Un Ponte d'Amore
con l'Aldilà
Ringrazio Richard Dawkins per il suo illuminante libro " L' illusione di Dio " I thank Richard Dawkins for his illuminating book " The God Delusion " Scienza e Fede guidano il nostro cammino. La scienza è necessaria alla fede affinché non scada in integralismo o in credulità, in modo da recuperare il ruolo insostituibile dell' intelligenza nella vita dell' uomo. La fede è poi necessaria alla scienza perché essa mantenga una certa umiltà, e non perda di vista il punto centrale che è l' uomo, mantenendosi al suo servizio. Ma anche perché l' uomo possa mantenere quella parte di mistero che dà sapore alla vita, e che soprattutto lascia la porta aperta all' incontro con DIO, dando un senso a questa nostra avventura terrena. |
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![]() " Benchè abbia passato tutto quello che ho passato, non mi pento dei problemi che mi sono creato, perchè mi hanno portato fin dove desideravo arrivare. Adesso, tutto ciò che possiedo è questa spada, e la consegno Porto con me i segni e le cicatrici dei combattimenti: C'è stato un periodo in cui vivevo Ma adesso vivo John Bunyan " Manuale del guerriero della Luce " Paulo Coelho Viaggiatore che cerchi un sogno ... Dalle scintille infuocate, riversate E tutte insieme Salgo sempre più su, E mi trovo catapultato Sempre volando … LE STELLE
Eleanor Roosevelt |
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"Nella spiaggia a est del paese c'è un'
isola sulla quale sorge un gigantesco tempio con tante campane," disse
la donna. Il bambino notò che lei indossava strani abiti e che un velo le copriva i capelli. Non l'aveva mai vista prima.
Manuale del guerriero della Luce ...
EPILOGO Era ormai buio quando la donna smise di parlare. Rimasero lì a guardare insieme la luna che sorgeva.
"Molte delle cose che mi hai detto sono in contraddizione fra loro," disse lui.
Lei si alzò. "Addio," disse.
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"Esistono menti che si
interrogano, G. I. Gurdjeff |
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Se abbracci qualcuno Nessuno è troppo grande
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Figure di cartone (Le Orme)
Vivi chiusa
in Tu non hai E nei tuoi sogni In un cerchio chiuso Dai un nome Stringi forte al petto |
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| Luce - Tramonti a Nord Est (Elisa ) Parlami come Dimmi se farai qualcosa Siamo nella stessa lacrima, Ascoltami Ti sento vicino Siamo nella stessa lacrima, In una lacrima Il sole mi parla di te ... Anche se dentro una lacrima, In una lacrima Ascoltami Ascoltami Ascoltami |
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In un mondo che non ci vuole più |
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| Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?". Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei". E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". Ed essa rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù le disse: "Neanch' io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più". Vangelo di Giovanni 8, 1 - 11 E così sarà Se lavori, ti tirano le pietre. E così sarà E così sarà Vangelo di Luca 6, 36 - 38 |
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| Gli altri siamo noi
(Umberto Tozzi) Non sono stato mai più solo di così |
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Canzone d' amore (Le Orme) Amore mio, scrivo per te una canzone Ora sei tu l' unica cosa importante Sta girando il sole intorno a noi Sta girando il sole intorno a noi |
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Come cambiare il mondo ? Una tempesta terribile si abbatté sul mare. Ora la spiaggia era una distesa di fango in cui si contorcevano migliaia di stelle marine. Erano tante che la spiaggia sembrava colorata di rosa.
Il fenomeno richiamò molta gente da tutte le parti della costa.
Arrivarono anche delle troupe televisive per filmare lo strano fenomeno.
Le stelle marine erano quasi immobili. Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c'era anche un bambino che fissava con gli occhi pieni di tristezza le piccole stelle di mare. Dalla balaustrata di cemento, un uomo lo chiamò: "Ma che fai ragazzino?" Il bambino sorrise, si chinò a raccogliere un'altra stella di mare e gettandola in acqua rispose: "Ho cambiato le cose per questa qui !" .
basterebbe che qualcuno, anche piccolo, avesse il coraggio di incominciare ...
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E il vento si poserà
Living Darfur - Mattafix See the nation through the people's eyes, There's disaster in your past (You may never know, Sooner or later we must try ... Living See the nation through the people's eyes, (You may never know, Sooner or later we must try ... Living
Traduzione Vivere il Darfur Guarda la nazione attraverso gli occhi del popolo C’è un disastro nel tuo passato (Non lo puoi mai sapere Prima o poi dobbiamo provare … a vivere Guarda la nazione attraverso gli occhi del popolo (Non lo puoi mai sapere Prima o poi dobbiamo provare … a vivere |

C'è un altro gioco
da inventare :
far sorridere il mondo
C' è chi ti ama, amami come sei !
GESU' parla a un'anima
"Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima,
le deficienze e le infermità del tuo corpo;
so la tua viltà, i tuoi peccati,
e ti dico lo stesso:
"Dammi il tuo cuore, amami come sei …"
Se aspetti di essere un angelo per abbandonarti all'amore, non amerai mai.
Anche se sei vile nella pratica del dovere e della virtù,
se ricadi spesso in quelle colpe che vorresti non commettere più,
non ti permetto di non amarmi. Amami come sei !
In ogni istante e in qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell'aridità,
nella fedeltà o nella infedeltà,
amami ... come sei ...
Voglio l'amore del tuo povero cuore;
se aspetti di essere perfetto, non mi amerai mai.
Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un serafino
radioso di purezza,
di nobiltà e di amore ?
Non sono io l'Onnipotente ?
E se mi piace lasciare nel nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il
povero amore del tuo cuore, non sono io padrone del mio amore ?
Figlio mio, lascia che Ti ami, voglio il tuo cuore.
Certo voglio con il tempo trasformarti, ma per ora amami come sei ... , e desidero
che tu faccia lo stesso; io voglio vedere dai bassifondi della miseria salire
l'amore.
Amo in te anche la tua debolezza, amo l'amore dei poveri e dei miserabili;
voglio che dai cenci salga continuamente un gran grido: "GESU' TI AMO".
Voglio unicamente il canto del tuo cuore, non ho bisogno
né della tua scienza,
né del tuo talento.
Una cosa sola m'importa, di vederti lavorare con amore.
Non sono le tue virtù che desidero;
se te ne dessi, sei così debole che alimenterebbero
il tuo amor proprio;
non ti preoccupare di questo.
Avrei potuto destinarti a grandi cose; no, sarai il servo inutile; ti prenderò persino
il poco che hai ...
perché ti ho creato soltanto per l'amore.
Oggi sto alla porta del tuo cuore come un mendicante, io
il Re dei Re !
Busso e aspetto; affrettati ad aprirmi.
Non allargare la tua miseria;
se tu conoscessi perfettamente la tua indigenza, moriresti di dolore.
Ciò che mi ferirebbe il cuore è vederti dubitare di me e mancare di fiducia.
Voglio che tu pensi a me ogni ora del giorno e della notte; voglio che tu faccia
anche l'azione più insignificante solo per amore. Conto su di te per darmi gioia ...
Non ti preoccupare di non possedere virtù; ti darò le mie.
Quando dovrai soffrire, ti darò la forza.
Mi hai dato l'amore, ti darò di saper amare al di là di quanto puoi sognare ...
Ma ricordati ... amami come sei ...
Ti ho dato mia Madre;
fa passare, fa passare tutto dal suo Cuore così puro.
Qualunque cosa accada, non aspettare di essere santo
per abbandonarti all'amore,
non mi ameresti mai ...
Va ...".
Mons. Lebrun

Dammi il supremo coraggio dell'amore,
questa è la mia preghiera,
coraggio di parlare, di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose, o di essere lasciato solo.
Temperami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
Dammi la suprema certezza nell'amore, e dell'amore,
questa è la mia preghiera,
la certezza che appartiene alla vita nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore, che accetta l'offesa,
ma disdegna di ripagarla con l'offesa.
Dammi la forza di Amare
sempre e ad ogni costo.
K. Gibran
“Ero in prigione
e siete venuti a trovarmi …”
Vangelo di Matteo, Cap. 25, 36
Lettera aperta
alle persone e alle comunità
del Friuli Venezia Giulia
NATALE 2006
Care amiche e cari amici, un'altra lettera, la 4^, per comunicarvi qualche frammento di riflessione per poi magari incontrarci nel dialogo, nell'approfondimento, in qualche orientamento e decisione significativi. Ci sentiamo sollecitati dalla partecipazione alle storie umane di tante donne e tanti uomini che fanno particolarmente fatica a procedere; viviamo l'imbarazzo di parlare di loro, consapevoli che è fondamentale, per tutti, noi per primi, incontrare il loro volto, ascoltare la loro voce. Cerchiamo di esprimere i vissuti tribolati e dolorosi, le richieste, le dimensioni umane con cui ci coinvolgono, e percepiamo come questa passione, questo patire con, venga in noi proposto e alimentato dalla compassione di GESU' di Nazaret per ogni persona, con attenzione particolare ai colpiti, agli affaticati, agli oppressi ...
Ci pare di capire che questa profonda vibrazione dell'animo con il coinvolgimento nell'attenzione, nella premura, nella cura, nell'accompagnamento, è fra le esperienze significative dell'appartenenza al Regno di Dio. In particolare l'accostamento di due luoghi provoca in noi profonde perplessità, anche sconcerto, esigenza di analizzare meccanismi sociali, culturali, politici, religiosi; denunciare diffusa disumanità, di proporre percorsi e segni concreti di cambiamento, incoraggiati dalle esperienze positive in atto. Uno dei luoghi è ampio, abitato da tante persone, da noi tutti: è formato dai paesi, città, dal territorio, con l'organizzazione dei vari aspetti della vita, della società e delle comunità. Le persone che vi abitano dovrebbero essere tutte esseri umani con uguale dignità, ma la condizione esistenziale di molte è alquanto diversa; più di qualche volta esse diventano fenomeno sociale su cui si organizzano i convegni di esperti che quasi mai le incontrano e le conoscono.
Il territorio è abitato anche da persone povere materialmente, sole, abbandonate, ai margini; sofferenti nel corpo e nella psiche, dipendenti da sostanze; donne sulla strada, minori senza riferimenti significativi, disoccupati, nomadi, immigrati, usciti dal carcere ...
Storie di persone con problemi da incontrare, non da identificare con il loro problema e quindi da eliminare per risolverlo. Storie nelle quali alcuni criteri della cultura dominante incidono in modo decisivo: - l’accumulo, il possesso, la difesa dei privilegi; - la riuscita vincente, sempre, a qualunque costo; - l’efficienza, la produzione e il consumo comunque ottenuti; - l’esaltazione del corpo giovane, bello, prestante; - l’indifferenza alle situazioni difficili, tribolate, faticose, "limitate"; - la concezione della legge come garanzia personale e di gruppo e della sicurezza come continuità di questo tipo di vita. La legalità per la società è questione decisiva quando afferma egualmente i diritti umani fondamentali per ciascuna persona e quando sancisce e punisce chi viola la legge proprio perché garanzia di questi diritti, soprattutto quello di vivere con dignità, rispondendo quindi alle esigenze fondamentali di ogni persona.
Ci sostiene in questo passaggio della nostra riflessione l'indicazione di don Lorenzo Milani: "Posso solo dire ai ragazzi che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste, cioè quando sono la forza del debole. Quando invece vedranno che non sono giuste, cioè quando sanzionano il sopruso del forte, essi dovranno battersi perché siano cambiate." In diverse situazioni ci pare che le leggi non siano la forza dei deboli. Siamo convinti che la responsabilità personale è sempre importante, anche per un cammino di ripresa e di liberazione; nello stesso tempo riconosciamo gli intrecci delle storie, delle situazioni e dei condizionamenti; nessuna giustificazione del male compiuto che resta tale, ma il tentativo di indagarne le motivazioni proprio per poterne guarire. Chi sbaglia nella società è chiamato a "pagare"; la convinzione della pena giusta e sicura può favorire un clima sociale più rassicurato, come anche l'attenzione e la premura per le vittime e i loro familiari; più di qualche volta in verità emerge la diffusa mentalità che pretende di colpire particolarmente in modo esemplare riducendo alcuni a capri espiatori. Per l'espiazione delle pene ci sono le carceri: è l'altro luogo, totalmente segregato dal primo e per questo istituzione totale. Alcuni di noi, in particolare, lo frequentano spesso e vi incontrano le persone che in gran parte sono quelle incontrate nella società e prima già conosciute. Povere materialmente, sole, abbandonate, ai margini; sofferenti nel corpo e nella psiche, dipendenti da sostanze; donne sulla strada, minori senza riferimenti significativi, disoccupati, nomadi, immigrati, usciti dal carcere e poi rientrati. Riscontriamo quindi non una separazione fra i due luoghi, ma una continuità: quella dell'indifferenza, dell'emarginazione, dell'abbandono. A questo proposito va sottolineata la presenza anche nella nostra Regione di un Centro di permanenza temporanea (CPT) a Gradisca d'Isonzo per contenervi immigrati da identificare con modalità di reclusione, non certo di accoglienza. Le condizioni del carcere sono disumane: per il sovraffollamento, per l'inattività, per la solitudine e l'abbandono, per la mancanza di futuro, di speranza; per una situazione generale di disagio, di incertezza, di burocrazia, di lentezza, di abbandono in cui versa la giustizia. Per gli stranieri così numerosi in carcere si aggiungono altri problemi come la lingua, minore assistenza, la lontananza da casa. Si può affermare che questa società ha bisogno di questo carcere ... Il recente indulto ha ridotto in modo significativo il sovraffollamento; una preparazione culturale, sociale di reinserimento più ampia e lunga nel tempo avrebbe favorito esperienze significative e percorsi più umani in tante persone uscite; anche se, rispetto agli allarmismi diffusi, delle 23 mila persone liberate su 60 mila, meno di un migliaio sono rientrate in carcere per la violazione della legge. Avvertiamo l'esigenza culturale ed etica che, attuando il dettato della nostra Costituzione che indica anche nella rieducazione la finalità della pena, il carcere sia profondamente trasformato; riteniamo che possa avvenire se e quando i due luoghi si rapportano in modo diverso, non alimentando così il corto circuito dell'emarginazione e della disumanizzazione. Una società che tende progressivamente alla sua umanizzazione riduce la marginalità e riconosce la soggettività della persona; umanizza il carcere con scelte caratterizzate dalla fiducia, dall'appartenenza alla comunità, dal lavoro all'interno e fuori; da luoghi alternativi al carcere stesso per poter vivere umanamente la pena; dal.'istituzione della figura di un garante che possa accompagnare in modo significativo una persona nel suo percorso. E' importante che una nuova cultura si diffonda a cominciare dalla scuola, riguardo alla legalità, alla pena, ai luoghi dove scontarla e alle modalità con cui questa esperienza avviene. La politica e le istituzioni, non in modo occasionale e parziale, come ora avviene, dovrebbero assumere la questione con serietà e continuità proprio perché il carcere rimanda l 'immagine della società; la politica, ricordando ancora l'insegnamento di don Lorenzo Milani, "è l' arte di uscire insieme dai problemi, perché tutto il resto è egoismo."
La Chiesa è presente nelle carceri in modo significativo con i cappellani e con qualche altro prete che, proprio perché incontra prima le persone affaticate e ai margini, continua ad incontrarle in carcere. Assume particolare rilievo la presenza di chi volontariamente si dedica ad esperienze di vicinanza e di umanità. Per quanto riguarda la Chiesa, sarebbe importante favorisse in continuità sensibilità e attenzione alle storie di queste persone, magari con "l' adozione" di qualcuno che fa parte della comunità e del territorio, e che si trova in carcere, cerca alternative, vive il periodo successivo.
Nel Vangelo GESU' di Nazaret ha indicato tra le persone in cui possiamo incontrarlo e riconoscerlo ogni giorno i carcerati:
"Ero in prigione e siete venuti a trovarmi ..."
Il coinvolgimento con le storie di queste donne e di questi uomini e delle loro famiglie è dimensione profondamente umana e chiaramente evangelica: le due sensibilità e le decisioni che ne conseguono non sono separabili, sono un 'unica esperienza a cui siamo sollecitati.
Cordiali saluti a tutte e a tutti voi nella speranza di un Natale significativo.
don Pierluigi Di Piazza, Zugliano
don Franco Saccavini, San Domenico, Udine
don Federico Schiavon, Udine
don Andrea Bellavite, Gorizia
don Alberto De Nadai, Gorizia
don Luigi Fontanot, Fiumicello (UD)
don Giacomo Tolot, Vallenoncello (PN)
p. Alessandro Paradisi, Pordenone
don Piergiorgio Rigolo, Pordenone
don Mario Vatta, Trieste
don Alex Cogliati, Muggia (TS)
<> Comunità di San Martino al Campo, comunità di accoglienza - onlus
Trieste, 10 marzo 2008
"Per noi essere comunità significa accettare una sfida.
La Comunità di San Martino al Campo è, fin dal suo costituirsi nel 1970, un laboratorio: la sua vocazione è trovare, immaginare, sperimentare nuove soluzioni e servizi di fronte all'evolversi delle situazioni di bisogno ed emarginazione sociale." (da "Il dovere della fiducia" Nuovo Documento Base)
La comunità nasce e continua ad esistere per fare un pezzo di strada con chi fa più fatica: giovani e adulti con disturbo mentale, alcolisti, tossicodipendenti, carcerati, senza fissa dimora, persone che nella loro vita hanno incontrato numerosi fallimenti, adolescenti impegnati nella "fatica" della crescita. Concretamente l'azione della Comunità si articola in tre ambiti fondamentali di impegno: accoglienza residenziale, ascolto e assistenza, prevenzione e formazione.
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www.smartinocampo.it
<> "Ristretti" Pagine di cultura e informazione dalla Casa di Reclusione di Padova
e dall'Istituto di Pena Femminile della Giudecca, realizzate da detenuti, detenute, operatori volontari

www.ristretti.it
Giornata Nazionale di Studi
“I totalmente buoni e gli assolutamente
cattivi”
Casa di Reclusione di Padova, 20 maggio 2011
Redazione di Ristretti Orizzonti
I
totalmente buoni e gli assolutamente cattivi ![]()

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Il lupo di Gubbio
Per la qual cosa avendo compassione santo Francesco agli uomini della terra, sì volle uscire fuori a questo lupo, bene che li cittadini al tutto non gliel consigliavano; e facendosi il segno della santissima croce, uscì fuori della terra egli co' suoi compagni, tutta la sua confidanza ponendo in Dio. E dubitando gli altri di andare più oltre, santo Francesco prese il cammino inverso il luogo dove era il lupo. Ed ecco che, vedendo molti cittadini li quali erano venuti a vedere cotesto miracolo, il detto lupo si fa incontro a santo Francesco, con la bocca aperta; ed appressandosi a lui santo Francesco gli fa il segno della santissima croce, e chiamollo a sé e disse così: "Vieni qui, frate lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a persona". Mirabile cosa a dire! Immantanente che santo Francesco ebbe fatta la croce, il lupo terribile chiuse la bocca e ristette di correre; e fatto il comandamento, venne mansuetamente come agnello, e gittossi alli piedi di santo Francesco a giacere.
E santo Francesco gli parlò così: "Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, e hai fatti grandi malifici, guastando e uccidendo le creature di Dio sanza sua licenza, e non solamente hai uccise e divorate le bestie, ma hai avuto ardire d'uccidere uomini fatti alla immagine di Dio; per la qual cosa tu se' degno delle forche come ladro e omicida pessimo; e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t' è nemica. Ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro, sicché tu non gli offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa, e né li uomini né li cani ti perseguitino più". E dette queste parole, il lupo con atti di corpo e di coda e di orecchi e con inchinare il capo mostrava d'accettare ciò che santo Francesco dicea e di volerlo osservare. Allora santo Francesco disse: "Frate lupo, poiché ti piace di fare e di tenere questa pace, io ti prometto ch'io ti farò dare le spese continuamente, mentre tu viverai, dagli uomini di questa terra, sicché tu non patirai più fame; imperò che io so bene che per la fame tu hai fatto ogni male. Ma poich'io t'accatto questa grazia, io voglio, frate lupo, che tu mi imprometta che tu non nocerai mai a nessuna persona umana né ad animale: promettimi tu questo?". E il lupo, con inchinare di capo, fece evidente segnale che 'l prometteva. E santo Francesco sì dice: "Frate lupo, io voglio che tu mi facci fede di questa promessa, acciò ch'io me ne possa bene fidare". E distendendo la mano santo Francesco per ricevere la sua fede, il lupo levò su il piè ritto dinanzi, e dimesticamente lo puose sopra la mano di santo Francesco, dandogli quello segnale ch'egli potea di fede. E allora disse santo Francesco: "Frate lupo, io ti comando nel nome di GESU' CRISTO, che tu venga ora meco sanza dubitare di nulla, e andiamo a fermare questa pace al nome di DIO". E il lupo ubbidiente se ne va con lui a modo d'uno agnello mansueto; di che li cittadini, vedendo questo, fortemente si maravigliavano.
E subitamente questa novità si seppe per tutta la città; di che ogni gente, maschi e femmine, grandi e piccioli, giovani e vecchi, traggono alla piazza a vedere il lupo con santo Francesco. Ed essendo ivi bene raunato tutto 'l popolo, levasi su santo Francesco e predica loro, dicendo, tra l'altre cose, come per li peccati Iddio permette cotali cose e pestilenze, e troppo è più pericolosa la fiamma dello inferno, la quale ci ha a durare eternalemente alli dannati, che non è la rabbia dello lupo il quale non può uccidere se non il corpo: "quanto è dunque da temere la bocca dello inferno, quando tanta moltitudine tiene in paura e in tremore la bocca d'un piccolo animale. Tornate dunque, carissimi, a Dio e fate degna penitenza de'vostri peccati, e Iddio vi libererà del lupo nel presente e nel futuro dal fuoco infernale". E fatta la predica, disse santo Francesco: "Udite, fratelli miei: frate lupo che è qui dinanzi da voi, sì m'ha promesso, e fattomene fede, di far pace con voi e di non offendervi mai in cosa nessuna, e voi gli promettete di dargli ogni dì le cose necessarie; ed io v'entro mallevadore per lui che 'l patto della pace egli osserverà fermamente". Allora tutto il popolo a una voce promise di nutricarlo continovamente. E santo Francesco, dinanzi a tutti, disse al lupo: "E tu, frate lupo, prometti d'osservare a costoro il patto della pace, che tu non offenda né gli uomini, né gli animali, né nessuna creatura?". E il lupo inginocchiasi e inchina il capo e con atti mansueti di corpo e di coda e d'orecchi dimostrava, quanto è possibile, di volere servare loro ogni patto. Dice santo Francesco: "Frate lupo, io voglio che come tu mi desti fede di questa promessa fuori della porta, così dinanzi a tutto il popolo mi dia fede della tua promessa, che tu non mi ingannerai della mia promessa e malleveria ch'io ho fatta per te". Allora il lupo levando il piè ritto, sì 'l puose in mano di santo Francesco.
Onde tra questo atto e gli altri detti di sopra fu tanta allegrezza e ammirazione in tutto il popolo, sì per la divozione del Santo e sì per la novità del miracolo e sì per la pace del lupo, che tutti incominciarono a gridare al cielo, laudando e benedicendo Iddio, il quale sì avea loro mandato santo Francesco, che per li suoi meriti gli avea liberati dalla bocca della crudele bestia. E poi il detto lupo vivette due anni in Agobbio, ed entravasi dimesticamente per le case a uscio a uscio, sanza fare male a persona e sanza esserne fatto a lui, e fu nutricato cortesemente dalla gente, e andandosi così per la terra e per le case, giammai nessuno cane gli abbaiava drieto. Finalmente dopo due anni frate lupo si morì di vecchiaia, di che li cittadini molto si dolsono, imperò che veggendolo andare così mansueto per la città, si raccordavano meglio della virtù e santità di santo Francesco. A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen."
Fonte: Il lupo di Gubbio - Tommaso da Celano, Fioretti, capitolo XXI
Il brutto anatroccolo
L'estate era iniziata; i campi agitavano le loro spighe dorate, mentre il fieno tagliato profumava la campagna. In un luogo appartato, nascosta da fitti cespugli vicini ad un laghetto, mamma anatra aveva iniziato la nuova cova. Siccome riceveva pochissime visite, il tempo le passava molto lentamente ed era impaziente di vedere uscire dal guscio la propria prole … finalmente, uno dopo l'altro, i gusci scricchiolarono e lasciarono uscire alcuni adorabili anatroccoli gialli. - Pip! Pip! Pip! Esclamarono i nuovi nati, il mondo è grande ed è bello vivere!
- Il mondo non finisce qui, li ammonì mamma anatra, si estende ben oltre il laghetto, fino al villaggio vicino, ma io non ci sono mai andata. Ci siete tutti? - Domandò. Mentre si avvicinava, notò che l'uovo più grande non si era ancora schiuso e se ne meravigliò. Si mise allora a covarlo nuovamente con aria contrariata.
- Buongiorno! Come va? - Le domandò una vecchia anatra un po' curiosa che era venuta in quel momento a farle visita.
- Il guscio di questo grosso uovo non vuole aprirsi, guarda invece gli altri piccoli, non trovi che siano meravigliosi? - Mostrami un po' quest'uovo. - Disse la vecchia anatra per tutta risposta. - Ah! Caspita! Si direbbe un uovo di tacchino! Ho avuto anche io, tempo fa, questa sorpresa: quello che avevo scambiato per un anatroccolo era in realtà un tacchino e per questo non voleva mai entrare in acqua. Quest'uovo è certamente un uovo di tacchino. Abbandonalo ed insegna piuttosto a nuotare agli altri anatroccoli! - Oh! Un giorno di più che vuoi che mi importi! Posso ancora covare per un po'. - Rispose l'anatra ben decisa. - Tu sei la più testarda che io conosca! - Borbottò allora la vecchia anatra allontanandosi.
Finalmente il grosso uovo si aprì e lascio uscire un grande anatroccolo brutto e tutto grigio. - Sarà un tacchino! - Si preoccupò l'anatra. - Bah! Lo saprò domani! Il giorno seguente, infatti, l'anatra portò la sua piccola famiglia ad un vicino ruscello e saltò nell'acqua: gli anatroccoli la seguirono tutti, compreso quello brutto e grigio. - Mi sento già più sollevata, - sospirò l'anatra, - almeno non è un tacchino! Ora, venite piccini, vi presenterò ai vostri cugini. La piccola comitiva camminò faticosamente fino al laghetto e gli anatroccoli salutarono le altre anatre.
- Oh! Guardate, i nuovi venuti! Come se non fossimo già numerosi! … e questo anatroccolo grigio non lo vogliamo! - Disse una grossa anatra, morsicando il poverino sul collo. - Non fategli male! - Gridò la mamma anatra furiosa - E' così grande e brutto che viene voglia di maltrattarlo! - Aggiunse la grossa anitra con tono beffardo. - E' un vero peccato che sia così sgraziato, gli altri sono tutti adorabili, - rincarò la vecchia anatra che era andata a vedere la covata. - Non sarà bello adesso, può darsi però che, crescendo , cambi; e poi ha un buon carattere e nuota meglio dei suoi fratelli, - assicurò mamma anatra, - la bellezza, per un maschio, non ha importanza, - concluse, e lo accarezzò con il becco - andate, piccoli miei, divertitevi e nuotate bene!
Tuttavia, l'anatroccolo, da quel giorno fu schernito da tutti gli animali del cortile: le galline e le anatre lo urtavano, mentre il tacchino, gonfiando le sue piume, lo impauriva. Nei giorni che seguirono, le cose si aggravarono: il fattore lo prese a calci e i suoi fratelli non perdevano occasione per deriderlo e maltrattarlo. Il piccolo anatroccolo era molto infelice.
Un giorno, stanco della situazione, scappò da sotto la siepe. Gli uccelli, vedendolo, si rifugiarono nei cespugli. "sono così brutto che faccio paura!" pensò l'anatroccolo. Continuò il suo cammino e si rifugiò, esausto, in una palude abitata da anatre selvatiche che accettarono di lasciargli un posticino fra le canne. Verso sera, arrivarono due oche selvatiche che maltrattarono il povero anatroccolo già così sfortunato. Improvvisamente, risuonarono alcuni spari … le due oche caddero morte nell'acqua! I cacciatori, posti intorno alla palude, continuarono a sparare. Poi i lori cani solcarono i giunchi e le canne. Al calar della notte, il rumore cessò. Il brutto anatroccolo ne approfittò per scappare il più velocemente possibile. Attraversò campi e prati, mentre infuriava una violenta tempesta.
Dopo qualche ora di marcia, arrivò ad una catapecchia la cui porta era socchiusa. L'anatroccolo si infilò dentro: era la dimora di una vecchia donna che viveva con un gatto ed una gallina. Alla vista dell'anatroccolo, il micio cominciò a miagolare e la gallina cominciò a chiocciare, tanto che la vecchietta, che aveva la vista scarsa, esclamò: - Oh, una magnifica anatra! Che bellezza, avrò anche le uova … purché non sia un' anatra maschio! Beh, lo vedremo, aspettiamo un po'! La vecchia attese tre lunghe settimane … ma le uova non arrivarono e cominciò a domandarsi se fosse davvero un'anatra! Un giorno, il micio e la gallina, che dettavano legge nella stamberga, interrogarono l'anatroccolo: - Sai deporre le uova? - domandò la gallina; - No … - rispose l'anatroccolo un po' stupito. - Sai fare la ruota? - domandò il gatto; - No, non ho mai imparato a farla! - rispose l'anatroccolo sempre più meravigliato. - Allora vai a sederti in un angolo e non muoverti più! - gli intimarono i due animali con cattiveria. Improvvisamente, un raggio di sole e un alito di brezza entrarono dalla porta. L'anatroccolo ebbe subito una grande voglia di nuotare e scappò lontano da quegli animali stupidi e cattivi.
L'autunno era alle porte, le foglie diventarono rosse poi caddero. Una sera, l'anatroccolo vide alcuni bellissimi uccelli bianchi dal lungo collo che volavano verso i paesi caldi. Li guardò a lungo girando come una trottola nell'acqua del ruscello per vederli meglio: erano cigni! Come li invidiava! L'inverno arrivò freddo e pungente; l'anatroccolo faceva ogni giorno un po' di esercizi nel ruscello per riscaldarsi. Una sera dovette agitare molto forte le sue piccole zampe perché l'acqua intorno a lui non gelasse: ma il ghiaccio lo accerchiava di minuto in minuto … finché, esausto e ghiacciato, svenne. Il giorno seguente, un contadino lo trovò quasi senza vita; ruppe il ghiaccio che lo circondava e lo portò ai suoi ragazzi che lo circondarono per giocare con lui. Ahimè, il poveretto ebbe una gran paura e si gettò prima dentro un bidone di latte e poi in una cassa della farina. Finalmente riuscì ad uscire e prese il volo inseguito dalla moglie del contadino. Ancora una volta il brutto anatroccolo scappò ben lontano per rifugiarsi, esausto, in un buco nella neve.
L'inverno fu lungo e le sue sofferenze molto grandi … ma un giorno le allodole cominciarono a cantare e il sole riscaldò la terra: la primavera era finalmente arrivata! L'anatroccolo si accorse che le sue ali battevano con molto più vigore e che erano anche molto robuste per trasportarlo sempre più lontano. Partì dunque per cercare nuovi luoghi e si posò in un prato fiorito. Un salice maestoso bagnava i suoi rami nell'acqua di uno stagno dove tre cigni facevano evoluzioni graziose. Conosceva bene quei meravigliosi uccelli!
L'anatroccolo si lanciò disperato verso di loro gridando:
- Ammazzatemi, non sono degno di voi!
Improvvisamente si accorse del suo riflesso sull'acqua:
che sorpresa! Che felicità! Non osava crederci: non era più un anatroccolo grigio … era diventato un cigno:
come loro!! I tre cigni si avvicinarono e lo accarezzarono
con il becco dandogli così il benvenuto, mentre alcuni ragazzi attorno allo stagno declamavano a gran voce la sua bellezza e la sua eleganza. Mise la testa sotto le ali, quasi vergognoso di tanti complimenti e tanta fortuna: lui che era stato per tanto tempo un brutto anatroccolo era finalmente felice e ammirato.
Fonte: Il brutto anatroccolo di H. C. Andersen
Credo in DIO, Padre e Madre,
cuore e creatore di una terra che ci fu tolta;
credo nel Dio della VITA, della PACE, dell'AMORE e della GIUSTIZIA,
che si fece Gesù, uomo sofferente, appassionato, coinvolto,
morto e resuscitato;
gloria e speranza dei poveri.
Credo in GESU' CRISTO, Fratello e Figlio,
che si è fatto storia del popolo e segna oggi i passi del nostro camminare.
Credo nello SPIRITO SANTO di Dio, vento nuovo che unifica le speranze dei popoli, che crea e ricrea, che vivifica, che dà creatività per vivere.
Credo in MARIA, madre che dà alla luce la vita con dolore e speranza
perchè ci sia vita nuova e piena per tutti.
Credo nei popoli crocefissi, nei poveri come corpo torturato di Gesù.
Credo nel popolo, che ha nome e cognome, che vive e celebra la sua fede,
nei volti sofferenti e luminosi, nella sua organizzazione
e nel suo spirito comunitario, nelle sue lotte, semi di libertà.
Credo nella FRATERNITA' dell'indio, del contadino, dell'emarginato, del rifugiato,
del nero, del giovane, della donna, di tutti i poveri della terra.
Credo nella SOLIDARIETA' dei popoli,
espressione della forza e della tenerezza di Dio.
Credo nella RESURREZIONE dei nostri popoli e nell'unico popolo
che saremo quando celebreremo insieme la vittoria finale,
nel REGNO DI DIO,
per i secoli dei secoli.
Amen
Lettera di Natale 2009
Il DIO in cui crediamo
Introduzione
Come negli anni scorsi, nell'occasione del Natale, avvertiamo l'esigenza di comunicare alle persone disposte a leggerli e a dialogare con noi, alcuni spunti di riflessione che emergono dalla nostra vita, dall'incontro con la storia di tante persone, dal riferimento al mistero di Dio, alla persona di Gesù di Nazaret; dall'appartenenza alla Chiesa.
Vorremmo parlare proprio di Dio e di Gesù di Nazaret, con la premessa consapevole che lo facciamo come uomini e come preti limitati, dentro un determinato contesto culturale, teologico, linguistico contingente, non certo esauriente e definitivo, come mai può essere un discorso su Dio.
Ci sentiamo in cammino, in ricerca. Sentiamo questa urgenza nella profondità del nostro essere; la fede è una costante della nostra vita e mette insieme intuizioni, interrogativi, dubbi, ricerca, dono, confidenza, affidamento, preghiera, conforto, responsabilità, incarnazione nei drammi e nelle speranze della storia. E sempre ancora ricerca del Dio ancora "nascosto", di Gesù di Nazaret incontrato e sempre di nuovo da incontrare.
Le esperienze della storia ci insegnano che il nome di Dio
può essere invocato e utilizzato in situazioni e con finalità che negano il Dio rivelatosi nella Bibbia, in Gesù di Nazaret, nelle persone, nei segni dei tempi, se anche carnefici organizzati e crudeli, come i nazisti, se ne facevano scudo. Sentiamo attenzione e disponibilità al dialogo con le donne e gli uomini che si riferiscono alla Presenza reale e misteriosa di Dio, chiamandolo con altri nomi, ispirandosi a testi sacri diversi. Ed egualmente nei confronti di donne e di uomini che si dichiarano atei, non credenti e dei quali condividiamo la ricerca sincera della verità, e verso i quali sempre e comunque nutriamo
rispetto, convinti che essere e diventare atei e credenti seri chiede sincerità interiore, onestà e impegno.
Ricordiamo che i primi cristiani erano considerati atei,
cioè senza Dio, perche proprio in nome della loro fede si rifiutavano di divinizzare I'imperatore e la struttura dell'impero: in un mondo di ricchezza e privilegi di pochi e di povertà di molti, vivevano la condivisione dei beni; in un mondo di padroni e di schiavi vivevano I'uguaglianza e la fraternità; in un mondo in cui l'esercito era struttura portante si rifiutavano di impugnare le armi e in nome del Vangelo della non violenza preferivano essere uccisi piuttosto che uccidere.
II dio in cui non crediamo
Non crediamo in un Dio lontano, giudice freddo delle debolezze umane, indifferente ai drammi e alle speranze della storia.
Non crediamo in un Dio che giustifica l'esaltazione della
proprietà privata, del capitalismo, dell'accumulo del denaro e dei beni.
Non crediamo in un Dio che suggerisce, alimenta e conferma
l'inimicizia fra persone e popoli; che quindi legittima la
costruzione e la vendita delle armi, le guerre, le ronde,
il reato di immigrazione irregolare, i vigili urbani armati,
il potere salvifico delle telecamere.
Non crediamo in un Dio onnipotente quando con questo concetto
si vuole intendere il più potente dei potenti di questo mondo; che si trova alla sommità delle gerarchie e dell'autoritarismo, che esige onori e privilegi e così conferma autoritarismi, onori e privilegi, da parte delle autorità della società, della politica, delle diverse religioni, della Chiesa.
Non crediamo in un Dio che umilia, che castiga, che alimenta
i ricatti e i sensi di colpa delle persone.
Non crediamo in un Dio che si incontra solo o di preferenza
nelle Chiese, nelle verità dogmatiche, nei simboli religiosi.
Non crediamo nel Dio delle grandi occasioni religiose, come
il Natale, quando sono concepite come ingrediente del materialismo,
del consumismo, della superficialità, di una religione che non coinvolge nella storia.
Non crediamo in un Dio bianco, occidentale, friulano - giuliano,
neppure "cristiano" quando la sua presenza è pretesa per fondare e legittimare le discriminazioni; la xenofobia, il razzismo; per alimentare paure e sospetti; chiusure etniche, localistiche, identitarie; il culto di quella tradizione che trasforma la liberta evangelica in ossequio al conformismo.
Non crediamo in un Dio che giustifica la presunzione di superiorità e i giudizi moralistici nei confronti delle persone che più fanno fatica a vivere, di coloro che si trovano in condizioni esistenziali, familiari, sessuali "diverse" rispetto alla presunta normalità.
Non crediamo in un Dio maschilista che supporta nella società e anche nella Chiesa sottomissione, strumentalità, volgarità, violenze nei confronti delle donne.
Non crediamo in un Dio utilizzato per confermare il potere
della società, del mondo, della Chiesa attuali.
II Dio in cui crediamo
Crediamo nel Dio che ascolta le grida, i gemiti, i silenzi delle persone e dei popoli impoveriti, colpiti, oppressi, sfruttati, crocifissi; che prende a cuore la loro condizione, si fa presente come il Dio della liberazione e della vita; incoraggia, sostiene e accompagna le esigenze di dignità, di giustizia, di uguaglianza.
Crediamo nel Dio della creazione, che ha fatto ogni cosa
per l'armonia e il bene, che ha affidato il creato all'uomo
affinché custodisca con diligenza I'ambiente e non dimentichi mai che i beni della terra sono destinati alla vita di tutti.
Crediamo in un Dio con il quale si può dialogare, ma anche protestare, chiedendogli il perchè di tante morti, sofferenze, ingiustizie ...
Crediamo nel Dio in tanti e diversi modi invocato nelle diverse
parti del Pianeta, al quale tanti chiedono la forza di vivere
in condizioni spesso drammatiche e di amare anche quando
non ci si sente amati.
Crediamo nel Dio dei profeti che denunciano l'ipocrisia e
la falsità di un culto religioso non solo staccato dalla vita, ma copertura dell'ingiustizia e della violenza; che sollecitano continuamente a prendersi cura dei poveri, degli orfani, delle vedove, degli stranieri.
Crediamo nel Dio della giustizia, della condivisione, della
fraternità.
Crediamo nel Dio che si e rivelato nell'Uomo, in Gesù di Nazaret fragile e impotente nel mondo, dalla nascita nella grotta degli animali a Betlemme fino all'uccisione sul legno della croce: crocifisso, vittima fra le vittime; vivente oltre la morte, compagno quotidiano di viaggio nella nostra vita.
Crediamo nel Dio che in Gesù di Nazaret conforta, sostiene, purifica l'amicizia e l'amore; la semplicità di cuore, di sguardi e di gesti; la sobrietà, la convivialità festosa fra le differenze.
Crediamo nel Dio che in Gesù ci chiama continuamente a convertire la mente e il cuore, sempre infondendo fiducia, incoraggiamento e pace ...
Crediamo nel Dio di Gesù presente con il suo santo Spirito nelle case e nelle fabbriche, nelle scuole e negli ospedali, nelle carceri e nelle comunità di accoglienza: per chi soffre nel corpo e nella psiche, per chi dipende da sostanze e situazioni, per chi è straniero.
Crediamo nel Dio presente nelle lacrime, nei silenzi, nei
gemiti, nelle grida di sofferenza; nei sorrisi e nelle manifestazioni
di gioia; presente in chi è affamato, assetato, nudo, ammalato, carcerato, forestiero; nelle parole e nei gesti di concreta prossimità e solidarietà.
Nel Dio presente nelle resistenze, nelle lotte delle comunità e dei popoli per la giustizia, la verità, la pace; nel Dio presente nel creato e nella contemplazione delle sue manifestazioni.
Crediamo nel Dio che in Gesù si manifesta come il Dio totalmente umano: padre, madre, fratello e sorella, amico di noi donne e uomini in cammino nella storia.
Nel Dio della misericordia e dell'accoglienza di ogni persona
di qualsiasi provenienza e appartenenza, di qualsiasi condizione.
Crediamo nel Dio che ci chiede responsabilità, fedeltà, coerenza.
Crediamo nel Dio che nelle parole e nei gesti di Gesù indica la strada a una Chiesa guidata dallo Spirito, capace di condividere i beni; di ascoltare, di prendere a cuore le sofferenze e le fatiche dell'umanità.
Nel Dio che sospinge la Chiesa a uscire dal tempio per vivere
in cammino con l'umanità per contribuire a renderla più umana.
Crediamo nel Dio che comunica libertà ed esige libertà, che resta sempre il Totalmente Altro, al di la di tutto ciò che il linguaggio umano può raccontare di Lui, anche di quanto noi stessi affermiamo in questa lettera;
che garantisce laicità perche chiede fiducia, confidenza, affidamento, dialogo e confronto.
Crediamo nel Dio presente nel nostro vivere, amare, dedicarci,
impegnarci, soffrire, e quando sarà il momento, morire nel modo più umano possibile.
Nel Dio che ci accoglierà nel suo Mistero dopo averci accompagnati nella quotidianità della nostra vita nella storia.
Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Mario Vatta, Alberto De Nadai, Andrea Bellavite, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo, Luigi Fontanot e Albino Bizzotto
Non dire Padre
se ogni giorno non ti comporti da figlio
Non dire
Nostro
se vivi soltanto nel tuo egoismo
Non dire
Che sei nei cieli
se pensi solo alle cose terrene
Non dire
Venga il tuo regno
se lo confondi con il successo materiale
Non dire
Sia fatta la Tua volontà
se non l'accetti anche quando è dolorosa
Non dire
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
se non ti preoccupi della gente che ha fame
Non dire
Perdona i nostri debiti
se non sei disposto a perdonare gli altri
Non dire
Non ci indurre in tentazione
se continui a vivere nell'ambiguità
Non dire
Liberaci dal male
se non ti opponi alle opere malvagie
Non dire
Amen
se non prendi sul serio
le parole del Padre Nostro

IL "CREDO" CHE CI ACCOMUNA
Fede è affidarsi: è consegnarsi a quel Dio, che a noi si rivela dalla profondità del nostro intimo. Perché Dio ci si manifesti, è pur necessario che gli apriamo una strada in noi, purificandoci e affinando la nostra sensibilità spirituale. Scopriamo così che la vita, in Lui, è tutt’altro che effimera e priva di scopo e di senso, come a volte ci pareva nei momenti di sconforto. Donandosi a noi, Dio conferisce all’esistenza un significato assoluto.
La creazione dell’universo è un lungo processo travagliato, che Dio stesso, diramandosi per lo spazio e il tempo attraverso la varietà innumerevole delle sue energie angeliche, porta avanti con la cooperazione di tutte le sue creature fedeli.
Le forze negative, che tante volte paiono prevalere, saranno alfine sconfitte.
Ci attende un destino di infinita perfezione e di piena felicità intramontabile.
Il pensiero è creativo: nel corso della vita terrena noi foggiamo la nostra anima con la qualità dei nostri pensieri.
Così, dopo la morte fisica, un’anima degradata da una consuetudine di pensieri negativi – malvagi, ma anche solo egoistici, di orgoglio, di invidia, di risentimento, di attaccamento eccessivo ai beni terreni – soggiornerà per un tempo anche molto lungo in una condizione di arida solitudine penosa. All’opposto una consuetudine di buoni pensieri rende l’anima luminosa, atta ad entrare in una condizione di luce. All’una o all’altra condizione accederemo per una sorta di effetto automatico. Il giudizio è la presa di coscienza di come avremo speso la nostra vita terrena, e dei relativi frutti di bene o di male. La maniera consueta di agire, e prima ancora di pensare, imprime al futuro percorso della nostra anima una direzione, una traiettoria, che essa riuscirà a modificare solo con grande sofferenza.
Giova, quindi, prendere bene la mira e scegliere la direzione giusta già da questa vita. La misericordia divina è, comunque, senza limiti, e prima o poi c’è un recupero per l’anima che voglia redimersi. Ma, giova ripetere, quanto è meglio orientarsi bene e immettersi nella retta via fin dall’inizio.
Nell’aldilà ci attende un cammino spirituale. Dovremo liberarci da ogni attaccamento e spogliarci di ogni egoità, per essere di Dio totalmente. È la via della santificazione, che conduce alla meta ultima della deificazione. Ciascuno di noi è un dio in germe: lo è per volere dell’eterno Dio, che vuole darsi tutto a tutti. Dio si dà tutto all’uomo, fino a farsi uomo egli stesso, perché l’uomo possa farsi Dio. Mentre l’aldiquà è il luogo dell’umanesimo, delle scienze, delle arti, delle tecnologie, dell’economia, dell’organizzazione sociale, dell’unificazione mondiale, l’aldilà è per eccellenza il luogo della santificazione.
Conviene, perciò, che terra e cielo convergano in uno, perché la stessa creatività degli uomini vada a integrare, ad arricchire il regno di Dio: quel regno di Dio che è aperto a tutti gli autentici valori. Questo finale incontro di cielo e terra è la resurrezione, dove le anime disincarnate recuperano la loro piena umanità. I risorti infonderanno nei viventi la santità; i viventi faranno dono dell’umanesimo, che avrà raggiunto allora la sua maturazione compiuta. Di questo finale incontro di cielo e terra i nostri colloqui d’amore con l’altra dimensione rappresentano una primizia. Lavorare per il regno di Dio, preparare le vie del Signore comporta un impegno per la santificazione, non solo, ma per ogni forma di promozione umana.
È in questo senso che noi siamo tutti chiamati a collaborare alla piena creazione dell’universo: ciascuno secondo le proprie attitudini e vocazione singolarissima.
Questo il credo che ci accomuna; tale sia il nostro impegno nella lunga fatica dei giorni, e Dio ci aiuti.
Fonte : www.convivium-roma.it/italiano/Le_nostre_preghiere.htm
Signore, mi hai dato tutto
Chiesi a Dio di essere forte per eseguire progetti grandiosi;
Egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà.
Domandai a Dio che mi desse salute per realizzare grandi imprese;
Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto;
Egli mi ha fatto povero per non essere egoista.
Gli domandai il potere perchè gli uomini avessero bisogno di me;
Egli mi ha dato l'umiliazione perchè io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita
e mi ha lasciato la vita perchè io potessi apprezzare tutto.
Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non ti presentai furono esaudite.
Sii lodato, o mio Signore:
fra tutti gli uomini
nessuno possiede quello che io ho.
Preghiera di Kirk Kilgour
<> Il viaggio dell'uomo:
- la tempestosa ricerca di sé stessi e la crisi esistenziale come emergenza spirituale;
- esperienze paranormali ed esperienze vicino alla morte; la buia notte dell'anima, l'incontro con la Luce, il riesame della propria vita e il doloroso processo di trasformazione e guarigione dell'anima.

<> Documento della C. E. dell' Emilia Romagna
"La Chiesa e l'Aldilà", Nota pastorale - EDB :
- riflessioni critiche.
<> Cristianesimo e reincarnazione.
* Nel gruppo dei farisei c'era un tale che si chiamava Nicodèmo. Era uno dei capi ebrei.
Egli venne a cercare Gesù, di notte, e gli disse:
- Rabbì, sappiamo che sei un maestro mandato da Dio, perché nessuno può fare i miracoli che fai tu, se Dio non è con lui.
Gesù gli rispose: - Credimi, nessuno può vedere il regno di Dio se non nasce nuovamente.
Nicodèmo gli disse: - Com'è possibile che un uomo nasca di nuovo quando è vecchio? Non può certo entrare una seconda volta nel ventre di sua madre e nascere !
Gesù rispose: - Io ti assicuro che nessuno può entrare nel regno di Dio se non nasce da acqua e Spirito. Dalla carne nasce carne, dallo Spirito nasce Spirito.
Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere in modo nuovo.
Il vento soffia dove vuole: uno lo sente, ma non può dire da dove viene né dove va. Lo stesso accade con chiunque è nato dallo Spirito.
Vangelo di Giovanni 3, 1 - 8
* Poi i discepoli fecero una domanda a Gesù:
- Perché dunque i maestri della Legge dicono che prima di tutto deve tornare il profeta Elia ?
Egli rispose: - È vero, prima deve venire Elia per mettere in ordine ogni cosa.
Vi assicuro però che Elia è già venuto, ma non l'hanno riconosciuto e gli hanno fatto quel che hanno voluto.
Allo stesso modo faranno soffrire anche il Figlio dell'uomo.
Allora i discepoli capirono che aveva parlato di Giovanni il Battezzatore.
Vangelo di Matteo 17, 10 - 13
* Passando vide un uomo cieco dalla nascita
e i suoi discepoli lo interrogarono:
"Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco ?"
Rispose Gesù: "Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio"
Vangelo di Giovanni 9, 1 - 3

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