Il signore del mare

parte XI

 

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“Polene”

 

 

Luigi Boccherini - String Quintet in E-Maior, Op. 13 n.5[1]

"Perché hai messo questa musica triste, lo sai che non mi piace...“

"Oscar cominciavo a preoccuparmi… ma che facevi lì fuori al buio?”

Ho sfiorato appena la maniglia e tu eri sulla soglia ad aspettarmi, il cuore tra le mani, sul viso un'ombra di attesa che il sorriso non è riuscito a cancellare. Oh sei  davvero bravo a farmi sentire in colpa, con quello sguardo serio e quel soffio febbricitante e tenero tra le labbra… Come se io fossi davvero l’unica cosa di cui ti importa, a questo mondo.

"Stavo riflettendo..." Non è vero, sono rimasta più di dieci minuti a fissare il niente incapace di muovermi, il cuore in gola... "Sono stata a trovare Marie, e poi sono stata a fare una passeggiata". Te lo dico distrattamente e senza alzare la voce mentre mi dirigo verso la mia camera, perché tu annoti che non sono tenuta a riferirti ogni cosa che faccio, se non hai sentito non fa nulla, vorrà dire che verrai da me nella mia tana e in fondo è quello che voglio.

"E’ solo che sono passato a prenderti e nessuno sapeva dov’eri andata, tutto qui…” Silenzioso come un’ombra sei apparso sulla porta, non sembri pericoloso… “E come sta Marie?”

“Marie è una donna coraggiosa... Mi ha chiesto di salutarti". E mi ha chiesto un sacco di altre cose, che non ho più nessuna intenzione di confidarti.

Mi sorridi amichevole rigirando tra le dita il grosso cucchiaio di legno della nonna come un giocoliere, agitandolo verso di me con aria buffa, “scommetto che nemmeno ricordi di aver invitato a cena Alain stasera…” Attendi un attimo, poi scoppi a ridere davanti alla mia reazione contrita… E’ vero, l’ho dimenticato, e dire che ero stata io ad insistere… Doveva essere la cena dell'armistizio dopo quella serata orribile, Alain ha proprio ragione quando dice che sei la mia balia! Sconfitta mi siedo sul letto, le spalle curve… “Sono un disastro… E ora?", commento semiseria e con lo sguardo in allarme ti accompagno mentre ti avvicini e ti siedi accanto a me, sfiorandomi appena la spalla... Eppure non sembri pericoloso. 

“Non preoccuparti, qualcosa sono riuscito a combinare… Sono un nipote d’arte culinaria, dovresti saperlo…” Mi osservi indossando un'espressione indecifrabile, per un attimo dimentico tutto e mi prendo il lusso persino di scherzare “Beh Alain è un medico, nel caso tu tentassi di avvelenarci…”, ma mi fermo subito, che sto facendo? Io non voglio esserti amica stasera, voglio arrabbiarmi e gridare fino a non avere più voce, e per farlo mi serve il tuo coraggio… A quanto pare il mio è rimasto fuori dall'uscio insieme alle buone intenzioni. Mi sfugge un sospiro appesantito dai cattivi pensieri che graffiano quanto il silenzio e le bugie. Vorrei non pensare a quello che è successo, vorrei che tu scoprissi subito le carte, ti prego io ho bisogno della verità!

“Che succede Oscar?”

Un respiro profondo prima di mettere la testa sottacqua, proprio come mi hai insegnato tu.

Ho un piano, cosa credi?

"Che ne diresti di fare due passi nel buio André?"

 

 

E' strano... Il buon senso, la ragionevolezza... Le sue doti migliori, così decantate da tutti... finite in un soffio sorpreso, arreso.

"D'accordo..."

Che idea, uscire così all'improvviso, con questo caldo poi. Lui perlomeno ha fatto la sua parte, ha provato ad opporsi... "Ma scusa e Alain?"

"Non fare storie, gli lasceremo un biglietto attaccato alla porta e lui capirà".

"E la cena, tu non hai mangiato e..."

"Non ho fame, non preoccuparti".

Lui ne avrebbe... Fame, e un sacco di altre cose. Ma ha ceduto, "ho spento tutto, possiamo andare".

Il bosco in città è surreale stasera, un'isola deserta e silenziosa dove le uniche cose vive sono un professore, un avvocato e qualche lucciola. L'erba è umida sotto le scarpe leggere, il cielo non è ancora abbastanza buio per potersi sentire al sicuro... André non teme la notte, è quello strano senso di attesa che emana lei che lo preoccupa. La sua espressione assorta, attenta, guardinga. Gli sta tendendo un agguato, ne è sicuro.

Ha provato a prenderle la mano come una volta ma lei si è sottratta, come infastidita da quel gesto tenero... Si è allontanata da lui di tre, quattro passi e ora sembrano quasi due estranei incrociati per caso, subito divisi. Come quella volta... Come tutte le volte in cui ha provato a dividere le loro vite.

In tasca ha delle monete, chissà da quanto tempo sono lì... Inizia a giocarci facendole danzare tra le dita, distrattamente, quel tintinnio sordo lo aiuta a non perdersi nei meandri della mente di Oscar ed è sicuro che la sua indifferenza la farà infuriare... In fondo nemmeno lui è troppo tranquillo, risolve ottimista che forse è la sera giusta per fare a botte.

Avanti Oscar... Il primo colpo è tuo, ti spetta di diritto...

"Smettila! Smettila André, non sopporto quel suono... sembrano le catene di un condannato, smettila!"

Si è voltata di scatto, il fiato corto... Lo sguardo in fiamme riluce nella penombra, i pugni stretti pronti alla lotta... Eccola finalmente, la fiera ha fiutato l'odore della sua vittima. Lui sogghigna e alza le mani in segno di resa, "agli ordini signor generale... Ma che ti succede Oscar, nervi a pezzi?"

Signor generale...

Colpo basso, prevedibile. Lei resta immobile. E bravo André, che si permette persino di scherzare in questa sera bugiarda... Lacrime di rabbia le bruciano gli occhi ma non lo permetterà, non vuole piangere. Solo vendicarsi, al momento giusto... Si avvicina a lui cercando di metterlo a fuoco, decisa a guardarlo dritto in faccia... Deve fingere di odiarlo per andare fino in fondo, non deve pensare ma solo sentirsi potente.

"Non devi dirmi niente André?" La sua voce è un sibilo appena udibile. Ora il buio è dentro di lei.

André sembra meravigliato, mentre solleva il capo e guadagna centimetri sovrastandola  “No Oscar…"

Sta mentendo... Il dolore dà alla testa come del vino cattivo, ed all'improvviso lei perde il controllo tutto d'un colpo "Bugiardo, sei un bugiardo! Non devi dirmi che non sono più la benvenuta a casa tua ed è meglio se me ne torno a casa con mio padre? Non muori dalla voglia di ripetermi che devo essere ragionevole, che devo seguire i consigli e non fare sempre di testa mia? Avanti dimmelo e mandami al diavolo, vigliacco!" Gli è addosso ora e punta le mani sul suo petto, colpisce alla cieca e lo spinge indietro con tutta la forza che ha, la disperazione come propellente e crede che niente potrà fermarla. E' così disperata che non si è accorta che anche lui è disperato stasera, e impaurito, rabbioso. Immobile come una roccia, vacilla appena e "attenta, ragazzina...", ruggisce mentre le restituisce lo sgarbo, allontanandola senza tante cerimonie e facendole perdere l'equilibrio.

Il rumore sordo del suo corpo esile contro il tronco nodoso di un grosso albero, la luce negli occhi di Oscar che si appanna e si spegne, il respiro di André che si blocca, il mondo si ferma, in attesa...

La fine di tutto, l'inizio.

"Oscar... Oscar rispondimi..." Un secondo ed è in ginocchio di fronte a lei che si è lasciata scivolare a terra ed è pallida come la luna, il cuore in gola... "Oscar stai bene? Oscar mi dispiace..." le scosta i capelli dagli occhi socchiusi, maledicendosi per quel gesto stupido... Glielo dice con voce malferma "Oscar perdonami, non volevo... Oscar ti prego apri gli occhi..." Sgomento resta immobile, in attesa di una condanna che però non verrà... Perché la donna dei suoi sogni stasera ha in serbo altre sorprese per lui e dopo un lungo sospiro incredibilmente sorride. E gli obbedisce. Apre faticosamente gli occhi e trova la sua mano a tentoni tra i fili d'erba, stringendola piano... "Proprio come una volta, vero? E smettila di scusarti, ho iniziato io... Ho iniziato io, tu hai reagito e siamo pari... – deglutisce e di malavoglia continua - Io... vedi André, io vi ho sentiti... Prima, ero fuori dalla porta e ho sentito tutto quello che ti ha detto mio padre, ogni cosa... Cosa dovrei fare della mia vita, come dovrei viverla... Lui non sembrava molto fiero di quello che ho fatto sino ad ora e in fondo non è una sorpresa... Ma tu non l'hai contraddetto, sembravi dalla sua parte... Sembravi d'accordo con mio padre... Per questo ero arrabbiata".

Quanto le è costato pronunciare quelle frasi... Ha il capogiro, il respiro fatica a tornare normale e le fa male la schiena, non ricorda nemmeno se era arrabbiata davvero e con chi... Con suo padre, con André o se stessa? Se solo la nebbia si diradasse... In fondo la verità non potrà essere più dolorosa del dubbio che li ha messi uno contro l'altra.

“Allora André... davvero non devi dirmi niente?”

Senza rispondere André la prende tra le braccia, ma è lui che cerca conforto... Stranamente ha le mani gelate e la stringe convulso, quasi temesse qualche forza oscura... Ammansita, Oscar sta per ironizzare su quanto è dura la sua testa ma viene distratta dalla voce di lui, e dalle parole... Sono poche ma preziose, sono la verità... "Tu devi essere pazza... Non voglio convincerti proprio a fare niente... Come puoi pensare anche solo per un istante che io voglia vederti andar via... Che io voglia vivere lontano da te, per una sera o per tutta la vita? Io ti amo..."

Le parole, oh quelle sono le stesse di sempre... Ma perché è così triste mentre lo dice?

Mentre cerca di mettere in moto la mente appannata le viene da ridere, quella cosa comincia a divertirla... Non appena lui ha pronunciato la formula magica la tensione l'ha abbandonata sciogliendole i muscoli e ora sembra tutto incredibilmente sciocco e banale, molto rumore per nulla. Lui la ama, questo solo conta, il resto del mondo può anche aspettare. Paga e un po' brilla celia “E' tutto a posto André, non preoccuparti... io ho esagerato, e probabilmente anche tu... forse mio padre è solo arrabbiato per il mio alterco con il giudice Bouillé, lo sai che giocano a scacchi tutte le settimane e quel vecchio corvo gli avrà spiattellato ogni cosa... Risolverò tutto, domani sera mi presenterò all'appello e farò ammenda... prometto che sarò a casa prima di mezzanotte come la miglior Cenerentola", prova a scherzare ma quando alza lo sguardo incrocia quello di André, scuro e senza espressione, "No, non è tutto a posto Oscar..."

Lo guarda meravigliata, la voce è cupa e severa, le sue mani ora stringono troppo ed il viso è talmente vicino che se solo volesse potrebbe baciarlo... Forse gioca, la prende in giro come quella notte, la prima di tante passate a cercarlo nei sogni... "Che c'è, vuoi che mi liberi?", lo provoca sorridendo ma lui si ritrae e scuote il capo, "E tu cosa vuoi Oscar?"

Lei lo guarda in silenzio. Se lui non fosse André, somiglierebbe ad un ultimatum, chiuso e cattivo... Invece è una supplica. Avrebbe dovuto prevederlo, doveva accadere. André ha paura di lei. Lei che l'ha trascinato per anni sull'ottovolante dei suoi sbalzi d'umore e l'ha tradito così tante volte per non soffrire... Se ora rispondesse "voglio te", che differenza potrebbe fare... Forse semplicemente non le crederebbe... Dio, se questa notte avesse ricordi e potesse parlare, riempirsi di mille frasi non dette... Invece rimane solo il crepitio quieto degli ultimi grilli a far compagnia alla voce di André, ed un sorriso amaro che sfigura quel suo bel viso mentre parla, come una cicatrice. "Non scherzare... Non è uno scherzo Oscar... E' la tua vita! Cosa avrei potuto dire a tuo padre? Io non ho più diritti di lui, su di te... E di certo non ho il diritto di decidere per te, non posso dirti come vivere la tua vita... Vedi Oscar, io non sono molto diverso da tuo padre, sono parziale e molto egoista... e penso a me stesso, a ciò che vorrei. Io ti amo, ti desidero Oscar... E per me esiste solo questa vita ed è la migliore di tutte, perché non so immaginarne una senza di te. Ma tu sei libera Oscar, ora più che mai... Non devi niente a nessuno, non devi dimostrare niente. Sei libera di scegliere la tua strada, di essere ciò che vuoi... La figlia del generale, un brillante avvocato, una donna innamorata... E io - abbassa la voce, ora è quasi un sussurro - io alla fine sarò sempre André, il ragazzino che ti ha insegnato a nuotare".

Oscar avrebbe davvero voglia di un pianto consolatorio, di un po' di requie... Ma sarebbe un sollievo e lei non lo merita, ci vorrebbe tempo e non ce n'è. Così implode le lacrime in gola e lascia scorrere le parole, un fiotto scomposto ed urgente perché solo lui conta, perché capisca e forse perdoni per l'ultima volta. “Sciocco, sei uno sciocco – si lamenta nel buio, le dita contratte aggrappate al suo petto – io ho scelto da tempo, cosa credi? Ho scelto e non ho mai avuto scrupoli, perché vuoi averne tu ora? Ho deciso io di farti entrare nella mia vita, di viverla insieme a te… Di tornare dopo essermene andata... Sono tornata e non l’ho fatto per ripicca verso mio padre, né per te… Io l’ho fatto per me! Ricordi quando ti dissi che non avevo bisogno di te né di nessuno? Sbagliavo, mentivo a me stessa... Io voglio stare con te, io ho bisogno di te André, ormai l'ho capito... Io ho bisogno di te perché da sola non so stare in piedi, ho bisogno di te per alzarmi al mattino e per vivere la vita che ho scelto... Ho bisogno di te e del tuo amore perché non posso stare senza di te, io ti amo... Ti amo e sono egoista André, anche più di te... Io non sono solo la sesta figlia del generale Jarjayes, o un avvocato... Io sono la ragazzina che rischiò di farti affogare per orgoglio, sono la donna che ti ha preferito un altro e che ti ha fatto soffrire... Eppure sapevo che mi volevi bene, che mi amavi... E' così... e ogni volta che ci penso non mi sembra possibile che tu possa amarmi ancora, dopo tutto..."

Inizia a singhiozzare di vergogna, il viso tra le mani come chi ha qualcosa da nascondere... La paura, la stessa che per un attimo ha invaso lui... Paura che qualcosa li possa separare, paura di perderlo.

"Non piangere, perché piangi?" Mormora desolato, accarezzandole i capelli...

"Io... Pensavo che tu non mi volessi più bene..."

Le solleva il viso, scostando le mani per poterla guardare... "Oscar certo che ti voglio bene... Io ti voglio bene da sempre... Quando ho detto di amarti, era per sempre... Non scordarlo mai".

No.

Quando dico di amarti, intendo per sempre.

"Ti voglio bene anch'io André, ti voglio bene..." Lo dice annegando il viso sulla sua spalla, aspirando avida l'odore della pelle come fosse un antidoto contro il dolore, stringendolo forte in un abbraccio maldestro che pare un assalto e che lo travolge, spingendolo a terra. Il corpo premuto addosso a lui per ascoltare meglio ogni piega della sua voce, ogni vibrazione. Per cacciar via la paura.

"Lo so amore... Forse sono pazzo, ma credo di averlo sempre saputo..." La osserva solo un attimo, prima di baciarla come se volessi portarle via l'anima. Eppure sa bene di non poterlo fare, non può rubare una cosa già sua.

Oscar sospira a lungo, gli occhi chiusi... Il cuore sembra scoppiarle nel petto, ma che importa... Non ha nulla da temere, André ha ragione, nessuno può portarle via la vita, nemmeno suo padre. Lei può scegliere, e in fondo è una scelta facile... La vita ha scelto per lei.

"Domani sera parlerò con mio padre..."

"Domani sera io vengo con te..."

"No... preferisco andarci da sola, sarà tutto più semplice..."

"Oscar, io vengo con te. In fondo non sono stato onesto con tuo padre, e lui certo non lo merita. Non gli ho detto che ti amo... Non gli ho raccontato quanto amo la sua meravigliosa sesta figlia. Domani verrò con te e lo guarderò negli occhi, lui capirà... Capirà e penserà che sono pazzo o forse avrà solo pietà per me, ma non importa. Gli parlerò e poi tornerò a casa. E ti porterò via con me..."

"André ti prego..."

"Sst, ora basta - lo dice sfiorandole il collo - rilassati piccola strega..."

"Salame..." Gli accarezza il viso, vorrebbe ridere ma quell'epiteto trascina con sé qualche ricordo di troppo e la costringe all'ennesima ammenda "André, quanto tempo è passato... quanto tempo sprecato, se io..." Sbuffa un po' imbronciata ma lui la costringe al silenzio nel modo più semplice che conosce e sorride "Il tempo non è un nemico, abbiamo tutto il tempo del mondo... Minuti, giorni, anni... l'amore ha un suo tempo e certo non si misura, non affannarti a contare a ritroso, non troverai mai l'inizio... Ma se cerchi in fondo al tuo cuore Oscar... ti accorgerai che non c'è un solo istante in cui io non sia stato con te..."

Lei rabbrividisce, e non è solo per l’aria della notte che sfida la sua camicia zuppa di rugiada… E’ quello che ha detto André che suona così bene, sembra così vero… Così facile, dopo tutto… Di colpo lo attira su di sé passandogli le braccia attorno al collo, godendo infinitamente di quel gesto semplice che ha il profumo dolce di una promessa… “Molto convincente – sorride, a lui che sorride – molto convincente, davvero… Lo sai professore che saresti stato un ottimo avvocato?”

“Allora mi permetti di accompagnarti madamigella?”

“E va bene – sbuffa agitandosi mentre lui si solleva su un gomito per ammirarla meglio – va bene, verrai con me… tanto dovrei saperlo che con te è inutile discutere…”

“Sei bellissima vista da qui…”

"Anche tu..." Ammette sconfitta... Perché, perché riesce sempre ad averla vinta… A lasciarla senza parole e con la voglia matta di chiedergli la luna… 

“Non vedrai cadere le stelle se rimani lì sotto... Non hai un desiderio da esprimere Oscar?"

E soprattutto come fa a leggerle nei pensieri... "E tu André? Hai ancora dei desideri?" Una vena di ansia repressa che le piega la voce, la speranza nascosta di conoscere già la risposta...

Lui la chiude in uno sguardo rapito... i capelli morbidi sparsi sul seno affannoso[2], gli occhi accesi e sognanti... Le sfiora il viso, disegnando il contorno delle sue labbra con la punta delle dita... Delicatamente, per capire se è vera... Perché a volte l'immaginazione da sola può fare ben poco e da almeno dieci minuti la sua sembra svanita, sostituita dalla visione della donna della sua vita sdraiata vicino a lui, dalla sensazione sconosciuta di mani curiose che giocano tra i suoi capelli... Senza volere prova un pizzico di malinconia perché ora non potrà più sognare di lei, mai più... La realtà è troppo diversa, migliore... E lei è vera, viva... E' tra le sue braccia ed è sua.

"Un solo desiderio... Portarti a casa".

Andiamo a casa.

 

 

Al solito... Avrei dovuto saperlo che sarebbe finita così. Inizi col darmi ragione e poi si fa come vuoi tu e io non riesco a tenerti il broncio nemmeno per un quarto d'ora. E' così da sempre, dal nostro primo sguardo. Chissà, con un po' di fortuna forse un giorno lontano rideremo di questa serata passata a piangerci addosso al buio... e racconteremo a tutti che a nutrire l'amore non sono state le rose e i violini, ma un grande spavento.

Già... la paura, il nemico oscuro che non fa sconti, agisce in fretta come il peggior veleno... spalanca ogni porta e ammansisce le belve feroci, arriva là dove niente e nessuno sono mai arrivati. La paura di perderti è arrivata dritta al mio cuore stasera, una scossa elettrica che mi ha passata da parte a parte, ho creduto di morire. E ho capito, ho imparato la lezione.

Io ti amo... certo che ti amo, accidenti a me...

E’ assurdo. A tradurre in un attimo pensieri e parole è bastato quel senso vuoto che ancora mi serra la gola e mi stritola… L'idea di perderti, il pensiero orribile di una vita vissuta senza il tuo amore, la parte migliore di me. All'improvviso è tutto chiaro, evidente, ogni gesto ed ogni parola hanno senso, e quello che fino a ieri chiamavo pavida con mille nomi diversi ora ne ha uno solo. Ti amo André... Ti amo ora, ti amavo il mese scorso, un anno fa... Ti ho amato sempre, in ogni vita che ho avuto, tu sei dentro di me e mi appartieni da quando ho memoria di me. Da quell'ultimo sole d'estate che mi colse alle spalle scaldandomi quasi vent'anni fa... Io non lo sapevo ma quel calore era il tuo, non ero più sola, non lo sarei più stata. E' un miracolo, non credi? Una formula magica, un sortilegio quieto e dolcissimo, senza proclami, tuffi al cuore, gesti eclatanti o colpi di scena... Nessuno potrà mai capire, solo io e te. Proprio come adesso, come stasera. 

Perché vuoi andare via, non mi darai retta nemmeno stavolta? Io avrei fatto l’amore con te anche qui, anche subito… Che mi importa del mondo che guarda, il mondo è ai miei piedi stanotte… Perché ragionare, essere cauti, pratici? Uffa, e va bene. Tanto con te è inutile discutere.

Mi aiuti a rialzarmi, a sembrare meno sgualcita… Mi offri la mano e con noncuranza sfiori la mia con le labbra, inchinandoti come un cavaliere che chiede un ballo alla dama del cuore. Una coppia di ignari passanti rallenta alla vista del nostro buffo minuetto, ci osserva con curiosità malcelata e forse un pochino di invidia… ma che importa, non riusciranno a rendermi meno felice… Non mi importa di nulla, solo di te. Mi domando, mentre di slancio ti stringo con tutto l’ardore che trovo se si veda, da fuori… Se chi incrocia il nostro sguardo mentre caracollando torniamo a casa possa capire cosa si cela dietro le ciglia e nei nostri cuori… Se sia contagioso, l’amore... io spero di sì.

Le scale con calma, non c’è bisogno di correre… Faccio apposta a fermarmi ogni tanto, mi volto e ti bacio per poi fuggire e lasciarti indietro di tre gradini, quattro... Voglio stupirti, voglio mostrarti qualcosa di me che forse non sai, farti sorridere. La portinaia ci squadra perplessa e fa segno di far piano portandosi il dito alle labbra come se fossimo due monelli, se avessi abbastanza coraggio la abbraccerei... Tu saluti con garbo e allunghi il passo ma ormai è fatta, ho vinto io. Armeggio trionfante davanti alla porta, poi noto qualcosa che paralizza il mio corpo all'istante… Alain è stato qui… Il biglietto che avevo lasciato in bella vista come un editto reale non è più al suo posto... penzola da un lato tetro come un cappio e porta i segni evidenti della comparsa del mio aguzzino, tracciati in rosso. Non ho il coraggio di avvicinarmi, la vista si offusca…

“André…” mormoro senza senso arretrando di qualche passo fino a che trovo le tue mani ad accogliermi e le tue braccia a sorreggermi…

“Vediamo cosa prescrive il dottore”. Ridi cingendomi la vita e porti il viso accanto al mio, avvicini il foglio che inizia a fare meno paura…

“Idioti! Se volevate star soli, avreste potuto dirmelo… Cosa credete, che non abbia nessun altro a cui scroccare una cena? Spero vivamente ne sia valsa la pena almeno… ma me la pagherete, tornerò quando meno ve l'aspettate e la mia vendetta sarà terribile”.

Alain, in un modo o nell’altro riesce sempre a stupirmi… Lui che è sempre stato con noi nei momenti importanti, chissà cosa direbbe se mi vedesse ora, spalle al muro, il sapore di André tra le labbra… Forse mi perdonerebbe, o si limiterebbe ad attendere il prossimo passo falso. Vale la pena rischiare? Sì, per me sì... ogni secondo, ogni lacrima... rifarei tutto, ogni sbaglio e forse anche altri... Tutto pur di arrivare a questo punto. E forse anche tu André, che hai le mani che tremano e indugi per qualche secondo prima di aprire la porta.

Finalmente siamo soli... E ora a noi due, André... La prima mossa è per te, non farti pregare... Coraggio André, fatti sotto... Non preoccuparti che non scapperò. Tendi la mano e sussurri "benvenuta a casa...", hai proprio deciso di farmi piangere tutta la sera o solo di farmi firmare la resa più in fretta... Capitolo subito, la afferro e mi abbandono allo sciame di brividi che si rincorrono lungo il mio corpo, è meraviglioso... Avrò presto bisogno di stendermi lo sai? Chiudo gli occhi, l'emozione ci fa somigliare a due debuttanti impacciati ma i gesti sono sicuri, le mani si cercano e imparano a muoversi in fretta come se non avessimo fatto altro, da sempre... Tu sei più bravo di me, lo sei sempre stato. Mi stringi forte e mi fai volteggiare, mi abbracci, mi baci, mi baci... Ridi, e rido anch'io anche se non so nemmeno il perché. In un attimo non so più dove sono, ricordo a stento come mi chiamo, ci sei solo tu. La vita in rosa, dev'essere questa.

Al sicuro in camera mia ci abbandoniamo ai ricordi, sono tanti e bellissimi, al loro cospetto l'eternità sembra nulla. Il tempo scorre lento, possiamo permetterci di indugiare, coccolarci, contare le stelle, giocare all'amore come bambini curiosi che guardano il mondo da un caleidoscopio. Ma non siamo bambini, non più... E stavolta si fa sul serio. La luna curiosa allunga le dita verso di noi, ci regala un mosaico fatto di ombre incerte e luce soffusa, un rifugio intimo dove non servono gli occhi per riconoscersi, non servono gesti né tante parole, perfetto per noi principianti. Il pendolo batte, non so che ore sono ma so che ormai manca poco. Li sento i tuoi occhi e so cosa vuoi, è come guardare uno specchio... Tu vuoi me, io da qualche minuto sdraiata al tuo fianco non rido più ma cerco scuse per provocarti e dirti anch'io "Voglio..." Voglio amore e passione, impazzire tra le tue braccia... Voglio tutto, voglio te. I miei baci si fanno insistenti, le tue mani si insinuano nel dedalo quieto dei miei vestiti e lasciano tracce indelebili, aprono brecce perché la tua bocca le possa seguire, superare... All'improvviso sei accanto a me e sei ovunque, curioso e paziente, indugi e mi infliggi il supplizio peggiore di tutti, l'attesa... Ma io non posso aspettare più, sono incredula, non c'è parte di me che non ti reclami, niente che non farei pur di averti subito... sei così abile da farmi paura, come potevi saperlo? Come toccarmi, dove sfiorarmi... Cosa volevo da te, cosa avrei dato in cambio? Chi ti ha insegnato, quale donna ti ha rivelato gemendo i segreti che solo io dovrei conoscere? Dimmi il suo nome e la ucciderò! No... Il fuoco che brucia in fondo ai tuoi occhi ha il colore dei miei, ed è mio il nome che invochi mentre il tuo corpo si inarca a cercarmi... Non c'è nessun altro, siamo solo io e te, il nostro amore... Amore senza freni che scuote i miei sensi e risveglia i miei istinti assopiti, ora anch'io so cosa fare, come torturarti e renderti schiavo... Potrebbe non finire mai, ma il richiamo diventa imperioso, inflessibile... Dio, sto stringendo troppo, e anche tu... Forse hai sentito il crepitio sordo della mia coscienza, perché all'improvviso ti stacchi da me, indietreggi fino alla porta, ti volti e stai per andartene... Ti prego non farlo, non potrei sopportarlo... Una voce stentorea sussurra "No..." e di certo non è la tua... Se vai via adesso, io morirò.  

Invece sorridi e giri la chiave nella toppa, due mandate... "Meglio essere cauti… Alain ha la chiave di casa - lo dici a voce bassissima e intanto mi guardi senza malizia - ma non oserà sfondare la porta della tua camera..."

Hai ragione... come sempre, hai ragione... Annuisco, rido, tendo le braccia… Io ti voglio qui, ora... Che nessuno provi a fermarci, non ci riusciranno... Lascia che bussino, non sentiremo... Abbiamo atteso anche troppo, ora basta.

Togliamo di mezzo ciò che non serve, vestiti pudore e lenzuola spariscono in fretta e finalmente, la tua pelle sulla mia, e le tue mani, i tuoi occhi… Ti lascio fare, mi lasci fare… Oh non guardarmi così, mi vergogno... No, non è vero... Guardami amore, guardami... Vieni, accarezzami, voglio sentirti addosso, voglio che niente più ci separi, nemmeno quel velo pensoso che per un secondo oscura il tuo viso... Cosa c'è amore, qualcosa non va? Non avere paura, io non ne ho... Lo vedi? Ti guardo dritto negli occhi, ti guido verso di me... Deve accadere, noi siamo fatti per stare insieme, per completarci. Non esitare, io sono qui, posso sentire il tuo cuore che sembra impazzito mentre sussurro “Voglio fare l'amore con te... Voglio essere tua moglie, André…[3]

Ci sono riuscita, ti ho stupito… Sollevi il capo e mi osservi disorientato mentre le tue labbra faticano ad articolare qualcosa che non sia il mio nome… “Oscar – mormori – Oscar, amore…”

Forse pensi che io stia scherzando o che sia pazza, invece non sono mai stata tanto seria in vita mia… Voglio essere tua moglie, voglio che sia ora… Un matrimonio segreto[4], solo per noi… Senza formule magiche né invitati, senza fiori né fasti… Il silenzio come un testimone suggellerà le nostre promesse nuziali, la luna la farà splendere come pietre preziose... Sarò tua moglie e tu mio marito, ora e per sempre. Non osi l’uomo separare ciò che l’amore ha unito.

Mi guardi commosso, non piangere amore, vieni da me… E' il momento giusto, lo vedi? Il mio corpo si schiude e ti accoglie con un fremito, il tuo sangue si mescola al mio. Finalmente capisco cosa vuol dire desiderare qualcuno fino a morire... Desiderare di morire, per amore. Dio, come posso aver immaginato tutto questo con un uomo che non fossi tu... Uno a cui avrei dovuto spiegare tutto di me, mentre tu potresti raccontare la mia vita come una fiaba, recitarla a memoria come una poesia. Tu sei il mio André, ora più che mai... ora sei carne della mia carne, nulla potrà mai separarci. Ti osservo rapita mentre ti muovi sopra di me, elegante come un felino e mi sento piccola al tuo cospetto, sarò all'altezza del compito che la vita mi affida? Vorrei che tu fossi felice come lo sono io ora, farti sentire al centro del mondo... Amarti fino a travolgerti... Oh Marie aveva ragione, io penso troppo, farnetico... Per fortuna il mio corpo non sta ad ascoltare ed accetta la sfida, asseconda il tuo ritmo e risponde colpo su colpo, i gesti si accordano... La nostra diventa una danza aggraziata e potente, un movimento convulso eppure ordinato, un'equazione perfetta... Abbracciati, avvinghiati... cadiamo giù, in un gorgo che inghiotte tutto, un abisso senza fine... Il respiro è affannoso, il cuore accelera, mille frasi sconnesse nascono nella mia anima e muoiono sulla tua bocca, soffocate dai baci. E' qualcosa di inspiegabile, è istinto animale, una stilla divina che si appropria di noi e ci soggioga... Ti guardo solo un attimo, e capisco che stai aspettando una parola, o un cenno da me… Ti attiro vicino, ancora di più e con un filo di voce ordino e subito imploro... Non fermarti, non cercare di resistere, arrenditi amore, ti prego... E' quello che voglio, lascia che sia... Lascia che sia ora. Il fuoco in fondo ai tuoi occhi mi obbliga a chiudere i miei ed ecco... il piacere come un'onda cresce e poi esplode, caldo e incontrollabile, una scossa che piega e cancella ogni cosa al suo passaggio e sommerge anche noi, poveri amanti indifesi senza malizia. Giudizio, ragionevolezza, non rimane niente... Tra le labbra socchiuse il sapore della tua lingua che sfiora la mia e la voglia di gridare il tuo nome... in testa solo pensieri insensati, desideri folli, voluttà incontrollabili... Il tuo sguardo sconvolto che danza su di me come una falena ed i brividi nella tua voce. L'idea di svegliarmi al tuo fianco domani, e poi sempre. L'idea di un figlio... Non ridere di me, ti prego... Un figlio, un bambino con i tuoi occhi e il tuo sorriso, qualcosa di unico e intimo, solo nostro. Sono pazza lo so, ma è colpa tua. Sei un ladro di emozioni ed ora le rivoglio. Te l'ho detto, io voglio tutto. 

Lentamente il silenzio che si compete alla notte ritorna al suo posto. Aspetto immobile, le dita tra i tuoi capelli... Da quanto tempo, forse un minuto... Oh non lo so... Ti sfioro a lungo, percorro ogni solco sul tuo corpo e imprimo nel cuore i particolari... la volta possente delle tue spalle, la pelle tesa sui muscoli del petto, quella piega gentile che nasce vicino ai tuoi occhi quando sorridi... Le cicatrici dell'incidente, i segni che il tempo ha lasciato quando non ero con te, imparerò a riconoscerli e ad amarli, mi raccontano quello che ancora non so. Ascolto il tuo respiro, conto i battiti del tuo cuore che pulsa in fondo alla gola e fa scorrere la vita, dentro di te… mi impadronisco avida di quel ritmo, ora è anche il mio e saprò averne cura, vedrai... Oh André, vorrei dire tante ma non riesco a parlare, non voglio spezzare questo incantesimo... Voglio solo essere sicura che sia successo davvero.

L'amore, allora è questo... L'amore tra un uomo e una donna, l'amore vero che non si spiega[5] e non si può chiudere in una frase. L'amore siamo io e te, adesso. Quello che abbiamo fatto insieme prima, e quello che verrà dopo. 

E tu, tu amore mio... Tu, che con un sospiro abbandoni il capo sul mio seno e sembri un bambino, mentre il tuo corpo di uomo ancora mi avvolge... tu che cerchi la mia mano e la stringi forte, forse hai paura che possa alzarmi e sparire... Tu che con lo sguardo un po' smarrito ti sollevi e mi osservi, come se non mi avessi mai vista prima... La vita stavolta ha sorpreso anche te, non è vero amore mio?

L’amore tra un uomo e una donna, è come sognare, morire e poi risvegliarsi in un posto diverso... Riconoscersi, e poi ritrovarsi. Perdonami amore, non conosco abbastanza parole per descrivere come mi sento... So soltanto di non aver mai voluto altro, non vorrò altro dalla vita che stare con te. E piango di gioia perché finalmente lo sai anche tu.

Tu che sei con me e dentro di me.

Io che sono con te, in te.

Ora che sei così vicino da confondermi non lasciarmi mai, promettimelo.

Rimani con me. Per sempre.

Fino in fondo.

 

 

Non voglio andare, di' che sono malata.

Le bugie con le gambe corte, non ti si addicono davvero.

Se ne sta lì davanti alla porta da almeno cinque minuti, cercando di conquistarmi con quel formidabile broncio che la fa somigliare ad una bambina capricciosa. Quanto avrei voluto conoscerti allora, amore. Sono sicuro che eri una peste, e che ti avrei amato lo stesso.

Non vuole andare, l'ha già ripetuto tre volte. Lo so, nemmeno io vorrei uscire stasera. Avrei mille altre cose piacevoli da fare con lei ma un impegno è un impegno, non possiamo mancare. Ci vorranno solo pochi minuti, non credo che suo padre siederà a tavola insieme a noi come se nulla fosse dopo che avremo snocciolato i nostri piani. Non si siederà affatto, temo. Si arrabbierà, urlerà un po'... Mi sfiderà a duello?

Mi guarda paurosa e non si accorge che sto scherzando. Scherzavo amore. Andrà tutto bene.

La osservo, è bellissima stasera. Si è presentata al mio cospetto inguainata in un completo marrone scuro che non avevo mai visto e mi ha tolto il fiato, una volta di più... La giacca che lascia libero il collo e accarezza i fianchi, la gonna stretta che scopre le gambe, sembrano ancora più lunghe con quelle calze sottili... Le scarpe leggere ed eleganti, ma che succede? A cosa è dovuta tanta magnificenza, in fondo si va solo a cena dai suoi... Ripasso a memoria l'elenco dei probabili invitati e provo ad intercettare il suo sguardo mentre armeggia davanti allo specchio e tenta di aggiustarsi una sciarpa bianca attorno al collo, dev'essere seta perché scivola via tra le sue dita appena la sfioro... Si volta verso di me con un sorriso imbarazzato, dolce… "Questa cosa - ritorna allo specchio e picchietta la giacca e i suoi due generosi bottoni - è troppo aperta, ma la sciarpa bianca con il vestito non c'entra nulla... Tu cosa dici?"

Colori, sciarpe... Inizio ad avere paura, da quanto tanta attenzione ai particolari frivoli? Mi avvicino e le passo le mani attorno alla vita sotto la giacca, lasciando vagare le dita... Lei nel riflesso sorride, rovesciando la testa sulla mia spalla "Allora?", rimarca impaziente, come se dal mio giudizio dipendesse la sua vita... Non posso deluderla, provo a concentrarmi ma... Dio com'è bella... E' affascinante, seducente, provocante... e nemmeno se ne accorge... Nella mente lancio strali gelosi al mondo, avvicino il viso al suo e indico lo specchio "Lascia stare la sciarpa, il color cioccolato ti sta benissimo... Stasera è di rigore l'alta uniforme, generale?" Faccio lo spiritoso e intanto investigo in cerca di indizi...

"Color pulce, prego... Non ridere, l'ha detto la sarta che l'ha cucito, anni fa!" Inizia a ridere lei, il viso acceso "Ce l'ho da tanto tempo il vestito... Non l'avevo mai messo perché non mi sento a mio agio, lo sai... Ma stasera - la sua immagine nello specchio diventa seria, quasi solenne - volevo essere diversa... Stasera ho un appuntamento, esco con l'uomo che amo... Volevo piacergli, volevo essere bella per lui..." Si volta stringendosi tra le mie braccia "Volevo essere bella per te, André". Sorride timida e chiude gli occhi, abbandonando il corpo contro il mio, con un sospiro appagato... Proprio come stanotte...

Che idiota che sono... che razza di idiota insicuro! Vedo fantasmi in ogni angolo e invece è solo il suo cuore di donna che batte per me... L'emozione mi chiude la gola, mentre cerco di rimediare "Sei splendida - mormoro accarezzandole il viso - e io ucciderò chiunque osi guardarti..." Indugio un attimo, e decido di dirle tutta la verità a costo di farla arrabbiare, in fondo me lo merito "Sei bellissima, lo sei sempre... qualsiasi cosa indossi, in qualunque momento... Sei bella adesso con il tuo bell'abito color pulce... Eri bella stanotte, tra le mie braccia e senza niente addosso... Tu mi piaci da morire Oscar, non smetterei mai di guardarti", mentre lo dico senza volere il dorso della mia mano si muove lungo il fianco, sfiora le gambe... Il fruscio della gonna è quasi assordante, irreale al tocco mentre la mano risale e scivola sulle calze lucide, sotto la stoffa... "Oscar io non smetterei mai di fare l'amore con te..."

La sento gemere, quasi un lamento... Ipnotizzato, chiudo gli occhi e aspetto che reagisca e forse mi schiaffeggi per la mia sfacciataggine... Sono pronto a giustificarmi, il vestito, il profumo... Invece no... Apro gli occhi quando sento le sue mani mordermi le spalle, avvinghiarsi a me con tutta la forza che hanno dentro... La guardo, il capo rovesciato e le labbra socchiuse, la sollevo appena e basterebbe poco, così poco... Per perdere il controllo e farlo di nuovo.

Siamo due adulti fuori controllo, è così da ieri sera. Ed è meraviglioso

Ieri sera, è accaduto tutto in un attimo... non ci sono state che poche parole e molti sospiri, nessuna incertezza, nessun dubbio. Uno sguardo ed ero dentro di lei, a guardare la vita attraverso i suoi occhi, a gemere con la sua voce, a farla impazzire pensando che forse il pazzo ero io.

Lei mi ha insegnato a farmi beffe dei suoi bottoni e della sua camicia severa. Ha sussurrato "Slacciali, toglila... fallo tu o io non avrò mai il coraggio. Ti prego fallo, non perdiamo un minuto di più..."

Trattenendo il fiato ho obbedito, in silenzio... si è lasciata scoprire un poco per volta, l'ho sentita rabbrividire al contatto con l'aria leggera ma non si è arresa. Mi ha attirato vicino gettando indietro il capo, ed ha ripetuto "Non perdiamo nemmeno un istante..."

Abbiamo fatto l’amore, ancora e ancora.

E’ bellissimo dirlo, pensarlo, indugiare sui particolari del nostro segreto. Se chiudo gli occhi la vedo distesa ad accogliermi, come se non potesse più attendere… mi ha chiamato per nome, con la voce dolcissima e quieta ha implorato e preteso, mi ha mormorato che avrebbe voluto dare la vita per me.

Non voglio la sua vita, io ho lei. Il suo cuore e il suo corpo, i suoi gemiti persi tra desiderio di avermi ed il piacere di essere mia. Il suo nome, le sue parole solo per me e quelle che io non avevo il coraggio di dire, cinto d’assedio dalla paura di spaventarla e di metterla all’angolo. Ma lei me le ha chieste, mi ha messo alla prova e solo allora ho ceduto.

Ho parlato piano perché solo lei potesse sentire…le ho detto “Sei mia… sei solo mia, e nessuno potrà mai separarti da me. Ti voglio, voglio tutto di te e sono pronto a donarti tutto di me”.

Se tu mi vuoi… sì, tu mi vuoi.

E' stato amore assoluto e totale, senza limiti né condizioni... ci siamo fatti promesse che manterremo, ci siamo giurati l'eterno ma l'eterno non sarà mai abbastanza per noi. E' solo l'inizio, ho pensato mentre la cullavo nel buio e lei giocava ad indovinare i miei pensieri con le labbra socchiuse e l'espressione sognante... la stessa che aveva quel giorno al cospetto del mare, e io lo sapevo. Non è fuggita, e mi ha atteso al varco… l’abbiamo passato insieme, ci siamo spinti fino alla fine del cielo increduli che stesse accadendo davvero.

Ora so tutto di lei, niente può separarci. Lei è mia...

E' stato il risveglio migliore della mia vita.

Dormiva acciambellata come una gatta quando in silenzio e a malincuore sono scivolato via, lontano da lei… temendo di aver sognato sono rimasto a guardarla, poi le ho concesso tempo, e quiete, perché non provasse vergogna, non sentisse di dover fare o dire qualcosa di particolare. Io la conosco, il tempo serve per misurare le sue sensazioni, per farsi la predica e poi perdonarsi. Io no, per me è come se fosse sempre stato così, la cosa più anormale a cui riesco a pensare è che la prima volta che mi è capitato di ritrovarmi sveglio accanto a lei c’era anche Alain…

Mi è bastato sfiorare con un bacio il suo viso e il mio sguardo racchiudeva da solo tutto il mio mondo. Per resistere alla voglia di prenderla tra le braccia sono fuggito a respirare l’aria fresca del mattino, e mi sono guardato riflesso nel vetro un po’ incredulo… d’ora in poi non ho più nulla da chiedere né da pretendere, perché ho lei.

Quando mi ha raggiunto molte ore dopo, ha fatto il suo ingresso trionfale nel mondo dei vivi con l’aria buffa e intontita, e un velo di noncuranza ben teso a celare il suo sguardo. Io ho atteso un attimo prima di rientrare nei ranghi della normalità, in fondo anch’io ho la mia tattica. Ho lasciato che si avvicinasse, le ho concesso un pizzico di timidezza appena accennata... poi l'ho travolta.

Eppure un po' ho avuto paura, lo ammetto. Paura di lei, dei suoi occhi... Di vederla piombare in cucina vestita di tutto punto e pronta a sbocconcellare un biscotto e a lasciare un saluto per me, indifferente e noncurante. Come se nulla fosse stato, "una botta e via" direbbero i miei studenti. Paura che per lei fosse stato solo... niente. Non so perché... Invece è arrivata sfoggiando un paio di vecchi jeans e una maglietta che forse ha la sua età, i capelli arruffati ed un sorriso pieno di aspettative. Mi ha stretto forte alle spalle bisbigliando "buongiorno professore, che buon profumo...", lei lo sa che se sono nervoso cucino... E' scivolata tra me e il ripiano di legno ingombro di piatti e stoviglie "ho chiamato Elisabeth e le ho detto che oggi non andrò per tutto il giorno... Ho detto che sto poco bene", ha annuito convinta addentando una frittella cruda...

E' stata la migliore dichiarazione d'amore della giornata, da lei che si trascinerebbe al lavoro con quaranta di febbre o una gamba rotta... Ho posato i miei arnesi e l'ho abbracciata, raccogliendo il suo tacito invito e togliendole di mano la seconda frittella cruda "Anch'io ho chiamato l'università e ho fatto spostare le lezioni di oggi... Ho lasciato detto che sto poco bene..."

Ci sono voluti due secondi per scoppiare a ridere... la tensione è scivolata via e siamo rimasti solo noi due, a guardarci negli occhi. Ad accorgerci che da ieri sera è cambiato tutto, o forse non è cambiato niente... noi siamo gli stessi di sempre, André, Oscar... Ma quando l'ho chiamata amore, lei ha sollevato lo sguardo e ha sorriso. L'ho chiamata amore alla luce del sole, il sortilegio è spezzato. All'ombra dell'oscurità o nel fulgore del giorno non cambia nulla, non siamo colpevoli né fuggiaschi ma innamorati.

E' cambiato tutto! A pranzo lei si è servita due volte, memore del digiuno serale, io non sono riuscito a inghiottire un boccone... avevo occhi solo per lei, sono rimasto a guardarla tutto il tempo come un ebete ignorando il cibo. Quando se ne è accorta, si è alzata in silenzio ed è venuta a sedersi sulle mie ginocchia, passandomi un braccio attorno alle spalle... Con naturalezza, come se fosse abituata a farlo... Mi ha guardato serissima e accarezzandomi il viso ha chiesto "Allora cosa c'è? Non parli, non mangi... Sei innamorato per caso?"

"Sì, sono innamorato..." ho risposto con quel poco di voce che l'emozione non mi ha tolto, "sono innamorato di te e tu sei la prima a saperlo come ti avevo promesso, piccola curiosa impertinente... Mangeremo così tutti i giorni?" Ho ammiccato stringendola forte e manovrando perché si accomodasse meglio e non si accorgesse del mio respiro affannoso.

"Assolutamente sì" ha scosso i capelli facendomi solletico, "lo scriveremo sul libro delle regole..."

"Mi piacerà moltissimo" Ho lasciato morire la frase, mentre le mie mani ripassavano le linea dei suoi fianchi il languore ha invaso il mio stomaco, togliendomi l'appetito e anche il senno.

"Mi piacerà moltissimo farlo..." Ha sospirato sottovoce, lasciandomi a immaginare il suo seno, premuto contro la stoffa della maglietta consunta.

Non le ho permesso di dire altro, accecato dal desiderio... Non abbiamo fatto molto altro, oggi... Non riesco a starle lontano. I miei occhi, le mani hanno fame di lei... Ho bisogno di ascoltare il suono ansioso della sua voce quando ripete che mi vuole, di sentire il profumo della sua pelle quando riemerge dal torpore... Ho bisogno di fare l'amore con lei, come se il tempo a nostra disposizione potesse finire in un lampo.

Anche ora vorrei... Ora no, non si può... Di fronte al candore della sua pelle nuda sotto le dita realizzo il disastro imminente, a precipizio richiamo all'ordine la ragione e provo a frenarmi e a frenarla "Oscar fermati...", mentre lei mi riempie il viso di baci minuscoli e ride, "Oscar dobbiamo andare..."

"Non voglio andare..." Protesta, agitandosi in equilibrio precario... A malincuore, ma devo farlo. Approfitto della sua distrazione e allento la presa, indietreggio di qualche metro per mettermi in salvo... Lei mi guarda furiosa, aggiusta il vestito ed afferra le chiavi agitandole verso di me come un'arma bianca "E va bene accidenti... Andiamo e facciamo presto..."

La seguo a capo chino, mi sento un bambino in castigo... Per fortuna lei torna sui suoi passi e mette al sicuro il futuro, con un bacio avido... "Promettimi che faremo in fretta... Prometti di riportarmi a casa subito e di finire quello che abbiamo iniziato..."

Prometto, prometto.

"Forza - esclama allegra - sfiliamo davanti alla portinaia e regaliamole qualcosa di cui sparlare per i prossimi mesi..."

Pettegola...

Mi guardo attorno, soddisfatto dall'adorabile caos che mi circonda da stamattina. La sciarpa bianca langue sul bracciolo della poltrona, la follia ha ammainato il suo vessillo dopo la nostra battaglia, un composto buon senso ha preso il suo posto. Per ora... Per poco, mi auguro chiudendo la porta alle mie spalle. Dalla finestra l'ultimo sole del giorno lancia barbagli rossastri, non vuole arrendersi al buio della notte. Nemmeno noi ci arrenderemo.

Non osi l'uomo separare ciò che l'amore ha unito.

 

Avanti e indietro, su e giù... Passeggia nervoso e i passi risuonano come una marcia, mentre al piano di sotto la confusione regna sovrana...

Le mani dietro la schiena, da vero soldato, lo sguardo altero e lontano che sempre ha fatto il vuoto negli occhi di chi da lui prende ordini o riceve rimproveri, dipende dal caso. Il generale è furioso e lei è in ritardo.

Ha avvertito tutti, niente chiacchiere né convenevoli, al diavolo sua moglie e la sua cena del venerdì... ha lasciato detto, anzi ha ordinato appena la vedono di spedirla nel suo studio. Bisogna chiarire, è cosa urgente, è affar serio...

E' in ritardo, quella sciagurata... e lui ha un sacco di cose da dirle.

Quando l'avvocato de Girodel gliel'ha raccontato, ha faticato a non saltare dalla sedia... Ha soffocato a stento un'imprecazione ed ha annuito come sapesse già tutto, con fare grave, compreso. Non devono capirlo gli altri che sua figlia non gli racconta quello che fa, che da tempo vive la sua vita lontano da lui e non sembra intenzionata a cambiare... Ha continuato ad ascoltare infastidito da quelle chiacchiere, rimuginando se diseredarla o provare a parlarci.

Sciocca ragazza, ma cosa le è preso? Mettersi contro uno dei più importanti giudici francesi, e per una questione da nulla poi... Aver scelto di difendere quattro studenti imbecilli colpevoli di aver occupato le aule dell'università per protestare contro cosa nemmeno lo sa, ed è finita così.

Meno male che il giudice Bouillé è suo amico da sempre, compagno di collegio e di partite a scacchi, e solo in nome della vecchia amicizia ha deciso di chiudere un occhio e di non procedere contro quella figlia degenere.

"Stacci attento - gli ha detto aspirando con voluttà l'aroma della sua pipa di radica scura - è una testa calda, quella tua ragazza... finirà col mettersi in qualche pasticcio, e non ci sarò sempre io a rimediare... Ma perché non le trovi un bel marito e non lasci che la natura faccia il suo corso?" Ridacchiava sotto i baffi mentre lo diceva, come se fosse semplice... "E' davvero bella tua figlia, scommetto che ha un sacco di spasimanti, no?"

Il moto perpetuo si arresta, improvviso...

Perché non ci aveva pensato?

Oscar è bella, bellissima. La più bella delle sue figlie indubbiamente, a dispetto del modo bizzarro in cui ha avuto la vita... Quella che gli somiglia di più, nei lineamenti e nel carattere, quella che lo fa sentire più orgoglioso, più in colpa, quella che da un po' di anni vira decisa verso la ribellione, quella che lo fa arrabbiare, che non ascolta i consigli.

"Non ha nessuno? Voglio dire... ha più di trent'anni mi pare..." Bouillé non doveva aver molto da fare se le sue chiacchiere oziose ad un certo punto si sono spostate decise sul pettegolezzo degno dei peggiori salotti, e al generale qualcosa è suonato male, come un allarme... No, che lui sappia Oscar non ha nessuno, non ha mai avuto nessuno... C'è Victor che le fa la corte da una vita, ma lei non vuole saperne... C'è stato quel medico straniero, sì, ma è sparito e di lui non ha saputo più niente...

Fino a qualche tempo fa non ci sarebbe stato nulla di male o di strano. Lui ne è stato addirittura fiero, all'inizio, sua figlia è troppo bella, troppo perfetta per tutti! Dove trovarlo un uomo degno di lei, per acume, intelligenza? A pensarci tutti al suo cospetto paiono rospi sgraziati!

Fino a qualche tempo fa. Ma il tempo passa in fretta, anche troppo, ed ora i conti non tornano più...

"E dimmi, vive sempre in quell'appartamento vicino all'università, con quel suo... amico?"

A quella domanda tra il faceto e il maligno il generale non ha dato risposta, non ha saputo come spiegare, giustificare... quindi chi tace acconsente, e Bouillé ha annuito con un borbottio soddisfatto mentre ricaricava la pipa, quasi a voler sottolineare l'ovvio, a fare a lui la morale.

Quando se ne è andato il generale Jarjayes si è chiuso nel suo studio con qualche pensiero di troppo.

Ha chiuso gli occhi, il viso della sua sesta figlia è apparso subito nella sua mente, con un sorriso dolcissimo e  un po' malinconico... Se pensa a lei la ricorda sola, al suo fianco non c'è mai stato nessuno. Eppure non è sola... C'è qualcuno che cammina appena vicino a lei, un passo indietro forse, in silenzio.  La segue come un'ombra, con discrezione testarda, non chiede niente per sé eppure non sembra mai pago di stare con lei. Ha condiviso più di quanto nessuno abbia mai fatto, minuti, anni, una vita intera.

Si agita sulla sedia il generale, non poteva essere sufficiente, i problemi vanno analizzati e ridotti ai minimi termini per poterli capire. Allora metodico e molto impietoso ha radunato pensieri ed immagini, bastone e cappello ed è andato a vedere. Ieri sera sul presto, una visita poco formale per non dare nell'occhio. Lei non c'era, ma quello che ha visto sul viso di lui è abbastanza... Certo, deve essere lui...

All'improvviso passato e presente non contano, al generale il futuro fa molta più paura. Guarda avanti e di nuovo sua figlia e quell'uomo, sua figlia  e quella vita anomala, la figlia di un generale che lavora per uno studio di second'ordine, che vive in un abbaino e per di più con un estraneo, uno che non c'entra niente con lei, che non ha nulla a che fare con lei! Le immagini lo perseguitano, i segreti lo ossessionano e non riesce più a reprimere quella sensazione sgradevole che ha sempre provato al vedere sua figlia che ride e scherza insieme a lui come non fa con nessuno... e che a volte lo guarda in silenzio con un sorriso lontano, lo ascolta ed annuisce ad ogni parola.

Si scambiano e si sovrappongono, lui e lei... Quel ragazzo... Lui e quel suo modo di intromettersi, impercettibile, strisciante... Lei lo asseconda come nessun altro, lei che con gli altri è una furia lo segue docile e quasi mansueta e lui la aspetta ad ogni bivio, per percorrerlo con lei. E' così da sempre, da tutta la vita lui la aspetta...

Ora che finalmente vede tutto chiaro si sente persino un po' stupido per non averlo capito prima...

Lui l'ha stregata, ha tramato per anni e ora Oscar gli vuole bene, e crede di non poter fare più a meno di lui.

Lui forse la ama... e di sicuro la vuole.

Il generale siede alla sua scrivania, spossato.

Ne ha parlato a sua moglie con noncuranza, come se fosse una semplice curiosità... ieri sera dopo il caffè le ha chiesto che pensa di loro, di Oscar e André e lei ha semplicemente risposto "Penso che André sia una persona meravigliosa... e penso che Oscar sia a un passo dalla felicità completa, spero solo che sappia capirlo" Poi ha posato la tazza sul vassoio e con uno sguardo significativo gli ha preso la mano, stringendola appena "Ma soprattutto mio caro penso che non siano affari che ci riguardano, non credi?"

Batte i pugni sul tavolo il generale, questo lo pensa lei! Sua figlia e quello, non lo permetterà mai, dovrà passare sul suo cadavere! E poi Oscar magari non ha capito niente, in fondo è così ingenua, severa con se stessa... gliel'ha insegnato lui a non concedersi niente e lei non guarda nemmeno attorno a sé, non si rende conto, non capisce che grosso guaio sta combinando... Lei non lo ama, ne è sicuro,  eppure per affetto e forse una strana riconoscenza gli sta permettendo di rovinarle la vita... ebbene ci penserà lui a dargli quello che merita! Lui è suo padre, penserà a tutto lui! Cleo da tempo non vive più con loro, quella cosa disdicevole deve finire, sarà lui a farla finire e in fretta!  Ha un piano preciso, attori e comparse sono già al loro posto e attendono solo un cenno d'intesa da lui... Sua figlia si piegherà al suo volere e capirà che è solo per il suo bene se agisce così, se ancora una volta sceglie e decide per lei... le sta preparando una via lastricata di marmo e di specchi e lei non dovrà fare altro che percorrerla a piccoli passi, e sarà felice alla fine!

Per un attimo il viso severo di Cleo gli balugina davanti allo sguardo... Cleo, una gran donna fuori di dubbio, solo per lei anni fa acconsentì che sua figlia lasciasse la casa e la vita che aveva già scelto per lei... E lui è suo nipote, certo un bravo ragazzo, colto, gentile, mai una parola fuori posto, e poi sempre così premuroso con tutti , tutti ne parlano un gran bene e non sarà lui a negarlo...

Ma sua figlia è un'altra cosa.

Niente di personale, André.


 

pubblicazione sul sito Little Corner del marzo 2008

 

Vietati la pubblicazione e l'uso senza il consenso dell'autore

 

mail to: luly_thelilacat@yahoo.it

 

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[1] Il brano in sottofondo durante la scena del ritratto di Oscar – Anime, ep. 37

[2] Non ho saputo resistere

 

Sparsa le trecce morbide
sull’affannoso petto,
lenta le palme, e rorida
di morte il bianco aspetto,
giace la pia, col tremolo
sguardo cercando il ciel.
(…)
Te, dalla rea progenie
degli oppressor discesa,
cui fu prodezza il numero,
cui fu ragion l’offesa,
e dritto il sangue, e gloria
il non aver pietà,
te collocò la provvida
sventura in fra gli oppressi:
muori compianta e placida;
scendi a dormir con essi:
alle incolpate ceneri
nessuno insulterà

 

Da Adelchi,coro atto 4

“La morte di Ermengarda”

 

[3] Come nel manga, e come ci racconta la voce narrante nella versione originale dell’anime

[4] Liberamente tratto da

 

The Secret Marriage – Sting (Nothing like the sun, 1987)

No earthly church has ever blessed our union
No state has ever granted us permission
No family bond has ever made us two
No company has ever earned commission

No debt was paid no dowry to be gained
No treaty over border land or power
No semblance of the world outside remained
To stain the beauty of this nuptial hour

The secret marriage vow is never spoken
The secret marriage never can be broken

No flowers on the alter
No white veil in your hair
No maiden dress to alter
No bible oath to swear

The secret marriage vow is never spoken
The secret marriage never can be broken

[5] Frase scritta prima che il mitico Sergio Cammariere le dedicasse addirittura una canzone!!