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PRIMUM INCIUCIUM

   

IL PRIMO INCIUCIO DELLA STORIA DEL DIRITTO ROMANO E DEL QUIRINALE

Pensiero di venerdì 23 novembre 2007
"Ogni virtù possiede delle proprietà particolari: l’amore ci porta il calore, la saggezza ci porta la luce,

e la verità ci dà la libertà. Sì, perché la verità ha un legame con la volontà, con l’azione. I nostri atti sono tanto più corretti ed efficaci,

quanto più noi agiamo conformemente con la verità. Tutti gli atti ispirati da punti di vista erronei, anche se al momento sembrano dare buoni risultati,

si ritorcono col tempo contro il loro autore, il quale finirà per essere ostacolato e vincolato da essi:

ha fattto talmente tanti errori che non sa più come liberarsi dalle pastoie nelle quali egli stesso si è infilato.
Solo colui che è nella verità può dirsi libero. Ma la verità possiede diversi gradi di manifestazione,

e la nostra libertà dipende dunque dal grado di verità che noi siamo riusciti a raggiungere."
Omraam Mikhaël Aïvanhov

"La stirpe italiana dovrebbe vantare la nobiltà di Roma immortale, il cui genio", si dice, "non si è spento come quello di Atene, ma è passato", si dice, "a tutti i cittadini d'Italia, alla stirpe italica stessa, degna essa dell'anima di Roma". E si dice: "deve attestare il sopravvivere in noi di questa nobiltà di stirpe, che ci impone doveri di civiltà superiore e di ascensione umana, che a nessun'altro popolo incombono come noi". Firmato "FIGLI DI ROMA" (1).

 

Questi "figli della lupa" la raccontano così: sorgono contrasti fra Romolo e Remo, e Remo perde la vita; poi sorgono contrasti perché mancano donne, e i sabini perdono le loro donne: "Sorsero dei contrasti con il fratello Remo, che perse la vita. [...] Romolo cercò di attrarre esuli e fuggiaschi dai villaggi vicini per ingrandire la città [...]. L'incremento del numero degli uomini provocò una scarsità di donne. Nacquero dei contrasti con le vicine popolazioni di stirpe sabina a causa dei tentativi dei Romani di impadronirsi delle loro donne. Durante una festa religiosa i Romani rapirono circa 600 Sabine" (2).

 

Se da ciò nasce il diritto romano - vale a dire dalla risoluzione criminale dei "contrasti" (perché è assolutamente indubitabile che fratricidio e rapina abbiano caratteristiche criminali) - appare evidente come sia stato possibile il dominio di Roma sui popoli. L'impero imperò grazie alla sua forza terroristica e criminale, chiamata "diritto", "leggi", "jure", "jus", ecc.: "Se il dominio di Roma si estese sopra tanti popoli diversi e se tanto a lungo poté durare, ciò fu dovuto in gran parte alla forza delle sue leggi. Nei primi tempi della repubblica le prime leggi furono scritte sulle DODICI TAVOLE DI BRONZO e via via furono poi integrate da quelle formulate nei comizi e dalle norme emanate dei pretori. Nell'età imperiale si creò una scienza del diritto e famosi giuristi ebbero il compito di perfezionare ed elaborare le leggi di Roma per adattarle alle sempre maggiori esigenze determinate dalla vastità dell'impero e dalla complessità della vita sociale. La legge di Roma é l'espressione pratica e razionale dei diritti naturali dell'uomo [...]. Il diritto é il risultato più manifesto delle virtù proprie del popolo romano: chiarezza, ordine e spirito pratico" (3).

 

Lo spirito pratico è davvero fuori discussione anche oggi: basta terrorizzare il popolo, e il popolo non solo paga tasse non dovute, ma lecca i piedi (esattamente come al tempo dei quiriti) ad "eroi" che gli impongono imposte anti-logiche, o gli danno multe insensate.

 

Gli "eroi" sono sempre gli stessi. E i plebei anche.

E ci sono ancora perfino i patrizi new, che dall'alto della loro cultura astratta, raccontano che il fratricidio di Romolo fu qualcosa di "eroico" (4). Tanto, oggi l'eroismo e il sangue vanno di moda!

 

C'è poi il furbetto, lo gnorri, il pusillanime, che senza spina dorsale, e fingendo di non sapere né leggere né scrivere, arriva ad affermare che Remo è "forse, morto di vecchiaia" (5), o che forse tutta questa storia di anticristianesimo essenziale è da rifiutare, in quanto Romolo sarebbe solo il "fittizio eroe eponimo della città di Roma" (6).

 

Ed è così che i nostri figli imparano già dalle elementari che coloro che abitano il Quirinale sono i nostri padri, patrioti della nostra Patria. Il "senso dello Stato", che viene loro inculcato, impedisce loro di farsi domande circa la sensatezza del "senso dello Stato". Infatti, se il popolo è oggi Sovrano al posto di Cesare, non dovrebbe più pagare il signoraggio a Cesare su moneta emessa da un Cesare che non sia il popolo stesso! Se Cesare è il popolo, perché il popolo deve pagare il signoraggio a Cesare anziché a se stesso? Chi fa il debito deve pagare il debito. E chi fa il debito pubblico deve pagare il debito pubblico. Ma perché il pubblico deve pagare il debito pubblico a una banca privata di Cesare o ad una "banca d'Italia", o ad una BCE, se esse sono SpA con scopo di lucro?

Se solo si studiasse un po' più a fondo anche la mera parola "Quirinale" la si percepirebbe imbevuta di DIRITTO ROMANO ANTICRISTIANO esprimente il PRIMO INCIUCIO DELLA STORIA italiana: i Sabini messi in fuga, dopo essere stati rapinati delle loro donne, non si diedero per vinti, e dopo qualche tempo, guidati da Tito Tazio, re della tribù sabina dei Curiti ritornarono, con l'intento di liberare le loro donne e di vendicarsi dell'affronto ricevuto. Penetrati in Roma, si lanciarono contro i guerrieri nemici, ma appena iniziò la battaglia molte donne - essendosi già affezionate agli sposi romani, e non potendo d'altronde tollerare la vista di quella sanguinosa battaglia in cui erano coinvolti i loro padri e i loro mariti - intervennero per ottenere armistizio. La vicenda ebbe così una pacifica conclusione.

Così racconta la storia: Romolo e Tazio REGNARONO IN COMUNE sulla città: SABINI E ROMANI SI FUSERO IN UN SOLO POPOLO, e dal nome della tribù di Tito Tazio, quella dei Curiti, derivò poi ai romani l'appellativo di QUIRITES, dai quali nasce la parola "Quirinale", ed ovviamente il dio... del Quirinale, cioè dell'inciucio: QUIRINO... Porco dunque il dio Quirino? 

“Antico dio romano, Quirino è l'ultimo della triade suprema composta anche da Giove e da Marte. Dio della collina romana del Quirinale, Quirino è probabilmente per la sua origine sabina un dio guerriero, e i Greci l'assimilarono ad Ares, il bellicoso. Ma Servio, in “Scholia in Virgilium” ne farà un Marte della pace. È dunque anzitutto un dio della città: i cittadini sono i Quirites […]. È stato assimilato a Romolo. Proculus avrebbe ricevuto un'apparizione del fondatore di Roma che gli avrebbe detto che desiderava essere onorato sotto il nome di Quirinus. Come gli altri due grandi dèi, Giove e Marte, possiede un flamine (i.e.: sacerdote) maggiore, ed è invocato nelle preghiere solenni della città, ed i “salii collini” sono i suoi sacerdoti. Suo figlio Modius Fabidius fonda una città che egli chiama Cures, vale a dire “lancia” in sabino” (7).

Servius dice di Marte-Quirino: “Marte, quando si scatena si chiama Gravidus; quando è tranquillo, Quirinus” (8).

"Quirino (Quirinus) è uno dei più antichi dei romani, una delle tre divinità arcaiche, il culto delle quali costituisce il fondo “indoeuropeo” della religione romana. In ordine gerarchico, è l'ultimo della triade costituita da Giove, Marte e lui stesso. Sulla sua natura e sulle sue funzioni, le testimonianze antiche sono pressoché unanimi nel farne un dio guerriero, d'origine sabina, o che facciano derivare il suo nome dalla città sabina di Curi. o che lo ricolleghino al nome sabino della lancia, “curis”. È presumibilmente il luogo della collina del Quirinale in cui, tradizionalmente, si pone un insediamento sabino. […] I “quiriti” il cui nome è evidentemente in rapporto con quello del dio, sono essenzialmente i cittadini “civili” e si sa che questo nome, applicato a soldati, costituiva un insulto sanguinoso. È da notare, infine, che alcune funzioni assunte dal flamine di Quirino hanno per oggetto il culto di divinità agresti (particolarmente Conso). I miti di Quirino sono rari. Uno si riferisce alla fondazione della città di Curi da parte di Modio Fabidio, un figlio del dio. Il principale concerne l'assimilazione di Romolo a Quirino. Fu in seguito a una apparizione di Romolo a Giulio Proculo che i Romani innalzarono un tempio a Romolo sotto il nome di Quirino. Contemporaneamente Ersilia, sua moglie, assumeva il nome di “Hora Quirini”” (9).

Una cosa è certa, e non c’è bisogno di alcuna ricerca mitologica per affermarla: la salute dello Stato, ed in modo particolare del Quirinale, si chiama GUERRA.

Ma cos’è oggi il Quirinale?

Oggi il Quirinale non è nientemeno che l’istituto per eccellenza del DIRITTO!

Ma i diritti umani infatti, per essere reali, richiedono coraggio e, se necessario, “anche il coraggio della trasgressione” (10). Richiedono pertanto il coraggio dell’epikeia. Le imposte avranno infatti sempre evasori nella misura in cui esse vengono imposte legalmente là dove per diritto si intende ancora il diritto alla prevaricazione del più forte, vale a dire quello di scimmioni spelacchiati (11) ritenuti nostri avi, o quello del fratricidio di Romolo che ammazza suo fratello Remo per fondare Roma, il diritto romano, il civis, e la “civiltà” della pax romana, poggiante sul sequestro delle donne sabine appartenenti al popolo dei quirini (ratto delle Sabine) e relativo - appunto - alla fondazione del “Quirinale” come istituto del diritto!

"Che cosa terribile è l'uomo”, continuerebbe a dire Sofocle (12)!

Ma è davvero così terribile, oppure è semplicemente cretino nella maggioranza dei casi in cui si manifesta passivo e prono alla “legge” nel suo pensiero debole?

Credo che l’essere umano faccia, sì, cose terribili ed inaudite, cose che sarebbe “impossibile fare” (13), ma che sia anche in grado di fare cose meravigliose, a seconda della sua decisione ad applicare alle sue azioni la vita del pensare, vale a dire nella misura in cui si renda capace di “accogliere come ugualmente umano tutto l’umano” (14).

Questa sua capacità non può essere acquisita per decreto. Egli non può diventare intelligente o morale per decreto. E qui sta il bello della libertà.

Come il fratricida Romolo-Quirino - o il dio-porco-Quirino, bisognerebbe dire - ammazza il proprio fratello, fondando così la “porcheria” del jure, e come il civis romanus sequestra le donne sabine fondando il “Quirinale”, allo stesso modo la maggior parte dei legisti, legislatori, politicanti, e delle relative forze dell’ordine partitocratrico di oggi, può arrivare a credere talmente nella carta, da usarla come un dio interiore che sostituisce inconsciamente l’io, incarnato nella CARNE di ogni singolo individuo… Qui, in questa sostituzione, sta il male: perché si diventa anacronistici e si viaggia ancora col libro di carta anziché essere noi stessi libro: immortale ed eterno.

 

NOTE

(1) Cfr. http://www.romaclubalbano.org/mitoleggenda.html
(2) Ibid.

(3) Ibid.
(4) Cfr.
http://www.petitprince.it/2002/luglio/11.html
(5) Cfr. http://www.studionatale.it/2002/lupa.doc
(6) Cfr. "Roma antica (età monarchica)" in Microsoft Encarta Enciclopedia Online 2002,
http://encarta.msn.it

(7) Fernand Compte, “I grandi miti”, Ed. Garzanti, Milano, 1990.

(8) Cicerone, “De Legibus”, 1°, 1,3; Virgilio, “Eneide”, 1,292.

(9) Servius, “Scholia in Virgilium”, 1,292, in Pierre Grimal, “Enciclopedia dei miti”, Ed. Paiadeia, Brescia, 1987.

(10) Luigi Alfieri, “La simbolica del diritto” (cfr.  http://www.fscpo.unict.it/europa/alfieri.PDF).

(11) Ibid.

(12) Sofocle, “Antigone” in “La simbolica del diritto”, op. cit.

(13) “Antigone”, in ibid. nota 38.

(14) Luigi Alfieri, “La simbolica del diritto”, op. cit.