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 LA FRUSTRAZIONE.

 Definizione. Possibili cause. Reazioni. I meccanismi di difesa.

 

 

Definizione.

Si definisce "frustrazione" la condizione in cui viene a trovarsi l’organismo quando è ostacolato, in modo permanente o temporaneo, nella soddisfazione dei propri bisogni.

L’ostacolo può presentarsi sotto forma di impedimento (fisico o sociale: "frustrazione da impedimento") che si frappone lungo il percorso verso un obiettivo, e può essere superabile oppure insormontabile. Ancora, la frustrazione può scaturire anche dalla semplice dilazione del soddisfacimento dei bisogni ("frustrazione da dilazione": ad es., gli orari stabiliti per i pasti). Queste sono frustrazioni intese in senso stretto. Esiste, infatti, anche una "frustrazione da conflitto" (per la quale, vd. il capitolo sul "conflitto"), dove il conflitto è tra due tendenze inconciliabili.

L’esperienza di situazioni frustranti, molto comune nell’esistenza di ognuno, ha un valore formativo importante, perché favorisce la ricerca di soluzioni per risolvere i problemi; ma, ovviamente, un livello continuo di frustrazione può bloccare anche indefinitamente un comportamento, arrivando a produrre gravi anomalie, come nell’inaiutabilità. L’assenza di esperienze frustranti, invece, può portare al blocco di ogni tentativo di cercare soluzioni al superamento delle difficoltà.

 

 

 

Possibili cause della frustrazione.

Data la loro diversità e molteplicità, possiamo classificare le cause di frustrazione in:

- derivanti dall’ambiente fisico (caratteristiche geografiche, allocazione, scarsità di alloggi…)

- derivanti dall’ambiente sociale (ambiente lavorativo, condizione degli anziani, ruolo sociale dello studente universitario, condizione dell’infanzia abbandonata, condizione del malato di mente, condizioni delle minoranze, relazione tra i due sessi…)

- familiari (caso di genitori iperprotettivi-ansiosi, indifferenza, trascuratezza, incoerenza educativa)

- personali (condizione dell’adolescente, combattuto tra bisogno di indipendenza e di protezione, difetti fisici…).

 

 

Reazioni alla frustrazione.

In condizioni ottimali, la presenza dell’ostacolo fa valutare delle soluzioni possibili del problema ("problem solving") che comportano la possibilità di dividerlo in compiti più semplici, di riorganizzare gli elementi a disposizione ("riorganizzazione dei dati") e di aumentare, purchè in modo adeguato allo scopo, lo sforzo sia fisico che cognitivo ("intensificazione dello sforzo").

Possono invece verificarsi delle risposte alla frustrazione, in cui la situazione non viene esaminata razionalmente e la reazione viene espressa in modo non mediato secondo 3 modalità principali e generalizzate:

a aggressione: il soggetto frustrato manifesta espressioni aggressive nei confronti dell’ostacolo, della causa ("eteroaggressività"), o anche verso se stesso ("autoaggressività": suicidio o "minorazione" di se stessi); l’aggressività può essere aperta oppure larvata (assumendo cioè forme attenuate, socialmente ammesse o almeno non perseguibili a termini di legge).

Per quel che riguarda i rapporti tra frustrazione e aggressività, l’osservazione clinica e sperimentale ha stabilito (a parità di altre condizioni) che:

- la forza della reazione aggressiva è in rapporto diretto con l’intensità della motivazione frustrata;

- la forza della reazione aggressiva cresce in funzione della prossimità dell’evento o dell’oggetto desiderato (cioè se la frustrazione accade nella fase che precede immediatamente la soddisfazione del bisogno);

- la forza della reazione aggressiva cresce col crescere dei comportamenti soggetti a frustrazione (ossia quanto maggiore è il numero delle vie di soddisfazione precluse);

- indipendentemente dalla forza della motivazione frustrata, la reazione aggressiva è meno frequente ed intensa se la frustrazione è accompagnata da una giustificazione accettabile che tolga il carattere arbitrario all’agente frustrante.

Infine, alle variabili sopraenunciate, bisogna aggiungerne altre particolarmente importanti, ovvero (almeno) la disposizione costituzionale ("biologica") alle reazioni aggressive e l’entità delle cosiddette "forze inibitorie".

b regressione: di fronte all’ostacolo si attuano comportamenti di tipo infantile, come reazione o transitoria o più duratura;

c mancata reazione (apatia);

A tutto ciò si aggiunga, ovviamente, una capacità di "tolleranza alla frustrazione", che si presenta con un valore di soglia variabile da individuo a individuo, sulla base delle caratteristiche individuali e dell’esperienza (in questo processo, le capacità cognitive rivestono un ruolo determinante).

Una tendenza evocata, ma impedita, continua ad operare per un certo tempo, cioè l’energia mobilizzata continua a cercare vie di scarico. Queste "vie di scarico" assumono, così, le caratteristiche di "reazioni alla frustrazione".

 

 

I "meccanismi di difesa".

I "meccanismi di difesa" considerati variano a seconda degli autori, da circa 10 a oltre 35, spesso sovrapponendosi. Una possibile distinzione (Kaplan) permette, ad es., di distinguere i diversi tipi:

A Difese narcisistiche.

a negazione: favorisce comportamenti che eliminano o riducono l’intensità di informazioni spiacevoli. L’ostacolo determina apatia o nessun interesse.

b proiezione: è una reazione eterodiretta, in cui la responsabilità del fallimento (o in generale bisogni, desideri, sentimenti) viene attribuita agli altri, da parte di un individuo che interpreta, perciò, in chiave soggettiva la realtà che lo circonda (in questo caso, si parla più propriamente di "proiezione assimilativa"). E’ un meccanismo che protegge l’individuo dalla consapevolezza della propria incapacità.

B Difese immature.

a identificazione: in qualche modo opposto alla proiezione; il soggetto che si sente incapace di affrontare delle situazioni in modo autonomo cerca di assimilare modi di fare, opinioni ed atteggiamenti di persone o gruppi, nel caso specifico (ma non necessariamente) che considera in grado di superare le difficoltà in cui si trova.

b compensazione: il fallimento viene compensato con un’intensa attività fantastica (conversazione compiaciuta, sogno…), in cui si immagina il superamento della frustrazione in modi più o meno socialmente accettabili.

c fissazione: esprime il persistere di modelli comportamentali acquisiti, divenuti immaturi dal punto di vista bio-sociale. Può trattarsi di un arresto globale, o di una immaturità selettiva (relativa, cioè, ad alcune aree del comportamento). Inoltre, la fissazione può essere temporanea o definitiva.

d regressione: la comparsa di un comportamento immaturo (relativamente ai modelli offerti da un certo ambiente socio-culturale), in una situazione in precedenza affrontata in modo più maturo (se il comportamento assunto è nuovo, inconsueto nella storia personale dell’individuo, ma comunque ritenuto immaturo, si parla più propriamente di "primitivizzazione").

Inoltre, alcuni studiosi distinguono anche tra regressione d’oggetto, regressione d’abitudine e regressione di tendenza o di bisogno. Infine, forma di particolare regressione è il cosiddetto "invalidismo".

e autismo: la reazione della frustrazione è intensa e implica un ritiro del soggetto su se stesso, con isolamento. Nelle forme patologiche, l’autismo porta alla costruzione di un mondo personale costituito da realtà immaginarie. Se queste vengono considerate reali, il pensiero autistico è patologico.

C Difese nevrotiche.

a rimozione: è il meccanismo difensivo principale, alla base di tutti gli altri e che consente di escludere dalla coscienza contenuti e pensieri dolorosi o inaccettabili.

b repressione: la frustrazione viene considerata così dolorosa da suscitare una risposta cosciente di soppressione appunto della situazione in cui si è verificata, o di un impulso, desiderio, sentimento ritenuti inaccettabili sul piano della coscienza (perchè contrari alle regole…).

Viene fatta abitualmente la distinzione fra "repressione" (inibizione cosciente e volontaria) e la già descritta "rimozione" (processo analogo di inibizione, ma attuato "inconsciamente").

c formazione reattiva: una modalità pratica, anziché fantastica, di compensare è quella di superare l’ostacolo con una ipercompensazione che esprime sentimenti opposti a quelli provati.

d razionalizzazione: la difficoltà del superamento dell’ostacolo fa entrare in campo delle elaborazioni razionali, socialmente più accettabili, che però non soddisfano criteri di giudizio imparziale.

e spostamento: quando la delusione per il fallimento viene spostata in altre direzioni, non necessariamente disadattive.

D Difese mature.

a sublimazione: la spinta motivazionale, nell’impossibilità di raggiungere lo scopo primario, viene impiegata per obiettivi di valore sociale, estetico, scientifico, creativo o spirituale. La sublimazione è una reazione complessa che non si applica ad una singola occasione, ma diventa una costruzione importante nella vita di un individuo, tanto da determinarne le scelte. Secondo la psicanalisi, l’energia sublimata è prevalentemente di origine sessuale.

b umorismo: permette l’espressione dei sentimenti e dei pensieri senza disagio personale o effetti spiacevoli negli altri.

 

 

 

Introduzione: i modelli

L'apprendimento

Il conflitto

Il metodo sperimentale

Il pensiero

Lo sviluppo affettivo

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Il linguaggio

Lo sviluppo cognitivo

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Le motivazioni

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La percezione

La frustrazione

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