stendere a terra per recuperare le forze continuando a fantasticare, magari scivolando nel sonno, o nell' Aldilà. Se invece che all' inferno si fosse risvegliato lì e non l'avesse più trovata accanto a sé sarebbe stato comunque un sogno meraviglioso. Certo che però sarebbe stato un peccato se fosse rimasta la prima e l'ultima volta con lei, che era stata incredibilmente l' unica amante a dargli una sensazione tanto intensa e prolungata. Forse aveva a che fare coi ruoli rovesciati, lui soldato semplice e lei comandante, o forse con questo travestimento da maschio. Ma Alain ormai la vedeva solo come una donna e si sentiva addirittura innamorato. Non aveva il coraggio di guardarla, aveva paura che il sogno finisse, così si coprì gli occhi cercando di mantenere viva il più a lungo possibile la visione di lei bella, nuda, sottomessa alla forza e al godimento. Ma improvvisamente sentì la mano sottile di lei, inaspettata, posarsi sul suo petto, fra il fazzoletto e la camicia aperta. Doveva esserglisi seduta vicino e lui moriva di curiosità di vederla, di rivederla, l'aveva già quasi dimenticata, con i suoi tanti volti. Voleva aprire gli occhi per controllare se anche lei, come altre donne, dopo l'amore era diventata più bella, ma non voleva sentire cosa aveva da dirgli, aveva paura di non sopportarlo qualunque cosa fosse. Avrebbe potuto essere solo un rimprovero o, peggio, un addio. Voleva rimandare questo momento al più tardi possibile e intanto ancora godere del piacere indescrivibile che c'era stato, tanto maggiore quanto più insperato. Ma la mano doveva prendergliela, toccargliela, bloccargliela, perché lei non scappasse tanto presto come una farfalla quando la si lascia libera. Posò la mano su quella di lei e le strinse le lunghe dita cercando di non apparire tanto vulnerabile. E subito dopo, involontariamente, le sue palpebre si alzarono per metà e gli lasciarono intravedere la donna seminuda, che a sua volta lo guardava. La riconosceva e non la riconosceva. Era bella come sempre ma era anche diversa. Non riusciva ad abituarsi alla visione di lei senza uniforme e insieme ammirava il suo corpo di donna che probabilmente nessun altro aveva avuto l'abilità e la fortuna di possedere come lui. Era irresistibile e lui non avrebbe sopravvissuto se fosse volata via in quel momento. Cercò di sembrare disinvolto a tutti i costi quando le disse: "Comandante, vuol dire che rimarremo amici?" e condì la battuta con una risata che gli sembrò penosamente forzata, perché voleva nascondere la paura fottuta di cosa avrebbe potuto rispondere lei. Ma lei lo sorprese ancora una volta: "Alain", gli disse con una civetteria del tutto nuova ma coerente, senza troppe concessioni, anzi come un nuovo ordine, ma un ordine dolcissimo, che lo portò alle stelle: "vorrei che finalmente mi chiamassi Oscar.".

 

 

Parte 3.

Veri amanti

 

Quei rumori l'avevano attirato. Lo sbattere di un corpo contro il muro, come in una lotta, ma senza grida. Non erano rumori forti, ma suo udito si era molto affinato. E là dove i suoi sensi lo abbandonavano interveniva la fantasia a completare il quadro. Voci soffocate, sibilanti, gementi. Le voci di un uomo e di una donna, confuse. Si avvicinò cercando di fare piano, di non essere a sua volta udibile. Altri rumori lievi svelavano il proseguimento della lotta. Frasi concitate a mezza voce, interrotte da qualcosa come baci. Il fruscio di indumenti fatti scivolare sulla pelle. La sensazione di conoscere l'uomo in questione, forse anche la donna, si impossessarono di lui e lo fecero avanzare fino al limite del muro, per osare di guardare al di là. Se non era quello che pensava, qualcuno avrebbe potuto aver bisogno di lui. Se non era amore clandestino avrebbe potuto essere un agguato ai danni di una donna indifesa. Ma la scena che gli si parò davanti e che faticava a decifrare sembrava confermare i suoi sospetti. La luce al di là del muro lo abbagliò sulle prime. Mentre metteva a fuoco i contorni sentiva però più chiaramente quelle voci, la voce dell' uomo: "... se fate come prima piacerà anche a voi...". Erano entrambi in piedi contro una parete, entrambi seminudi. Lui la sollevò e si spinse contro di lei, prima cautamente, poi con più decisione, ritmicamente. Lei lo teneva abbracciato e il suo corpo sussultava, si muoveva in sincrono con quello di lui. L'uomo aveva i capelli neri e qualcosa di blu addosso, lei aveva i capelli biondi e addosso quasi niente. Gli pareva quasi di vedere i suoi seni oscillare, mentre l'uomo la spingeva sempre più velocemente, sempre più in alto, e lei buttò la testa indietro scoprendo la pelle candida del collo e del petto. La vista per un attimo meno offuscata del suo seno fra i lembi scostati della camicia bianca lo portarono improvvisamente indietro nel tempo. A quando aveva visto il petto di Oscar, completamente nudo, libero fra la seta strappata. I suoi seni sodi, i suoi capezzoli eretti. La sua pelle bianca e rosa, esposta, desiderabile e indifesa. Come avrebbe voluto toccarla! L'aveva sentita attraverso la stoffa. La sua carne morbida, la sua pelle profumata, i suoi capezzoli turgidi. O forse se l'era solo immaginato. Fatto sta che aveva voluto vedere tutto questo da vicino. Non avrebbe avuto bisogno di toccarla, avrebbe potuto immaginarsi anche quello. La visione di quella coppia nella notte risvegliò questi suoi ricordi e pensieri. Era uscito per cercare Oscar e ora si imbatteva in una scena che lo riportava per assurdo proprio a lei. Ma quella donna... Avrebbe quasi giurato di aver sentito ricorrere la parola "comandante". Ridicolo! Oscar non poteva immaginarsela in quella situazione. Se già con lui aveva opposto strenua resistenza, con un altro l'avrebbe sentita tutta Parigi, ciechi e non ciechi, sordi e non sordi. Un sorriso gli morì sulle labbra quando constatò che l'uomo avrebbe potuto essere Alain. La giacca era chiaramente quella della loro uniforme, e poi portava quell'inconfondibile fazzoletto rosso al collo. Certo, era Alain, era stata anche la sua voce prima. Era stato l'unico dei due a parlare e poteva aver detto davvero "comandante". La donna poi con le sue gambe lunghe doveva essere molto alta. I capelli biondi le scendevano sulle spalle, ricadevano sul petto, occultando di quando in quando il seno. Alain si era scelto una buona imitazione di Oscar. Ma la voce di lei non le assomigliava abbastanza. Gemeva, la donna, sembrava quasi lamentarsi, ma non c'erano dubbi che godeva, perché invece che cercare di staccarsi dall' uomo gli si stringeva sempre di più addosso. Accanto a lei giacevano vari indumenti. André fece scorrere distrattamente lo sguardo su quei capi, tutti blu. Ma stranamente non sembravano essere parte di un vestito. Riconobbe con orrore che si trattava di parti di un'uniforme. La vista lo stava di nuovo abbandonando, ma era sempre più sicuro che si trattasse di un'altra giacca e di un altro paio di pantaloni, e che non potevano appartenere tutti ad Alain. Non voleva riconoscere che si trattasse di Oscar e cercò diverse possibili spiegazioni, tutte assurde. Ma Oscar sembrava davvero essere lì, a cavallo di Alain, che la godeva tutta, dalla testa ai piedi, quasi completamente nuda, tenendola per le gambe, scuotendola senza pausa, facendone uscire voci che ad André non era mai stato dato di sentire. André dovette girarsi dall' altra parte, anche se già non riusciva più a distinguere nitidamente i due, anche se così li sentiva gemere anche meglio. Venne sopraffatto dalle lacrime. Volle credere che erano state le lacrime a sfuocargli la vista. Ma sapeva di piangere perché aveva visto quello che aveva visto. E ora piangeva di gelosia, di delusione, di vergogna. Ecco quello che era, o meglio quello che non era. Era un fallito come uomo, come innamorato, come amante. Quelli che aveva visto erano due amanti veri, non quello che si era sempre immaginato. Aveva sempre rimandato il momento giusto, col risultato di non essere diventato né un uomo né un amante vero. Per quello anche Oscar non era potuta diventare una donna vera con lui. Le gambe non lo reggevano più. Cadde a sedere per terra strisciando con la schiena contro il muro. Soffocò i singhiozzi e sentì di nuovo il respiro affannoso dei due. Che diritto aveva di restare lì? Oscar non gli apparteneva, di più: non voleva appartenergli. Non l'aveva neanche voluto fra i suoi soldati. Lì dove lui aveva voluto proteggerla, anche da scene come questa, che lui all' inizio voleva interpretare come un agguato. Ma Oscar era lì, non chiedeva aiuto, non lo chiamava, anzi godeva chiaramente di quello che lui non aveva mai potuto o voluto neanche osare pensare né tantomeno offrirle. Se l'era immaginato spesso, come avrebbe potuto essere con lei. Al più tardi da quando l'aveva sorpresa in camera sua. Non gli aveva permesso di andare avanti nella realizzazione della sua fantasia. Ma non si era difesa. Non aveva neanche gridato, nonostante avesse minacciato di farlo. Forse avrebbe dovuto solo andare avanti. Forse la stessa scena si era ripetuta con Alain, ma lui era andato avanti. Lui non l'aveva ricoperta, anzi, aveva continuato a scoprirla. E lei si era fatta spogliare, si era fatta prendere, si era fatta dominare. Sembrava non aver voluto altro. O forse l'aveva voluto solo da Alain. Chissà se aveva pensato a lui mentre il soldato la palpava. Chissà cos'aveva provato mentre Alain ne prendeva possesso. Chissà se si ricordava ancora di André adesso... Si sporse ancora una volta, a vedere i due. Lui si era steso, lei gli stava accanto inginocchiata. Oscar! Le sue splendide forme di alabastro, racchiuse nella pelle compatta, gli sembrarono inavvicinabili. Quando la vide posare la mano sul petto di Alain credette di averla persa per sempre. Sembrava non avere occhi che per lui. André si allontanò lentamente, stancamente e sperò un'ultima volta di aver frainteso la situazione, di non aver riconosciuto i due, quando lo raggiunsero le loro voci: "Comandante, vuol dire che rimarremo amici?" "Alain, vorrei che finalmente mi chiamassi Oscar.".

 

 

Nota

Anche se i personaggi sono quelli dell' anime non posso negare che tutta la storia mi sia stata ispirata dall' illustrazione del manga in cui Alain blocca Oscar al muro tenendola per i polsi e la bacia. Ma siccome la situazione ikediana di partenza del bacio di Alain mi sembrava un po' insulsa e ingiustificata, ho preferito far restare i due da soli e astrarli il più possibile da tutto, senza nemmeno raccontare come si è arrivati a quella situazione, dove e perché sono soli. In fondo non è importante, volevo trattare solo il succo dell' evento evitando di perdermi dietro a descrizioni che diluissero questo concentrato di passioni e ragionamenti a confronto. La storia va collocata subito dopo l'episodio n° 31, in cui Alain sfida Oscar credendo che lei abbia tradito Lassalle, praticamente al posto del n° 32, quello in cui Oscar grida "Il mio André!", perché lei mai dopo questa avventura diventerebbe di colpo così romantica con André, anche se immagino che nella puntata 37 potrebbe aver voglia di assaporare una "seconda volta" con lui. E cosa ne è della passione con Alain? Il finale è volutamente aperto e se si soprassiede dall' episodio 32 e da parti del 39 la storia potrebbe andare avanti più o meno come nell' anime visto che anche lì Alain è sempre presente, premurosissimo e, come tante altre autrici pure hanno interpretato, molto innamorato. A me pare plausibile che Oscar e Alain non diventino una coppia inseparabile e che, indipendentemente dal fatto che abbiano o no altri incontri del genere, non si dimenticheranno mai di questa "prima volta". Ma qui passo la parola ad eventuali autori/autrici di sequel. Ringrazio chi ha seguito la mia fanfic fino a qui e vorrà darmi il suo parere, come anche Laura ha già fatto, facendomi chiarezza sui punti di forza o meno del mio stile, una critica illuminante per cui la ringrazio ancora.

 

pubblicazione sul sito Little Corner del novembre 2007

Vietati la pubblicazione e l'uso senza il consenso dell'autore

 

mail to: theodora74@web.de

 

Back to the Mainpage

Back to the Fanfic's Mainpage