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14 enciclica: l'ultima eresia

Il papa ha emesso la sua quattordicesima enciclica che proibisce l’eucarestia ai divorziati risposati; l’eucarestia o santa cena tra cattolici e protestanti a questo rito, fattasi in una chiesa cattolica o protestante, è l’ordine categorico che soltanto i sacerdoti cattolici, sottolineando di dover avere comunione con un vescovo, possono celebrare la funzione e loro solo hanno il privilegio di consacrare il pane ed il vino…
Saranno delusi i tanti evangelici che avevano visto in questo papa uno spiraglio di dialogo, sperando in un ecumenismo che avrebbe portato a qualcosa di concreto e ad una unione delle chiese cristiane; infatti, non si sono fatte attendere le proteste delle chiese protestanti olandese e svizzera e,
in particolar modo, di quella tedesca. Gli episcopati di questi paesi hanno dichiarato che niente è compromesso è che il dialogo iniziato può è deve continuare.
Analizzando quello che ha deliberato l’uomo che siede in vaticano, arrogandosi il titolo di vicario di Cristo e ignorando che tale titolo spetta solo ed esclusivamente allo Spirito Santo, constatiamo che egli continua, a dispetto di quanto vuole far credere, a non comportarsi secondo la volontà di Dio è né, tanto meno, a rispettare la Sua Parola.
Siamo perfettamente d’accordo che con quanto la chiesa ha sancito a proposito del matrimonio e cioè che esso sia indissolubile e che l’uomo non debba separare ciò che Dio ha unito.

I cattolici, non mi riferisco ai fedeli, ma al clero che rappresenta la versione aggiornata di scribi e farisei, i quali amavano caricare il popolo di pesi che essi stessi non portavano.
Essi, infatti, hanno il compito di battezzare i bambini per poter inseguito farli crescere nella fede (in questo caso “cattolica”); e renderli immuni da certe situazioni (ndr. divorzio).
Il fallimento è dovuto al fatto che la dottrina del papato (penso che sia giusto il termine) si basa su precetti umani e attingendo poco o niente dalla Bibbia che è la sola e vera Parola di Dio e che dovrebbe pertanto essere la vera e genuina dottrina di ogni credente.
Ritornando ai fedeli risposati mi domando: “se non hanno diritto a partecipare all’eucarestia possono partecipare agli altri riti, seppur pagani, che la chiesa cattolica officia? Alla fine della loro esistenza hanno diritto alla vita eterna, se si impegnano ad osservare la Parola di Dio, oppure hanno perso qualsiasi speranza di salvezza? (pagheranno il loro sbaglio, forse, nel luogo fantascientifico chiamato purgatorio?). E con il vescovo Milingo, sposato e divorziato che, sicuramente consacrerà, nelle messe che sta celebrando, il pane e il vino, come la mettiamo?
Tutti possiamo avvicinarci alla cena del Signore se abbiamo confessato i nostri peccati ed accettato Gesù Cristo come personale salvatore, questo è scritto nella Bibbia, e quello che è scritto in questo libro sacro è parola di Dio, chi la mette in pratica ubbidisce a Dio.
Gesù ama tutti gli uomini, indistintamente e vuole che tutti facciano allo stesso modo.
Il capo della chiesa romana, dichiara che non ci può essere comunione nel rito dell’eucarestia o santa cena tra cattolici e protestanti, perché queste chiese non sono in comunione tra loro.
Il Signore non ha sostenuto che ha possibilità di salvarsi solo colui che sceglie una determinata denominazione, ma avrà vita eterna chi lo seguirà e gli ubbidirà.
L’ultima dichiarazione antibiblica è quella che sancisce che solo il prete della chiesa romana può consacrare il pane ed il vino e solo questi può celebrare la cena del Signore, non c’è cosa più falsa. La scrittura afferma che siamo tutti sacerdoti e che tutti i cristiani devono servire come tali il nostro creatore.
Sarebbe superfluo aggiungere qualche parola sulla transustanziazione, tanto cara alla chiesa cattolica, in altre parole la trasformazione del pane e del vino nel sangue e nel corpo di Cristo.
Pensiamo soltanto alle miriadi di chiese cattoliche disseminate nel mondo quanti corpi di Gesù esisterebbero?
Le parole di Gesù, nell’ultima cena, intendevano far capire che celebrando la santa cena avremmo ricordato quale morte patì per redimere le nostre anime destinate all’inferno: come veri cristiani, mi riferisco a chi mette in pratica la Parola, dobbiamo ringraziare il Signore di essersi fatto conoscere nella nostra vita come personale salvatore. Per questo motivo, ci è data una grossa responsabilità, quella di avvisare, non solo i nostri amici cattolici, ma chiunque non vive secondo i precetti di Dio, che solo Gesù può salvare la nostra anima e liberarci da certi riti e tradizioni creati dagli uomini per pascere il proprio ventre.

Enrico Sangiovanni

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