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La Mansarda di Miele
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Il Nudo in Giappone

 
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ALL'OMBRA DEL SOL LEVANTE






Un viaggio che ci porta alla riscoperta delle stampe tradizionali giapponesi del XIX secolo, dal momento che la loro fortuna critica si può datare già dal 1800, e già artisti della caratura di Van Gogh, che le conosceva, le aveva inserite nel suo discorso pittorico.
E' infatti grazie al mondo delle ukiyoe "Immagini del mondo fluttuante", le tradizionali stampe silografiche giapponesi, che dobbiamo il merito di questa ricerca.
Una stampa in particolare: Donna con Piovre, del maestro Katsushika Hokusai, facente parte del corpus delle shunga, le stampe erotiche giapponesi.
Il carattere erotico di questa immagine, è bene evidente; ma la lettura dell'opera ad un livello più profondo e psicologico, dal momento che l'erotismo è un aspetto psicologico legato alla sessualità, è comunque difficile inizialmente.
Lo svolgimento interpretativo del discorso erotico che ne viene fuori non ha alcuna pretesa di imporsi come una supervalutazione del genio erotico orientale rispetto a quello occidentale.
Piuttosto è piacevole notare come (sempre e solo) attraverso il nudo femminile, è sempre possibile accedere a una comprensione più profonda della natura, natura che è vita e generatrice di vita.
Una natura che è permeata di creatività, e che trasmette questa coscienza creativa a tutte le creature animate e inanimate che lei circonda e che fanno parte esse stesse di questa natura.
E' questo il motivo per cui operare creativamente nelle arti figurative, come nelle arti in generale, significa arrivare presto o tardi a porsi il problema dell'eros.
E dove ciò è stato possibile per una fortunata apertura culturale e politica, si è riusciti ad affrontare il problema della rappresentazione dell'eros, come il problema della rappresentazione stessa della vita. Dal momento che esplorare l'eros significa esplorare un universo dominato dalla morte, in funzione della vita come la risultante ciclica che sarà poi a emergere. E quindi grazie a questi esempio artistici possiamo finalmente godere della lezione, forse la più importante, e cioè che nel rinnovarsi continuo della natura, noi che ne siamo anonimi componenti come i sassi, le piante e gli animali, ne siamo in realtà i protagonisti. Protagonisti consapevoli/inconsapevoli di questo movimento ciclico, dove ad una nascita segue una morte per dare spazio di nuovo ad una nascita. Un movimento ciclico, circolare e quindi archetipico, che trova la sua immagine in simboli antichi altrettanto archetipici, come il tao; il cerchio e unto, la croce uncinata, la croce.


Stupro

La xilografia è come sappiamo bene una tecnica incisoria su legno, il cui fine ultimo, comune anche a tutte le altre tecniche incisorie, è la riproduzione seriale di un'immagine (tiratura), e questo, in passato più che nel presente, la rendeva un forte veicolo di informazione e di pubblicità, permettendo una divulgazione di immagini che per un motivo e per un altro, attiravano l'attenzione del pubblico, con un discorso economico immediatamente conseguente a queste pubblicazioni.






E' soprattutto in Oriente che questa tecnica incisoria riscosse il più grande consenso fra la gente, sia del mondo dell'editoria, prediligendolo come mezzo di divulgazione; sia da parte del pubblico che si prestava a comprare queste pubblicazioni.
Il nome di queste immagini era ukiyoe, ossia le "Immagini del mondo fluttuante", dal momento che si sono sviluppate intorno ai nuovi interessi della classe borghese del Giappone del XVII secolo.
Parlare delle ukiyoe significa parlare della società del Giappone nella quale si sono sviluppate queste stampe, perché i soggetti di pubblico interesse che venivano rappresentati erano solitamente gli attori del teatro Kabuki, le prostitute del quartiere dei piaceri, le personalità politiche del momento, e tutta una panoramica di vita vissuta all'interno della città dalla gente comune, con una ricca varietà di temi e di composizioni.
Solo più avanti cominceranno, grazie soprattutto all'opera di pittori come Hiroshige e Hokusai, le grandi vedute panoramiche e gli scorci naturalistici, che hanno tra le altre cose influenzato il gusto estetico dei pittori loro contemporanei in occidente.






Intorno all'VIII secolo, il Giappone entra in contatto con la tecnica dell'incisione su legno dalla Cina,13 attraverso le stampe che dal continente asiatico si diffusero grazie al commercio anche nell'arcipelago giapponese. Fu una grande occasione per apprendere una nuova tecnica artistica che troverà il suo massimo splendore nel Periodo Edo (1603 - 1868 chiamato così dal nome antico della capitale dell'Impero giapponese) grazie ad una particolare qualità di legno di ciliegio che ben si prestava ad essere intagliato e inchiostrato nella maniera più consona, e grazie ad una carta così morbida e particolarmente adatta allo scopo, che trovò l'elogio addirittura di Rembrandt.






Le ukiyoe si svilupparono quindi velocemente e soprattutto intorno a due temi fondamentali: il teatro Kabuki e il quartiere dei piaceri che a Edo era il quartiere Yoshiwara. La tecnica si raffinò tantissimo, fino a toccare un livello di maestria che necessitava di una collaborazione di più persone fra artisti e artigiani all'epoca.






Un capitolo a parte va dedicato alla produzione delle stampe di carattere "erotico": le shunga.
In queste stampe, a differenza della concezione occidentale dell'erotismo e della pornografia, in generale condizionata dal cattolicesimo con esiti sovente sessuofobici, la cultura che si esprime nelle shunga appare sostanzialmente funzionale al tipo di educazione sessuale per il quale erano destinate.
Accanto al carattere edonistico, assegnato ai rapporti sessuali dalla cultura chonin, si manifesta nelle shunga anche un intento etico e didattico.
Appare esemplare a tale proposito il post scriptum di Sugimura Jihei, uno dei grandi maestri del primo periodo, apposto al libro erotico Raku no uwamori (Il migliore dei piaceri), edito nel 1687: "Gli eccessi sono sempre la causa delle malattie e di una vita più breve; questo è vero particolarmente per quanto riguarda il desiderio sessuale. I grandi dimenticheranno il loro popolo; gli umili lasceranno le loro case e rovineranno la loro vita. Ci deve essere una regola in tutte le cose"
Comunque sia, anche in Giappone operava una censura del governo, che poneva il suo rigido divieto, sulla riproduzione di album a contenuto erotico. Basta adesso questo fatto a giustificare il carattere trasgressivo che queste stampe dovevano avere per il giapponese medio del 1800.
Comunque sia non sono rare le immagini che rappresentano delle scene di stupro. Scene queste di una sessualità e di un erotismo estremo, capace forse di stimolare le fantasie erotiche di quegli uomini che abituati oramai al quartiere dei piacere, in virtù della loro consolidata posizione economica, non riuscivano a godere di un erotismo che si potesse manifestare attraverso delle forme più discrete.






La traduzione letterale del termine shunga, è "Pitture della Primavera", ed è stato un tema affrontato praticamente da tutti gli artisti ukiyoe.
Come si è già detto accanto al teatro Kabuki una delle principali possibilità di evasione per la popolazione urbana del periodo Edo, oppressa da un rigoroso regime feudale, era costituita dal quartiere dei piaceri.
Per ragioni di morale e di buon costume il governo vi aveva confinato la prostituzione. Era naturale che la raffigurazione delle cortigiane colte e raffinate, e della vita particolare che si svolgeva nel quartiere dei piaceri diventassero uno dei temi preferiti delle stampe ukiyo-e che rispecchiano il gusto e la sensibilità edonistica dell'epoca.
Questo edonismo si ritrova nelle stampe di soggetto amoroso che costituiscono anch'esse uno dei temi più importanti dell'ukiyo-e. Questo tipo di stampe, almeno all'inizio, aveva quasi sempre un carattere agio, per cui veniva indicato con il nome di warai-e (pittura che suscita il riso).






Nel Giappone contemporaneo, queste stampe erotiche sono tenute nascoste: infatti, almeno in apparenza, il malcostume è stato bandito dalla vita sociale, riorganizzandola secondo una nuova regola morale paraoccidentale.
Per cui adesso le shunga in Giappone non si vendono liberamente, e non sono neanche esposte nei musei o in altre sedi didattiche, per non incidere in alcun modo sulla morale comune degli spettatori delle mostre.
Ai nostri occhi, di persone di una cultura occidentale, queste figure appaiono immediatamente di uno spiccato erotismo, che potrebbe addirittura rasentare la pornografia, ma prima ancora siamo colpiti dalla freschezza dei segni, dei colori, dei moti dei corpi, dalla grottesca dimensione degli organi genitali, e dalla lucida genialità con la quale gli artisti hanno creato queste immagini.
Le caratteristiche tecniche e la "tendenza a certe forzature visive presenti nelle shunga, come l'esasperazione dell'aggressività fisica nei movimenti dei corpi, e a volte l'esagerata dimensione degli organi sessuali, che ha fatto segnalare la brutalità della rappresentazione anatomica dei genitali fa parte di un codice di segni preciso, organizzato secondo un rigore così strutturale di cui difficilmente troviamo l'eguale in altri generi della xilografia ukiyoe.
Neppure le yakusha-e, stampe che raffigurano gli attori del teatro Kabuki, riescono a raggiungere spesso questo livello: sembra quasi che il discours amoureux abbia dettato all'artista la propria serrata struttura e che la shunga divenga paradossalmente un "sistema di significazione autonomo" che impone le proprie regole al pittore nel momento stesso in cui egli ha scelto di cimentarsi nel genere.






Per ricercare una motivazione antropologica a queste stampe di carattere erotico, possiamo risalire alle antiche credenze giapponesi legate ai culti scintoisti, ed ai relativi culti fallici, strettamente in relazione alla vita rurale che li considerava come altari votivi alla fertilità della terra. Un carattere arcaico che possiamo trovare nella tradizione orgiastica occidentale, legata anch'essa alla vita rurale.
Ma la nuova produzione erotica delle ukiyoe, attraverso le shunga, si deve essenzialmente al carattere celebrativo che avevano nell'illustrare liberamente i nuovi costumi sociali e morali che si stavano sviluppando intorno alla ricca borghesia, che trovava nelle figure delle cortigiane, l'emblema della nuova cultura edonistica.
La figura della cortigiana e quindi il peso sociale della donna fu invero rivalutato grazie a questa nuova morale. La donna, che era secondo il credo comune dettato dalla rigida educazione classista e confuciana, sottomessa e che risiedeva nel gradino più basso della vita sociale nel mondo governato dalla classe dei samurai, stava guadagnando una nuova importanza, se non altro perché era quell'oggetto tangibile attraverso il quale e col quale entrare in una dimensione erotica. Una dimensione nella quale si potevano consumare appieno tutte le fantasie che il denaro poteva permettere.
La cortigiana infatti, benché prostituta, era una donna colta, entrata a servizio fin dall'età di fanciulla, ed istruita poi nelle diverse arti; cosicché spesse volte uomini potenti creavano scandalo coi loro amori e le loro passioni consumate con queste cortigiane divenute famose. Altre volte, il riscattare economicamente una cortigiana dalla sua casa di piacere da parte dei mercanti, diventava un emblema di coraggio e di potere economico.

















































Estratto dalla tesi di Laurea di Pierpaolo Ricci dell'Accademia di Belle Arti di Roma, per il testo integrale leggere qui:
http://www.nipponico.com/tesi/ricci_pierpaolo/


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