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Sui pedofili il silenzio è sacro

di Gianluca Di Feo

Il memoriale spedito a Wojtyla sugli abusi in Messico. Le accuse ai preti italiani. In un libro, le omissioni della Chiesa

Forte con i deboli e debole con i potenti. A leggere le inchieste e le rivelazioni sulle coperture del Vaticano ai sacerdoti accusati di pedofilia sembra di assistere a un capovolgimento dei valori della Chiesa. Scandali come quelli statunitensi o come l'incredibile vicenda di don Gelmini aprono crepe nella credibilità delle istituzioni ecclesiastiche e soprattutto nella loro capacità di prevenire e punire gli abusi sessuali del clero. Adesso un volume in uscita per l'editore Chiarelettere contribuisce ad aumentare i dubbi. In 'Viaggio nel silenzio' Vania Lucia Gaito raccoglie testimonianze e documenti inediti, fondendoli in una panoramica planetaria delle coperture concesse dalle curie ai protagonisti dei reati.

Alcune delle storie raccolte sono paradossali. C'è la lettera-memoriale inviata a Giovanni Paolo II da un gruppo di sacerdoti e fedeli messicani contro padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. E c'è il racconto del calvario di Alessandro Pasquinelli: "Nel gennaio del 2004 ho patteggiato una condanna per pedofilia. A quell'epoca ero parroco alla Vergine dei Pini, a Monsummano Terme. Ho patteggiato senza saperlo. E ho da scontare tre anni senza aver fatto nulla". Perché accettare una pena senza difendersi? L'ex parroco Pasquinelli sostiene di avere potuto provare la sua innocenza e mostra all'autrice del volume documenti e testimonianze. "Mi fecero firmare un foglio in bianco. Dissero che ci avrebbero scritto un mandato per l'avvocato. Invece ci scrissero il patteggiamento. E il patteggiamento ci fu senza che io neanche ne sapessi nulla. Mi venne comunicato a cose fatte dal mio vescovo".

Che interesse poteva avere un vescovo a far condannare un suo sacerdote innocente? Pasquinelli viene descritto come un prete dinamico, preparato. Entra persino nell'Opus dei e racconta di avere diviso il suo tempo tra l'Opera e la parrocchia. Lì a Monsummano, nel pistoiese, si lancia nel progetto di una casa famiglia, da cui nascono le accuse contro di lui. Non le accetta: dichiara di avere reagito alle prime voci con denunce e con una gestione ancora più rigorosa della struttura. Mentre il vescovo di Pescia gli avrebbe consigliato il quieto vivere: "Con me fu chiarissimo: 'Io obbedisco al Vaticano: il Vaticano dice di trasferire senza scandali, e io ti trasferisco'. E così fece. Senza accertare i fatti, senza fare alcun genere di indagine, nulla". Pasquinelli elenca perizie a sostegno della sua innocenza. Ma quando diventa formalmente indagato entra in depressione. Fino a quella firma sul foglio bianco che si trasforma in una condanna 'benedetta' dal vescovo. Perché, sostiene nel libro, la Curia non voleva che la sua difesa al processo potesse far emergere ben altri scandali.


Uno tra tanti: "Non voleva che si sapesse, poi, di Enrico Marinoni, un sacerdote che aveva preso dalla diocesi di Fiesole, che aveva alle spalle storie di adescamento di minori. Il vescovo l'aveva nominato responsabile dell'Azione cattolica bambini. Era stato come affidare le pecore al lupo, don Enrico si era scatenato, alla fine c'erano state le denunce e aveva patteggiato due anni e sei mesi".

Pasquinelli dopo la sentenza ha reagito, chiedendo gli atti per andare al dibattimento e il vescovo lo ha sospeso. Da lì un percorso che lo ha visto lasciare la diocesi, per poi prendere moglie e diventare un alfiere dei preti sposati. Ma il suo racconto colpisce. Perché parte dal seminario: "Ho l'impressione che ci fosse una percentuale di omosessuali molto alta. È capitato anche a me di ricevere proposte". La più esplicita "venne da un mio compagno che, quando io ero in seminario, era già stato ordinato sacerdote". Descrive l'approccio, il bacio: "Lui continuò ad abbracciarmi e mi disse: 'La nostra è un'amicizia sacra'. Io non riuscivo a dire nulla, l'imbarazzo era troppo forte. Ero pietrificato. E a quel punto lui cercò di sbottonarmi i pantaloni".

Non è solo questione di seminari. A Roma viene indirizzato "a un prelato del Vaticano con un ruolo molto importante. Telefonai e mi fu fissato un appuntamento. I miei amici, quando lo seppero, esplosero in risate e battutine: 'Ah, ma vai da Jessica! Attento! Mettiti la cintura di castità!'. Pensavo che scherzassero, e invece avevano ragione. In Vaticano mi ricevette in uno studio splendido, elegantissimo... Cominciò a lisciarmi le gambe, poi ad accarezzarmi. Io ero gelato. Poi arrivò alla cerniera dei pantaloni. Mi salvò il telefono, come nei film di terza categoria. Lui dovette rispondere e io mi alzai e andai alla porta".
(11 marzo 2008)

Ior connection (1° parte)

La religione cattolica romana è l’unica a disporre di una dottrina fondata sulla lotta alla povertà e alla demonizzazione del danaro “sterco del diavolo”, come dal Vangelo secondo Matteo che recita: “E’ più facile che un cammello passi nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”.
La religone cattolica è anche l’unica a disporre di una propria banca, l’istituto opere religiose (Ior), uno scrigno accessibile da una sola porta nascosta tra le mura vaticane, sorvegliata giorno e notte dalle frocie, le guardie svizzere, il tutto sotto una torre quattrocentesca con mura spesse 9 metri.
Un solo bancomat attraverso cui passano oscure fortune stimate approssimativamente in 5 miliardi di euro di depositi.
La banca vaticana, ai propri correntisti anche pregiudicati, offre miracolosi rendimenti di oltre il 12% annuo e la totale segretezza. Un vero e proprio paradiso (fiscale) in terra!
Niente assegni allo Ior, soltanto contanti, bonifici, lingotti d’oro e nessuna traccia per via della extraterritorialità.
Le procure che negli anni hanno cercato di far luce sui più bui scandali italiani attraverso lo Ior, hanno ricevuto picche dal Vaticano. Più impermeabile delle Isole Cayman!
Da 20 anni a questa parte, dopo la chiusura dello scandalo del crac del Banco Ambrosiano, lo Ior è un buco nero in cui nessuno osa guardare.
Per risarcire le decine di migliaia di famiglie gabbate, lo Ior liquidò la faccenda sborsando 250 milioni di dollari, meno di un quarto del miliardo e 159 milioni di dollari dovuti secondo l’allora ministro del tesoro Beniamino Andreatta.
Lo scandalo fu accompagnato da una scia di morti uccisi eccellenti: il bancarottiere Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, il direttore del Banco Ambrosiano Roberto Calvi impiccato sotto un ponte a Londra, il giudice Emilio Alessandrini ucciso da Prima Linea, l’avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un sicario della mafia giunto apposta dall’America.
Senza contare la morte di papa Luciani dopo soltanto 33 giorni di pontificato, stroncato da un misterioso infarto alla vigilia della rimozione dai vertici dello Ior di monsignor Paul Marcinkus.
Niente autopsia sul corpo di Giovanni Paolo I e più nessuna traccia del taccuino con gli appunti sullo Ior, che papa Montini si portò a letto la sera in cui morì.
Paul Marcinkus, atletico e fortunato prelato di origini lituane, amico di molti esponenti della Loggia P2, suscitò immediata simpatia a papa Karol Wojtyla per via del suo fluente polacco.
Quando i magistrati di Milano spiccarono mandato d’arresto nei confronti di Marcinkus, il Vaticano si chiuse come un riccio a proteggerlo, rifiutando ogni collaborazione con la giustizia italiana.
Wojtyla rimuoverà Marcinkus soltanto nel 1989, dopo 10 anni di pontificato senza mai aver speso una parola di critica nei suoi confronti.
Paul Marcinkus, per le gerarchie cattoliche, rimarrà sempre un’ingenua vittima.
Il successore alla guida dello Ior sarà Angelo Caloia, gentiluomo della cosiddetta “finanza bianca”, di cui accennerò in un prossimo post assieme alle vicende di Marcinkus.
Queste notizie sono tratte dall’inchiesta di Repubblica “Scandali, affari e misteri tutti i segreti dello Ior” a firma di Curzio Maltese.
Qui un video sul servizio che riguarda Marcinkus realizzato dalle Iene nel 2006.


Se avete mezz’oretta di tempo date un’occhiata anche allo speciale su Licio Gelli e la sua Loggia p2:


...dal blog di Daniele Martinelli

Ior connection (2° parte)

Come detto, nel 1989 alla guida dello Ior arriva Angelo Caloia che ha il compito di “bonificare” la banca vaticana.
Molto apprezzato dalle gerarchie vaticane all’esterno ma molto ostacolato all’interno, il vero dominus dello Ior è monsignor Donato De Bonis, amico della Roma elitaria della politica e della mondanità.
Francesco Cossiga lo chiama Donatino, Giulio Andreotti lo tiene in massima considerazione, Sofia Loren lo ammira, chi ha problemi con la giustizia può contare sul monsignore per poter aprire un conto segreto.
Per questo motivo duri e turbolenti sono i contrasti fra il laico Angelo Caloia e il suo teorico sottoposto monsignor Donato De Bonis.
Tuttavia lo Ior viene evocato in quasi tutti gli scandali degli ultimi 20 anni, da Tangentopoli nel ‘93, alla scalata dei furbetti, fino a Calciopoli.
Nell’ottobre ‘93, in piena inchiesta Tangentopoli, il procuratore Francesco Saverio Borrelli telefona al presidente dello Ior per riferirgli che la madre di tutte le tangenti Enimont di 108 miliardi è transitata su un conto Ior intestato a Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi, condannato a 3 anni e 4 mesi per questo scandalo e rispuntato nell’inchiesta “Why not” di Luigi De Magistris.
Su consiglio di monsignor Renato Dandozzi che gli dice di essere nella merda, lo invita a consultarsi con alcuni luminari di Diritto che, infatti, non tardano a preparare una risposta da dare a Borrelli.
“Ogni testiomonianza è sottoposta a richiesta di rogatoria internazionale”. I magistrati milanesi valutano l’ipotesi ma lo Ior non ha sportelli in Italia, non emette assegni e come ente fondante del Vaticano è protetto dal Concordato. Qualunque richiesta deve partire dal ministero degli esteri.
Tradotto: le possibilità di ottenere la rogatoria sono lo zero virgola.
Il pool si ritira accontentandosi della spiegazione ufficiale.

Il secondo episodio risale a metà degli anni ‘90, processo per mafia a Marcello Dell’Utri, in videoconferenza dagli Usa il pentito Francesco Marino Mannoia dice che Licio Gelli investiva soldi di Totò Riina e dei clan corleonesi nel Vaticano in cambio di investimenti e discrezione. Si trattava di profitti derivanti dalle raffinerie di eroina della Sicilia occidentale.
I boss siciliani si risentono difronte a Karol Wojtyla che sconunica i mafiosi durante una sua visita in Sicilia, ecco il motivo per cui esplodono 2 bombe davanti a 2 chiese romane.
Mannoia è il più attendibile collaboratore di giustizia, ogni sua affermazione trova riscontri oggettivi, ma sullo Ior niente indagini.
I magistrati del processo a Dell’Utri e al gruppo Berlusconi passano il tutto ai colleghi del processo Andreotti che, memori del tempo perso dal collega Borrelli, evitano di inoltrare rogatoria.

Terzo episodio: estate 2007, Giampiero Fiorani, imputato nel processo ai furbetti del quartierino, rivela che alla Bsi svizzera ci sono 3 conti correnti del Vaticano con almeno 3 miliardi di euro.
Fiorani fornisce al pm Francesco Greco un elenco di versamenti in nero fatti alle casse vaticane. I primi soldi al cardinale Castillo Lara, presidente del patrimonio immobiliare della chiesa, che chiede 15 milioni di euro su un conto estero durante l’acquisto della Cassa lombarda.
Un’altra quota la chiede anche il cardinale Giovanni Battista Re, potente prefetto della congregazione dei vescovi e braccio destro di Cammello Ruini.
Difronte a queste confessioni il Vaticano scarica Fiorani e difende Antonio Fazio.
Avvenire e Osservatore romano ripetono fino alla noia la teoria del complotto politico contro l’ex governatore di Bankitalia.



...dal blog di Daniele Martinelli

Ior connection (3° parte)

Antonio Fazio, ex governatore di Bankitalia, amico di Cammello Ruini e di Giovanni Battista Re che nel 2003 gli celebrò la messa del 25esimo anniversario di matrimonio, alle riunioni dei governatori centrali, anziché parlare di vicende inerenti l’economia ha sempre citato le encicliche.
Le rivelazioni di Giampiero Fiorani sui tesori vaticani nascosti nei 3 conti correnti della banca elvetica, non hanno di certo portato ad indagini da parte della procura, anzi, è curioso notare come il Vaticano, per strane esigenze pastorali, abbia scorporato dalla diocesi jamaicana di Kingston le isole Cayman, paradiso fiscale di molti evasori tra cui Calisto Tanzi di Parmalat, per affidarle direttamente a sé stesso nella figura del cardinale Adam Josep Maida, membro del collegio dello Ior.

L’ultimo episodio di coinvolgimento proprio dello Ior negli scandali giudiziari e finanziari italiani riguarda Calciopoli.
Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della Gea, la società di mediazione presieduta da Alessandro Moggi, figlio di Luciano, sarebbero custoditi nello Ior assieme ai 150 milioni di euro esentasse di papà Lucianone “paletta” grazie all’intercessione di Cesare Geronzi, numero uno di Mediobanca accusato di usura nella vicenda Parmalat e condannato per il crack Italcase, nonché caro cliente Ior!
Questa preziosa indulgenza ha fatto guadagnare a Moggi la veste di maestro della morale cattolica! Non a caso colui che rinchiudeva negli spogliatoi gli arbitri onesti è spesso opinionista nelle tv tipo Antenna 3 e di Cammello Ruini a Lourdes.
Difeso a spada tratta da tutta la stampa cattolica, Luciano Moggi è recentemente diventato titolare di una rubrica di “etica e sport” su papanews, il quotidiano online vicino a Ratzinger.
Il rinviato a giudizio per associazione a delinquere finalizzata all’illecita concorrenza tramite minacce violenza privata e corruzione, scrive indignato su quelle sante pagine di fatti di corruzione altrui!

Riepilogando, nonostante l’epoca marcia di Paul Marcinkus si sia chiusa da un pezzo, il mastodontico via vai di miliardi di euro e lingotti d’oro ingoiati dall’Istituto opere religiose con sede in quella sede definita “santa” ma che di santo non ha nemmeno il retto, rimane protetto dai segreti inconfessabili celati dentro quella torre quattrocentesca fatta di mura spesse 9 metri.
I depositi in cash che producono interessi annui da miracolo, collocano lo stato teocratico del Vaticano di gran lunga in cima alla lista delle nazioni più ricche del mondo con i suoi 407 mila dollari di prodotto interno lordo procapite! (fonte Panorama economy)
Secondo le stime della statiunitense Fed, nel 2002 il Vaticano possedeva nei soli Usa 298 milioni di dollari in titoli, 195 milioni in azioni, 102 milioni in obbligazioni a lungo termine, e joint venture con partner Usa per 273 milioni.
Nessuna autorità italiana ha mai avviato un’inchiesta per stabilire l’abnorme potere economico del Vaticano, tanto forte da espugnare la finanza in divisa!
Dal tramonto di Enrico Cuccia, vecchio azionista nemico di Sindona, di Calvi e dello Ior, la “finanza bianca” Vaticana ha conquistato posizioni su posizioni fino a inglobare personalità assai diverse, ma tutte in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, associazioni cattoliche e Opus Dei.
In un’Italia in cui la politica conta ormai meno della finanza, la chiesa cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse avuto ai tempi della Democrazia cristiana.

Con questo concludo i post dedicati allo Ior con le notizie tratte dall’inchiesta “Scandali, affari e misteri tutti i segreti dello Ior” apparsa su Repubblica pochi giorni fà a firma di Curzio Maltese.


...dal blog di Daniele Martinelli

"Fra Giordano è bruciato, Galileo ha abiurato, noi resisteremo contro il Papato"

ateo

ROMA - Un evento "incongruo" e non in linea con la laicità della scienza, l'intervento del Papa previsto giovedì 17 al termine della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'università di Roma La Sapienza. Lo giudicano così gli oltre 60 firmatari della lettera presentata nei giorni scorsi al rettore Renato Guarini, un'iniziativa che negli ultimi giorni sta raccogliendo centinaia di consensi nel mondo scientifico, anche da tanti scienziati italiani all'estero. Tra i firmatari, i fisici Andrea Frova, autore con Mariapiera Marenzana di un libro su Galileo e la Chiesa, Luciano Maiani, da poco nominato presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Carlo Bernardini, Giorgio Parisi, Carlo Cosmelli. Ecco il testo della lettera: "Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano. In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato".
(14 gennaio 2008)




Video tratto da La7, in cui un ragazzo trova in chat un prete gay che gli dà appuntamento in San Pietro.

Aborto, diritto delle donne

femminismo

Il compito dello Stato non è costruire la 'città ideale', ma ridurre il più possibile il male nella 'città reale', la legge 194 ha funzionato ed è entrata nella sensibilità comune degli italiani e soprattutto nel vissuto delle donne, sul cui corpo lo Stato non può decidere, né nella forma dell'aborto forzato come accade in Cina, né nella forma della proibizione dell'aborto come si vorrebbe da noi, perché in entrambi i casi significa considerare la donna non come 'persona' e quindi come soggetto di libere scelte, ma come semplice 'funzionaria della specie', quindi sotto un profilo che non esitiamo a definire di 'bieco materialismo', in barba a tutti i valori spirituali che si vorrebbero difendere con la proibizione generalizzata della pratica dell'aborto.
Per una morale laica. Si dirà: non è necessario arrivare all'aborto, ci sono i contraccettivi o la pillola del giorno dopo per evitare gravidanze indesiderate. È vero. L'obiezione è ineccepibile e, a parte la riprovazione della morale cattolica anche in ordine all'uso dei contraccettivi e della pillola RU486, un'adeguata informazione e una corretta educazione sessuale nelle nostre scuole sarebbe davvero auspicabile. Certamente più utile delle crociate anti-abortiste, che servono solo a colpevolizzare chi non trova una via d'uscita nella morsa del conflitto tra individuo e natura. Per sentirmi in un paese democratico chiederei alla politica e, se non a tutta, almeno a quanti si riconoscono nel partito democratico, una chiara presa di posizione in ordine alla laicità, smascherando la sottile persuasione che si va diffondendo secondo la quale, senza religione, non è possibile darsi una morale. Non è così. Basta rifarsi a due fondamentali insegnamenti di Kant.

Il primo recita: "La morale è fatta per l'uomo, non l'uomo per la morale". Che è quanto basta per far piazza pulita di tutte quelle morali fondate sui principi religiosi, che nel nostro tempo sono inapplicabili, perché formulati quando la natura era considerata immutabile e non come oggi in ogni suo aspetto modificabile. I progressi della scienza e della tecnica, che la chiesa non ha mai smesso di contrastare, rendono quei principi del tutto inutilizzabili.

Il secondo dettato che Kant pone alla base della morale laica recita: "L'uomo va trattato sempre come un fine e mai come un mezzo". Un principio questo che, applicato alla questione dell'aborto, significa: non trattare la donna solo come un 'mezzo' riproduttivo, imponendole in ogni caso la procreazione, ma come un 'fine', e quindi come persona libera e responsabile delle sue scelte.

(14 gennaio 2008) ...dall'Espresso

Sex Crimes and the Vatican

Roma - Il più visto video del momento su Google Video almeno per quanto riguarda l'utenza italiana è un documento scabroso, dai contenuti durissimi, dal titolo Sex Crimes and the Vatican, che viene presentato da chi lo ha postato in questi termini:
"il documentario della BBC trasmesso in Inghilterra nel 2006 sugli scandali dei Preti & Pedofilia. si richiama il "Crimen Sollicitationis", un documento di Ratzinger che rinnova il divieto a testimoniare in tribunali civili (pena la scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi. In Italia non è mai andato in onda, nè i giornali nè gli altri mezzi di informazione vi hanno fatto accenno".
(16 maggio 2007)