E' storia, non letteratura, che spesso donne di talento nell'arte
o nella letteratura che s'accompagnano a uomini di genio, o che comunque gravitano
nelle loro esistenze, vedano offuscate il loro valore e siano costrette a viverlo
nell'ombra..
E' il caso di Jeanne Hèbuterne, pittrice sensibile e dotata, di grandi potenzialità
espressive e di precoce maturità artistica, introdotta ai corsi dell'Accademia di
disegno a Montparnasse dal fratello Andrè che, dopo la sua morte, ne conservò i disegni,
ultima compagna dell'innegabilmente grande pittore Amedeo Modigliani, al quale fu legata sentimentalmente ed artisticamente.
Era nata
a Parigi il 6 aprile del 1898 in una tipica famiglia cattolica piccolo-borghese:
il padre, Achille, è capo contabile dei grandi magazzini Bon Marché, mentre la
mamma Eudoxie è una brava e umile donna di casa. Completa la famiglia il
fratello maggiore, André, anche lui pittore. Jeanne decide di iscriversi
all'Accademie Colarossi, frequentando la quale diventerà parte integrante del
variegato mondo degli artisti di Montparnasse, che la soprannominano Noix de
coco, noce di cocco, a causa del forte contrasto fra le lunghe trecce castane ed
il "pallore che non dava nemmeno l'idea della carne".
Jeanne Hèbuterne aveva diciannove anni quando, nell’aprile del 1917, conobbe il
pittore “maudit” che, trasferitosi da
Livorno, dove viveva in un ambiente intellettualmente stimolante, a
Parigi, conduceva una vita da bohémien, sregolata, fisicamente minato, dedito
al bere, agli stupefacenti e alle donne, e in difficoltà economiche, fuori
dalle mode e dalle correnti.
Lei era bella, aveva occhi azzurri e lunghi capelli rosso-castani;
riservata, dolce, un poco malinconica, affascinò subito il pittore, oltre
che per la bellezza ed il carattere docile, anche perché, giovane
studentessa d’arte, spesso da lui ritratta, era pittrice sensibilissima e
di eccezionale talento.Lui se ne innamorò perdutamente, e lei di lui.
Ma un giovane artista squattrinato, ebreo, alcolista
e malato di TBC non era propriamente l'uomo che i buoni coniugi Hébuterne
avrebbero voluto per la propria bambina e quindi faranno di tutto per ostacolare
l'unione. Fin quando la situazione familiare inizia a farsi davvero
insopportabile e Jeanne, sfidando coraggiosamente i pregiudizi sociali, decide
di andare a convivere con il suo uomo in una decadente abitazione in rue de la
Grand Chaumière, un luogo che era così fatiscente da poter vedere il sole
filtrare attraverso le crepe sulle pareti.Le cose cambiano all'inizio
del 1918: Jeanne scopre di essere incinta e dietro le insistenze di Zborowski,
Modigliani e la sua compagna si recano in Costa Azzurra nella speranza di un
miglioramento della salute del pittore e di lasciarsi alle spalle i continui
bombardamenti della capitale. La permanenza prima a Nizza e poi a Cagnes-sur-Mer
ha però i suoi svantaggi, infatti Eudoxie Hébuterne segue la figlia, con la
quale alloggia in una differente abitazione rispetto ad Amedeo. Il 29 novembre
dello stesso anno, alla Maternité di Nizza Jeanne dà alla luce una bambina,
cui sarà dato lo stesso nome della mamma.
Il 31 maggio 1919 il pittore
è di nuovo a Parigi, dove un mese dopo Jeanne, nuovamente incinta, lo raggiunge
con la piccola. Ma le condizioni fisiche del pittore sono oramai allo stremo:
alla forma tubercolare si aggiungono ripetuti attacchi di delirium tremens e
infine una nefrite. Il 24 gennaio 1920 Modigliani muore all’Hôpital de la
Charité.
All’alba del giorno dopo,
Jeanne, ormai prossima al parto, si toglie la vita gettandosi dal quinto piano
della casa dei genitori.
I coniugi Hébuterne si
rifiutano di farla seppellire vicino ad Amedeo perché ancora convinti
dell'inadeguatezza di quell'unione. Mentre il funerale di Modigliani si svolge
alle due di pomeriggio del 27 gennaio, con una grande folla che segue il
trasporto della salma dall'ospedale fino al cimitero Pére Lachaise, Jeanne sarà
portata alle otto di mattina del giorno dopo al cimitero di Bagneux, nella
maggiore discrezione possibile.
Grazie alle insistenze del
fratello di Amedeo, Giuseppe Emanuele che, rifugiatosi a Parigi nel '24 per
sfuggire alle persecuzioni fasciste seguite all'omicidio di Matteotti, parlò
coi coniugi Hébuterne, Jeanne riposa finalmente nel cimitero Père Lachaise
accanto all'uomo a cui ha donato la sua vita.