Debologia dell'essere bugiardi
Col termine "debologia", neologismo di Nereo Villa, si indica qui l'antilogica del pensiero debole,
costituente l'alienazione essenziale dell'"umano" attuale.
EpikeiaVostrAmata ha già sufficientemente mostrato come nel sistema della disinformazione la Hit Parade della menzogna sia strutturata come segue: al 1° posto le confessioni religiose, al 2° i media, ed al 3° i politici (1).
In questa pagina troverai un'ulteriore conferma di questa classifica in riferimento alle affermazioni della trasmissione "Otto e mezzo" di La7 di venerdì 7 dicembre 2007 in merito all'opinione del pensiero debole sul fatto che i vangeli risalgano al secondo secolo.
Affermare ciò fa parte di un sistematico mentire, per cui è facile poi affermare che i vangeli, raccontando fatti avvenuti secoli prima, non posseggano alcuna attendibilità, dato che oggi non si sa nemmeno come stiano le cose che riguardano per esempio la giornata politica di ieri.
Con simili modi di ragionare si può arrivare perfino
ad affermare che all'inizio della nostra non visse alcun Gesù di
Nazaret.

Tutto ciò è oggi divenuto possibile grazie al materialismo storico, che riguarda tanto i filosofi del pensiero debole, quanto i vari rappresentanti delle confessioni, e dei partiti.
È comunque scientificamente dimostrabile - anche semplicemente in base al materialismo storico (purché però esso sia coerente con se stesso) - che chi scrisse, per esempio, il vangelo di Matteo e gli eventi in esso raccontati, appartenne al MEDESIMO arco di tempo.
L'opinione che i vangeli risalgano a secoli successivi agli eventi in essi narrati, insegnata come verità dalle varie confessioni religiose e/o politico-religiose, poggia anch'essa su materialismo storico inconseguente.
Se proprio vuoi fondarti sulla scienza esteriore o su materialismo, non dovresti trascurare di considerare anche gli scritti materiali della letteratura talmudica, la quale contiene elementi di massimo interesse riguardanti la conoscenza storico-materiale di quei fatti.
Infatti è possibile accertare per esempio l'esistenza di un testo aramaico del vangelo di Matteo originale, già nell'anno 71 della nostra era, vale a dire in un momento ancora molto vicino agli eventi di Gesù di Nazaret.
Proprio in un passo della letteratura talmudica (2), perfettamente accertato dagli studiosi ebrei (3), viene menzionato il fatto che il rabbino Gamaliele Il si trovò coinvolto in una lite con la sorella, a causa di un'eredità lasciata da loro padre, morto nell'anno 70 nella guerra contro i romani. E viene narrato che questo rabbino comparve davanti ad un giudice che, secondo quanto risulta dal testo talmudico, era un cosiddetto giudeo-cristiano. Le cose avvennero come segue: Gamaliele contestava alla sorella l'eredità paterna, e davanti al giudice, che già sapeva qualcosa del cristianesimo, sosteneva che secondo la legge ebraica era concesso di ereditare solo al figlio, non alla figlia, e che pertanto l'eredità avrebbe dovuto spettare a lui. A questo punto, il giudice replica che l'antica legge della Thorà non è più valida nell'ambiente in cui egli amministra la giustizia; e dato che Gamaliele II per avere una sentenza si era rivolto a lui, lui non intendeva più giudicare secondo la vecchia legge ebraica, bensì in base alla legge che ora si era sostituita alla Thorà.
Tutto questo avveniva, appunto, nell'anno 71, dato che il
padre Gamaliele I era morto nel 70, durante la persecuzione degli ebrei.
Ed allora Gamaliele II cosa fa? Trova una via d'uscita. E la via d'uscita è per
Gamaliele II quella
di corrompere il
giudice. Così, il giorno dopo, il giudice corrotto emette
un giudizio fondato sulla citazione di un passo del testo
originale aramaico del vangelo di Matteo.
E cosa dice?
Dice esattamente la frase presente nel versetto 17 del quinto capitolo del vangelo di Matteo, vale a dire che Cristo non era venuto per sopprimere la legge di Mosè, ma per portarla a compimento. In tal modo crede di scaricare la sua coscienza. Ed affermando di giudicare secondo il pensiero di Cristo, assegna ugualmente l'eredità a Gamaliele!
Se ne ricava dunque che già nell'anno 71 esistesse un testo cristiano dal quale si citarono parole che oggi si trovano nel vangelo di Matteo. E poiché quel passo è citato in aramaico, questo è il segno che già allora esisteva, almeno parzialmente, il testo originario aramaico del vangelo di Matteo.
Anche dal punto di vista del materialismo storico, volendo far risalire (almeno) il vangelo di Matteo a un'epoca piuttosto antica (comunque precedente a quella della menzogna, cioè a quella relativa ai secoli successivi fino al secondo o addirittura al terzo secolo), è dunque possibile fondarsi su fatti concreti.
Questo dato permette dunque di considerare comprovato che coloro (almeno questi) che parteciparono alla composizione del vangelo di Matteo vissero in un tempo non molto lontano dagli eventi svoltisi in Palestina.
Pertanto non è possibile mentire spudoratamente alla gente, come si continua a fare (vedi la trasmissione televisiva sopra citata) o addirittura affermare in base a tali menzogne che Gesù di Nazaret non è mai vissuto all'inizio della nostra era.
Non era infatti trascorso neppure mezzo secolo, e ci si trovava ancora di fronte a testimoni oculari, ai quali non era possibile raccontare fatti che non si erano mai verificati.
Questi elementi tutt'altro che esoterici furono fra l'altro citati nel 1910 da Rudolf Steiner per suffragare proprio l'aspetto non esoterico di tutta la questione riguardante la nascita dei vangeli (4).
NOTE
(1) Cfr. le seguenti pagine: "Debologia" (http://digilander.libero.it/EpikeiaVostrAmata/debologia01_essere-umani.htm), "Il re venuto da fuori" (http://digilander.libero.it/EpikeiaVostrAmata/etrusco.htm), "Nereo Villa si è bevuto il cervello" (http://digilander.libero.it/EpikeiaVostrAmata/nereo_villa_si_e_bevuto_il_cervello.htm).
(2)
Talmud, Sciabbat
116 a.
(3)
Il passo è riportato anche nel libro di
Daniel Chwolson, "Über die Frage, ob Jesus gelebt hat", Ed. Leipzig 1910, nel quale si cita il
versetto di Matteo 5,17 in lingua aramaica; anche questa
importante informazione dimostra che nell'anno 71 non solo
esisteva già il vangelo di Matteo, ma che esso era ben noto ai
cristiani del tempo.
(4) Rudolf Steiner, "Il vangelo di Matteo", Ed. Antroposofica.
[ Per l'ascolto della corretta pronuncia ebraica del "Padre nostro": http://newopposition.splinder.com/media/17260762 ]