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IL GIOCO DELLA FINE DEL MONDO

 

Ormai da due anni il Club Della Fine Del Mondo si riuniva tutti i giovedì sera nel garage inutilizzato del padre di Patricia. I ragazzi l’avevano addobbato ed arredato a loro piacimento, dotandolo di ogni comfort (soffici cuscini, stereo, dispensa) ed era diventato la sede del loro Club. Questo era l’unico vero motivo per cui Patricia era stata eletta Presidentessa del Club a vita. Gli altri membri erano Lotty, Nestore e Pedro. E Ciambella. Ciambella era il cane di Patricia, un adorabile bassotto pigro e simpatico. Le riunioni del Club, naturalmente, non erano altro che un pretesto qualsiasi per trovarsi e giocare, scherzare, chiacchierare, ascoltare musica, litigare per scegliere la musica da ascoltare, scatenare selvagge lotte con i cuscini e così via. Ma ogni tanto i ragazzi, che avevano già  tutti compiuto gli undici anni, sentivano il bisogno di dare a quelle loro rimpatriate tra amici una qualche parvenza di serietà, e così, per caso, avevano inventato il Gioco Della Fine Del Mondo. Il gioco consisteva nel sedersi in cerchio e raccontare a turno, che cosa ognuno avrebbe desiderato star facendo nel momento in cui finiva il mondo. Ovviamente, ogni minimo accenno di sentimentalismo o filosofia, veniva subito stroncato da risate e battutine degli amici. Oggi è giovedì, e c’è la riunione del Club, i cui membri, dopo la scorpacciata di merendine della settimana precedente, desiderano recuperare parte della loro evanescente serietà. Perciò tutti i ragazzi si siedono (Nestore tiene Ciambella in braccio) e la Presidentessa inizia il suo racconto: “Quando finirà il mondo, io starò festeggiando il mio compleanno insieme a tutti i miei amici (naturalmente voi sarete tutti invitati). Tutte le persone che mi stanno antipatiche saranno chiusi in cantina e costretti a mangiare la torta di fichi e carciofi di mio zio Alfred, invece tutti i miei parenti saranno legati ed imbavagliati in soffitta, costretti a guardare il Grande Fratello ( una smorfia di disgusto appare sul volto di Pedro, mentre Lotty fa l’offesa). Noi staremo guardando un film horror terrificante mangiando la torta al cioccolato di Lotty. Ah, io sarò seduta su una poltrona ad acqua blu, regalo di compleanno. E le candeline saranno rosa e la tovaglia…”

“Sì, sì, okay, abbiamo capito l’antifona, ora però tocca a me. Dunque, sarà Natale e sotto l’albero…” ma Pedro non fece in tempo a finire la frase che Patricia, arrabbiatissima, sbottò: “Come ti permetti di interrompere la Presidentessa? Vuoi essere espulso a vita dal Club? Stavo dicendo, i fiori sulla tovaglia saranno viola, ma non viola acceso, una specie di indaco tendente al…” CIAF! Patricia non potè definire meglio il colore dei fiori perché un cuscino la colpì in piena faccia, e cominciò la più accanita lotta di cuscini che si fosse mai vista. Patricia, quando ci si metteva, era proprio noiosa. Dopo un buon quarto d’ora i ragazzi erano sfiniti, senza fiato e amiconi come prima.

“Dicevo” continuò Pedro “ sarà Natale, e sotto l’albero ci sarà la pista per le macchinine più lunga che si sia mai vista, così lunga che dovrò comprare la casa del vicino per farcela stare tutta!”

“E dove li troverai i soldi per comprare la villa del signor Rocci?” intervenne Lotty.

“Bè, nel frattempo avrò vinto la lotteria. E con me ci sarà Magno Speed, il più grande campione di Formula Uno di tutti i tempi! E mangeremo panettone. Anzi no, pandoro, pandoro con sopra la cioccolata calda e la panna. Un pandoro gigante, e a forma di automobile. Sì…”

Mentre Pedro fantasticava sul suo pandoro, Lotty ne approfittò per prendere la parola.

“Io, al contrario di voi poveracci, sarò ad una esclusivissima festa, il compleanno di un attore del cinema, per esempio. Ci sarà musica da discoteca a volume altissimo ed io starò ballando con un bellissimo ragazzo. Indosserò un completino azzurro, una canotta… no, una mogliettina attillata con le maniche a palloncino… o una camicetta? Ma con la gonna corta starebbe meglio…”

Questa volta non fu un cuscino, ma Pedro stesso che, lanciandosi verso Lotty, iniziò a farle il solletico nel punto in cui lo soffriva di più, sotto le ascelle. Sarebbe scoppiata un’altra lotta, se Ciambella non si fosse improvvisamente messo a guaire, uscendo di corsa dal garage. I ragazzi si guardarono increduli. Ciambella non si era mai comportato così. Strano. IL silenzio calò improvvisamente. Patricia smise di pensare alla sua tovaglia, Pedro dimenticò il suo pandoro e Lotty scordò il colore del suo completo. C’era qualche cosa di diverso nell’aria. O meglio, sembrava che d’un tratto l’aria fosse sparita. O che non ci fosse mai stata. Una sensazione ridicola, eppure…era solo il solito stupido gioco, nient’altro che il gioco…perché…

I ragazzi non avevano il coraggio di guardarsi negli occhi, per paura di trovare la conferma della loro inquietudine… la stessa…ma da dove…

Se si fossero girati, avrebbero visto Nestore ancora seduto, stranamente calmo. Sembrava che i suoi occhi avessero imprigionato tutta l’aria…sembrava…no…certo che no. Eppure Nestore, con una voce che nessuno aveva mai udito prima, disse: “Quando finirà il mondo, io sarò alla riunione del Club Della Fine Del Mondo, e starò raccontando cosa farò quando finirà in mondo…”

 

                                                  Alfa