Ricordando "Il romanzo di Lady Oscar" A due voci Laura e Alessandra - dal blog del sito

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LAURA

Il lavoro di Marina Migliavacca che, per diverse di noi, è stato formativo o, perlomeno, ampiamente supplente.

Il libro, così come “Il ritorno di Lady Oscar”, corredato con le immagini che non erano state pubblicate nel fumetto, alcune proprio relative ai pezzi tagliati (un’altra ripresa pari pari dal fumetto del “Corrierino”).

Ci pensavo oggi, guidando.

Ci sono frasi che ricordo a memoria.

Altre, che so dove andare a cercare.

Frasi, comunque, che, in qualche modo, hanno anche esse fatto epoca. Che, tutte, abbiamo usato, scrivendo, volutamente o perché le avevamo profondamente assimilate. Assieme a quello stile. Uno stile che sembrava pensare indietro nel tempo, ricordare lentamente e quasi soppesando sensazioni, immagini, atmosfere.

Forse anche perché, allora, a parte l’album Panini, il “Corrierino” e il fumetto Fabbri (e l’orologio, l’agenda, le bambole), non beneficiavamo di molto.

O, forse, perché, non erano male, per quello che il volume doveva essere, anzi, decisamente migliore di tante operazioni editoriali simili.

Certo, anche la memoria rende tutto migliore.

Tra parentesi. Nel libro ho ritrovato l’adattamento per sceneggiatura a fumetti che io e Rita, la mia compagna di banco interinale, facemmo. C’erano anche le prove di tavole.

Andiamo a cominciare.

I capelli neri e folti, la risata contagiosa. Era un buon avversario, anche se mancava un po’ di stile. Qui entra in gioco André, che, così, viene presentato. André ridens, come Vlad, il nipote di Danglard. ^ç^

Quando lui aveva creduto di poterle finalmente parlare, di poterle dire tutto quello che nascondeva per pudore. Bellissimo. Sempre I episodio, la scena di André che vorrebbe chiudere la finestra.

André restò immobile, il bel viso serio. Gli occhi tristi. Qualcosa gli si era spezzato, dentro. Oscar decide di essere un soldato.

Sollevò la mano per asciugarsi un filo di sangue dalla fronte. Qui siamo nell’episodio in cui André viene condannato per le prodezze equine della principessa.

André dovette farsi forza per non mostrare i suoi sentimenti al conte svedese. Innamorato del capitano delle guardie del re! Innamorato di Oscar da sempre… da sempre condannato all’infelicità! Bellissima, questa. Sempre stesso episodio, Fersen scopre che Oscar non è un uomo. -_-;

André le sorrideva, incoraggiante, sulla soglia (…). Oscar lo guardò. (…) Ci era voluto il suadente, fedele,  ragionevole André per convincerla.

In fondo al salone, Hans alzò il bicchiere in un brindisi silenzioso. Episodio 20.

- Sono stato costretto a dirglielo. Ma è un giovane coraggioso.

(…)

Salutò il dottore ed entrò nella camera di André. Le imposte erano state accostate, la stanza rimaneva in penombra. Una spessa fasciatura candida copriva gli occhi di André, disteso immobile sul letto.

- Sei tu, Oscar?

Lei si sentì stringere il cuore. La riconosceva dal passo.

(…)

Oscar annuì, poi si rese conto che con quella fasciatura lui non poteva vederla.

(…)

Il capo chino, Oscar uscì dalla camera di André. Quale lezione (…). Oscar sapeva benissimo che André frequentava riunioni clandestine di radicali. André era un figlio del popolo, un uomo del suo tempo. (…) Era troppo onesto, troppo generoso per restare alla finestra a guardare, mentre la storia faceva il suo corso tumultuoso. Episodio Cavaliere nero.

Raggiunse lentamente le scale. (…) Anche lui, non dormiva quasi più. Chiudere gli occhi e abbandonarsi al sonno lo spaventava. (…) Lo spettro della cecità completa aveva cominciato a rodergli l’anima. Episodio 28

Una rabbia disperata gli vibrava nella voce. Sempre 28.

Addio, avrebbe voluto gridare. Addio! Addio di Oscar e Maria Antonietta.

E arriviamo al 37.

André entrò lentamente nella stanza, con la sua andatura un po’ incerta degli ultimi tempi.

(…) C’era come una nota d’ansia in quell’incitamento. Oscar ci teneva a sentire il suo giudizio; sembrava spaventata all’idea che quel ritratto non gli piacesse.

(…)

Oscar dovette farsi forza per non mettersi a gridare. Cieco! Stava diventando cieco e cercava disperatamente di nasconderlo! Gli occhi le si riempirono di lacrime. Ora comprendeva tante cose. La sua andatura esitante… il suo rifiuto a esercitarsi con lei in giardino con la spada e la pistola, come una volta…

(…)

André urtò l’angolo del tavolo e raggiunse in qualche modo la poltrona sulla quale lei era stata seduta a posare. (…) Strinse la spalliera della poltrona. (…) André non fiatò, ma le sue dita si contrassero sulla spalliera imbottita. Oscar se ne accorse (…).

Lui sembrò respirare più liberamente – questa la so a memoria, LOL. –

(…)

Lei lo guardava. Era molto bello, André. I capelli scuri gli incorniciavano il volto abbronzato. – Questa mi piace, anche se mi sono sempre chiesta dove mai si fosse abbronzato. Vita all’aria aperta? –

(…)

Se la strinse contro, e lei rispose con trasporto a quell’abbraccio dolce e disperato.

(…)

Lui scosse la testa, le labbra affondate nei suoi capelli.

Vorrei fermarmi qui. Ma ancora qualcosa.

André non rispose. No, non sarebbe rimasto al riparo mentre Oscar rischiava la vita.

(…)

Per non averla voluta lasciare sola. Mai.

Sulla collina, la lieve brezza dell’imbrunire spinse con dita invisibili la rosa di stoffa bianca. Il fiore di seta (…) scivolò sulle lettere incise nel marmo come se volesse carezzarle un’ultima volta. Poi i petali bianchi restarono immobili ad attendere le prime ombre della sera. Bellissimo…

E qui mi fermo.

Voglio solo ricordare, mi pare dal secondo libro, il viso di madonna nordica che la Migliavacca attribuisce ad Oscar, i lineamenti fini e cesellati. Che poi le madonne nordiche non erano così belle, ma è una bella immagine, in effetti.

E il grande assente, che godrà invece di fama forte e successiva. Alain.

 

ALESSANDRA commenta

“Girodel ti è devoto…”

“Ma non lo amo”

“Tu… ami un altro”.

è così. E’ esattamente così, André”.

Sono andata a memoria. Quel momento mi piace molto, immagino Oscar che dice quella frase, a voce bassa e ferma, e serena.

Certo che, a estrapolare così queste frasi, sembra quasi che la Migliavacca abbia fatto un capolavoro. Bisogna dire, e concordo con te su questo, che sapeva creare atmosfera. Anche nel secondo libro la trovata del diario di Oscar letto a posteriori, e tutto quel ritrovarsi da sopravvissuti, quel tempo passato insieme tra il generale e Napoleone a leggerlo, e Fersen che ritorna perseguitato da se stesso, sono cose suggestive. Però che senso di perdita la mancanza di André… E nel primo libro la scena d’amore cassata, e André che muore giusto sotto il ponte… Chissà, forse le cose che non ci piacquero, che erano così eclatanti, fecero passare in secondo piano quello che ci affascinò e ci restò dentro, che in effetti aveva delle cose buone.

Sai che non mi ricordavo del brindisi silenzioso nella Migliavacca? Ma ora che l’hai detto lo riscopro nella memoria. Lo usasti in “Bk’s night”, vero? E se non sbaglio lo ripresi anch’io in “Un’altra stagione”. Ci sono davvero tante cose che quello che abbiamo letto, visto, ha depositato in noi negli anni (io comunque quando lessi la Migliavacca ero all’università, figurati).
Mi delucidi sulla storia delle immagini?

P.S. Bello quell’”ampiamente supplente”.

 

LAURA risponde

LOL, per ritrovare quelle frasi, il libro bisogna averlo conosciuto e frequentato lungamente. ^_-;

L’assenza di André nel II libro era devastante. E’ un personaggio talmente importante che non è bastato ricordarlo (e, secondo me, non a sufficienza e non col cuore). Non si può scrivere, dopo che Oscar ha scoperto di amare André, di loro due senza che siano insieme. E’ SEMPLICEMENTE impossibile.
Io andavo a dormire e me lo portavo da rileggere e ricordo la sensazione di incredulità, di come qualcosa di mancante, anche a ritornarci sopra, anche ad abituarsi a quell’ipotetico svolgimento della storia. Senza André non c’era storia.

Non mi piacque tanto, quel secondo libro, se non che, per forza, parlava di Oscar, non c’era altro, faceva parte del bagaglio di ognuna di noi.


Mi piacque invece la citazione di Dante “Libertà va cercando, ch’è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta”.
A me non piacque, all’epoca, l’escamotage del diario di Oscar, lo trovai già allora un espediente meccanico, messo lì per forza, una roba da adolescenti che, appunto, tenevano l’agenda e leggevano quei giornali da teenagers (io sono sempre stata troppo critica, lo riconosco, e mi sono sempre rifiutata di leggerli), ma ricordo il confronto tra le due calligrafie, quella più tonda, quella più aguzza.
Fennevors mi è sempre sembrato una tavanata colossale.

Umiliante che Nanny non sapesse leggere, visto che nel cartone sapeva leggere eccome! Perché ricadere nello stereotipo?

Allucinante Oscar smemorata che ovviamente si fa chiamare Rose e finisce a insegnare pianoforte. -_-; Con gli abiti lisi e tutto. E la cuffietta! Agghiacciante! Sarei potuta passare sopra ai vestiti, ma la cuffietta no! Ma, poi, perché non insegna scherma? °_°; Se i gesti sono meccanici e acquisiti, come si suona il piano, si infilza un pollo. ^^

Cioè, come tanti sequel, rischiava di scrivere una marea colossale di ovvietà che facevano parte dei canoni dei romanzi per ragazzine. E toppò clamorosamente. A come scriveva lei, però, non si può dire niente.

Brindisi, sì, lo usai in Bk. Ce lo copiarono anche, LOL.

Il ponte. O, meglio, la spalletta del ponte a cui Oscar lascia che André si addossi. Ricordi? Mamma mia che impressione.

Credo che la Migliavacca avesse un limite di pagine: tutti i romanzi che la Fabbri pubblicava dai suoi fumetti erano all’incirca di quella portata. Credo che lei abbia avuto direttive particolari su cosa scrivere e no. Se fosse stato per lei, che scriveva romanzi rosa, probabilmente avrebbe dato più spazio ai nostri. Ma era un romanzo pubblicato in una collana tratta da fumetti per ragazzine, preceduto dai tanti volumi di Candy, seguito da quelli di Georgie (col seguito, pure lei), e quindi era scontato che il target limitasse l’autrice.

Per quanto riguarda le immagini, niente, riprendevano quelle del fumetto, con un tratto nettamente più appesantito, con la differenza che vennero usate anche immagini delle parti del fumetto cassate dalla Fabbri e questo vale sia per il I sia per il II romanzo. Esempio, nel I volume, le immagini della parte finale, prima dell’epilogo. O, ancora, se fai caso, il look di Napoleone nel II libro è quello di quando incontra Oscar agli Stati generali. Per quale altra mai ragione, se non il fatto che si trovò Napoleone ritratto nelle immagini prese dal fumetto, avrebbe la Migliavacca dovuto infilarlo nella storia?

Ampiamente supplente, sì, perché ha fatto parte del bagaglio, ha creato un retroterra, perlomeno per me. Vedi BK, che dichiaratamente nasce dalle suggestioni di quella scena che ho citato, dall’atmosfera così rarefatta. Ma vedi anche quell’abbraccio dolce e disperato.
E la bellissima chiusa. Che vai a dire, a una frase scritta così (soprattutto dopo che ho cassato l’inciso sulla regina ^_-;)?

 

ALESSANDRA commenta

Grazie per questa splendida ed esaurientissima risposta.

Sai cosa? Io penso che qualunque tipo di sequel senza André sarebbe stato impossibile da realizzare (in questo la Ikeda che non li volle mai separati aveva pienamente ragione). Semplicemente perché, dato il modo in cui la loro storia si è sviluppata, la vita che continua senza André per Oscar è impossibile. Era un’operazione persa in partenza, a chiunque l’avessero affidata. In fondo l’idea di Oscar che per dare un senso alla sua vita si traveste da cavaliere nero, ancora, ha un che di tristemente malinconico. Una struggente insensatezza, ecco. Fennevors non me ne parlare, l’avevo tanato alla prima sillaba: però è un personaggio tormentato che non mi dispiace nonostante tutto. Quello di cui possiamo essere grati alla Migliavacca è che aveva visto davvero il cartone e penso lo avesse anche amato, si capisce da alcuni particolari.

La storia del diario invece mi era piaciuta (ed ero pure grande, mica una bambina) per questo motivo: che mi sembrava offrisse una possibilità di guardare le cose dal punto di vista di Oscar, di entrare nei suoi silenzi mai spiegati, di recuperare qualche goccia di disperata dolcezza nella memoria della sua vita con André. Cosa che in parte riesce, in certe pagine del diario, secondo me. Invece la parte inglese, la cuffietta e il resto lasciarono freddissima anche me: mi sembrò completamente fuori personaggio, così come tutta quella parte finale con Simon Bolivar che proprio non aveva senso. Il nome Rose: vero, prevedibile e poco adatto, non piacque neanche a me. Però, a pensarci bene, è un altro indizio della “preparazione” della Migliavacca e della sua partecipazione alla storia: la mitologia della rosa!

 

Laura risponde

LOL, come avrai intuito dalle mie parole, a me la cuffietta e la zona londinese lasciarono profondamente imbufalita. ^^ Lo sono ancora, se ci penso. Ah, già, il cavaliere nero, l’avevo rimosso! E dire che nel fumetto mio e di Rita c’era appunto Oscar galoppans, in quegli abiti. Mi ricordo che doveva saltare un muro. Ingenuità dell’epoca. -_-;

Sulle differenze Oscar ragazzina e adulta, sì, capisco, ma fu proprio l’espediente del diario che mi sembrò ingenuo in sé e come tentativo di far identificare le ragazzine affette da diariomania. Voglio dire, se una ha comprato quel libro, è chiaro che è già affetta e si identifica, diariomunita o no! ^_-;

Penso che l’autrice avrebbe potuto rendere lo stesso effetto usando dei flashback, riportando la Oscar giovane, i suoi pensieri – e, allora, sì, avrebbe potuto sfruttare per bene ancora André -, mettere le due Oscar in parallelo relativamente ad alcuni ambienti, scene, stati d’animo, situazioni (non so, ho sfruttato questo escamotage in un racconto, l’estate scorsa, per dare l’idea di una sorta di parallelo, di legame). Comunque meglio che il diario, anche se, sì, l’idea di rendere il personaggio prima e dopo era buona. Però anche quel curiosare del padre nel diario, non so, doveva commuovere, a me però irritava anche, come se quello non fosse stato, rigido e impettito e marziale, capace di capire la figlia se non gliela squadernavano davanti.

Simon Bolivar: concordo. -_-;

 

Alessandra ribatte

Ah, sicuramente il generale aveva bisogno di ripetizioni e corsi intensivi per capire la figlia, altro che diari squadernati! Poi qui è pentito e contrito, e soprattutto ci lascia abbastanza presto, e fa sempre piacere, lol!

Belli i flashback con due Oscar, magari… mi fai venire l’acquolina in bocca… Ma evidentemente a quello ci abbiamo pensato noi in seguito.

 

Laura, Alessandra 2-3 novembre 2011 su http://lauraslittlecorner.wordpress.com/

 

pubblicazione sul sito Little Corner del novembre 2011 - pubblicazione originale su blog del sito http://lauraslittlecorner.wordpress.com/

 

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