05-11-2007 - 16:16
Tags: Belgio, commercio, compensazioni, diritti, immigrazione, Italia, Marcinelle, miniere, offset, schiavismo, sicurezza, tangenti
IMMIGRAZIONE E COMMERCIO DI UOMINI
LA STORIA SI RIPETE?
“L’accordo
“uomo-carbone” del 1946, tra Italia e Belgio

Foto tratta da: www2.regione.veneto.it
In Italia, in quegli
anni, le risorse di carbone erano agli sgoccioli, le potenze vincitrici lo
lesinavano agli sconfitti e la nostra produzione era pressoché nulla. Il
misero recupero nel porto di Messina di un carico affondato durante la guerra
era già tanto. In Italia vi era molta manodopera e pochissime risorse, in
Belgio la situazione era l’opposto. Nel ‘46 infatti i belgi, ricchi di
carbone, non volevano fare il lavoro del minatore perché erano coscienti dei
pericoli del lavoro in miniera, tra cui malattie come la silicosi. Il governo
belga quindi decise di importare manodopera dall’estero, e molti furono gli
italiani a partire in cerca di fortuna: “imparate le lingue e andate
all’estero” diceva De Gasperi quando gli veniva prospettato il problema della
disoccupazione.
Erano anni difficili per l’Italia, uscita distrutta dalla guerra.
L’emigrazione era un modo per “esportare” i poveri.
Il Primo Ministro belga Van Hacker, alla fine del conflitto lanciò la
“battaglia del carbone”, riuscì quindi a promuovere una convenzione con De
Gasperi (con il benestare di Togliatti e Nenni), e il 23 giugno del 1946 venne
firmato l’accordo che prevedeva l’acquisto di carbone a fronte dell’impegno
italiano di mandare 50.000 uomini da utilizzare nel lavoro di miniera. Non
meno di duemila uomini a settimana, centomila alla fine dell’anno.
Nell’accordo erano previsti un corso di formazione e la garanzia di un
alloggio.
E così tra il ‘46 e il ‘57 arrivarono in Belgio 140mila uomini, 17mila donne e
29mila bambini. “I musi neri”, com’erano chiamati i lavoratori a causa della
polvere di carbone che ricopriva i loro corpi, venivano avviati a un lavoro
pericolosissimo, privi di ogni preparazione e alloggiati in strutture
fatiscenti. Trattati come bestie, erano costretti a lavorare in cunicoli alti
appena 50 centimetri. Firmato l’accordo “uomo-carbone”, nei comuni italiani
iniziarono a comparire dei manifesti che informavano della possibilità di
questo lavoro e in cui c’era scritto che un franco belga equivaleva a 12 lire
italiane. Ma per quanto riguarda le mansioni effettive, diceva molto poco.
Secondo l’accordo tutti i minatori in partenza dovevano confluire a Milano
dove i medici avrebbero fatto dei controlli di tipo militare. Molti
provenivano dalla Calabria alla ricerca di una vita migliore. Il viaggio in
treno verso il Belgio durava tre giorni e tre notti. Non c’erano vagoni degni
di tale nome, né servizi igienici, molti si sentivano come se stessero
viaggiando in un carro bestiame.
Uno dei testimoni racconta che, arrivati a Charleroi, vennero portati in una
caserma con dei camion, dove rimasero in piedi per molte ore, senza nemmeno
teli di protezione dal freddo, ed era pieno inverno. Poi furono fatti entrare
in uno stanzone di una caserma di gendarmeria: erano in 600 e vennero
disinfettati, uno per uno. “
Tratto da: La Storia siamo noi - Marcinelle
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“Iniziò nel 1946 l’esodo degli italiani verso queste
terre del centro Europa, a seguito della sottoscrizione dell’accordo
Italia-Belgio che prevedeva l’invio di migliaia di nostri connazionali per
lavorare nelle miniere. L’accordo, tristemente denominato "uomo-carbone",
portava nelle miniere belghe braccia italiane e, in cambio, garantiva alla
Patria proprio quel carbone estratto con indescrivibile fatica e sofferenza
dagli emigrati. I quali dovevano avere "un’età ancor giovane (35 anni al
massimo) e un buono stato di salute". Per loro, un contratto di 12 mesi, "una
pala, una piccozza, un casco, una lampada, e via verso l’oscurità", come
ricordò il Ministro Tremaglia, nella ricorrenza dei 40 anni della tragedia.
Il Governo italiano si era impegnato ad inviare migliaia di minatori ogni
settimana nei cinque bacini carboniferi belgi, e per ogni emigrato che andava
in Belgio, l’Italia avrebbe ricevuto 200 chili di carbone al
giorno.”
Tratto da: www2.regione.veneto.it
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E’ illecito pensare
che gli italiani mandati in Belgio sono stati oggetto di un offset? Manodopera
con poche pretese socio economiche contro soddisfacimento dell’esigenza Belga
di tale manodopera e italiana per le materie prime necessarie alla
ricostruzione dell’industria pubblica e privata e del Paese stesso; la stessa
industria pubblica di cui l’Italia nel corso degli anni è stata derubata.