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René François Magritte

 
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Il pittore belga René Magritte (1898-1967) è tra i pittori surrealisti più originali e famosi. Dopo aver studiato all’Accademia di Bruxelles, i suoi inizi di pittore si muovono nell’ambito delle avanguardie del Novecento, assimilando influenze dal cubismo e dal futurismo. Secondo quando egli stesso ha scritto, la svolta surrealista avvenne dopo aver visto il quadro di De Chirico «Canto d’amore», dove sul lato di un edificio sono accostati la testa enorme di una statua greca e un gigantesco guanto di lattice. Nel 1926 prese contatto con Breton, capo del movimento surrealista, e l’anno successivo si trasferì a Parigi, per restarvi tre anni. Dopo di che la sua vita artistica si è svolta interamente in Belgio.
Magritte è l’artista surrealista che, più di ogni altro, gioca con gli spostamenti del senso, utilizzando sia gli accostamenti inconsueti, sia le deformazioni irreali. Ciò che invece è del tutto estraneo al suo metodo è l’automatismo psichico, in quanto egli, con la sua pittura, non per vuole far emergere l’inconscio dell’uomo ma vuole svelare i lati misteriosi dell’universo. Ed è proprio su questo punto che la sua poetica conserva lati molto affini con quelli della Metafisica.
I suoi quadri sono realizzati in uno stile da illustratore, di evidenza quasi infantile. Volutamente le sue immagini conservano un aspetto "pittorico", senza alcuna ricerca di illusionismo fotografico. Già in ciò si avverte una delle costanti poetiche di Magritte: l’insanabile distanza che separa la realtà dalla rappresentazione. E spesso il suo surrealismo nasce proprio dalla confusione che egli opera tra i due termini.
E' il caso del quadro «Ceci n’est pas une pipe», dove una riproduzione perfetta di una pipa è accompagnata dalla scritta "questa non è una pipa". L’iniziale mistero di una simile incongruenza va ovviamente sciolto nella constatazione che un quadro, anche se rappresenta una pipa, è qualcosa di molto diverso da una pipa reale.
In altri quadri Magritte gioca con il rapporto tra immagine naturalistica e realtà, proponendo immagini dove il quadro nel quadro ha lo stesso identico aspetto della realtà che rappresenta, al punto da confondersi con esso.
Di notevole suggestione poetica sono anche i suoi accostamenti o le sue metamorfosi. Combina, nel medesimo quadro, cieli diurni e paesaggi notturni. Accosta, sospesi nel cielo, una nuvola ed un enorme masso di pietra. Trasforma gli animali in foglie o in pietra.
Il suo surrealismo è dunque uno sguardo molto lucido e sveglio sulla realtà che lo circonda, dove non trovano spazio né il sogno né le pulsioni inconscie. L’unico desiderio che la sua pittura manifesta è quello di "sentire il silenzio del mondo", come egli stesso scrisse. In ciò quindi il surrealismo di Magritte si colloca agli antipodi di quello di Dalí, mancandovi qualsiasi esasperazione onirica o egocentrica




Autoritratto - 1936

In questo quadro Magritte rappresenta se stesso nella sua professione di pittore, ma va oltre illustrando il processo spirituale inerente la professione artistica: il soggetto è l'uovo, ma la tasformazione operata dall'artista fa sì che esso sulla tela sia già un uccello.

Scoperta - 1928



Il tentativo dell'impossibile - 1928
Il mito dello scultore Pigmalione che si crea la donna dei suoi sogni, Galatea, subisce qui una variazione. Se Pigmalione doveva ricorrere all'aiuto divino per dare vita alla sua statua, l'artista in questo caso ci riesce da solo, valendosi unicamente della sua forza immaginativa e della sua fede nell'impossibile.



La gigantessa - 1929/30
Questo poema di Baudelaire, di cui esistono altre versioni da quella considerata da Magritte, descrive i poteri meravigliosi e sensuali della poesia. Magritte ne dà la sua versione pittorica.



Lo stupro - 1934
"Ci si avvicina all'amore attraverso il viso e l'amore viene appagato nel corpo. Per questa ragione l'amore meraviglioso è per la donna nella sua interezza, viso e corpo insieme, tuttavia inconfondibilmente solo per lei. La sovrapposizione del viso con il torso invece (i seni ti guardano, il naso si atrofizza fino a diventare l'ombelico, la bocca-pube sembra distorcersi in una smorfia torturata) - lungi da essere la spiritualizzazione del corpo - significa piuttosto l'umiliazione dell'oggetto sessuale: accecato, sordo e muto." Magritte



Bagnante - 1925

La struttura grafica di questa composizione di semplici forme abbozzate in modo chiaro e la quasi completa rinuncia alla rappresentazione della profondità spaziale ricordano gli ornamenti ei manifesti dell'Art Déco.

Gioielli indiscreti - 1963



Il mare delle fiamme - 1945



Lola de Valence - 1948



L'universo proibito - 1943



Magia nera - 1933

"...Qui l'idea è che la pietra sia legata alla terra, che vi rimanga saldamente attaccata senza mai alzarsi da sola... La consistenza della pietra, la sua durezza indicata chiaramente -un sensazione dura- e la consistenza fisico-spirituale di un essere umano: considerato da un'altro punto di vista l'uno ha una certa relazione con l'altro..." Magritte

Megalomania - 1948











In omaggio a Mack Sennett - 1937

Il regista e produttore americano Mack Sennett girò, tra gli anni Dieci e Trenta, più di 500 film, soprattutto comiche. Magritte, assiduo frequentatore di cinema, era un grande appassionato.

Gli amanti - 1928

Uno dei meccanismi utilizzati da Magritte, per giungere alla rappresentazione surreale, è quello di coprire il volto dei personaggi ritratti per cancellarne l'identità. Ai volti sovrappone delle colombe, a volte delle mele, in questo caso copre i due volti con due lenzuoli. L'effetto è tanto più sorprendente se, come in questo caso, i due personaggi si stanno baciando. La sensazione che ne deriva è di malinconia per la crudeltà imposta ai due personaggi, ai quali viene negata la piena potenzialità del gesto compiuto.





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