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Esoterismo asurico |
La
cultura è attualmente bloccata nel suo limite meccanicistico, ed superamento di
tale limite non può pertanto provenire dalla cultura stessa, dato che esso può
attuarsi solo mediante scienze dello spirito, vale a dire scienze dell’io.
Questo è il principale motivo per cui Nereo Villa ha sempre rifiutato di tenere conferenze “culturali” su questo argomento, eccetto una sola volta, perché è stato “persuaso” ad “aiutare” un’associazione culturale toscana, dimostrando così di non essere inflessibilmente unilaterale nel suo modo di pensare. Però si è dovuto ricredere, in quanto ha dovuto sperimentare che l“associazione culturale” era - fino a prova contraria - occultamente pilotata da ambiguità, o meglio, dall’anelito sentimentale ad instaurare rapporti (ed anche le conferenze future, ovviamente poi disdette) meramente formali, dunque non-rapporti, chiamandoli amicizia collaborativa.
Da tale esperienza è nato poi il
blog Antigattopardo
(attualmente terminato), dato che le basi della succubanza e della schiavitù
sono il
fare
di tutto (veramente di tutto) per cambiare ma affinché tutto sia esattamente
uguale a prima: esattamente come è spiegato nel libro “Il Gattopardo” (1).
Diverso è invece occuparsi di limite meccanicistico della cultura nel web, luogo in cui ognuno può, INDIVIDUALMENTE, e senza essere condizionato da alcun gruppo, riflettervi e porvi rimedio a partire da se stesso, cioè dalla propria consapevolezza.
La difficoltà della cultura a prender coscienza del proprio attuale declino risale appunto alla mancata funzione di scienze spirituali dell’io, della sindéresi, e di tutte quelle dinamiche interiori che permettono all’uomo di oggi di rendersi conto dell’importanza del proprio PERSONALE essere SOGGETTO PENSANTE.
Ogni scienza odierna si è
arrestata alla sfera della quantità. Questo è stato causato non dai vari
procedimenti scientifici, ma dal fatto che il loro sistema è stato privato della
necessaria controparte interiore, consistente nei vari contenuti intuitivi, che
avrebbero dovuto provenire dai vari
insegnanti
di meditazione, o di esoterismo, occultismo, magia, ecc., vale a dire da coloro
che assumono la funzione di orientatori secondo i fondamenti della perennità.
La maggior parte di questi “orientatori” si è infatti limitata all’analisi del mondo moderno, senza però essere in grado di ritrovare dietro a detta analisi alcun retroscena spirituale, proprio dell’esoterismo a loro richiesto. Non sono stati capaci. E non ne sono capaci per via di PENSIERO DEBOLE, ma per essere esatti bisognerebbe dire: per via della forza materialistica di tale pensiero debole. Il pensiero debole è infatti debole in quanto è antimateria, però è assolutamente forte in quanto materialistico.
Non mi riferisco qui alle comunità scientifiche di scienziati o tecnologi che svolgono coscienziosamente la loro opera, e che per il loro compito sono in regola, e realizzano in ogni campo ciò che è loro pertinente. Lo stesso non può dirsi di ogni altra comunità. E mi riferisco principalmente tanto alle comunità spirituali, quanto a tutte quelle coalizioni coatte di questo o di quel gruppo, crocchio, governo, e così via, il cui rispettivo ruolo è da un lato la connessione dell’umano con i principi edificatori microcosmici e macrocosmici (cioè con le fondamentali forze edificatrici dell’umano e del cosmo) e dall’altro l’interesse del tempo presente. “Inter”-“esse” significa infatti “essere”-“fra”, e l’“ESSERE FRA” dovrebbe potersi applicare alle COSE ATTUALI (non a quelle inattuali generando anacronismo).
Infatti la funzione delle comunità o delle associazioni non è quella di riecheggiare le conoscenze del passato, bensì quella di penetrare il conoscere presente, cioè il conoscere da cui parte la stessa ricerca dei valori della perennità. Il loro compito dovrebbe pertanto essere lo sviluppo della conoscenza richiesta dall’io in rapporto alla PRESENTE situazione della civiltà. Si tratta perciò di identificare che cosa abbia voluto e che cosa voglia l’io, cioè lo Spirito, attraverso l'esperienza della quantità: quale connessione esige ora con l'umano, oltre la connessione che ebbe nel passato, quando non esisteva DOMINIO (o “signoraggio”) della quantità?
Giustamente riconoscendo nel dominio della quantità il livello della caduta, le confraternite spirituali cercano la nuova connessione con l’umano fuori di tale dominio. Ma la cercano in ciò che essa era prima, come se il processo dello Spirito nel tempo non fosse in temporale, o non si manifestasse indipendentemente dallo spazio-tempo stesso. Detto in altre parole: cercano tale connessione attraverso il conoscere presente, il cui limite dialettico però non viene superato, dato che si rivolge a dottrine, alle quali quel limite era ignoto!
Questo conoscere ha tuttavia oggi il potere di INTERPRETARE LA TRADIZIONE E I SUOI TESTI, SECONDO UN’ATTUALE capacità di ASTRAZIONE E di CORRELAZIONE CONCETTUALE, SCONOSCIUTA DAGLI AUTORI STESSI DI QUEI TESTI!
Il “passato” viene così ripristinato mediante una CONNESSIONE INTERIORE presente, che però bisognerebbe essere in grado di scorgere. Qui, in questo scorgere, sta infatti l’istanza continua del pensiero odierno a RAFFORZARSI ed a risollevarsi dalla propria “debolezza”.
Non scorgerla significa privare
l'attuale condizione umana della connessione, richiesta dal suo presente
processo interiore: nel quale soltanto può presentarsi la F
ORZA.
Non riconoscere la connessione richiesta dalla situazione presente, o il non volerne sapere di connettere l’umano col LOGOS (che è ancora peggio) significa vietarsi di incontrare la FORZA dove realmente continua secondo la sua perennità.
Tale PERENNITÀ È la VERA TRADIZIONE, alla cui attuazione presente involontariamente si sottraggono gli assertori NOMINALI di essa: gli esoteristi, gli stregoni (compresi quelli dell’economia e del denaro NOMINALE creato dal nulla), i politicanti del conseguente debito pubblico, ecc., loro malgrado, dialettici, vale a dire la maggior parte delle varie scuole di meditazione, o della Newage, o delle varie maghe Magò dalla facile liberazione alla Krishnamurti o alla Maturana, nuove geishe dell’amore NOMINALE, così via.
Insomma, chi pretende identificare la perennità col passato temporale opposto al presente attuale, non fa che ricercare la connessione antica mediante il mentale moderno! Qui sta la stupidità umana del vero uomo inconsapevolmente asurico, dato che il mentale odierno non potrà mai essere superato grazie al semplice riferimento intellettuale, mistico e/o filologico, alla connessione antica, in quanto il mentale moderno è il prodotto della PERDITA di tale connessione (“mettete il vino nuovo in otri nuovi, non in otri vecchi… perché quelli vecchi si rompono ed il vino si disperde”… Esattamente come si disperdono oggi i soldi delle tasse là dove si insiste con una fiscalità vecchia come l’impero romano!).
L’indicazione della connessione antica crede di muoversi al di sopra del grado di coscienza che le consente di muoversi. Ma ciò è paradossale, perché edifica su questo grado di coscienza il sistema di valori mediante cui lo rifiuta, ritenendo possedere un grado superiore a quello su cui fonda l’edificazione e che sostanzialmente ignora. In tal modo rende perciò impossibile la conoscenza di sé, fuori dalla forma riflessa o dialettica, dalla quale non riesce a distinguersi.
Malgrado il nobile intento, lo slancio interiore e il regolare apparato filologico, TALI CONFRATERNITE rinunciano alla coscienza del conoscere che attuano, e mediante il quale propongono un conoscere che dovrebbe trascenderlo: EDIFICANO PERCIÒ SULL'INCONSCIO.
Questi “formatori” di associazioni, di comunità, o di confraternite, operano perciò contro il Logos e contro l’umano che lo incarna: additano una connessione metafisico-trascendentale FUORI dal conoscere da cui partono e, così facendo, distolgono la ricerca spirituale dal punto d'incontro del mondo con la sua FORZA ORIGINARIA (vale a dire dall'unico punto dal quale oggi è possibile la ripresa del percorso, interrotto circa 5 secoli fa, cioè dall’inizio dell’era scientifica, e/o del “regno della quantità”, e/o del “signoraggio bancario”).
Di conseguenza, IL DOMINIO MECCANICISTICO DELLA QUANTITÀ PROSEGUE INARRESTABILE, continuando ovunque a eliminare la personalità, la qualità, il valore, ed il reale umano. Perciò lo Spirito, che ha comunque in sé il potere del superamento, DEVE seguire altre vie. L’io infatti è risorgivo, è come l’arcobaleno, e non lo si può sopprimere. Quando in un modo o nell’altro lo si mette in ombra o si pretende rimuoverlo, prende vie inconsce, karmiche, generando situazioni esterne di disagio come le guerre il terrorismo, la fame, ecc., esclusivamente finalizzate a risorgere nell’umano come consapevolezza.
Le accennate confraternite, alle quali sfugge l'elemento originario della coscienza, chiamato a rispondere alla richiesta cognitiva del sensibile, non hanno alcuna via d’uscita alle loro situazioni di crisi: anche talune di esse propongono un superamento del livello “materialistico”, in base alle loro analisi, per es., in base ad analisi di processi scientifici, non ottengono nulla. Quel superamento è, anzi, da temere più del materialismo stesso, perché ignora l’elemento spirituale impegnato nei processi sensibili con la sua forza più elevata, e rispondente al momento conoscitivo dell'autocoscienza. Questo momento, in cui si esprime l'elemento originario della coscienza, sia pure nella sua forma più bassa, è l'impulso che, reso cosciente, ha appunto in sé il potere di superare il limite della quantità. Ed è proprio questo elemento originario ad essere così ignorato dalle accennate confraternite, quando vogliono indicare “soluzioni”, o “integrazioni spirituali” per la scienza. A questi crocchi, fazioni, gruppi, associazioni, ecc., sfugge l’affiorare dell'io nel processo cognitivo che intendono trascendere.
Ed è questo, infatti, il loro regolare livello di EQUIVOCO.
A tale livello, l'equivoco è contrapporre all'elemento individuale affiorante, l'universale misticamente evocato. Il soggetto, escluso dal dominio della quantità e dalla sua logica, viene sostituito, ad opera dei moderni istruttori gnostici, da uno “spirituale trascendente”, in effetti IRREALE, in quanto meramente FORMALE e privo di sostanza concreta.
Il materialismo nasce infatti dalla separazione delle strutture logiche dall’io, cioè dal reale soggetto operatore. LA LOGICA FORMALE, o riflessa, DIVENTA allora LOGICA DELLA MATERIA, dato che tanto il politico, il maestro, lo stregone, l’insegnante di meditazione, il formatore di coscienze, quanto tutti i relativi adepti, non riescono a scorgere la connessione del pensiero logico con l'io: l'oggettività ESTERIORE acquisisce allora un potere che va oltre la coscienza dell'io, e dalla quale in realtà l’io parte.
Il rovesciamento del rapporto spirito-materia, viene così oggi inconsapevolmente perpetrato anche e soprattutto dagli esoteristi che non scorgono lo Spirituale dove sta sorgendo.
E DOVE STA SORGENDO?
LO SPIRITUALE SORGE NEL MOTO INIZIALE DELL'AUTOCOSCIENZA, LÀ DOVE L'INTUIZIONE LOGICA DISCENDE DAL LOGOS.
In realtà, la logica formale viene sottratta al Logos non soltanto dai cultori della quantità, ma soprattutto dai suoi presunti superatori (vedi per esempio l’enorme quantità di fesserie che appare ogni giorno nel web ad opera dei cosiddetti politicanti antisignoraggio, improvvisamente illuminati, e politicamente improvvisati), che non riescono a scorgere la scaturigine della determinazione logica là dove il LOGOS si fa strada nella coscienza tramite il puro elemento individuale.
I più intelligenti di costoro (se di intelligenza si può parlare) tendono a SOVRAPPORRE al processo della quantità l'universale “metafisico” o “trascendentale”, che non riescono a scorgere nel processo dell'autocoscienza: INTIMO ALL'IO, non certo riflesso dell'Io.
Per costoro (chiamati “MENTECATTOCOMUNISTI” da Nereo Villa), l'io è l'io contingente, o riflesso, o facente parte della “sovrastruttura” di marxistica memoria, ed ovviamente da eliminare come sorgente dell'individualismo, in nome di un io elevato, al di sopra dell'umano: l'universale con cui tendono a integrare la matematica del mondo fisico, la scienza e la tecnologia, secondo l'eco di una anacronistica connessione dell'umano coi suoi principi.
Quando l’insegnante di
meditazione o l’esoterista tradizionale parla di un assoluto che è UNO e TUTTO,
infinito ed eterno, non manifesto eppure sorreggente i gradi della
manifestazione, non si può non essere concordi con lui, ma al tempo stesso non
si può non constatare che egli questo assoluto si limita a rappresentars
elo,
ossia a proiettarlo fuori di sé. Costui è infatti TUTTO alienato fuori di sé, e
NON
PUÒ CHE VEDERE NEGLI ALTRI L’INCONSCIO ASURA CHE PORTA IN SE STESSO:
ricorre a pensieri, ai quali però non riconosce la categoria dell'infinito e
dell'universale. Non può farlo, perché quei pensieri sono privi di vita,
involucri concettuali privi di contenuto, vuote parole. Eppure quei pensieri
esigono la loro specifica ascesi, un'ascesi di questo tempo, che la Tradizione
non contempla.
Il tradizionalista non attua la verità o la forza originaria di quei pensieri, non conoscendo la via predialettica. Per cui si riferisce, sì, ad un contenuto che va al di là di essi, ma in quanto LO PENSA E SIMULTANEAMENTE LO NEGA come pensiero. Dunque prospetta il presupposto universale, riducendo l'UNICO universale di cui dispone, cioè l’io, ad un concetto indeterminato e fumoso, ma affermato con l'esclusiva autorità della determinazione, non consapevole di sé: affermato perciò DOGMATICAMENTE.
In definitiva, la dinamica di una simile affermazione del pensiero è il sentimento: la posizione del misticismo ingenuo.
NOTE
(1) Giuseppe Tomasi di Lampedusa, "Il Gattopardo", Ed. Feltrinelli, 1999.
Data pubblicazione pagina: 1 dicembre 2007
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