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Blaterar d'amore |
La parola amore è talmente inflazionata che può significare tutto quello che si vuole, e che quindi rischia di non dire quasi più nulla, o di dire tutto ed il contrario di tutto. Sarà forse questo il motivo per cui il labbro mosso dal pensiero debole delle nuove femministe non fa che "blaterar d'amore"?
Numerose sono comunque le persone che mi scrivono circa l'esperienza vera dell’amore, perché sanno che è la realtà più importante e più sacra della vita.
Queste persone sono molte, ma-anche (veltronismus
imperat) troppo poche e
basta davvero
accennare al controverso tema della sessualità per accorgersi che
soprattutto le
femmine, femministe, o seguaci di Iside Ecate, e maghe Magò della nuova
pornografia (non trovo un altro termine per parlare di questo nuovo amore), subito insorgono
affinché nessuno tranne loro possa
parlare di queste cose, stabilendo così il monopolio dell'eros (così come i
banchieri lo stabilirono della cartamoneta!).
A quali conclusioni giungono queste nuove geishe nel creare i loro pensieri? In realtà non giungono ad alcuna conclusione, dato che mutano continuamente ogni loro affermazione, perfino nel momento stesso in cui la affermano. Il "ma-anche"-"pensiero" impera veramente dappertutto. Che non siano persone umane ma delle mutanti? In ogni caso sono affari loro. Non mi interessa.
A me interessa dire qui alcune cose sull'amore augurandomi non tanto che la lettrice o il lettore siano d’accordo con me, o dissenzienti, ma che stimolate dai miei pensieri, ne sappiano pensare mille altri capaci di andare oltre.
L'amore e
l'odio, che già incominciano ad esistere nella simpatia e nell'antipatia, sono
il sale ed il pepe della vita, e sono le forze che dall’interiorità di ognuno
danno il via a tutto ciò che avviene nel mondo. Infatti è quasi impossibile
essere del tutto neutri, o insensibili al piacevole ed
allo sgradevole: se così fosse, smetteremmo di essere
umani.
Chi però pretendere di stabilire subito se queste due forze sono buone o cattive, se sono
un bene o un male, opera già un travisamento della loro natura. "Buone" o "cattive"
sono qualità che non possono essere attribuite alle simpatie ed alle antipatie che nascono in
me, ma solo alle
azioni che compio spinto da esse.
È nella mia natura di essere umano lasciarmi attraversare da un fascio di simpatie e di antipatie, di inclinazioni e di incompatibilità, che naturalmente variano da persona a persona (la somma delle attrattive e delle repulse di un individuo è del tutto diversa da quella di un’altro individuo).
Oggi però
la via dell'amore è degradata, dato che la famiglia è in crisi proprio perché si
scambia evidentemente per amore qualcosa che amore non è. Certo è piacevole
farsi una canna, però se
continui a fumare, bruciandoti la gola come un uomo
primitivo, non puoi davvero dire di amarti. E come fai ad amare qualcuno se non
sai amare te stessa? Ed anche dicendo che ti piace affumicarti i polmoni con le Merit (che sono leggere), non puoi dire di volerti bene. Come fai allora a dire
che vuoi bene a me? Perciò poi le famiglie si sfaldano: ci si unisce per
simpatia ("mi piace") e ci si disunisce per antipatia ("non mi piace più"): "Sei
tu che hai incominciato a fare l'antipatico!", "No sei tu!"...
Oggi
perfino questa dinamica di piacere è degradata. E là dove non è possibile
ulteriore discesa, perché manca una sostanza prima da ulteriormente degradare, è
accaduto, ed accade di tentare la spiritualizzazione del grado della
caduta (!), secondo il valore concepibile a tale livello. In base viene
proposto
dalla nuova schiera di femministe newage il compito di una reintegrazione di ciò
che è morto: la vivificazione del cadavere. Così il sesso, caduto nel generale
automatismo, che è la sua astrattezza riempita di ibridismo istintivo, giunge
oggi ad avere il suo esoterismo, non perché in simili condizioni possa disporre
di controparte esoterica, ma perché a quel livello, qualsiasi dottrina può
piegarsi a giustificare il suo contenuto.
In realtà, oggi, al grado in cui siamo, non possono esservi dottrine di
reintegrazione del subumano, divenuto stato esistenziale.
Possono esservi solo tecniche operative della coscienza su se stessa.
Puoi comprenderlo se solo ammetti che, quale che sia il grado di abiezione raggiunto, questo è comunque possibile in quanto c'è una coscienza che vi si identifica, o che lo sopporta.
Con la dialettica è infatti possibile condizionare la coscienza.
Perciò bisognerebbe avere il coraggio di avvertire in se stessi che dove non è più possibile operazione interiore che separi l'idea di sesso da quella di amore, per cui non è distinguibile la mitizzazione del sesso dall'amore quale principio immateriale, ogni metodo di reintegrazione che non abbia mezzi per avvertire di contro a sé il massiccio impedimento costituito dall'attuale condizione dialettica della coscienza, è destinato ad alimentare l'equivoco. Ed è proprio di equivoco in equivoco che si sfaldano le unioni.
L'equivoco non è altro che l'estremo tentativo del subumano: la propria dignificazione spirituale.
A questa sorte non si sottraggono le newagiste e tutti i sistemi dottrinari che, ponendo al centro il dio femmina, o la Sakti, o la potenza cosmica originaria, vedono poi nel sesso la funzione umana in cui tale potenza più profondamente si occulta e che pertanto è ridestabile.
Domanda: quale pensiero allora è capace di pensare la potenza cosmica originaria?
Pensandola ne presuppongo un suo conoscere che, non posseduto come valore, può
essere solo una sua misura relativa. Ma
allora ogni mio tentativo di conoscerla è tentativo tecnico che sconfina con la
magia, dato che, almeno per l'uomo occidentale, dio non può essere
relativo e contemporaneamente assoluto. Tutto
può essere per il pensiero debole. Questo è vero. Però se
vogliamo a tutti i
costi fare le geishe dell'amore newage incominciamo col mostrare una coppia che
sia in grado di stare assieme almeno sette o otto anni. Dove stanno le coppie
non scoppiate che possono insegnare qualcosa in fatto d'amore?
Indubbiamente il sistema tantrico, in cui convergono e si compenetrano le
metafisiche dell'India, dall'antico ritualismo vedico alla recenti mistiche visnuite
newage, reca un elemento nuovo nel mondo della tradizione: la consapevolezza
della mutata costituzione interiore dell'uomo del kaliyuga, e l'esigenza di un
nuovo tipo d'azione immateriale, ma NON può conoscere quell'esigenza in rapporto
al tipo umano dell'èra tecnologica.
La saldezza del tantrismo (o della newage) esercita un particolare fascino
sull'attuale uomo indebolito, che ha nostalgia della forza magica: nei testi
tantrici sembra posseduta quella conoscenza che in Occidente sta alla base della
moderna filosofia, circa l'esaurita funzione delle antiche metafisiche, e non si
accoglie più alcun ausilio dagli dèi, dalle rivelazioni, dalle ispirazioni...
Gli dèi hanno lasciato l'uomo perché si sorregga da sé, realizzi in sé con la
sua forza la sua originaria natura. E chi vuol tornare indietro, segue la "via
dei morti", in quanto non fa che disseppellire in sé antichi stati di coscienza,
oltre i quali ormai l'uomo dovrebbe portarsi, per essere. Che egli percorra sino
in fondo la via della liberazione è presumibilmente ciò gli dèi attendono da
lui: non il suo ritorno ad uno stato di dipendenza che solo in antico era
giustificato, quando ancora egli traeva sue forze dal
grembo della Madre.
Lungo il tempo, accompagnata dalla correlativa
rivelazione, l'individuo si fa sempre più indipendente dall'antica matrice
cosmica, ma questa indipendenza egli paga con la perdita degli stati di
coscienza trascendenti. La sua esperienza si fa sempre più terrestre: è il kaliyuga, l'oscura notte che precede l'alba. La Madre lascia l'uomo nella
solitudine dell'esperienza materiale, perché egli affronti l'impresa della
libertà: ma appunto per questo motivo, qui nella materia, in ciò che si può
toccare, nel corpo fisico, ormai il potere della Madre
va ritrovato. E la decisione del ritrovarlo non può essere un
dono della Madre, bensì autonoma iniziativa
dell'individuo: ciò egli può volere ma-anche NON volere.
Invece per il fenomeno odierno delle maghe Magò che insegnano la dottrina della Gran Madre, la dottrina è tutto, e guai a chi non ci sta a farsi "liberare" o "amare" da loro secondo le loro magie lunari... Si infuriano fino a piangerti addosso tutta la loro disperazione-avversione semplicemente perché non vuoi essere magò-dipendente.
Non
varrebbe la pena di occuparsi di simili fenomeni, se essi non offrissero un
aspetto caratteristico della presente collusione del "tradizionale" con il
soggettivo mistico, privo di basi per una discriminazione conoscitiva, o di
intuizione della correlazione con il tipo di coscienza dell'uomo moderno:
coscienza di cui non c'è gnosticismo che possegga il senso. Si tratta, per
esempio, di interpretazioni del libro della Genesi, ed in particolare della
vicenda dell'Eden, in chiave cosmologica, secondo una determinata visione di
tipo kabbalistico-martinista, che in realtà non dicono nulla di decisivo in tema
di mitica androginica: il decisivo, se mai, dovrebbe seguire nella parte
"operativa" in cui vengono fornite tecniche di "magia del congiungimento",
secondo un'utilizzazione della
simbologia spagirica di Nicolas
Flamel
(vedi l'immagine a sinistra) e/o di
Basilio Valentino. In forma simbolico-alchimica e perciò meno esplicita, ci si
trova di fronte all'identica "tecnica" del Randolph nella sua "Magia
sexualis",
né più né meno: una serie di posizioni di accoppiamento, mediante cui si tenta
di operare, grazie ad uno psichismo imaginativo e orante sulla polarità delle
correnti di vita che normalmente si deteriorano nel sesso.
Non manca a tutto ciò lo sfondo mistico, astrologico, misterico, ed il
linguaggio allegorico e solenne. Ma in definitiva manca la materia prima:
la magia del pensiero, la cui presenza pertanto
implicherebbe un radicale mutamento della forma rituale dell'Opera, in ordine
all'incontrovertibilità del suo contenuto, con cui l'io verrebbe a contatto
diretto. Manca la tecnica dell'immaginazione vivente, il veicolo mediante cui
l'individuo moderno restaura la comunione con l'immateriale. Sostanzialmente
perciò manca il senso dell'impresa come storia dell'io. E infatti soltanto da
una conoscenza autocosciente può scaturire il significato della perdita della
correlazione primordiale in funzione della formazione della coscienza, e il
tipo di forza che questa deve ridestare nel tempo presente per la restituzione
di quella. Tutto viene ridotto a operazioni di accoppiamento misticamente
sorvegliato in cui si riesce, sì, ad afferrare mediante la rappresentazione
alchemica l'importanza delle forze messe in giuoco, ma riguardo a queste non
viene fornito il benché minimo mezzo di conoscenza per una percezione cosciente
ed un padroneggiamento adeguato.
Da questo
punto di vista, la pornografia può benissimo essere vista come uno strumento
psicoterapeutico! Oggi è di moda infatti perfino la "sessuologa"... Ne conosco
una che teorizzò anni fa nella trasmissione di Costanzo il fare sesso come
terapia...
La simbologia alchemica rimane dunque uno sterile rappresentare, se non è il
pensiero vivente che si muove in essa. Ma il pensiero vivente è già in sé la
chiave dell'Opera ed esige esso, nel tempo presente, il suo rito, la sua
alchimia: che non hanno bisogno di essere studiati in testi scritti, ma pi
uttosto
di essere ritrovati nel diretto sperimentare immateriale.
Nel "Filum
Ariadnae" si ammonisce che "mai questa Scienza sublime può essere appresa dai
libri, ma solo per rivelazione divina", e perfino Nicola FlameI, che è il
corrispettivo maschile delle odierne maghe Magò, il quale fece credere a molti
di saper trasformare il piombo in oro (come del resto fanno oggi i moderni
banchieri), nel suo "Livre des figures hïeroglyphiques" ricorda che i principi
dell'Opera "non si trovano in alcun libro", e che solo Dio può rivelarli. Il
senso ultimo di questa affermazione è la trama immateriale della reale Spagiria,
rinviante alla necessità del pensiero liberato.
Alla tua interiorità occorre pertanto un riferimento
assoluto: la connessione trascendente con l'io. Senza questa
connessione, la tua forza a un determinato grado manca del suo vivo centro
dinamico, ed è perciò destinata a corrompersi in psichismi e in inferiori magie.
E questa è, ancora una volta, la via della medianità.
Il vero ed unico tema iniziatico è oggi la connessione dell'interiorità con l'io
vivente, cioè con la Forza che può operare in quanto l'attività interiore è
capace dell'annientamento di sé. Tale annientamento non ha nulla a che vedere
con il cosiddetto "vuoto" (o manolaya indù) o con la mistica del silenzio
gnostico, o col quietismo (pro bono pacis), o con la facile "liberazione"
krishnamurtica, bensì è un potere puro del pensiero volente, capace di volersi
così radicalmente da espellere da sé la forma umana, e con la forma l'impronta
della brama, così da attendere con purità, continuando a volersi soltanto
secondo il suo Principio o - se si è ancora nella "meditazione trascendentale"
newage - secondo ciò che è ancora fuori di te, ma-anche
all'origine di te, e che ha tutto il potere: il potere di operare come
superumano nell'umano.
Ma i conati gnostici che la Gnosi tardiva (o newage) offre oggi, con i suoi nuovi Flamel, Krishnamurti, Maturana, ecc., sono espressivi di una coscienza ingenua incapace di comprendere quali profonde forze di consapevolezza, vale a dire di autorisurrezione del pensiero, siano richieste all'individuo odierno al fine della restituzione dell'originaria correlazione androginica.
Coloro
che insegnano la tradizione e/o a meditare
secondo le
varie tradizioni, dovrebbero meditare essi stessi per poter riconoscere nei
promotori di tali ingenui orientamenti, qualcosa come una volontà di contagio
del fallimento dell'impresa interiore condotta con il loro metodo.
È impressionante vedere come uomini la cui vita è la testimonianza del fallimento dell'esperienza di cui consigliano il metodo, siano portati dallo stesso impulso del fallimento a erigersi a maestri, quasi a conseguire una rivalsa sul piano dottrinario.
Le nuove femministe che elargiscono amore da ogni loro poro sono appunto il nuovo fenomeno del pensiero debole, percepibile da tutti come contraddizione vivente: vanno in piazza per l'amore e manifestano odio(vedi la discesa delle femministe nelle piazze di sabato 24 novembre 2007, quando hanno inveito contro altre donne tacciate di protagonismo per essersi presentate alla manifestazione in veste di ministri).
Le seguaci che tali pseudo-guide eccitano, si sentono incoraggiate nell'assunzione gnostica dell'esperienza dalla loro mancanza di responsabilità rispetto alla basali forze di autocoscienza cui fa fondamentalmente appello l'esperienza in questo tempo.
Data creazione pagina: 28 novembre 2007
NOTE
(1) Il consumo del porno fa spendere ogni anno agli italiani 993 milioni di euro (Ruwen Ogien, "Pensare la pornografia. Tutti la consumano, nessuno sa cos'è", Ed. ISBN). La politica appare perciò come una reale questione di pelo: http://www.youtube.com/watch?v=0su6GTVnEv4
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