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Pensiero e caciotta |
Il termine "debologia" è un neologismo di Nereo Villa indicante l'antilogica, o meglio: la "logica" del pensiero debole. Essa costituisce l'alienazione essenziale dell'"umano" attuale.

Il cervello umano, secondo i pensatori debologici dei due secoli passati, secerne pensiero come il fegato secerne la bile. E poiché oggi il pensiero debole ha massimamente sviluppato questa sua deficienza di giudizio critico ed autoanalitico, dovuta a materialismo assoluto, si è ulteriormente condensato.
In sostanza si può dire che i pensieri dei pensatori debologici sono più o meno simili a caciotte.
Il pensiero debole è perciò come una caciotta pendente dall'alto del femminismo imperante nelle varie scuole di meditazione new age, o come qualcos'altro di rappreso e di massimamente materializzato, molto simile alle tette.
L'8 maggio 2004, Nereo Villa scriveva in un forum:
"Qui al mio paese di Castell'Arquato oggi pioveva a dirotto e, nonostante la pioggia, c'erano intere scolaresche di bambini e di ragazzi in gita con l'ombrello, e vari altri pullman di turisti, anch'essi che giravano per il paese medioevale con l'ombrello: sono le gite programmate mesi prima dai pianificatori della cultura. Ma sono esseri umani intuitivi costoro, che mandano la gente in gita quando piove? Sono senz'altro liberi di programmare astrattamente la libertà altrui di andare in gita. Però c'è qualcosa di robotico nel loro ponderare le cose che è molto lontano dal pensare umano. E cos'è pensare umano? Ogni essere umano ha il suo corpo fisico. Ogni corpo fisico ha un peso. Dopo il pasto il corpo fisico pesa di più di quanto pesava prima, tant'è vero che si potrebbe controllarne l'aumento con una bilancia. Ciò vuol dire che l'uomo è sottoposto alla legge di gravità. Ma con questa sola gravità, che è una qualità di tutti i corpi ponderabili, non potremmo fare un gran che, e l'uomo sarebbe costretto a girare il mondo come un automa, non come un essere cosciente. Cosa occorre dunque perché ci possiamo formare dei concetti che abbiano un valore... che cosa occorre all'uomo per pensare? [...] Il cervello umano, di per sé, pesa all'incirca 1400 grammi. Se questi 1400 grammi gravassero sulle arterie che stanno alla base cranica, le schiaccerebbero completamente. Non si sopravviverebbe un istante se il cervello umano fosse fatto in modo da gravare con tutti i suoi 1400 grammi. È dunque davvero una bella fortuna per gli uomini che esista il principio di Archimede, secondo il quale, nell'acqua, ogni corpo perde tanto del suo peso quanto è il peso del liquido che esso sposta. Il cervello galleggia nel liquido cefalico e perde così 1380 grammi, poiché tale è il peso della massa liquida che corrisponde al volume del cervello umano. Il cervello preme con soli 20 grammi sulla base cranica, e questa pressione è sopportabile. Ma tutto questo a che serve? Serve per darci una risposta assolutamente esatta e non relativa, e cioè che con un cervello che fosse soltanto massa ponderabile noi non potremmo pensare: noi non pensiamo con ciò che è sostanza pesante, ma pensiamo con la spinta ascensionale. La sostanza deve prima perdere il proprio peso, e solo allora possiamo pensare. Noi dunque pensiamo con ciò che vola via dalla terra. Siamo però coscienti in tutto il nostro corpo. E da che cosa siamo resi coscienti in tutto il corpo? Nel nostro corpo esistono 26 bilioni di globuli rossi, i quali sono abbastanza piccoli, ma anche pesanti, perché contengono ferro. Ognuno di questi 26 bilioni di globuli rossi galleggia nel siero del sangue, perdendo del suo peso tanto quanto sposta di liquido, così che anche in ogni singolo globulo rosso viene generata una spinta ascensionale; e proprio 26 bilioni di volte. Nel nostro intero corpo siamo dunque coscienti grazie a ciò che spinge verso l'alto. Possiamo così dire che quando ingeriamo alimenti, questi devono anzitutto venire alleggeriti, trasformati, perché possano servirci. Tale è l'esigenza dell'organismo. Ora, questa capacità di pensare a questo modo, e di regolarsi in conformità ad esso, l'essere umano l'ha perduta, ed andò persa nell'epoca in cui era diventato necessario pensare ai problemi economici. Da allora in poi si tenne conto soltanto dei corpi ponderabili, e si dimenticò del tutto che in un organismo una sostanza ha un comportamento diverso in rapporto alla sua gravità quando subisce una spinta ascensionale. Così incominciammo a credere che il nostro cervello secernesse pensieri allo stesso modo in cui il fegato secerne la bile, e nacque il "pensiero debole"... l'uomo senza meraviglia... lo smidollato... l'uomo senza io... [...] Il principio idrostatico di Archimede [...] vale anche nel rapporto fra il mondo percettivo e la nostra organizzazione dell'Io. Infatti la forza di gravità della materia cerebrale non è attiva nel processo di formazione delle immagini e della rappresentazione. Se il cervello, col suo peso poggiasse sulla sua base, i vasi cerebrali ne rimarrebbero schiacciati, ma esso non poggia sulla propria base. Galleggia nel liquido cerebro-spinale. [...] Certamente il pensiero debole non può più comprendere oggi [...] che LA FORZA DI GRAVITÀ NON È ATTIVA IN CIÒ CHE È SOSTENUTO DALLE FUNZIONI CEREBRALI. Ma le funzioni cerebrali non sostengono tutte le attività dell'io?" (1).
Dopo quattro anni, dopo avere osservato la debolezza del "pensiero formaggio" antisignoraggio o "pensiero caciotta" che imperversa in internet, Nereo Villa sta lavorando per il rafforzamento del pensiero debole. Non per il rafforzamento della sua debolezza, ma per trasformare il pensiero debole in pensiero sano... Ed augurando a tutte (le befane) e a tutti (i politicanti deboli) il massimo di bene possibile per l'anno nuovo, Vi dice il suo arrivederci epikeico all'Epifania.
EVA
(1) http://www.riflessioni.it/forum/archive/index.php3/t-2136.html
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