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MOVIMENTO PER LA SOCIETÀ DI GIUSTIZIA E PER LA SPERANZA

Lecce

 

 

DOCUMENTI E INTERVENTI 2012

Indice:                                                                                                                    

La Lega Nord tenta la risalita con l’IMU, 7/05/012

La pretesa di accalappiare i moderati, 30/04/012

Basta col finanziamento pubblico dei partiti, 23/04/012

Urge ridurre le spese di Parlamento, Consigli, Manager ecc., 15/04/012

La triste storia di Lega Nord, 12/04/012

Che cosa fa il Governo per le imprese?, 2/04/012

Perché il Sindacato non chiede il salario minimo garantito per legge?, 26/03/012

Il passaggio iniquo dall’imposta diretta all’imposta indiretta, 20/03/012

Pres. Obama - L’aggressione d’Israele all’Iran dev’ essere impedita, 12/03/012

Basta con lo Stato biscazziere, 5/03/012

La disonestà  e corruzione italiana, 27/02/012

Lavoro: riforma del Governo e riforma vera, 21/02/012

Il governo Monti e la riforma-deformazione del lavoro, 13/02/012

Pres. Obama - Una opzione è esclusa per l’Iran: la guerra, 30/01/012

Urge diminuire il prezzo dei carburanti, 23/01/012

Che cosa fa il Parlamento? 16/01/012

Liberalizzazioni e distruzione della Stato sociale, 11/01/012

Pres. Obama - Basta con le guerre, 2/01/012

                                                                                                                            

                                                

                                                                                                                    l'ultimo intervento

 

                                                           

                                                                 (Al Segr. di Lega Nord Umberto Bossi, al Dep. Roberto Maroni, al Sen. Roberto Calderoli

La Lega Nord tenta la risalita con l’IMU

 

Tenta di risalire la china su cui ormai irrimediabilmente si trova, il declino storico;

tenta di recuperare, se non la fiducia, l’attenzione della gente

– poiché la fiducia della gente l’ha persa con la sua disonestà, con lo sperpero del denaro pubblico (che poi è il denaro della gente), con le stupide e folli spese del suo leader, del figlio, degli altri capi ecc.,

di cui tutta la nazione parla –

 

tenta dunque il colpo con una manovra grossolana e ingiusta, con l’invito a non pagare l’IMU

che è l’imposta comunale, e serve a coprire le spese del Comune in cui si vive;

i servizi del Comune a noi tutti, a cominciare dalle strade, dall’illuminazione notturna, dai trasporti;

imposta che era prima l’ICI, che fu abolita da Berlusconi e Bossi per motivi elettorali;

lasciando i Comuni in grosse difficoltà.

Perciò è giusto che l’IMU sia pagata.

 

Quanto alla Lega Nord, che vuole spezzare l’unità d’Italia,

l’unità di una nazione tra le più belle del mondo, tra le più ricche di storia, di cultura, d’arte;

un’unità raggiunta con un secolo di sacrifici, guerre, per i quali tanti hanno dato la vita;

ormai il suo declino è iniziato, ancora un poco e questo declino si compirà.

Ci si chiederà in futuro: Bossi, Maroni, Calderoli, chi erano costoro? per fortuna ce ne siamo liberati.

Lecce, il 7 maggio 2012

 

 

                                                   (Al Pres. PdL Silvio Berlusconi, al Segr. Angelino Alfano, al Pres del Senato Giuseppe Schifani, al leader dell’UDC Pier Ferdinando Casini

La pretesa di accalappiare i moderati

 

Berlusconi pensa di riguadagnare consensi coi moderati.

Ma chi sono i moderati? Certo non sembrano corrispondere al profilo berlusconiano.

 

Di chi, preso il potere, ne ha approfittato per far varare alla sua  maggioranza leggi inique, a cominciare dal falso in bilancio fino a quelle con cui si è liberato in vario modo dai molti processi;

e qui anche Schifani ha collaborato, col famoso “lodo”;

e Alfano, ministro della giustizia specializzato in leggi ingiuste.

Di chi ha continuamente calunniato i magistrati quasi fossero dei persecutori, dei “rossi”,

dei comunisti arrabbiati; mentre facevano semplicemente il loro dovere di giustizia.

Di chi, invece di preoccuparsi dei problemi dello stato, passava le sue serate e notti a divertirsi con decine di donnine di varia levatura: un bell’esempio per la nazione, una vergogna per le altre nazioni.

Di chi ha enormemente gonfiato il debito pubblico, portando la nazione sull’orlo del baratro;

e costringendo poi tutti noi ad un peso enorme di tasse.

 

I moderati non sono del tutto ignoranti e disinformati; del resto Casini ed altri s’incaricheranno di rammentare loro questa bella storia tutta berlusconiana, quest’altro ventennio di cui l’Italia ha sofferto.

Lecce, il 30 aprile 2012

 

 

                                                               (Al Segr: PD Pier Luigi Bersani, al Segr. PDL Angelino Alfano, al leader dell’UDC Pier Ferdinando Casini, al Pres. SEL Nichi Vendola

Basta col finanziamento pubblico dei partiti

 

I partiti non hanno diritto ad un finanziamento pubblico:

 

perché sono soltanto organizzazioni dei cittadini in ordine all’esercizio dei loro diritti politici;

perché il popolo sovrano lo ha espressamente negato attraverso un referendum;

la scappatoia  del rimborso delle spese elettorali contrasta con la volontà popolare;

perché, già prima come ora, i partiti hanno abusato di quel denaro pubblico in molti modi;

perché devono partecipare alla riduzione della spesa pubblica, oggi necessaria,  e non soltanto esigerla dal cittadino, in particolare dal popolo lavoratore; devono partecipare ai sacrifici

richiesti a tutti;

 

i partiti si finanzino con le quote annuali dei loro membri

col contributo dei loro eletti: parlamentari, consiglieri, manager pubblici, che al partito devolvono una parte del loro reddito.

Se vogliono che il popolo italiano recuperi fiducia in loro, i partiti devono rinunziare ai loro privilegi.

Lecce, il 23 aprile 2012

 

 

                                                                            (Al Presidente Giorgio Napolitano, al Premier Mario Monti, al Ministro Corrado Passera, al Segretario PD Pier Luigi Bersani

Urge ridurre le spese di Parlamento, Consigli, Manager ecc.

 

Nella abnorme situazione debitoria dello stato italiano la riduzione della spesa pubblica è un obiettivo di estrema urgenza.

Anche e particolarmente per quella riduzione annua del 3% del debito (calcolata in 45 miliardi annui) che in 15 anni ci porterebbe dal 120 al 75% del PIL. Questo piano di riduzione dev’essere  fissato per legge.

Un ambito prioritario di riduzione  è il Parlamento, per il dovere di esemplarità che ha verso il popolo lavoratore, che ha finora portato il maggior peso del riassetto finanziario statale.

Il Parlamento si è finora scandalosamente opposto ad ogni significativo intervento,

il Governo deve esercitare su di esso una forte azione persuasiva,

E col Parlamento i Consigli analoghi: Regionale, Provinciale, Comunale.

 

Alcune proposte:

1. Dimezzare il numero dei parlamentari.

Stabilire uno stipendio correlato a quello della magistratura; eliminando indennità, gratuità, gettoni di presenza (invece penalità di assenza); uno stipendio normale con una pensione normale come tutti i lavoratori. Idem per gli europarlamentari, oggi strapagati.

L’aggiornamento dello stipendio viene affidato ad un’autorità estranea al Parlamento.

2. Per gli altri Consigli  lo stipendio è stabilito in modo analogo, con un criterio unico.

L’aggiornamento viene affidato alla stessa autorità.

3. In modo analogo si procede per gli enti e per le imprese pubbliche di ogni tipo; in particolare per i manager.

4. In tutto quest’ambito del pubblico una pluralità di stipendi non è ammessa.

5. Il  finanziamento dei partiti è illecito: i partiti non sono enti statali ma libere associazioni;

un referendum ha respinto il loro finanziamento. Si autofinanziano con le quote degli iscritti, con contributi dei parlamentari e dei consiglieri.

 

Deve valere  nell’ambito dello Stato il principio di eguaglianza, della pari dignità di ogni persona, la fondamentale pari dignità di ogni lavoro, sempre ordinato al bene comune.

Le differenze di stipendio  (relative a responsabilità, impegno e merito, anzianità) devono essere modeste.

In questa difficile fase deve valere  anche un principio di sacrificio e di rinunzia per contribuire tutti al risanamento.

Lecce, il 15 aprile 2012

 

 

                                                                 (Al Leader di Lega Nord Umberto Bossi,al Segr. Giancarlo Giorgetti, al Sen. Roberto Calderoli, al Dep. Roberto Maroni

La triste storia di Lega Nord

 

Lega Nord si presenta come uno degl’incidenti che la povera Italia ha avuto nel primo secolo dalla sua riunificazione. Il fascismo anzitutto, poi proprio la Lega, poi tangentopoli, poi il berlusconismo di cui la Lega è stata fedele alleata; per non dimenticare le quattro mafie che sempre la tormentano.

 

La sua storia è triste perché anzitutto ha tentato di spezzare l’unità d’Italia, l’unità della nazione;

quell’unità che la nazione aveva raggiunto con una lotta secolare, una serie di guerre, sacrifici enormi, cui la Lombardia ha partecipato con grande generosità e grande abnegazione  (se solo si pensa alle cinque giornate di Milano).

Storia triste perché fatta di egoismo: dove una regione più ricca pretende tenere per sé sola quella ricchezza che si è formata anche con il lavoro di tanti immigrati da altre regioni;

pretende tenerla per sé sola anziché condividerla generosamente col resto d’Italia.

Storia triste perché contrasta con la generosità propria dello spirito lombardo, che io ben conosco essendo lombardo io stesso.

Storia che si fa oggi più triste, dopo le rivelazioni di questi giorni: la corruzione, l’abuso del denaro pubblico da parte di funzionari e leader della Lega, che ha sempre accusato la “Roma ladrona”, mentre si  è trovata “ladrona” lei stessa.

 

Si spera che questa triste storia finisca al più presto, ora che è venuto meno il grande e meschino alleato; che gli elettori della Lega si accorgano dell’errore commesso;

che la Lega scompaia e resti solo un triste ricordo.

Lecce, il 12 aprile 2012

 

 

                                              (Al Presidente Giorgio Napolitano, al Premier Mario Monti, al Ministro Corrado Passera, al Segretario PD Pier Luigi Bersani

Che cosa fa il Governo per le imprese?

 

In particolare per le piccole e medie imprese, che sono la grande forza della nostra economia.

Forse pensa di aiutarle solo rendendo più facili i licenziamenti e così ledendo i diritti dei lavoratori?

Non lo preoccupano le imprese che chiudono? 11.600 lo scorso anno, 50.000 lavoratori a spasso.

Non lo preoccupano i suicidi degl’imprenditori come dei lavoratori?

 

Il Movimento ha pensato ad alcune urgenti misure:

1. Pagamenti del settore pubblico alle imprese private; che attualmente durano anni.

Basta con questi vergognosi ritardi: il pubblico si metta in regola e paghi come il privato: entro i 30,  60, 90 giorni. Si stabiliscano itinerari veloci, e norme severe.

2. Prestiti bancari. È vergognoso che le banche lesinino il prestito alle imprese fino a metterle in difficoltà. Il prestito alle imprese è e dev’essere normale attività e impegno della banca,

il suo concorso alla produzione.

Insieme a Banchitalia e ad Abi il Governo stabilisca anche qui norme e tempi.

Il lamento delle imprese è generale e dura da tempo, si deve intervenire con decisione.

3. Snellimento pratiche burocratiche, che è in corso: apertura telematica in un solo giorno

(ma bisogna che anche la risposta arrivi in un giorno) e che dev’essere generalizzato.

La sonnacchiosa e parassitaria burocrazia italiana dev’essere scossa, con norme precise.

4. Stimolare la formazione di consorzi tra imprese omologhe, per le economie di scala che ne derivano, per la ricerca, per l’esportazione.

La ripresa delle imprese risolverà il doloroso problema della disoccupazione.

Lecce, il 2 aprile 2012

 

 

                                                                              (Ai Segretari di CGIL, CISL, UIL – Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti - al Segr PD Pier Luigi Bersani

Perché il Sindacato non chiede il salario minimo garantito per legge?

 

Perché non preme sul Governo e sul Parlamento, sui Partiti di Sinistra e di Centro-Sinistra per ottenere questa garanzia al lavoro italiano?

Se consideriamo il “Rapporto Italia 2010” di Eurispes sui salari,

troviamo, in fatto di salari netti annuali,

nei primi dieci posti, in dollari: Corea del Sud (39.931), Inghilterra (38.147), Svizzera (36.063), Lussemburgo (36.035), Giappone (34.445), Norvegia (33.413), Australia (31.762), Irlanda (31.337), Olanda (30.796), Usa (30.774).

Seguono, tra gli altri, sempre in dollari, Germania (29.570), Francia (26.010), Spagna (24.632);

l’Italia con solo 21.374 dollari, pari a poco più di 14.700 €, occupa il 23° posto.

 

Si tratta dunque per l’Italia di un salario medio mensile netto (per 13 mensilità) di circa 1130,77 euro; dal quale possiamo arguire quale sia la scala reale dei salari inferiori e minimi;

a quale grado di precarietà e indigenza si possa giungere.

Se il sindacato vuol dare una qualche sicurezza e dignità ai lavoratori, quel salario medio deve diventare il salario minimo garantito.

Infatti in Francia, dove il salario minimo garantito esiste, e viene aggiornato annualmente, per il 2012 il salario minimo mensile netto garantito è fissato a 1096,94 euro.

In una situazione analoga si trovano le pensioni, il cui minimo, secondo il documento governativo di riforma, è di 468 euro mensili: una pensione da fame. Anche qui urge stabilire per legge una pensione minima garantita. Non ci pensa proprio il Sindacato? E i partiti di Sinistra?

Lecce, il 26 marzo 2012

                                                                          

 

                                     (Al Presidente Giorgio Napolitano, al Premier Mario Monti, al Segr. PD Pier Luigi Bersani, al Leader del Terzo Polo Pier Ferdinando Casini

Il passaggio iniquo dall’imposta diretta all’imposta indiretta

 

Il Premier Mario Monti va parlando di una riforma fiscale

che consisterebbe nel passaggio dall’imposta diretta all’imposta indiretta.

Questo passaggio è iniquo

questo passaggio arretra di oltre un secolo la nostra economia e la giustizia sociale.

 

L’imposta diretta  viene pagata sul reddito, ed è progressiva nel senso che quanto più alto è il reddito, tanto più alta è la percentuale d’imposta: si va dal 23% per i redditi fino a 23.000 euro (ma i  redditi di lavoro dipendente fino a 8000 euro sono esenti) al 43% d’imposta per i redditi oltre i 75.000 euro. Si è affermato qui il principio che chi ha un più alto reddito paga un più alto contributo alla comunità; chi ha di più, deve dare di più. Un principio di equità, di giustizia.

L’imposta indiretta viene pagata sui beni e servizi quando sono trasferiti o acquisiti. Ed è

la stessa per tutti, non tiene alcun conto del reddito di una persona, se alto o basso, nessun conto della ricchezza o povertà della persona. Il biglietto del treno o dell’autobus è uguale per tutti; il costo degli alimentari al supermercato è uguale per tutti, ricchi e poveri. Un’imposta ingiusta.

 

Il caso più tipico è l’IVA, che per la maggior parte dei prodotti era al 20% (quindi alta, un quinto del costo in più), e già Tremonti l’aveva portata al 21 per arrotondare la sua finanziaria (un punto può valere 5-6000 euro); e ora il governo Monti la vuol portare al 23,5%, con una decisione che ha della follia:

perché anzitutto è profondamente ingiusta, è l’opposto dello sbandierato principio di equità;

perché aumenterà il prezzo di tutti i beni e servizi, rendendo ancor più difficile la vita del popolo lavoratore;

perché deprimerà ulteriormente i consumi, e conseguentemente la produzione, e quindi l’intero processo economico.

Un altro caso sono le accise, che il governo Monti ha sconsideratamente aumentato

sui carburanti, dimenticando che il 90% dei prodotti viene trasportato su veicoli a carburante,  e quindi gravando sui prodotti, oltre che sul trasporto popolare.

Questo governo si fa sempre più ingiusto.

Urge un intervento forte per impedirgli questa politica iniqua: dei sindacati, dei partiti, delle associazioni, della gente.

Lecce, il 20 marzo 2012

 

 

(To the President Barack Obama, to the Vice-President Joe Biden, to the Secretary of State Hillary Rodham Clinton

The aggression of Israel on Iran must be prevented

 

Israel threatens to attack Iran, the U.S. who are their great protectors they must prevent it.

War is the most heinous of crimes and can not be tolerate under any circumstances.

Mankind has reached a conscience’s maturity that no longer tolerates the war.

The Treaty establishing the UN states as its first and fundamental point that conflicts between peoples must never be solved through war  but through negotiation.

It is true that Israel has been attacked several times, but in years long past, while in recent years they have demonstrated their aggressiveness: with the Gaza Strip, with Lebanon. And even now they threaten Iran.

It is necessary that the U.S. become promoters of a strategy of peace, together with the European Union and other states large and small. A strategy, however, made 
​​not by threats or embargoes, but by friendship and benevolence, strength of conviction, generosity in aid and trade.
In particular, with Iran and with the Islamic peoples. A new strategy.
That love prevail over fear and hatred, that people behave as brothers

and  come so  to feel themselves as brothers.

Lecce, il 2012-03-12

 

(testo italiano)

L’aggressione d’Israele all’Iran dev’ essere impedita

 

Israele minaccia di aggredire l’Iran, gli Usa che ne sono i grandi protettori lo devono impedire.

La guerra è il più atroce dei crimini e non può essere tollerata per nessun motivo.

L’umanità è giunta ad una maturazione di coscienza che non tollera più la guerra.

Il trattato dell’Onu stabilisce come suo punto primo e fondamentale che i conflitti tra popoli non devono mai essere risolti con la guerra ma con la trattativa.

È vero che Israele è stato più volte aggredito, ma in anni ormai lontani; mentre ha dimostrato anche in anni recenti la sua aggressività: con la striscia di Gaza, con il Libano. E anche adesso minaccia   l’Iran.

 

È necessario che gli Usa si facciano promotori di una strategia di pace; insieme con l’Unione Europea e con altri stati grandi e piccoli. Una strategia, però, non fatta di minacce o embarghi

ma di amicizia e benevolenza, forza di convinzione, generosità negli aiuti e negli scambi.

In particolare con l’Iran e con i popoli islamici. Una strategia nuova.

Che l’amore prevalga sul timore e sull’odio, che i popoli si comportino da fratelli

e giungano così a sentirsi fratelli.

 

 

 

                                                            (Al Pres. Giorgio Napolitano, al Premier Mario Monti, al Min. Andrea Riccardi, al Segr. PD Pier Luigi Bersani

Basta con lo Stato biscazziere

 

L’espansione del gioco d’azzardo in Italia ha raggiunto una misura estrema e ormai intollerabile,

coi vari Lotto, Enalotto, Bingo, Gratta e vinci, Totocalcio, Totogoal, Totip, Tris, con le Lotterie nazionali, con le sale da gioco, con slotmachines e videopoker, con le bische on line.

Lo Stato italiano, anziché educare e stimolare i cittadini alla sobrietà e al risparmio, li spinge alla dissipazione del denaro, alla dipendenza e al vizio, che può anche portarli alla rovina.

 

Lo Stato  diventa immorale in modo ossessivo e sollecita una molteplice deformazione della coscienza:

da un lato distrugge la sacralità del lavoro e del guadagno, il principio che il denaro si guadagna attraverso il lavoro, la fatica, l’impegno, è il corrispettivo di un impegno quotidiano dell’uomo  attraverso il quale egli non solo soddisfa il suo bisogno ma costruisce la città e la civiltà;

illude e deforma la coscienza popolare, nell’attesa di un denaro facile che piove dall’alto,

un improvviso e immeritato guadagno favoloso;

dall’altro, attraverso questa illusione, carpisce al popolo quel denaro che già scarseggia; gli apre la via dell’usura e della truffa.

 

La proibizione di ogni pubblicità in proposito è una misura elementare, specie nei pubblici media;

ma il governo deve anche studiare un itinerario che porti ad una radicale riduzione, e infine all’abrogazione totale dell’azzardo gestito dallo Stato.

Alcuni ministri e uomini politici hanno già espresso la loro opinione in proposito.

Il governo sia serio, sia deciso in questo campo, come lo è stato in altri.

Lecce, il 5 marzo 2012

 

 

                                                  (Al Romano Pontefice Benedetto XVI, al Card. Tarcisio Bertone, al Card. Angelo Bagnasco, al Card. Angelo Scola, al Card. Giuseppe Betori

La disonestà  e corruzione italiana

 

Sappiamo che l’Italia è nota come una nazione particolarmente disonesta e corrotta.

Se solo si pensa alla criminalità organizzata, le quattro mafie;

al clientelismo che dà il posto migliore al peggiore, o al mediocre e al parassita;

all’evasione fiscale, calcolata in 120 miliardi l’anno, il 18% del PIL; una somma ingente sottratta alla comunità e ai cittadini onesti;

al lavoro nero, il 27% del PIL; che taglieggia il lavoratore come la comunità.

 

Ora l’Italia è in Europa la maggiore nazione cattolica.

Che cosa pensa la Chiesa di questa discrasia tra fede e onestà?

E perché non l’affronta? perché non s’impegna a fondo  per redimere i suoi fedeli da questo crimine? perché non fa una grande campagna per l’onestà dei suoi fedeli?

Incominciando certo dall’onestà della gerarchia e delle organizzazioni cattoliche nel pagamento dei tributi dovuti; pagamento volonteroso e gioioso per tutto ciò che è giusto pagare.

Invece di polemizzare continuamente e anche ingiustamente su omosessualità, patto civile, aborto, procreazione assistita. ecc.? e sugli stessi tributi?

 

Possiamo sperare in una Chiesa più onesta?

e più sollecita dell’onestà?

Lecce,  il 27 febbraio 2012

                                                              

 

 (Ai Segretari di CGIL, CISL, UIL - Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti

Lavoro: riforma del Governo e riforma vera

 

Di fronte al tentativo del Governo di una presunta riforma del lavoro in termini di flessibilità

e di mobilità, cioè di due forme della precarietà:

il Sindacato deve capire, e far capire ai governanti,

che il lavoro stabile è un diritto fondamentale della persona umana,

senza del quale essa (e con essa la famiglia) viene abbandonata alla precarietà,

viene menomata nella sua dignità e nel suo stesso essere;

che assicurare un lavoro stabile ai cittadini è un dovere fondamentale dello stato;

poiché lo stato si genera da una cessione di diritto del cittadino,

e questa cessione avviene in ordine alla tutela e promozione del cittadino stesso,

tutela e promozione che si realizzano anzitutto nel lavoro, da cui dipende la soddisfazione di ogni bisogno umano;

altro che la “monotonia” di Monti, il quale ha avuto sempre un lavoro stabile come professore universitario;  e la derisione del posto fisso.

 

Perciò ecco alcuni punti per la riforma del lavoro:

1. Anzitutto garantire un lavoro stabile, anziché facilitare il licenziamento;

2. Riformare la legge Biagi, che favorisce il lavoro precario (i precari sono circa 4 milioni);

3. Introdurre il salario minimo garantito, come in Francia (dove per il 2012 è di euro 1096,94 netti mensili); e la pensione minima garantita, o si preferiscono certe attuali pensioni da fame?

4. Colmare il divario tra i salari italiani e quelli dei maggiori stati europei (circa il 30%; per Germania e Inghilterra il 50%);

5. Ridurre la settimana lavorativa: se la produttività si è raddoppiata, l’orario di lavoro dovrebbe dimezzarsi, dalle 40 alle 20-24 ore settimanali (6 ore al giorno per 4 giorni); e ci sarebbe anche lavoro per tutti. O almeno introdurre le 35 ore, come Jospin in Francia.

Il Sindacato deve spiegare al Governo, e al suo gruppo di professori e di banchieri,

il significato umano del lavoro, il diritto umano del lavoratore;

su cui non si può decampare.

Deve anche spiegarlo a livello europeo, alla Commissione, agli altri sindacati.

Lecce, il 21 febbraio 2012

                                  

 

                                                     (Al Presidente Giorgio Napolitano, al Premier Mario Monti, al Ministro Elsa Fornero, al Segr. PD Pier Luigi Bersani

Il governo Monti e la riforma-deformazione del lavoro

 

Il premier Monti afferma incautamente che il posto stabile di lavoro è “monotono”;

probabilmente perché egli ha avuto sempre la sicurezza di un posto stabile nell’università;

non solo, ma ha potuto combinarlo con diversi incarichi extra. Ha avuto il privilegio dell’uno e dell’altro.

Il premier Monti e la ministra Fornero affermano incautamente che l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, quello per cui non si può essere licenziati se non per una giusta causa, non è un tabù; pensano dunque a un licenziamento per una causa ingiusta, o per una giustizia più corriva, con dei giudici che un’apposita legge renda più corrivi.

 

Dimenticano che il lavoro stabile è un diritto fondamentale della persona umana,

senza del quale essa (e con essa la famiglia) viene abbandonata alla precarietà,

viene menomata nella sua dignità e nel suo stesso essere.

Dimenticano che assicurare un lavoro stabile ai cittadini è un dovere fondamentale dello stato;

poiché lo stato si genera da una cessione di diritto del cittadino,

e questa cessione avviene in ordine alla tutela e promozione del cittadino stesso,

tutela e promozione che si realizzano amzitutto nel lavoro, nel posto di lavoro.

Se è un dovere dello stato, lo è per quelli che lo stato gestiscono, premier, ministri.

È loro dovere assicurare la tutela e la promozione del cittadino, quindi il lavoro stabile per tutti, nella misura maggiore possibile.

 

Vogliono riformare il lavoro, ma come? a vantaggio dei lavoratori? o a vantaggio del capitale?

Comincino col garantire loro un lavoro stabile, anziché facilitare il licenziamento;

col riformare la legge Biagi, che favorisce il lavoro precario (i precari sono circa 4 milioni);

introducano il reddito minimo garantito, come in Francia (dove per il 2012 è di euro 1096,94 netti mensili); e la pensione minima garantita, o preferiscono certe attuali pensioni da fame?

vedano di colmare il divario tra i salari italiani e quelli dei maggiori stati europei (circa il 30%; per Germania e Inghilterra il 50%);

vedano di ridurre la settimana lavorativa: se la produttività si è raddoppiata, l’orario di lavoro dovrebbe dimezzarsi, dalle 40 alle 20-24 ore settimanali (6 al giorno per 4 giorni); e ci sarebbe anche lavoro per tutti. O almeno introducano le 35 ore, come Jospin in Francia.

Vogliono riformare il lavoro? riformarlo o deformarlo?

Lecce, il 13 febbraio 2012

 

 

                                                               (To the President Barack Obama, to the Vice-President Joe Biden, to the Secretary of State Hillary Rodham Clinton

One option is ruled out for Iran: war

President Obama said 
a few days ago: "I will take no option off the table to prevent  Iran from getting a nuclear weapon".

We think that one option should be unconditionally excluded, that of war.
The war, human butchery, intentional killing, organized, and now also scientifically and
technologically sophisticated, man slaughtering man.
No war is right, no war can be tolerated.
The Charter of the United Nations – to be followed by all the states that have ratified it,
and first among them by the
United States who strongly wanted it
states that conflicts between peoples must not be solved through war but through negotiation.

 

Therefore we must negotiate with Iran. Many nations, the largest above all, but the others too, all the nations, must be engaged in these negotiations. Iran must be surrounded, wrapped, besieged, and convinced.
The deal must be benevolent, fraternal
, non-threatening, threats must be excluded.
Besides, who can say that
Iran has no right to have atomic weapons? If other nations have them..
If there is a club of atomic nations that have produced the madness of tens of thousands of weapons;
and then they established a Treaty on the Non-proliferation, that is, that others can not have what they have.

Is that
 a right? A right to destroy on a huge scale, can be a right?
The right to destroy them, and them alone, these nations, is it possible that this be a right?

 

There is only one solution: the abolition of atomic weapons once and for all, without exception.
This is what  a President awarded with the Nobel Peace Prize should be committed to .
This must be the first point of his electoral program.

Lecce, 2012-01-30

 

(testo italiano)

Una opzione è esclusa per l’Iran: la guerra

 

Il Presidente Obama ha detto, nei giorni scorsi: “Non escludiamo nessuna opzione per impedire che l’Iran abbia l’atomica”.

Pensiamo che una opzione debba essere incondizionatamente esclusa, quella della guerra.

La guerra, il macello umano, l’uccisione intenzionale, organizzata, e oggi anche scientificamente e tecoologicamente sofisticata; l’uomo che massacra l’uomo.

Nessuna guerra è giusta, nessuna guerra può essere tollerata.

Lo Statuto delle Nazioni Unite – cui devono attenersi tutti gli stati che l’hanno ratificato,

e primi tra essi gli Stati Uniti che l’hanno fortemente voluto –

stabilisce che con la i conflitti tra popoli non devono esser risolti con la guerra ma trattativa.

 

Perciò con l’Iran si deve trattare. Molte nazioni, le più grandi anzitutto, ma anche le altre, tutte, devono impegnarsi nella trattativa. L’Iran dev’essere circondato, avvolto, assediato, convinto.

La trattativa dev’essere benevola, fraterna, non minacciosa; la minaccia dev’essere esclusa.

Del resto, chi può dire che l’Iran non ha il diritto di avere l’arma atomica? se altre nazioni l’hanno.

Se esiste un club di nazioni atomiche che hanno prodotto la follia di decine di migliaia di ordigni;

e poi hanno stabilito un trattato di non-proliferazione, che cioè gli altri non possono avere ciò che esse hanno.

È questo il diritto? il diritto alla distruzione più ampia possibile può essere un diritto?

il diritto a distruggere esse ed esse sole, queste nazioni, può essere un diritto?

 

Non v’è che una soluzione: l’abolizione dell’armamento atomico per tutti, nessuno escluso.

In questo dovrebbe impegnarsi un Presidente insignito del Premio Nobel per la pace.

Questo dovrebb’essere il primo punto del suo programma elettorale.

                                                          

 

                                                                      (Al Pres. Giorgio Napolitano, al Premier Mario Monti, al Min. Anna Maria Cancellieri, al Segr. PD Pier Luigi Bersani

Urge diminuire il prezzo dei carburanti

 

È strano come il Governo Monti abbia potuto commettere un errore così marchiano, aumentare il prezzo dei carburanti;

una misura che tutti i governi più beceri hanno preso, perché la trovavano facile;

l’hanno presa per le cause più varie: per terremoti, per alluvioni, per crisi varie;

hanno aumentato il prezzo ma mai diminuito, cessata la causa.

Sicché oggi ci troviamo col prezzo più alto in Europa:

1673 la benzina, 1659 il gasolio (per mille litri);

in Germania 1507 e 1399;

in Francia 1491 e 1368;

media europea 1504 e 1426.

Aumentando il carburante tutto aumenta, perché tutte le merci (o il 90%) si trasportano col carburante.

 

Di fronte allo sciopero dell’autotrasporto il Governo invoca la legge e l’ordine sociale;

deve invece riconoscere il suo errore e ripararvi; riconoscere la legge ingiusta, oppressiva.

E anche il PD invoca la legge e l’ordine sociale, e persino la CGIL proclama l’eccesso;

dimentichi del ruolo della rivolta popolare in tutta la storia umana,

delle rivoluzioni moderne che hanno trasformato la società, abbattuto le grandi ingiustizie.

Il Governo riconosca il suo torto e abbassi il prezzo dei carburanti che su tutti pesa,

altro che equità. Come anche cancelli gli aumenti dell’IVA, la tassa più ingiusta.

Il Presidente Napolitano richiami il Governo all’equità e alla ragione.

Lecce, il 23 gennaio 2012

 

 

                                                                (Al Presidente Giorgio Napolitano, al Pres.del Senato Renato Schifani, al Pres della Camera Gianfranco Fini,

                                                                 al Segr. PD Pier Luigi Bersani, al Leader del Terzo Polo PierFerdinando Casini

Che cosa fa il Parlamento?

 

In queste settimane, da quando si è insediato il governo Monti, il Parlamento sembra ridotto ad un’inerzia quasi totale.

Già faceva poco col governo Berlusconi, quando era subentrata l’idea di una specie di presidenzialismo maldestro, che il Parlamento dovesse lavorare solo sui progetti del governo, del capo di cui era succube; le leggi in favore suo, in favore dei suoi processi.

E ora sembra domini l’altra idea, che le riforme le fa solo il governo tecnico, chiamato a “salvare l’Italia”; mentre il Parlamento si limita ad approvarle.

Si legge sulla stampa che Casini, al rientro di gennaio, avrebbe detto “potevamo restare in vacanza un altro mese”. In realtà il Parlamento si limita ad approvare leggine e mozioni di scarso rilievo. Salvo poi sottrarre Cosentino alla giustizia.

 

Ci si chiede: ma i partiti del Centro-Sinistra non hanno ora la maggioranza?

E come mai si sono lasciati sfuggire il Cosentino?

E perché non s’impegnano nell’approvazione di leggi importanti ed urgenti?

A cominciare da una nuova legge elettorale;

una legge sul salario minimo garantito, che da noi manca; sulla pensione minima garantita;

l’abrogazione o radicale correzione della legge Biagi sul lavoro precario;

l’imposizione di una tassa sui medio-grandi patrimoni, visto che Monti non l’ha fatta o non ha la stoffa per farla.

Leggi che si possono varare anche d’intesa col governo.

Chiediamo al Presidente Napolitano di intervenire su questa inerzia del Parlamento;

con un messaggio, o con incontri coi leader.

Lecce, il 16 gennaio 2012

 

 

                                                                     (Al Presidente Giorgio Napolitano, al Premier Mario Monti, al Ministro Elsa Fornero, al Segr. PD PierLuigi Bersani

Liberalizzazioni e distruzione della Stato sociale

 

Si parla tanto di liberalizzazioni; e non solo delle professioni, un fatto già problematico se si pensa che l’Italia ha 213.000 avvocati, mentre la Germania ne ha 150.000 e la Francia meno di 50.000; e che se il numero dei tassisti aumenta indiscriminatamente, faranno tutti la fame.

 

Si parla (si leggeva oggi nella stampa) di liberalizzare e privatizzare i servizi essenziali: la scuola; la sanità; la previdenza affidandola a società assicurative; i trasporti cioè anzitutto i treni, i trasporti municipali (metro, tram, autobus); le poste (che da quando sono una società per azioni preferiscono i servizi bancari, trascurando quello postale, in particolare per le stampe che arrivano dopo mesi), ecc.

 

Si demolisce così lo Stato sociale o dei servizi, cui i servizi sono essenziali – essenziali allo Stato democratico (l’unico legittimo), che nasce per una cessione di potere del cittadino per la sua tutela e promozione.

Tutela e promozione che avvengono sì anzitutto nella legge e nella sua forza anche coattiva;

ma avvengono in particolare nei servizi, offerti a condizioni accessibili a tutti, anche in perdita;

nei quali si ha pure una ridistribuzione dei beni che compensa alquanto il divario di povertà e ricchezza, il quale contrasta  con la dignità e diritto della persona, così come con il principio di eguaglianza.

 

Con la privatizzazione lo Stato viene spogliato di una sua funzione essenziale;

non solo, ma ciò che era servizio del cittadino diventa strumento di profitto.

Si va verso lo “Stato minimale” preconizzato da Adam Smith, da molti altri ideologi al servizio del capitale, da tutta l’ideologia capitalistica moderna; lo Stato che mantiene l’ordine affinché il capitale possa profittare.

 

Mentre liberalizzando le professioni, l’apertura dei negozi 24 ore su 24, si produce caos sociale.

Le professioni hanno i loro organi di autogestione, che possono essere migliorati attraverso la legge;

in caso diverso penseranno i comuni a regolarne l’espansione e l’esercizio.

Lecce, l’11 gennaio 2012

                                                     

 

                                       (To President Barack Obama, to the Vice-President Joe Biden, to the Secretary of State Hillary Rodham Clinton

No more wars

This is the rule that is not yet written in the U.S. Constitution, nor in any law; it is, however, written in the Charter of the United Nations, it is indeed the first and strongest principle of the Charter, that conflicts between peoples must not be resolved through war, but through negotiation.
The
U.S. strongly desired and ratified this Charter.

But then they were the most heinous offenders of it. They have provoked five major wars:
Korea
Viet-Nam
Gulf War
Afghanistan
Iraq
They have invaded sovereign states under the pretext of Communism, and to export democracy.
Bush lied to the whole world, in order to bring the war in
Iraq.
They have devastated peoples and territories; have suffered huge losses of men and goods.
And of these five wars they have lost four of them, as everyone knows.

 

A great nation, of 300 million inhabitants, is wasting huge assets in destruction and terror,
in armaments factories, in search of ever more sophisticated weapons, to kill more and more, and with more and more impunity; while it has 40 million of its own people living in poverty, it does not even have a complete and safe health service.
The last 500 U.S. Soldiers have left
Iraq, where 4,500 U.S. Soldiers have died, and hundreds of thousands of Iraqis, and a waste of nearly one billion dollars.
Is it now the turn of Iran?
We hope that President Obama is wise enough, honest enough.
Iran must be dealt with through friendship, benevolence, in negotiations involving many peoples; by creating great moral pressure.
War is the most atrocious of crimes, it is human butchery, nothing can justify it.

Lecce, 2012-01-02

 

(testo italiano)

Basta con le guerre

 

È questa la norma che ancora non sta scritta nella Costituzione né in alcuna legge Usa;

sta scritta però nello Statuto delle Nazioni Unite, è anzi il primo e più forte principio della Statuto, che i conflitti tra popoli si devono risolvere non con la guerra ma con la trattativa.

Gli Usa hanno fermamente voluto e ratificato questo Statuto.

Ma poi ne sono stati i più atroci trasgressori. Hanno scatenato cinque importanti guerre:

Corea

Viet-Nam

Guerra del Golfo

Afghanistan

Iraq

Hanno invaso stati sovrani, col pretesto del comunismo, di esportare la democrazia.

Bush ha mentito al mondo intero, pur di portare la guerra in Iraq.

Hanno devastato popoli e territori; hanno avuto perdite enormi di uomini e di beni.

E di queste cinque guerre ne hanno perdute quattro, come tutti sanno.

 

Un grande popolo, 300 milioni di abitanti, che spreca enormi beni nella distruzione e nel terrore,

nelle fabbriche d’armi, nella ricerca di armi sempre più sofisticate, per poter uccidere sempre di più e sempre più impunemente;

 mentre ha in sé 40 milioni di poveri, non ha neppure un servizio sanitario completo e sicuro.

Gli ultimi 500 soldati Usa hanno lasciato l’Iraq, dove sono morti 4.500 soldati statunitensi, centinaia di migliaia di irakeni,  con una spreco di circa mille miliardi di dollari.

Ora sarà la volta dell’Iran?

Noi speriamo che il Pres. Obama sia abbastanza saggio, abbastanza onesto.

Con l’Iran si deve trattare con amicizia, con benevolenza; coinvolgendo nella trattativa molti popoli; sviluppando una grande pressione morale.

La guerra è il più atroce dei crimini, è il macello umano, nulla può giustificarla.