Lettera di Publio Lentulo (un clamoroso falso)
Aggiornamento: 14/08/2006 - Autore: Gianluigi Bastia
Concludiamo la rassegna delle testimonianze extra cristiane su Gesù Cristo e sui Cristiani con un clamoroso falso, la lettera di Publio Lentulo. Avendo studiato tutte le problematiche relative alle testimonianze di Giuseppe Flavio, Tacito, Svetonio, Plinio, conoscendo la storia dei primi cristiani e dei rapporti tra romani, ebrei e cristiani, è impossibile che i nostri lettori non sorridano leggendo questo testo, che costituisce un falso clamoroso. La lettera pretende di essere il resoconto su Gesù Cristo da parte di Publio Lentulo, spacciato per governatore della Giudea prima di Pilato, spedito addirittura all'Imperatore Tiberio a Roma. Un simile personaggio storico, sulla base delle nostre conoscenze, non è mai esistito, sappiamo al contrario che fu il praefectus Valerio Grato a governare la Giudea prima di Ponzio Pilato. Oltretutto collocando l'inizio dell'attività pubblica di Gesù sotto questo fantomatico e inesistente governatore l'autore della lettera contraddice anche il Vangelo di Luca secondo cui la predicazione di Gesù iniziò quando Pilato era già in carica (cfr. Luca 3:1-2). Il tono della pseudo lettera è esageratamente benevolo nei confronti dei cristiani, l'autore si spinge addirittura a descrivere fisicamente Gesù come "il più bell'uomo che si possa immaginare": è impossibile che simili parole siano mai state scritte da un governatore romano in Palestina. La data che appare a chiusura della lettera, poi, non ha alcun senso, l'indizione era un metodo di computare il tempo introdotto dopo Costantino (IV sec. d.C.) e richiedeva anche la specificazione di un anno che non compare nella lettera. Infine la firma del governatore è molto sospetta, si sarebbe dovuto trovare praefectus o al più, ma con minore probabilità, procurator. Riteniamo quindi che non ci sia da aggiungere molto altro a commento di questo testo chiaramente tanto assurdo quanto falso. Esso può essere tuttavia un utile esempio che mostra come possano nascere dal nulla certe incredibili leggende. Pare che questo documento sia stato riportato per la prima volta da alcuni documenti tedeschi della fine del XV secolo [1]. Probabilmente esso è di origine medioevale, sebbene si sia anche pensato che possa risalire al IV secolo, al tempo delle persecuzioni di Diocleziano.
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Ho inteso, o Cesare, che desideri
sapere quanto ora ti narro: essendo qui un uomo, il quale vive di grandi
virtù chiamato Gesù Cristo, dalla gente è detto profeta ed i suoi
discepoli lo tengono per divino e dicono, che egli è figlio di Dio
Creatore del cielo e della terra, e di tutte le cose che in essa si
trovano e sono fatte. In verità, o Cesare, ogni giorno si sentono cose
meravigliose di questo Cristo: risuscita i morti, e sana gli infermi con
una sola parola. |
NOTE AL TESTO
[1] Secondo la Catholic Encyclopedia il passaggio è riportato per la prima volta da Ludolph de Carthusian nella Vita di Cristo (Colonia, 1474) e nella Introduzione alle opere di S. Anselmo (Norimberga, 1491).
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